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"La rete gelatinosa di affari e amicizie", di Fiorenza Sarzanini

Ci sono le nomine ai vertici degli Enti e le assunzioni delle amanti; le informazioni riservate carpite spiando le inchieste e i ricatti agli imprenditori per farsi consegnare Rolex e soggiorni in hotel di lusso.C’è la rete di relazioni che arriva ai livelli più alti delle istituzioni e degli apparati e quella che pesca nel sottobosco delle forze dell’ordine. C’è, ed è questo a colpire, un intreccio di legami tra personaggi che riemergono dalla vecchia Repubblica e uomini che invece dovrebbero rappresentare il nuovo. Perché Luigi Bisignani e Alfonso Papa alla fine sono le due facce della stessa medaglia, uniti da un filo che parte dalla P2 e arriva ai giorni nostri. Bisignani ha 58 anni, Papa 41. Li divide una generazione, li unisce una irresistibile attrazione verso il potere che consente loro di occupare le poltrone e così pilotare l’assegnazione degli appalti pubblici, il flusso dei finanziamenti alle imprese, addirittura le proposte legislative. Ma anche di alzare il telefono e far ottenere alla propria fidanzata un contratto a tempo indeterminato con l’Eni oppure una consulenza con un’azienda di Finmeccanica. Il Piano di Rinascita nazionale della P2 -alla quale Bisignani era iscritto -era un progetto che mirava a condizionare le istituzioni fino al limite della sovversione. Queste nuove aggregazioni hanno ambizioni molto meno elevate, ma— a quanto pare— uguale capacità di insinuarsi nei Palazzi e inquinare la capacità di funzionamento dello Stato. Nella sua ordinanza il giudice di Napoli ha fatto cadere alcune accuse mosse dai pubblici ministeri, come la corruzione, perché ha ritenuto che non fossero sufficientemente provate. E soprattutto quelle dove labile è il confine tra l’attività di lobby e il reato. Ha accantonato— proprio perché non supportata da elementi concreti— l’ipotesi di associazione a delinquere. Il seguito dell’inchiesta dirà se le contestazioni di concussione, rivelazione di segreto e favoreggiamento siano fondate, ma il quadro già emerso appare inquietante. Soprattutto perché a confermarlo, almeno nelle parti più significative, è stato lo stesso Bisignani. La sua scelta di presentarsi davanti ai magistrati ammettendo e spiegando quello che già emergeva nelle conversazioni intercettate non è bastato ad evitargli l’arresto, sia pur attenuato con la detenzione a casa. Ma è servito all’accusa che nelle sue dichiarazioni ha trovato riscontri importanti, soprattutto sull’attività di spionaggio delle indagini in corso. Non c’è — almeno a leggere le prime carte processuali — un vero progetto politico in questo nuovo gruppo, forse impropriamente chiamato P4. Ma questo non lo rende meno pericoloso. Anche perché mostra una capacità di ricatto che si alimenta con la raccolta di notizie riservate sulla vita privata dei personaggi pubblici. Un condizionamento che sono le stesse istituzioni — facendo pulizia al proprio interno — a dover fermare.

