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Scuola, Pd: su tagli Berlusconi smentisce Gelmini

Ghizzoni, ministro li nasconde premier li denuncia. “Berlusconi smentisce la Gelmini e conferma i tagli alla scuola che il ministro cerca da tempo di nascondere”. Lo dice la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni dopo aver visionato il video dell’incontro di ieri tra Berlusconi e le forze di polizia che manifestavano contro i tagli nel corso del quale il premier ha detto “abbiamo tagliato da tutte le parti, anche sulla scuola e sulla cultura”. “Sono parole molto differenti da quelle pronunciate dal ministro che da tempo dice ‘non abbiamo tagliato, abbiamo eliminato gli sprechi’. E’ difficile credere che ben 130 mila posti di lavoro possono essere derubricati a sprechi a meno che il mandato non sia davvero quello di affossare la scuola pubblica”.

Scuola, Pd: Tar riconosce tagli scellerati Gelmini

Ghizzoni: personale Ata tagliato del 17% solo per esigenze di cassa. “Siamo all’ennesima bocciatura della riforma Gelmini, il Tar del Lazio conferma tutte le nostre preoccupazioni sugli effetti devastanti sul personale scolastico per l’offerta formativa. Lo avevamo detto già nel 2008 in occasione dell’esame della cosiddetta manovra estiva, lo ribadiamo oggi: di epocale la Gelmini ha compiuto solo tagli e lo riconosce anche il Tar, quando dice che il taglio del personale è ‘ispirato a mere esigenze di cassa’. Stiamo parlando del personale Ata che nel triennio 2009-2011 subisce una riduzione del 17% alla faccia delle sicurezza nelle scuole e di aule più pulite”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commentando la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato oggi i tagli del personale nella scuola.

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SCUOLA: IL TAR BOCCIA I TAGLI AL PERSONALE ATA
“UN’ALTRA TEGOLA SUL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE”
(DIRE – Notiziario Minori) Roma, 15 mar. – Il Tar del Lazio ha bocciato i tagli del personale scuola. È quanto annuncia in una nota lo Snals Confsal, spiegando che “un’altra tegola si abbatte sul ministero della Pubblica Istruzione. Dopo aver sospeso il provvedimento di riduzione dell’orario delle lezioni negli istituti tecnici e professionali, la sezione III bis del Tar del Lazio, con ordinanza n. 2227 del 14.03.2011, accogliendo la richiesta formulata dal sindacato Snals-Confsal, ha sollevato la questione della legittimita’ costituzionale dell’art. 64 del Dlgs n.

112/08, con cui e’ stata disposta una riduzione complessiva nel triennio 2009-2011 del 17% delle dotazioni organiche del personale amministrativo tecnico e ausiliario (Ata)”. Il Tar del Lazio ha sottolineato “come questa norma: pur proponendosi di perseguire l’obiettivo della qualificazione e della valorizzazione del personale scolastico, risulti ispirata a mere ‘esigenze di cassa’; abbia attribuito all’amministrazione una vera e propria ‘delega in bianco’ in quanto, senza dettare alcun criterio direttivo, ha autorizzato il ministero a determinare ‘a proprio ed esclusivo piacimento’ ogni modalita’ su come attuare la riduzione del personale; non risulti rispettosa della ripartizione di competenze tra stato e regioni in materia scolastica”.

In sostanza “il Tar del Lazio ha rilevato che le norme censurate non sono riconducibili alla categoria delle norme generali sull’istruzione… identificate in quelle che definiscono la struttura portante del sistema nazionale dell’istruzione” e che “la programmazione della rete scolastica e’ materia attribuita alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni”.

(Wel/ Dire)

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“Il Tar: «Tagli sui bidelli solo per fare cassa Decida la Consulta»”, M. Io.

Non si possono tagliare i posti di lavoro dei bidelli nelle scuole con il mero scopo di battere cassa. E comunque le Regioni non possono essere escluse dalla scelta dei criteri di riorganizzazione del personale Ata
16/03/2011

ROMA— Non si possono tagliare i posti di lavoro dei bidelli nelle scuole con il mero scopo di battere cassa. E comunque le Regioni non possono essere escluse dalla scelta dei criteri di riorganizzazione del personale Ata. Il Tar del Lazio, accogliendo la richiesta del sindacato Snals-Confsal, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale dell’articolo 64 del decreto legislativo con cui è stata disposta una riduzione complessiva del 17 per cento del personale amministrativo tecnico e ausiliario. I giudici amministrativi hanno in sostanza sottolineato «come questa norma, pur proponendosi di perseguire l’obiettivo della qualificazione e della valorizzazione del personale scolastico» , di fatto poi «risulti ispirata a mere esigenze di cassa» . La norma ha anche «attribuito all’amministrazione una vera e propria delega in bianco in quanto, senza dettare alcun criterio direttivo, ha autorizzato il ministero a determinare a proprio ed esclusivo piacimento ogni modalità su come attuare la riduzione del personale» . Anche per questo motivo quell’articolo di legge non risulta rispettoso «della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni in materia scolastica» , a svantaggio delle Regioni che non hanno più poteri in merito. Esulta il sindacato mentre dal ministero non arrivano commenti alla sentenza. «Il giudice amministrativo — ha detto il segretario generale dello Snals Marco Paolo Nigi — ha richiamato il governo sulla necessità di affrontare il problema della spesa pubblica nella scuola non in termini squisitamente economico-aziendali. Quello scolastico è un servizio che, in tutte le sue componenti, riguarda un diritto fondamentale garantito dalla Carta costituzionale, il diritto all’istruzione, e pertanto non può scendere al di sotto di standard qualitativi minimi» .

