Latest Posts

"Il grande comunicatore senza parole", di Michele Brambilla

Da tre giorni non si hanno notizie di Berlusconi. Lunedì sera il suo portavoce Paolo Bonaiuti aveva fatto sapere che il presidente avrebbe espresso le proprie valutazioni il giorno dopo, cioè martedì, «a risultati definitivi». È passato martedì, è passato pure mercoledì ma le valutazioni del presidente sul voto restano un mistero di cui è probabilmente a conoscenza solo qualche stretto collaboratore. Al popolo italiano, e perfino a quello delle libertà, non è dato sapere che cosa pensi il premier su un risultato elettorale che ha già provocato un mezzo terremoto.

È un silenzio molto strano. Berlusconi è, per definizione, il Grande Comunicatore: o, secondo il professor Alberoni, quantomeno un Grande Seduttore. In ogni caso, un uomo che ha fatto del proprio rapporto diretto con il popolo il suo principale punto di forza. Berlusconi non si è mai sottratto alla pubblica esposizione, nemmeno quando si è trovato sotto scacco. Quand’è stato in difficoltà, ha sempre chiamato a raccolta la sua gente e ha contrattaccato, si è difeso con le unghie e con i denti, insomma ha sempre parlato, magari urlato. Mai si era nascosto come pare si stia nascondendo in questi giorni.

E come pare sia intenzionato a fare anche nei prossimi, se sono vere le indiscrezioni secondo le quali Berlusconi non si farà vedere a Milano nelle due settimane (che ormai sono diventate meno di dieci giorni) che separano dal ballottaggio.

Perché il Grande Comunicatore ha deciso di non comunicare e il Grande Seduttore ha deciso di non tentare neppure la seduzione? La prima risposta, malevola, è che Berlusconi vorrebbe evitare Milano perché sente aria di sconfitta, e sulla sconfitta non vuol lasciare le impronte. La seconda, ancora più malevola, è che il premier avrebbe capito che gli conviene stare alla larga da Milano, visto che la sua personale discesa in campo a fianco della Moratti ha prodotto più danni che benefici. Saranno anche cattiverie, ma resta un silenzio che – quand’anche il premier parlasse oggi – sarebbe comunque durato troppo.

Che cosa sta insomma succedendo non solo a Berlusconi, ma a tutta la sua «macchina da guerra» mediatica? Lui tace, le sue televisioni pure. Lunedì pomeriggio negli studi di Mediaset si assisteva alla surreale scena di trecento giornalisti sintonizzati tutti su Rai, La7 e Sky perché nessun canale della Casa si occupava di ciò di cui si stava occupando tutta Italia: le elezioni. Quando poi sono arrivati i tg, Emilio Fede ha impiegato quattro minuti e venti secondi prima di dare il risultato di Milano, e il Tg5 delle venti non dev’essere stato considerato molto appetibile, visto che ha fatto il 19,28 per cento di ascolti, quasi un record negativo. Tg a parte, solo alle 23,30 l’argomento è stato preso in consegna (su Canale 5) da Alessio Vinci a Matrix. Dopo di che, s’è tornato a parlar d’altro. Martedì sera Matrix si è occupato di sballo e sesso fra i giovani, ieri sera di Melania e Avetrana.

Anche il Milan, che insieme con la tv è stato il primo grande propulsore di Berlusconi, sembra non trainare più. Ha vinto lo scudetto, ha festeggiato a Milano proprio alla vigilia delle elezioni, eppure il suo patron ha perso. Pare quasi un segno dei tempi. Paradossalmente, Berlusconi appare in difficoltà proprio sul terreno che gli era sempre stato più congeniale, quello della comunicazione. Anche l’ammissione – da parte della stessa Moratti, ma pure dell’amico Fedele Confalonieri – di aver sbagliato i toni della campagna elettorale rientra in questo nuovo, e un po’ sorprendente, scenario di crisi della capacità di comunicare.