Il Corriere della Sera 17.06.11

"La maschera europea", di Luigi Spaventa

A tutti gli effetti la Grecia è, e rimarrà a lungo, in una situazione di insolvenza: senza i prestiti erogati dagli Stati dell´area dell´euro e dal Fmi non sarebbe in grado di finanziare il bilancio pubblico e il servizio del debito. A quei prestiti era collegato un severo piano di aggiustamento fiscale, che, si sperava, avrebbe consentito un ritorno a emissioni sul mercato dal 2012. Gli obiettivi non sono stati raggiunti, sia per incapacità tecnica e politica di attuare i provvedimenti necessari, sia per il peggioramento della situazione economica; persiste un disavanzo al netto degli interessi; per almeno altri due-tre anni la Grecia, da sé, non sarà in grado di provvedere al suo fabbisogno e di rinnovare il debito in scadenza. In un altro emisfero, in un altro continente e senza il reticolo di una unione monetaria il caso sarebbe stato considerato senza speranza e si sarebbe lasciato che il paese fallisse, con esiti politicamente esplosivi, ma non necessariamente negativi nel medio periodo: la chiusura del mercato obbligherebbe ad azzerare il disavanzo; la svalutazione del cambio, restituendo fiato a un´economia non più competitiva, compenserebbe in parte gli effetti recessivi della stretta, come avvenne in Italia nel 1993.
Ma la Grecia è nel nostro emisfero, è uno Stato membro dell´Unione Europea, ha l´euro come sua moneta, con una banca centrale collocata a Francoforte e ha un sistema finanziario connesso con quello di altri paesi. Mancando la possibilità di cedere alle tentazioni peccaminose di una svalutazione o del finanziamento monetario di una propria banca centrale, il costo di rinnegare in tutto o in parte i propri debiti sarebbe elevatissimo. Ma perché mai gli altri paesi dovrebbero continuare a finanziare un paese carico di colpe passate (anni di menzogne sulla situazione dei conti pubblici), in situazione fallimentare, con un pesante disavanzo con l´estero e incapace tecnicamente e politicamente di attuare in breve tempo l´aggiustamento necessario? La ragione ce la dicono chiaramente i maggiorenti della Banca Centrale Europea: la minuscola Grecia, se cade, provoca guai grossi.
Se la situazione di insolvenza viene sancita con un evento di default (mancata restituzione o conversione forzosa dei debiti), tutta la carta greca, pubblica e privata, perde di valore. La Bce ha una cinquantina di miliardi di titoli greci in portafoglio e un centinaio in garanzia per le operazioni di rifinanziamento alle banche: la perdita in conto capitale potrebbe rendere necessaria una ricapitalizzazione a carico dei paesi membri. Il sistema bancario greco, già abbandonato da molti depositanti, chiuderebbe di fatto i battenti, mancando di garanzie accettabili per essere finanziato dalla Bce. Le banche europee subirebbero perdite difficili da calcolare, ma non inferiori a molte decine di miliardi a motivo di una loro esposizione al rischio greco, sia diretta, sui titoli pubblici e privati e sui crediti, sia indiretta, attraverso complicate operazioni di finanza derivata basate sui Cds e messe su dalle grandi banche d´affari. Con la caduta del piccolo Sansone i grandi Filistei potrebbero farsi assai male.
I potenti d´Europa, e quelli di Washington, riconoscendo queste “esternalità” delle vicende greche e prendendo atto dell´impossibilità che la Grecia possa tornare all´onor del mondo prima di qualche anno, dovrebbero mettersi intorno a un tavolo per definire una strategia di medio periodo di impegno finanziario, magari subordinata a un´implicita cessione temporanea di sovranità da parte del paese debitore. Si darebbe qualche certezza a quel paese e, soprattutto, ai mercati, che saprebbero dove si va a parare. Manco per niente: sin dall´inizio vi sono stati paesi, come la Germania, che devono dire quattro no per poi biascicare alla fine un rancoroso sì. Oggi, la Germania, per ragioni di politica interna, chiede che anche i creditori privati della Grecia sopportino una parte dell´onere. Giusto in astratto, difficile in pratica. Qualsiasi operazione di ristrutturazione che implichi un elemento di coazione e avvenga a condizioni non di mercato potrebbe essere definita dalle sedi specializzate come evento di default, così scatenando tutte le conseguenze che si volevano evitare; d´altra parte un coinvolgimento dei creditori privati a condizioni di mercato (che riconoscano il violento aumento dei tassi d´interesse) non sarebbe sostenibile dal debitore.
Azzardo una scommessa. Si continuerà a intervenire per tenere il naso della Grecia appena fuori dall´acqua, onde impedirle di affogare. Lo si farà all´ultimo momento, ogni volta litigando e recriminando. E in tal modo si ridurranno i benefici di qualsiasi operazione di sostegno, poiché i mercati continuerebbero a restare nell´incertezza, e se ne aumenteranno i costi politici, sia in Grecia, sia in quel che resta dell´Europa.

