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"E adesso chi paga per i videocomizi", di Giovanni Valentini

Per i tg di Mediaset, il problema non si pone: le multe comminate dall´Autorità sulle Comunicazioni al Tg 4 (recidivo) e al Tg5, rispettivamente di 258.230 e di 100 mila euro, le pagherà l´azienda (privata) che fa capo a Silvio Berlusconi. E anzi, per lui sarà pure un risparmio. In termini di spazi pubblicitari o promozionali, probabilmente gli sarebbe costato molto di più.
Ma chi pagherà le analoghe multe inflitte dalla stessa Agcom al Tg1 (anch´esso recidivo) e al Tg2, per la messa in onda delle interviste illecite al presidente del Consiglio sulle reti della televisione pubblica? Le pagherà la Rai. E cioè, tutti noi cittadini, telespettatori e abbonati, che versiamo il canone d´abbonamento. Cittadini di destra, di centro o di sinistra; vittime dello strapotere mediatico del premier e della stradebolezza professionale dei giornalisti che lo subiscono.
Onore al merito della collega Elisa Anzaldo, dunque, punita dal direttore del Tg1 per essersi rifiutata di prestare ancora la propria immagine a questo scandalo quotidiano della tv di regime. Anche Mario Orfeo, l´ex direttore del Tg2 passato da poco alla guida del quotidiano Il Messaggero, aveva ricevuto pressioni politiche alla vigilia delle ultime elezioni regionali, come certamente tanti altri prima di lui. Ma Orfeo aveva saputo respingerle e questi casi dimostrano che perfino alla Rai si può resistere alle interferenze indebite.
Le reazioni scomposte e aggressive del fronte berlusconiano alla pronuncia dell´Authority sono tanto pretestuose quanto contraddittorie. Da una parte, per esempio, si sostiene che il presidente del Consiglio (e capolista del Pdl al Comune di Milano) «era stato zitto per una settimana», mentre dall´altra si contesta il parametro del “minutaggio”. Oppure, si dice che l´invasione delle pseudo-interviste televisive “non ha spostato un voto”, senza neppure aspettare l´esito dei ballottaggi. O ancora, si afferma a posteriori che in realtà il bombardamento mediatico è stato un boomerang perché ha provocato il crollo degli ascolti. (E nella foga polemica, lo stesso centrosinistra finisce per cadere in alcune di queste contraddizioni).
Cominciamo a dire, innanzitutto, che – quanto al cosiddetto “minutaggio” – una cosa è diluire gli interventi di un leader politico in più giorni, magari con il contrappeso delle repliche di parte avversa; un´altra cosa è concentrarli in un giorno solo, o addirittura nel “prime time” di una serata, con l´effetto di un videomessaggio a reti (pressoché) unificate. Ma il problema comunque non si misura soltanto con il cronometro alla mano, come in una gara a tempo. Si tratta, piuttosto, di verificare le modalità secondo cui la comunicazione avviene e di valutarne quindi la legittimità: e qui la pronuncia dell´Agcom, come risulta dalle cinque delibere pubblicate nel suo sito, è molto chiara e precisa.
Queste non erano vere interviste, con domande e risposte, richieste e spiegazioni, obiezioni e chiarimenti o anche eventuali esitazioni e reticenze. Erano comizi, o meglio telecomizi, camuffati da interviste trasmesse “in serrata sequenza”, come osserva l´Authority. “Pubblicità ingannevole”, si direbbe nel linguaggio del marketing: un´overdose tale da provocare magari una reazione di rifiuto o di rigetto. E comunque si tratterebbe di un abuso di potere, al di là delle regole, oltre che di un grossolano errore tecnico del Grande Comunicatore.
Ancorché trasmessi all´interno dei telegiornali, e anzi proprio per questo ancora più illegittimi, i videomessaggi di Berlusconi – secondo l´Agcom – non corrispondono ai principi di una corretta informazione, bensì alle caratteristiche proprie della comunicazione politica. E in quanto tali, appunto, avrebbero dovuto essere bilanciati da equivalenti e contestuali interventi degli altri candidati, negli appropriati spazi elettorali.
Auguriamoci, allora, che il bombardamento mediatico del 20 maggio non abbia spostato davvero un voto. Altrimenti, ne risulterebbe compromessa la regolarità della competizione elettorale.

