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Bersani: dieci milioni di firme per mandare a casa Berlusconi

Dieci milioni di firme «per mandare a casa Berlusconi» . È l’obiettivo che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani vuole raggiungere con una campagna di raccolta firme per le piazze d’Italia che comincerà da febbraio. «Serve – ha detto il leader del Pd da Repubblica Tv – una mobilitazione popolare per chiudere con questa situazione che blocca il Paese sui problemi del premier. Offriamo questa occasione a tutti i cittadini che non ne possono più».
Porteremo le firme raccolte con i tir davanti palazzo Chigi
E alla domanda: dove porterete le firme raccolte per «mandare a casa Berlusconi?», pronta la risposta di Bersani:. «Le porteremo con i tir davanti a Palazzo Chigi».

Chiudere il «Berlusconismo »
Il numero uno del Pd ha detto anche che bisogna chiudere al più presto il «Berlusconismo»: «Serve una fase costituente» in cui tutte le opposizioni sono chiamate a collaborare. Il segretario del Pd bolla poi come «favole» l’ipotesi che il premier faccia un passo indietro. «Lui è lì e rimarrà lì finchè gli sarà consentito». Mentre sull’ipotesi di un governo guidato dall’attuale ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, Bersani aggiunge: «Tremonti è un curioso ministro, non lo sento mai parlare di economia reale. Mi piacerebbe che oltre a fare il filosofo e il ragioniere, pensasse a fare l’idraulico. Lui si vede che per ora gira alla larga, che non vuole sovrapporsi all’immagine del premier e non so quanto Berlusconi sia contento di questo».

Meglio andare al voto
Bersani spiega poi che sarabbe meglio andare al voto: «Qualsiasi soluzione compresa le
elezioni anticipate sono meglio di questa situazione». E sulle critiche del cardinale Tarcisio Bertone nei confronti del premier , taglia corto: «Sono state parole pesanti che segnalano un passo della Chiesa che sa di essere e che chiede di essere un’autorità morale. Io sento un disagio molto diffuso da parte della gente». Di qui un nuovo appello a tutte le opposizioni chiedendo di «mettere da parte le gelosie»: «Possiamo fare insieme quattro cinque cose per il paese e poi andare alle elezioni. Se non sono d’accordo dicano che cosa pensano. Altrimenti sono pronto ad andare da solo». Compreso Montezemolo? «Tutti quelli che guardano oltre Berlusconi sono degli interlocutori ma faccio di nuovo presente che non c’è una soluzione che possa prescindere dal confronto con noi e invece su questo sento leggerezza»

Ho visto un Tg1 «incredibile»
Bersani manda una stoccata anche al Tg1 su come sta trattando il caso Ruby: «Mercoledì ho visto un Tg1 incredibile. Pagare il canone diventa sempre più difficile». E parlando poi di federalismo municipale, ha detto: «Un decreto già negativo ci è stato proposto in modo totalmente stravolto, peggio di quello di prima. O loro rinviano e ci rimettiamo a discutere o votiamo contro». «Mi vendono come federalismo – sostiene Bersani – un testo che dà meno autonomia ai comuni rispetto a prima di Berlusconi». Il leader del Pd si rivolge poi alla Lega: «sappiate che in questo governo il federalismo non si fa ma io ho l’impressione che nonostante l’insofferenza del popolo leghista il gruppo dirigente resta attaccato a Berlusconi in modo incredibile»

Sabato i vertici del Pd a Torino
Bersani parla poi di sabato prossimo 22 gennaio quanto a Torino ci sarà un importante appuntamento per i vertici del Pd organizzato da Modem: «Dal Lingotto mi aspetto un contributo di cultura politica. Non credo che sia un appuntamento per un’alternativa alla mia segreteria. Io Veltroni e gli altri parleremo di Italia non ci guarderemo la punta delle scarpe perchè saremmo irresponsabili». «Ci possono e ci devono essere arricchimenti e contributi – ha aggiunto – noi stiamo incalanando i nostri progetti in appuntamenti di partito. Abituiamoci al fatto che ci sia una discussione. Quando c’è l’idea di un capo e dove non si discute mai, poi si arriva agli esiti che vediamo».

Il Sole 24 Ore 21.01.11

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Bersani: «10 milioni di firme per mandarlo a casa»

Il Pd a febbraio inizierà una raccolta di firme con l’obiettivo di mandare “a casa” Silvio Berlusconi. Lo dice il segretario democratico in un’intervista a Repubblica Tv. “Noi Pd lanciamo un’iniziativa per dare voce a tutti gli italiani indignati che non possono sopportare questa cosa qua. Dal primo di febbraio organizzeremo 10mila gazebo per raccogliere 10 milioni di firme su un testo che dica semplicemente ‘vai a casa’”.

Di seguito una sintesi delle dichiarazioni del segretario del Pd.

“Parole di peso da Bertone”
Le dichiarazioni pronunciate oggi dal cardinal Bertone segnano “un passo” da parte della Chiesa. Penso che quelle del cardinal Bertone siano state parole pesanti che segnalano un passo della chiesa che chiede di essere anche autorità morale oltre che autorità di fede. Mi aspettavo, ed è avvenuto, che anche la chiesa si pronunciasse”. La Chiesa “è autorità morale e vuole essere ascoltata”.

” E’ ora che si pronuncino anche autorità civiche ”
E’ ora che ci sia una presa di posizione “anche delle autorità civiche, economiche… è ora di dire una parola”.

“Non illudiamoci, Berlusconi punta al Quirinale ”
Berlusconi al Quirinale? “La mia opinione e’ nettamente contraria ma non illudiamoci che lui non lo pensi. Se si va a votare non rinuncera’ a fare il presidente della Repubblica”.

Bersani: “Tg1 incredibile, più difficile pagare canone”
“Ieri ho visto un Tg1 incredibile. Pagare il canone diventa sempre più difficile”. Il segretario del Pd critica il modo in cui ieri sera la principale testata Rai ha parlato del caso Ruby.