La Repubblica 17.06.11

Scuola Pd: istituti insicuri, serve commissione di inchiesta. Depositata proposta di legge alla Camera

Una commissione di inchiesta per fare luce sull’utilizzo dei fondi destinati all’edilizia scolastica. Come sono stati utilizzati? Quante opere sono state avviate? Che fine ha fatto l’anagrafe dell’edilizia scolastica che, secondo il ministro Gelmini, era gia’ stata completata? A chiedere di vederci chiaro e’ il Partito democratico che stamattina, durante un convegno sul tema organizzato a Roma, ha lanciato la proposta di una commissione parlamentare ad hoc. La proposta di legge e’ stata depositata alla Camera. La prima firmataria e’ la deputata Manuela Ghizzoni.
“Oggi vogliamo denunciare la drammaticita’ della situazione dell’edilizia scolastica- spiega Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd- gli amministratori locali chiedono di allentare i vincoli di bilancio per poter spendere i fondi che hanno per mettere in sicurezza le scuole. Chiediamo poi di rifinanziare la legge 23 del 1996 che aveva un ottimo sistema di governance dei fondi per l’edilizia scolastica e prevedeva piani triennali di programmazione delle opere. I fondi della Gelmini, intanto, dove sono? Non tutti- continua- li hanno ricevuti e intanto il governo ha scippato agli enti locali il potere di decidere dove intervenire. Ci sono 9 milioni di studenti nelle scuole che ogni giorno rischiano la salute perche’ due scuole su tre sono insicure”. Il 65% degli edifici e’ anteriore al 1974. Secondo l’Ordine dei geologi 28mila istituti sono a rischio sismico.
Secondo Legambiente il 36% degli edifici ha bisogno di manutenzioni urgenti.
“Oggi depositiamo la nostra proposta di legge- spiega Ghizzoni- ci vorra’ un po’ di tempo per capire a quale commissione sara’ attribuita, ma speriamo che il provvedimento abbia un percorso rapido nell’interesse degli studenti e delle famiglie”.