Con questo Berlusconi silente, parlano le seconde e terze linee. E spesso parlano più per far danni che per dare un contributo a una storica rimonta. Molti del Pdl accusano la Moratti e incredibilmente ripetono la panzana – sentita non so quante volte da lunedì pomeriggio ad oggi – secondo la quale il candidato sindaco avrebbe preso meno voti delle liste che la sostenevano (al contrario, la Moratti ha preso 273.401 voti, le liste della coalizione 257.777). Altri accusano i ciellini, che non si sarebbero impegnati abbastanza. Altri rovesciano sui leghisti l’accusa di freddezza. L’immagine che ne esce è quella di una nevrotica ricerca del capro espiatorio che sollevi il grande capo da ogni responsabilità; e, al tempo stesso, l’immagine di una squadra divisa, che si appresta a giocare il secondo tempo in stato confusionale.

Lui, per ora, tace. Vedremo se ancora una volta sarà capace di uno scatto dei suoi. Il primo dovrebbe essere quello di liberarsi di cortigiani di un così basso livello. Se non è troppo tardi.

La Stampa 19.05.11

Omofobia, bocciato il testo del Pd. Insorge la Carfagna: "Voterò a favore"

La Commissione Giustizia alla Camera affossa la proposta di legge presentata da Paola Concia, ma il ministro delle Pari Opportuità si smarca dal Pdl: “Persa un’occasione, in Aula voterò a favore”. “Franceschini: Inaccettabile, lo porteremo comunque in Aula”. Il Pdl vota contro il testo base della legge sull’omofobia presentato dal Pd in commissione Giustizia e il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna sbotta: “In Aula io voterò a favore”. Il testo era stato bocciato per 24 voti contro 17 ma il ministro non ci sta. “Il Popolo della libertà – ha detto la Carfagna – col voto di oggi in Commissione, ha perso un’occasione. Il testo, infatti, non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo. Voterò a favore del provvedimento non appena arriverà in Aula”, ha detto il ministro, prendendo le distanze dal Pdl.

La Commissione alla Camera ha così bocciato il testo unificato messo a punto dalla relatrice Paola Concia, del Pd. Contro hanno votato i deputati del Pdl, della Lega e e dei Responsabili. L’Udc si è divisa: Luisa Santolini e Roberto Rao hanno votato contro, mentre Lorenzo Ria si è astenuto. A favore hanno votato Pd, Idv e Fli. Il provvedimento è stato respinto con 26 no e 17 sì. Il Pd ha quindi chiesto che si ritornasse al testo originario, quello firmato da Antonello Soro (Pd). E sarà questo che verrà esaminato dall’aula della Camera il prossimo 23 maggio. Entro questa sera dovranno essere presentati gli emendamenti.

Ieri Paola Concia aveva inviato a tutti i componenti della Commissione Giustizia della Camera una lettera nella quale ricordava che la proposta di legge era all’esame della Camera
da 959 giorni; che era già il frutto di una mediazione politica; che si trattava di rispetto dei diritti umani fondamentali. “Questa non è una legge degli omosessuali – aveva scritto Concia – né di una riserva indiana. E’ una legge di civiltà che appartiene a tutta la collettività, come ha ripetuto più volte il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”. Ed è proprio l’appello lanciato ieri dal capo dello Stato 1 in occasione della Giornata contro l’omofobia, che, secondo la Concia, “è stato del tutto disatteso dalla maggioranza”.

Durante la votazione, il Pdl non ha accettato che fosse Alessandra Mussolini a sostituire un esponente berlusconiano assente. “E questo – sostiene la stessa parlamentare – perché sapevano benissimo che io avrei votato a favore di questo provvedimento”.

La Lega ha motivato il suo no in questi termini: “Abbiamo sempre avuto perplessità sui profili di costituzionalità di questa legge”, ha detto la capogruppo della Lega Nord in commissione, Carolina Lussana, sostenendo che in base a questo testo per rimuovere una discriminazione, si rischia di crearne un’altra. “Il tema va affrontato, ma perché applicare aggravanti in caso di reati commessi per omofobia e non nei confronti di chi è disabile o la pensa politicamente o calcisticamente in modo diverso?”, ha detto Lussana.