” Caso Ruby, la Lega rifletta ”
“Noi combatteremo in Parlamento colpo su colpo senza fare sconti ma dentro il Pdl non è emersa una sola voce dubbiosa, e nemmeno dalla Lega che invece dovrebbe aprire una riflessione perché io sono convinto che anche nel popolo della Lega c’è disagio e indignazione molto alta”. Aggiunge il segretario del Pd: “Voglio far riflettere gli elettori di centrodestra e della Lega su un punto con i problemi che abbiamo con quale credibilità un uomo così può chiedere uno sforzo al paese? Io sono pronto a parlare con tutti ma la Lega deve riflettere, almeno per come si è descritta fino ad oggi, popolare, normale, mi stupirei non arrivasse dalla Lega una riflessione”.

” Caso Ruby, da italiani non possiamo berci anche questa ”
“Se beviamo anche questa tutto il mondo ci chiedera’ come facciamo a sopportare anche questa, che e’ una cosa inaccettabile. Io – aggiunge Bersani- non ci sto mica, io non mi sento mica un italiano fatto nel modo in cui i giornali stranieri hanno cominciato a descriverci. Parlano degli italiani come una ‘razza cosi”, ‘gente fatta cosi” e che per questo sopporta Berlusconi. Chi ha fatto entrare l’Italia nella zona euro era gente perbene. E io mi sento cosi’. E se l’Italia non reagisce a questa cosa, andiamo incontro a un problema molto serio”.

” Meglio il voto che questa situazione ”
I prossimi passi del Pd: “Muoversi nell’opinione pubblica, fare la battaglia parlamentare per farlo dimettere e poi qualsiasi soluzione, compresa le elezioni anticipate, e’ meglio di questa situazione”.

” Se B. era regista porno d’accordo, ma ha tradito Costituzione ”
”Io non faccio moralismi al netto dei reati e qui c’e’ un reato di prostituzione minorile. Se uno fa il regista di film porno non ho obiezioni ma Berlusconi ha tradito la Costituzione su cui ha giurato che chiede il rispetto da parte di chi ha cariche pubbliche dell’onorabilita’ e una coerenza tra comportamenti privati e pubblici”.

“Ben Ali gli fa un baffo”
Per chiudere il berlusconismo “serve una fase costituente” in cui tutte le opposizioni sono chiamate a collaborare. “Non sopporto piu’ le gelosie delle forze politiche, di quelli che non parlano con questo, e quell’altro che non parla con l’altro. Berlusconi a Ben Ali gli fa un baffo, non c’e’ da aspettarsi niente. Ci vuole un moto corale di opinione pubblica per fermarlo”.

“Vada a difendersi dai magistrati, non in tv ”
Il premier vada ”a difendersi davanti ai magistrati e non nelle sue tv o nelle tv di Stato. Berlusconi non puo’ prenderci tutti per imbecilli e sono vergognose e inaccettabili i suoi attacchi alla magistratura”.

“Senza Pd non c’è un oltre Berlusconi ”
Tutti quelli che ragionano ‘oltre’ sono interlocutori, ma non si dimentichi che senza il Pd non esiste nessun ‘oltre'”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a Repubblicatv parla del possibile dialogo con le altre forze politiche. “Continuano a descriverci col chiacchiericcio sempre sulle divisioni ma noi siamo la più grande forza di opposizione e non c’è soluzione senza un confronto con noi. Lo faremo senza arroganza, senza dettare il compito, ma c’è qualche leggerezza su questo punto”.

“Tremonti? Se serve a cacciare premier (ma Pd a opposizione) ”
Il Pd e’ pronto a un governo Tremonti per cacciare Berlusconi? “Non credo che dopo tutte le vicende di questi anni ci sia la forza di uno strappo tra Tremonti e Berlusconi”, risponde Bersani. Se ci fosse uno strappo “lo si vedrebbe e presupporrebbe una qualche correzione politica, una preparazione”. “Certo – continua il segretario – se Tremonti accettasse una strada di questo genere, nella denegata ipotesi che Berlusconi facesse un passo indietro e arrivasse un altro di centrodestra, dovrebbe essere considerata una cosa positiva che Berlusconi torni a fare gli affari domestici. Naturalmente noi continueremo a fare l’opposizione”.

“Tremonti? Facesse l’idraulico”
Il leader democratico sottolinea: “Tremonti e’ un curioso ministro. Mi piacerebbe che oltre a fare il filosofo facesse anche un po’ l’idraulico, che pensi cioe’ all’industria e al commercio. Lui per ora sta alla larga, gira molto largo dai problemi di Berlusconi, non vuole farsi sovrapporre nell’immagine alle questioni del premier e non so quanto Berlusconi sia contento”.

“Andrò a Torino da Veltroni, non sarà alternativa alla linea”
Pier Luigi Bersani andra’ a Torino, al Lingotto due organizzato da Walter Veltroni. Il segretario democratico lo conferma. “Non sara’ un’alternativa alla linea della segreteria. Non lo credo, non e’ questo il clima. Parleremo di Italia, non parleremo certo guardandoci la punta delle scarpe”.

“Decreto federalismo è addirittura peggiorato ”
“Il decreto sul federalismo e’ addirittura peggiorato rispetto alla prima versione per cui o il governo accetta di rinviare, di due tre mesi, o noi votiamo contro”

L’Unità 21.01.11

Il solito attacco ai giudici

Un Berlusconi senza argomenti non abbandona la scelta di attaccare le istituzioni. Si sente perseguitato e nasconde la vera vittima: il Paese abbandonato a sé stesso. Fiano: “E’ la favola del lupo che incolpa l’agnello di aver inquinato l’acqua. La Procura di Milano sappia che finché agirà nel solco della Costituzione, come noi siamo convinti che abbia fatto, ci troverà a difenderne l’operato”
pubblicato il 20 gennaio 2011 , 157 letture
Giudici giudici corte
Il copione è lo stesso. Una replica di uno spettacolo brutto con il finale sempre scontato e noioso. Berlusconi in difficoltà per i vizi privati che inorridiscono il Paese risponde gettando fango sulle istituzioni e i giudici. Lui viene indagato e, unico in Italia, si rifiuta di presentarsi davanti ai Pm perché si reputa la vittima di complotti politici ai suoi danni.

