Latest Posts

Il PD pilastro per la riscossa del Paese. Sintesi relazione di Bersani alla Direzione nazionale PD

Il Pd propone una nuova riforma repubblicana e un nuovo patto sociale: un programma che ricostruisca il Paese dopo il fallimento del berlusconismo . L’Italia e la sua immagine nel mondo. Stiamo assistendo in questi giorni all’ennesimo alibi mediatico del governo Berlusconi incapace di affrontare i problemi reali per il Paese. Berlusconi partecipa ai vertici internazionali e lì sta in silenzio proprio perché non può dire nulla! Sugli sbarchi dei profughi a Lampedusa stiamo assistendo ad una nuova umiliazione dell’immagine del Paese. Esigiamo solidarietà e nello stesso tempo Maroni lancia precoci allarmi non reali. Altre volte l’Italia ha affrontato emergenze beh più grandi senza tutti questi allarmismi. Questa volta si è voluto enfatizzare il problema e non affrontarlo“Noi non minimizziamo – ha dichiarato Bersani – né sottovalutiamo le difficoltà ma non possiamo accettare la posizione di un governo che oscilla tra chi vuole dare soldi ai profughi per il rimpatrio e chi vorrebbe prenderli a sberle. O ci mettono la faccia e si assumono le responsabilità o non otteranno la nostra collaborazione. Questo governo usa i problemi ma non li risolve. Noi pensiamo che serva una cabina di regia europea per risolvere i flussi nel Mediterraneo sia per eventi ordinari, sia per quelli straordinari”.

Situazione economica e sociale. Il Paese è sotto l’effetto del brumuro e il silenziatore che Berlusconi ha messo alle grandi questioni va assolutamente rifiutato. “La crisi non è una parentesi. Urgono decisioni di cambiamento che portino a nuove strade di politica economica e sociale che si oppongano al senso di rassegnazione e impotenza”.

La ripresa economica ci vede sotto a tutti i Paese europei. Il reddito delle famiglie è calato del 4%. L’occupazione è ai minimi storici, ben al di sotto della soglia pre-crisi. Un giovane su tre non ha lavoro e per quanto riguarda l’occupazione femminile siamo sopra alla sola Malta! Al Sud questi dati vanno drammaticamente moltiplicati. A questo si aggiunga il calo dei servizi (fattore molto preoccupante soprattutto in quelle regioni che erano all’avanguardia nella fornitura di servizi ai cittadini), l’aumento delle tasse e dell’inflazione.

“E tutto questo viene cloroformizzato senza alcuna discussione o iniziativa. Da qui la nostra denuncia forte: c’è bisogno di riforme urgenti e una piattaforma su scala europea per muovere l’economia e metterci un po’ di crescita e dar fiducia ai mercati”.

A breve l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea il Piano nazionale di Riforme. Il governo è ancora indietro mentre il PD ha già presentato le proprie proposte.

La crisi economica si lega al tema della democrazia e della legalità: c’è indignazione nel Paese. Berlusconi ha ormai un legittimo impedimento anche per andare in Parlamento. Tremonti continua a filosofeggiare e si permette di dire quello che vuole senza che nessuno abbia la forza di correggerlo. Il Parlamento è diventato un mercato per la compravendita di voti. Si nominano ministri con passato a dir poco oscuri. I Tg sono di una faziosità tale che quelli in Bielorussia si inchinerebbero al confronto. E invece di affrontare i grandi temi per il Paese, Berlusconi pensa ai processi brevi.

“C’è una grande indignazione nel Paese. Il PD dovrà saperla interpretare nella sua battaglia parlamentare e con la mobilitazione delle persone” ha dichiarato Bersani.

Il contesto europeo. In Europa le destre stanno perdendo consenso e si incomincia a vedere da un lato una disaffezione verso le politiche di chiusura e di paura proposte dalle forze conservatrici e dall’altro una ripresa delle forze progressiste (soprattutto in Francia e Germania). “Se ci collochiamo in questo contesto europeo – ha detto il leader democratico – abbiamo una possibilità in più per creare un nuovo ciclo politico. Per questo la nostra opposizione non sarà fatta di spallate ma di programmi maturi in contrasto con la deriva populista della destra. Combattiamo il degrado culturale con senso civico, solidale e nazionale. É aumentato il nesso tra sentimento patriottico e sentimento nazionale. Essere patriottici deve essere un nostro tratto identitario.