Agenzia Dire 16.06.11

"Un piano nazionale per tornare al futuro", di Stefano Fassina

Oggi il lavoro subisce rapporti di forza sfavorevoli mai visti nel secolo scorso.La sfida è comporre un`alleanza tra tutte le persone che lavorano. Domani e sabato, a Genova, il Pd svolge il passaggio conclusivo della Conferenza nazionale per il lavoro. Non è un appuntamento rituale. È la prima assise strutturata del Pd dedicata al lavoro. Il Pd, partito fondato sul lavoro, prende corpo fisicamente, non soltanto in termini di impianto culturale e proposte programmatiche.
L`asse della discussione è imperniato su tre parole intimamente connesse: «Persone, lavoro, democrazia». Il lavoro come snodo tra l`affermazione dell`irriducibile identità individuale della persona e la costruzione delle fondamenta della democrazia effettiva. Il lavoro nel primo scorcio del XXI secolo si esprime in una straordinaria varietà e variabilità di condizioni materiali, storie personali e collettive. Anche conflitti fondati su interessi diversi, non su un`ideologia antagonista come racconta la vulgata reazionaria del ministro Sacconi.
L`emergenza lavoro di tanti figli si intreccia con la disperazione di tanti padri “scartati” ma ancora etichettati come “garantiti” e tanti artigiani, commercianti e professionisti “fuori mercato”. Eppure, un tratto comune, sotto traccia, esiste. È la domanda di dignità del lavoro. È la volontà di affermare il lavoro come fonte di dignità della persona e pilastro della Costituzione. E la disponibilità a convergere, nella differenza di interessi, su un progetto di cambiamento progressivo per l`Italia. La sfida per le forze progressiste investe il “senso del lavoro”, prima ancora che il piano programmatico. La sfida che la Caritas in veritate di Benedetto XVI, l`analisi più lucida della grande transizione in corso, pone alla politica. È la sfida che raccogliamo: ridefinire il senso del lavoro per affermare, nel quadro di un`economia globale oggi senza re- gole democratiche, un “neo-umanesimo integrale”.
È una sfida ambiziosa in una fase di straordinario cambiamento. Il punto politico è: quale cambiamento? Il futuro è già scritto e l`alternativa in campo è resistere o cambiare lungo la strada rivelata dall’amministratore delegato di Fiat, dal ministro Sacconi e dai loro cantori nei media? Il cambiamento è necessario. Ma, l`alternativa è nel segno del cambiamento. Progressivo o regressivo? In altri termini, la politica può Una visione Moderna.
L`interesse di un`azienda è la Combinazione virtuosa tra impresa e lavoro: è un patto non un atto unilaterale e integralista tornare a regolare l`economia o deve rimanere ancella ed eseguire le ricette dettate da ristrette oligarchie economiche e messe in bella forma dalle forze intellettuali dell`accademia e dei media da esse sostenuti? Oggi il lavoro subisce rapporti di forza sfavorevoli come mai è stato nel secolo alle nostre spalle. Il capitale fa shopping globale di lavoro.
Gli strumenti istituzionali, politici e sindacali per affermare il lavoro sono spuntati in quanto chiusi nello Stato nazionale. Così, per lavorare, le persone, prima che le organizzazioni sindacali, devono accettare ulteriore regressione delle condizioni di lavoro. Ma, l`interesse legittimo della proprietà dell`impresa non è l`interesse generale. L`interesse dell`impresa è la combinazione virtuosa di due interessi distinti: la proprietà dell`impresa ed il lavoro. È un patto, non è un atto unilaterale in nome della modernità integralista. Non sono riflessioni astratte. L`impianto culturale orienta gli interessi in campo e seleziona le strade per navigare la transizione in corso. I governi di centro-destra nell’Unione Europea insistono sulla regressione del lavoro.
È ingiusto e non funziona. Al contrario, l`emergenza lavoro, in particolare giovanile e femminile, deve diventare una priorità dell`Unione Europea. In Italia, è urgente un “Piano Nazionale per l`occupazione giovanile e femminile” a cui concorrano, in modo coordinato e sinergico, con obiettivi certi e monitorabili, governo, regioni, province, comuni e parti sociali, da finanziare, ad invarianza di spesa, con fondi europei, nazionali e regionali ed i fondi interprofessionali perla formazione.
Per affrontare le sfide di fronte a noi, dobbiamo comporre un`alleanza tra le persone che lavorano. A partire dall’anello più debole della catena, dall’area sociale che più ha sofferto l`offensiva liberista: il lavoro subordinato, in tutte le sue forme esplicite o coperte da contratto a progetto o Partita Iva. Poi, il lavoro autonomo vero. il lavoro professionale. Il lavoro dell`imprenditore datore di lavoro. Non un blocco sociale omogeneo e statico, ma un`alleanza tra differenze.
L`obiettivo è ricostruire il “legame democratico”, come sottolinea Michele Ciliberto, tra le persone che lavorano, una soggettività politica del lavoro quale anima, forza culturale ed etica dell`alternativa politica.
Noi ci siamo. Vogliamo aprire una fase di portata costituente per le riforme. Non ci rassegniamo al declino del lavoro. Vogliamo contribuire a scrivere un futuro di lavoro e di libertà.

www.partitodemocratico.it

Bce in pressing sull'Italia: specifichi le misure per 2013-2014. Servono interventi per il 2,3% del Pil

L’Italia, «al fine di conseguire l’obiettivo di un pareggio di bilancio entro il 2014, vanno ancora specificati per il periodo 2013-14 ulteriori interventi per un importo cumulato pari circa al 2,3% del Pil». Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di giugno, in una sezione dedicata alle finanze pubbliche dell’Eurozona e ai singoli Programmi di stabilità presentati nel 2011. La Bce ricorda gli obiettivi italiani di una «riduzione del rapporto disavanzo/pil dal 4,6% del 2010 al 3,9% nel 2011 e, in seguito, a un livello inferiore al 3% nel 2012». Quanto al debito in rapporto al Pil, «dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile attorno al 120% fino al 2012 e poi diminuire».