Quella di oggi, per la parlamentare del Pd Barbara Pollastrini, “è una pagina cinica, disumana e all’insegna dell’inganno visto che il Pdl continua a sostenere che contro questo testo erano già state votate le pregiudiziali di costituzionalità”. “Cosa falsa – conclude – perché il provvedimento per il quale erano state votate le pregiudiziali era un altro e parlava più in generale di ‘orientamento sessuale’ e ‘identita’ di genere’. Ora invece, nel testo della Concia, si parla di ‘omofobia’ e ‘transfobia’”.

“Adesso l’Europa ci riderà dietro”, commenta con amarezza la Concia. La sua richiesta di votare a favore del testo, mettendo da parte pregiudizi e ideologie, evidentemente non è stata ascoltata. Ma il Pd non si dà per vinto e accusa la maggioranza di tenere un atteggiamento “incredibile ed inaccettabile”. Noi “lo porteremo comunque in aula da lunedì nello spazio che spetta all’opposizione”, annuncia Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera.

www.repubblica.it

Dopo voto, governo battuto 4 volte alla Camera La "vendetta" dei Responsabili

Il governo è stato battuto per quattro volte di seguito nell’Aula della Camera sulle votazioni sulle mozioni sulla situazione nelle carceri. Fatali sono state le assenze nell’Aula di deputati del Pdl, dei membri del governo (c’erano solo una decina tra ministri e sottosegretari) e di alcuni deputati “Responsabili”.
Bersani commenta a calso il colpo subito dal governo: «Beh, in buona salute non sta…». Così risponde, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, quando gli viene chiesto se i voti di oggi che hanno visto l’esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.

I Responsabili «delusi» si sono fatti sentire. È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale. Nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario.

Ha pesato anche l’assenza di molti deputati della maggioranza, compresi ministri e sottosegretari, sull’esito delle quattro votazioni per le mozioni carcere in cui il centrodestra è stato battuto oggi alla Camera. In Aula al momento della prima votazione, sul testo di Futuro e libertà, c’erano 522 deputati: 264 hanno votato sì e 254 no, mentre quattro sono stati gli astenuti. Non hanno partecipato al voto, tra assenti e in missione, 40 deputati del Pdl, 7 della Lega Nord e 14 dei Responsabili.

Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto – che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis – anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell’Mpa. Assenti anche due deputati della Lega.

In tutti i casi l’opposizione è stata compatta al voto, riuscendo a bocciare una parte della mozione della maggioranza, oltre a far passare i loro testi nelle parti su cui il governo aveva reso parere contrario.

L’aula della Camera ha votato a favore della prima parte di una mozione presentata dal Pd sul tema carceri e che aveva avuto parere contrario dell’esecutivo.

L’esecutivo era già stato battuto alla Camera sulla mozione di Fli sulla situazione delle carceri. Si tratta del primo voto dopo la ripresa dei lavori parlamentari dopo le amministrative.

Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 sì.

Il testo della mozione impegna il governo «ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri».

Nella mozione si chiede poi l’impegno dell’esecutivo «a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme – dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, ad una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere – che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena».

Infine si chiede di «implementare il ‘piano carcerì attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato ad un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l’ospitalità dei detenuti».

Infine, è stata approvata una parte della mozione dell’idv su cui il governo aveva dato parere contrario.

«Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c`è più, è sfaldata. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula il governo è andato sotto più volte». Lo ha affermato, in una nota, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «E` la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, né il consenso nel Paese – ha aggiunto -. E` il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini».

www.unita.it

******

Carceri. Alla Camera il governo battuto 4 volte

Passano gli emendamenti del PD e delle opposizioni. Pesano le assenze nei banchi del governo e dei “responsabili”. Favi: “il fallimento della politica del ministro Alfano sulle carceri è sotto gli occhi di tutti

L’onda che si è abbattuta su governo e maggioranza dopo le elezioni amministrative sembra non essere finita ma montare sempre più alta e potente. Alla riapertura dei lavori parlamentari, il Governo è stato battuto alla Camera ben 4 volte sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri. Sono passati gli emendamenti presentati dal PD, Idv e Fli che compatti hanno votato contro i pareri dell’Esecutivo.