Il Progetto del PD. Il progetto, la proposta di riforme e di interventi per il Paese viene prima di qualunque alleanza politica. La nostra sintesi è per il Paese, è il patrimonio che diamo all’Italia in una prospettiva futura. Quando il PD propone una riforma repubblicana e un nuovo patto sociale pone l’accento su un programma strutturale che ricostruisca il Paese dopo il fallimento del berlusconismo. Questo è andare oltre. Una proposta che presentiamo a tutte le forze sociali e le forze di opposizione che non cambia con l’avvicinarsi o meno delle elezioni. E in questa idea non c’è nessuno politicismo: la maggioranza degli italiani vuole che la politica risponda all’esigenza di andare oltre Berlusconi.

Federalismo. Per Bersani due sono i punti principali da chiarire sulla riforma federale. Il primo è il messaggio che il PD lancia alla Lega: se nelle prossime settimane il Carroccio appoggerà e voterà leggi ad personam per Berlusconi e si siederà accanto ai vari Romano e Cosentino, “allora non provi a tirare in ballo il pretesto del federalismo”. Il secondo punto è legato alla constatazione che questo federalismo così come sta nascendo è “un albero storto. Per quanto riguarda il federalismo comunale, il sistema della fiscalità – ha ribadito Bersani – non sta in piedi. Ci si fermi e si metta a punto un nuovo filo logico”.

Prossime iniziative. Bersani ha ricordato alla Direzione come le recenti iniziative del PD hanno avuto raccolto un notevole successo. La raccolta delle firme è stata molto apprezzata soprattutto dal nostro Territorio. A questo si aggiungano l’Assemblea di Roma, la Conferenza Nazionale sull’Immigrazione, il programma nazionale di riforme. Da qui alle prossime elezioni amministrative il PD sarà impegnato con iniziative sulle politiche per il Mediterraneo, sui 150 anni d’Unità d’Italia, con giornate di battaglia politica in Lombardia e in Veneto. Da Napoli partiranno un serie di incontri pubblici per parlare della questione del Sud.

Le elezioni amministrative vedranno al voto 11 province e 30 comuni capoluogo. “Cinque anni fa il centrosinistra registrò una delle sue più importanti vittorie, quest’anno il voto dovrà rendere visibile che una nuova fase è cominciata anche perché è ineludibile che il voto amministrativo avrà un valore nazionale molto forte. Dobbiamo giocare bene questa sfida, senza timidezza, con grande impegno: come una squadra che lavora compatta” ha chiarito Bersani.

Referendum. Sebbene il PD creda che il sistema referendario vada riformato quanto prima per darne il giusto valore, Bersani ha ribadito come la posizione e l’impegno del partito per i referendum di giugno saranno forti. “Diciamo 3 sì ai quesiti referendari sul legittimo impedimento, sulla legge Rochi di privatizzazione forzata dell’acqua pubblica e sul piano di ritorno al nucleare”. Sul NO alla scelta dell’energia atomica, il PD ha assunto una posizione molto netta ben prima del grave incidente in Giappone. Sul referendum sull’acqua pubblica il PD ha presentato un proprio progetto sulla gestione del ciclo dell’acqua e un piano industriale per evitare ogni spreco. Proveremo ad ottenere una discussione accelerata in Parlamento prima del referendum perché “l’acqua va restituita alla natura così come ce l’ha consegnata”.

A.Dra

www.partitodemocratico.it

""Terremoto, ricostruzione perfetta" finta aquilana in tv, bufera su Forum", di Giuseppe Caporale

Mediaset manda in onda una finta terremotata pagata 300 euro. Pagata per leggere un copione scritto dagli autori del programma Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. “L’Aquila è ricostruita”; “Ci sono case con giardini e garage”; “La vita è ricominciata”; chi si lamenta “lo fa per mangiare e dormire gratis”. Per questo “ringraziamo il presidente…” . “Il governo… “, precisa la conduttrice. Marina Villa, 50 anni, nella trasmissione di venerdì si dichiara “terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa” in separazione dal marito Gualtiero. Ed è lì in tv con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell’Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un’agenzia funebre.

L’assessore alla Cultura dell’Aquila, Stefania Pezzopane, ha scritto una lettera a Rita Dalla Chiesa: “Nella sua trasmissione, persone che, mi risulta, non hanno nulla a che vedere con L’Aquila, hanno fatto un quadro distorto e assolutamente non veritiero”. Quando scoppia la polemica anche su Facebook, non è difficile rintracciare Marina. “Ma che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta”. Si dice, la signora Villa, molto sorpresa dalla rabbia dei terremotati:
“Ma che pretendono. Io non c’entro nulla. Ho chiesto di partecipare alla trasmissione e quando gli autori hanno saputo che ero abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo. Mi hanno spiegato loro quello che avrei dovuto dire”. Marina racconta di essere stata pagata: “Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori. Anche Gualtiero, che nella puntata interpretava mio marito, recitava. Lui è un infermiere di Ortona. Hanno scelto un altro abruzzese per via del dialetto”.