da www.corriere.it

Università, Pd: Orientamento al Divino Amore? Democratici chiedono spiegazioni a Gelmini

I deputati democratici Maria Coscia, Manuela Ghizzoni, Giovanni Bachelet, Giovanna Melandri, Walter Tocci e Jean Leonard Touadì hanno presentato oggi una interrogazione parlamentare per sapere dal ministro Gelmini per quali ragioni la giornata dell’orientamento alla scelta universitaria promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale insieme alla Conferenza dei Rettori delle Università del Lazio (CRUL) e alla Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane (CRUPR) si è svolta presso il Santuario del Divino Amore a Roma. Per gli interroganti un’iniziativa importante come quella dell’orientamento universitario non dovrebbe svolgersi in un luogo istituzionale e, in particolare, presso un luogo di culto che nei fatti tende ad escludere tutti coloro i quali non si riconoscono in quella confessione religiosa o in nessuna altra fede”. L’interrogazione fa riferimento alla circolare con cui l’Ufficio scolastico regionale ha promosso l’iniziativa e che è stata inviata alle scuole sottolinea il misticismo che avvolge il luogo prescelto per la giornata dedicata all’orientamento e recita testualmente: “il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte”.
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di seguito l’interrogazione
Roma, 15 marzo 2011

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca –

premesso che:

come risulta da notizie diffuse dalla stampa il giorno 14 marzo 2011 si è svolta, presso il Santuario del Divino Amore a Roma, un’iniziativa per l’orientamento alla scelta universitaria promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale insieme alla Conferenza dei Rettori delle Università del Lazio (CRUL) e alla Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane (CRUPR);

la circolare n. 3, prot. n. 1702 con cui l’USR ha promosso l’iniziativa e che è stata inviata alle scuole sottolinea il misticismo che avvolge il luogo prescelto per la giornata dedicata all’orientamento e recita testualmente: “il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri, il Santuario si offre a tutti – cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti cittadini e pellegrini di Roma – come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà ma che si conclude nella luce del mattino. Il pellegrinaggio, lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti, e la paura e l’incertezza si confrontano con il desiderio. Sono momenti che ci accomunano tutti nella ricerca interiore delle soluzioni, in un percorso di progressiva consapevolezza che ci consente di “sfondare la notte” nella luminosità del giorno che nasce”;

risulta, inoltre, che gli studenti –tra l’altro- abbiano assistito nel corso dell’evento ad un musical allestito dalla Star Rose Academy (Accademia di spettacolo fondata dalle Suore Orsoline) e abbiano partecipato alla messa celebrata dal Rettore della Pontificia Università Lateranense;

nella circolare, l’USR ha precisato che tutta l’organizzazione dell’iniziativa e le spese che ne sono conseguite sarebbero state a proprio carico;

risulta altresì che l’USR, con la predetta circolare, abbia richiesto agli istituti scolastici di curare la massima diffusione dell’iniziativa “con le modalità più idonee a favorire la più ampia partecipazione degli studenti frequentanti l’ultimo anno di corso e, in considerazione del fatto che l’orientamento è un percorso che si costruisce nel tempo, di valutare la possibilità di estendere la partecipazione anche agli studenti del IV anno”;

infine, le Istituzioni scolastiche sono state inviate a valutare l’opportunità di riconoscere la partecipazione degli studenti all’evento come credito formativo;

a parere degli interroganti è auspicabile che iniziative di tal genere vengano realizzate in luoghi che favoriscano la più ampia partecipazione degli studenti in considerazione del fatto che l’orientamento rappresenta per tutti loro una tappa fondamentale nello sviluppo del loro percorso formativo. Per le ragazze e i ragazzi, infatti, la scelta universitaria rappresenta l’inizio di un percorso fondamentale per il loro futuro che non andrebbe mescolato con le personali convinzioni spirituali e religiose.

Si chiede, pertanto, al Ministro interrogato se:

ritenga opportuno che un’iniziativa importante come quella dell’orientamento universitario si svolga in un luogo non istituzionale e, in particolare, presso un luogo di culto che nei fatti tende ad escludere tutti coloro i quali non si riconoscono in quella confessione religiosa o in nessuna altra fede.

Coscia; Ghizzoni, Bachelet, Melandri, Tocci, Touadì

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«I maturandi portati al Divino Amore», di Gioia Salvatori

