“Lo studio universitario non è un diritto di pochi”, di Manuela Ghizzoni
Non è possibile che tutti vadano all’Università, così come non è possibile che tutti vadano alle Olimpiadi. Lo hanno scritto Andrea Ichino e Daniele Terlizzese sul Corriere della Sera del 10 dicembre, ripresi nei giorni successivi da Alesina, Giavazzi e Lo Bello. Anche concedendo il beneficio di considerare l’affermazione un’iperbole giornalistica, peraltro inadatta a due brillanti ricercatori, essi vagheggiano evidentemente il ritorno ad un’università elitaria per pochissimi, forse per ancor meno studenti che nella prima metà del Novecento. Certo, si cautelano «a sinistra» affermando che dovrebbero essere scelti in base al talento personale e non alle condizioni economiche e sociali della famiglia. Ma pur sempre pochi in quanto il sistema universitario è «intrinsecamente elitario, perché si fonda su un’ineliminabile disuguaglianza nelle capacità delle persone». Ma l’università di oggi deve essere elitaria perché serve esclusivamente a formare chi è in grado di estendere le frontiere più avanzate della conoscenza, come scrivono gli stessi opinionisti? Le politiche della formazione superiore in tutto il mondo hanno scelto un’altra visione: ampliare il numero di coloro che vi accedono per …
