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"L'istruzione allo sbando", di Francesca Puglisi

Il caos provocato dalla griglia digitale errata pubblicata sul sito dell’Invalsi, per correggere le prove degli studenti, è solo l’ultimo segnale della débacle del ministero di Viale Trastevere e di un Governo ormai allo sbando. L’Invalsi è commissariato da mesi e con i lavoratori precari in rivolta. Così si ridicolizza una delle giornate più importanti di un intero anno scolastico: la prova d’esame. Il problema, purtroppo, è che non c’è più un solo pezzo di scuola che si stia salvando dalla Caporetto in cui continua a trascinarla il ministro Gelmini. Un ministro indisponibile a qualsiasi forma di confronto; di fatto commissariata dal ministro dell’Economia che ha fatto del comparto scuola una cassa veloce per ripianare i conti pubblici; in prima fila per difendere le sorti del premier ma mai quelle della scuola pubblica. Alla sciatteria fa da contrappeso la continua arroganza di un governo che non perde occasione per denigrare i lavoratori della scuola e che, quando è costretto a occuparsi di educazione, oscilla fra la protervia e il ridicolo con proposte di fantomatiche commissioni di inchiesta sui libri di testo, che si immaginano stampati clandestinamente nei sotterranei di qualche tipografia bolscevica. O, come fa la Lega, che con una mano taglia 132mila posti di lavoro ai precari e con l’altra cerca di rabbonirli promettendo bonus di punti incostituzionali in graduatoria. Il tasso di crescita del reddito procapite di un paese aumenta dell’ 1,7% se si incrementa di 100 punti il punteggio “Pisa” degli studenti. Sostanzialmente è poco più della differenza tra il nord e il sud del Paese. Quindi se decidessimo di investire per far crescere le competenze dei ragazzi del sud con servizi 0-6 di qualità, diffondendo il tempo pieno, dimezzandone la dispersione, nel2025avremmoriallineato il reddito pro capite, chiudendo il problema dei divari territoriali che accompagna questo paese da 150 anni. Nelle cento Scampia d’Italia è ora che fiorisca il germoglio della classe dirigente, non quello della malavita. In Campania invece si tagliano oltre 2200 insegnanti, di cui 150 nella scuola dell’infanzia, facendo crescere le già smisurate liste d’attesa per varcare la soglia di una scuola nell’età più fertile per apprendere. E Caldoro chiude, nonostante i fondi europei disponibili in cassa, il progetto “scuole aperte” inaugurato dal Centrosinistra, per sottrarre i ragazzi dalla strada nelle zone a più alta infiltrazione camorristica. Chissà se il ministro Gelmini o il premier Berlusconi, così generoso e pronto ad aiutare minorenni in difficoltà, hanno mai sentito parlare di Anthony Fontanarosa e Domenico Volpicelli. Due adolescenti campani che avevano in testa i sogni e le speranze di ogni giovane. Forse avrebbero potuto imparare teoremi di geometria o amare la letteratura italiana e conoscere a menadito la grammatica greca. Ma nessuno ha mai dato loro una possibilità. Erano i figli di chi ha la sventura sopra la porta di casa. Quando quest’anno sono morti per rapine fallite avevano 16 anni e le aule di scuola le avevano abbandonate da tempo. Ha detto il babbo di unadelle vittime del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia – altro tragico esempio di emergenza nazionale irrisolta dal Governo per mettere in sicurezza le scuole – che «un Paese civile dovrebbe offrire un sistema di istruzione di qualità a tutti. A molti, invece, offre solo funerali». L’ignoranza, come sostiene l’economista Erik Hanushek, ha un costo. La scuola oggi non riesce a colmare le disuguaglianze, quindi non basta difendere l’esistente, dobbiamo dare a questo Paese una prospettiva di cambiamento. Quello che non ha saputo fare la Gelmini con le sue riforme, fatte di maestri unici, di grembiulini e di cinque in condotta al tempo delle teste veloci dei nativi digitali. Oggi per mezzo milione di studenti iniziano gli esami di maturità. I primi a dover dare dimostrazione di averne siedono ai banchi del Governo del Paese. Se ne vadano.