Ecco il copione di Marina in tv: “Hanno riaperto tutti l’attività. I giovani stanno tornando”. Durante il terremoto “sembrava la fine del mondo, non riuscivo a capire se era la guerra, la casa girava. Si sono staccati i termosifoni dal muro”. Ora invece è tutto a posto: “Vorrei ringraziare il presidente e il governo perché non ci hanno fatto mancare niente… Tutti hanno le case con i giardini e con i garage, tutti lavorano, le attività stanno riaprendo”. Le fa eco la Dalla Chiesa: “Dovete ringraziare anche Bertolaso che ha fatto un grandissimo lavoro”. E giù applausi. Mentre Marina aggiunge: “Quello volevo pure dire”. “Inizialmente – continua il copione – hanno messo le tendopoli ma subito dopo hanno riconsegnato le case con giardino e garage. Sono rimasti 300-400 che sono ancora negli hotel e gli fa comodo”. “Stanno lì a spese dello Stato: mangiano, bevono e non pagano, pure io ci vorrei andare”. Ma lei non è dell’Aquila, la notte del 6 aprile 2009 era a casa a Popoli. È stata solo finta terremotata a pagamento per un giorno su Mediaset.

www.repubblica.it

******

Forum, va in onda la falsa terremotata de L’Aquila. Che elogia il governo

Pezzopane denuncia: “Quadro distorto e non veritiero”. La figurante replica: “Ma che vogliono questi aquilani?”.Vita: “Squallida finzione di governo è conflitto d’interessi.
Quanto costa la ricostruzione de l’Aquila? Trecento euro. Almeno bastano per mandare una figurante a Canale 5 e recitare la parte di una finta terremotata aquilana, lodando l’operato del governo, spiegando agli spettatori di Forum che “L’Aquila è ricostruita, ci sono case con giardini e garage, la vita è ricominciata”.
Le fa eco la conduttrice, Rita Dalla Chiesa: “Dovete ringraziare anche Bertolaso che ha fatto un grandissimo lavoro”. E l’intervistata pronta: “Quello volevo pure dire. Sono rimasti 300-400 che sono ancora negli hotel e gli fa comodo. Stanno lì a spese dello Stato: mangiano, bevono e non pagano, pure io ci vorrei andare”. Così impara chi si lamenta!e come se non bastasse chi si lamenta “lo fa per mangiare e dormire gratis”. Uno scandalo denunciato dall’assessore alle Politiche Sociali e alla cultura de L’Aquila, Stefania Pezzopane, venerdì scorso, subito dopo la messa in onda della puntata. Come scrive oggi la Repubblica, davanti alle telecamere c’era Marina Villa, 50 anni, che nella trasmissione si dichiara “terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa”. Ma è tutto finto: lei non è dell’Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un’agenzia funebre.
Dopo la trasmissione la Pezzopane, che è anche responsabile ricostruzione per il PD, denuncia “un quadro distorto e assolutamente non veritiero da persone che, mi risulta, non hanno nulla a che vedere con L’Aquila”. Senza vergogna le risposte riportate dal quotidiano di oggi: “Ma che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta, ma che pretendono. Io non c’entro nulla. Ho chiesto di partecipare alla trasmissione e quando gli autori hanno saputo che ero abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo. Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori”.
“La figurante di Forum è un pessimo segnale e dimostra ancora una volta il problema rappresentato dal conflitto di interessi che continua ad intossicare la vita del nostro Paese – commenta la bruttissima storia Vincenzo Vita, senatore e componente del Pd in commissione vigilanza – dispiace che una persona accorta come Rita dalla Chiesa abbia prestato la sua faccia, spero in maniera inconsapevole, ad una operazione squallida e pericolosa. Quando la realtà e i fatti condannano senza appello il fallimento del Governo e di Berlusconi ecco che, grazie alle sue Tv, la situazione si ribalta. Un fondale e un manipolo di figuranti a pagamento, che recitano le verità scritte a palazzo Chigi, e il gioco è fatto. Ecco che la verità capovolta, il terremoto dell’Aquila diventa un trionfo”.
Poi le bugie hanno le gambe corte come dimostra l’ennesima emergenza rifiuti a Napoli: “Tutto diventa uno scenario – conclude il parlamentare del Pd, dove il monopolista dell’informazione può farla da padrone. Un Truman show in sedicesima, sempre più presente e sempre più soffocante e a cui questo paese deve trovare la forza di sottrarsi”.

