Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Siamo un popolo di santi, navigatori e furbi", di Francesco Merlo

Non sappiamo se compatirlo o fargli i complimenti, se Mario Monti è un illuso o e se il vero furbo è lui che, con un’astuzia semantica, aggredisce la furbizia che fa fessi gli italiani. Il presidente del Consiglio vuole che mai più in radio e in televisione vengano chiamati furbi gli evasori fiscali. CHE sono invece delinquenti, malfattori, mascalzoni e fondamentalmente ladri. E se è difficile dargli torto, è forse ancora più difficile dargli ragione. Si può infatti sorriderne, ripassando la lunga storia della lotta alla furbizia come natura italiana prima ancora che umana, e dunque paragonare Monti a Marinetti che propose di abolire gli spaghetti, a Mussolini che pretendeva il voi al posto del lei, a Cavour che si proponeva di ‘fare’ gli italiani, a San Francesco d’Assisi che li immaginava tutti innamorati di Madonna Povertà, a Dante che li spingeva ad essere fieri e ghibellini, a Mazzini che indicava come antidoto all’astuzia il pensiero e l’azione, a Garibaldi che li voleva tutti garibaldini. E Berlinguer ci voleva austeri, Pannella ci vuole libertari e …

"Va respinto l'attacco al Capo dello Stato", di Claudio Sardo

Vogliamo la verità sulle stragi di mafia degli anni Novanta e sulle ragioni che portarono al depistaggio delle indagini su via D’Amelio. Siamo solidali con i magistrati che indagano e con tutti gli uomini dello Stato che combattono in prima linea le organizzazioni criminali. Proprio perché crediamo nei principi di legalità e nel diritto, riteniamo che la divisione dei poteri sia un caposaldo irrinunciabile della democrazia (e questo va detto a presidio dell’autonomia della magistratura come del Parlamento o del governo). Ma della campagna promossa da il Fatto quotidiano ci pare del tutto inaccettabile l’attacco al Capo dello Stato. Un attacco per delegittimarlo, associando il conflitto di attribuzione da lui promosso con il proposito di colpire l’inchiesta giudiziaria sulla «trattativa» Stato-mafia. La circostanza che la stessa Procura di Palermo abbia a più riprese assicurato l’irrilevanza delle intercettazioni telefoniche, su cui ora insiste il conflitto presso la Corte costituzionale, non ha mai minimamente influito sulla rotta e gli obiettivi della campagna. Che, appunto, è dimostrare una contrapposizione istituzionale, politica e morale tra i magistrati e gli …

"Sono musulmana e non porto il velo. Ma non mischiate religione e violenza", di Rania Ibrahim

Velo o non velo? Sarà questo il problema della Umma musulmana? Credo proprio di no. Come al solito la strumentalizzazione avviene sempre sulla pelle e sulla dignità delle donne, da sempre in tutti i secoli e in tutte le religioni e civiltà. “Rania, a te manca solo il velo e saresti una musulmana completa”. Questo è quello che mi dicono molte amiche, per di più integrate e occidentalissime nuove italiane, nate e cresciute sempre ininterrottamente in Italia. Un po’ meno le coetanee del mio Paese d’origine. Il velo è divenuto negli ultimi decenni uno “strumento” di appartenenza palesemente sfoggiato da una comunità. Almeno, io lo interpreto così. Se di quella comunità vuoi fare parte, se vuoi essere accettata, devi sottostare a queste “piccolezze” . Per quanto mi riguarda il velo sta all’Islam quanto il crocifisso sta a una cristiana. Non è certo indossando un crocifisso al collo che si diventa buoni cristiani, fedeli impeccabili. Io prego, digiuno durante il Ramadan, faccio le mie zakat, beneficenza, mi occupo dei bisognosi e sono sempre disponibile quando gli …

"La vocazione all’auto-commissariamento", di Francesco Cundari

La tesi secondo cui per modernizzare e riformare l’italia ci sarebbe sempre bisogno di un qualche «vincolo esterno» ha una storia nobile e antica. Simili convinzioni sono state alla base dell’europeismo di gran parte delle nostre classi dirigenti. Si può non condividere il tratto elitario di quell’approccio, la scarsa fiducia nelle risorse politiche, culturali e civili dell’Italia e degli italiani, la diffidenza verso la stessa democrazia rappresentativa e le sue capacità di riformarsi. Ma non si può sottovalutarne l’importanza. L’impressione, però, è che negli ultimi tempi questa linea di pensiero sia evoluta in una sorta di vocazione al commissariamento, da parte di intellettuali, politici e commentatori di cultura liberale. L’impressione, insomma, è che si sia andati un po’ in là. Paradossalmente, dopo che l’Italia ha disciplinatamente accettato di mettere il vincolo al pareggio di bilancio addirittura in Costituzione, si direbbe che la fame di sempre nuovi vincoli e imposizioni (interne o esterne, auto o etero-imposte) sia addirittura cresciuta. Non annoiamo il lettore con il lungo elenco di proposte e appelli che in questi mesi sono …