La Repubblica 28.05.11

Non profit, sempre meno donatori: il 2010 l'anno peggiore (24%)

Indagine dell’Istituto italiano donazione. Per gli italiani il terzo settore è indispensabile, ma non mancano le critiche: troppa frammentazione (49%), competizione (46%), truffe (45%), inefficienze e sprechi (43%). Il terzo settore? Solo il 17% degli intervistati ne ha sentito parlare e, di questi, solo il 66% ne conosce almeno approssimativamente il significato. Il termine “non profit” risulta, ai più, maggiormente rappresentativo e di immediata comprensione. E’ uno dei dati emersi dall’indagine ‘Non profit, settore frammentato ma di certa utilità sociale: questa la percezione degli italiani” curata dall’Istituto italiano della donazione – associazione che assicura che l’operato delle organizzazioni non profit sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà – in collaborazione con Gfk Eurisko. “Il terzo settore è visto quale depositario di valori positivi che si traducono in interventi fondamentali per la società; al tempo stesso però – osservano gli autori – gli italiani percepiscono lo scarso coordinamento e le divisioni interne come causa di dispersione di risorse e di raggiungimento non ottimale degli obiettivi”. Il numero di donatori italiani (dai 15 anni in su) dal 2003 al 2010, dopo un picco del 31% registrato nel 2006 e nel 2007, diminuisce di anno in anno, registrando la peggior performance (24%) nel 2010, con una perdita di tre punti percentuali rispetto al 2009.

“Dalla nostra indagine quantitativa – spiegano i curatori – emerge che questa diminuzione non è imputabile ai donatori regolari (coloro che donano almeno una volta all’anno alla stessa organizzazione non profit) che, al contrario, sono leggermente aumentati anche in periodo di crisi; le cause invece sarebbero da ricercare nei donatori saltuari i quali, nel 2011, calano del 2% rispetto al 2008”.

Sottolinea Franco Vannini, consigliere dell’Iid “Interessante è il dato che emerge interrogando gli intervistati sulla percentuale delle risorse destinate dalle onp al mantenimento della propria struttura: gli italiani infatti pensano che circa il 50% sia speso per stipendi, affitti ed utenze varie ma desiderano che questa percentuale scenda al 30%. Va rilevato che onp efficienti come i soci dell’Istituto riescono a contenere le spese per la struttura impiegando solo il 20% delle entrate, dimostrandosi così ancor più virtuose rispetto ai comportamenti auspicabili evidenziati da questa ricerca”.

Quanto è importante il terzo settore dal punto di vista sociale? Dalla ricerca dell’Istituto italiano della donazione e Gfk Eurisko emerge che il 68% degli intervistati attribuisce al terzo settore importanza massima, percentuale che sale fino al 90% “considerando anche coloro che ne danno un giudizio più che positivo”. Prosegue la ricerca: “Indagando la rilevanza del terzo settore dal punto di vista economico, il 41% degli intervistati attribuisce ad esso una grande importanza, percentuale che sale fino al 74 % considerando anche coloro che ne danno un giudizio almeno positivo”.

Commenta Maria Guidotti, presidente Iid: “Più della metà degli intervistati (55%) afferma che il non profit svolge un ruolo indispensabile nell’integrare i servizi offerti dallo stato. Questo stesso dato aumenta fino a sfiorare l’80% se si aggiungono coloro che sono abbastanza d’accordo con questa affermazione. Al tempo stesso però non mancano le critiche ad un settore percepito come eccessivamente frammentato (dato appoggiato fortemente dal 49%), troppo competitivo (46%), in cui si verificano spesso casi di truffe o imbrogli (45%), che si dimostra inefficiente tanto da causare sprechi e dispersione di risorse (43%)”.

Alla luce di questi risultati l’Istituto – che oggi ha presentato i risultati dell’indagine a Roma nell’ambito del dibattito ‘Nuovi strumenti e metodi per un non profit più consapevole’ – si interroga sulle sue capacità di rispondere alle esigenze di un terzo settore di sostegno al welfare nazionale. E afferma: “Oggi l’Iid si presenta come una realtà sempre più poliedrica: quest’anno infatti, dopo 5 anni di attività, l’Istituto si riposiziona all’interno del terzo settore italiano per rispecchiare ancor più fedelmente le necessità di un sistema in continua trasformazione ed evoluzione, senza tuttavia abbandonare la missione originaria e le attività core: accrescere il valore delle attività del non profit, facendo delle onp un pilastro fondamentale, affidabile e di qualità, centrale al sistema di welfare”.