Di ennesimo insulto ai cittadini aquilani parla Giovanni Lolli, deputato abruzzese del Pd: “Non bastavano il terremoto le bugie sulla ricostruzione, gli sfollati ancora negli alberghi, la mancanza di fondi per l’autonoma sistemazione e per la ricostruzione. Ci tocca anche vedere in televisione attori pagati per fare finta di essere cittadini aquilani e raccontare i miracoli del Governo nella nostra citta’. Basta, fermatevi, smettetela di lucrare sulla pelle degli aquilani, i problemi reali che abbiamo sono enormi. Tutti dovrebbero dedicarsi a risolvere questi problemi non a dare vita a questa vergognosa propaganda”.

www.partitodemocratico.it

"Franceschini lancia il patto delle opposizioni", di Giovanna Casadio

“Il Pd chiami i mille talenti italiani”. «Il Pd deve aprirsi, perché è sotto i nostri occhi che la fascia dei cosiddetti “aggiunti” si è ristretta, rischiamo di tornare alla vecchia somma di Ds e Margherita». Dario Franceschini lo dice a margine del seminario di Cortona. Lì, quarto appuntamento di Areadem – quella che una volta era la minoranza e che oggi fa asse con Bersani – il cattolico democratico Franceschini pone il problema. Offre un paio di proposte. La prima è quella di «un´assemblea dei mille talenti italiani», ovvero “una chiamata” della società civile, di intellettuali, insegnanti, ricercatori, economisti, imprenditori, sindacalisti, artisti, terzo settore: «Per ottenere idee e suggerimenti». I Democratici siano insomma in ascolto: aprano porte e finestre. Solo così «l´alleanza per la ricostruzione» davanti «alle macerie anche istituzionali che lascerà il berlusconismo» sarà davvero possibile. Un´alleanza che comincia – e questo è l´altra idea lanciata da Franceschini – con un «patto tra tutte le opposizioni anche in Parlamento». Sono due questioni che porrà sul tavolo della direzione, oggi. «È vero che Vendola, Fini, Casini, Di Pietro sono tutti politicamente lontani tra di loro – spiega – Ma un grande partito deve saper metterli insieme per la ricostruzione del paese. Per questo noi Democratici abbiamo bisogno di una grande unità perché il ruolo del Pd è centrale per la ricostruzione del paese e della nostra democrazia». In direzione stamani molti nodi al pettine, dal federalismo alla strategia, agli scontri interni. L´ultimo è quello tra gli ex Ppi. Beppe Fioroni ha risposto ieri all´affondo di Franco Marini che ha partecipato al dibattito di Cortona. Marini aveva detto che gli ex Ppi passati in Modem (la corrente di Veltroni), e che si dichiarano sempre più a disagio, avrebbero fatto «la fine dei Responsabili». Una specie di profezia di tradimento. Fioroni in un editoriale online su “Il domani d´Italia” accusa Marini (di cui è stato il pupillo) di essere «un vecchio lupo marsicano che non azzanna più», essendosi messo al servizio di chi vuole «ordine e disciplina». Franceschini usa espressioni più soft, però afferma che una cosa è non condividere la leadership, altra minacciare sempre di andarsene: «Questa è una malattia». A Cortona la tre giorni di dibattito ha visto il confronto anche con Bertinotti e Casini. Il leader Udc ha aperto sull´analisi («Ci vorrà un´alleanza per la ricostruzione post Berlusconi») ma nessun impegno immediato. E Franceschini rimarca: «Forse qualcuno ha paura di perdere qualche consenso»

La Repubblica 28.03.11

"Appalto ricco mi ci ficco. Scatole cinesi e parenti l’ultimo assalto alla Rai", di Natalia Lombardo

