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"Tutti colpevoli nessun colpevole", di Francesco Cundari

Pochi giornali, oltre l’Unità, hanno deciso ieri di mettere in prima pagina la notizia dello scandaloso voto con cui Pdl e Lega, nella giunta per le elezioni del Senato, hanno consentito a due loro parlamentari di mantenere contemporaneamente anche il ruolo di sindaco nei rispettivi comuni, nonostante la Corte costituzionale abbia sancito con una sentenza l’incompatibilità tra i due incarichi. Tra i pochi giornali che ieri hanno messo la notizia in prima c’è il Fatto quotidiano, che però l’ha titolata così: «La casta si ribella pure alla Consulta».
Chiaro? Non Pdl e Lega, non Berlusconi e Bossi, ma «la casta». Nemmeno nel lungo catenaccio si fa la minima distinzione di
responsabilità: «La Giunta per le elezioni del Senato se ne infischia della sentenza della Corte costituzionale sull’incompatibilità e salva i parlamentari col doppio incarico». Come fosse una decisione assunta da tutti i senatori di comune accordo, e non da una parte contro l’altra. E pensare che Partito democratico e Italia dei valori hanno persino abbandonato la commissione – compreso il suo presidente, Marco Follini – per rendere il più chiaro possibile come stessero le cose, rilasciando immediatamente dichiarazioni durissime. Niente da fare. La Stampa, per fare solo un altro esempio, titolava così: «Il Senato salva il doppio incarico». Catenaccio: «Giunta delle elezioni contro la Consulta sui sindaci-parlamentari». Occhiello: «I privilegi dei politici». Se si voleva una prova inoppugnabile della tesi secondo cui la campagna contro la politica e contro la «casta» va sempre a vantaggio della destra, e favorisce proprio i comportamenti peggiori, non se ne può trovare una migliore. Da tempo infatti il centrodestra gioca a fare entrambe le parti in commedia, cavalcando la campagna contro la «casta» sui suoi giornali, e votando in Parlamento contro tutte le proposte per limitare privilegi e abusi presentate dal centrosinistra. La campagna contro la politica finisce così non solo per colpire proprio chi si batte per il cambiamento, ma anche per premiare con una sorta di scudo informativo trasversale, proprio i difensori dello status quo. Berlusconi e Bossi ringraziano.

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«Con quel voto la Giunta si è messa fuori dalla legge»

La linea telefonica cade e poi cade ancora. «Che cosa ha fatto la Giunta per Elezioni del Senato?». «Ha stabilito che due senatori sindaci possono mantenere il loro incarico, malgrado un pronunciamento della Consulta abbia stabilito l’incompatibilità tra i due incarichi se si guida una giunta in un Comune con più di 20mila abitanti». Il costituzionalista Valerio Onida, in viaggio verso Milano ha solo il tempo di rispondere: «Non è possibile…». Più tardi, con calma, davanti alla sua scrivania ricomincia il colloquio, con la sentenza della Corte Costituzionale davanti. «Non ci sono dubbi, non ci sono margini, non si può fare»,commenta il costituzionalista.
Già non si può fare, eppure Pdl e Lega hanno ritrovato magicamente l’intesa di un tempo per salvare due senatori-sindaci.
Professore, la Giunta ha deciso così, ignorandola sentenza della Consulta.
«La Giunta si è messa fuori dalla legge, è molto semplice».
Lei ha letto la sentenza della Corte Costituzionale? Non sembra lasciare dubbi.
«Premetto che secondo me le motivazioni di quella sentenza, la 277 dello scorso 21 ottobre, non sono molto convincenti, quindi se ne può discutere perché si può essere d’accordo oppure no. Ma quel dispositivo stabilisce l’illegittimità della legge laddove non prevede le incompatibilità. A questo punto il Senato non può non applicare la legge e se lo fa la viola. Se non è d’accordo può cambiare la legge».
Quindi sta dicendo che la Giunta si è messa fuori dalla legge?
«Se prima della sentenza della Corte potevano esserci dubbi oggi non ce ne sono perché con quel pronunciamento la Consulta ha “riempito” un vuoto legislativo, ha chiarito che esiste una incompatibilità tra l’incarico di parlamentare e quello di sindaco di una città oltre i 20mila abitanti. Il Senato
non può dare interpretazioni diverse e infatti la Camera si è pronunciata secondo quanto stabilisce la sentenza».
La Giunta del Senato con i voti di Pdl e lega no.
«E sta violando la legge perché oggi c’è un pronunciamento chiaro».
Un motivo in più per mettere mano ad una legge che stabilisca tutte le incompatibilità.
«Se il Senato ritiene che si debba legiferare in senso contrario a quanto stabilito dalla Corte e con l’occasione pronunciarsi sulle varie incompatibilità può farlo. La Costituzione al riguardo è chiara: è la legge che deve stabilire le incompatibilità dei parlamentari».
Dunque un atto grave dalla giunta?
«Be’ a me sembra proprio di sì. È singolare che un organo del Parlamento ignori quanto deciso da un altro organo dello Stato quale è la Corte Costituzionale».
In quale modo ci si può appellare a questa decisione?
«Non è semplice, può presentare un ricorso alla Giunta soltanto il parlamentare che subentrerebbe ai due senatori per i quali è stato deciso che possono svolgere entrambi i ruoli. Solo questa è la strada».
Un’altra brutta prova di certa politica?
«Diciamo che si tratta di una pessima prova di chi, per difendere dei senatori, ha palesemente ignorato la legge e quindi si è messo al di sopra della legge stessa. Senza considerare che ha favorito alcuni a danno di altri».

L’Unità 23.12.11

"La ricetta Profumo: così cambierà la scuola in Italia", di Corrado Zunino

“Università, no a tasse più alte test d´ingresso anche in inglese e al liceo tablet al posto dei libri”. Da Cuneo: a noi professori si chiede professionismo nel lavoro, ma con uno stipendio da volontari. Mail da Parigi: studio qui però sogno di tornare, commosso dalla sua intenzione di riaprire i concorsi
Chiede Michela: quando investiremo davvero nella nostra scuola, per tornare all´eccellenza? Scrive Fabrizio: crede che le prove Invalsi siano lo strumento utile a valutare prof studenti e istituto? Ha avviato una serie di riforme che possono essere migliorate, ma prima di introdurre miglioramenti occorre portare a regime quello che è stato fatto. Mille e ottocento domande arrivate sui computer di Repubblica.it, la prima alle 2,08 di ieri mattina, l´ultima all´ora di cena. I numeri del videoforum di ieri pomeriggio, dalle 17 alle 18, con il ministro dell´Istruzione Francesco Profumo – che ha risposto in diretta ripreso dalle telecamere di Repubblica Tv -, dicono dell´interesse che viaggia intorno alla scuola e all´università e alla ricerca, dicasteri che da 36 giorni sono stati affidati all´ingegner Profumo, per sei anni rettore del Politecnico di Torino e per sette mesi presidente del Consiglio nazionale delle ricerche.
Il concorsone pubblico
Si è affrontato subito l´argomento più atteso in questi giorni, monopolista anche tra le mail inviate. Il concorso pubblico per docenti (di scuole elementari, medie e superiori), anticipato nei giorni scorsi dal nostro giornale. Sarà bandito nel 2012 su base regionale, è destinato a una platea di 300 mila persone, la gran parte delle quali precari della graduatoria chiusa e a esaurimento (Gae). L´argomento viene introdotto da queste due mail. La prima: «Da settembre studio a Parigi, all´università Diderot, il mio sogno è ritrasferirmi in Italia. Leggere la sua intenzione di riaprire i concorsi mi ha commosso». La seconda: «Prima di pensare ai concorsi non sarebbe il caso di risolvere la situazione dei tantissimi insegnanti precari che da tempo attendono di entrare in ruolo?». Il ministro risponde: «Ci vuole equilibrio. Da una parte ci sono le graduatorie con più di 200 mila persone, dall´altra il segnale da dare ai giovani, se vanno in graduatoria restano sempre in coda. Penso a due canali, una scatola più grande e una più piccola. Quando sapremo con esattezza quante persone andranno in pensione, divideremo i nuovi insegnanti: un´ampia percentuale di assunzioni passerà per le graduatorie e una minore per il nuovo concorso. I dettagli li conoscerò anch´io dopo il 10 e l´11 gennaio, quando andrò alle commissioni Cultura di Camera e Senato».
Gli insegnanti, gli stipendi
Salutato da molte mail, «almeno adesso abbiamo uno che ci capisce», Profumo ha chiesto di abbassare il livello di attesa. «Alcune cose della scuola non le so, anche se ho una moglie insegnante e tre figli studenti. Oggi sono uno studente anch´io in una comunità di dieci milioni di studenti, che vuol dire quaranta milioni di persone interessate alla scuola. La scuola è il paese». Un passaggio centrale del Forum è stato quello sugli insegnanti, categoria sociale che il ministro ha definito «compressa». Anche qui due mail, di due “prof”, a introdurre: «Io l´autostima ce l´ho, è la società che dovrebbe ritrovarla negli insegnanti». Due: «Ministro vada nelle scuole e vedrà che i professori si ammalano pochissimo». La risposta di Profumo è stata: «La scuola è meglio di quel che appare, la sua comunità può tornare all´amore per questo lavoro diverso da tutti gli altri. La pentola di questa comunità è stata compressa da un coperchio troppo pesante, lo stiamo aprendo e la comunità inizia a respirare. Io ho fatto questo mestiere per 28 anni e mi sono sempre divertito, lo devo agli studenti. Credo sia il mestiere più bello del mondo. E oggi, dopo essere stato un professore, un preside, un rettore, un presidente di Cnr, avendo sbagliato molto posso comunicare molto».
Da Savigliano, Cuneo, un insegnante tecnico pratico di informatica racconta: «I professori parcheggiano le loro Punto a fianco delle Alfa Mito nuove fiammanti degli studenti. Gli insegnanti si permettono cellulari da 90 euro, gli studenti da 500 euro. Agli insegnanti si dice fannulloni, gli si chiede di essere professionisti nel lavoro, ma volontari per quanto riguarda lo stipendio». Già gli stipendi. Ministro? «Ci vuole molta concretezza, il paese è in grandissima difficoltà, promettere risorse che non ci sono non è onesto. Quando non ci sarà più la crisi anche sugli stipendi si potrà riaprire un discorso».
Ieri all´ora di pranzo Profumo ha incontrato i sindacati. E ha dato loro due notizie: il congelamento degli scatti di anzianità previsti dalla Gelmini fino al 2014, sarà sbloccato. E lo stanziamento destinato alle scuole per le spese di funzionamento – l´aliquota dell´autonomia scolastica – sarà portato da 130 a 200 milioni.
Valutazione Invalsi
Chiede Fabrizio Picciolo: «Ministro, crede davvero che le prove Invalsi siano lo strumento giusto per valutare studenti, professori e istituto, tanto da far dipendere dai suoi risultati persino gli stipendi dei docenti?». Ecco il ministro: «Il fine primario del nostro Invalsi è quello di fare una fotografia alla scuola e capire che cosa non va. La valutazione sugli insegnanti, invece, deve essere su base volontaria. Le valutazioni devono dare degli effetti, potranno esserci premi in busta paga».
La didattica
Un lettore sulle lingue straniere: «A quando lo studio delle materie in inglese?». La risposta: «Dal 2012-2013. Con i Clil, gli apprendimenti integrati. A partire dalla terza classe i licei linguistici avranno alcuni insegnamenti in lingua, la matematica, la storia, l´economia. I nostri giovani devono diventare cittadini del mondo». Michela Gallo, mamma romana: «Ho entrambi i figli alle elementari. In quinta per miracolo si arriva ai romani e la geografia è un´infarinatura generale. Quand´è che investiamo come la Corea e la Finlandia?». Il ministro: «In Finlandia non ci sono più le classi e i laboratori, ma si lavora in spazi aperti e a volte si cambia il ruolo docente-discente. Anche noi dovremmo ridisegnare la scuola in strutture diverse, l´aula chiusa non va più bene. Ci vuole una scuola più intensa nei tempi e consapevole che oggi un ragazzo apprende in aula solo il venti per cento di quello che sa. Non è un sogno pensare a meno ore più proficue e a cinque giorni di lavoro invece che sei».
Tablet, notebook: il futuro
L´Ocse certificherà i progressi dell´educazione digitale (lavagne multimediali, classi 2.0, banda larga) della scuola italiana. Un lettore ricorda: «Siamo agli ultimi posti per divulgazione informatica». Un altro: «Perché non utilizziamo la tecnologia corrente? Avendo due figlie, ho visto che dopo 30 anni gli zaini pesano sempre uguali. Con un bel tablet si risparmierebbe, ma soprattutto il peso fisico della conoscenza sarebbe inferiore». Il ministro risponde con un racconto: «Se i nostri nonni si risvegliassero, troverebbero un mondo che è Odissea 2001 nello spazio. Invece la scuola è la stessa, con gli stessi banchi in formica verde. I nostri ragazzi sono nativi digitali e la loro scuola deve diventare moderna e visionaria. Si può fare una scuola web 2.0 con strumenti diversi e a costi ridotti per le famiglie. Il book in progress, per esempio. E´ un libro di testo scritto da maestri e professori e messo a disposizione delle famiglie. Costa 35 euro. La spesa per i libri in una scuola media superiore è, invece, di 400 euro per famiglia. Questa differenza può servire alla stessa famiglia per comprare ai figli un notebook. Libri gratis scaricabili da internet? Il gratis gratis non mi piace, non è mai valutabile».
Tasse universitarie, borse di studio
«Il tempo di questo governo è breve e non faremo riforme: potremo solo oliare meglio il sistema. Sulle università si faranno razionalizzazioni, non so ancora dire se arriveremo alla chiusura di un ateneo. Non tutte sono gestite con autorevolezza, ma i rettori vanno aiutati perché sono professori e non manager, Ci sono spese superflue e inefficienze. Lo spreco energetico, per dire, pesa molto sui bilanci».
Un veterinario introduce la questione dei numeri chiusi all´università. «Trovo che sia estremamente frustrante che un ragazzo che esce da un liceo scientifico, a volte con ottimi voti, sia poi costretto a rinunciare ad iscriversi a una facoltà scientifica a causa del numero chiuso». E, quindi, chiede Assunta Rizzo: «Come sarà il prossimo anno rispetto alla libertà di accesso alle facoltà universitarie italiane?». Spiega il ministro: «In alcuni casi il numero chiuso è opportuno, regole europee lo chiedono nel settore medico e in scienze dell´architettura. Dobbiamo stare attenti, però, a non creare un mostro in ingresso che ci fa perdere studenti e cervelli. Immagino test d´ingresso anche in inglese. Ho fatto un accordo con la stessa società che prepara le domande per le università di Cambridge e Oxford. Tutte le facoltà che lo richiederanno avranno test in italiano e test in inglese a cui potranno partecipare studenti di lingua italiana e studenti stranieri. Dobbiamo mescolare il sangue, abbiamo troppo pochi studenti stranieri».
Due domande nette dagli studenti della Link. «Alzerà le tasse universitarie?». E poi: «Interverrà sulle borse di studio? Oggi il novanta per cento di questi sostegni non è pagato a chi ne ha diritto». La risposta di Profumo è precisa. «In questo momento il paese non è nella condizione di poter pagare tasse più alte. Il baco è che il sistema non riesce a identificare la fascia di riferimento per lo studente: oggi il figlio del lavoratore non dipendente presenta un reddito più basso del figlio del lavoratore dipendente, e questo non è equo. In Piemonte quando abbiamo trovato qualcuno che diceva bugie lo abbiamo penalizzato». Sulle borse di studio, «il finanziamento per gli studenti universitari nel 2012 sarà più alto: da 110 milioni si arriverà a 170 milioni. Per andare a regime bisognerebbe arrivare a 360, 370 milioni, ma le Regioni devono intervenire. Avvieremo anche il prestito sull´onore e la possibilità per gli studenti di fare attività part time e remunerate all´interno dell´ateneo».
Le università telematiche? «La mia idea è quella di un´università telematica unica, come in Inghilterra. È un tema da guardare con la lente di ingrandimento per vedere se c´è qualcosa che non va, e magari c´è». Scuole aperte il pomeriggio per attività integrate e sportive? «Ho vissuto in Giappone e funziona così». Infine un commento sul ministero del predecessore Mariastella Gelmini: «Ha avviato una serie di riforme che possono essere migliorate

