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"Appalto ricco mi ci ficco. Scatole cinesi e parenti l’ultimo assalto alla Rai", di Natalia Lombardo

Operatori tv pagati in nero o sottopagati, offerte al ribasso che corrodono dove è più facile, sul costo del lavoro, con lavoratori iscritti all’Enpals e cancellati il giorno dopo. Sfruttamento e concorrenza sleale, persino con montatori pagati alla «cinese» a 4 euro l’ora, la metà di una baby sitter. Esiste un sottobosco nel quale i diritti dei lavoratori, i compensi dovuti e la legalità, a quanto lamentano con angoscia dall’interno di questo mondo, sono ormai argomenti cancellati. Si tratta della rete di società di produzione alla quale la Rai appalta circa l’80 per cento riprese televisive con troupes attrezzate, impianti luce, montaggio, trasporti. È su questi meccanismi che la Cgil-Slc, in un’alleanza con le imprese virtuose, i lavoratori, i sindacati e l’Enpals, cerca faticosamente di vigilare sulla correttezza delle procedure di appalto e come freno alle gare al ribasso, sollecitando anche la Rai a controllare con maggiore attenzione. Una battaglia portata avanti anche dal «Coordinamento lavoratori Broadcast», Clb: operatori di riprese, montatori, tecnici video-audio, che cercano di sensibilizzare chi deve promuovere i controlli. La tv pubblica chiede alle società appaltatrici dei parametri obbligatori per essere accettate, queste li presentano, ma il problema si crea successivamente, quando,come denunciano alcune aziende danneggiate nel lavoro (che vogliono mantenere l’anonimato per non essere danneggiate ulteriormente), «c’è chi iscrive all’Enpals un numero di dipendenti e poi li riduce per non versare i contributi, pagando così il personale al nero». Fino al2008a Viale Mazzini esisteva la cosiddetta «Golden list» delle società appaltatrici, grandi e piccole. Cosa è successo? Cambiati i dirigenti della struttura Rai di Produzione tv, nel 2008, da qui all’inizio del 2011 una galassia di circa 35nuove società è entrata nell’ele co dei fornitori, quindi le ditte abituali hanno perso appalti e lavoro finendo sull’orlo del tracollo, mentre queste ultime hanno aumentato il loro fatturato. Anche tra le società storiche, però, alcune assumono con contratti a giornata i dipendenti,magari col minimo sindacale, altri a partita Iva, alcuni a tempo e altri al nero. Scatole cinesi celano legami parentali: un esempio è la neonata «Siri Video s.r.l.», iscritta al registro delle imprese di Roma il 6 dicembre 2010, sede legale a Viale Mazzini 117, per la «produzione televisiva, cura della pubblicità e organizzazione di spettacoli teatrali». Ora, del capitale sociale di appena 10mila euro il 70 % (7.000 euro) è la quota di maggioranza di Paolo Nesci, il restante 30% è di proprietà di Silvio Ricci, amministratore unico Bruno Ricci. Ma Paolo Nesci, 27 anni, è figlio di Teresa Santa Niglio, sorella di Giuseppe Niglio, nato a Badolato nel 1950 che, attraverso la moglie Laura Vairano è proprietario della «Euro Group Line Production, s.r.l.» (costituita nel ‘93) della quale lo stesso Niglio è amministratore unico. Capitale sociale al100%di Laura Vairano, 25.820 euro, ha vinto l’appalto per La Storia siamo noi e Dixit. La «Siri Video» si è già assicurata la prima gara del 2011 e i turni giornalieri per le troupes. Il gioco è fatto: Niglio, attraverso il nipote Paolo Nesci, gestisce due società di produzione che lavorano con la tv pubblica. Eppure nel codice etico della Rai sono banditi conflitti d’interesse nel caso un collaboratore «si avvantaggi personalmente di opportunità d’affari dell’impresa»; non solo, al comma Ddell’art.2.5, è vietato «direttamente o tramite familiari, amici o intermediari, acquisire un interesse in un fornitore, cliente o concorrente della società» così da «non rendere il destinatario eccessivamente soggetto alle loro fortune finanziarie ». Ma la Rai quanto approfondisce i controlli sulle società? Ora,dopo tante denunce, c’è un impegno alla trasparenza da parte di Andrea Jengo, dirigente della struttura di acquisto e appalto, che viene però indicato come colui che ha aperto le porte alle nuove aziende. Rispetterà l’impegno preso con i lavoratori? Nel giro degli appalti facili c’è anche la società che fa capo ai due fedelissimi uomini immagine di Berlusconi: la «Di And Di – Lighting & Truck» prelevata da Roberto Gasparotti, il «regista» luci del premier e il suo supporto Mastropietro, e che, per dirne una, ha gestito riprese e allestimento per la consegna delle case agli aquilani con un conto (per Palazzo Chigi) di 300mila euro, secondo L’Espresso; ai due factotum del cavaliere tra il 2001 e il 2005 faceva riferimento a «Euroscena», alla quale furono appaltate le riprese Rai per Palazzo Chigi, e che ora, dopo un’esperienza con la tv di Maria Vittoria Brambilla, sarebbe caduta in disgrazia. La nascitadelle società-fungo è stata denunciata da una valanga di lettere anonime indirizzate ai dirigenti Rai, al presidente e ai consiglieri di amministrazione. In una di queste, del luglio scorso, un «ex dipendente di una società appaltatrice Rai dal 1998» con contratti regolari, denuncia il crollo suo e dell’azienda. Il lavoro andava, e in modo corretto, «fino al momento in cui sono cambiati i vertici di Via Teulada», è scritto, mentre «la nuova dirigenza hafatto entrare circa 8/10 nuove società – a luglio, adesso sono 35 , ndr- (senza mezzi, con sedi legali ed operative fittizie o presso le abitazioni private dei titolari) si legge nel testo, per «un travasoda 3 milioni di euro di soldi pubblici ». Nella letteraanonima emergeil sospetto covato tra via Teulada, Viale Mazzini e Saxa Rubra: «Alcuni dipendenti Rai hanno parenti titolari di società alle quali vengono subappaltate le troupes”, società “vicine alla dirigenza di Via Teulada, altre al direttore dei Grandi Eventi”, o ai responsabili dei servizi “dei Tg1,Tg2e in particolar modo Tg3”. Sospetti di cui non si fa mistero nell’ambiente: per esempio sembra che chi lavora con la «Aleca2000 » si trovi ad avere a che fare con Enrico Roviglioni, marito di Adria De Vecchis, dirigente Rai. Fino al 2008 la Direzione Produzione tv era guidata da Lorenzo Vecchione, il 4 maggio 2004 Maurizio Ciarnò viene nominato vicedirettore con delega sulla gestione riprese esterne e Grandi Eventi, dai tre consiglieri di centrodestra rimasti (i “giapponesi”), dopo le dimissioni di Lucia Annunziata. Il 5 luglio 2007 il Cda (presidente Petruccioli, Dg Cappon) nomina Andrea Lo Russo Caputi direttore della Produzione tv, vicedirettore Domenico Olivieri. Nel 2008 quest’ultimo viene sostituito da Andrea Jengo, responsabile dell’Ufficio appalti, che coordina la sede regionale della Rai a Perugia ma dovrebbe trasferirsi a Firenze. Da qui cominciano a cambiare le cose, per le società che lavorano con Viale Mazzini. Maurizio Ciarnò diventa direttore dei Grandi Eventi, uomo di provenienza Mediaset (come responsabile centro di produzione, e prima sembra che sia stato l’autista di Berlusconi) e viene considerato il dominus della gestione eccezionale, che sia il Festival di Sanremo o il terremoto a l’Aquila, dove hanno stazionato pullman per mesi, a volte inutilizzati. Fu ribattezzato «Mister X», come si legge in un articolo di Novella 2000 che racconta come mise in contatto Noemi e famiglia Letizia con Berlusconi. Nella seduta del 23 febbraio 2005 della Commissione di Vigilanza il deputato Ds Esterino Montino chiese lumi sulla professionalità di Ciarnò, difeso caldamente il9 marzo da Giorgio Lainati di Forza Italia. In seguito Ciarnò ha smentito quanto scritto da Novella 2000 come “circostanze destituite di ogni fondamento. Meglio così.
Natalia Lombardo

