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"Ma nessuno può fermare l'intervento di Draghi", di Eugenio Scalfari

La crisi dell’euro rispecchia il fallimento d’una politica senza prospettive. Al governo tedesco manca il coraggio di andare oltre uno status quo divenuto insostenibile. Questa è la causa del continuo peggioramento della situazione, nell’Eurozona negli ultimi due anni, malgrado ambiziosi programmi di salvataggio e innumerevoli vertici di emergenza. Questo drastico giudizio l’ha scritto ieri sul nostro giornale Jurgen Habermas, un filosofo, uno storico, un profondo studioso dei pregi e dei difetti della democrazia. Concordo da tempo con la sua opinione e con quella di tutti coloro che hanno voglia di capire quali siano le vere cause che attanagliano l’Unione europea e in particolare i 17 Paesi dell’Eurozona. Personalmente e nonostante questo giudizio di fondo sono stato ottimista sull’esito finale poiché non pensavo che l’Europa arrivasse al punto di volersi suicidare. E riponevo grande fiducia nella competenza tecnica e nella visione politica di Mario Draghi e nella forza e nell’indipendenza della Banca centrale europea da lui guidata. La conferenza da lui tenuta a Londra alcuni giorni fa aveva confermato queste speranze ed era stata anche positivamente …

"I miti perduti dell'estate", di Emanuele Trevi

Con le spiagge mezze vuote e le città mezze piene abbiamo perso in solo colpo due grandi avventure: sia chi partiva che chi restava viveva in una condizione particolare e inconfondibile, una specie di stato d’emergenza in cui le cose della vita acquistavano una risonanza particolare e fatti che mai sarebbero potuti accadere si verificavano con la facilità delle fiabe. Non c’è nemmeno posto per un’idea dignitosa del lavoro, che della vacanza è il contrario e il necessario presupposto. Benvenuti nell’età dell’ansia Mentre arriva dal deserto dell’Algeria un nuovo ventaccio bollente, il Drago Africano, a rendere ancora più micidiale la canicola, i dati statistici sulle vacanze rendono incontestabile quella che fino ai ieri poteva sembrare un’impressione, più o meno opinabile: solo quattro italiani su dieci, quest’anno, se ne vanno in vacanza. La buona notizia è che forse è arrivato il momento di mandare in pensione l’ormai insopportabile metafora biblica dell’Esodo. È come se sei Ebrei su dieci, invece di seguire Mosé nella Terra Promessa, se ne fossero restati al servizio del Faraone. Ma anche i …

"Superare le disuguaglianze", di Nadia Urbinati

Preparandosi a riprendere in mano il timone del governo, la politica farebbe bene a riflettere sulle ragioni della sua Caporetto, nel novembre 2011. Ciò che ha atterrato l’onorabilità della politica non furono tanto gli scandali sessuali del premier o le diffusissime vicende di corruzione, ma l’impotenza a fare il suo lavoro: governare. L’incapacità, non la disonestà, ha mandato a casa il governo Berlusconi. Questa accusa è molto più grave di quella di corruzione. Poiché mentre la disonestà è l’esito di una deturpazione che non mette in discussione la politica ma alcuni suoi praticanti, l’inadeguatezza a prendere decisioni mette in luce un limite oggettivo della politica democratica. Infatti fu il sapere di dover andare di fronte agli elettori con programmi di rigore e sacrifici, e di rischiare di perdere il consenso, che ha reso il governo Berlusconi impotente. Con il governo dei tecnici è circolata un’idea perniciosa: che la forza di un governo sia in proporzione della sua non rispondenza agli elettori. Questo è il vulnus democratico contenuto nella filosofia di un governo tecnico. L’uscita dal …

"Ilva, oltre l'emergenza il futuro dell'industria", di Patrizio Bianchi

Si è detto mille volte in questi giorni: con l’Ilva è in gioco non solo il più grande impianto siderurgico europeo e la più grande fabbrica di lavoro del Sud, dopo lo Stato, ma un pezzo fondamentale dell’industria italiana. Il 45% della domanda di acciaio del sistema manifatturiero nazionale è soddisfatta da questo stabilimento, che rifornisce, dalle lamiere per le grandi casi automobilistiche europee (Fiat e Volkswagen) sino ai tubi per gli oleodotti siberiani. Eppure c’è un altro tema che l’intricata questione solleva con forza. Quello di ripensare quale debba essere il ruolo dello Stato, conseguente a scelte della politica, nel gestire la transizione dell’industria. Nessuna esperienza come quella dell’Ilva permette di leggere come proprio le scelte della politica, nel bene e nel male, abbiano determinato le diverse fasi della sua lunga storia. Lo stabilimento è un gigante che ha attraversato la storia industriale e politica italiana: che è stato prima fiore all’occhiello dell’industrializzazione di Stato, poi è sopravvissuto alle inefficienze della fase conclusiva delle Partecipazioni Statali e che, infine, con la privatizzazione e il …