La Repubblica 23.12.11

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“Profumo si presenta ai sindacati.Sblocco degli scatti e più soldi alle scuole”, di A.G.

Il Ministro ha dato per certo il via libera agli incrementi stipendiali automatici e rivelato che nel 2012 i Fis saranno aumentati del 54%. Fissate le sei-sette priorità su cui iniziare a lavorare dal 10 gennaio. La selezione dei docenti (prove gestite dal consorzio Cineca) non si rivelerà più un “concorsone”: comanderanno le esigenze delle singole scuole e materie. Sblocco imminente degli scatti di anzianità relativi al 2011 ed incremento del 54% (da 130 a 200 milioni di euro complessivi) dei fondi per il funzionamento degli istituti del prossimo anno scolastico: è con questo biglietto da visita che Francesco Profumo si è presentato ai sindacati ad un mese dal suo insediamento al dicastero dell’Istruzione.
Il clima, a detta di tutti, si è svolto in clima cordiale e ricco di buoni propositi. Anche la Flc-Cgil, in fortissimo contrasto con il Miur ormai da oltre tre anni, ha speso parole positive e di speranza per i temi affrontati. Particolarmente apprezzata è stata la volontà espressa dal Ministro di avviare un confronto sistematico con gli stessi sindacati (il prossimo incontro è stato già fissato subito dopo le festività, il 10 gennaio)
Profumo ha poi accettato di parlare, e di farsi carico, dei principali problemi che affliggono oggi la scuola: dal sostegno all’autonomia alla valutazione, dal piano per il sud alla mobilità professionale del personale Ata. Il Ministro ha detto che sono ” sei-sette priorità sulle quali lavoreremo con un tavolo di policy e tavoli specifici. Bisogna lavorare su sistemi complessi tramite indici complessi “.
Al Ministero si è discusso anche del progetto ‘Scuola in chiaro’ (che sarà presentato a gennaio), della mobilità del personale Ata, del capitolo scuola nel ‘Piano per il Sud’ che il governo sta approntando. Il tema su cui però le parti si sono soffermate più a lungo è stato quello del nuovo concorso per insegnanti, annunciato da Profumo ad inizio settimana.
Ai sindacati il ministro ha ripetuto l’intenzione di bandire il concorso nel 2012, tenendo conto dei tempi tecnici per le varie procedure amministrative (come conclusione dei Corsi di Tirocinio formativo attivo). Le prove di accesso saranno gestite dal consorzio Cineca (una bocciatura per il Formez dopo le polemiche seguite alle verifiche preparate per la selezione dei dirigenti scolastici) e nelle intenzioni di Profumo non dovrà essere una gara ‘una tantum’, ma cadenzata e sulla base di una nuova ricognizione del reale fabbisogno di posti calcolato sui prossimi anni e con le nuove regole sulle pensioni che il governo Monti ha varato.
La novità del Miur è quella di superare le vecchie graduatorie di insegnanti che rimangono in attesa per anni prima di ottenere il ruolo. Profumo ha detto che d’ora in poi entreranno in gioco altre variabili: dal livello della scuola alle singole materie, a quelle regionali.
Durante l’incontro si è parlato anche dell’organizzazione dell’organico dei docenti (il Ministero ha lanciato la proposta di un ‘organico funzionale’ basato su reti di scuole che superi il modello delle supplenze tappa buchi) e di valutazione, sulla quale il Miur intende andare avanti (collaborando con l’Ocse) con le sperimentazioni già avviate, comprese quelle sull’innovazione digitale.

La Tecnica della Scuola 23.12.11

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“Dai sindacati apprezzamenti per l’agenda di Profumo”, di A.G.

Significativo il commento di Pantaleo (Flc-Cgil): pur con le dovute riserve dal Ministro “passi avanti” e “proposte interessanti”. Per Scrima (Cisl) garantisca “stabilità”. Secondo Di Menna (Uil) è il momento di “investire nella scuola pubblica, riconoscere e valorizzare il lavoro che si fa nelle scuole, modernizzare il sistema”. Durante il primo confronto ufficiale, i sindacati della scuola hanno ascoltato con interesse l’agenda dei temi proposta da Profumo: hanno sicuramente apprezzato la volontà del Ministro di dare finalmente un po’ di “linfa” ad un comparto che negli ultimi tre anni è stato troppo penalizzato; in particolare hanno preso atto con soddisfazione della conferma dello sblocco degli scatti anche per il 2011 e l’incremento delle risorse per il funzionamento scolastico. Poi, però, hanno preso la parola e presentato al nuovo responsabile del Miur le emergenze e nodi da sciogliere.

La Cisl Scuola, tramite il segretario generale, Francesco Scrima, ha chiesto garanzie sulla stabilità: “vale per i lavoratori, vale per il sistema, se si vuole che funzioni al meglio e produca più qualità. Per noi – ha sottolineato il leader della Cisl Scuola – questo significa proseguire nell’attuazione del piano triennale di assunzioni che abbiamo ottenuto in condizioni difficili e che ha dato certezze di lavoro già a 60 mila persone”. Quanto al reclutamento, Scrima ha chiesto di “aprire un confronto serio su progetti chiari: non si può ragionare su dichiarazioni alla stampa. La materia è delicata, investe attese e interessi che vanno tutti attentamente considerati”.

Secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, “la prima condizione per invertire la tendenza è tornare ad investire sul potenziamento degli organici del personale docente, educativo e Ata, sull’ edilizia e sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici e sul potenziamento della qualità dell’offerta formativa a partire dal Sud. Ed occorre dare risposte salariali al personale della scuola, rinnovando i contratti nazionali”. Per il sindacalista le proposte del Ministro, “come terreno di confronto, sono sembrate interessanti ma vanno riempite di contenuti concreti. In particolare è fondamentale aprire una riflessione sui temi del reclutamento, dell’ organico funzionale e sulla gestione delle graduatorie, aumentando prioritariamente i posti disponibili nei prossimi anni”. In conclusione, per Pantaleo “è sicuramente un fatto positivo che il confronto prosegua in tempi brevi, il prossimo 10 Gennaio. La nostra valutazione – ha concluso il rappresentante Cgil – come sempre riguarderà il merito delle risposte ma sicuramente rappresenta un primo passo avanti la disponibilità del Ministro a dialogare con i sindacati”.

Soddisfatta dell’incontro è anche la Uil Scuola, che al Ministro ha consegnato un documento sui temi di politica scolastica di stretta attualità. “Al Ministro – ha detto il segretario generale Massimo Di Menna – abbiamo indicato come direttrici: qualificazione della spesa pubblica per investire nella scuola pubblica; riconoscere e valorizzare il lavoro che si fa nelle scuole;modernizzare il sistema”. Secondo Di Menna “è positivo che sia stato assunto il problema della mobilità professionale del personale Ata. Per gli scatti abbiamo ricordato che non basta la notizia dell’avvio della certificazione, ma occorre assicurare rapidamente il pagamento. Abbiamo anche proposto di discutere del sostegno all’autonomia, oltre che del suo potenziamento, e di definire un sistema certo per le relazioni sindacali, anche a livello di scuole, considerata la confusione e l’incertezza introdotte dal decreto Brunetta”.

Da La Tecnica della Scuola 23.12.11

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Profumo ai sindacati “Sbloccati gli scatti”, di Elena Lisa

La prima notizia è sul clima in cui si è svolto il primo incontro tra i sindacati della scuola e il nuovo ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo: dopo un lungo periodo di difficile intesa, nel corso dell’ex governo Berlusconi, oggi le parti tornano a parlare di «distensione».

La seconda riguarda gli impegni presi dal dicastero di viale Trastevere con le sigle di categoria: sblocco degli scatti di anzianità – fermi dal settembre scorso -, aumento del 54 per cento dei fondi per il funzionamento degli istituti – nel 2012 si passerà da 130 milioni di euro a 200 – e partenza dei «tfa», i tirocini attivi formativi. «È stata la prima riunione – ha spiegato il ministro al termine dell’incontro -. C’è stata grande collaborazione. Ho presentato ai sindacati sei-sette punti sui quali lavoreremo nel prosieguo del confronto avviato». Tra gli argomenti in discussione anche il progetto «Scuole in chiaro», la mobilità del personale Ata e il «Piano per il Sud». Poi si è parlato del nuovo concorso per insegnanti già annunciato nei giorni scorsi. Va detto che per il recupero degli scatti di anzianità l’ultima parola spetta al dicastero dell’Economia, anche se il ministero dell’Istruzione si sente di garantire l’esecutività del piano: a essere riversate sugli scatti saranno risorse prelevate da quel 30 per cento di risparmi ottenuti grazie alla razionalizzazione dell’intero comparto. Per ciò che riguarda invece l’incremento delle risorse destinate al funzionamento delle scuole aspetto che rientra nel potenziamento dell’autonomia scolastica -, l’impegno sarebbe già concretizzabile.