L’Unità 22.06.11

"Il paradosso fra Paese e Parlamento", di Fabio Martini

Proprio alla fine Silvio Berlusconi si concede l’unico sbuffo retorico del discorso più controllato della sua vita: «Mi auguro per l’Italia un futuro di prosperità. Lo dobbiamo ai nostri figli e a questa nostra Italia che noi tutti amiamo. Viva l’Italia!». Il discorso del premier è finito e nell’aula del Senato è giunto il momento dell’applauso gratificante per il Capo. Ma i senatori del Pdl e della Lega, più che battere le mani, se le sfiorano. Ne esce fuori un applauso affettuoso ma senza fragore. Il ministro Roberto Calderoli smette di applaudire dopo soltanto quindici secondi, poi riprende blandamente. Dunque, un Berlusconi e una maggioranza senza pathos, ma la vera sorpresa è un’altra: le opposizioni hanno rinunciato a presentare documenti sui quali misurarsi. Tanto è vero che tre ore più tardi, alla fine del dibattito sulla verifica parlamentare, i senatori usciranno dall’aula senza sottoporsi al rito del voto.

L’opposizione – si fa sapere – non ha voluto «regalare» un ulteriore voto di fiducia al governo, ma l’esito del dibattito è comunque paradossale, anche perché è la conseguenza di quanto accaduto alla Camera qualche ora prima: chiesta la fiducia sul Ddl Sviluppo, il governo ha incassato 317 sì, 293 no. Un margine largo, di 24 voti, superiore alle attese. Di più: si tratta della vetta più alta in termini di voti a favore mai raggiunta dal governo, a partire dal 14 dicembre 2010. Quel giorno Berlusconi per la prima volta dovette fare i conti con la cospicua secessione dei seguaci di Fini (35 deputati) e nonostante ciò ottenne una sia pur risicata fiducia dalla Camera: 314 sì e 311 no.

Curioso contrappasso, quel margine così largo: proprio mentre nel Paese la maggioranza è in crisi di consensi, sia alle amministrative che ai referendum, in Parlamento il governo non solo tiene – e questo sarebbe fisiologico – ma addirittura si rafforza, diventa sempre più solido. Scherza il senatore ex An Domenico Gramazio: «Berlusconi? E’ come il caffè Lavazza: più lo butti giù, più si tira su!». Scherzosamente lo si potrebbe pure chiamare «effetto Lavazza», ma quella escalation è davvero originale. Come si spiega? «Si spiega con la fifa e la fifa compatta!», dice sorridendo Massimo Garavaglia, uno di quei parlamentari leghisti che non usano mai accenti propagandistici. Sostiene Garavaglia: «Ma bisogna anche aggiungere Pontida. Quest’anno c’era tanta gente, molta più del previsto, soltanto nel 1994 e nel 1996 ce n’era altrettanta. E dunque si è capito che noi le nostre richieste vanno prese sul serio».