Operatori tv pagati in nero o sottopagati, offerte al ribasso che corrodono dove è più facile, sul costo del lavoro, con lavoratori iscritti all’Enpals e cancellati il giorno dopo. Sfruttamento e concorrenza sleale, persino con montatori pagati alla «cinese» a 4 euro l’ora, la metà di una baby sitter. Esiste un sottobosco nel quale i diritti dei lavoratori, i compensi dovuti e la legalità, a quanto lamentano con angoscia dall’interno di questo mondo, sono ormai argomenti cancellati. Si tratta della rete di società di produzione alla quale la Rai appalta circa l’80 per cento riprese televisive con troupes attrezzate, impianti luce, montaggio, trasporti. È su questi meccanismi che la Cgil-Slc, in un’alleanza con le imprese virtuose, i lavoratori, i sindacati e l’Enpals, cerca faticosamente di vigilare sulla correttezza delle procedure di appalto e come freno alle gare al ribasso, sollecitando anche la Rai a controllare con maggiore attenzione. Una battaglia portata avanti anche dal «Coordinamento lavoratori Broadcast», Clb: operatori di riprese, montatori, tecnici video-audio, che cercano di sensibilizzare chi deve promuovere i controlli. La tv pubblica chiede alle società appaltatrici dei parametri obbligatori per essere accettate, queste li presentano, ma il problema si crea successivamente, quando,come denunciano alcune aziende danneggiate nel lavoro (che vogliono mantenere l’anonimato per non essere danneggiate ulteriormente), «c’è chi iscrive all’Enpals un numero di dipendenti e poi li riduce per non versare i contributi, pagando così il personale al nero». Fino al2008a Viale Mazzini esisteva la cosiddetta «Golden list» delle società appaltatrici, grandi e piccole. Cosa è successo? Cambiati i dirigenti della struttura Rai di Produzione tv, nel 2008, da qui all’inizio del 2011 una galassia di circa 35nuove società è entrata nell’ele co dei fornitori, quindi le ditte abituali hanno perso appalti e lavoro finendo sull’orlo del tracollo, mentre queste ultime hanno aumentato il loro fatturato. Anche tra le società storiche, però, alcune assumono con contratti a giornata i dipendenti,magari col minimo sindacale, altri a partita Iva, alcuni a tempo e altri al nero. Scatole cinesi celano legami parentali: un esempio è la neonata «Siri Video s.r.l.», iscritta al registro delle imprese di Roma il 6 dicembre 2010, sede legale a Viale Mazzini 117, per la «produzione televisiva, cura della pubblicità e organizzazione di spettacoli teatrali». Ora, del capitale sociale di appena 10mila euro il 70 % (7.000 euro) è la quota di maggioranza di Paolo Nesci, il restante 30% è di proprietà di Silvio Ricci, amministratore unico Bruno Ricci. Ma Paolo Nesci, 27 anni, è figlio di Teresa Santa Niglio, sorella di Giuseppe Niglio, nato a Badolato nel 1950 che, attraverso la moglie Laura Vairano è proprietario della «Euro Group Line Production, s.r.l.» (costituita nel ‘93) della quale lo stesso Niglio è amministratore unico. Capitale sociale al100%di Laura Vairano, 25.820 euro, ha vinto l’appalto per La Storia siamo noi e Dixit. La «Siri Video» si è già assicurata la prima gara del 2011 e i turni giornalieri per le troupes. Il gioco è fatto: Niglio, attraverso il nipote Paolo Nesci, gestisce due società di produzione che lavorano con la tv pubblica. Eppure nel codice etico della Rai sono banditi conflitti d’interesse nel caso un collaboratore «si avvantaggi personalmente di opportunità d’affari dell’impresa»; non solo, al comma Ddell’art.2.5, è vietato «direttamente o tramite familiari, amici o intermediari, acquisire un interesse in un fornitore, cliente o concorrente della società» così da «non rendere il destinatario eccessivamente soggetto alle loro fortune finanziarie ». Ma la Rai quanto approfondisce i controlli sulle società? Ora,dopo tante denunce, c’è un impegno alla trasparenza da parte di Andrea Jengo, dirigente della struttura di acquisto e appalto, che viene però indicato come colui che ha aperto le porte alle nuove aziende. Rispetterà l’impegno preso con i lavoratori? Nel giro degli appalti facili c’è anche la società che fa capo ai due fedelissimi uomini immagine di Berlusconi: la «Di And Di – Lighting & Truck» prelevata da Roberto Gasparotti, il «regista» luci del premier e il suo supporto Mastropietro, e che, per dirne una, ha gestito riprese e allestimento per la consegna delle case agli aquilani con un conto (per Palazzo Chigi) di 300mila euro, secondo L’Espresso; ai due factotum del cavaliere tra il 2001 e il 2005 faceva riferimento a «Euroscena», alla quale furono appaltate le riprese Rai per Palazzo Chigi, e che ora, dopo un’esperienza con la tv di Maria Vittoria Brambilla, sarebbe caduta in disgrazia. La nascitadelle società-fungo è stata denunciata da una valanga di lettere anonime indirizzate ai dirigenti Rai, al presidente e ai consiglieri di amministrazione. In una di queste, del luglio scorso, un «ex dipendente di una società appaltatrice Rai dal 1998» con contratti regolari, denuncia il crollo suo e dell’azienda. Il lavoro andava, e in modo corretto, «fino al momento in cui sono cambiati i vertici di Via Teulada», è scritto, mentre «la nuova dirigenza hafatto entrare circa 8/10 nuove società – a luglio, adesso sono 35 , ndr- (senza mezzi, con sedi legali ed operative fittizie o presso le abitazioni private dei titolari) si legge nel testo, per «un travasoda 3 milioni di euro di soldi pubblici ». Nella letteraanonima emergeil sospetto covato tra via Teulada, Viale Mazzini e Saxa Rubra: «Alcuni dipendenti Rai hanno parenti titolari di società alle quali vengono subappaltate le troupes”, società “vicine alla dirigenza di Via Teulada, altre al direttore dei Grandi Eventi”, o ai responsabili dei servizi “dei Tg1,Tg2e in particolar modo Tg3”. Sospetti di cui non si fa mistero nell’ambiente: per esempio sembra che chi lavora con la «Aleca2000 » si trovi ad avere a che fare con Enrico Roviglioni, marito di Adria De Vecchis, dirigente Rai. Fino al 2008 la Direzione Produzione tv era guidata da Lorenzo Vecchione, il 4 maggio 2004 Maurizio Ciarnò viene nominato vicedirettore con delega sulla gestione riprese esterne e Grandi Eventi, dai tre consiglieri di centrodestra rimasti (i “giapponesi”), dopo le dimissioni di Lucia Annunziata. Il 5 luglio 2007 il Cda (presidente Petruccioli, Dg Cappon) nomina Andrea Lo Russo Caputi direttore della Produzione tv, vicedirettore Domenico Olivieri. Nel 2008 quest’ultimo viene sostituito da Andrea Jengo, responsabile dell’Ufficio appalti, che coordina la sede regionale della Rai a Perugia ma dovrebbe trasferirsi a Firenze. Da qui cominciano a cambiare le cose, per le società che lavorano con Viale Mazzini. Maurizio Ciarnò diventa direttore dei Grandi Eventi, uomo di provenienza Mediaset (come responsabile centro di produzione, e prima sembra che sia stato l’autista di Berlusconi) e viene considerato il dominus della gestione eccezionale, che sia il Festival di Sanremo o il terremoto a l’Aquila, dove hanno stazionato pullman per mesi, a volte inutilizzati. Fu ribattezzato «Mister X», come si legge in un articolo di Novella 2000 che racconta come mise in contatto Noemi e famiglia Letizia con Berlusconi. Nella seduta del 23 febbraio 2005 della Commissione di Vigilanza il deputato Ds Esterino Montino chiese lumi sulla professionalità di Ciarnò, difeso caldamente il9 marzo da Giorgio Lainati di Forza Italia. In seguito Ciarnò ha smentito quanto scritto da Novella 2000 come “circostanze destituite di ogni fondamento. Meglio così.
Natalia Lombardo