Berlusconi lancia nell’etere messaggi ai “promotori delle libertà”; da qui viene traghettato sui media azzerbinati; infine dal video rimbalza la notizia che il povero Silvio non può presentarsi davanti a “giudici che non hanno competenza né funzionale né territoriale e che vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica”. Se andiamo indietro nel tempo lo stesso video-messaggio è valido in altre svariate occasioni, ovvero tutte le volte che Berlusconi è stato indagato in indagini giudiziarie. Sempre le stesse parole, sempre la stessa litania. E il messaggio è stato fatto proprio anche dalla maggioranza che, sebbene sia a pezzi ha fatto quadrato davanti al premier per mantenere salda la poltrona.

Per paradosso, l’unico ad essere andato fuori dal coro è stato Umberto Bossi che impaurito dalle concrete possibilità che la riforma federale possa subire il contraccolpo delle scorribande sessuali di Berlusconi, ha invitato il cavaliere a essere più prudente. “Berlusconi deve essere più cauto. Tutti insieme devono abbassare i toni. Anche i magistrati”, ha dichiarato il leader della Lega.

L’attacco ai giudici è stato fatto proprio anche da ministri come Mara Carfagna che dovrebbero, almeno in conformità al ruolo che ricoprono, avere un occhio di riguardo per la condizione e la dignità delle donne. Forse sarà bastata una telefonata da Silvio per farle cambiare idea e abbracciare la linea dei giudici persecutori.

Ma anche questa volta Berlusconi è riuscito nel suo intento di creare disorientamento tra le persone. La fiducia nei suoi confronti è ai minimi termini ma i colpi di coda del premier comunicatore potrebbero avere ancora appeal per chi continua a sostenere che “almeno è simpatico”.

Alla Camera, poco più di 20 deputati sta organizzando il nuovo gruppo parlamentare dei “responsabili”. Fuori usciti da Pdl, Udc, Fli, Api più Massimo Calearo vogliono creare una terza gamba di sostegno al governo. I numeri sono ancora relativi, perché se entra qualcuno dalle fila del Pdl qualcun altro esce dalla finestra.

Durissimo il giudizio di Anna Finocchiaro , presidente dei senatori del Pd: “Non entro sulle affermazioni che riguardano i suoi rapporti con giovani donne. Ma trovo inaccettabili, pericolose e fuori da qualsiasi limite le parole di Berlusconi su giustizia, magistratura e giudici. Se c’è qualcuno che calpesta le leggi e la nostra Costituzione e che si mette sotto le scarpe la dignità delle istituzioni italiane, e è proprio lui, non i magistrati italiani. Quello di Berlusconi è un ulteriore attacco gravissimo ad un potere dello Stato che non possiamo tollerare. Sono le parole di un uomo fuori da ogni controllo che ha perso la testa di fronte a quanto sta avvenendo. Altro che divertirsi! Questo uomo deve dimettersi al più presto e, a proposito di “responsabilità ” di cui tanto si parla in questi giorni in Parlamento, mi rivolgo a chi nella maggioranza ha ancora un minimo di senno: Berlusconi è pericoloso per il nostro Paese e per le nostre istituzioni democratiche ed è necessario che anche nel centrodestra se ne rendano conto. E’ davvero grottesco che invece di preoccuparsi per come umilia con i suoi comportamenti l’Italia, Berlusconi non trovi di meglio che attaccare in maniera eversiva, minacciando ritorsioni e dicendo ennesime bugie, le istituzioni del nostro Paese. Dovrebbe vergognarsi”.

Dello stesso parere anche Luigi Zanda , Vice Presidente del Gruppo Pd al Senato. “Nel suo ultimo video messaggio Berlusconi ha detto: ‘Io vorrei andare subito dai giudici’. E’ una dichiarazione di straordinaria impudenza. Da vent’anni Berlusconi non fa altro che trovare ogni stratagemma per non presentarsi mai ai giudici e per non rispondere alle numerosissime e gravi imputazioni che gli sono state sempre contestate sempre sulla base di consistenti elementi di fatto”. “Sentire adesso Berlusconi – ha continuato Zanda – dire di voler andare subito dai giudici, la dice lunga sulla credibilità degli argomenti che porta per difendersi dalla valanga di fatti riportati nella documentazione inviata dalla Procura di Milano al Parlamento. L’unica verità di quel video è la minaccia finale di Berlusconi di ritorsioni alla magistratura”.

Per Emanuele Fiano , presidente forum Sicurezza del Partito Democratico, “il Cavaliere, che sotto gli occhi di tutto il mondo, è al centro di racconti, testimonianze dirette e indirette, che fanno vergognare tutti gli italiani perché fotografano una realtà di degrado e offesa alla dignità della donna e della persona, il Cavaliere, che non può difendersi da tali testimonianze oggettive, non trova di meglio che provare a dimostrare che il male sia nell’indagine e non nel modello di vita che emerge o nelle ipotesi di reato. E’ la favola che già tutti conosciamo del lupo che incolpa l’agnello di aver inquinato l’acqua. La Procura della Repubblica di Milano sappia che sin tanto che agirà nel solco della Costituzione, come noi siamo convinti che abbia fatto, ci troverà a difenderla nell’operato. Così come Berlusconi sappia che noi continueremo a essere garantisti con chiunque e che chiunque, sino a prova contraria, è innocente. I poliziotti e tutti i tutori dell’ordine che ogni giorno vegliano sulla vita del premier sappiano che condividiamo il disagio di chi, come loro, è impiegato a tutela di residenze dove, secondo le testimonianze, si può entrare senza nessun controllo e all’interno delle quali, probabilmente, qualcuno in una notte guadagna quanto un poliziotto in un anno”.