Nell’arco della giornata Profumo ha voluto chiarire altri punti. A proposito della discussa riforma Gelmini, ha detto che alcuni aspetti del programma «possono essere migliorati ma occorre portare a regime quello che è stato fatto, poi si possono introdurre miglioramenti», aggiungendo che «i transitori sui transitori non funzionano». E sull’ipotesi di «nuove tasse» ha voluto rasserenare gli animi di studenti e genitori: «Non credo che ora il Paese possa pagare tasse universitarie più alte».

La Stampa 23.12.11

Famiglie con stranieri a rischio povertà: guadagnano il 56% in meno degli italiani

Rapporto Istat – ministero del Lavoro: gli stranieri lavorano di più ma guadagnano di meno: il 52,5% tra i 15 e i 24 anni ha un reddito da lavoro, contro il 32,1% degli italiani. Ma solo 47,5% delle donne straniere con figli lavora, contro il 57,3% delle italiane. Gli stranieri lavorano prima, vivono del proprio lavoro ma guadagnano meno degli italiani. E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’indagine Istat “I redditi delle famiglie con stranieri”, presentato stamattina dall’Istituto di statistica, congiuntamente con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La quota di stranieri che tra i 15 e i 64 anni percepiscono un reddito da lavoro è infatti più elevata di quella degli italiani: una differenza che si manifesta soprattutto tra i più giovani, visto che il 52,5% degli stranieri tra i 15 e i 24 anni percepisce un reddito, contro il 32,1% degli italiani. Differenza significativa anche tra i più anziani: il 67,8% degli stranieri tra i 55 e i 64 anni ha un reddito da lavoro, contro il 47,3% dei coetanei italiani. Le donne straniere in coppia con figli hanno invece un reddito da lavoro meno frequentemente delle italiane nelle stesse condizioni (47,5% contro 57,3%).
I lavoratori stranieri guadagnano meno degli italiani: il loro reddito è infatti poco superiore a 1 terzo di quello degli italiani, visto che la metà guadagna meno di 960 euro, contro i 1.360 euro in media degli italiani. E se tra questi ultimi il reddito da lavoro dei laureati è 75% in più rispetto a quello dei lavoratori con licenza elementare, tra gli stranieri la differenza si riduce all’8%. Il 90,6% delle famiglie con soli stranieri ha un reddito derivante solo da lavoro, contro il 63,8% degli italiani. Il reddito netto annuo delle famiglie con stranieri è di 14.469 euro (1.200 euro al mese, 1.033 per le famiglie con soli stranieri): il reddito delle medio famiglie straniere è in media il 56% di quello di famiglie italiane, se al reddito netto si aggiungono i fitti figurativi e se ne calcola il valore equivalente. I lavoratori stranieri con redditi più simili agli italiani sono polacchi (65,4%), peruviani (64,7%) e filippini (59,2%); i più distanti sono i rediti di ucraini (42,9%), indiani (48%), marocchini (50,3%).
Le condizioni economiche migliorano con la permanenza in Italia: chi sta in Italia da oltre 12 anni guadagna circa il 40% in più di chi sta in Italia da meno di 2 anni. Infine, il rischio di povertà riguarda 43,9% di famiglie con stranieri, il 49,1% delle famiglie con soli stranieri, il 32,7% delle famiglie miste e il 17,4% di famiglie italiane. “Questo dato ci colpisce particolarmente – ha detto Cecilia Guerra, sottosegretario al Welfare del ministero del Lavoro – come pure l’ indicatore sulla grave deprivazione, che riguarda il 19,7% delle famiglie con soli stranieri e il 6% delle famiglie italiane. Di contro, l’intensità di lavoro molto bassa (meno 20 ore a settimana) è più alta tra famiglie con soli italiani: questo ci fa molto riflettere – ha commentato la Guerra – perché i dati sembrano incompatibili: si lavora di più ma si rischia maggiormente la povertà. Siamo di fronte a lavoro meno remunerativo, maggiori discriminazioni: sono dati da cui derivano moltissimi suggerimenti per la politica”.
(Redattore Sociale)

www.partitodemocratico.it

Per un anno migliore, di nuovo (Newsletter n. 11 dicembre 2011)

Gli italiani hanno la memoria corta, purtroppo. A questo vizio, poi, aggiungono quello di subire il fascino dell’uomo forte e solo al comando. In generale, è difficile tracciare il cammino per il futuro se si dimentica da dove si è partiti e se a illuminare la via è una guida non accorta. Se poi la smemoratezza e il leaderismo diventano categorie politiche, allora il rischio di sbagliare strada e di fare deragliare il Paese si fa concreto. Per questo motivo, parto dal mio editoriale di un anno fa ‘Per un anno migliore’, per svolgere alcune considerazioni sul periodo straordinario (nel senso di fuori dall’ordinario) che stiamo vivendo e che accompagna l’arrivo del nuovo anno con contrastanti sentimenti di speranza e di preoccupazione.

Un anno fa commentavo, con rammarico, il superamento del voto di fiducia del 14 dicembre 2010 da parte di Berlusconi, reso possibile grazie all’acquisto indecente di alcuni deputati. Le dimissioni, così a lungo attese e sollecitate, sono arrivate quasi un anno dopo, il 12 novembre 2011. Undici mesi che hanno portato il Paese sull’orlo dell’abisso finanziario (un abisso reale, non metaforico, è bene non dimenticarlo) e lo hanno posto alla berlina internazionale per l’incapacità di chi ha avuto responsabilità di Governo: del resto, come può operare per salvare il Paese dalla catastrofe colui che nega la crisi poiché ritiene che “i ristoranti sono pieni e non si trova un posto libero sui voli aerei?”.

Undici mesi nei quali sono state approvate due manovre correttive (di luglio e di agosto) e la legge di stabilità senza che si riuscisse a “mettere i conti in sicurezza” (secondo la litania del ministro Tremonti), anzi, raggiungendo il risultato contrario: debito pubblico in incremento verticale, spesa pubblica al galoppo, stagnazione economica, disoccupazione in aumento. Se gli interventi del terzetto Berlusconi-Bossi-Tremonti fossero stati efficaci e soprattutto onesti contabilmente (ma non è così, poiché all’appello mancano ancora 15 miliardi, a meno che non si vogliano scarnificare le provvidenze per l’assistenza sociale), il nuovo Governo Monti non sarebbe stato costretto ad imporre una nuova manovra del valore di 30 miliardi di euro. Una manovra durissima, perché indirizzata a recuperare 20 miliardi di risorse vere (attraverso nuove e pesanti tassazioni del patrimonio e minori spese, soprattutto a carico del sistema previdenziale) e a destinarne 10 per la crescita (Aiuto Crisi Economica, detrazioni IRPEF, credito per le PMI…). Una manovra per evitare di cadere nel precipizio che ha indotto il PD ad assumete la decisione (non indolore) di comportarsi con lo stesso senso di responsabilità che ha contribuito alla nascita del Governo Monti e che ha messo al centro dell’azione politica non l’interesse del partito bensì quello del Paese. Prima di tutto l’Italia: è anche per questo motivo che non ci siamo sottratti ad un lavoro intenso di modifica della manovra per renderla più equa (riuscendoci in più punti): daremo un senso comprensibile ai sacrifici richiesti per uscire dalla crisi solo se tutti (a cominciare dai parlamentari) porteremo sulle spalle un peso adeguato alle proprie forze. È in coerenza con questo indirizzo che ci impegneremo perché i punti ancora insoddisfacenti e iniqui (tra i quali, ad esempio, la penalizzazione previdenziale dei lavoratori precoci, l’assenza di sostegno a chi il lavoro l’ha perso o non lo ha mai avuto, le mancate liberalizzazioni, l’assenza della gara per le frequenze televisive) siano inclusi nei prossimi provvedimenti.

Le dimissioni di Berlusconi rappresentano l’opportunità per la politica, e per il Paese, di cominciare a voltare pagina. Finalmente chiusa la stagione delle ossessioni dell’ex Premier (gli attacchi all’autonomia della magistratura, la difesa degli interessi delle proprie aziende, il discredito costantemente espresso contro le istituzioni democratiche) e delle leggi ad personam, possiamo cominciare ad affrontare con parole di verità i problemi del Paese reale. Per anni questa opportunità ci è stata preclusa: è bene non dimenticarlo. In agenda sono iscritti problemi grandissimi: il lavoro che manca e che si perde, in particolare per giovani e donne, la recessione economica, le differenze sociali che si acuiscono, l’infedeltà fiscale dal tratto patologico, una pubblica amministrazione spesso non adeguata alle esigenze del cittadino… per non parlare del versante istituzionale che attende profonde riforme di sistema, quali, ad esempio, la legge elettorale, la definizione di una nuova architettura statuale, adeguata a fare sintesi tra i livelli decisionali centrale e periferici, e – aggiungo – il sistema dell’informazione.

La gravità di questi problemi è a tutti nota mentre non appare essere altrettanto diffusa la consapevolezza che solo uno spirito costituente potrà affrontarli con lo “sguardo lungo” che necessitano. Il governo Monti di “impegno nazionale” sostenuto da un ampio schieramento di forze politiche, anche avversarie – che per strada ha perso, purtroppo, l’Italia dei Valori, orientata ad accrescere il proprio bottino di voti piuttosto che scongiurare per l’Italia un “futuro greco” – offre la condizione affinché il Parlamento e i partiti si riapproprino della loro funzione di guidare il Paese verso un futuro di crescita economica e sociale secondo gli indirizzi della Carta costituzionale. Credo sarebbe un errore porsi nei confronti del governo Monti con un atteggiamento attendista, per poi compiacersi del suo eventuale fallimento (che sarebbe il fallimento del Paese, ma per i settanta deputati del PDL che non hanno votato la manovra evidentemente questo è un dettaglio di poco conto) o, di converso, di appaltargli la mission impossible di farci uscire dall’emergenza ma agendo esclusivamente nel ristretto campo dei conti pubblici: Monti non possiede la bacchetta magica e ne è consapevole e questa è una bella differenza con il Premier precedente, che riteneva di poter risolvere i problemi degli italiani – fossero i rifiuti di Napoli o la crescita economica – con il tocco taumaturgico o con l’emulazione del suo esempio di imprenditore. Sono le forze politiche che devono farsi protagoniste e mettere in campo, con onestà intellettuale e lungimiranza, quelle riforme che possono risolvere la situazione di emergenza che attanaglia il Paese. A iniziare dalla più urgente: il mercato del lavoro. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, mi pare che si sia messa la questione sulla giusta carreggiata (le parole del ministro Fornero pronunciate a Porta a Porta mercoledì sera testimoniano di questo cambio di passo): aprire un tavolo con le forze sindacali e politiche per discutere di come creare lavoro per i giovani, adeguatamente retribuito e tutelato, come proteggere chi perde il lavoro, magari in età matura ma non prossima alla pensione e come alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e pensioni. Il tema quindi all’ordine del giorno non deve partire dall’abolizione o meno dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – che porterebbe inevitabilmente la discussione su un terreno ideologico e, a mio modo di vedere, fuorviante – bensì dalla costruzione di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali. È una sfida che richiede massima onestà e saggezza (peraltro il PD su questi temi ha elaborato la propria proposta nella conferenza nazionale di Genova) da parte di tutti i soggetti (governo, parlamento, sindacati e forze sociali): è una sfida sulla quale costruiamo il nostro futuro come Paese. È pertanto al successo di questa sfida che voglio indirizzare il mio augurio per il 2012, per il bene dell’Italia.

Buon Natale e sereno Anno Nuovo,

 

Manuela

 

Anche quest’anno ho scelto di devolvere l’equivalente dei regali natalizi ad alcune associazioni (Unicef, AfricaLibera, Moxa Modena per gli altri, Medici senza Frontiere, AIRC, Aseop).

