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Svegliatevi. Appello per la democrazia

“C’è una chiara preoccupazione per la situazione in cui verte il Paese. Una situazione drammatica, sottovalutata: il centrodestra e Berlusconi in testa stanno portando il Paese nel caos”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha introdotto la conferenza stampa per denunciare l’allarme democratico che sta vivendo l’Italia sottoposta al degrado dell’attività di governo e alla paralisi totale nella ripresa economica e sociale.

“Berlusconi – ha continuato il leader democratico – nasce e intende morire nel discredito della politica. Ha messo l’Italia sotto i tacchi politicamente, sotto il punto di vista morale e culturale, economico e per l’immagine internazionale”. Politicamente non c’è più nessun governo; i valori morali sono abbandonati perché la linea difensiva di Berlusconi va ad incoraggiare le idee più retrive, becere e repressive per difendere la casa matta: la donna è vista come il dopo-lavoro del maschio, i gay come persone da disprezzare, le minorenni come ragazze “da salvare per salvare sé stesso”. La crisi economica è sotto gli occhi di tutti: il 118% del debito sul Pil è il record europeo e a questo si aggiunge l’abbandono di politiche per l’occupazione e il lavoro. La prossima finanziaria sarà varata con una nuova norma mille-proroghe. L’immagine internazionale, infine, è evidenziata dai vari giornali del mondo: siamo la settima potenza industriale e lo zimbello del mondo!

“Ma ci rendiamo conto di quello che succede?” ha chiesto Bersani. “Mi rivolgo a chiunque abbia responsabilità per superare questa fase di crisi del governo provocata dai comportamenti di Silvio Berlusconi. Se qualcuno è responsabile ci dica qualcosa, noi siamo pronti a discutere. Il Paese così non può reggere, stiamo intaccando la civiltà, stiamo arrivando oltre il segno. Il Paese ha già staccato la spina a questo governo e noi siamo qui a dare un segnale positivo: non è vero che senza Berlusconi ci sarà l’ingovernabilità. Loro devono dar conto di aver tradito il Paese. La metafora di questo governo è quella dei rifiuti: ti promettono miracoli a rate e dopo 3 giorni se ne vanno. Chi risolve ora?”

“Siamo ad un punto – ha continuato Bersani – in cui non accetto certi conformismi gesuitici da sepolcri imbiancati. Leggo commentatori che ci accomunano la deriva in cui ci ha portato questo centrodestra alla politica. Il Partito democratico non è questa politica. Berlusconi manda in rovina un Paese anche per i suoi gusti notturni”.

“Quando sento dire Calderoli che se cambia il governo è un golpe allora siamo fuori dalla Costituzione e Calderoli, che è un ministro della Repubblica, dovrebbe alzarsi e strappare la Costituzione altrimenti non può parlare di golpe”.

“Svegliatevi! Diamoci una scossa tutti quanti perché l’Italia è molto meglio di tutto questo! Il Paese ha già staccato la spina e chi non vuole rendersene conto rimarrà fulminato. La soluzione è un’alternativa di governo, una discontinuità che rimetta in moto il Paese e dia futuro. Per chi ha voglia di far qualcosa, questo è il tempo”.

A.Dra

Rifiuti: la balla mostruosa

Il miracolo promesso dal premier non c’è stato. I cumuli di rifiuti restano, gli scontri persistono, la Protezione civile scappa. Bianchi: “Bertolaso spudorato, in Campania l’emergenza continua. Cambiare pagina, il governo è irresponsabile”. Solo Bertolaso e Berlusconi continuano a ripetere come un disco rotto che l’emergenza rifiuti in Campania è stata arginata. E il capo della Protezione civile, convinto del suo operato ha così abbandonato la location campana e se ne è andato via soddisfatto. “Il nostro compito è finito, tutte le iniziative tecniche e operative utili, sono state passate alle Prefettura di Napoli, affinché gli enti locali competenti operino nelle migliori condizioni”, ha dichiarato alle telecamere Bertolaso. In sostanza uno scarica barili, verso la Regione, Provincia e Comune di Napoli, e tanti saluti a tutti.