2 Commenti

  1. paolo dice

    e oggi 2013 il sindacato confederale e snater si associa con l’azienda rai per esodi forzati firmando la 223/91 licenziamenti collettivi, anziché bloccare e ripulire rendendo trasparente il giro degli appati e dell’utilizzo degli uomini e mezzi della rai, A fronte di un bilancio in profondo rosso, con prospettive future che volgono al nero, considerando il calo della pubblicità nel settore, Adusbef ha posto all’attenzione dell’on. Procura Generale della Corte dei Conti, assunzioni e nomine di almeno 10 dirigenti, con stipendi molto elevati e non certamente in linea con la spending review, a fronte di 1.300 contenziosi aperti, ossia le cause dei dipendenti contro Viale Mazzini, da Minzolini a Del Noce ed al direttore Mazza reintegrato dai giudici, il cui costo (pagato dai cittadini) solo nel 2011 è stato di ben 105 milioni di euro. Per non parlare dei 660 stipendi d’oro.

  2. simona dice

    E ALCUNI SIGNORI DEGLI UFFICI ACQUISTI CHE HANNO FAVORITO (CHISSA’ PERCHE’…) ALCUNI STUDI CINETELEVISIVI PIUTTOSTO CHE ALTRI HANNO FATTO CHIUDERE L’AMAPOLA STUDIOS. VERGOGNA!

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