Interrogazioni presentate in novembre e dicembre

Sul recente pronunciamento della VIA sul deposito di gas a Rivara (MO) e sugli orientamenti del nuovo Esecutivo, Atto n. 4-14304 del 20 dicembre 2011

Sugli obiettivi del programma priorità Istruzione nell’ambito del Piano di Azione di Coesione finanziato con fondi strutturali 2007-2013, Atto n. 5-05830 del 20 dicembre 2011

Sulla soppressione della coppia di InterCity sulla linea Bologna-Modena-Mantova inseriti nel Contratto di Servizio tra lo Stato e la società ferroviaria, Atto n. 5-05829 del 20 dicembre 2011

Sul destino degli insegnanti tecnico-pratici in esubero e destinati ad occupare posti di assistente tecnico, Atto n. 5-05825 del 16 dicembre 2011

Sull’inserimento dell’insegnamento di Religione cattolica nel “pagellino” della valutazione intermedia sui rendimenti degli studenti, Atto n. 5-05732 del 23 novembre 2011  

I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni dell’ultimo mese

Una dura prova di responsabilità: approvare il decreto “salva Italia”

Dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani sul decreto ‘Salva Italia’ 

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo promesso lealtà al suo Governo in nome di un impegno nazionale. Manterremo la promessa oggi e domani – voglio dirlo a qualche commentatore frettoloso – senza alcun limite temporale che non sia la fine naturale della legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro per il Terzo Polo). Abbiamo promesso agli italiani – e, al tempo stesso, ai nostri elettori – assoluta sincerità, trasparenza e parole chiare. […]

16.12.11

 

Dichiarazione di voto di Dario Franceschini sul decreto ‘Salva Italia’

Signor Presidente, in questa stagione di comprensibili tensione sociali, di paure, in questa situazione di sfiducia nei confronti della politica, in cui, purtroppo, tutto sembra scaricarsi sui parlamentari e sul loro lavoro, vorrei rivendicare in quest’Aula, non per il gruppo del Partito Democratico ma, se mi è consentito, per l’intero Parlamento, il lavoro che è stato fatto su questa manovra, in una situazione politicamente difficile, inedita. […]

16.12.11

Il PD e il decreto “salva Italia”

“La manovra necessaria all`Italia”, di Stefano Fassina

I rischi per l`euro non derivano dagli squilibri di finanza pubblica dei Pigs. A parte la Grecia, caso eccezionale, le condizioni di finanza pubblica erano solide nell`area euro fino alla “crisi”.I dati di Spagna ed Irlanda erano migliori di quelli della Germania. […]

Il Sole 24 Ore, 19.12.11

 

“Il Pd e l’orgoglio di salvare l’Italia”, di Alfredo Reichlin

I democratici stanno ridefinendo il loro profilo come partito della nazione e non basta più dire le cose di prima. Bisogna ridefinire il patto sociale e politico per dare forza a una nuova idea di Europa. […]

L’Unità, 17.12.11

 

Bersani: «Ora però gli ammortizzatori sociali»

«Dopo la riforma delle pensioni si deve affrontare immediatamente il problema degli ammortizzatori sociali e specialmente dei giovani». Il segretario del Pd alla riunione dei deputati alla Camera, tornando a spronare il governo a fare di più sulle liberalizzazioni. […]

L’Unità, 15.12.11

 

«I miglioramenti alle misure, frutto del nostro lavoro», intevista a Dario Franceschini di Maria Zegarelli

Qui ci si sta dimenticando della premessa: questo è un governo sostenuto in parlamento a forze politiche avversarie. Non è che siamo diventati maggioranza…». […]

L’Unità, 15.12.11

 

“Perché ero con i sindacati”, di Cesare Damiano

Ho partecipato con un gruppo di parlamentari del Partito democratico al presidio in piazza Montecitorio indetto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl per protestare contro la manovra. Ho ascoltato gli interventi dei segretari generali del sindacato che richiedevano maggiore equità. […]

Europa Quotidiano, 13.12.11

 

“Ultima notte di ritocchi, arrivano alla Camera le modifiche su pensioni, Imu e liberalizzazioni”

Slittano dal 2012 al 2013 alcune norme sulle liberalizzazioni, tranne quella sulle farmacie. Questa è una delle novità contenute nel pacchetto degli emendamenti già presentato dal relatore. […]

Il Corriere della Sera, 13.12.11

 

«Patrimoniale, evasori, Ici: dal governo vogliamo segnali», intervista a Pier Luigi Bersani di Aldo Cazzullo

Segretario Bersani, domani, oggi per chi ci legge, metà del suo partito manifesta con la Cgil contro la manovra che sostenete in Parlamento. Questo non le crea qualche disagio? […]

Il Corriere della Sera, 12.12.11

 

Fassina: “La manovra toccherá anche i ricchi, ma ancora troppo poco”, di Francesca Schianchi

«Ancora una volta Merkel e Sarkozy, stavolta insieme a Cameron, non hanno consentito passi avanti come un coordinamento economico e il potenziamento del fondo salvastati, necessari a dare senso alle misure così dolorose di questi giorni». […]

La Stampa, 11.12.11

 

“Cambiare ancora per rendere equa la previdenza”, di Cesare Damiano

Il Partito democratico ha sostenuto la formazione di un governo di emergenza formato da soli tecnici. Si tratta di un passaggio necessario perché la casa brucia: le incertezze dell’Europa, che abbiamo registrato in queste ore, non aiutano a migliorare la situazione. […]

L’Unità, 10.12.11

 

“I cinque nodi dell´equità”, di Tito Boeri

La prima manovra del Governo Monti deve passare nel Paese prima ancora che in Parlamento. Solo in questo modo il nuovo esecutivo avrà il tempo di occuparsi davvero delle misure per la crescita, di cui sin qui non si ha traccia o quasi. […]

La Repubblica, 09.12.11

 

Pd: da pensioni a casa quattro proposte per l’Italia

La manovra «poteva essere più equa». Perciò va modificata su quattro temi: pensioni, casa, lotta all’evasione, investimenti. Lo chiede il Pd, in un documento che sintetizza le richieste del partito di Pier Luigi Bersani in vista di un «iter parlamentare che si presenta come un sentiero molto stretto». […]

www.partitodemocratico.it, 07.12.11

 

L’offensiva del Pd: in Parlamento bisogna cambiare”, di Maria Zegarelli

Il Pd lavorerà affinché la manovra venga modificata per allegerire le misure su pensioni e Ici. «Ci aspettavamo misure più eque». Bersani: «Proporremo agenda di riforme in Parlamento». Una manovra dura, «di cui si percepisce la dolorosa necessità», come dice Pier Luigi Bersani, ma «ce l’aspettavamo più equa». […]

La Stampa, 06.12.11

 

“Misure da cambiare. Non possiamo tacere”, di Cesare Damiano

All’atto del suo insediamento il Presidente del Consiglio aveva promesso rigore, sviluppo ed equità. Adesso che la manovra è stata presentata, possiamo constatare che i temi dell’equità e dello sviluppo sono rimasti in ombra. […]

L’Unità, 06.12.11

 

Il governo presenta la manovra in Parlamento: intervento dell’On Dario Franceschini

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha premesso all’elenco delle misure contenute nel decreto un quadro sulla gravità della situazione nel nostro Paese, sull’emergenza, quell’emergenza e quella gravità di cui noi parliamo da due anni in quest’Aula. Non dimentichiamo e la sua missione – la nostra missione – è esattamente quella di salvare l’Italia (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). […]

www.camera.it, 05.12.11

 

“I patrimoni sono il primo obiettivo”, di Stefano Lepri

È razionale tassare di più, molto di più, la casa, come misura principale di riequilibrio del bilancio. E’ razionale destinare una parte del ricavato a ridurre l’Irap. Si aggiunge una riforma delle pensioni ben congegnata, che potrebbe essere definitiva. Nuove liberalizzazioni potrebbero aprire spazi alla crescita economica ed abbassare costi e prezzi. […]

La Stampa, 05.12.11

 

“Pensioni, giovani, donne, famiglie. Il sentiero di una manovra equa”, di Maurizio Ferrera

Il ceto medio attende con ansia di conoscere i contenuti della manovra, preoccupato che la « stangata » finisca per colpire reddito e beni dei soliti noti, di chi ha lavorato sodo pagando regolarmente le imposte. […]

Il Corriere della Sera, 04.12.11

 

“Previdenza: cosa non va”, di Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta

Tempo fa dalle colonne di questo giornale abbiamo avanzato una proposta di riforma pensionistica successivamente tradotta in un disegno di legge di cui siamo i primi firmatari. Torniamo sul tema perché nella stessa direzione si è mosso Tiziano Treu con una analoga proposta di legge al Senato. […]

L’Unità, 03.12.11

 

“Il dovere dell’equità”, di Massimo Giannini

La parola-chiave della manovra che Monti presenterà lunedì agli italiani è una sola: equità. È questa l´unica «password», etica e politica, che potrà consentire al Parlamento, alle forze sociali e all´opinione pubblica di «accedere» a un programma di sacrifici inevitabili, ma altrimenti intollerabili. […]

La Repubblica, 03.12.11

 

“Bersani a Monti: serve equità, ascolti le nostre proposte” di Maria Zegarelli

Forse l’incontro avverrà durante il fine settimana, prima della presentazione ufficiale lunedì mattina della cura di ferro che il presidente del Consiglio Mario Monti sta mettendo a punto per l’Italia. O forse saranno soltanto colloqui telefonici con i ministri, ma nel frattempo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ribadisce la linea dei democratici. […]

L’Unità, 02.12.11

Mettiamo da parte l’articolo 18

“Effetto-Napolitano: le liti sull’articolo 18 si sgonfiano”, di Mariantonietta Colimberti

Tanto rumore per nulla. Giorni di polemiche, parole durissime e sindacalisti uniti in piazza, allarme rosso nel Partito democratico vittima designata delle riforme con difficili risvolti sociali, addirittura il presidente della repubblica che intima che «si blocchi sul nascere ogni esasperazione polemica». […]

Europa Quotidiano, 22.12.11

 

Bersani: “Il problema dell’Italia non è licenziare, ma far lavorare le persone”

“La riforma del mercato del lavoro ci vuole ma oggi il problema dell’Italia non è buttar fuori la gente, il problema è come si entra nel mondo del lavoro, come si crea lavoro, come si rende il lavoro meno precario, servono ammortizzatori sociali moderni, perciò bisogna partire da lì e poi fare la sintesi, non discutendo sui giornali. Il governo e le forze sociali si parlino”. […]

www.partitodemocratico.it, 22.12.11

 

“La libertà di licenziare non porta ad assumere le imprese: per noi è la domanda che manca”, di Luisa Grion

La scarsa flessibilità in uscita non incide sulle strategie aziendali. Proprio le più grandi, dove c´è il vincolo del reintegro, assumono di più. La maggior parte non ha necessità di aumentare l´organico. Un altro 20 per cento lo farebbe se salissero gli ordini. […]

La Repubblica, 22.12.11

 

“Bersani: si lasci stare l’articolo 18”, di Ronny Mazzocchi

Negli ultimi quindici anni il mondo del lavoro italiano ha conosciuto un profondo mutamento dal punto di vista legislativo, strutturale e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, infatti, l’Italia ha adottato una serie di riforme per rendere il mercato del lavoro meno rigido. […]

L’Unità, 20.12.11

 

“Se l’art. 18 diventa un lusso”, di Stefano Rodotà

Gli effetti del decreto “Salva Italia” dureranno a lungo, perché redistribuiscono poteri e risorse. Per questo non è possibile far tacere lo spirito critico, né pretendere una sorta di acquiescenza sociale, alla quale giustamente i sindacati hanno detto di no. Il decreto, infatti, tocca profondamente vita e diritti delle persone. […]

La Repubblica, 20.12.11

 

“Articolo 18 e ammortizzatori, si apre la partita ed è scontro”, di Andrea Carugati

La ministra del Welfare Fornero accelera sulla riforma della mercato del lavoro. Conferma la volontà di aprire all’inizio del prossimo anno un cantiere con le parti sociali per arrivare a un obiettivo ambizioso, e cioè eliminare i contratti precari. […]

L’Unità, 19.12.11

 

“Licenziamenti, i lacci che non esistono”, di Mario Fezzi

Si parla tanto in questi giorni di superamento dell’attuale sistema di tutela contro i licenziamenti e di passaggio, in nome dell’Europa che lo impone, a un sistema che consenta i licenziamenti e la cui eventuale illegittimità determini solo un costo per l’azienda e non la reintegrazione, che resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori. […]

Il Corriere della Sera, 30.11.2011

 