Eppure il miracolo era stato annunciato dal premier in persona: “Tre giorni ancora e Napoli sarà pulita”, aveva assicurato Berlusconi giovedì scorso dal termovalorizzatore di Acerra. Nulla di fatto ovviamente, in più la situazione è precipitata ulteriormente a Napoli e provincia, dove a causa delle forti piogge, si è creato una poltiglia informe e maleodorante di tonnellate di rifiuti che galleggia per le vie.

Intanto si sono inevitabilmente verificati nuovi e violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine ed i sit-in di protesta permangono nell’interland napoletano. A Giugliano, davanti all’impianto di Taverna del Re, temporaneamente riaperto, si contano ben quattro feriti. E Silvio Berlusconi, molto probabilmente confuso e distratto dai propri fatti privati, ha dichiarato impunemente: ‘La situazione è risolta. Tutte le colpe sono da imputare esclusivamente all’amministrazione comunale e al sindaco Russo Iervolino’.

In sostanza, il premier ha cercato di uscire di scena platealmente, accusando le amministrazioni del territorio, quasi tutte del Pdl, tra l’altro. “Ai cumuli d’immondizia che inondano ancora le strade, oggi dobbiamo aggiungere l’ennesimo “pacco” di Berlusconi. Dopo le promesse del Premier di ripulire Napoli in dieci giorni, ci ritroviamo con l’emergenza tutt’altro che risolta, le tensioni sociali che sfociano nei nuovi scontri di Giugliano e il governo vergognosamente in fuga da Napoli”.

A sottolinearlo è stato Domenico Tuccillo, vicesegretario regionale Pd Campania. “Le improvvide dichiarazioni di Bertolaso che ha affermato finita l’emergenza, e quelle della Protezione civile che ha dichiarato terminato il proprio compito a Napoli, rappresentano la punta più alta dell’irresponsabilità di questo governo di fronte alle drammatiche vicende di queste ore”.

Ha dichiarato Stella Bianchi della Segreteria del Partito democratico, Responsabile Ambiente: “Ormai sui rifiuti in Campania il governo supera il ridicolo. Per rispettare la tempistica dettata pochi giorni fa dal premier, oggi Bertolaso è a distanza di sicurezza da Napoli, mente spudoratamente ha annunciato la fine dell’emergenza. Ma l’ennesimo miracolo annunciato non è neanche lontano parente della realtà. A Napoli ci sono ancora 1.700 tonnellate di immondizia sulle strade, anche in pieno centro storico. E i camion sono stati bloccati nell’area di Giugliano per impedire loro di sversare a cielo aperto, una pratica già testimoniata dalle immagini che avevamo filmato un mese fa: la fine del miracolo, la gestione fallimentare del ciclo dei rifiuti condotta da Bertolaso e dal governo. Alle loro bugie ormai non crede più nessuno”.

C’è comunque da sottolineare come la decisione di non aprire la seconda discarica a Terzigno sia una vittoria per il Pd, per i tanti sindaci che si opponevano all’impianto da mesi e per i cittadini stessi. Ha dichiarato Teresa Armato, coordinatrice del Pd dei senatori campani: “Abbiamo detto il nostro no in tutte le sedi istituzionali: in Parlamento, in Consiglio regionale e provinciale. Il Pd ha presentato proposte di modifica per la legge, di cosiddetta fine emergenza, approvata dal governo nazionale e ci siamo sempre opposti allo sfregio che avrebbe subito il Parco nazionale del Vesuvio, mentre Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl Campania, aveva spinto per l’avvio delle attività a Cava Vitiello”.

“Se solo Berlusconi e il centrodestra avessero seguito i nostri consigli, forse si sarebbero evitate le tensioni tra popolazione e forze dell’ordine, da noi condannate, e si sarebbe sicuramente evitata l’ennesima brutta immagine non solo del Mezzogiorno ma dell’intero Paese”, ha concluso la senatrice democratica.

In definitiva, l’unica soluzione che ha trovato Berlusconi è stato ‘commissariare il Pdl campano che non ha saputo essere all’altezza della sua responsabilità lasciando il cerino delle discariche da trovare pericolosamente acceso nelle mani dei territori’, ha detto Guglielmo Vaccaro, deputato campano del Partito Democratico.