Durante l’evento è stata presentata la bozza della nuova “Carta della Donazione – edizione 2011”, il cui testo è scaricabile dal sito http://www.istitutoitalianodonazione.it. L’incontro di Roma è stato inoltre l’occasione per presentare per la prima volta al pubblico il “Progetto di valorizzazione del non profit dei territori” che si pone l’obiettivo di diffondere alti standard di eccellenza etica e gestionale nelle piccole onp “poiché, anche queste ultime, esercitano un ruolo fondamentale nel sistema di welfare nazionale”.

(da Redattore Sociale)

"Università, fuori sede in calo La laurea si prende sotto casa", di Mariolina Iossa

Sono bravi i laureati italiani, «migliori di quelli pre riforma» , sono più giovani, non stanno a lungo fuori corso anzi si laureano in tempo, prendono una buona votazione finale, anche vicinissima al massimo, e fanno più stage. Ma si muovono poco verso l’estero, si confrontano poco, e si laureano «sotto casa» per i costi troppo elevati che le famiglie dovrebbero sostenere per mandarli a studiare in un’altra città. In compenso, una volta laureati sono costretti a emigrare, non solo da Sud a Nord ma anche Oltralpe, perché non trovano un’adeguata collocazione. Offre luci e ombre il tredicesimo rapporto curato da Almalaurea. I passi in avanti si vanno consolidando, il tutto però con notevoli differenze tra aree disciplinari. Primo punto: non è vero che i laureati italiani sono troppi. Sono invece sempre pochi e anzi negli ultimi 7 anni c’è stata una diminuzione del 13%. Siamo al 20%di laureati nella fascia 25-34 anni, assai al di sotto dell’obiettivo strategico europeo del 40%. La Germania è al 24, il Regno Unito al 38 e la Francia al 41%. A lievitare, più che i laureati sono stati i titoli universitari, passati dai 172 mila del 2001 ai 293 mila del 2009. La qualità dell’insegnamento è cresciuta: la regolarità nel concludere per tempo gli anni di studio è più che raddoppiata. Il 67%dei laureati delle professioni sanitarie e il 39%del chimico farmaceutico ed economico statistico si laurea nei tre anni. All’estremo opposto ci sono i laureati del gruppo giuridico (14%) e di quello agrario (28%). I laureati pre riforma conseguivano il titolo a 27,8 anni contro i 26,9 anni del 2010. I più giovani a concludere gli studi sono quelli del gruppo linguistico (24,6 anni), geobiologico e ingegneristico (entrambi a 24,7 anni) mentre l’età più elevata si riscontra tra i laureati del gruppo insegnamenti (28,5 anni) e giuridico (29,2). La votazione finale, pur con ampie diversità, si assesta al 103 su 110 e raggiunge valori vicini al massimo tra i corsi specialistici (108,1 su 110). Aumenta anche la frequenza alle lezioni: 68 studenti su cento frequentano i corsi di almeno tre quarti degli insegnamenti. Le esperienze di lavoro, i tirocini formativi e gli stage aumentano (57 laureati su cento). «L’università ha bisogno di un convinto supporto finanziario da parte del governo, di adeguati servizi agli studenti e infrastrutture della ricerca— ha commentato il presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Marco Mancini —. Dal rapporto emerge un dato di sedentarietà interna ed esterna preoccupante. C’è poca mobilità degli studenti e quindi scarso confronto. Il diritto allo studio necessita di un segnale più forte» .