“«Operai iperprotetti», leggenda metropolitana”, di Bruno Ugolini

C’è un luogo comune che affibbia agli operai l’etichetta di iperprotetti e li colloca così opposti agli atipici e precari privi di diritti e tutele. Una “leggenda metropolitana” se si pensa alle giornate che stanno vivendo migliaia di operai in Italia, come alla Fiat, come nelle decine di aziende che vanno chiudendo. […]

L’Unità, 29.11.2011

La crisi che c’è e il lavoro che manca

“Ricette per crescere”, di Paolo Guerrieri

L’emergenza lavoro è da tempo un dramma nazionale ed europeo. Una condizione che secondo le previsioni più recenti è destinata ad aggravarsi il prossimo anno, allorché l’area euro entrerà in una fase recessiva, a seguito soprattutto delle politiche di austerità che l’Europa ha imposto a tutti gli Stati membri. […]

L’Unità, 22.12.11 

 

Modello danese? Ecco perché qui è impossibile» Cesare Damiano e quel viaggio a Copenaghen nel 2005 «La flessibilità unita a sicurezza da noi costa troppo», di Enrico Marro

«Già allora, sul posto, capimmo che la flexicurity non si poteva importare in Italia. Anche adesso, a chi guarda al modello danese, direi che la strada da seguire è un’altra perché troppe sono le differenze tra l’Italia e quel Paese del Nord Europa con appena 6 milioni di abitanti, dieci volte meno dei nostri, e un modello sociale e culturale molto diverso». […]

Il Corriere della Sera, 21.12.11

 

“Niente mutuo, affitti e rate «impossibili» La vita (a ostacoli) dei precari”, di Sergio Rizzo

Sono 3 milioni e 700 mila gli italiani senza un lavoro a tempo indeterminato. Pochi numeri servono a spiegare l’enormità della missione che attende nel secondo tempo di governo il ministro del Lavoro Elsa Fornero. […]

Il Corriere della Sera, 19.12.11

 

“Lavoro, la crisi pesa di più sui giovani italiani”, di Alessandra Coppola

Aumenta la disoccupazione tra le nuove generazioni di casa nostra. E sempre più stranieri lasciano l’Italia. Contrordine: a pagare le conseguenze della crisi non sono i lavoratori immigrati, ma i giovani italiani. […]

Il Corriere della Sera, 13.12.11

 

“Se la maternità è una colpa”, di Luigina Venturelli

L’arretratezza culturale nei confronti delle lavoratrici donne e della maternità è stata finora considerata un vizio strutturale del sistema imprenditoriale italiano, una debolezza da lamentare ma comunque da sopportare. […]

L’Unità, 11.12.11

 

“Il male della precarietà. Così si toglie il futuro alle nuove generazioni”, di Ilaria Lari

I giovani hanno pagato il conto più salato della crisi. Lo ha confermato ieri il rapporto annuale del Censis con i dati impietosi di 1 milione di giovani che hanno perso il lavoro negli ultimi quattro anni e quasi un giovane su quattro non studia e non lavora. Come prevedibile la precarietà si è presto trasformata in disoccupazione. […]

03.12.11

 

“Reddito minimo garantito lo strumento per recuperare chi ha perso il lavoro”, di Raffaello Masci

Per il momento siamo ad una «preferenza personale che non impegna il programma del governo», ma comunque la proposta è stata fatta e potrebbe introdurre se non una rivoluzione almeno una grande innovazione nel tessuto sociale italiano. La ministra del Welfare, Elsa Fornero, si è detta favorevole all’istituzione di un «reddito minimo garantito». […]

La Stampa, 02.12.11

 

“Peggiora la disoccupazione oltre 2 milioni senza lavoro”, di Barbara Corrao

Sale, ancora, la disoccupazione in ottobre, l’occupazione è ferma e l’inflazione dà qualche timido segnale di raffreddamento in novembre (-0,1%) ma rimane alta su base annua (+3,3%). E’ questa la terna dei dati diffusi ieri dall’Istat insieme all’Eurostat. […]

Il Messaggero, 01.12.11

 

“Il vergognoso ritorno delle dimissioni in bianco”, di Maria Grazia Gatti

Nonostante la crisi aumenta il numero delle donne italiane che abbandonano “volontariamente” il lavoro a seguito della nascita di un figlio. I dati ufficiali sono inequivocabili: nel 2009 le dimissioni per maternità erano state 17.878, nel 2010 sono arrivate a 19.017. […]

L’Unità, 28.11.2011

La Lega che viene da Marte

“Il Carroccio salva ancora il soldato Cosentino Regge il patto Bossi-Pdl”, di Claudia Fusani

Con un doppio carpiato la Lega salva il soldato Nick. Almeno per le feste di Natale e Capodanno. E nonostante gli annunci di divorzi e addii, è chiaro che c’è ancora un filo che tiene uniti Bossi e Berlusconi.  […]

L’Unità, 22.12.11

 

“L’imbarazzo lumbard sul federalismo fiscale”, di Marco Alfieri

Imposta municipale unica (Imu). Doveva essere la parolina magica del Carroccio, la quintessenza del federalismo fiscale capace di restituire ai comuni padani vessati da «Roma ladrona» soldi freschi da spendere «per la nostra gente». […]

La Stampa, 20.12.11

 

“L’ultima giravolta del partito senza memoria”, di Michele Prospero

Nel dibattito parlamentare sulla manovra è andata in scena una recita a soggetto che per molti mesi ancora accompagnerà la destra. Alla decadenza del confronto pubblico non sembra esserci più argine. […]

L’Unità, 17.12.11

 

“Bossi, il richiamo della foresta”, di Francesco Merlo

Il governo Monti ci ha restituito la Lega nella sua oscena verità. Il Calderoli che urla e fa pernacchie in Parlamento è molto più vero del Calderoli vicepresidente del Senato lodato per la sua correttezza notarile persino da Anna Finocchiaro. […]

La Repubblica, 16.12.11

 

E al Senato scoppia la rissa Lega insulta Schifani e Monti “Vergogna, pagliaccio”, di Francesco Bei

Il capo del governo assiste terreo. Poi risponde “Scusate, valorizzo il Parlamento”. Il presidente del Senato sospende la seduta. Censura per il lumbard Montani. […]

La Repubblica, 15.12.11

 

Alleanze, Bossi “congela” Berlusconi “Sta coi comunisti, ognuno a casa sua”

Ma in prospettiva il leader del Carroccio non chiude al Pdl: “Dipenderà da noi, ora è il momento di aspettare”. Duro il giudizio sul governo Monti: “E’ cattivo, tocca pensioni e vecchietti. E la manovra divide chi l’ha fatta”. […]

La Repubblica, 13.12.11

 

“Anche se alza la voce non è più Lega di lotta”, di Ilvo Diamanti

Il sedicente – e intermittente – “parlamento padano”, riunito da ieri a Vicenza, non ha detto cose nuove rispetto al passato. Bossi e Calderoli, in particolare, hanno ribadito i principali punti del tradizionale programma della Lega. […]

La Repubblica, 05.12.11

 

“Gli imbrogli della Lega”, di Michele Brambilla

Nella nostra candida ingenuità, quando abbiamo saputo che Roberto Cota e Luca Zaia avrebbero disertato l’incontro di domani tra governo e Regioni per partecipare invece alla riunione del «Parlamento del Nord», abbiamo pensato che il nuovo presidente del Consiglio avrebbe più di un motivo per sentirsi offeso. […]

La Stampa, 03.12.11

Scuola: Profumo di novità?

“Proroga di un mese per i piani di dimensionamento”

Lo stabilisce il Miur con una nota del 13 dicembre scorso. Soddisfatta in parte la Flc-Cgil che chiede una proroga di un anno per l’intera operazione. Slitta di un mese il termine per la predisposizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche da parte delle Regioni. […]

La Tecnica della Scuola, 19.12.11

 

Scuola, piano straordinario per il Sud “Più matematica e lavagne digitali”, di Corrado Zunino

Arrivano i primi provvedimenti sulla scuola, un mese e tre giorni dopo l´insediamento all´Istruzione del ministro Francesco Profumo. Saranno formalizzati oggi all´ora di pranzo, dopo l´incontro tra governo e regioni del Sud voluto dal premier Mario Monti: il Patto d´azione e coesione. […]

La Repubblica, 15.12.11

 

Rossi Doria: “E ora voglio Cesare Moreno nella mia squadra”, di Ottavio Ragone

Prima intervista al neo sottosegretario all’Istruzione del governo Monti e annuncia che coinvolgerà l’esperto impegnato come lui nel progetto dei maestri di strada. […]

Arrivano i primi provvedimenti sulla scuola, un mese e tre giorni dopo l´insediamento all´Istruzione del ministro Francesco Profumo. Saranno formalizzati oggi all´ora di pranzo, dopo l´incontro tra governo e regioni del Sud voluto dal premier Mario Monti: il Patto d´azione e coesione. […]

La Repubblica, 11.12.11

 

“Il ministro Profumo alla sua prima uscita”, di Antonio Valentino

E Il mondo della scuola? Liberato di una presenza inadeguata e rovinosa a capo del Ministero, è nella necessità – e forse anche nella condizione – di recuperare un suo ruolo positivo e propositivo. […]

ScuolaOggi, 08.12.11

 

“In lieve calo la dispersione scolastica. Profumo: Non servono altre riforme”, di Alessandra Migliozzi

Nel 2010, secondo i dati diffusi ieri dal Censis, la percentuale dei 18-24enni che hanno smesso di studiare e hanno in tasca solo il titolo di scuola media è passata dal 19,2% al 18,8%. […]

La Stampa, 03.12.11

 

“Dal nuovo Ministro un altro segnale di discontinuità: dopo i genitori incontra gli studenti”, di A.G.

Ha convocato il Forum nazionale delle associazioni studentesche, a cui partecipano i rappresentanti delle scuole superiori. Ha promesso loro che si impegnerà per istituire una legge sul diritto allo studio, migliorare lo stato dell’edilizia, della didattica e della valutazione. Gli studenti saliranno al Miur ogni due mesi. […]

La Tecnica della Scuola, 01.12.11

 

“Non tutto è perduto: Marco Rossi Doria al Miur riaccende la speranza”, di Federico Niccoli

Finalmente, nelle polverose stanze di viale Trastevere arriva uno che di “strada” ne ha percorsa tanta nei quartieri spagnoli di Napoli. […]

ScuolaOggi, 30.11.11

Scuola: concorso sì, concorso no

“Scuola, tutti i dubbi sul concorsone”, di Paola Fabi

Sulle nuove assunzioni qualche perplessità è fondata: quanti insegnanti andranno in pensione? La scuola riapre le porte agli insegnanti più giovani. […]

Europa Quotidiano, 21.12.11

 

“Attenti a non cadere nel finto giovanilismo”, di Mimmo Pantaleo

Se non è uno spot pubblicitario è un’ottima intenzione. L’annuncio del ministro Profumo di un maxi concorso per 300mila candidati a un posto da docente nella scuola italiana è un’ottima notizia, perché reintrodurrebbe dopo 12 anni lo strumento del concorso pubblico come forma legittima di reclutamento, riconoscendone la valenza legislativa che gli conferisce la normativa vigente. […]

L’Unità, 21.12.11

 

“”Servono giovani prof”. Concorso per 300 mila”, di Raffaello Masci

Aprire la scuola ai giovani, varare subito un maxi-concorso al quale potrebbero essere interessati 300 mila aspiranti professori. […]

La Stampa, 20.12.11

Scuola: l’amara eredità di Mariastella

“Caserta, il boom delle “paritarie” per ogni scuola pubblica due private”, di Mario Reggio

Viaggio nella provincia che detiene il primato nazionale degli istituti paritari: quasi quattrocento contro i 217 statali. […]

La Repubblica, 19.12.11

 

“ISTAT, sale il numero di studenti. Ma non alle superiori”

Pubblicato l’Annuario statistico italiano 2011: nel 2010 rilevati 15mila iscritti in più rispetto all’anno precedente. Nella secondaria di secondo grado gli allievi si sono ridotti dello 0,4%. In assoluto un italiano su tre ha il diploma, solo l’11% ha la laurea. […]

La Tecnica della Scuola, 18.12.11

 

“Anni di tagli, le “pubbliche” calano, boom di iscritti alle scuole paritarie”, di Salvo Intravaia

Pubblicati i dati dell’Ufficio Statistica del Ministero. Negli scorsi sei anni incremento alle “private” del 10%. Il taglio dei servizi per carenze di fondi (e la minor assistenza agli alunni disabili) la causa principale. […]

La Repubblica, 17.12.11

 