Cinquemila ragazzi del quinto anno delle superiori romane «ad orientarsi» sul futuro in un Santuario. Paga Gelmini.
Chissà che ne penserebbe Socrate di un ministro dell’Istruzione che nell’anno domini 2011 manda i giovani delle superiori in un santuario per una giornata di orientamento universitario. Coi soldi pubblici(l’ufficio scolastico regionale del Lazio ha organizzato i trasporti) e per conoscere una vasta gamma di atenei pubblici e, ovviamente, privati. Eh già, infatti l’ecumenico orientamento dell’era Gelmini nasce da una collaborazione dell’ufficio ministeriale regionale con la conferenza dei rettori delle università del Lazio (CRUL) e la Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane (CRUPR) che magari si sentono più a casa al santuario del Divino Amore, luogo di pellegrinaggi in mezzo ai campi di Roma Sud. D’altronde si sa, la scelta dell’università è cosa seria, si ripercuote «sul lavoro e sulla vita, richiede consapevolezza e serenità indispensabili per ridurre il rischio dell’errore e decidere con responsabilità», quindi meglio proporre ai giovani un’ampia scelta di atenei e corsi, tante brochure, tanti, depliant, workshop e una giornata di “festa dell’orientamento”. Animata anche da un musical: “Oggi scelgo io”, interpretato dalla Star Rose Academy fondata dalle suore orsoline della sacra famiglia e diretta da Claudia Koll. Cosa può volere di più, a cento giorni dalla maturità,uno studente? Altro che pranzi dei cento giorni… Così ieri dopo aver ricevuto l’invito coi virgolettati qui riportati, i ragazzi sono stati in Chiesa a conoscere le università pubbliche e private del Lazio. A firmare l’invito inoltrato alle scuole qualche giorno fa è il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale Lazio, Maria Maddalena Novelli.Nomen omen, la dirigente così giustifica la non casuale scelta del luogo: «il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri, il Santuario si offre a tutti – cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti cittadini e pellegrini di Roma– come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà ma che si conclude nella luce del mattino». Che il pellegrinaggio serva è certificato: si narra, infatti, che il candidato sindaco Gianni Alemanno lo fece a piedi nella notte elettorale…

L’Unità 15.03.11

Le dieci risposte del Partito democratico all'Unione degli studenti

Giovedì scorso i ragazzi dell’UDS hanno rivolto alla politica 10 domande attraverso questo sito. In calce le nostre 10 risposte integrali. Lo facciamo perchè oggi sul sito di repubblica.it è apparso un articolo in cui le nostre risposte sono state abbinate a quelle dell’On Di Pietro.
Peccato però che molte parti dei nostri testi siano state omesse.

1. I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?
Sí: il piano straordinario per l’edilizia scolastica è una delle “ Dieci proposte per la scuola di domani ” che l’Assemblea nazionale del PD ha approvato all’unanimità a Varese lo scorso ottobre ( http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/an_scuola1109007.pdf ) In quel documento e attraverso molte nostre iniziative parlamentari e nostre proposte di legge abbiamo reclamato risorse, snellimento delle procedure (inclusa una revisione ad hoc del patto di stabilità) e soluzioni innovative delle strutture scolastiche dal punto di vista architettonico, edilizio ed energetico.

2. l diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguamenti finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Ti impegni a promuovere in Parlamento questa legge?
Sí, una tale legge è ingrediente irrinunciabile alla piena attuazione dell’autonomia scolastica e del Titolo V della Costituzione per quel che riguarda l’istruzione. La normativa in materia, oltre a trasporti, borse di studio ed altri servizi tradizionali, dovrebbe affrontare globalmente il “diritto alla conoscenza per tutti” al fine di garantire a ciascuno opportunità formative per tutto l’arco della vita.

3. Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Ti impegni a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di semplice manodopera gratuita per le imprese?
Sí, accompagnando lo statuto dei diritti ad interventi normativi e finanziari grazie ai quali esso non rimanga lettera morta, oppure ottenga l’effetto involontario di impedire l’alternanza fra scuola e lavoro, che invece è preziosa: sia per consentire a tutti gli studenti l’esperienza e il contatto con il lavoro, sia per incoraggiare il mondo produttivo a sviluppare competenze di formazione e aggiornamento utili per i giovani e per il “long life learning”. Abbiamo invece contrastato, con tutti gli strumenti parlamentari a disposizione, l’apprendistato selvaggio introdotto da questo governo e il relativo abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 15 anni.

4. Nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica. Ti impegni ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha avuto soprattutto negli ultimi anni?
No. Anzitutto va precisato che la legge 62/2000 (parità scolastica) non fu affatto approvata insieme da centrosinistra e centrodestra: nel 2000 il centrodestra votò compatto contro. La legge passò con i soli voti del centrosinistra, che la riteneva essenziale per mettere ordine nei finanziamenti alla scuola privata, prima erogati a pioggia e senza controlli, e per finanziare le scuole materne comunali. Infatti, anche se molti lo ignorano, le “scuole paritarie” o “scuole non statali” che la legge 62 integra nel sistema nazionale della pubblica istruzione non sono solo le “parificate”. Sono paritarie e ricevono finanziamenti da questa legge anche le scuole comunali e provinciali, che contribuiscono in modo decisivo al diritto dei bambini a frequentare scuola pubblica dell’infanzia. Per questi motivi, nel 2000, votò a favore con piena convinzione la totalità dei parlamentari che sosteneva l’allora Governo di centrosinistra (oggi distribuiti fra PD, Idv, SeL e Comunisti Italiani), con l’eccezione di 2 soli voti contrari e 4 astenuti. Attualmente alle scuole paritarie sono stanziati ogni anno un po’ meno di 500 milioni, cioè circa un centesimo dei fondi destinati dal ministero alle scuole statali: una cifra che evidentemente non compensa i miliardi tagliati dalla Gelmini alla scuola statale. Non è la scuola paritaria che impoverisce quella statale, è il Governo che impoverisce tutta la scuola pubblica (statale, paritaria e degli enti locali) destinandone le risorse ad altri scopi. La contrapposizione fra paritarie e statali serve alla propaganda di Berlusconi, che poi taglia i fondi a tutte e due, danneggiando scuole statali e comunali. E’ comunque vero che dopo più di dieci anni, per mettere a punto correttivi e miglioramenti, occorre un monitoraggio dell’applicazione della legge 62 soprattutto su due fronti: l’accreditamento e la valutazione delle scuole paritarie, e la garanzia di una scuola laica e pluralista di qualità su tutto il territorio nazionale, perché la libertà di scelta delle famiglie è anche questo. Siamo invece contrari, senza se e senza ma, al voucher alle scuole private (come accade in Lombardia), che peraltro con la legge 62/2000 non c’entra.