Il Corriere della Sera 28.05.11

"La menzogna del potere", di Massimo Giannini

Il potere mente. Per abitudine alla manipolazione e per istinto di conservazione. Non c´è bisogno di aver letto la prima Hannah Arendt, o l´ultimo Don De Lillo, per sapere che “lo Stato deve mentire”, o che il governo tecnicamente totalitario “fabbrica la verità attraverso la menzogna sistematica”. Ma nessun potente mente con la frequenza e l´impudenza di Silvio Berlusconi. Non pago di aver danneggiato il Paese che governa, in un drammatico e surreale “colloquio” elemosinato a Obama a margine di un vertice tra gli Otto Grandi del pianeta, il presidente del Consiglio torna sul luogo del delitto.
E, dopo aver inopinatamente e irresponsabilmente denunciato al presidente americano la “dittatura dei giudici di sinistra”, lo “perfeziona”, raccontando la stessa delirante bugia agli altri leader del G8.
Abbiamo già detto quale enorme discredito rappresentino, in termini di immagine internazionale, le parole scagliate contro l´Italia dall´uomo che dovrebbe rappresentarla al meglio nel mondo. Abbiamo già detto quali enormi “costi” imponga allo Stato, in termini di credibilità istituzionale, questo vilipendio della democrazia e dei suoi organismi. Ma è necessario, ancora una volta, squarciare la cortina fumogena con la quale il premier manomette i fatti, e denunciare l´ennesima menzogna sulla quale costruisce il teorema della “persecuzione giudiziaria”. A Deauville, in una conferenza stampa costruita come una disperata requisitoria contro tutto e contro tutti, Berlusconi compie l´ultima metamorfosi: da comune inquisito si trasforma in Grande Inquisitore. Accusa le “toghe rosse”, insulta “Repubblica” e i giornalisti, “colpevoli” di non indignarsi di fronte allo “scandalo delle 24 accuse che mi riguardano, tutte cadute nel nulla”.
“Vergognatevi”, tuona furente il presidente del Consiglio, calato nella tragica maschera dostoevskiana dei Fratelli Karamazov. Dovrebbe vergognarsi lui, per aver violentato ancora una volta la verità.
A sentire il Cavaliere e i suoi “bravi”, i processi che lo riguardano cambiano secondo gli umori e le stagioni. L´altro ieri aveva parlato di “31 accuse”. In passato si era definito “l´uomo più perseguitato dell´Occidente, con 106 processi tutti finiti con assoluzioni”. La figlia Marina ha evocato “26 accuse cadute nel nulla”. Paolo Bonaiuti ha rilanciato con “109 processi e nessuna condanna”. In realtà, come ha ricordato più volte Giuseppe D´Avanzo su questo giornale, i processi affrontati dal premier sono 16. Quattro sono ancora in corso: processo Mills (corruzione in atti giudiziari), diritti tv Mediaset (frode fiscale), caso Mediatrade (appropriazione indebita) e scandalo Ruby (concussione e prostituzione minorile). Negli altri 12 processi, solo tre sono state le sentenze di assoluzione: in un caso con “formula piena” (Sme-Ariosto/1, per corruzione dei giudici di Roma), negli altri due con “formula dubitativa” (Fondi neri Medusa e Tangenti alla Guardia di Finanza).
Gli altri 9 processi si sono conclusi con assoluzione, ma solo grazie alle leggi ad personam, fatte approvare nel frattempo dai suoi governi. Nei processi All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 il Cavaliere è assolto dalla legge che ha depenalizzato il falso in bilancio. Nei processi sull´iscrizione alla P2 e sui terreni di Macherio è assolto perché i reati sono estinti e le condanne cancellate dall´apposita amnistia.
Nei rimanenti 5 processi (All Iberian/1, affare Lentini, bilanci Fininvest 1988/1992, fondi neri del consolidato Fininvest e Lodo Mondadori) il premier è assolto grazie alle “attenuanti generiche”, che gli consentono di beneficiare della prescrizione (da lui stesso fatta dimezzare con la legge Cirielli) e che operano sempre nei confronti dell´imputato ritenuto comunque “responsabile del reato”.
Questa è dunque la verità storica, sull´imputato Berlusconi. A dispetto delle “persecuzioni” che lamenta, e delle “assoluzioni” che rivendica. Bugiarde, le une e le altre. È penoso doverlo ricordare. Ma è anche doveroso, alla vigilia di un turno elettorale che può cambiare il corso di questa disastrosa legislatura. E può spazzare via, finalmente, i danni e gli inganni compiuti dal Grande Inquisitore di Arcore.