“Classi sovraffollate, disabili penalizzati ecco i numeri della gestione Gelmini”, di Salvo Intravaia

Il criterio della trasparenza reintrodotto dal ministro Profumo fa emergere le proporzioni di quanto accaduto negli ultimi tre anni. Nel 2008/2009 le classi con oltre 25 alunni erano l’11,6% oggi sono il 17,3%. […]

La Repubblica, 13.12.11

 

“Crolla la formazione professionale”, di Emanuela Micucci

Meno abbandoni. Pochi iscritti alla formazione professionale. Calo dei frequentanti e delle risorse alle scuole per adulti. Il Censis fotografa la dispersione scolastica italiana nel 45° Rapporto annuale, presentato venerdì a Roma (www.censis.it). […]

ItaliaOggi, 06.12.11

 

“Il maestro unico? Non è d’aiuto”, di Giovanni Scancarelli

Con il ritorno al maestro unico alle elementari, le cose potrebbero peggiorare alle medie. I ritmi e le peculiarità delle personalità in crescita sono molto più complessi di quanto non si pensasse al tempo, magari, della formulazione dei programmi della scuola media. […]

ItaliaOggi, 06.12.11

 

“Il colpo di coda di Mariastella”, di Marina Boscaino

Profluvi di parole. La Rete pullula di appelli, lettere aperte, messaggi indirizzati al neo ministro Profumo. Associazioni di genitori, studenti, insegnanti, coordinamenti, precari, tutti – in una liberatoria grafomania digitale – danno voce a un’ansia comunicativa naturale risultanza di 3 anni e mezzo di autoreferenzialità ministeriale: il periodo di più assoluto blocco della comunicazione tra “testa” (per modo di dire) e gambe dell’apparato scolastico. […]

Il Fatto Quotidiano, 30.11.11

 

“Bambini, l’inglese è a rischio. Senza docente 15 mila classi”, di Salvo Intravaia

Nessuno sa come verrà assicurato a 300 mila alunni l’insegnamento della prima lingua veicolare d’Europa. […]

La Repubblica, 30.11.11

 

“Meno precari, ma solo in religione”, di Mario D’Adamo

Il dato, occultato nella precedente gestione, emerge dal rapporto del ministero sul 2009/2010. É l’unica categoria passata tutta a tempo indeterminato. […]

ItaliaOggi, 29.11.11

 

“I tagli hanno distrutto le medie”, di Alessandra Ricciardi e Giovanni Scancarello

É l’anello più delicato del sistema d’istruzione e che la politica ha trattato peggio negli ultimi decenni, la scuola media. Ed è da lì che si deve ripartire. […]

ItaliaOggi, 29.11.11

La scuola che vogliamo

La premialità paga se c’è consenso”, di Giovanni Scancarello

La premialità paga solo se condivisa e fatta a regola d’arte. Parola di Barbara Ischinger direttore education dell’Ocse, intervenuta al convegno sulla valutazione dei docenti svoltosi al CNR di Roma lo scorso 7 dicembre, alla presenza del neo ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Tutti d’accordo sulla necessità di valutare i docenti. […]

ItaliaOggi, 13.12.11

 

“Ma a qualcuno interessa educare noi insegnanti?”, di Christian Raimo

Ci sono due rischi quando si parla di scuola. Il primo è di venir abbacinati dall´emergenza, le legittime proteste per gli edifici fatiscenti, le classi pollaio, gli stipendi miserrimi… Il secondo è che la crisi dell´educazione passi per un tema da addetti ai lavori e non per una responsabilità di tutti. […]

La Repubblica, 09.12.11

 

“Torna la scuola reale”, di Fabrizio Dacrema

Archiviato l’ultimo governo Berlusconi, la nuova fase politica si giocherà su questa affermazione del nuovo premier: “Il vero costo della politica è aver guardato per decenni al consenso e non al futuro delle nuove generazioni”. […]

ScuolaOggi, 09.12.11

 

“L’OCSE promuove la valutazione italiana… anzi no (Un Profumo “smart”)”, di Red Rom da ScuolaOggi

Parterre delle grandi occasioni, quello allestito dal MIUR il 7 dicembre al CNR, a Roma, per parlare di valutazione di sistema, soprattutto dei progetti sperimentali che lo stanno implementando, e di ciò che l’Europa ci chiede nelle ormai famose domande n. 13 e 14 rivolte al Governo italiano, che riguardano direttamente la valutazione delle/nelle scuole. […]

ScuolaOggi, 08.12.11

 

«Essenza», di Marina Boscaino

Bisogna dire che – da un certo punto di vista – si tratta di un gioco da ragazzi: succedere all’immeritevole Gelmini, rea – oltre che di una delle operazioni più devastanti a carico della scuola pubblica italiana – anche di una serie di gaffe epocali, determinate sostanzialmente da una assoluta mancanza di conoscenza e da un mix esplosivo di protervia e incoscienza, non è esattamente un’impresa titanica. Ci vuole poco. […]

www.pavonerisorse.it, 04.12.11

 

“Contro l’abbandono, la Ue raccomanda l’innalzamento dell’obbligo”

Scuola dell’obbligo fino a 18 anni in tutta Europa, e creazione di scuole di ’seconda opportunità’: sono queste, secondo i deputati europei, le misure necessarie per ridurre il tasso di abbandono scolastico nell’Ue. […]

Tuttoscuola, 04.12.11

 

“Un giorno sarai ministro”, di Mila Spicola

Il giorno dopo la presentazione del governo di Mario Monti mi ero svegliata con un proposito. Entrare in classe e dire: «Studiate, ragazzi, dai. Chi studia viene premiato. Potreste diventare persino ministri ». […]

L’Unità, 30.11.11

 

Cronache dalla scuola

“E se l’ Europa …ricominciasse dalla scuola” di Pippo Frisone

Sembrano passati anni luce dal Trattato di Lisbona. La spinta propulsiva dell’euro, la caduta del muro , l’allargamento da 15 a 27 Stati sembrano svanire con la crisi finanziaria, schiacciati dallo spread e dalla recessione, in un’ Europa senz’anima, senz’inno e senza bandiera. […]

ScuolaOggi, 20.12.11

 

“Presidi: più che un concorso, il gioco delle porte girevoli”, di Mario D’Adamo

Il 14 e il 15 dicembre in tutti i capoluoghi di regione si sono svolti gli scritti del concorso di dirigente scolastico, al quale hanno partecipato non solo i candidati che avevano superato la preselezione del 12 ottobre ma anche quelli che non l’avevano superata. […]

ItaliaOggi, 20.12.11

 

“Un diplomato su due pentito della scelta”, di Lorenzo Salvia

Forse a quell’età è inevitabile essere scontenti se non proprio arrabbiati. Ma non basta la variabile generazionale a spiegare il pentitismo di massa della scuola italiana. […]

Il Corriere della Sera, 15.12.11

 

“Bologna, giudice risarcisce insegnanti precari Il ministero dovrà pagare un milione di euro”, di Davide Marceddu

Un maxi-risarcimento per i precari che potrebbe valere quasi un milione di euro. Il Tribunale del lavoro di Bologna ha condannato in primo grado il ministero dell’Istruzione al risarcimento di 31 insegnanti precari della provincia, che la scorsa primavera avevano presentato un ricorso patrocinato dal sindacato autonomo degli insegnanti, Gilda. […]

Il Fatto Quotidiano, 14.12.11

Università e ricerca

“Ricerca, la qualità non è un’opinione”, di Pietro Greco

Ha ragione il ministro Francesco Profumo: la valutazione deve entrare nel Dna del nostro sistema di ricerca e di istruzione superiore, se vogliamo migliorarlo. […]

L’Unità, 21.12.11

 

“Protesta mondiale. Il rettore annulla il concorso dubbio”, di Miriam Massone Raphael Zanotti

Numerose irregolarità. Tra le quali quella di non aver tenuto conto degli indici bibliometrici con i quali, di solito, si valuta il valore di un ricercatore. […]

La Stampa, 17.12.11

 

Università, Pd: bene approvazione unanime a modifiche riforma Gelmini

Ghizzoni: introdotto anche adeguamento stipendiale per ricercatori assunti nel 2010. “Per la prima volta la commissione Cultura ha votato all’unanimità il parere di modifica ai decreti legislativi applicativi della riforma Gelmini. […]

15.12.11

 

“L’università dimenticata”, di Luciano Modica

Caro ministro Profumo, l’università italiana vive da dieci anni una situazione sempre più difficile. Lei ne è una figura autorevole e non c’è quindi bisogno di illustrarle i dati oggettivi che sono reperibili in qualunque analisi internazionale indipendente: una cronica carenza di finanziamenti, soprattutto per le infrastrutture e per la ricerca […]

Europa Quotidiano, 10.12.11

 

“Il nepotismo si batte con regole valide per tutti gli atenei italiani”, di Andrea Rossi

Le racconto il mio primo giorno al Cnr. Arriva un impiegato con un faldone di telegrammi da firmare. Da buon ligure chiedo quanto costa. E lui: 500 euro ciascuno. […]

La Stampa, 09.12.11

 

“Università: valutare come nel resto d’Europa”, di Giunio Luzzato

Un tema decisivo per il sistema universitario italiano è rappresentato dalla valutazionen di esso attraverso l’entrata in funzione della Agenzia Nazionale a ciò preposta (ANVUR). […]

L’Unità, 06.12.11

 

“Pensionati ma baroni: rettori inamovibili”, di Gian Antonio Stella

C’è da sperare che laggiù ad Austin, nel Texas, dove a 26 anni ha una cattedra universitaria in matematica vinta senza concorsi pilotati o spintarelle di baroni, Alessio Figalli non veda il Secolo XIX . Altrimenti, ammesso abbia qualche rimpianto per Roma, ci penserebbe settanta volte sette prima di tornare. […]

Il Corriere della Sera, 30.12.11

Cultura: l’opportunità per il Paese

Il Louvre: «Vi dimostriamo che la cultura rende», intervista a Hervé Barbaret di Stefano Miliani

Con 8,7 milioni di visitatori nell’ultimo calcolo annuale, il Louvre stacca tutti i musei del globo: il British Museum di Londra segue a 5,8 milioni,il Metropolitan di New York 5,2, la Tate Modern londinese a 5 milioni. […]

L’Unità, 16.12.11

 

Spettacolo, la riforma necessaria

Pubblichiamo qui di seguito l’appello al ministro per i Beni e le attività culturali, Lorenzo Ornaghi, per il varo di una legge quadro sullo spettacolo che preveda tra l’altro incentivi fiscali in favore di un settore in sofferenza. […]

Il Corriere della Sera, 14.12.11

 

Cultura, la sfida del Pd e il ministro promette meno tasse”, di Luca del Fra

«Non siamo un partito demagogico o ideologico, ma pretendiamo di avere un progetto, su cui vogliamo confrontarci con il mondo della cultura, che deve essere centrale vita del Paese», sono le parole di Pierluigi Bersani che accendono l’interesse della gremitissima platea degli Stati Generali della cultura del Pd. […]

L’Unità, 05.12.11

 

Bersani: “Un nuovo patto civile per la ricostruzione”

“E’molto più difficile superare il berlusconismo che far uscire dal governo Berlusconi e Bossi. Il PD non fa il verso al berlusconismo. Noi facciamo l’inverso perché siamo alternativi a quel sistema di valori senza se e senza ma”. Pier Luigi Bersani chiude gli Stati generali della Cultura. […]

www.partitodemocratico.it, 04.12.11

 

“La scommessa del Pd: investire sulla cultura per far ripartire il Paese”, di Maria Zegarelli e Luca Del Frà

Le Officine Marconi sono fuori dalla città e dal suo cuore pulsante. Una ex fabbrica, quale luogo migliore per assemblare i tanti pezzi che compongono la macchina della cultura, mai così in sofferenza come in questi anni dove c’è stato chi la considerava addirittura superflua, perché “non si mangia”. […]

L’Unità, 04.12.11                           

 

L’Italia torni ad essere fabbrica di cultura. Relazione introduttiva di Matteo Orfini

Grazie a tutti voi per aver scelto di dedicare questo fine settimana alla nostra riflessione. Comincia oggi l’ultima tappa di un percorso lungo e impegnativo, che ha attraversato più di settanta città, mettendo la cultura al centro dell’agenda politica del Partito democratico. […]

www.partitodemocratico.it, 03.12.11

 