La tensione sui titoli di stato
L’attenzione dell’Eurotower sui conti pubblici (non solo dell’Italia) arriva in un momento di crescente tensione per la Grecia che ha contagiato tutto il mercato dei titoli di stato. Dalla fine di febbraio all’inizio di giugno – si legge nel bollettino Bce – i differenziali di rendimento dei titoli di Stato decennali dei paesi dell’area dell’euro rispetto ai titoli tedeschi corrispondenti «si sono notevolmente ampliati» per Grecia, Irlanda e Portogallo. E anche «le tensioni nei mercati del debito sovrano di Belgio, Italia e Spagna si sono riflesse in questo periodo nelle oscillazioni relativamente ampie dei differenziali con i titoli tedeschi». La Bce precisa inoltre che «attualmente i differenziali di rendimento fra i titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi e quelli tedeschi superano di oltre 300 punti base i corrispondenti livelli di maggio 2010, quando le tensioni nei mercati del debito sovrano hanno iniziato ad acuirsi». Tali tensioni, osserva l’Eurotower, «si sono aggravate a marzo del 2011, in seguito al declassamento, in diversa misura, del debito di Portogallo, Grecia e Spagna da parte delle agenzie di rating e alle incertezze degli operatori riguardo all’entità e alla portata della European Financial Stability Facility (Efsf)».

Debito pubblico in via di stabilizzazione
Il debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona ha raggiunto l’85,4% del Pil nel 2010, in aumento dal 79,3% del 2009. Tuttavia, ricorda la Bce, in cinque Paesi su 17 il rapporto è nettamente inferiore al valore di riferimento del 60%, mentre «in Belgio, Irlanda, Grecia e Italia il dato era prossimo o decisamente superiore al 100%» scrive la Bce nel Bollettino mensile di giugno. Nel 2012 il debito aggregato dell’Eurozona viene previsto in ulteriore aumento all’88,5%, ma il dato «dovrebbe sostanzialmente stabilizzarsi in Belgio, Estonia, Italia, Lussemburgo e Malta, e diminuire lievemente in Germania».

Confermata la stretta monetaria
La Banca centrale europea lancia nuovi segnali sul suo orientamento a procedere ad un aumento dei tassi di interesse a luglio. I rischi sulle prospettive di inflazione «sono orientati verso l’alto» si legge nel bollettino mensile, mentre «l’orientamento della politica monetaria resta accomodante, offrendo sostegno all’economia» che in base agli ultimi indicatori si conferma con una dinamica di fondo positiva. «Di conseguenza – prosegue l’Eurotower – è necessario tenere un atteggiamento molto vigile» che, come di consueto, ricalca il comunicato letto la settimana precedente dal presidente Jean-Claude Trichet, al termine della riunione di inizio mese del Consiglio direttivo.

Inflazione prevista al rialzo
Allora Trichet aveva pronunciato al fatidica formula «strong vigilance», che da anni mercati e analisti interpretano come un esplicito segnale sull’orientamento a effettuare un aumento dei tassi di interesse nell’immediato, solitamente il mese successivo. Una valutazione che del resto la scorsa settimana è stata esplicitamente confermata dallo stesso Trichet. «Occorre evitare – spiega la Bce – che la recente evoluzione dei prezzi» sospinta dai rincari di petrolio e materie prime «produca pressioni inflazionistiche generalizzate».

Ripresa più moderata nel secondo trimestre
Sul fronte della ripresa, dati statistici e indicatori segnalano per l’Eurozona nel secondo trimestre «il procedere dell’espansione dell’attività economica, ancorché a un ritmo più moderato». Il rallentamento «rispecchia il fatto che la vigorosa crescita del primo trimestre é in parte dovuta a fattori straordinari, il cui impatto verrà meno nel secondo trimestre.