"In aula alla Camera il blitz sulla giustizia", di Roberto Turno

Si apre, tanto per cambiare, una settimana parlamentare che si annuncia torrida sul fronte della giustizia. Va infatti dritto dritto in aula alla Camera il triplice blitz consumato nei giorni scorsi dal Governo e dalla maggioranza su altrettanti spinosissimi capitoli aperti con l’opposizione: la prescrizione breve salva-premier, la responsabilità civile dei magistrati, la norma subito ribattezzata “salva-manager” che mette al riparo dalla responsabilità per danni erariali davanti alla Corte conti gli amministratori di società partecipate dallo Stato al 50 per cento. Con antenne puntate sul possibile salvataggio di cui s’è subito parlato degli amministratori Rai, ex e attuali. Un caso subito finito nel mirino del centrosinistra.
È con questo fardello di novità, che diventa fatalmente anche tutto politico e non solo di opportunità giuridica ed etica, che da questa mattina si aprono i lavori a Montecitorio. I provvedimenti all’esame dei deputati sono due, entrambi in ogni senso esplosivi. La prescrizione breve salva-Berlusconi, nell’ambito del Ddl sul processo breve, è nel calendario dell’aula da domani. Le nuove regole sulla responsabilità civile dei magistrati, che perfino anticipano quanto previsto dal Governo con i provvedimenti sulla giustizia, così come le norme “salva-manager” pubblici, sono state infilate invece nella Comunitaria 2010, da oggi all’esame dell’assemblea di Montecitorio. E questo mentre al Senato è stato assegnato alla commissione Giustizia in sede referente il Ddl del Governo (atto n. 2612) per rendere “efficiente” il sistema giudiziario. Va inoltre registrato che sempre al Senato restano in panne nelle commissioni le regole anti-corruzione.
Intanto le Camere attendono di ricevere, e di calendarizzare, i tre nuovi decreti legge varati la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri: tutela dell’italianità delle imprese (caso Parmalat), finanziamento a forze dell’ordine e alla polizia, decreto omnibus (reintegro dei fondi a spettacolo e cultura, incrocio proprietario stampa-televisioni, allargamento delle giunte di Roma e Milano). Altri temi che inevitabilmente faranno scaldare il Parlamento.