5.L’autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Sei dispoto a votare in Parlamento una Carta dell’autonomia per garantire reale partecipazione alla vita scolastica da parte degli studenti e delle studentesse?
Una carta dell’autonomia non ci pare sufficiente a risolvere i problemi di una autonomia colpevolmente lasciata a metà e colpita da un diluvio di norme centralistiche dalla Gelmini; i problemi si risolvono completando normativamente l’autonomia (quindi riformando la governance, la formazione e il reclutamento anche dei dirigenti, il ruolo del ministero) ma soprattutto dotandola di risorse e valutazione di rango europeo – il contrario di quanto fa questo governo. Su questi temi Il PD sta promuovendo un ciclo di seminari nazionali aperti a tutte le forze di opposizione (vedi http://www.politicheistruzione.forumpd.it , l’ultimo è proprio sul rilancio delle autonomie scolastiche).

6. Nel 2008 sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più banali come gessetti e carta igienica: saresti disposto a tagliare le spese militari per finanziare una didattica di qualità?
Sì, senza venire meno al ruolo internazionale che compete al nostro Paese, come peraltro richiesto in una nostra mozione presentata alla Camera. Ma non dimentichiamo che la soluzione definitiva verrà da nuovi governanti capaci, quali sono stati Ciampi, Prodi e Padoa Schioppa, di far quadrare i conti anche in tempi difficili senza danneggiare la scuola. Il governo attuale ha massacrato la scuola e ha pure peggiorato i conti. I tagli alla scuola non hanno giovato al risanamento, hanno invece finanziato operazioni sbagliate come il taglio dell’ICI ai ricchi, il salvataggio dell’Alitalia e le spese pazze di Bertolaso e della cricca. NB: I tagli alla scuola, sul triennio 2009-2011, sono di 8 miliardi; questo, a regime, implica che ogni anno il governo centrale versi alla scuola 3 miliardi in meno rispetto all’anno 2008, ultimo del centrosinistra; il che equivale a un taglio non del 6, ma addirittura del 7%.

7. Sono circa 700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Saresti disposto a votare un piano straordinario per garantire l’integrazione di questi studenti con programmi di scolarizzazione ad hoc?
Sí. Il tema della varietà delle lingue, delle culture e delle fedi è sempre più importante per la scuola italiana. Il PD ha promosso un’indagine conoscitiva presso la VII Commissione della Camera che sarà pubblicata a breve. E’ stata depositata una proposta di legge che istituisce un fondo per l’insegnamento della lingua italiana, per la formazione di docenti e dirigenti e per altre iniziative legate all’interculturalità nella scuola. “Integrazione” è un termine limitativo: una delle “ Dieci proposte per la scuola di domani ” parla di promozione della cittadinanza attiva in una società e in una scuola sempre più interculturale. Vogliamo dare qualità alla convivenza nella comunità scolastica, migliorare gli apprendimenti e gli esiti: secondo noi la scuola può e deve dare un contributo decisivo alle grandi sfide culturali e globali del mondo di oggi.

8. L’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa faresti per limitare questo fenomeno? Sul versante dei percorsi scolastici occorre una riforma capace di aggredire l’età critica della dispersione (medie e biennio superiori). Si dovranno rivedere, se necessario, durata e modalità didattiche. Si dovrà curare l’orientamento (con unitarietà del biennio e passerelle per chi non indovina subito il percorso), prevedere per tutti l’alternanza scuola-lavoro, sottrarre istruzione e formazione professionale al destino di Cenerentola riportandole a livelli europei. Occorre però anche ricordare che la dispersione scolastica fotografa il contesto (è massima nei quartieri, nelle aree, nei bacini di utenza dove è massima la povertà economica e culturale) e che ad essa segue quasi sempre l’esclusione sociale, il degrado e, in alcune zone, il reclutamento nella malavita organizzata. Per questo, ben prima delle scuole medie, risultano essenziali al contrasto alla dispersione sia la scolarizzazione precoce, sia il potenziamento della scuola dell’infanzia, quasi ovunque inferiore alla domanda malgrado il calo demografico, e del tempo pieno nella scuola primaria, presente in percentuale irrisoria nel Sud: il contrario di quanto fatto negli ultimi anni dall’attuale governo nazionale.