“Una parola di verità, per favore, sull’emergenza rifiuti”. È l’appello di Luisa Bossa, deputata Pd, ex sindaco di Ercolano. “Non possiamo continuare a consumare sulla pelle della gente questa sorta di fiction permanente.

Ha spiegato Luisa Bossa: “A Taverna del Re sta succedendo l’incredibile: in un’area dove sono già depositate da anni sei milioni di tonnellare di rifiuti accastate in piramidi di balle, in uno scenario spettrale, su una ulteriore piazzola dove dovevano essere localizzati i servizi di emergenza per eventuali incendi, stanno scaricando rifiuti direttamente dai compattatori. Una cosa che in nessuna parte del mondo occidentale sarebbe possibile. Tolgono la spazzatura dalle strade di Napoli e la scaricano su una piazzola di sosta nella campagna di Giugliano. Ma è questo il modo di affrontare la crisi? Sono queste le soluzioni? Spostare l’immondizia da un posto all’altro?”

“Se sono questi i miracoli come ci si può meravigliare che poi la gente, quella che vede con i propri occhi questi scempi, si esasperi e protesti? Cosa pensa di fare il governo di fronte a questo riacutizzarsi della crisi? Negare tutto e delegare di nuovo la questione alla polizia, esponendo tutti a rischi enormi come dimostrano i fatti di questi giorni con manifestanti feriti, poliziotti colpiti, autisti aggrediti? Noi come Pd, respingiamo questa politica degli annunci, delle menzogne e dei manganelli, perché a farne le spese sono solo i più deboli”, ha detto Bossa.

Il Partito democratico, chiede una parola di verità, e poi subito dopo un tavolo di responsabilità, che affronti con chiarezza e decisione i punti focali di questa lunga, incredibile emergenza.

Le proposte del Pd, per arginare l’emergenza rifiuti, sono elencate dalla parlamentare democratica: raccolta differenziata come priorità assoluta, con una colossale task force di uomini e risorse per portarla rapidamente a percentuali stabilite per legge; messa a regime degli impianti di compostaggio; esaurimento delle discariche attive con bonifica dei territori inquinati; realizzazione rapida di impianti di termovalorizzazione, di basso impatto ambientale, di piccole dimensioni, con tecnologie collaudate e criteri di trasparenza nella gestione e nella valutazione.

“Basta spot e promesse, è il momento della serietà”, esortano gli esponenti del Partito democratico.

Anto.Pro.

www.partitodemocratico.it

Università, Pd: Miur mente, ecco la prova del taglio

Ghizzoni, da Gelmini promesse da marinaio, di certo ci sono solo i tagli-
“Il Miur continua a mentire ed è la stessa finanziaria a dimostrarlo. Se il ministro Gelmini avesse letto le norme che ha approvato in pochi minuti, e senza battere ciglio, nel consiglio dei ministri si sarebbe accorta che il fondo il fondo di intervento integrativo da ripartire tra le regioni per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio (capitolo 1695) esposto in tabella C della Legge di stabilità (pag. 29 dell’atto camera 3778), è stato ridotto di 74 milioni di euro rispetto all’assestamento del 2010 e attualmente ha una dotazione di 25,7 milioni di euro. Se questi non sono taglio, spieghi agli studenti universitari di che cosa si tratti. Con un taglio così il diritto allo studio viene sfregiato. E non bastano certo le rassicurazioni: la verità è che, ad oggi, di certo ci sono solo i tagli. Il resto sono promesse da marinaio”.

