"Wall Street: largo ai giovani costano meno", di Francesco Guerrera
C’è un bar, non lontano dalla borsa di New York, verso la punta sud di Manhattan, che i veterani della finanza americana chiamano «il cimitero di Wall Street». È il locale dove, per tradizione, chi viene licenziato dalle banche d’affari va a bere con ex-colleghi e rivali. Un martini o tre per dimenticare i fallimenti dei mesi precedenti e trovare il coraggio di sperare in un futuro migliore. È un posto come tanti, con pannelli di legno sui muri, poltrone un po’ fané e birre abbastanza decenti. Un pub qualunque amato proprio perché ordinario, banale e poco appariscente. Anzi, nel patto di omertà che accomuna i lavoratori di Wall Street, nessuno può rivelarne il nome (e non sarò certo io ad interrompere la tradizione). Sono stato lì di recente a «celebrare» il licenziamento di un amico e c’era qualcosa di strano tra gli avventori seduti al bancone aggrappati alle loro pinte: erano tutti più vecchi del solito. Non me ne resi conto allora, ma quei quarantenni e cinquantenni senza lavoro erano parte di un cambiamento …