Nel conteggio dei voti, decisive le numerose assenze tra i banchi del governo, nelle fila del Pdl e, soprattutto tra i cosiddetti “responsabili” che non hanno garantito l’appoggio al governo come da “contratto”. Ben 12 su 29 sono state le defezioni del gruppo di Scilipoti & Co. Tra i sedici assenti del Pdl spiccano i nomi di Cosentino e Verdini, quest’ultimo troppo impegnato nel conteggio dei voti delle Amministrative per dimostrare un pareggio che non c’è mai stato.

“Beh, in buona salute non sta…”. Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha risposto alla domanda se i voti di oggi che hanno visto l’esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.

“La maggioranza è stata battuta al primo voto in aula dopo le elezioni. Non male…”. Questo è stato il primo commento di Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, dalla sua pagina di Twitter.

Per Sandro Favi, responsabile nazionale carceri del PD, “il fallimento della politica del ministro Alfano sulle carceri è sotto gli occhi di tutti e la battuta di arresto del governo oggi alla Camera ne è un’ulteriore testimonianza.

Quasi tre anni per mettere in campo un Piano Carceri, norme in successione e poteri commissariali sempre più estesi, reiterate ordinanza per uno stato di emergenza che dura da ormai 18 mesi e forse entro l’anno, saranno “cantierabili” i primi ampliamenti di alcune strutture penitenziarie. Nulla di più di quello che l’ordinaria amministrazione non avesse già da anni avviato, in qualche caso anche in tempi più celeri. Solo che molti padiglioni detentivi costruiti sono rimasti vuoti; i nuovi istituti penitenziari vengono aperti a porzioni o peggio ne vengono ritardati i tempi di consegna, perché non si è in grado di ridistribuire il personale necessario a farli funzionare o a decidere quale livello di sicurezza dovranno assicurare.

E una volta aperti i cantieri, il ministro Alfano immagina di poter passare sotto silenzio, fino alla fine del suo mandato, i drammi e le condizioni disumane del sovraffollamento dei penitenziari, il degrado delle strutture, lo sfascio amministrativo ed economico-finanziario, le difficoltà operative e la frustrazione professionale degli operatori?

Alfano vanta, dal fronte delle carceri, l’efficacia di una politica della sicurezza e della giustizia che avrebbe migliorato le nostre città e contrastato la diffusione dei poteri delle organizzazioni criminali. Le carceri sovraffollate del governo Berlusconi, della Lega Nord e di Alfano, si sono piuttosto riempite delle povertà dei migranti e delle marginalità umane che popolano il degrado urbano, dell’abbandono dei tossicodipendenti e dei sofferenti psichiatrici, coi meccanismi di una giustizia implacabile con i deboli, quanto indulgente con i garantiti. Se negli ultimi mesi l’aumento dei detenuti si è fermato, forse lo si deve di più alla ritrovata consapevolezza, sia della magistratura sia delle forse dell’ordine, che non si possono produrre carcerazioni sempre crescenti ed avere penitenziari indegni di un paese civile, piuttosto che alle risibili misure deflattive del ministro della Giustizia”.

Per Alessandro Maran, deputato PD, “non è un bel momento per Berlusconi e la sua maggioranza. Oggi, primo giorno d’aula dopo la batosta milanese, Pdl e Lega hanno dimostrato di non esserci neanche alla Camera dei deputati e sono andati sotto per quattro volte durante il voto sulla mozione sulla situazione delle carceri. Consiglierei al centrodestra di non forzare la mano scegliendo di portare in aula leggi, come quella sul biotestamento, che dovrebbero essere lasciate fuori dalla strumentalizzazione della campagna elettorale. A meno che non abbiano capito, come gli ha già dimostrato il Paese, che è ora di cedere il passo”.

Lo dice Alessandro Maran

*****

Le mozioni approvate a Montecitorio impongono al governo una serie di impegni non trascurabili. Tra questi, “ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri”.

E ancora, “a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme – dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, a una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere, che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena”.