"Un governo per legge elettorale e federalismo", di Giovanna Casadio

L´offerta di Franceschini alla Lega. L´Udc: non andiamo con Berlusconi. Bersani prepara una mozione di censura, Casini non chiude a un esecutivo Letta.
Il Pd lo chiama «governo delle regole che restituisca agli italiani la civiltà e la legalità». Berlusconi «deve dimettersi» subito, e poi si va a un esecutivo che abbia la sua “mission” nella «nuova legge elettorale, nel completamento del federalismo e dia risposta ai problemi del paese». È l´offerta che fa Dario Franceschini, dopo avere sentito il segretario Bersani. Al Tg2, il capogruppo democratico dice un´altra cosa importante: «Credo che possa esserci un´altra maggioranza», una volta accertata la crisi dell´esecutivo: «Nessun golpe, il Carroccio sa bene che la Costituzione afferma che, prima di sciogliere le Camere, va verificato se c´è un´altra maggioranza».
È disseminato di ami per la Lega il pressing del Pd. Del resto il disagio dei leghisti è palpabile: difficile anche per Bossi fare digerire al proprio elettorato il rilascio di una minorenne marocchina (che Berlusconi frequentava), dopo una telefonata indebita alla Questura. Impossibile per i lùmbard non rendersi conto inoltre che la madre di tutte le riforme, il federalismo appunto, ha scarse o nulle possibilità di essere approvato da un governo in affanno. Luciano Violante rincara: «Il Carroccio dovrebbe essere interessato a un esecutivo tecnico che porti a compimento il federalismo». Perciò la chiamata di Calderoli a una marcia su Roma se – caduto Berlusconi – si andasse a un governo di transizione, «è sbagliata», perché la Costituzione lo prevede, non è affatto un golpe e poi: «La Lega vuole aspettare un´altra legislatura per federalismo e Senato federale? Rifletta».
Ma soprattutto è il tentativo del Pdl e del premier di uscire dal pantano corteggiando i centristi a ricevere un “no” secco. «Non abbiamo nessuna intenzione di partecipare a questo governo che naviga al buio e non è in grado di affrontare i nodi del paese: – taglia corto il segretario Udc, Lorenzo Cesa – Berlusconi si dimetta». Per i centristi potrebbero però esserci delle subordinate: ovvero, dimissioni di Berlusconi e l´appoggio a un governo affidato a Gianni Letta? Casini è tentato. Tutti ragionamenti che Di Pietro rifiuta. Per l´ex pm e leader di Idv l´opposizione deve trarre il dado e presentare una mozione comune di sfiducia subito: «Basta aspettare San Fini. Lui e i finiani la domenica dicono una cosa e il lunedì ne fanno un´altra. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare e questo vale per Fini e i suoi. Orsù quindi, rimbocchiamoci le maniche come direbbe Bersani, e cominciamo a costruire un´opposizione seria, capace e intransigente senza aspettare san Fini dal cielo».
Però è proprio Fini che Bersani dovrebbe sentire questa settimana. Il segretario Pd pensa a una «mozione di censura» che raccolga le opposizioni, Fli e magari anche la Lega. Politicamente si tratta di una sfiducia – Berlusconi sarebbe costretto un attimo dopo a prendere atto di non avere più una maggioranza e dimettersi – ma formalmente il governo non cade perché sfiduciato. Una tela da tessere, di cui il leader del Pd parlerà domani in segreteria. E annuncia bordate sul Rubygate alla convention sulla famiglia organizzata dai Democratici, giovedì: contro manifestazione rispetto alla Conferenza sulla famiglia del governo a Milano lunedì prossimo, dove il premier si presenterà, nonostante escort e festini. Sulla strategia di Fli, perplessità nelle file democratiche. Se anche l´obiettivo è il logoramento di Berlusconi, «Fini dice una cosa la domenica per diventare prudentissimo il lunedì – commenta Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani – ma la spina al governo la sta staccando il paese». Bonelli, dei Verdi, a Fini: «Se non ora, quando?».

La Repubblica 02.11.10

Obama tradito dalla crisi dei partiti", di Lucia Annunziata

L’unica indecisione sembra, alla vigilia, riguardare solo l’ampiezza dell’impatto. Non è ancora chiaro se si tratterà di uno «tsunami» (copyright ex sindaco dem di New York, Ed Koch) o di «un’onda di proporzioni storiche» (copyright Istituto Gallup). Per il resto, che le elezioni di mediotermine segneranno un disastro per Obama non ne dubita nessuno. Nelle previsioni della vigilia, i repubblicani vincono circa cinquantacinque seggi alla Camera, superando ampiamente la quota trentanove che serve per avere la maggioranza, e vincono almeno venticinque delle trentasette poltrone senatoriali.

Conquistano inoltre una serie di governatorati oggi democratici negli Stati del centro del Paese, dalla Pennsylvania allo Iowa, luoghi chiave delle vittorie presidenziali, inclusa quella di solo due anni fa di Obama.