A.Dra

www.partitodemocratico.it

"Inseguire i Paesi emergenti tagliando gli stipendi è sbagliato meglio qualità e innovazione", di Fabio Gambaro

La base della crisi. Il silenzio delle vittime. Da quando è iniziata la crisi ha sempre prevalso il silenzio delle vittime, questa volta le vittime non sono state zitte. «Nonostante la sconfitta oggettiva di chi si è opposto all´accordo su Mirafiori, quel 46% di voti contrari è un importante segnale della resistenza del mondo operaio italiano». Alain Touraine giudica i risultati del referendum alla Fiat di Torino, che «nella situazione di decomposizione politica del paese mostrano la vitalità dei lavoratori e la loro capacità di mobilitarsi. «Il celebre sociologo francese, autore di molti saggi tra cui “La globalità e la fine del sociale” e “Après la crise” (appena uscito in Francia da Seuil), lo sottolinea, dal suo ufficio alla prestigiosa École des Hautes Études en Sciences Sociales: «Il no di quasi la metà dei lavoratori sarà anche un appello disperato, come sostiene qualcuno, ma mostra che è possibile provare a difendere gli interessi dei lavoratori, anche sullo sfondo di un contesto estremamente sfavorevole e con il rischio reale di perdere il posto di lavoro. In Francia, in casi analoghi gli operai hanno accettato senza fiatare le condizioni imposte dalle imprese o hanno assistito impotenti alle delocalizzazioni. Da quando è iniziata la crisi, nel 2008, ha sempre prevalso quello che ho chiamato “il silenzio delle vittime”, spesso accompagnato dalla logica del si salvi chi può. Questa volta le vittime hanno deciso di non rimanere silenziose. Per me è una novità importante. «
Perché dice che il contesto era sfavorevole?
«Stiamo vivendo la fine di un lungo periodo che ha segnato il progressivo trionfo del neoliberalismo, con il conseguente indebolimento di quell´alleanza tra capitalismo, democrazia e stato sociale che aveva favorito lo sviluppo economico del dopoguerra. Oggi il ciclo dell´ultraliberalismo sta probabilmente finendo, ma per il momento ne viviamo ancora le conseguenze più negative».
Ad esempio?
«L´economia occidentale è dominata dal grande capitalismo finanziario e industriale, mentre le forze sociali sono dappertutto sulla difensiva. La crisi economica generata dalla finanza ha favorito il rafforzamento delle forze del capitale. Dappertutto aumentano i redditi da capitale mentre diminuiscono i redditi da lavoro, per non parlare dello smantellamento del welfare. Il paradosso della crisi innescata dalla finanza è che si chiede ai lavoratori di pagarne il conto. Ma non sono certo gli eccessi di protezione dello Statuto dei lavoratori che hanno prodotto la crisi economica in Italia o in Francia».
Chi difende l´accordo su Mirafiori dice però che bisogna fare i conti con la globalizzazione e il costo del lavoro dei paesi emergenti. Lei che ne pensa?
«Non credo a questo ragionamento. E´ vero che viviamo in un´economia globalizzata, dove i singoli paesi hanno una capacità d´intervento molto ridotta. Ed è chiaro che è molto difficile pensare contemporaneamente economia nazionale ed economia globale. Detto ciò però i paesi occidentali sono ancora i più grandi paesi industrializzati al mondo, con il più alto livello di qualificazione e di ricerca. Più che cercare di drogare la domanda interna o inseguire il costo del lavoro dei paesi emergenti, devono puntare sulla qualità e l´innovazione, perché solo così si conquistano nuovi mercati. Come sta facendo la Germania».
Molte imprese però delocalizzano la produzione…
«Non bisogna confondere la delocalizzazione delle mansioni poco qualificate con la delocalizzazione dei centri studi e dei tecnici specializzati. Sarebbe una catastrofe per la Fiat e per l´Italia, se il cuore dell´azienda dovesse lasciare l´Italia. Marchionne sfrutta con un certo cinismo la situazione di forza che gli è consentita dalla crisi, ma non credo che i risultati della Fiat dipendano dalla soppressione della pause durante i turni. Se oggi può proporre lavoro contro maggiore flessibilità è anche perché il mondo operaio è stato progressivamente marginalizzato nella società. Ciò è dipeso da ragioni economiche, ma anche dall´indebolimento del mondo operaio accelerato dalla crisi del mondo comunista, cui quel mondo era inevitabilmente legato. «
Cosa possono fare i sindacati in questo contesto?
«Occorre ritornare alla grande tradizione della socialdemocrazia svedese, da sempre favorevole all´apertura dell´economia ai mercati mondiali, ma difendendo al contempo la ridistribuzione della ricchezza e la protezione sociale. Non bisogna scegliere tra difesa dell´economia, e quindi delle imprese, e difesa dei lavoratori. Vanno difesi insieme contro l´economia speculativa che sottrae capitali alla produzione. Quando si parla di deindustrializzazione non bisogna pensar solo alla chiusura delle fabbriche e alle delocalizzazioni, ma anche a tutto quel denaro che, investito in rendite finanziarie e in operazioni speculative, è sottratto al ciclo produttivo. Anche questa è una conseguenza del trionfo ultraliberale che occorre combattere fortemente».

La Repubblica 21.01.11

Federalismo tradito

Pd: Il decreto sul Federalismo municipale è ‘farlocco’ ed indebolisce economicamente i Comuni. Si torna indietro di venti anni. Serve confronto in Parlamento. Anche l’Anci boccia il decreto Calderoli. Se non si cambiano rapidamente alcuni contenuti centrali del decreto sul fisco municipale, licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della Commissione Bicamerale si rischia di consegnare all’Italia un federalismo ‘farlocco’ dove gli enti più in difficoltà saranno quelli più vicini ai cittadini ed i Comuni saranno nettamente più indeboliti.