“Ci salveremo con la cultura”, di Federico Orlando

Fermo al semaforo, guardo il manifesto che annuncia da questa mattina, per tre giorni, il convegno nazionale del Pd sulla cultura. Nel frattempo, la radio trasmette in diretta la relazione del ministro degli esteri Giulio Terzi in una sede parlamentare. […]

Europa Quotidiano, 02.12.11

 

“Predoni dell’arte, impuniti per legge”, di Gian Antonio Stella

«Italia, saccheggio del paradiso dell’arte». Il nuovo ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi si stampi in testa questo titolo del Mundo. E cambi finalmente, subito, una legge infame. […]

Il Corriere della Sera, 01.12.11

 

PD 3 e 4 dicembre a Roma: Stati generali della Cultura

Sabato 3 e domenica 4 dicembre si terranno a Roma gli Stati generali della Cultura. Un appuntamento, organizzato dal PD dopo i lavori di oltre settanta assemblee svoltesi in tutta Italia, nel corso del quale professionisti e operatori della cultura e dello spettacolo, esperti, studiosi, associazioni e forze sociali si confronteranno sulle prospettive del settore affinché l’Italia torni ad essere fabbrica di cultura, laboratorio di innovazione e creatività. […]

www.partitodemocratico.it, 01.12.11

Frequenze TV: prevalgano giustizia ed equità

La rabbia di Berlusconi ” Nuove regole per colpirmi”, di Goffredo De Marchis

Adesso Berlusconi è disperato. Più di Monti. «Questa sì che è una legge ad personam, una ritorsione contro di me. Voglio vedere come si attirano gli investimenti stranieri in uno Stato che cambia le regole in corsa».  […]

La Repubblica, 19.12.11

 

“Frequenze TV asta avanti tutta”, di Stefano Balassone

A tutti è chiaro che le frequenze dovevano essere assegnate al monopolio bicipite di Rai e Mediaset per consolidare gli assetti del mercato della pubblicità televisiva e arricchire il valore patrimoniale dell’azienda di proprietà del leader del centrodestra italiano. […]

L’Unità, 18.12.11

 

“La vittoria della ragione”, di Giovanni Valentini

È una vittoria del buon senso, prima ancora che della politica, quella ottenuta ieri alla Camera sull´asta delle frequenze televisive. […]

La Repubblica, 17.12.11

 

“Sì del governo agli odg sull’asta per le frequenze tv”

Il governo ha accolto nell’aula della Camera due ordini del giorno analoghi, di Idv, Lega eed esponenti del Pd, che lo impegna ad annullare l’assegnazione gratuita delle frequenze Tv, e a indire una successiva asta “a titolo oneroso”. […]

La Repubblica, 16.12.11

 

“Libera concorrenza in libero stato”, di Luca Landò

A pensar male ci si azzecca sempre, diceva Andreotti. E i cattivi pensieri hanno cominciato a decollare dopo la frase pronunciata ieri da Silvio Berlusconi commentando la possibilità di vendere all’asta le frequenze liberate nel passaggio dall’analogico al digitale: «Non ho un’opinione – ha detto in margine al vertice Ppe di Marsiglia – ma temo che se ci fosse una gara sulle frequenze potrebbe essere disertata da molti». […]

L’Unità, 09.12.11

 

“Frequenze TV: non è tempo di gare di bellezza”, di Luca Landò

Azzerare è possibile. Lo chiedono tre partiti (Pd, Idv e Fli), lo sostiene Paolo Gentiloni, ex ministro di Prodi per le Comunicazioni, lo caldeggia l’appello lanciato in rete da Articolo 21. […]

L’Unità, 07.12.11

 

“Tv, quel regalo da 16 miliardi”, di Giovanni Valentini

Vi sembrano pochi, in questi tempi di vacche magre o magrissime, 16 miliardi di euro? Sono più di quelli – soltanto 11, si fa per dire – dell´ultima manovra d´emergenza chiesta dall´Unione europea al nostro Paese. […]

La Repubblica, 02.12.11

RAI: un servizio pubblico a pezzi

“Un supermanager alla Rai”, di Goffredo De Marchis

«La legge Gasparri non funziona, così la Rai è ingestibile». Da due settimane Mario Monti ha sul tavolo il corposo dossier che gli hanno consegnato il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale Lorenza Lei durante il lungo incontro che precedette l´apparizione del premier a “Porta a porta”. Il Professore si è già fatto un´idea. […]

La Repubblica, 21.12.11

 

“Il Tg1, l´ipotesi Maccari e l´ammuina della Lei”, di Francesco Merlo

Nessun giornalista che abbia rispetto di se stesso e del Tg1 può accettare la nomina a direttore reggimoccolo, a professionista di scorta, proconsole per soli 49 giorni, record nella storia degli scaldasedia. […]

La Repubblica, 11.12.11

 

Minzolini a processo per peculato “In 14 mesi spesi 65 mila euro”, di Elsa Vinci

«Sessantacinquemila euro di spese non giustificate». Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, è stato rinviato a giudizio per peculato, ovvero conti di ristorante pagati per 14 mesi con la carta di credito Rai. […]

La Repubblica, 07.12.11

 

Minzolini in caduta libera il Tg3 sorpassa il Tg1, di Curzio Maltese

L´altra sera il Tg1 di Augusto Minzolini ha toccato un record d´inabissamento da far invidia al vecchio Enzo Maiorca, il 16 per cento di share e poco più di quattro milioni di spettatori. Molto meno del Tg5, ma perfino meno del Tg3. […]

La Repubblica, 30.11.11

Forti e preoccupanti segnali di razzismo

“Siamo tutti senegalesi”, di Adriano Sofri

Mi ero infilato – era facile, loro sono altissimi, io no – nel gruppo di senegalesi più arrabbiati. Scandivano i loro slogan sotto il palco, mentre dal palco li esortavano alla calma. […]

La Repubblica, 20.12.11

 

«Fermiamo il razzismo ora», di Vladimiro Frulletti

Ha il sorriso aperto e sfrontato di una ragazzina di 13 anni. Le brillano gli occhi. Chissà quante volte avrà guardato quella foto, Samb Modou. […]

L’Unità, 18.12.11

 

“Quelle parole che fomentano la paura”, di Gianni Biondillo

Non chiedetemi di entrare nella mente dell’assassino. Ci penseranno i criminologi di grido a sbizzarrirsi negli show televisivi. Parleranno di follia, di impulso criminale, analizzeranno la triste storia personale del sicario suicida. […]

L’Unità, 14.12.11

 

Firenze, Bersani: “Razzismo e violenza un pericolo reale”

Impegnamoci tutti ad alzare la soglia della vigilanza, della repressione e della battaglia culturale.  […]

www.partitodemocratico.it, 13.12.11

 

«Torino non può accettare questa violenza», intervista a Piero Fassino di Simone Collini

Per Piero Fassino quanto avvenuto sabato sera alle Vallette è «inaccettabile» e i responsabili dovranno essere chiamati a risponderne. […]

L’Unità, 12.12.11

Se non le donne, chi?

“Le donne riconquistano la piazza “Solo con noi si esce dalla crisi” , di Benedetta Tobagi

Il movimento aveva già dato chiari segnali di voler continuare a partecipare a pieno titolo al dibattito pubblico nel corso dell´anno. […]

La Repubblica, 12.12.11

 

“La nostra forza”, di Francesca Izzo

In questi giorni si sono levate alcune voci per chiedere a Se non ora quando? se era davvero opportuno convocare una manifestazione-concerto delle donne nel pieno di una crisi drammatica e all’indomani di una manovra del governo che ha creato profondi disagi in molte famiglie. […]

L’Unità, 11.12.11

 

«Abbiamo la pretesa di esserci e di contare dove si decide il futuro», intervista a Chiara Saraceno di Mariagrazia Gerina

Stavolta è più dura del 13 febbraio, quella era una manifestazione contro Berlusconi, uno volgare che è chiaro cosa faceva di male, ora invece si tratta di combattere contro qualcosa di più insidioso, la marginalizzazione delle donne competenti e dei nostri interessi, caduti fuori dall’agenda politica ed economica», avverte Chiara Saraceno, sociologa, che domani parlerà dal palco di Se non ora quando, come studiosa e come militante. […]

L’Unità, 10.12.11                       

 

Le donne si riprendono le piazze “Più potere per uscire dalla crisi”, di Anna Bandettini

“Caro Monti, siamo stanche di pagare il prezzo più alto”. L´ambasciatore Usa: solidali con voi. Contro il governo Berlusconi furono un milione: madri, figlie, ragazze, lavoratrici, professioniste italiane che il 13 febbraio scorso a Roma, e in oltre cento piazze italiane e straniere, chiedevano dignità e rispetto a una classe politica che ogni giorno le offendeva e offendeva il paese. […]

La Repubblica, 10.12.11

 

“Mai più senza le donne”, di Cristina Comencini

Perché «Se non ora quando?» ha indetto una manifestazione l’11 dicembre? Proprio ora che il governo Berlusconi è stato sostituito da un altro governo? […]

L’Unità, 07.12.11

Letture per aprire la mente

“Thyssen, quei soldi in cambio del perdono”, di Gad Lerner

LA Thyssenkrupp è in cerca di attenuanti dopo la pesante condanna per omicidio volontario inflitta ai suoi manager per il rogo del 2007, nel quale morirono sette operai. […]

La Repubblica, 22.12.11

 

“La corruzione e il potere ingiusto”, di Carlo Galli  

A livello politico, la corruzione è la deviazione del potere dalle finalità che gli vengono assegnate dalla civiltà moderna. Che consistono nell´amministrare impersonalmente e imparzialmente, e nel riconoscere e tutelare i diritti individuali e collettivi in un contesto di legalità, di certezza, di uguaglianza, di prevedibilità.  […]

La Repubblica, 22.12.11

 

“In difesa della politica”, di Francesco Piccolo

L’ossessione per Berlusconi è stata prontamente sostituita dall’ossessione per la Casta. C’era un improvviso vuoto di rabbia da sfogare, ed è stato semplice e rapido occuparlo. […]

L’Unità, 21.12.2011

 

“L’egosimo delle corporazioni”, di Nadia Urbinati

Il Governo Monti è come altri governi in passato condannato a fare i conti con la più profonda anomalia italiana: uno stato di diritto moderno appoggiato su una società civile composita, in parte liberale e in parte strutturata per gilde di tipo feudale. […]

La Repubblica, 21.12.11

 

“Quei dubbi sul ruolo dell’Europa”, di Lucia Annunziata

Quanto pronta è la classe dirigente del Paese ad accettare l’attuale governo Monti? Pronta, ma non senza qualche seria riserva. Con un po’ di immaginazione, e una certa forzatura, potrebbe essere letta così l’indagine sull’Europa presentata ieri a Roma nella sede della Rappresentanza Italiana della Commissione Ue, – stanze di solito vuote, riempite ieri, nel giusto segno dei tempi, da giornalisti e osservatori. […]

La Stampa, 20.12.11

 

“Tre donne per una riforma”, di Chiara Saraceno

Tre donne hanno nelle proprie mani una delle questioni più calde della politica italiana, la riforma del mercato del lavoro e il futuro dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori: la ministra del welfare, la presidente di Confindustria, la segretaria generale del massimo sindacato italiano. […]

La Repubblica, 20.12.2011

 

“I privilegi della Chiesa le ambiguità della legge”, di Miguel Gotor

Le polemiche sul pagamento dell´Ici da parte della Chiesa cattolica lasciano riaffiorare un fascio di atteggiamenti antichi. Da un lato c´è l´impuntatura anticlericale, carica di pregiudizi e di non poca disinformazione; dall´altro, la chiusura a riccio del fronte clericale che vede nella semplice sollevazione della questione un´aggressione alla Chiesa come istituzione. […]

La Repubblica, 18.12.11

 

“Un professore senza allievi”, di Sergio Romano

Gli ostacoli, piccoli e grandi, che il governo Monti ha trovato sulla sua strada dimostrano quanto fosse fragile e spesso ipocrita il fronte della solidarietà nazionale che sembrava essersi costituito all’inizio del suo mandato. […]

Il Corriere della Sera, 15.12.11

 

“Serve un Keynes per salvare il Belpaese”, di Salvatore Settis

Ambiente, paesaggio e beni culturali in tempo di crisi: a governo tecnico, qualche appunto tecnico. Primo: ancora più fragile dell´economia italiana è il suolo della Penisola. […]

La Repubblica, 15.12.11

 