Val la pena dunque di cominciare a porsi da subito le domande che questo risultato metterà sul tavolo. Siamo di fronte all’inizio della fine del Presidente Fenomeno, del Presidente della Rinascita, del Presidente Nero? O il voto, questo «cambiamento di orientamenti epocale nell’elettorato Usa», è anche, secondo le parole sul Wall Street Journal di Rasmussen (direttore di uno degli istituti di sondaggio più attendibili del Paese), un sommovimento tellurico il cui impatto sarà avvertito dall’intero sistema politico? Domande autorizzate da due elementi senza i quali è impossibile capire il contesto in cui è maturata la sconfitta democratica. Il primo è l’estrema sfiducia dell’elettorato Usa nelle sue istituzioni. Il secondo è che il campo repubblicano, vittorioso per quanto sia, ha subito, a causa del movimento dei Tea Party, un totale spappolamento del suo assetto tradizionale.

Cominciamo dalla sconfitta di Obama, cui alla fine va apposto un solo nome: disoccupazione. Il profilo di chi oggi ha deciso di votare repubblicano è lo stesso ovunque: sono uomini, operai, bianchi. Sono del resto loro a costituire tradizionalmente il margine che assegna o meno la vittoria in ogni grande competizione elettorale. Sono gli stessi che, va ricordato, già nel 2008 erano incerti su Obama, dal momento che alle presidenziali avevano in prima istanza scelto Hillary sull’attuale Presidente.

Il lavoro è il primo motivo di scelta (al 38 per cento) indicato dai votanti tutti, sia quelli repubblicani (30 per cento) che democratici (40 per cento). Per capirci: la riforma sanitaria ha pesato nelle scelte elettorali solo per il 24 per cento e l’Afghanistan per il 4 per cento. I motivi di tanta preoccupazione sono ben illustrati dall’ultimo rapporto di Market Watch, del Wall Street Journal, che in ottobre ha riportato la fotografia del devastante impatto della crisi soprattutto fra gli operai, i blue-collar. Il tasso totale di disoccupazione del 9,6 per cento (che raggiunge il 17 per cento se vi si aggiunge la sottoccupazione) viene così distribuito nella società: il 4,5% colpisce i laureati, il 10,8% i diplomati e il 14,3% coloro che non hanno titoli di studio. I democratici dunque perdono proprio perché colpita è la loro base elettorale. Ogni altro merito, o demerito, che alla vigilia del voto, viene attribuito ad Obama, che abbia fatto bene o male la riforma sanitaria, che abbia usato pochi fondi dello Stato come stimolo all’economia o che non ne avrebbe dovuto usare affatto, che abbia punito troppo o troppo poco con le nuove regole, il capitale e il big business, sono tutti elementi validi ma che vengono infinitamente dopo la questione del lavoro.

Ma se la questione al centro di questa elezione è la crisi economica, la incertezza sul futuro, se il malumore è così ampio, al di là della momentanea «punizione» per Obama, se ne avvantaggeranno davvero i repubblicani? O c’è negli Usa un clima che in generale se punisce Obama non premia i repubblicani?

Come si diceva, sotto l’onda che sta arrivando nella Washington democratica opera un ulteriore motivo di tensione senza il quale è difficile capire l’intensità che ha colorato questa campagna elettorale. Questo elemento è una profonda sfiducia nei partiti di governo, che ha raggiunto in questo ultimo anno livelli massimi, che attraversa tutti gli schieramenti. Secondo l’istituto Rasmussen, «il 51% dei cittadini Usa vede i democratici come il partito del Grande Governo, mentre quasi la stessa percentuale vede i repubblicani come il partito del Grande Business. Questo significa – conclude il rapporto – che non ci sono più partiti che rappresentano il popolo americano».

Spiega Matt Rasmussen nel rapporto: «In questo senso nemmeno i repubblicani vincono. La realtà è che nel 2010 i votanti stanno facendo quello che fecero nel 2006 e nel 2008: votano contro i partiti al potere. Il che è poi la continuazione di una tendenza che ha ormai venti anni. Nel 1992 Clinton fu eletto e perse il controllo del Congresso nel corso del suo mandato. Lo stesso avvenne nel 2000 a George Bush. Ora accade di nuovo, e per la terza volta di fila». C’è dunque in atto una critica più ampia al sistema di potere, «un fondamentale rifiuto di entrambi i partiti. Più precisamente, un rifiuto bipartisan delle élite politiche che hanno perso il contatto con la gente che dovrebbero rappresentare».