Si sottolinea inoltre che la celerità con quale La Lega vuole far approvare il decreto, non facilita certamente un buon servizio alle Regioni e per finalità di pura speculazione politica, la Lega farà tornare il Paese indietro di venti anni. Anche l’Anci ha bocciato il provvedimento perché come già ha fatto notare il Partito Democratico, quello proposto dalla Lega non è un vero federalismo, in quanto non crea una reale autonomia impositiva e produce ulteriore confusione nelle pratiche burocratiche, aumentando le difficoltà degli amministratori.

“È paradossale che un provvedimento così rilevante come quello del federalismo municipale, peraltro condizionante la stessa prosecuzione della legislatura, sia discusso e approvato nella specifica Commissione bicamerale, composta di 15 deputati e 15 senatori, senza il coinvolgimento più ampio del Parlamento”. È questo il contenuto della richiesta avanzata in queste ore dai senatori del PD Benedetto Adragna, Daniele Bosone, Lucio D’Ubaldo e Paolo Giaretta.

Marco Causi del Gruppo Pd, vice presidente della bicamerale sul federalismo fiscale ha chiarito dal punto di vista tecnico i forti dubbi del Pd in merito all’iter del decreto. “Non è accettabile è una forzatura politicista quella di Calderoli. Il governo ha radicalmente modificato il decreto dello scorso settembre e pretenderebbe adesso l’approvazione del Parlamento al buio su un testo arrivato soltanto alle 5 di ieri pomeriggio, senza numeri, senza quantificazioni, senza relazione tecnica della Ragioneria”.

“Altro che riforma epocale- ha detto Davide Zoggia, Responsabile Enti locali della Segreteria del Partito Democratico -. Il ministro ha operato sulla sua stessa proposta, un tagli e cuci che ha stravolto l’originale progetto Si ritiri dunque il decreto e si riparta dalla legge delega 42 e dalla proposta avanza in queste settimane dal Partito Democratico”.

Maurizio Martina Segretario PD Lombardia e Consigliere regionale ha fatto notare alla luce della propria esperienza come sia sbagliato levare disponibilità economica alle giunte comunali: “Andando avanti di questo passo e per colpa della Lega ai sindaci rimarranno solo da gestire le carte d’identità”.

In sostanza: la promessa di recupero dei 2,5 miliardi di tagli determinati dalla Legge di stabilità, come previsto, nei fatti non viene mantenuta; tutte le misure per stanziare risorse ai Comuni sono rinviate a decreti del ministero dell’Economia. Per questo, Stefano Fassina, Responsabile Economia e Lavoro della Segreteria del Partito Democratico, ha definito la versione del decreto sul federalismo municipale presentata ieri dal ministro Calderoli come ‘il tradimento del federalismo’.

Ha spiegato Fassina: “Sia nella fase di transizione, sia a regime dopo il 2014, vi sono soltanto compartecipazioni dei comuni a tributi erariali, ossia nessuna autonomia dei sindaci. L’Imposta municipale unica, unica non è, in quanto si affianca a tante imposte oggi in vigore e conservate. Sopratutto, colpisce pesantemente gli immobili utilizzati dagli artigiani, dai commercianti, dai piccoli imprenditori per il loro lavoro, mentre esenta le società di capitali. L’aliquota prevista per l’Imu per dare un gettito significativo è così elevata che Calderoli e Tremonti, pur conoscendola, non hanno il coraggio di scriverla nel testo. Infine, non c’è nulla sulla perequazione”.

Anche la cedolare secca al 23% sugli immobili in affitto è definita ‘un semplice spot’ da chi si occupa di economia nel Partito democratico. Dalla cedolare secca infatti ne beneficiano soltanto i proprietari con i redditi più elevati, mentre per gli affittuari, i 400 milioni sbandierati sono puramente virtuali.

Entrando nello specifico, nel settore del turismo ad esempio, sulla tassa di soggiorno le soluzioni di Calderoli sono un pasticcio incredibile ideato per fare cassa ma che alla fine produrranno danni solo al turismo. Già nella manovra correttiva del 2010 il Governo ha dato la possibilità al Comune di Roma di introdurre la tassa di soggiorno fino a 10 euro per notte di soggiorno, per rispondere ad esigenze di equilibrio economico – finanziario, ma senza uno scopo preciso. E adesso si utilizza il federalismo fiscale municipale per dare la possibilità anche agli altri comuni capoluogo di provincia di istituire la tassa di soggiorno, da 0,5 a 5 euro per notte di soggiorno, sempre senza alcuna destinazione economica chiara degli introiti. Anche Confcommercio ha espresso dubbi sulla tassa di soggiorno.

Ha dichiarato in merito Armando Cirillo, Responsabile turismo del Pd: “In tutto questo ragionamento ci si dimentica clamorosamente che sono le Regioni ad avere competenze esclusive in materia di turismo. Il bello è che tutto avviene senza che il ministro Brambilla si renda minimamente conto di ciò che sta accadendo”.

Il l Pd vorrebbe attuare il federalismo in modo coerente con la legge e tenendo conto delle effettive esigenze di enti come i Comuni che erogano servizi essenziali, mentre nella Maggioranza, confusione ed incertezza regnano sovrane, e sono probabilmente il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo.