"All'Italia serve l'import di cervelli", di Giovanna Zincone

Non sono tempi felici. La crisi colpisce l’occupazione e si restringono le prospettive di nuove assunzioni, non solo per gli italiani, ma anche per gli stranieri. Gli stranieri, però, se la cavano relativamente meglio. Questo almeno è quanto emerge dalle previsioni per il 2012 dell’indagine Unioncamere–Ministero del Lavoro. La domanda complessiva di lavoratori immigrati (stagionali inclusi) dovrebbe diminuire quest’anno del 18% rispetto al 2011, quella degli italiani del 31,6%. Quindi l’incidenza degli stranieri sulle assunzioni complessive dovrebbe salire ulteriormente (dal 16,3% dello scorso anno al 17,9% di quest’anno). Si consolida, insomma, il carattere strutturale della forza lavoro immigrata nella nostra economia: si tratta di una componente che anche di fronte alla crisi perde colpi, ma resiste relativamente meglio. Le sue caratteristiche confermano, però, alcune pesanti debolezze del sistema Italia, che è bene non continuare a trascurare. La nostra economia attrae un’immigrazione meno istruita rispetto a quella che raggiunge altri paesi europei. Nel 2010 i laureati rappresentavano solo il 10% degli immigrati in età lavorativa residenti in Italia. Decisamente meno non solo delle incidenze che troviamo …

"Da quale spirito nasce la grande coalizione", di Piero Ignazi

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto di tutto per porsi agli occhi dell’opinione pubblica europea come una figura negativa, una testarda, teutonica maestrina dalla penna bruna. Ma non merita le caricature con baffetti hitleriani con cui l’hanno dipinta i contestatori greci. Per certi aspetti è ancora “la ragazza”, nomignolo attribuitole da Helmult Kohl quando era una sua protetta. La sua aria un po’ spaurita non evoca Sturm und Drang o tragedie nibelungiche. Ha più l’aspetto di una Heidi ben pasciuta che di una Brunilde furiosa. E poi il suo interesse primario riguarda la politica interna, con un occhio attentissimo al proprio partito. Dopo aver fatto fuori senza tanti complimenti il suo mentore Kohl, inguaiato da un affaire di finanziamenti occulti, in questi anni ha emarginato tutti i potenziali concorrenti all’interno della Cdu. Inoltre, e soprattutto, la Merkel non è un leader “carismatico”, capace di trascinare le folle verso un “sonderweg”, un destino speciale. In questi tempi di crisi, pur propizi per l’affermarsi di un tale tipo di leadership, la Cancelliera non indica soluzioni originali …

"Nessun ateneo italiano tra i primi cento", di Valentina Santarpia

Sono le Università di Pisa e La Sapienza di Roma i migliori atenei italiani: a sostenerlo è l’Academic ranking of world universities (Arwu), una classifica elaborata dalla Jiao Tong University di Shanghai, tra le più accreditate a livello internazionale insieme a quelle elaborate annualmente da Times higher education e QS World university rankings. La decima edizione della ricerca di Shanghai, che assegna ad Harvard il primo premio, elenca le 500 migliori università nel mondo: tra queste compaiono 20 istituzioni accademiche italiane, contro le 22 dello scorso anno, ponendo l’Italia all’ottavo posto tra le nazioni, insieme alla Francia. Tra le novità più importanti, la «scomparsa» dalla classifica delle Università di Siena e Pavia, e il cambiamento di posizione di due atenei: Palermo, che è andata peggiorando, spostandosi dal gruppo collocato tra il 301° posto e il 400° a quello tra il 401° e il 500°, e la Scuola Normale di Pisa, che invece ha migliorato le sue performance, passando dal gruppo 301-400 al gruppo 201-300. I due atenei di Roma e di Pisa (nel blocco 101-150) …