9. A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?
All’epoca della revisione del Concordato, Scoppola ed altri proposero di sostituire l’insegnamento della religione cattolica con la storia delle religioni. La proposta non fu raccolta dalle parti e oggi richiederebbe una nuova revisione degli accordi con la Chiesa Cattolica, oppure una legge costituzionale: entrambe strade lunghe, perché implicano la verifica di un’ampia convergenza nel Paese e nei partiti. Senza modificare gli accordi concordatari è invece possibile aggiungere un insegnamento di questo tipo, attento alle tradizioni religiose oggi presenti in Italia; è una proposta di legge che, dopo ampia consultazione tra tutte le confessioni religiose presenti in Italia, è stata promossa da alcuni deputati del PD. Tutto il PD ha poi piú volte reclamato, a gran voce, il finanziamento dell’ora alternativa alla religione, la cui assenza dalla stragrande maggioranza delle scuole italiane è un’offesa alle libertà religiose e calpesta il diritto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

10. In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università, rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e dall’obbligo dell’emigrazione. Che soluzioni proponi come alternativa alla fuga? Un governo capace di rimettere in piedi l’economia del Paese e farlo risorgere dalle macerie morali, civili, sociali e culturali del berlusconismo al tramonto; di far ripartire l’economia scommettendo sul superamento delle disparità sociali e territoriali, sulla crescita e la migliore distribuzione della ricchezza non a spese dei saperi (cultura, istruzione, ricerca, innovazione tecnologica), ma grazie al loro rilancio. Il nostro governo di domani.

Manuela Ghizzoni, Giovanni Bachelet, Maria Coscia, Letizia De Torre, Rosabruna De Pasquale, Emilia De Biasi, Eugenio Mazzarella, Giovanna Melandri, Caterina Pes, Tonino Russo, Alessandra Siragusa, componenti PD della Commissione istruzione della Camera dei Deputati

Denuncia PD: «Esclusi i disabili dai giochi studenteschi»

Interrogazione di Ghizzoni «Come il ministero intende superare questa discriminazione?» Leoluca Orlando, Idv: lo stesso comportamento che hanno avuto i nazisti con i più deboli. «L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo». Lo denuncia la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni che ha presentato una interrogazione parlamentare sulla modulistica diffusa dal ministero dell’Istruzione per le iscrizioni alle Finali Nazionali dei Giochi Sportivi Studenteschi, della disciplina Corsa Campestre che si svolgeranno il giorno 20 marzo 2011 presso la località Nove (VI). La deputata democratica chiede al ministro «per quali ragioni questa modulistica non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili. E poi,come il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia». «Il ministro Gelmini spieghi agli studenti disabili e ai loro genitori perché sono stati esclusi dalle finali dei giochi sportivi studenteschi. Se c`è una volontà precisa in questa decisione, si potrebbe ravvisare lo stesso comportamento che hanno avuto i nazisti che eliminavano sistematicamente dalla società la presenza dei soggetti più deboli», rincara in una nota il portavoce dell`Italia dei Valori, Leoluca Orlando, preannunciando un’interrogazione urgente «al ministro che, dopo aver tagliato i fondi al settore e massacrato il futuro di migliaia di studenti, precari e insegnanti, ora esclude dall`attività sportiva, momento di fondamentale aggregazione, i più deboli». «Questo governo si dimostra, ancora una volta, forte con i deboli e debole con i forti», ha detto ancora Orlando. «Sostenere che non ci siano stati tagli alle ore di sostegno per gli studenti disabili è una grande ipocrisia ». Lo afferma la responsabile dell’ufficio politiche disabilità della Cgil, Nina Daita, in merito alle recenti affermazioni del ministro dell`Istruzione, Maria Stella Gelmini. «Con quale faccia tosta – prosegue- il ministro Gelmini si è presentata in tv negando i tagli quando ci sono sentenze di tribunali amministrativi che ne hanno certificato la presenza e ne hanno decretato il carattere discriminatorio». Per la dirigente sindacale «un governo forte investe sui più deboli, sui suoi cittadini più deboli, perché sono loro ad averne bisogno».

L’Unità 15.03.11

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Di seguito pubblichiamo il testo dell’interrogazione

Interrogazione in Commissione

Ghizzoni e altri

Al ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Per sapere, premesso che:

con Nota prot. n. 1741 del 22/02/2011, al momento non ancora disponibile nella sezione Normativa del sito web del Ministero interrogato, la Direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione ha comunicato che le Finali Nazionali dei Giochi Sportivi Studenteschi I e II grado, a.s. 2010/11, della disciplina Corsa Campestre si svolgeranno il giorno 20 marzo 2011 presso la località Nove (VI). Come di consueto, la nota comunica che alla manifestazione parteciperanno tutte le rappresentative scolastiche che ne hanno acquisito titolo, previa certificazione da parte delle C.O.R. dell’avvenuto svolgimento delle fasi regionali o dalle stesse individuate attraverso criteri autonomamente applicati.

per la prima volta, da quando tale iniziativa è in essere, le studentesse e gli studenti diversamente abili sono stati esclusi dalla manifestazione sportiva. Lo si apprende non dal testo della citata Nota, bensì dall’assenza tra gli allegati dei moduli (Modello COR e Modello Iscrizione) abitualmente previsti per gli studenti disabili;

tale decisione è in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo. Tale scelta impedisce la piena esigibilità del diritto allo studio e alla crescita individuale e sociale di questi ragazzi e deprime lo stesso valore dei Giochi sportivi studenteschi, che sono un importante evento educativo in quanto non solo momento agonistico bensì veicolo di valori e di crescita della persona umana-:

quali siano le motivazioni che hanno portato, per la prima volta all’esclusione dai Giochi sportivi studenteschi, nella disciplina Corsa campestre, degli studenti e delle studentesse disabili;

come intenda intervenire il ministero interrogato per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia.