Anto.Pro.

www.partitodemocratico.it

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“No da Comuni, Terzo Polo e Pd ora il federalismo è a rischio”, di Rodolfo Sala

Bossi: “Senza riforma elezioni”. Ma la Lega tratta ancora. Bossi e Calderoli favorevoli a far slittare i termini del decreto oltre il 28 gennaio

Sembrava quasi fatta, il tessitore Calderoli aveva limato fino all´ultimo il testo del decreto sul fisco municipale trattando con le opposizioni. Ma ieri sul capo dei leghisti, interessatissimi a portare a casa a tutti i costi il penultimo decreto attuativo del federalismo fiscale, cade una grossa tegola. Prima l´Anci, poi le forze politiche non di maggioranza dicono no: così non va troppe le «incertezze» (così le definisce il presidente dell´Anci Sergio Chiamparino) contenute in quel testo. Incertezze che limiterebbero l´autonomia dei Comuni, in particolare per quel che riguarda la compartecipazione alla nuova tassa Imu, le cui aliquote verrebbero decise di anno in anno dal Tesoro. Giudizi negativi anche sulla tassa di soggiorno, sul fondo perequativo e sulla Tarsu-Tia (rifiuti). Così l´Anci chiede al governo di «prolungare la fase di interlocuzione per arrivare a una nuova intesa». Insomma: bisogna ritornare alla conferenza unificata per migliorare il testo presentato ieri da Calderoli. Ed è una richiesta condivisa dai partiti di opposizione, a cominciare dal Pd, che nella notte, in un vertice presieduto da Bersani, aveva deciso la bocciatura in commissione: «Questo non è federalismo, l´ultima versione del decreto è peggiorata».
Il ministro Roberto Calderoli dice che non si può, ma in serata una piccola apertura la fa. Oggi chiederà al consiglio dei ministri di esprimersi sulla richiesta delle opposizioni di prorogare almeno i termini per l´esame del decreto, termini che per ciò che riguarda il fisco municipale scadono il 28 gennaio, mentre la scadenza dell´intera legge delega è fissata al 21 maggio. Umberto Bossi conferma: «Potremmo dare qualche giorno di proroga», dice in serata il leader della Lega. Il Pd apprezza l´apertura. Il Polo della Nazione (Fli, Udc e Api) non si schioda dalla posizione, decisamente rigida, annunciata ieri: se il testo non subirà modifiche sostanziali, e se non ci saranno entrambe le proroghe, i centristi non lo voteranno. Mentre l´Idv dà in sostanza ormai per perso qualsiasi tentativo di migliorare il testo.
Ce n´è abbastanza per far scattare l´allarme rosso nella Lega. Non a caso Bossi sente il bisogno di ribadire con forza ciò che era stato concordato con il premier nella cena di mercoledì a Palazzo Grazioli: federalismo subito o urne. Il problema sono i voti nelle commissioni, dove il peso del nuovo Polo della Nazione si fa sentire scompaginando gli ormai vecchi numeri della maggioranza: la Bicamerale per le riforme e, soprattutto, la Bilancio, che dovranno approvare in via definitiva gli ultimi decreti di qui al 26 gennaio. Se non si dovesse arrivare in extremis a un accordo su un nuovo testo, la maggioranza ritiene di potercela fare tranquillamente in Bicamerale. Non è così per la commissione Bilancio, dove i numeri, per il Pdl e la Lega, sono molto più risicati. E se le opposizioni dovessero dire no al decreto argomentandolo con la mancanza di copertura finanziaria, anche la ratifica del Quirinale potrebbe non essere così scontata. Uno scenario da incubo: per il Carroccio e per l´intero governo.
È anche per questo che, in vista del voto di mercoledì 26 in commissione Bilancio, la Lega sta avviando in queste ultime ore un tentativo di mediazione rivolto soprattutto al Pd. Per convincere il principale partito di opposizione a trasformare il no ormai annunciato in un sì che potrebbe scongiurare i rischi di elezioni anticipate. Il Polo della Nazione, infatti, insiste con la richiesta di prorogare anche i termini di scadenza (31 maggio) della delega del governo in materia di federalismo fiscale. Una richiesta che il presidente della Bicamerale Enrico La Loggia sembra aver già respinto: «In questo caso non basta un´intesa con il governo, serve un provvedimento legislativo e non è pacifico che si possa fare nel Milleproroghe, come proposto dal Terzo Polo». Bossi è d´accordo: «No, per quello la proroga non si può fare».

La Repubblica 21.01.11

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“Chiesa, dietrofront del governo niente Imu per hotel, cliniche e scuole”, di Luisa Grion

Nel rush finale verso il federalismo l´ultimo regalo va alla Chiesa. La bozza del provvedimento, che fra mille polemiche mercoledì prossimo andrà al voto, da ieri prevede uno sconto a favore della Santa Sede: gli immobili di proprietà del Vaticano, le sedi di culto, gli ospedali e le cliniche private legate alla Chiesa, gli oratori, ma anche le scuole private e gli alberghi gestiti dal mondo cattolico non verseranno un euro per la nuova Imposta municipale unica prevista dal federalismo per rimpolpare (dal 2014) le casse dei Comuni. L´ultima versione elaborata dal ministro leghista Calderoli arriva in un momento difficile per i rapporti fra governo e Chiesa, prevede una esenzione totale e corregge il testo originale che non prevedeva sconti.
Il dono, esteso agli edifici ecclesiali non di culto, è stato offerto ricalcando il modello già utilizzato per le esenzioni Ici, nonostante a suo tempo Bruxelles avesse manifestato molte perplessità in proposito. Lo scorso ottobre la Commissione Ue aveva infatti chiesto al governo italiano spiegazioni sul benefit fiscale, sospettato di rappresentare un illecito aiuto di Stato. Dall´Italia, ha sottolineato ieri la portavoce di Almunia, non è arrivata risposta. In compenso, è arrivato il raddoppio.
Ma a parte l´Imu (che i privati verseranno solo sulla seconda casa con aliquote stabilite di volta in volta dalla Finanziaria) e gli sconti al mondo cattolico, il provvedimento sul federalismo fiscale contiene molte altre novità. Per compensare la perdita di gettito che dovranno mettere in conto su diverse imposte, ai Comuni – per esempio – sarà assegnata una compartecipazione del 2 per cento sulle entrate da Irpef.
Altre compensazioni arriveranno alle giunte grazie alla introduzione della cedolare secca sugli affitti. La misura, fra le più discusse, prevede che gli affitti a canone libero siano tassati al 23 per cento, quelli a canone concordato al 20, ma secondo la stessa Confedilizia, (l´associazione dei proprietari) ad avvantaggiarsene saranno solo le classi di reddito dai 28 mila euro in su. Il gettito assicurato dal 3% di differenza fra le due versioni (più o meno 400 milioni) – secondo quanto promesso da Calderoli – sarà «destinato a misure in favore delle famiglie con figli a carico che vivono in affitto». Sempre riguardo agli immobili, il provvedimento dà una stretta alle case fantasma, quadruplicando le sanzioni per chi, dopo il 31 marzo, non si metta in regola con la sanatoria su case e fabbricati non dichiarati.
Polemiche accompagnano anche l´introduzione della tassa di soggiorno. I Comuni, solo se capoluoghi di provincia, potranno chiedere ai turisti un pagamento extra fra i 50 centesimi e i 5 euro a notte. La misura ha scontentato tutti. Confcommercio in primis: «Non facciamoci del male», ha chiesto il presidente Sangalli. Sulla difficile partita del federalismo la Lega lancia il suo aut aut («o passa o si va al voto»), ma il provvedimento sembra convincere poco i contribuenti. Secondo un sondaggio Consiglio commercialisti-Censis, per il 42,5% dei contribuenti il tutto si tradurrà in un aumento delle tasse.