“Dalla manovra un’occasione per la politica”, di Irene Tinagli

Nonostante la durezza della manovra e i malumori che ha sollevato, molti italiani continuano ad avere fiducia in questo governo. Forse perché erano stanchi di urla, liti e insulti, o di sudare freddo ad ogni meeting internazionale per il timore di essere derisi e di essere irrilevanti in decisioni chiave. […]

La Stampa, 14.12.11

 

“Con la crisi tornano i veleni peggiori”, di Gianni Riotta

Esiste un nesso tra la crisi del debito europeo, l’impotenza dei summit malinconici e la strage dei due senegalesi a Firenze, Samb Modou e Diop Mor, con il killer Gianluca Casseri? […]

La Stampa, 14.12.11

 

“Il bisogno di giustizia sociale”, di Massimo Giannini

Monti l´aveva annunciato: questo governo sarà costretto a rinunciare a certe liturgie, molto gradite nel passato. Ma la rottura che si è consumata con i sindacati è qualcosa di più di un semplice strappo al metodo della concertazione. […]

La Repubblica, 12.12.11

 

L’informazione nel dopo Berlusconi

Tra curiosità e necessità di una riconversione. Interviste a Stefano Menichini, Claudio Sardo e Antonio Padellaro. […]

www.partitodemocratico.it, 07.12.11

 

“Le lacrime e le parole”, di Barbara Spinelli

Tendiamo a dimenticare che in tutti i monoteismi, il cuore non è la sede di passioni o sentimenti sconnessi dalla ragione. Nelle tre Scritture, compresa la musulmana, il cuore è l´organo dove alloggiano la mente, la conoscenza, il distinguo. […]

La Repubblica, 06.12.11

 

“Il sentiero stretto”, di Ezio Mauro

«Siamo stati chiamati per salvare l´Italia, davanti a una crisi gravissima. Insieme ce la faremo». Mario Monti è partito da questo drammatico appello rivolto direttamente ai cittadini per annunciare la manovra da 30 miliardi che il governo ha varato ieri, 17 giorni dopo il suo insediamento. […]

La Repubblica, 05.12.11

 

“Come evitare la catastrofe”, di Mario Pirani

Mi torna alla mente una scritta che qualche tempo fa vidi su un muro di Trastevere a Roma: “Contro la crisi annamo a rubbà!”. […]

La Repubblica, 04.12.11

 

“L´ossigeno della Bce”, di Eugenio Scalfari

Nell´intervento di ieri, parlando della crisi attuale dinanzi all´Europarlamento, Mario Draghi così ha concluso: «La Bce può fare il prestatore di ultima istanza solo per le banche solventi. […]

La Stampa, 02.12.11

Ancora uno sfregio alla cultura: crollo negli scavi di Pompei

È caduto uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio II, Insula II) negli Scavi di Pompei. Lo comunica la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Il fatto si è appreso a seguito di una verifica. Sul posto è in corso un sopralluogo alla presenza delle forze dell’ordine. La casa, detta di Loreio Tiburtino, appartenne a D. Octavius Quartio, come prova l’anello-sigillo rinvenuto presso l’ingresso. In parte, come sottolinea la Soprintendenza archeologica, c’è l’impianto originario (II sec. a.C.): nell’atrio, fulcro dell’abitazione, si affacciano le stanze da letto e il triclinio. La parte verso l’Anfiteatro, ristrutturata dopo il 62 d.C., conserva un giardino immerso tra verde e specchi d’acqua, ad imitazione delle dimore fuori città, secondo la moda ‘del vivere in villa’.

Lo spazio verde della casa si articola in due lunghe vasche (euripi) disposte a ‘T’. L’euripus superiore, porticato, era decorato da statue allusive all’Egitto, patria della dea Iside: al centro presenta un sacello con fontane, in fondo un doppio letto per pasti all’aperto ed una nicchia che imita una grotta, con affreschi mitologici. L’euripus inferiore, diviso in tre bacini (forse per pesci), attraversa tutto il giardino ed era percorso da viali pergolati, di recente ripristinati.

I crolli pompeiani, perché si è pensato più ad esempio all’anfiteatro e a progetti discussi che alla manutenzione quotidiana e poco appariscenti, sono iniziati un anno fa, con Bondi ministro dei beni culturali. Sono proseguiti con il suo successore per meno di un anno, Galan, ora Ornaghi deve affrontare il problema. Sono almeno avviate procedure per assunzioni di tecnici.

da unita.it

"Effetto-Napolitano: le liti sull’articolo 18 si sgonfiano", di Mariantonietta Colimberti

Tanto rumore per nulla. Giorni di polemiche, parole durissime e sindacalisti uniti in piazza, allarme rosso nel Partito democratico vittima designata delle riforme con difficili risvolti sociali, addirittura il presidente della repubblica che intima che «si blocchi sul nascere ogni esasperazione polemica».
Tutto senza motivo, perché in realtà la ministro Fornero non ha in mente «nulla di particolare che riguardi l’articolo 18». È «caduta in trappola nell’intervista» rilasciata al Corriere della Sera, «a causa della mia inesperienza e ingenuità». Poi l’immancabile stoccatina ai giornalisti, che «sono bravissimi a tendere trappole».
La colpa, quindi, di questi quattro giorni di nervi a fior di pelle è di Enrico Marro, che domenica ha intervistato la ministro. Se si sia trattato di marcia indietro suggerita da Mario Monti («è un falso problema», aveva mandato a dire), dalle reazioni dei sindacati, dalla moral suasion di sotterranee diplomazie partitiche, da tutti questi elementi insieme o davvero soltanto dal sincero rammarico per non essersi ancora dotata di un astuto addetto stampa, non è dato saperlo.
Certo che le parole della Fornero a Porta a Porta hanno del clamoroso. Qualche ora prima era arrivato l’altolà insolitamente duro di Pier Luigi Bersani, dettato anche dalla necessità di non allargare il fossato tra i sindacati e il partito che più ritiene di voler rappresentare i lavoratori: «Roba da matti toccare l’articolo 18 – aveva detto il segretario del Pd – il governo lo capirà, dovrà capirlo. Le priorità sono le grandi questioni sociali, deve concentrarsi su questo». Nonostante le acque agitate – a questo punto inutilmente – sull’articolo 18, la giornata di ieri è stata importante sotto il profilo politico-istituzionale.
Perché i massimi vertici dei partiti hanno mostrato di raccogliere appieno l’invito contenuto nel discorso, denso quanto inequivocabile, di Napolitano alle alte cariche dello stato il giorno prima. Il presidente aveva espresso apprezzamento per il «clima più disteso che si intravede nei rapporti politici», clima «da consolidare, anche per creare condizioni più serene in vista di una competizione elettorale e del successivo, normale svolgimento della dialettica democratica».
Ma Napolitano aveva lasciato chiaramente capire di ritenere indispensabile un maggior impegno e coinvolgimento dei partiti che sostengono il governo, una sorta di assunzione di responsabilità, pur se indiretta. E ieri a palazzo Chigi sono andati prima Silvio Berlusconi a colazione, poi nel pomeriggio Pier Luigi Bersani, che già in mattinata aveva risposto a chi gli chiedeva di un possibile vertice dei leader sulle riforme istituzionali: «Non ho nessun problema a incontrare Alfano e Casini. Serve un’agenda di riforme sulla quale le forze politiche devono impegnarsi e poi far lavorare i gruppi parlamentari».
Con Monti Bersani ha parlato delle priorità che saranno affrontate a gennaio: crescita e liberalizzazioni. Al welfare si penserà in un momento successivo, con equilibrio e metodo. Quanto all’istituzione di una «cabina di regìa» ipotizzata da Berlusconi, il leader del Pd l’ha liquidata: «C’è già un regista, lasciamo stare le cabine…».
Più possibilista Pierferdinando Casini: «Mi auguro che Pd e Pdl passino dal patto segreto, che non so se c’è, al patto palese, che mi auguro ci sia» ha detto a Unomattina.

da Europa Quotidiano 22.12.11

Bersani: “Il problema dell’Italia non è licenziare, ma far lavorare le persone"

“La riforma del mercato del lavoro ci vuole ma oggi il problema dell’Italia non è buttar fuori la gente, il problema è come si entra nel mondo del lavoro, come si crea lavoro, come si rende il lavoro meno precario, servono ammortizzatori sociali moderni, perciò bisogna partire da lì e poi fare la sintesi, non discutendo sui giornali. Il governo e le forze sociali si parlino”. Questa la posizione del PD, chiarita dal Segretario nazionale Pier Luigi Bersani.

Riguardo la discussione sull’articolo 18, Bersani ha spiegato: “Nel PD la sintesi c’è, è nei documenti approvati in Assemblea, se nel PD si discute, non significa che ci si divida, questa tesi è destituita di fondamento. Il PD quando è ora c’è ed è solido”.
La strada maestra è dunque quella del dialogo. “La querelle sull’articolo 18 è un falso problema”, come dice anche il presidente del Consiglio Mario Monti.

“Il PD è unito sul fatto che l’articolo 18 non è l’elemento che non fa crescere l’economia”, ha detto il vicesegretario del Partito Democratico, Enrico Letta, intervenendo durante la trasmissione Matrix. “Tutti noi passiamo il tempo incontrando artigiani, imprenditori, aziende in crisi, in ogni parte del Paese e non abbiamo mai sentito menzionare l’articolo 18 come il problema da risolvere”.

Al contrario, Letta ha citato “lo Stato che non paga i debiti, appesantito dall’apparato burocratico e che costa troppo. Sono i grandi licenziamenti collettivi quelli di cui occuparsi in questo momento, guardando ai licenziamenti individuali per affrontarli attraverso un meccanismo di ammortizzatori sociali”.

Altro tema da affrontare, sul quale il PD ha sempre insistito è quello del costo del lavoro: “Il lavoro a tempo indeterminato deve essere quello più vantaggioso, bisogna far pagare di più il lavoro precario, così da renderlo svantaggioso per le imprese”.

Secondo una indagine compiuta dalle Camere di commercio sul tema della domanda e dell’offerta di lavoro, emerge che il vero guaio, per le imprese italiane non è tanto quello dei licenziamenti, dell’articolo 18, o della flessibilità in uscita, ma la mancanza di prospettive a breve termine. Luisa Grion, in un articolo sul quotidiano La Repubblica ha riportato quello che dicono le aziende italiane e che emerge con chiarezza se si guarda all`ultimo Rapporto Excelsior Unioncamere. A frenare l`assunzione è la mancanza di nuove commesse (5,7%) o l`incertezza e la domanda in calo (14,1%), quindi nel 20 %dei casi sono le condizioni di mercato a dettare la strategia. Ecco perché non ci si lancia in nuove assunzioni: il reintegro del dipendente licenziato senza giusta causa c`entra poco e niente.

Che non sia l`articolo 18 a determinare la politica del lavoro di una azienda lo conferma anche Mario Sassi, responsabile del Welfare per la Confcommercio. “A bloccare le assunzioni sono il costo del lavoro e la crisi dei consumi – afferma – in assenza di queste due condizioni non ci può essere occupazione”.

“Due sono i temi che dovremo affrontare – ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici – il primo è la crescita. Senza crescita non c’è lavoro per nessuno. Il secondo è affrontare la questione di chi ha perso il posto di lavoro, non riesce a ritrovarlo e vede finire gli ammortizzatori sociali. Bisogna fare in modo che finisca la dissipazione di energie e di risorse costituita dal lavoro precario”, ha concluso.

Altra questione importante è quella dei salari italiani, analizzata da Barbara Corrao in un articolo su Il Messaggero, nel quale cita la ricerca “Taxing wages” dell’Ocse, che fotografa anno per anno lo stato delle retribuzioni in ognuno dei Paesi membri dell`organizzazione. Ebbene, le statistiche pongono l`Italia in fondo alle classifiche da parecchio tempo. I salari fermi, i consumi in stallo, le famiglie in crisi alla terza settimana del mese e non sempre in grado di arrivare alla quarta, risparmi che si assottigliano. In sintesi: stipendi troppo bassi. Il salario dei giovani, un problema nel problema.

Anche il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha sottolineato che va affrontato il problema dei bassi salari. “Speriamo che Fornero decida veramente di rimettervi mano – ha commentato Stefano Fassina, responsabile per l’economia del PD – perchè è vero che i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione. E’ vero anche che l’aumento dei salari deve essere di pari passo con la produttività. E’ qui che bisogna agire. Non credo che i salari si possano aumentare per decreto, sgombriamo il campo dai falsi problemi come l’articolo 18 e andiamo a toccare quei nodi che possono migliorare la produttività del Paese”.

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