Il governo risulta inoltre impegnato “a implementare il piano carceri attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato a un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l’ospitalità dei detenuti”.

www.partitodemocratico.it

"Cresce il Pd, i candidati trainano la coalizione", di Roberto Brunelli

Le dinamiche del voto secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo: non mancano le sorprese. L’emorragia del Popolo delle libertà, l’arretramento leghista rispetto alle regionali. Male l’Udc… e peggio ancora se si allea con la destra. Non parlano la lingua di Arcore, i numeri. Stanno lì, e nella loro sintetica brutalità vanno presi per quel che sono: una specie di mutazione genetica dell’Italia, consumatasi in meno di due anni. Una piccola rivoluzione copernicana, che riserva molte sorprese, soprattutto nel campo del centrodestra, ma anche a sinistra. Certo, ci sono gli undici sindaci del centrosinistra eletti al primo turno (tra questi Torino e Bologna), c’è il «boom Pisapia», c’è quel 28,63% del Pd a Milano, pericolosamente vicino al 28,74% del Popolo delle libertà, c’è il 34,5% conquistato sempre dal Partito democratico nella capitale sabauda ed il 38,27% di Bologna. Ma la vera notizia, aggregando i risultati su base nazionale, è una sola: lo sconfitto numero uno della consultazione è il Pdl.
Seguendo le analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna elaborate a urne ancora «calde» e sui dati definitivi, il quadro è limpido: mentre il centrodestra nel suo complesso raccoglie 885 mila voti, perdendo 56 mila voti rispetto alle comunali del 2006, il Pdl da solo sacrifica sul terreno 164 mila voti in confronti a quelli guadagnati da Forza Italia e An nelle precedenti consultazioni municipali. «L’emorragia scrive l’istituto bolognese è forte sia al nord (116 mila voti, 29,8%), sia al centro-sud (-68 mila voti, uguale ad un 28,7% dei consensi).
Va detto che rispetto alle comunali del 2006 è cambiato il mondo, come sottolinea lo stesso Istituto Cattaneo. La maggior parte delle precedenti consultazioni nelle città si erano svolti prima della nascita del Pd e del Pdl, «sull’onda della vittoria di Prodi nelle politiche, e dunque in un contesto notevolmente diverso». Nel mezzo c’è stata la caduta del governo di centrosinistra e la «marcia trionfale» di Berlusconi alle politiche, alle regionali e alle europee. Proprio per questo, il Cattaneo confronta i risultati di ieri con le regionali, quasi tutte svoltesi nel 2010, confronto considerato «più corretto sul piano strettamente politico». Ecco che la batosta del Pdl appare ancora più significativa: il Popolo delle libertà perde 22,3%, con un arretramento meno marcato al Nord (-12,8%) ma deciso al centro-sud (-32,1%). Fli? Non c’entra: le sue liste «non hanno avuto un’affermazione forte in queste elezioni».
Ovviamente ci guadagna la Lega dall’emoragia del Pdl. Nel raffronto con le comunali, le camicie verdi guadagnano 78 mila voti nelle tredici città, con un aumento del 149%, mentre in termini relativi, attirano nuovi consensi più in Emilia Romagna che altrove. Ma anche per gli uomini di Bossi son dolori: infatti, rispetto alle regionali perdono ben 25 mila voti (-16%), una perdita secca concentrata, significativamente, a Milano e Torino. Più sfumato il discorso per quel che riguarda il centrodestra nel suo complesso: rispetto alle comunali, ha raccolto 885 mila voti, ossia 56 mila in meno. Perde soprattutto al Nord e sono perdite severe (quattro città, 83 mila voti, uguali ad un 16,6%), ma va bene nelle sei città del centro-sud, guadagnando 40 mila voti.
E il centrosinistra? Soffre rispetto alle comunali, ma guadagna rispetto alle regionali. Ha raccolto, nelle consultazioni di domenica e lunedì, 1 milione 42 mila voti contro 1 milione e 217 mila nel precedente voto per i municipi, ovvero meno 175 mila voti (14,4%). Specularmente al centrodestra, la perdita è stata contenuta al nord, più marcato in Emilia, e sostanziosa al centro-sud (soprattutto a Napoli, che conferma la sua caratura di «caso a parte»). Il fatto, però, che il centrosinistra avanza di diverse posizioni rispetto alle regionali: 66 mila voti in più (+6,8%), in particolare al nord e in parte anche in Emilia, mentre mantiene il calo (-6,7%) al centro-sud. Analoga la performance del Pd: lascia sul terreno 111 mila voti rispetto ai consensi raccolti illo tempore da Ds, Magherita o Ulivo, ma cresce con nettezza rispetto alle regionali: più 39 mila voti (+ 73%).
E l’Idv? I dipietristi realizzano secondo i dati del Cattaneo un buon risultato rispetto alle comunali (+ 36 mila voti), ma arrancano in confronto alle regionali, lasciando sul terreno 62 mila voti. Altra notizia: va male l’Udc, che perde sia rispetto alle precedenti comunali (-25%), sia rispetto alle regionali (-1,6%), mentre si registra una sostanziale stasi dell’elettorato complessivo di Sinistra e Libertà insieme alla Federazione della sinistra rispetto alle precedenti municipali, laddove è notevole l’avanzata sulle regionali: +11,5 mila voti, il 60,6%. Come noto, si sono fatti notare le liste a «5 Stelle»: complessivamente hanno raggranellato oltre 93 mila elettori in undici delle tredici città. Ebbene, in tutte le città del Nord e dell’Emilia Romagna, i grillini hanno battuto l’Udc. «In misura netta», scrive il Cattaneo. Da notare che l’Udc va leggermente meglio dove presenta candidati «terzi» rispetto a dove si allea con il centrodestra.
Va da sé che una delle caratteristiche più evidenti di questa tornata elettorale sia la personalizzazione del voto. Un «effetto carisma» determinato da due comportamenti distinti: votare una lista e contemporaneamente esprimere una preferenza per un candidato sindaco non sostenuto dalla lista votata; votare solo un candidato, sindaco, senza indicare alcun voto di lista. L’incidenza del voto personalizzato è più forte al nord, ma l’elemento locale è, comunque, fortissimo: per esempio Cosolino fa man bassa a Trieste (20,4%), a Cagliari c’è l’affermazione di di Zedda (12,7%) a Napoli il caso De Magistris (12%), che ha ricevuto quasi 60 mila consensi «personali», pari al 46,5% sul voto delle liste a lui collegate.