"Liberalizzazioni, bandiera del Pd", di Alberto Tanzilli

Appare urgente riprendere il tema delle liberalizzazioni, ripartendo, magari, dalla discussione sul mondo dei trasporti. Pierluigi Bersani, fin dalle sue “lenzuolate”, è su queste posizioni, ribadite nel Documento finale approvato all’Assemblea di Varese, e bene ha fatto a riproporre questo argomento e a farne uno dei punti cardine della proposta di politica economica del partito.
Un moderno centrosinistra deve avere al centro della sua agenda politica il tema della libertà economica. Parafrasando le parole di Benedetto XVI, potremmo affermare che il mercato non ha in sè una natura positiva o negativa, ma ciò che lo ha reso avido fino al punto di portare l’intero sistema al collasso è legato all’egoismo degli uomini che hanno realizzato una società economica senza valori.
Per questo crediamo che il tema delle liberalizzazioni debba diventare il campo su cui costruire l’identità stessa di un moderno partito riformista, affiancando alla discussione una grande battaglia sul rafforzamento del sistema di “regolazione” e controllo. Il settore dei trasporti, con l’ormai consolidato avvio dell’Alta velocità ferroviaria, che sempre più deve essere declinata come Alta capacità, può essere il campo di sperimentazione in corpore vivo della cittadinanza, nel quale la politica può riprendere a fare gli interessi generali della collettività e non solo quello di pochi fortunati, così come invece questa destra populista ha fatto in un quasi ventennio che non potrà non essere identificato come l’era berlusconiana.
La rivoluzione innescata dall’Alta velocità/ Alta capacità, definita dall’ad di Ferrovie la metropolitana d’Italia, sta cambiando radicalmente gli equilibri del mondo dei trasporti e non solo. L’evoluzione vedrà sempre più grandi player integrati che offriranno servizi di trasporto sia completamente remunerati dal mercato che sussidiati dagli stati. Spesso questi grandi player saranno un misto di pubblico e privato che di volta in volta si troveranno a competere con soggetti di analoga natura e struttura. Però un mercato così fatto necessita di affiancare ai diversi soggetti nuove strutture dotate della forza e della autonomia necessaria a poter fronteggiare le ricadute economiche che il nuovo modello porterà con se e le relative conflittualità.
Pertanto, se guardiamo più da vicino a quello che sta avvenendo nel nostro paese a seguito della liberalizzazione, ancora molto abbozzata e contrastata, del mercato ferroviario, possiamo notare come sia sempre più inevitabile ridefinire le procedure, formali e sostanziali, sia per l’affidamento dei servizi sussidiati, sia per la regolamentazione della concorrenza nei servizi a mercato.
Riprova evidente ne è l’arrivo dell’operatore ferroviario privato Ntv, che ha scatenato, prima ancora di iniziare l’attività, una grande battaglia sulle regole del mercato ferroviario. E nell’azionariato di Ntv registriamo la presenza anche di Sncf, società ferroviaria francese di proprietà pubblica.
Così veniamo a trovarci di fronte a uno scenario fino a pochi anni fa assolutamente inimmaginabile; da un lato, un operatore pubblico, Trenitalia, che all’estero avvia joint-venture internazionali con operatori privati, e dall’altro un operatore privato, Ntv, che investe ingenti capitali sul trasporto ferroviario italiano in partnership con operatori pubblici stranieri.
In questo quadro, anche all’interno del Pd, si coglie la mancanza di un’autorità europea garante per la concorrenza, ma soprattutto la necessità di un nuovo sistema di regole, partendo dal ruolo dei gestori della infrastruttura che, assicura, ad esempio in Italia, un indubbio vantaggio competitivo a Trenitalia nei confronti delle imprese ferroviarie direttamente concorrenti.
In questo momento i soggetti che regolano queste attività sono il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la società Rete ferroviaria italiana (Gruppo Fs) e l’Agenzia per la sicurezza, per i servizi nazionali; le Agenzie regionali per i trasporti per i servizi nei relativi territori di competenza. Una funzione non meglio definita è svolta, al riguardo, anche dalla Autorità per la concorrenza.
Tale assetto non ha evitato l’inasprirsi delle polemiche tra Ntv e Ferrovie dello stato sulla insufficienza del quadro regolatorio per quanto attiene al servizio ferroviario sulla lunga e media percorrenza, e non ha prodotto situazioni complessivamente soddisfacenti per l’organizzazione e l’offerta del servizio di trasporto pubblico locale su ferro.
L’unicità del gruppo Fs, affermata con forza anche dopo la trasformazione del sistema di trasporto ferroviari pubblico, è un valore per il paese, ma va perseguita, in modo che, facendo sistema, possa offrire servizi ferroviari integrati nel mondo e partecipare, come valido e prestigioso competitor, alle gare bandite per l’affidamento dei servizi di trasporto sussidiati. L’unicità del gruppo pubblico può essere tutelata, e persino valorizzata, anche definendo meglio quali attività debbono essere affidate al Gi e quali invece possono essere gestite anche diversamente.
Le attività che riguardano l’accesso all’infrastruttura dovrebbero essere affidate ad un soggetto terzo, un’authority, mentre Rfi dovrebbe conservare il consolidato diritto ai ricavi derivanti dalla vendita delle tracce e dalla capacità di implementare e sviluppare, come sta facendo già da tempo, le iniziative proprie del suo corebusiness nel mercato nazionale ed internazionale.
Diversa, invece, è la situazione per i servizi di trasporto pubblico locale su ferro. È necessario che il Pd sia più coraggioso. Si dovranno svolgere più approfondite riflessioni sulla scelta a favore delle società regionali, viste anche le difficoltà che sta incontrando l’unico esperimento fino ad ora avviato (Lombardia) e si dovrà rivalutare l’opzione delle gare, rafforzando il ruolo delle agenzie territoriali. Le società regionali, infatti, non sembrano rappresentare automaticamente la soluzione ai problemi della qualità e dell’efficienza del servizio e costituiscono un vero e proprio macigno sulla strada delle ormai necessarie liberalizzazioni. Il caso Atac dimostra come queste operazioni spesso si trasformino più in momenti di gestione di potere che di erogazione di servizio migliore per i cittadini. Invece le gare rappresentano lo strumento di una deleguration del sistema.