Questa tensione fra cittadini e politica ha rapidamente disfatto il consenso di Obama, ma ha anche spappolato il campo repubblicano, come si è visto nelle azioni e nei programmi dei nuovi candidati del Tea Party, nati per contestare tanto i democratici quanto le vecchie élite del mondo conservatore.

Sono, naturalmente, per ora, solo analisi. Ma se così fosse, staremmo raggiungendo in America ben prima che da noi l’acme di una sfiducia antipartiti che anche in Europa conosciamo bene. Che si tratti poi di una crisi, di una crescita o di un mutamento delle forme attuali della democrazia lo vedremo. Di certo, per dirla con l’istituto Gallup, le elezioni di oggi di Midterm, portano gli Stati Uniti in un territorio «di cui non si conoscono le mappe».

La Stampa 02.11.10

"A Carpi il centro d´avanguardia per diagnosi e riabilitazione. Nel laboratorio dove si cura il capogiro", di Elvira Naselli

C´è la maschera che registra i movimenti oculari al buio, le pedane mobili, la sedia che ruota su se stessa e le immagini stroboscopiche per testare la stabilità. Il “Vertigo ambulatory”, come lo chiama il suo “creatore” Giorgio Guidetti, è al piano terra, in un´ala dell´ospedale di Carpi Bernardino Ramazzini, considerato il precursore della medicina del lavoro. Una decina di stanze in un padiglione accogliente dedicato all´ex tenente carpigiano Luigi Marchi, che alla sua morte lasciò tutti i suoi beni ad un´opera pia. Quella della donazione deve essere un´abitudine consolidata da queste parti, perché anche l´ambulatorio delle vertigini è stato ristrutturato interamente grazie ai fondi di alcuni privati, che hanno chiesto di restare anonimi.
Eccolo qui, l´ambulatorio, che è un unicum nel nostro paese, un concentrato di apparecchiature e professionalità interamente dedicate alle vertigini. Pareti giallino chiaro, pavimenti blu, riproduzioni colorate di impressionisti alle pareti, insieme ovviamente alle gigantografie dell´orecchio e ai poster divulgativi su come identificare e distinguere le vertigini dagli altri disturbi. Aperto solo da qualche mese qui a Carpi, piccola cittadina a pochi chilometri da Modena, l´ambulatorio accoglie ogni giorno una quarantina di pazienti che arrivano da tutta Italia. Dalle nove del mattino alle cinque di sera. Con il sistema sanitario e in intra moenia. E un´attesa che varia da circa un mese per la visita specialistica ai tre per gli esami strumentali.
Arrivano qui dopo anni di cure sbagliate, convivenze fastidiose con il disturbo, sconfortati da diagnosi imprecise. Il trenta per cento dei malati arriva da fuori regione e, scorrendo le schede che Guidetti stila ancora a mano su carta, le regioni ci sono quasi tutte: dalla Sicilia alla Valle D´Aosta, passando per Lazio e Sardegna. Per molti è l´ultima spiaggia.
Prima di Carpi, Guidetti con il suo gruppo, formato da cinque tecniche di laboratorio, lavorava all´ospedale di Modena. Anche lì, circa quattromila nuove visite all´anno. Poi, l´opportunità di avere un ambulatorio di vestibologia completo e all´avanguardia, la ristrutturazione, l´apertura più volte rimandata e alla fine l´inaugurazione di questo centro che è diventato un punto di riferimento per la vestibologia internazionale, tanto che ha appena ospitato la Vertigo Academy, con esperti arrivati da tutta Europa, dal Messico e dall´India.
Quello che offre questo centro, infatti, è una specializzazione e un percorso che va dalla diagnosi clinica agli esami di laboratorio fino alla riabilitazione, diversa per ogni paziente. Un percorso che spesso è molto faticoso per i malati, soprattutto la terapia riabilitativa per i più gravi. Stanza dopo stanza sfilano apparecchiature particolari dai nomi impronunciabili: c´è la maschera che consente di registrare i movimenti oculari al buio, le pedane che si muovono in varie direzioni per testare l´equilibrio del malato, la sedia che ruota su se stessa e la telecamera che registra i movimenti oculari quando il paziente segue una serie di stimoli su un pannello. E ancora un´apparecchiatura, simile a quelle che si utilizzano in discoteca, per sottoporre il paziente a immagini stroboscopiche mentre si trova in piedi al buio. Tutte queste apparecchiature, affiancate da altre più comuni utilizzate di solito per testare le capacità uditive o la risposta muscolare agli stimoli uditivi, puntano a “stressare” il malato provocando proprio le vertigini per cercare di individuarne la causa. Quando arrivano al centro – infatti – le descrizioni dei sintomi sono sommarie. Ma dietro a «mi gira la testa», «ho dei capogiri» o «mi sento svenire» ci sono diagnosi completamente diverse.