L’Unità 18.05.11

Modena – Convegno: La questione della laicità nella Costituzione italiana

Sala Consiglio Comunale Piazza Grande Modena

Associazione Democrazia dal basso
Alfredo Negri coordina i lavori
Presidente dell’Associazione
Ore 10,15 Saluti
Caterina Liotti Presidente Consiglio comunale di Modena
Ore 10,30 relaziona
Vincenzo Pacillo
prof. Diritto ecclesiastico Università di Modena e Reggio Emilia
Ore 11,15 Dibattito
Ore 12,15 Conclude
Manuela Ghizzoni On. Camera dei Deputati

Ilo (Ufficio internazionale lavoro): “Nuove forme di discriminazione. E le più antiche sono risolte a metà”

Rapporto ‘Uguaglianza nel lavoro: sfida continua’. Le donne continuano a essere penalizzate. Difficoltà per i disabili. Razzismo e discriminazioni sulla base degli stili di vita. Nuove discriminazioni e vecchi problemi risolti a metà. È questo il quadro mondiale delle discriminazioni sul mondo del lavoro delineato dal rapporto dell’Ufficio internazionale del lavoro (Ilo) dal titolo “Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua”. Secondo il rapporto, infatti, tra i problemi ancora irrisolti o risolti soltanto in parte c’è la discriminazione delle donne, il razzismo, la religione, ma tra le nuove forme, l’Ufficio internazionale del lavoro ci sono anche gli stili di vita.

Donne e lavoro. Negli ultimi decenni, spiega il rapporto, i progressi in materia di pari opportunità nel mondo del lavoro sono stati importanti. Tuttavia le disuguaglianze salariali persistono. Le donne, denuncia il rapporto, guadagnano in media il 70-90% di quanto guadagnano gli uomini. Donne discriminate anche a causa della gravidanza e della maternità, nonostante negli anni siano state introdotte progressivamente misure sulla flessibilità degli orari di lavoro come esempio di politiche a favore delle famiglie.

Le molestie sessuali. “Le giovani donne, non autonome finanziariamente, single o divorziate, e le lavoratrici migranti sono i gruppi più vulnerabili”, spiega il rapporto, che denuncia come le molestie sessuali siano ancora un problema significativo nei luoghi di lavoro. “Fra gli uomini – precisa lo studio – le vittime sono il più delle volte i giovani, gli omosessuali e i membri delle minoranze etniche o razziali”.