Certo, la Lega dice di far sul serio e se le sue richieste saranno disattese, la legislatura potrebbe chiudersi prima del tempo e questo fa paura a tanti parlamentari. Ma nel passato la paura non ha mai fatto lievitare artificialmente le maggioranze. Cosa c’è di diverso in questa stagione rispetto alla Prima Repubblica? «La diversità sta in questo – spiega Paolo Giaretta, già sindaco democristiano di Padova e oggi senatore del Pd – che prima i parlamentari dovevano dar conto ai propri elettori e dunque, anche davanti a uno scioglimento anticipato delle Camere, se erano radicati sapevano di poter tornare in Parlamento grazie al consenso popolare, con le preferenze o nei collegi. Oggi torni in Parlamento soltanto se vuole il leader e dunque ecco spiegato il trasformismo: se cambio casacca, posso sperare che il Capo mi premierà. Conclusione: se la maggioranza è più debole nel Paese, il rischio di elezioni aumenta e in Parlamento la maggioranza si rafforza!». Eccolo spiegato l’effetto fifa. Ma il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri aggiunge una chiosa interessante: «A me pare che da parte della sinistra non ci sia tutta questa voglia di spallata, sanno che se vincessero adesso, dovrebbero gestire una stagione di crisi economica e di tagli». Un effetto fifa anche a sinistra? Sorride un politico di lungo corso come l’ex ministro socialista Rino Formica: «Il Pd cercherà di tener su Berlusconi, aspettando che fra un anno o due la pera caschi matura. E’ il riflesso di un vecchio parassitismo comunista, ma chissà se la scommessa è giusta…».

La Stampa 22.06.11

I ministeri restano a Roma, passa l’Odg del Pd

Zoggia: “A Pontida Leoni, a Roma pecoroni”. Franceschini: “Finisca questa buffonata della Lega che a Pontida ruggisce e a Roma accetta ogni pasticcio”. “Ma come si è ridotta la Lega? I Ministeri vanno diminuiti, non trasferiti. E vanno trasferiti i poteri, non le poltrone dove siedono i ministri leghisti!”. Sembra semplice buonsenso la dichiarazione del senatore del Pd Paolo Giaretta, intervenuto a Palazzo Madama a seguito dell’informativa del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ma è la constatazione di come i leghisti dietro il fumo della propaganda buona a riempire il pratone di Pontida non hanno più idee. E neanche le sparate sui ministeri fanno più presa sulla maggioranza tanto che il governo dà parere favorevole agli ordini del giorno delle opposizioni.Durante la dichiarazione di voto a Montecitorio Pier Paolo Baretta ha chiesto le dimissioni del premier, visto che il governo “ha esaurito la sua spinta, siete stanchi, lasciate che la buona Italia che tanto infastidisce i suoi ministri possa tornare a esprimersi. C’è un vuoto, andate a casa”

L’aula della Camera ha approvato l’ordine del giorno del Pd al decreto sviluppo contro la delocalizzazione dei ministeri da Roma. Prima della votazione, la presidente di turno dell’assemblea Rosy Bindi aveva sottolineato che, “se fosse stato approvato l’odg del Pd, sarebbero stati assorbiti quelli di Idv e Terzo Polo, analoghi, e precluso quello della maggioranza di Pdl, Lega”.

Il testo è passato con 311 sì, 180 astenuti e 6 no. Il PdL si è astenuto. I deputati della Lega non hanno partecipato alla votazione. Ciò è stato possibile in quanto, malgrado il parere favorevole del governo, il capogruppo del Pd Dario Franceschini aveva chiesto nell’Aula della Camera la votazione sul suo ordine del giorno al dl Sviluppo sullo spostamento dei ministeri da Roma. “Così vediamo se finisce questa buffonata della Lega che a Pontida ruggisce e a Roma accetta ogni pasticcio”, aveva dichiarato.

“I ministeri al nord interessano poco ai cittadini settentrionali”, aggiunge in una nota il deputato del Pd, Giorgio Merlo.
“Lo dico da padano prima che da democratico:quello che veramente interessa è il funzionamento della macchina pubblica, sia quando si parla di rappresentanze dello Stato, della Regione, della Provincia o dei Comuni. Per non parlare di tribunali, asl e quant’altro. Dopodichè potremmo parlare di capitale reticolare e di ministeri al nord. Un partito come la Lega, di governo a Roma e di lotta sul territorio – ha aggiunto – dovrebbe prestare maggiore attenzione al funzionamento della macchina pubblica lasciando la propaganda ai grillini e ai partiti antisistema”.
“I ministri della Lega domenica a Pontida hanno fatto i leoni e oggi, appena arrivati in Parlamento, si sono trasformati in pecoroni – ha dichiarato Davide Zoggia, Responsabile Enti locali del Pd – In 48 ore, come era logico attendersi, la Lega ha dimostrato di essere una tigre di carta, interessata solo alle poltrone che gli garantisce Berlusconi. Di questo passo a Pontida troveremo più gente sul palco che sul pratone. Buona fortuna”.
“Ci hanno fatto perdere un sacco di tempo”, ha detto il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
“Speriamo che l’incubo sia finito così come questo modo di procedere, che ci distrae dai veri problemi italiani. Vigileremo perchè ho i miei dubbi che sia finito. Questa è una maggioranza che dimostra di essere unita e di compattarsi per un solo motivo: il terrore delle elezioni, ma poi non c’è traccia di un condiviso disegno di governo per l’Italia”, ha concluso Zingaretti.