La Repubblica 21.01.11

"Tutte le donnine del capo: così l’Italia è tornata a «Drive In»", di Luigi Manconi

«Loro tre e 28 ragazze. Tutte ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto e con solo le mutandine strette». Così Carlo Ferrigno ex prefetto di Napoli a proposito di una serata nella Villa di Arcore.
Sociologicamente parlando. Chiunque abbia frequentato quell’autentico “romanzo di formazione”, che è stato per molti Drive In (1983-1988), con la sua estetica esuberante e scollacciata, procace e onanista, riconoscerà nella descrizione dell’ex prefetto un’autentica “scena madre”. O meglio: una vera e propria “scena primaria”, nell’accezione freudiana di evento psichico originario.
Quelle ragazze “solo con le mutandine strette” sono la perfetta riproduzione della fantasia erotica offerta da Italia 1 (ci pensate: quasi trent’anni fa) agli italiani famelici di spensieratezza e di sesso. Per un verso, fa un po’ impressione che quella rappresentazione abbia richiesto quasi tre decenni per togliersi “il reggipetto” e diventare – pressoché inalterato nelle forme, più esile nelle misure: non più 90 60 90 – bene di consumo, certamente ancora elitario, e materia di chiacchiericcio telefonico; per altro verso, colpisce la capacità di Berlusconi di rispondere puntualmente ai desideri di un senso comune infoiato (maschile e adulto), attraverso un prodotto televisivo e, infine, la sua incarnazione come remunerazione e benefit per i propri famigli e clientes. Qui sta, sociologicamente parlando, il capolavoro “culturale” di Berlusconi: ha fatto della propria personale dimensione onirico-libidica un format mediatico, consapevole che le proprie fantasie fossero le fantasie “degli italiani”, interpretandone e al tempo stesso plasmandone il gusto. Trasferendolo dalla sfera della propria immaginazione a quella della rappresentazione sociale fino a quella della rappresentanza politica. E ritorno. Non a caso, le “28 ragazze” oggi sono quelle (approssimativamente) di Colorado Cafè, una sottospecie di Drive In; ma sono anche quelle sparse qua e là, in alcune istituzioni rappresentative.
Dunque, non è giusto ironizzare troppo sui contorni di quell’immaginario erotico berlusconiano. Un conto è criticarlo e rifiutarne la sua traduzione in strumento di consenso e strategia di governo (anche in senso proprio); un conto ben diverso è osservarlo con sufficienza o snobbismo. Insomma, alla fine, tutti gli immaginari erotici si equivalgono: surrogato o sublimazione o risorsa della vitalità sessuale. Da questo punto di vista, l’operazione di Berlusconi non ha nulla a che fare – come ha spiegato Marco Pannella – con la elezione di Ilona Staller detta “Cicciolina” al Parlamento (grazie alle preferenze ottenute e non a un listino bloccato), nel 1987. La distanza tra quest’ultima e alcune “nominate” dal Premier in assemblee elettive è incommensurabile.
Cicciolina era l’esatto contrario: e non solo perché la sua innocenza e il suo disinteresse appaiono, nel confronto, addirittura virginali, ma proprio perché il suo segno simbolico era tutt’affatto diverso. Il rapporto di Ilona Staller col proprio corpo era di tipo, per così dire, liberista e libertario e, non a caso,un punto qualificante del suo programma politico era la legalizzazione (riconoscimento e tassazione) della prostituzione.
E invece, nello scenario attuale, la prostituzione si consuma, quando si consuma, all’interno di una regressione autoritaria e illiberale, bacchettona e giustizialista del quadro normativo, voluta dallo stesso Berlusconi. Tanto più restrittiva e tetra, quella normativa, quanto più, poi, trova “sfogo” nell’attività di meretricio all’interno della dimensione privata. D’altra parte, l’elezione di Ilona Staller costituiva un oltraggioso sberleffo, voluto innanzitutto dai suoi elettori, nei confronti della concezione beghina e reazionaria della sessualità, dominante in Parlamento all’epoca. Oggi, la presenza di alcune figure femminili nelle istituzioni sembra rappresentare, invece, una sorta di appagamento- realizzazione di una concezione meschina del rapporto uomo-donna, se non egemone, certamente assai diffusa. Si potrebbe dire: niente più che la solita maleodorante ipocrisia. Certo, c’è anche questa, ma c’è soprattutto la corriva corrispondenza dello stile di vita di parte del ceto politico a quel “realismo teologico” sempre coltivato da significativi settori delle gerarchie ecclesiastiche. Come ha ricordato proprio ieri
Vittorio Messori, che quelle gerarchie ben conosce, nella Chiesa Cattolica
c’è sempre chi apprezza “un politico puttaniere ma che faccia buone leggi”. Che so? sull’esenzione dell’Ici per gli immobili del Vaticano.