Razzismo. “Combattere il razzismo è oggi più che mai una questione prioritaria”, spiega il rapporto. “Gli ostacoli che impediscono il libero accesso al mercato del lavoro devono essere ancora rimossi, in particolare per le persone di origine africana o asiatica, per le popolazioni indigene e le minoranze etniche e, soprattutto, per le donne che appartengono a questi gruppi. I lavoratori migranti sono spesso discriminati nell’accesso all’impiego e nel lavoro, e in molti paesi sono esclusi dai sistemi di protezione sociale”.

Religione. La discriminazione per motivi religiosi è in crescita. È in aumento, infatti, secondo lo studio, il numero di donne e uomini discriminati per tali motivi. “La discriminazione per ragioni di opinione politica – aggiunge lo studio – tende ad essere più frequente nel settore pubblico dove l’appartenenza alle idee politiche del governo in carica può essere un elemento determinante per accedere ad un posto di lavoro”.

Disabilità. Secondo quanto riporta lo studio dell’Ilo, circa il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 650 milioni di persone, presenta una disabilità fisica, mentale, sensoriale o intellettuale. Di questi, oltre 470 milioni sono in età lavorativa. “Secondo i dati disponibili, il tasso di occupazione di queste persone è molto più basso rispetto alle persone che non hanno disabilità”. Le Nazioni unite, inoltre, stimano che l’80% delle persone con disabilità nei paesi in via di sviluppo vive nella povertà, molti dei quali nelle aree rurali, mentre secondo la Banca Mondiale, il 20% dei poveri del mondo soffre di qualche forma di disabilità.

Hiv/Aids – “La discriminazione nei confronti di persone con Hiv – spiega il rapporto – può manifestarsi attraverso l’imposizione di analisi obbligatorie o in cui la volontarietà è solo apparente o la confidenzialità dei risultati non è garantita. Uno studio nell’Asia orientale commissionato dall’Ilo ha rivelato che alcuni datori di lavoro facevano eseguire test, che formalmente erano volontari ma che in pratica erano imposti, per poter avere il contratto di lavoro”. Tuttavia la Conferenza internazionale del lavoro ha adottato una raccomandazione che garantisce la protezione contro la discriminazione nelle assunzioni e nei luoghi di lavoro, nonché contro il licenziamento motivato dall’effettiva o supposta contrazione della malattia.

Età – Secondo una ricerca effettuata dalla Commissione Europea nel 2009, spiega lo studio, il 58% degli europei ritenevano che la discriminazione per età fosse molto diffusa nel proprio paese, rispetto al 42% dell’anno precedente. In totale, il 64% degli individui intervistati si aspettava che la crisi economica avrebbe aumentato l’incidenza delle discriminazioni per età nel mondo del lavoro.

Orientamento sessuale – “L’omosessualità in molti paesi è ancora considerata come un crimine”, aggiunge lo studio. Secondo alcune fonti, la differenza salariale tra omosessuali ed eterosessuali varia dal 3 al 30%. “Le coppie composte da individui dello stesso sesso non sempre godono degli stessi vantaggi delle coppie sposate, ed il diritto di includere il compagno all’interno dei piani di assicurazione sanitaria e di altri benefici connessi all’attività lavorativa non sempre viene garantito”.

Stile di vita – In alcune regioni e paesi del mondo, la discriminazione basata sullo stile di vita è divenuta una questione di grande attualità, specialmente in relazione al tabagismo e all’obesità. La questione è ancora concentrata in un numero limitato di paesi industrializzati e nel prossimo futuro nuove analisi di monitoraggio e ricerche faranno certamente luce sui modelli emergenti, in modo da rendere possibile la definizione, da parte di governi e parti sociali, di orientamenti ed interventi appropriati.