da Europa Quotidiano 15.03.11

"Itaglia 150", di Massimo Gramellini

Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale, ha lasciato la presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali: i troppi tagli al bilancio gli impediscono di continuare a svolgere seriamente il suo mestiere. Non sappiamo a chi Carandini abbia materialmente rassegnato le dimissioni, dato che il ministro Bondi non esce di casa da mesi. Però ci piacerebbe almeno sapere che cos’ha fatto di male la cultura a questo Paese per meritarsi un disinteresse così suicida. Nonostante molti lo ignorino o addirittura lo disprezzino, il patrimonio artistico e culturale è l’unico petrolio su cui siamo seduti, nonché la principale e forse unica ragione per cui il mondo si ricorda ancora ogni tanto della nostra esistenza.

Una classe dirigente di buon senso taglierebbe ovunque, tranne lì. Se poi fosse anche una classe dirigente illuminata, proverebbe a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia del bel vivere, punteggiata di musei accoglienti, siti archeologici spettacolari e teatri lirici con un cartellone di Verdi e Puccini pensato apposta per i turisti. Un’Italia degli agriturismi e dei centri benessere. Dei mari e delle coste ripulite da tutte le sozzure. Dei pannelli solari installati sui tetti di tutte le abitazioni private. Dei prestiti facili alle cooperative giovanili che propongano iniziative originali nell’arte, nello spettacolo, nella moda e nel turismo di qualità. Un’Italia verde e profumata, il polo attrattivo di tutto ciò che è bello. Saremmo più felici e più ricchi. Ma soprattutto saremmo quel che ci ostiniamo a non voler essere: italiani.

La Stampa 15.03.11

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“Una parte del Paese sta affondando se stessa”, di Andrea Carandini

Ho scelto un atteggiamento super partes, riuscendo a preservare il Consiglio dagli scontri della politica, convinto che il patrimonio culturale ha a che vedere più con il tutto che con le parti. Ho invitato l’Amministrazione a partecipare alle riunioni del Consiglio, stabilendo con essa un dialogo, che ha arricchito le scelte di riflessione. Ho invitato esperti esterni, che hanno perfezionato i nostri orientamenti. Il Consiglio è così diventato un luogo di dibattito istituzionale allargato. Oltre ai pareri obbligatori in materia di bilancio— progressivamente svuotati di significato per l’abbattimento dei fondi— e oltre alle difese con successo del Codice abbiamo avanzato proposte su questioni importanti. Si è trattato di problemi di rilevanza nazionale (Roma archeologica, vincoli nel Lazio, impostazione della Grande Brera, Galleria Corsini, via Appia), di problemi metodologici (ricostruzione dell’Aquila, rischio sismico, manutenzione programmata, sistemi informativi territoriali) e di problemi riguardo spese e finanziamenti (residui passivi, Arcus). Il fine è stato quello di favorire razionalizzazioni e finalizzazioni che non comportano esborsi. Nel marzo del 2009 il Ministero poteva contare su 155 milioni di euro per la tutela, cifra già allarmante, che per essere giudicata va comparata con la somma che l’istituzione era ed è in grado di spendere: circa 450 milioni l’anno in media per il 2005-2010. Ho sperato in un recupero o quantomeno in una assenza di tagli, come avvenuto per l’Università e la ricerca. Si sono succeduti, invece, tagli sempre più duri, che hanno leso la possibilità del Ministero di agire. Possiamo al momento contare solamente su 102 milioni per curare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, che è un obbligo imposto dalla Costituzione, cui il Ministero non è più in grado di ottemperare. È per questa ragione che mi sono appellato al presidente della Repubblica. A ciò oggi si aggiunge un congelamento del 10 per cento del finanziamento, a favore del digitale terrestre, per cui la disponibilità per gli investimenti è scesa a 92 milioni. Se dividiamo tale somma tra le 269 stazioni appaltanti otteniamo 340.000 euro per ciascuna. Rispetto a soli sei anni fa, il finanziamento è calato del 70 %e il nostro Ministero ha subito il taglio di risorse maggiore (31 %) nell’ultimo quadriennio, escluso il Ministero per l’Ambiente: altro che tagli lineari! Infine occorre l’assunzione di 8 dirigenti, 108 funzionari e 54 vigilanti. Possibili se non ci tagliano un ulteriore 10%. Il ministro Sandro Bondi è stato colpito, prima ancora che dall’opposizione, dal governo e dallo stesso partito di cui è il coordinatore nazionale. Governo che ha risposto alle reiterate richieste con altrettanti dinieghi, compresa una domanda di personale in favore di Pompei: a nulla sono valsi i crolli, il «vergogna» del presidente della Repubblica e le reazioni del mondo. Ho riflettuto su questi dinieghi e sono giunto alla conclusione, molto amara, che nella politica italiana hanno vinto, da ultimo e finora, gli avversari della cultura e dei beni culturali tutelati dallo Stato, che, non potendo abolire il Ministero (accusato fra l’altro di aver intralciato il Piano-Casa), sono riusciti a deprivarlo di uomini e mezzi per neutralizzarlo. A questi avversari della cultura rivolgo lo stesso monito del sottosegretario Francesco Maria Giro: «Fermatevi» . Anche il ritardo nella nomina del nuovo ministro è un segnale che scoraggia. C’è bisogno enorme di orientamento. Confidando in una prossima nomina, ho affidato al Corriere le mie opinioni su un idealtipo di ministro, ma la scelta del successore continua a essere rimandata. Ora nessuno ci difende in Consiglio dei ministri. Credo che il Consiglio Superiore debba rappresentare un bastione tecnico da preservare fino in fondo. Il problema è che il fondo è stato raggiunto. In questa situazione miserevole ho perso la speranza. Se la nave fosse stata colpita da un nemico, rimarrei sulla tolda per dare man forte ai funzionari dediti al bene comune, ma qui è una parte rilevante della Repubblica che affonda sé medesima nella qualità e identità delle nostre vite. Per evitare questa auto-distruzione varrebbe la pena di scegliere, con più fatica e cura, dove premiare e dove tagliare più a fondo, prendendo ad esempio di mira i costi immani della politica, da tutti denunciati ma da nessuno limitati, per salvare un patrimonio di storia e di arte, grazie a una somma contenuta e a un manipolo di assunzioni urgenti. Ho maturato così la decisione di dimettermi da presidente del Consiglio superiore. È bello servire lo Stato, quando sei messo nella condizione di farlo, e sarei ancora pronto a servirlo, ove un atto politico rilevante e concreto arrivasse a segnare una svolta— nella direzione, nei mezzi e negli uomini — senza la quale la prognosi per questo Ministero è la morte. Lancio un allarme: ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio, storia e arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato italiano.