La Repubblica 28.05.11

Sezione musicale al Sigonio, il Pd: “E’ una vittoria della città”

L’on. Ghizzoni: “Risultato ottenuto grazie allo sforzo congiunto della scuola, delle famiglie delle istituzioni. Unica nota stonata quella di chi tenta di attribuirsene il merito esclusivo”. L’on. Manuela Ghizzoni del Pd esprime la sua soddisfazione per il via libera della direzione scolastica regionale all’apertura della sezione musicale al Sigonio di Modena. Ecco la sua dichiarazione

«La direzione scolastica regionale ha finalmente autorizzato l’apertura della sezione musicale al liceo Sigonio di Modena. E’ un risultato importante che attendevamo, ottenuto grazie allo sforzo congiunto della scuola, delle famiglie, delle istituzioni locali. Unica nota stonata – nella generale soddisfazione della città – quella di chi, come l’on. Bertolini, tenta di attribuirsene il merito esclusivo attaccando gli enti locali e la Regione che hanno fatto la loro parte fin dall’inizio. Ancora una volta si rovescia la realtà per puri scopi propagandistici. La verità è che solo grazie alla grande mobilitazione della città l’ufficio scolastico regionale è tornato sui suoi passi concedendo l’autorizzazione. Ora naturalmente ci aspettiamo che il governo metta a disposizione le risorse necessarie per l’avvio dei corsi e non pensi – come altre volte è già avvenuto – di fare “le nozze coi fichi secchi”, ovvero di portare insegnanti al Sigonio togliendoli da altre scuole».

Bologna: Virginio Merola presenta la Giunta comunale

“Siamo riusciti in tre giorni a dare alla città una Giunta pronta al lavoro, un equipaggio fantastico. Il criterio seguito è quello più volte annunciato: Giunta con forte ricambio generazionale, con la forte presenza di donne, basata su merito, capacità e passione per questa città”. Con queste parole, Virginio Merola, sindaco di Bologna, oggi pomeriggio nella Sala Rossa di Palazzo D’Accursio, ha presentato i 10 assessori che andranno a formare la Giunta del Comune di Bologna. “Ci metteremo subito al lavoro.

Voglio però sottolineare che la prima Giunta formale e deliberativa sarà dopo l’insediamento del Consiglio comunale, questo perché riteniamo che sia un atto dovuto di correttezza istituzionale, che avverrà martedì 7 giugno alle ore 15”, continua il sindaco. “Lavoreremo bene perché lavoreremo insieme, riusciremo a convincere la città che possiamo avere il futuro che meritiamo. Saremo una Giunta che lavorerà per progetti, non ci saranno gelosie per quanto riguarda le deleghe di ognuno, ma ci confronteremo sul merito per quanto riguarda i progetti per la città, dove è necessario questo spirito di squadra”, conclude Merola.

La squadra del sindaco è composta da 10 persone, cinque uomini e cinque donne. L’età media è inferiore ai 45 anni.

Vicesindaco Silvia Giannini, nata Ferrara nel 1952, alla quale sono state affidate le deleghe al Bilancio, Finanze, Partecipazione Societarie, Patrimonio, Politiche di genere e delle differenze.

Andrea Colombo, il più giovane, bolognese classe 1984, a cui sono state affidate le deleghe alla Mobilità e Trasporti.

Amelia Frascaroli, nata a Bologna nel 1954, alla quale sono state affidate le deleghe ai Servizi sociali, Volontariato, Associazionismo e Partecipazione.

Patrizia Gabellini, nata a Riccione nel 1950, alla quale sono state affidate le deleghe all’Urbanistica, Ambiente, Qualità Urbana e Città Storica.

Tra i giovanissimi anche Matteo Lepore, nato a Bologna nel 1980, a cui sono state affidate le deleghe agli Affari Istituzionali, Servizi Demografici, Relazioni Internazionali, Comunicazione, Marketing urbano, Innovazione e Lavoro. A Lepore è affidato inoltre il coordinamento operativo della Giunta e il coordinamento degli eventi cittadini. Partecipa alle sedute della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi e delle Commissioni consiliari.

Riccardo Malagoli, nato a Bologna nel 1959, a cui sono state affidate le deleghe alle Politiche abitative e Coordinamento Quartieri.

La più giovane tra le donne è Nadia Monti, nata a Forlì nel 1981, alla quale sono state affidate le deleghe al Commercio, Attività Produttive, Turismo, Legalità.

Marilena Pillati, bolognese classe ‘65, alla quale sono state affidate le deleghe alla Scuola e Formazione.

Luca Rizzo Nervo, nato a Bologna nel 1978, a cui sono state affidate le deleghe alla Sanità, Sport, Lavori Pubblici, Protezione Civile.

Alberto Ronchi, ferrarese classe ‘61, a cui sono state affidate le deleghe alla Cultura e Giovani.