La risposta dell’Ilo. Per contrastare la discriminazione l’Ilo raccomanda la promozione della ratifica universale e dell’applicazione delle due Convenzioni fondamentali sull’uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull’eliminazione della discriminazione nell’impiego e nelle professioni; lo sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell’Ilo nell’attuazione più efficace del diritto fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che si occupano di uguaglianza. La ratifica delle due Convenzioni fondamentali dell’Ilo sono state ratificate rispettivamente da 168 e 169 Stati, su un totale di 183 Stati membri dell’Ilo. “Quando il numero delle ratifiche supererà il 90%, l’obiettivo della ratifica universale sarà a portata di mano”.

www.partitodemocratico.it

"Rinviata la richiesta di Napolitano al Governo di riferire sui sottosegretari in Parlamento", di Nicoletta Cottone

Il giorno dopo i risultati elettorali, con il terremoto di Milano e la sorpresa di Napoli, hanno riaperto i battenti Camera e Senato dopo una settimana di stop. E nell’attesa dei ballottaggi nei palazzi aleggia lo spettro della crisi. A Montecitorio, intanto, è atterrato per la conversione in legge il decreto Sviluppo, subito assegnato alle commissioni Bilancio e Finanze. Il Senato prende tempo sulla richiesta di Napolitano al governo di riferire sui nuovi sottosegretari
Intanto il Senato ha preso tempo sulla richiesta del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha invitato il Governo a riferire al Parlamento sulla nomina dei nove nuovi sottosegretari. Il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha riferito che la conferenza dei capigruppo del Senato ha rinviato alla prossima riunione la scelta della data in cui tenere in aula il dibattito sulla maggioranza sollecitato due settimane fa dal Presidente della Repubblica con una lettera ai presidenti di Camera e Senato. In realtà nelle file della maggioranza ci sarebbero forti resistenze, dato il momento, ad aggiungere carne sul fuoco. A Montecitorio per ora il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi ha comunicato all’assemblea la nomina dei nuovi sottosegretari del governo Berlusconi. Schifani e Fini con una nota ufficiale avevano rimandato qualsiasi decisione alle rispettive capigruppo da convocarsi subito dopo il voto.

Nessuna modifica al decreto omnibus, frizioni sul biotestamento
Intanto potrebbe slittare alla prossima settimana l’approvazione del decreto omnibus,all’esame dell’aula della Camera, che il Governo non è intenzionato a modificare. Dopo il dibattito, infatti, il decreto dovrà cedere il passo al delicato disegno di legge sul biotestamento, che divide gli schieramenti secondo coscienza.

Presentati 2.500 emendamenti al ddl sul testamento biologico
Sul testo, che potrebbe impegnare l’aula per più giorni, si vota a partire da domani sui 2.500 emendamenti presentati, con tempi contingentati, ma circondato da forti polemiche. Delicatissimo il tema di alimentazione e idratazione artificiale che divide gli schieramenti, attualmente esclusa dal biotestamento nel testo all’esame della Camera. Oggi i vescovi cattolici tedeschi, assieme alle Chiese protestanti hanno proposto ai proprifedeli un «Testamento biologico cristiano», nel quale si può dire «no» all’alimentazione e all’idratazione artificiale al momento di stilare il proprio testamento biologico. Posizione finora avversata dalla Chiesa italiana.

Pressing del Pd per il sì alla legge sull’omofobia
Intanto nella giornata internazionale contro l’omofobia il Pd torna a chiedere una rapida approvazione della legge contro l’omofobia. «In un paese dalla grande tradizione democratica come l`Italia – ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – nessuna forma di odio e di discriminazione può avere cittadinanza». Pd che venerdì 20 maggio, dalle 18 alle 24, sarà a piazza Navona per una sei ore all’insegna di musica, letture e testimonianze contro l’omofobia. All’incontro alla Camera sul tema il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha sottolineato che «per battere questo nemico serve una forte sinergia di tutti gli attori, una partnership tra istituzioni, siano esse centrali o locali, e società civile, quindi il mondo dell’associazionismo». A partire dall’approvazione di una legge ad hoc. Una legge che «non è nè di destra, nè di sinistra», ha sottolineato la deputata del Pd Anna Paola Concia. Stop alle ideologie, «chiedo a tutti, destra e sinistra, un gesto di responsabilità istituzionale. Approviamo finalmente la legge contro l’omofobia insieme».

Il Sole 24 Ore 19.05.11