“Lo spettacolo di questo pomeriggio è stato quanto di piú umiliante per la Lega”. A dichiararlo è stato Massimo D’Alema, commentando il voto alla Camera degli ordini del giorno sul trasferimento di ministeri.
“Se io fossi un militante della Lega, sarei sconcertato a vedere un parlamento che vota per dire che mai e poi mai si sposteranno ministeri e addirittura un ordine del giorno in cui si dice chiaramente che sono respinte le pretese della Lega”, ha sottolineato conversando con i cronisti a Montecitorio.

Non solo. “La maggioranza, dopo avere discusso tutta una notte, non ha nemmeno il coraggio di mettere al voto il suo documento”, ha sottolineato il presidente del Copasir. Dunque, per D’Alema i 317 voti a favore del governo nella fiducia di oggi “sono numeri fittizi”. Una cosa, ha sottolineato, “è la fiducia che vuol dire ‘vogliamo stare qua’, un’altra sono i provvedimenti da votare”.
“Siamo al galleggiamento”, ha concluso, “sono barricati nel palazzo, bisogna veder quanto reggeranno”.

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Antitrust: Pd ha proposto liberalizzazioni da inizio legislatura. Eccole

Oggi l’Antitrust ha di fatto certificato che le liberalizzazioni avrebbero potuto dare una spinta diversa al nostro Paese. Le liberalizzazioni e le misure sulla concorrenza Pier Luigi Bersani le ha fatte da ministro. Oggi l’Antitrust ha di fatto certificato che le liberalizzazioni avrebbero potuto dare una spinta diversa al nostro Paese. Le liberalizzazioni e le misure sulla concorrenza Pier Luigi Bersani le ha fatte da ministro.
Il Pd le propone fin dall’inizio della legislatura. Il governo Berlusconi ha invece bloccato il Paese. E’ necessario riprendere il cammino e, da questo punto di vista, il Pd ha da tempo messo a punto le proposte e le iniziative che sarebbe necessario adottare.
All’indirizzo beta.partitodemocratico.it/liberalizzazioni si può trovare il testo integrale del documento con le decine di liberalizzazioni già studiate e in via di approntamento presentate a febbraio che pubblichiamo anche in allegato.

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Scuola, Pd: voto di fiducia è inno al precariato

Ghizzoni: dl sviluppo è pietra tombale per precari scuola. “Con la fiducia di oggi il governo mette una pietra tombale sulle attese dei precari della scuola. E lo fa in tre mosse: la prima, l’esclusione della scuola dall’applicazione della normativa europea che prevede la trasformazione del contratto a tempo determinato in a tempo indeterminato se svolto consecutivamente per tre anni nello stesso ente o azienda. Una mossa truffaldina per aggirare le molte sentenze dei Tar favorevoli ai precari. La seconda, il fantomatico piano di assunzioni in ruolo per il triennio 2011-2013 non è accompagnato da nessuna quantificazione. Evidentemente ci si appellerà al buon cuore di Tremonti che sappiamo essere di ghiaccio. La terza, l’estromissione all’ultimo minuto da parte del governo dei 20 mila giovani ai abilitati e abilitandi dalle graduatorie per accedere alle assunzioni in ruolo e alle supplenze annuali. Non c’è che dire un ignobile inno al precariato”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