La Repubblica 02.11.10

“Vertigini, istruzioni per l´uso”, di Elvira Naselli

Quasi sempre la patologia è benigna ma difficile da individuare: non è la paura del vuoto né quella dell´altezza. Le forme più diffuse sono legate agli otoliti, i sassolini che si spostano nell´orecchio provocando rotazioni, nausea e vomito. I rimedi: farmaci e rieducazione vestibolare
Spesso ai malati non si offre una terapia ma il consiglio di imparare a convivere con il disturbo. Che invece può essere affrontato e risolto
Cominciamo con il dire che la vertigine vera non è la paura del vuoto, né dell´altezza, così come non è paura di cadere o la sensazione di ubriachezza. E che soltanto chi ne soffre o ne ha sofferto può capire la paura che colpisce i malati, una paura che impedisce di poter anche solo pensare di poter continuare la propria normale vita quotidiana, fatta di percorsi in auto o scooter, di camminate a piedi, di scale o ascensori. Tecnicamente la vertigine è rotatoria: il malato vede ruotare tutto intorno a sé o si sente lui stesso come infilato nella centrifuga di una lavatrice, con il mondo che gira vorticosamente e il terrore, anche se si è seduti o sdraiati sul letto, di rovinare per terra. E poi, nausea, conati di vomito. Colpiscono a qualunque età, più donne che uomini, possono avere frequenza e durata diversa, possono presentarsi una sola volta o diventare ricorrenti, per esempio nei cambi di stagione. In alcuni casi diventano croniche.
«È una delle patologie più diffuse – racconta Giorgio Guidetti, responsabile del servizio di Audio vestibologia e rieducazione vestibolare dell´ospedale Ramazzini di Carpi – almeno il venti per cento della popolazione mondiale ha un episodio di vertigini nella vita. Il guaio è che spesso ai malati non si offre una vera e propria terapia ma solo il consiglio di imparare a convivere con disturbi che invece sono debilitanti, fisicamente e psicologicamente. È necessario un approccio diverso, una strategia che chiamo “arriba strategy”, perché punta a svegliare alle cellule cerebrali spingendole a compensare e ad adattarsi alle lesioni, che sono sempre alla base delle vertigini vere».
La forma più frequente di vertigini è la labirintolitiasi, ovvero la formazione di microcalcoli che si muovono all´interno dell´orecchio e generano stimoli sbagliati nel labirinto. In genere si guarisce con le manovre liberatorie. In alte percentuali, vicine al 70 per cento, se non ci si sottopone a trattamento le vertigini ritornano, se invece si ricorre alle manovre il rischio scende fino al dieci. Praticamente si guarisce. La buona notizia, infatti, è che, per quanto fastidiose, le vertigini sono una patologia benigna e che solo raramente si nasconde dietro a questo sintomo una malattia più grave, come l´ictus o un tumore cerebrale che una buona visita è comunque in grado di individuare. È l´approccio a essere diverso. «Noi non abbiamo un farmaco nuovo ma un nuovo modo di affrontare la malattia. Non ha senso dare farmaci sedativi per mesi – continua Guidetti – si ottiene soltanto il risultato di ridurre l´attività cerebrale di adattamento. La strategia punta invece a dare dei farmaci per i primi giorni per ridurre i sintomi, lo stress e la paura. E, subito dopo, spingere per l´adattamento, tranquillizzando il malato e cominciando a fargli riprendere la vita normale favorendo il recupero fisiologico e nuovi processi cognitivi e di memoria».
Ma qual è l´approccio del centro di Carpi? «Prima di tutto l´anamnesi – spiega Guidetti – con un´analisi del tipo di vertigini. Poi la diagnostica, con apparecchiature in grado di valutare se il problema è a carico del labirinto o del cervello ed eventualmente ulteriori approfondimenti che, esaminando i movimenti oculari o irrigando il canale uditivo o ancora sottoponendo a rotazione il paziente, ci indicano dov´è la lesione e quanto è grande. Infine la terapia, che può essere farmacologica, chirurgica o riabilitativa».
Tecnicamente quest´ultima si chiama rieducazione vestibolare e viene proposta a quei malati, circa il dieci per cento del totale, che manifestano incapacità ad adattarsi alla nuova condizione della malattia. «È un percorso lungo, una o due ore al giorno di esercizio per una settimana – conclude Guidetti – e già dopo sette giorni ci sono miglioramenti notevoli. I più gravi fanno tre o quattro cicli. E il bello è che funziona sempre».