Il Corriere della Sera 15.03.11

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«Lascio contro i tagli alla cultura», di ANDREA CARANDINI

Tagli alla cultura inaccettabili: lascio. Ho deciso di dimettermi per protesta dal Consiglio superiore dei beni culturali. Il Consiglio, preservato dagli scontri della politica, è diventato un luogo di dibattito istituzionale allargato. Ma ci stiamo allontanando dalla Patria, anche quella visibile fatta di paesaggio, storia e arte. Rischiamo di perderla e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato italiano.
Andrea Carandini è duramente esplicito: «Ci stiamo allontanando dalla Patria, anche quella visibile fatta di paesaggio storia e arte. Rischiamo di perderla e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato italiano» . Proprio mentre si celebra il 150 ° anniversario dell’Unità. Tutta colpa dei tagli così profondi «che hanno leso la possibilità del ministero di agire» Il suo addio alla presidenza del prestigioso Consiglio superiore dei beni culturali (una sorta di «Parlamento» del patrimonio artistico) allarma quell’universo che vede nell’articolo 9 della Costituzione (l’obbligo della tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico) un caposaldo della nostra stessa identità nazionale. Le dimissioni di Carandini arrivano dopo quelle presentate da Bruno Cagli dalla presidenza dell’Accademia di Santa Cecilia, sempre per i tagli ai fondi destinati alla cultura. E dopo il «Va’ pensiero» diretto da Riccardo Muti e cantato da tutti gli spettatori dell’Opera di Roma, di nuovo contro la povertà di risorse. Si tratta delle seconde dimissioni di un presidente del Consiglio superiore: anche Salvatore Settis lasciò nel febbraio 2009 in polemica con il ministro Sandro Bondi, già allora per la politica dei tagli. La prima reazione è stata quella del sottosegretario Francesco Giro, unico interlocutore al ministero dei Beni culturali dopo l’autosospensione da dicembre di Bondi, che attende un ricambio: «Carandini sarebbe anche disponibile a proseguire ma occorrono scelte concrete. Mi farò portavoce affinché il governo ponga fra le priorità il rilancio della tutela e della valorizzazione dei beni culturali con uno stanziamento iniziale di 200 milioni» . Protesta anche il mondo delle associazioni. Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fondo Ambiente Italia, parla di «situazione catastrofica» per i beni culturali e si appella a Berlusconi perché «venga rapidamente nominato un nuovo ministro e si ponga fine a questa inaccettabile e scellerata politica contraria agli impegni impliciti nell’articolo 9 della Costituzione» . Le reazioni politiche. Per Luigi Zanda, Pd, Berlusconi «dovrebbe vergognarsi per le dimissioni di Carandini che si è ribellato all’assassinio della cultura in Italia» . Per Francesco Rutelli, Api, ex ministro, quella di Carandini è «una scelta di grande dignità. Qualcun altro, Bondi, avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini» . Fabio Granata, Fli: «Il governo deve trovare immediatamente risorse per la cultura» . Allarme anche dal Pdl. Bruno Murgia, membro della commissione Cultura alla Camera: «Le dimissioni di Carandini fanno riflettere, si tratta di un grande tecnico nominato dal ministro Bondi, dunque super partes. Il governo deve raccogliere il grido d’allarme lanciato da Carandini, ripristinando i fondi per valorizzare il vero patrimonio italiano che è il paesaggio con la sua cultura»

Il Corriere della Sera 15.03.11