Il SOle 24 Ore 16.06.11

"Sondaggi, sorpasso del centrosinistra", di Mauro Favale

La cautela è sparita, spazzata via da un quorum raggiunto con un`affluenza così ampia che pochi si erano azzardati a prevedere. A urne chiuse, però, quelle percentuali, quei milioni di voti e quella valanga di sì dicono che il vento sta cambiando, tanto che adesso anche i numeri dei sondaggi raccontano un`altra storia. La storia di un trend («Mutamenti millimetrici, niente di sconvolgente», avverte Nicola Piepoli, direttore dell`omonimo istituto di ricerca) che ora vede il centrosinistra in crescita e il centrodestra in lenta e costante discesa. Questa volta, però, c`è una novità e la rincorsa ha prodotto un risultato: la coalizione di centrosinistra è stabilmente avanti e il Pd è il primo partito in Italia.

Un primato che per alcuni andrebbe condiviso col Pdl, ma che per altri è occupato esclusivamente dai democratici che avrebbero staccato il Popolo delle libertà di quasi 3 punti. La rilevazione è stata fatta martelli, 24 ore dopo la chiusura delle urne, dall`Ipsos di Nando Pagnoncelli e comunicata in serata a Ballarò: il Pd sarebbe al 29,8%, il Pdl al 27,1%. Un distacco importante a cui si va ad aggiungere un calo della Lega che, sia per Ipr sia per Piepoli, scenderebbe sotto al 10% con un calo dell`1,5%. E se per Piepoli il Pdl è ancora avanti di mezzo punto (29,5 contro 29), per Swg e Ipr i due partiti sarebbero appaiati.

Per ora il sorpasso è solo virtuale, certo. Ma tanto basta al segretario Pierluigi Bersani per dire che «il Pd è il primo partito e merita rispetto». L`invito l`aveva già pronunciato durante una puntata di Annozero, qualche mese fa. Ieri l`ha rivolto «ai commentatori e a quanti seguono il Pd: nelle loro opinioni devono avere più rispetto». Secondo Bersani «l`evoluzione del quadro politico non è stata inaspettata per il Pd che ne ha intuito la direzione profonda.

Siamo l`unico partito veramente nazionale: siamo nei gazebo, nelle piazze e nella rete, abbiamo un rapporto con la realtà». Un atteggiamento che, visto il risultato di amministrative e referendum, l`elettorato sembrerebbe apprezzare. Secondo i sondaggisti, infatti, il centrosinistra è nettamente avanti: 47,2% contro 37,3% dice Ipsos che calcola con Pd, Idve Sel anche Verdi e Federazione della sinistra, mentre dall`altra parte lascia soli Pdl e Lega, senza la Destra.

Il Terzo Polo per Pagnoncelli si assesta intorno al 9,5%. Tra i ricercatori c`è una sostanziale uniformità di analisi. Per Ipr Marketing (che, nel governo, rileva al primo posto per gradimento il ministro Angelino Alfano, con un crollo verticale della fiducia in Berlusconi, ferma al 29%), il centrosinistra (senza Fds) è al 42,5%, il centrodestra al 39%. Per Piepoli il risultato è 44% a 41,5%, per Swg 41 % a 39%. Fuori dai poli anche íl movimento di Beppe Grillo, dato tra il 2,5% e il 4%.

Insomma, a leggere percentuali e tendenze di voto, qualcosa è cambiato. Ma per sapere se si tratta di un terremoto bisognerà attendere. «Non c`è una rottura vera – spiega Piepoli – la Dc, quand`è crollata, veniva da due anni in cui ogni mese perdeva 1-2 punti. Vediamo cosa accadrà nei prossimi 6 mesi».

«Non equivochiamo la natura dei voto referendario – avverte Roberto Weber di Swg – il centrodestra mantiene ottime percentuali al centro e al sud. Il centrosinistra avanza nelle città, il Pdl si “tiene le sue roccaforti. Certo, se continua così, avrà grosse difficoltà. Devono dare una sterzata, cambiare qualcosa». Altrimenti è difficile invertire il trend.