Il Sole 24 Ore 28.03.11

"Una legge contro i giudici", di Giancarlo De Cataldo

Proviamo a esaminare i principali argomenti portati a sostegno dell´ormai famoso emendamento-Pini. Numero uno: i giudici che sbagliano devono pagare. Da come la cosa viene presentata, sembra che non esista alcuna forma di responsabilità. Falso.
a responsabilità esiste, e prevede che, in caso di dolo o colpa grave, sia lo Stato a indennizzare il cittadino. Obiezione, e argomento numero due: appunto, il giudice non paga mai di tasca propria. Falso. Lo Stato ha diritto di rivalsa sul giudice. Obiezione, e argomento numero tre: allora godete di un privilegio castale che vi rende diversi da tutti gli altri cittadini, medici, architetti, ingegneri, i quali, si sa, pagano di tasca propria.
Falso. Ci sono almeno due categorie di cittadini che non pagano “di tasca propria”. Il personale direttivo, docente, educativo e non docente delle scuole materne, elementari, secondarie e artistiche risponde dei danni provocati dagli alunni soltanto in caso di dolo o colpa grave nella vigilanza degli stessi. La causa si propone contro lo Stato che, se ha torto, paga. E poi, sempre che esistano dolo o colpa grave, si può rivalere sul singolo, dirigente, insegnante o bidello che sia. Motivo: evitare che la scuola, della quale si riconosce la preziosa, essenziale funzione sociale, diventi una palestra di ritorsioni.
Quanto alla seconda categoria di cittadini che “non pagano di tasca propria”, ne fanno parte gli amministratori dei partiti politici, i quali, in virtù di un articolo della legge sul finanziamento, “rispondono delle obbligazioni assunte in nome e per conto del partito solamente nei casi di dolo e colpa grave”. A pagare per il partito insolvente, in altri termini, è lo Stato. Che adempie alle obbligazioni dei partiti attraverso un fondo di garanzia costituito presso il Ministero dell´Economia e delle Finanze, per la precisione presso il Dipartimento del Tesoro. Motivo: il riconoscimento del ruolo centrale dei partiti nella vita politica. Scuola e partiti sono dunque essenziali al funzionamento della società, e godono di un regime particolare. I giudici no.
Quarto argomento: dolo e colpa grave non bastano. Deve essere sanzionato l´errore giudiziario in sé. E infatti l´emendamento Pini introduce la categoria della “violazione manifesta del diritto” come fonte della pretesa di risarcimento. Osservazione di buon senso: il concetto di “manifesta violazione del diritto” è un motivo di ricorso in Cassazione. L´ultimo grado di giudizio esiste proprio per questo, per porre rimedio, all´interno del sistema, ai possibili deficit interpretativi delle norme. Per dirla in termini d´altri tempi, la famosa funzione “nomofilattica” della Cassazione. Qui l´emendamento Pini smaschera il suo autentico sostrato culturale. Lo fa nella parte in cui prevede l´abrogazione di un´altra norma, quella che esenta il giudice da responsabilità per “l´attività di interpretazione di norme del diritto e valutazione del fatto e delle prove”.
Il diritto secondo l´on. Pini è mera applicazione della legge. Tesi antica e quanto mai controversa, cara, per intenderci, a Robespierre: in era cibernetica la si potrebbe declinare affidando il giudizio alle macchine e mandando l´uomo a casa. Ci sarà pure un motivo se ancora non ci siamo arrivati. Quinto argomento: l´ampliamento della responsabilità ci viene imposto dall´Europa. Falso, e decisamente tendenzioso. Gli organismi consultivi del Consiglio d´Europa, a partire dalla Carta di Strasburgo del 1998, raccomandano a tutti gli Stati membri di evitare la citazione diretta in giudizio del magistrato, e sconsigliano l´adozione di formule vaghe e indeterminate come “negligenza grossolana” e via dicendo. La sentenza della Corte di Giustizia Europea che si invoca oggi tratta della responsabilità per violazione del diritto comunitario non del singolo, ma dello Stato. Circostanza che fu autorevolmente ribadita dal governo attualmente in carica quando, il 20 novembre 2008, rispose a un´interpellanza parlamentare degli onorevoli Mecacci, Bernardini e altri, testualmente affermando che “la normativa posta dalla legge 117/88 (sulla responsabilità dei magistrati) come rilevato anche dalla dottrina, non è in contrasto con la decisione della Corte di giustizia richiamata nell´interrogazione”. Tutti possono cambiare idea, ovviamente. Nel 2000 cambiarono il codice penale perché i giudici davano pene troppo basse agli incensurati, e bisognava dare un segnale repressivo. Oggi agli incensurati offrono il processo breve. Tutti possono cambiare idea. Ma è bene saperlo.
Sesto, e ultimo argomento: il popolo vuole che il giudice paghi di tasca propria. Vero. Contro questo argomento c´è poco da opporre. Trent´anni di bombardamento mediatico hanno scavato a fondo nelle coscienze degli italiani. Da che mondo è mondo ogni processo è una scelta fra due parti. Alla fine c´è sempre chi vince e chi perde. Da che mondo è mondo lo sconfitto se la prende con il giudice che gli ha dato torto. Da domani avrà al suo fianco, in questa nobile battaglia, la legge.