Le materie non delegate e riservate al sindaco Virginio Merola sono Piano Strategico, Città Metropolitana e Riforma dei Quartieri, Rapporti con l’Università, Personale, Sicurezza e Polizia Municipale.

da www.bologna2000.com

"I candidati vilipesi scaricano il Cavaliere", di Mariantonietta Colimberti

La disperazione ha portato ieri gli aspiranti sindaci della destra a rinnegare il loro partito. Sarebbe stato impensabile fino a qualche mese fa e invece sta accadendo. Sia Letizia Moratti sia Gianni Lettieri, alla vigilia dei ballottaggi, accentuano la tendenza allo “smarcamento” da Silvio Berlusconi e dai toni con cui ha condotto tutta la campagna elettorale. Ma forse ormai è troppo tardi per tutto.
È apparsa in grande difficoltà ieri il sindaco di Milano nel mancato faccia a faccia di Sky risoltosi in un’intervista del direttore Emilio Carelli. Dimessa e anche noiosa, la Moratti più che rassicurante è apparsa depressa.
Tra lei e la sedia vuota di Giuliano Pisapia – rifiutatosi di partecipare a causa delle mancate scuse personali sul colpo basso del primo confronto – si potrebbe dire che ha vinto la seconda. Il sindaco esprime dispiacere «per le modalità, perché era finito il tempo», ma poi, alla videochat del Corriere annuncia di aver inviato al suo avversario un messaggio privato. Ma l’ammissione più forte è quella che riguarda Berlusconi: alla domanda se le immagini del premier comiziante davanti al tribunale di Milano possano averla danneggiata, la Moratti dismette la diplomazia a tutti i costi e risponde che «è stata danneggiata la possibilità di parlare dei programmi e delle cose concrete che interessano i milanesi».
Come dire che insomma, sì, la decisione del Cavaliere di concentrare l’attenzione su se stesso non è stata la migliore delle idee, anzi. Nell’insieme, un atteggiamento difensivo tutto rivolto al passato, lo sforzo di credere e far credere di non sentirsi abbandonata dalla Lega, il rifiuto di chiarire fin d’ora chi vorrebbe al suo fianco se fosse eletta, neanche l’annuncio della percentuale femminile da chiamare al governo della città. Grigiore su tutta la linea, insomma.
Come se la convinzione che Milano, anche quella borghese delle sciura e dei professionisti, è decisa a voltare pagina, avesse contagiato anche lei. In proposito, l’intervista di Cesare Romiti a Repubblica di ieri deve essere stato l’ultimo brutto colpo in ordine di tempo.
Meno depresso della Moratti, almeno all’apparenza, è Gianni Lettieri, che in effetti sulla carta parte da un 43 per cento contro il 23,5 per cento di Luigi De Magistris e che tenta di accaparrarsi almeno parte del voto d’opinione moderato.
Dal primo, disastroso confronto pubblico con Morcone e Pasquino (in quell’occasione l’ex pm disertò), il candidato del Pdl ha imparato ad essere più sicuro di sé, ma l’ipoteca del Pdl di Cosentino continua a schiacciarlo senza pietà, quanto più lui cerca di “smarcarsi”.
Dopo la defenestrazione dello spin doctor Claudio Velardi per mano di Fulvio Martusciello (ma i maligni sostengono che è stato lo stesso ex consigliere di D’Alema a farsi mettere fuori gioco per non “firmare” una sconfitta), Lettieri si è messo a fare l’equilibrista tra i detentori dei voti di destra a Napoli e la necessità di non farsi comprimere su quell’ala impresentabile.
È accaduto così che, in un confronto organizzato da Repubblica Tv, Lettieri abbia definito l’appoggio di Berlusconi e del Pdl «una risorsa» per l’elettorato di centrodestra, ma «sicuramente un peso per l’elettorato moderato e riformista a cui io mi sto rivolgendo». Peccato per lui che l’elettorato moderato, almeno quello che al primo turno ha scelto Raimondo Pasquino, sembra orientato a scegliere De Magistris seguendo le inclinazioni del rettore di Salerno.
Per il round finale, Lettieri ha rifiutato il ring di Annozero, ha convocato per stasera in piazza Plebiscito Gigi D’Alessio, che ieri ha annullato all’improvviso la performance prevista per la Moratti. Pare che per la chiusura Berlusconi sia deciso a piombare in città. Lettieri starà facendo gesti scaramantici.

da Europa Quotidiano 27.05.11