La Repubblica 16.06.11

"Secondo livello", di Concita De Gregorio

Quando più di un anno fa, nel mese di maggio del 2010, chiesi da queste colonne cosa ci facesse un tipo come Luigi Bisignani nelle stanze di palazzo Grazioli, ospite fisso munito di ogni comfort tecnologico e non solo, e quale ruolo esattamente avesse nello staff del Presidente del Consiglio ricevetti la mattina dopo, molto presto, quattro telefonate. Una era di un ex direttore di giornale che si congratulava, mi disse, per “aver avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga”. Un’altra di una collega celebre e sempreverde, fonte occulta e abituale di un sito di regolamenti di conti, uno di quei posti on line dove chiunque fa sapere quel che non può dire in modo da poterlo poi “riprendere” come se fosse una notizia: chiedeva se ne sapessi di più. La terza di un parlamentare di lunghissimo corso di area una volta andreottiana. L’ultima, la più importante, direttamente da palazzo Grazioli via centralino del Viminale, la Batteria. “Mia cara signora mi disse costui per la stima che ho di lei mi permetto di metterla in guardia da eventuali errori. Non vorrei davvero che avesse a dolersene. Lei sa meglio di me quanto certi terreni siano insidiosi e fitti di trappole. Stia attenta a non farsi strumentalizzare, a non dar credito a voci denigratorie e interessate. Sarebbe un peccato: dovremmo fare a meno di una voce che è così importante, invece, nel nostro panorama”. Credo che non vi sfugga il sottotesto muto. Tempo dopo di Bisignani hanno cominciato a parlare in molti. Se cercate in rete trovate articoli dettagliatissimi che raccontano la sua storia e le sue amicizie. Da Licio Gelli, lo scopritore del suo talento, ai Ferruzzi e Tavaroli passando per lo Ior e quella celebre volta in cui fece transitare le tangenti Enimont su un conto corrente destinato ad un’associazione di bambini poveri. Trovate anche qualche nota di colore, come si dice in gergo: che sia stato legato da affettuosissima amicizia a Daniela Santanchè e in quanto tale sponsor della sua fulminea carriera, che sia una delle principali fonti (un’altra era il non da tutti compianto Francesco Cossiga) del sito Dagospia, quella pagina internet dove una compagnia di giro fa circolare allo stesso livello facezie e carte sporche, veline e foto di salotti in uno spaccato del Paese per nostra fortuna lontanissimo da quello che si è espresso nel voto di maggio e giugno, un paese di loschi potenti e affari di pochi esattamente quello che da qualche giorno sembra vecchio di trent’anni. Mummie, pterodattili. Pericolosissimi, certo, ma preistorici e destinati alla polvere. E’ questo l’effetto che fanno, del resto, certi dibattiti tv e certe riflessioni lette in queste ore: è come se in una settimana fossero passati dieci anni, come se da ieri a oggi tutto il resto fosse diventato in bianco e nero.
Certo prima o dopo sapremo con certezza dalle carte giudiziarie e dai processi in quale oscura trama fosse coinvolta la cosiddetta P4, la loggia di affaristi e facilitatori di negozi di cui Bisignani è accusato di far parte. Sentiremo tremare i vetri dei palazzi, se è vero e non ne dubito quel che mi diceva il mio quarto interlocutore. Aspettiamoci palate di fango, e forse peggio. Resta il fatto che il secondo livello di questa nuova impresa collettiva, quella culminata con il voto di 27 milioni di cittadini, è spazzare via le cricche, le mafie, le corruttele. Un’impresa titanica perchè il paese ne è infiltrato a tutti i livelli e a tutte le latitudini politiche, leggete le cronache di oggi. La corruzione è il cancro di questo sistema: lo dicevo l’altro giorno al ministro Fitto ricevendone in cambio insulti, eppure non facevo che ripetere le ultime parole da governatore di Mario Draghi. Non ci sarà crescita senza legalità. Non ci sarà lavoro nè futuro per i giovani che sono andati domenica alle urne finchè le leve del comando saranno nelle mani delle eminenze nere. Quelle che hanno l’ufficio a Palazzo Grazioli, per esempio, e nessuno ci ha ancora spiegato per fare che cosa, per conto di chi.

L’Unità 16.06.11