La Repubblica 28.03.11

"La claque del premier a processo: 20 euro e panino", di Claudia Fusani

Carmela e Maria Grazia si son date appuntamento alle otto di stamani al gazebo davanti all’ingresso principale del palazzo di Giustizia di Milano. Sono state convocate via sms dal coordinatore regionale del pdl Manlio Mantovani. «Finalmente» dice la signora Carmela, 65 anni, una per cui Berlusconi è «buono e basta» perchè lui «certe cose (i bunga bunga a pagamento, ndr)non può averle fatte». «Finalmente», perché qui al gazebo aspettano il presidente Berlusconi (che prima telefonerà alla trasmissione di Belpietro Mattino 5) dal 15 febbraio, da quando il gip decise il rito immediato per il processo Ruby. Da allora il gazebo ha aperto i battenti ogni mattina, ha esposto i suoi striscioni – «fuori la politica dalle aule di giustizia» – e stamani potrà coronare il sogno per cui ognuna di queste comparse viene anche ricompensata: 20 euro al giorno più bibita e panino. Compreso il nastrino azzurro da mettere sulla giacca per la contabilizzazione finale.

Lo staff di palazzo Chigi e i legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo confermano la sua presenza stamani in aula a Milano dopo un week end ad Arcore, presenti i medesimi avvocati, per ripassare il dossier Mediatrade – per cui stamani Berlusconi compare davanti al gip Maria Vicidomini – ma soprattutto il fascicolo Ruby che andrà in aula mercoledì prossimo 6 aprile. Si avvera così la promessa del processo del lunedì, annunciata il 5 marzo ma finora rinviata causa impegni istituzionali superiori. «Il Presidente ha bloccato il lunedì per tenersi libero e venire ai processi- annunciò Ghedini – per difendersi e dimostrare che nulla ha da temere». Del tutto casualmente il ritorno in un’aula di Tribunale otto anni dopo l’ultima apparizione (17 giugno 2003, processo Sme) avviene in un giorno e in un momento politico delicato quanto decisivo. E per un’udienza che vedrà il premier impegnato più fuori dall’aula a tenere comizi con la sua claque (non si hanno notizie di claque di segno opposto, evitando – si spera – la battaglia tra fischi e applausi) che dentro l’aula.

L’udienza preliminare Mediatrade, in cui il premier, il figlio Piersilvio e il presidente Mediaset Fedele Confalonieri rischiano l’imputazione per frode fiscale e appropriazione indebita, è l’ultimo dei processi sulle tv del Biscione. L’accusa, i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, è convinta che negli anni novanta, Mediaset abbia pagato più del dovuto il mediatore Frank Agrama per l’acquisto dalle major Usa dei diritti dei film da trasmettere. La mediazione, secondo l’accusa, conteneva una provvista di circa 170 milioni di dollari rintracciata nei conti privati della galassia privata di Silvio Berlusconi di cui Frank Agrama sarebbe alla fine il socio occulto. Di tutto questo di discuterà nel segreto dell’udienza preliminare dove i giornalisti, meno che mai le telecamere, sono banditi per legge. Lo show sarà invece fuori. Il premier, come fanno trapelare i suoi, si presenterà con un messaggio: «La persecuzione è evidente, va avanti da 14 anni, ma io non mi sottraggo alla giustizia, rispetto la legge anche se si tratta di processi ridicoli». Più o meno quello che disse otto anni fa – «Questo processo è una farsa, una montatura, sono un perseguitato» – al processo Sme. Il giorno dopo, allora, il Parlamento approvò il primo degli scudi giudiziari per il premier.

In questa settimana l’aula di Montecitorio darà il via libera a tre tasselli importanti della strategia anti processuale del premier: prescrizione breve (che uccide proceso Mills e diritti tv prima parte), responsabilità civile dei magistrati e conflitto di attribuzione (è competente il Tribunale dei ministri e non il Tribunale ordinario) davanti alla Consulta per il processo Ruby. Analogie tra epoche lontane. Unica differenza sono i nuovi capelli spuntati sul capo del Capo.

L’Unità 28.03.11