La Repubblica 02.11.10

"Il cubo di Ruby", di Giuseppe Civati

Se il governo B, dopo vent’anni di successi più o meno incontrastati, cadesse sul pasticciaccio brutto della nipotina di Mubarak, sarebbe una sintesi perfetta. Un capolavoro letterario. A suo modo, un gran finale. Perché gli ingredienti ci sono tutti, in una versione caricaturale, anzi proprio grottesca.
C’è un premier incontinente che si serve della propria posizione di potere per cambiare, a proprio piacimento, il corso delle cose.

C’è una ragazzina straniera, che per strada potresti scambiare per una extracomunitaria, magari per una clandestina (anche se non porta il burqa burqa). E pensarne male, come si fa per tutti quelli come lei. E dimenticarsi che è minorenne, perché è un dettaglio.

C’è l’assistente non solo e non più dentale, ma politica, perché ora sta in Consiglio regionale, che interviene prontamente.

C’è Fede. E c’è Mora. Corona, purtroppo, ha perso questo straordinario appuntamento. Chissà se potrà mai perdonarselo.

C’è un rito, si dice, importato da un dittatore straniero che è il nostro unico interlocutore della politica estera.

Ci sono le donne al governo che trovano tutto questo normale. Figuriamoci gli uomini.

C’è l’ipocrisia e la pruderie di molti, che fanno finta di accorgersi solo ora di una cosa che sanno tutti. Come quando finì la Prima Repubblica e qualcuno fece anche il verso di sorprendersi.

C’è la Lega che spiega che B non è stato abbastanza furbo e che avrebbe potuto rivolgersi al ministro dell’Interno, che lui, esperto in respingimenti, avrebbe saputo come respingere la nipotina egiziana. Dalla Questura.

C’è una sensazione di illegalità diffusa e un cattivo gusto che tracima da ogni dichiarazione, da ogni ricostruzione, da ogni racconto.

Ci sono parole usate male, stravolte, come l’idea che quello di Ruby alla sua amica mandata dal premier fosse un «affido». Che ci si dovrebbe vergognare, di mischiare le cose serie alle puttanate.

C’è la certezza che questo governo non solo sia male intenzionato, ma sia soprattutto distratto, ingombrato dalle vicende personali e dalle ossessioni del suo capo, ventiquattr’ore su ventiquattro.

Nel cubo di Ruby ci sono tutti i colori, ci sono tutte le sfumature. E tutto si incastra perfettamente. Nemmeno Ammaniti avrebbe potuto scrivere una storia così. Che non è mica una parodia. No, è il posto del mondo in cui viviamo anche noi. Giorno e notte. Da vent’anni.

Non c’è niente da ridere. Non è nemmeno più gossip, perché gossip, a dire il vero almeno per una volta, non è mai stato: è la storia patria. «Affidata» a un pool di irresponsabili e di persone pericolose. A se stesse e agli altri.

L’Unità 02.11.10