Franceschini, "Il PD considera la sicurezza una importante battaglia e l’ha posta tra i temi programmatici da svolgere"

“Sulle tematiche della sicurezza abbiamo bisogno di colmare un ritardo. Per troppo tempo abbiamo lasciato che la parola sicurezza non fosse in cima alle nostre priorità politiche, mentre lo era per la vita dei cittadini”. Parte da qui l’intervento alla Prima conferenza nazionale sulla Sicurezza di Dario Franceschini, capogruppo del PD alla Camera: “Una forza riformista e progressista deve sapere che il tema sicurezza riguarda soprattutto le periferie delle città ed i ceti meno abbienti, per questo il Partito democratico lo considera una importante battaglia e l’ha posto tra i temi programmatici da svolgere, in modo tale che quando andremo al governo saremo pronti.

Di fronte ci troviamo un fallimento del centrodestra che ha enfatizzato e drammatizzato attraverso i media il tema della sicurezza nel Paese. Il governo da un lato ha alimentato l’insicurezza nei cittadini e dall’altro ha fallito totalmente proprio sui temi ‘bandiera’: l’immigrazione e la sicurezza, dimostrato dal dilettantismo di fronte al problema di Lampedusa. Erano partiti con le ronde, che per fortuna il buon senso non l’ha fatte applicare e nel contempo l’esecutivo ha determinato dei tagli lineari nel settore che dimostrano fondamentalmente la debolezza dei ministri nella gestione della questione sicurezza. L’apoteosi della teatralità dell’”operazione immagine” è stata raggiunta in questi giorni, con l’atto finale a Pontida. Domani il Partito Democratico presenterà alla Camera un ordine del giorno al decreto sviluppo e chiederà così un voto dell’Aula contro lo spostamento dei ministeri al Nord. Pontida 2011 e i discorsi che si sono sentiti mi sono sembrati quelli di Abatantuono nel film ‘Attila e gli Unni’ -ha sottolineato Franceschini. Se i ministri hanno tanta voglia di tornare al Nord – ha concluso il capogruppo – lo possono fare e lo faranno il prima possibile, ma senza i loro ministeri.

Due punti sono essenziali per riformare e migliorare la sicurezza in Italia: le spese della sicurezza degli Enti Locali devono essere escluse dal patto di stabilità; il tema del coordinamento diventa fondamentale. Questo in particolare è un invito ad essere più audaci e ad indicare delle prospettive, creando un sistema unitario complementare in cui spariscono le concorrenze tra forze diverse atte alla sicurezza. Inoltre appare necessario un disegno generale dello stato in coordinamento con i sindaci e amministratori locali.

In fine Franceschini ha introdotto un altro tema importante: l’Italia e l’Europa. E’ l’Italia stessa che deve indicare la via per creare una sorta di polizia europea che controlli i confini e aiuti a meglio gestire l’immigrazione nei Paesi europei”.

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"Tecnologia e sapere. Il ruolo degli intellettuali all'epoca di web e TV. Difendiamo la scuola e l’università pubbliche", di Nicla Vassallo