"Berlusconi, trattativa per la versione di Lavitola", di Dario Del Porto

«La salvezza di Valter Lavitola è la salvezza del mio cliente», disse uno degli avvocati dell’ex premier Silvio Berlusconi per sostenere la necessità di incontrare in Argentina Valter Lavitola. In quel momento l’ex direttore ed editore dell’Avanti! era latitante nell’inchiesta sui soldi versati all’imprenditore barese Giampaolo Tarantini per conto dell’allora presidente del Consiglio. E stava cercando di spillare al Cavaliere 5 milioni attraverso l’uomo d’affari italo-argentino Carmelo Pintabona, facendo leva sul timore che Berlusconi aveva di possibili segreti custoditi da Lavitola. Ora nei confronti di Lavitola e Pintabona è stata emessa, su richiesta della Procura di Napoli, un’ordinanza cautelare per estorsione aggravata ai danni di Berlusconi. Ma nell’inchiesta, con l’accusa di induzione dell’imputato a mentire (senza essere destinatari di richieste di provvedimenti restrittivi) entrano anche due penalisti: Eleonora Moiraghi, sostituto processuale di uno dei difensori di Lavitola, e Alessandro Sammarco, uno dei legali storici di Berlusconi. Nella ricostruzione della Procura, gli avvocati Moiraghi e Sammarco «avrebbero tentato di avere contatti con il Lavitola e addirittura di raggiungerlo quando era a Buenos Aires». Appuntamento destinato a …

"Donne toste dietro quei veli", di Giulia Zonca

Gli integralisti che ancora cercano di spaventare le donne con il velo spedendo insulti via twitter forse dovrebbero guardarle meglio in azione. Non si spaventano più. Sono sicure, consapevoli del messaggio che mandano, determinate e abbastanza furbe da fare la rivoluzione senza danni collaterali. Un centimetro alla volta. Date un’occhiata alla sprinter afghana Tahmina Kohistani, ultima nei 100 metri ma da una vita nella corsia di sorpasso. Lo stadio di Londra era pieno e lei non si è distratta, è abituata al pubblico perché a Kabul, dove si allena, ci sono sempre centinaia di persone a vederla. A fischiarla. Sperano di metterle paura, spostarla dalla pista e confinarla a casa. Lei corre, li semina e quasi sempre li stanca. Chissà che faccia ha fatto il tassista che una volta si è rifiutato di portarla fino al campo quando l’ha vista alle Olimpiadi. E lei non si è limitata a gareggiare, ha pure girato uno spot: «Scusate per il tempo, migliorerò. Ma le ragazze afghane devono aiutarmi. Non voglio essere sola nel 2016». Una volta le …

"Un’estate sull’ottovolante", di Tito Boeri

Dobbiamo prepararci ad un’altra estate sull’ottovolante con forti fluttuazioni degli indici di Borsa e dello spread e poi ad un autunno di campagna elettorale anticipata, con il rischio di un ritorno della peggiore politica, quella fatta di promesse vuote quanto anacronistiche. Speriamo che i media ci risparmino le interpretazioni, spesso tra di loro contraddittorie, di ciò che fanno mercati isterici nelle loro reazioni. Perché l’attesissima riunione del board della Banca Centrale Europea di giovedì 2 agosto ci ha consegnato tre messaggi che non possono che lasciare le aspettative volare prive di alcun ancoraggio. Primo, malgrado le dichiarazioni di Draghi di una sola settimana fa, non c’è oggi un garante, un’autorità in grado davvero di “fare qualunque cosa per preservare l’Euro”. La Bce sta ancora decidendo cosa fare e, in ogni caso, interverrà solo dopo un accordo tra governi che fissi impegni cogenti per il beneficiario in termini presumibilmente di politiche ulteriormente restrittive. Questo significa che i mercati continueranno ad assegnare un’alta probabilità all’evento di una fuoriuscita dall’Euro di paesi come la Spagna e l’Italia, valutando …