L’Unità 20.01.11

Battisti, Pd: Gelmini e Bondi riferiscano alla Camera su boicottaggio libri

Ghizzoni e De Biasi: siamo a censura antidemocratica. “Vietare la lettura di un testo non servirà a sbloccare l’estradizione di Cesare Battisti. Si tratta di una scelta che conferma l’attitudine censoria di forze politiche per le quali il confronto di idee é temibile e pericoloso in sè. Ma i ministri Gelmini e Bondi nulla hanno da eccepire sulle intenzioni degli assessori Speranzon e Donazzan di epurare biblioteche civiche e scolastiche di libri scritti da autori non graditi?”. Se lo chiedono retoricamente le deputate De Biasi e Ghizzoni, che hanno presentato una interrogazione ai due ministri sulla proposta degli assessori veneti di mettere al bando i libri degli autori che nel 2004 sottoscrissero un appello in favore di Battisti. Nell’interrogazione, oltre a ribadire il giudizio fortemente negativo per la mancata estradizione dell’ex terrorista Battisti – come già espresso dalla mozione approvata dalla Camera dei Deputati – le due deputate PD esprimono forte preoccupazione per una iniziativa di vera e propria censura che in modo strisciante tenta di equiparare l’omicidio alle opinioni che, seppur criticabili, sono legittime in una democrazia. Non é con l’eliminazione dei libri dagli scaffali delle biblioteche che Battisti entrerà in carcere a scontare la giusta pena. Quella proposta da Speranzon e Donazzan é una cura peggiore del male”

"Disabili, il 30% delle scuole ha barriere architettoniche", di Paolo Ferrario

Migliora l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole pubbliche italiane (statali e non statali), ma resta ancora tanto lavoro da fare, soprattutto sul versante dell’abbattimento delle barriere architettoniche. È questo il quadro che emerge dall’indagine presentata ieri dall’Istat, che ha preso in esame la situazione delle scuole elementari e medie inferiori nel biennio 2008/2009 e 2009/2010.

In Italia, la scuola pubblica raccoglie circa il 97% degli alunni con disabilità che, in termini assoluti, alle elementari e medie inferiori sono poco più di 130mila: 73mila circa nella scuola primaria e 59mila circa in quella secondaria di primo grado.

Nella scuola elementare la popolazione scolastica con disabilità ha un’età media intorno ai 9,7 anni e ben il 33% degli alunni frequentanti ha un’età superiore ai 10 anni. Nella scuola secondaria di primo grado l’età media della popolazione con disabilità è pari a 13,5 anni, con una percentuale di alunni con età superiore ai 15 anni pari al 20%.

«Questi dati – osservano i ricercatori dell’Istat – evidenziano un elevato livello di ripetenza nella popolazione con disabilità, fenomeno negativo in quanto, in alcuni casi, testimonia un semplice prolungamento nel tempo del progetto riabilitativo dell’alunno con disabilità, soprattutto in mancanza di servizi territoriali capaci di prendere in carico tali persone».

Tra i fattori che rallentano l’inclusione dei bambini disabili a scuola, l’Istat inserisce anche il faticoso superamento delle barriere architettoniche, ancora oggi presenti in circa il 30% degli istituti su tutto il territorio nazionale, pur con delle differenze, anche significative, a livello regionale. Così, se a livello nazionale il 79,52% delle scuole elementari e l’87,75% delle medie inferiori ha le scale a norma, in Provincia di Trento il 95,78% delle elementari è in regola, mentre in Calabria si arriva appena al 46,88%. Per quanto riguarda le medie, in Valle d’Aosta il 100% ha le scale a norma, mentre il Molise si ferma al 65%. Ciò nonostante, l’istituto di statistica osserva che tra il 2008/2009 (quando era in regola il 76,82% delle elementari e l’82,97% delle medie) e l’anno scolastico successivo si registra «un aumento del numero di scuole che hanno abbattuto le barriere architettoniche».

Positivo è anche il dato relativo alla presenza nelle scuole di postazioni informatiche adibite all’integrazione dei disabili. Nella scuola primaria si è passati dal 60,11% delle scuole attrezzate nel 2008-2009 al 68,72% del 2009/2010; nelle medie inferiori le postazioni informatiche sono oggi presenti nel 76,95% degli istituti, con un aumento di oltre dieci punti percentuali, rispetto al 66,75% del 2008/2009. Anche in questo caso sono significative le differenze territoriali: in Emilia Romagna il 70,3% delle elementari e il 76,1% delle medie ha postazioni informatiche per i disabili, mentre in Molise sono presenti nel 45,5% delle primarie e nel 50,9% delle secondarie di primo grado.
«La disponibilità di postazioni informatiche nelle classi anziché in laboratori separati – osservano in proposito all’Istat – assume molta importanza. Questo consente, infatti, all’alunno con disabilità di svolgere tutte le attività didattiche quotidiane insieme ai compagni, favorendo il processo di integrazione».

Un lavoro che vede, tra i protagonisti principali gli insegnanti di sostegno, che oggi sono 60.529 (33.556 nella primaria e 26.973 nella secondaria di primo grado). Mediamente, ciascun insegnante di sostegno lavora con due alunni disabili. Il quadro è completato da circa 13mila assistenti educativi culturali, 700 comunicatori per sordi, 1.500 facilitatori della comunicazione e 20.286 collaboratori scolastici con assegnazione specifica per l’assistenza agli alunni con disabilità.

Avvenire 20.01.11