L’intellettualità, la filosofia in particolare, ci aiuta a svelare le complessità del nostro mondo, ma pure a evidenziarne, addirittura a denunciarne le carenze. C’è tutta una parte di umanità contemporanea che nutre fiducia in chi non dovrebbe, che viene indotta a credere in valori che tali non sono, che vede bellezze dove si situano invece bruttezze, che coltiva l’ignoranza in luogo della conoscenza. La filosofia chiarisce i concetti necessari, oltre che per pensare e ragionare bene, per condurre esistenze degne di venire vissute. Tra questi concetti,nona caso domina quello di conoscenza. Perché senza aspirare alla conoscenza non saremmo esseri umani: questa è una lezione che, nata con la filosofia antica, non ha mai cessato di caratterizzare l’intera intellettualità occidentale. Senza conoscenza, ci troveremmo, se va bene, in uno stato vegetativo. Quantinemici,però. I vari egocentrismi, personalismi, narcisismi di molti individui hannoa lungo offuscato la possibilità di comprendere il mondo. Occorre tempo per scusare il loro oscurantismo in «fase terminale». Per la maggior parte, tali individui non condividono, con altri, valori importanti, quali la verità, ovvero la ricerca della verità, insieme al dire la verità. Individui che mentono a se stessi e si auto- ingannano finiscono col mentire agli altri e con l’ingannarli. Eccoci: viviamo in una sorta di Torre di Babele, non tanto per i linguaggi diversi che utilizziamo nel discorrere, quanto perché c’è chi abusa di questi linguaggi, li impiega non per trasmettere conoscenza, ma piuttosto per prevaricare l’altro- da-sé, per asservirlo alle più bieche ambizioni. In altri termini, circola troppa superbia, il che non ci aiuta a comprendere il mondo, né le relazioni umane che tessiamo. La superbia (benché non solo) avvantaggia una cultura pop italiana, per lo più televisiva, di basso livello. Chi oggi viene considerato dalla maggioranza un intellettuale corrisponde in genere a un onnipresente televisivo, e la gran parte della televisione italiana contemporanea proferisce banalità, se non spesso falsità, o insulsaggini, infarcite di buona retorica, banalità che un tempo, per pudore, non si osavano pronunciare neanche tra sé e sé. C’è una spaccatura, ormai evidente, tra l’intellettuale vero e proprio, e chi applica, invece, gli ordini ricevuti dall’alto. La differenziazione linguistico-culturale tra il vero intellettuale e quello che si atteggia a tale sta creando una sorta di classe privilegiata, una classe colta, consapevole, dotata degli strumenti per operare le scelte migliori, rispetto a una massa che di questi strumenti viene privata. Fanno gioco i complessi rapporti tra intellettuali atteggiati, schiavi del tiranno, masse e potere.Masu ciò Elias Canetti ci aveva già messo in guardia in quel capolavoro che rimane Masse und Macht. Mentre gli intellettuali veri e propri? Non stanno a guardare; il loro margine di manovra rimane nondimeno decisamente ridotto, rispetto a un tempo. Farsi un nome,acquisire unafama immeritata, mirare a denari e successi, soggiogare la massa, testimoniare il falso o l’irragionevole non appartiene all’intellettualità degna di definirsi tale. Possiamo confidare nella speranza che l’intellettualità vera e propria non sia una specie in via di estinzione. Alcuni intellettuali hanno rinunciato all’onnipresenza televisiva per dedicarsi alla scrittura: libri, carta stampata, ma pure blog – senza tralasciare i video su internet, dove l’intellettuale carica le riprese e i le riflessioni che desidera, senza dover badare a censure e ad ascolti. Nondimentichiamoperò che parecchi e cosiddetti grandi, vecchi intellettuali italiani detestano la tecnologia, sostanzialmente qualsiasi tecnologia. In effetti, il discorso sulla tecnologia rimane tra i più complessi, ed è sempre un dispiacere accorgersi che in troppi si esprimono contro la tecnologia senza alcuna cognizione di causa, senza distinguere tra ricerca scientifico-conoscitiva e le sue applicazioni tecnologiche, senza riconoscere le tante differenti tecnologie. Limitando l’attenzione alle tecnologie legate al trasferimento di conoscenza, in cui vengono coinvolti più modi e mezzi comunicativi, dobbiamo ammettere senza esitazioni che viviamo nella cosiddetta società dell’informazione. Se un tempo contavano maggiormente gli scambi conversazionali, diretti, individuali, quotidiani, oggi telefoni, cellulari, sms, e-mail, blog, social network, piattaforme varie consentono inusitate potenzialità. Se un tempo ci si incontrava al caffè, in piazza, nei salotti culturali, oggi è internet a «unirci », apparentemente offrendo possibilità singolari alla vita comunitaria.Maconosciamo sempre con chi stiamo interloquendo quando navighiamo su internet? Quali sono le informazioni false e quali quelle vere? Quali i testimoni inaffidabili e quali quelli affidabili? Chi e che cosa ci stanno trasferendo conoscenza, e chi e che cosa invece ci sta ingannando, manipolando, controllando, tradendo? La storia del mondo, quella antecedente all’avvento di internet, ci ha regalato molti «Grandi Fratelli». Occorre fare sì che il web non si trasformi nel «Grande Fratello » di orwelliana memoria. Il pensiero va rivolto ora ai tanti giovani che, alle prese con l’esame di maturità, stanno considerando di iscriversi all’università. Ciò che verrà loro riferito si trasformerà in conoscenza? Non sono in pochi i ricercatori, professori, rettori che faticano con cellulari, sms, e-mail, blog, social network, piattaforme varie,mapure con volumi, enciclopedie, giornali, riviste, radio, televisione. Proviamo a eliminare tutto ciò, cosa rimane? Ai giovani poco. E a tutti? Non sapremmo neanche il nostro nome (nome che ci viene riferito da altri, per esempio dal registro degli uffici municipali), mentre il nostro status conoscitivo, nonché pratico ne risulterebbe spogliato, depauperato. In quale epoca ci troveremmo? Probabilmente, ancora all’età della pietra. Di cosa soffriremmo? Senz’altro di carenze cognitivo-affettive, incoerenze, ignoranze, paranoie. Anche le stesse scienze non avrebbero compiuto i progressi cui siamo ormai abituati: specie nella nostra epoca, gli scienziati sono difatti incapaci di scoperte, se non si basano sulle conoscenze di altri scienziati. Di più: capire la conoscenza ci aiuta a inquadrare con consapevolezza astrologi, complotti, credulità, dittature, gaffe, giornalismi, guerre, inganni, inquisizioni, internet, poteri, pubblicità. Garantire ai giovani conoscenza è un nostro obbligo. Perché? Stando, per esempio, a David Hume, «un uomo delirante, o noto per la sua falsità e furfanteria non ha autorità alcuna su di noi». Per anni, tuttavia, non è stato così: a falsi e furfanti è stata attribuita grande autorità. Il suggerimento di Hume deve valore per i giovani, soprattutto per loro, benché non solo. Come accade che uomini deliranti e furfanti, noti per le loro falsità, continuino a esercitare autorità su gran parte del popolo? Come abbiamo potuto credere, almeno inizialmente, a Hitler quando giurava di non aver intenzioni belligeranti? Perché ci siamo fidati di un George Bush che sosteneva la presenza di armi di distruzioni di massa in Iraq, e non degli ispettori dell’Onu che la negavano? Perché leggiamo un giornalista fazioso? Per ingenuità conoscitiva! Viviamo in un momento di vera e propria patologia epistemica, in cui le deviazioni dell’ignoranza e degli ignoranti ci affascinano. Purtroppo, non capiamo che queste deviazioni conducono a devastazioni: per l’appunto alla Seconda Guerra Mondiale, alla Guerra in Iraq, o, più semplicemente, al giornalista che conduce una trasmissione come «Qui Radio Londra», sottintendendo di svolgere le essenziali funzioni informative che ha svolto la Bbc a partire dal 1938, quando invece si tratta di tutt’altro. Difendiamo la scuola e l’università pubbliche, finanziamole, facendo sì che in esse siano messi in panchina corrotti e ignoranti. Non solo i giovani devono poter aver un futuro, ma devono poter essere in grado di scegliere il futuro migliore
, grazie a ottimi maestri che offrano tutti gli strumenti per condurre un’esistenza da esseri umani.

L’Unità 21.06.11