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Scuola, Pd: Gelmini vuole Bibbia in classe? La porti in Consiglio dei ministri, governo non conosce carità

“Il ministro Gelmini cominci con portare la bibbia in consiglio dei ministri visto che molti suoi colleghi non conoscono il significato della parola carità”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni replica al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini che, nel giorno in cui Maroni ha detto che è lecito sparare sui clandestini, ha proposto la lettura della Bibbia nelle scuole. “Con la sua lettera sembra che il ministro Gelmini cerchi rifugio nella Bibbia per nascondere il caos valoriale che regna in un governo che giustifica chi spara sui clandestini, che promuove la prostituzione per fare carriera e che pensa che l’uguaglianza davanti alla legge sia da valutarsi caso per caso”.

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l’On Ghizzoni risponde alle dichiarazioni di Gelmini

da Corriere online
«Leggiamo la Bibbia nelle scuole»
La Gelmini: «E’ un’iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina»
Una proposta che farà discutere. «La lettura della Bibbia nelle scuole è un’iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina italiana». Lo scrive il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini sul periodico cattolico «Famiglia Cristiana».

LA PROPOSTA – «La scuola – spiega la Gelmini – deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana». Per il ministro Gelmini, «è quindi importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo e che parla ai cuori e alle coscienze di tutti». Del resto, ricorda, «l’Occidente è stato edificato sugli insegnamenti del cristianesimo ed è impossibile, senza comprendere questa presenza, studiare la sua storia, capire la filosofia, conoscerne l’arte e la cultura» nè si può «dialogare e confrontarsi in modo proficuo con le altre culture». «In una fase della storia che richiede il più ampio sforzo per sconfiggere l’odio, dobbiamo – conclude la Gelmini – fare in modo che i nostri giovani siano consapevoli della propria identità per potersi confrontare con le altre e crescere e vivere nel rispetto reciproco». La lettera del ministro Gelmini «benedice» il lancio della Bibbia pocket del gruppo editoriale San Paolo, allegata questa settimana a Famiglia Cristiana e distribuito da giovedì 16 settembre nelle librerie, nelle parrocchie, negli aeroporti, nelle stazioni, negli autogrill, nei supermercati e nelle grandi catene di elettronica. Obiettivo dell’iniziativa: diffondere un milione di copie del testo sacro in tutt’Italia.

Il mercato di riparazione

Escono i finiani dalla maggioranza, entra un manipolo di impavidi legati al segretario del Pri, Nucara. È completata la campagna acquisti per un governo fallimentare. Chi saranno i nuovi Ibrahimovic e Robinho? È arrivata la carica dei 20. Se una volta erano 101, oggi ne bastano solo un quinto per sorreggere Silvio Berlusconi da possibili cadute della maggioranza. La fuoriuscita di Fini e dei suoi alleati è stata arginata con un abile mercato acquisti di riparazione. Parallelamente agli affari nel mondo del calcio, il buon Silvio si assicurava i vari Ibrahimovic e Robinho anche in Parlamento per poter finalmente affermare: i numeri ci sono si va avanti!

Un gruppo di responsabilità nazionale, così è stato definito il manipolo di impavidi portatori di ossigeno dal loro portavoce, il segretario del Pri, Francesco Nucara. Sui i nomi c’è ancora un riserbo di facciata, ma sembra chiaro che siano le stesse persone che fino ad oggi, dal Gruppo Misto in Parlamento, hanno votato, tranne poche eccezioni, sempre a favore del governo.

“Berlusconi non mi ha offerto nulla. Sono suo amico da 10 anni, non mi deve nient’altro, io gli devo tutto” ha dichiarato Nucara davanti ai cronisti. “È gente che non ha già votato la fiducia, tranne me, Pionati e quelli di Scotti” ha completato il segretario del Pri con l’orgoglio di chi sa che fa tutto questo per il bene del Paese e, solo lontanamente ma molto lontanamente, per confermare una poltrona di deputato nella prossima legislatura.

Voci di corridoio parlano di 5 deputati del movimento NoiSud legato al sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti; i tre Liberlademocratici Melchiorre, Tanoni e Grassano; i due Repubblicani Popolari Nucara. A questi si dovrebbero aggiungere i nomi dei tre esponenti delle minoranze linguistiche, due della Svp e uno dell’Union valdotaine.

Tutto a posto signori, si riparte da dove ci eravamo fermati. Dal nulla! Ora nuove riforme, nuove promesse e nuovi traguardi da raggiungere. Il governo è più forte che mai e possiamo preoccuparci di nuovo dei problemi di Silvio Berlusconi, tanto all’Italia ci pensa qualcun altro.

Ma rimanendo in chiave calcistica e di mercato di riparazione, siamo sicuri che con Ibrahimovic e Robinho si vince tutto? Il Cesena non è molto d’accordo.

www.partitodemocratico.it

Parte da Bologna la mobilitazione dei Democratici

Al via la campagna del Pd in difesa della scuola pubblica. Esponenti del Partito davanti alle mille scuole della regione per incontrare genitori, alunni, e insegnanti. Una grande mobilitazione in difesa della scuola pubblica per «destare l’attenzione ma anche la rabbia dei genitori che dovranno interrogarsi sul perché i loro figli, ad esempio, non avranno un posto alla materna: la responsabilità è del Governo e noi dobbiamo ribadire che quello non è il nostro modello». Queste le parole del segretario del Pd Raffaele Donini nel presentare l’iniziativa «La scuola che vorrei»: una protesta nazionale fatta di incontri, dibattiti e volantinaggio che parte dall’Emilia-Romagna oggi, primo giorno di scuola, e proseguirà fino ai primi di ottobre. Donini oggi sarà alle scuole De Amicis, quelle dove il segretario ha preso l’impegno con le famiglie affinché venisse risolto il problema delle siringhe lasciate dai tossicodipendenti. «È un’offensiva democratica – spiega Donini – che vuol far crescere la consapevolezza diffusa che la scuola, non si può più sacrificare».
Obiettivo del Pd è quello di raggiungere mille scuole, riferisce la responsabile scuola regionale dei Democratici Marilena Pillati mentre ricorda che in tutta la regione sono stati tagliati 1.193 docenti e che dal Ministero sono stati concessi solo 171 insegnati in più rispetto ai 630 chiesti dallo stesso Ufficio scolastico regionale. Per la provincia di Bologna, invece, è Graziella Giorgi, a ricordare i numeri: 15 sezioni di materna mancanti, 61 di tempo pieno richieste e non concesse e 20 cattedre che servirebbe per sdoppiare le classi numerose. Giorgi si sofferma anche sul problema della sicurezza degli edifici: «Classi troppo numerose mettono a repentaglio seriamente anche la sicurezza dei luoghi».
A presentare l’iniziativa ieri erano presenti anche Francesca Puglisi, responsabile scuola nazionale, Manuela Ghizzoni capogruppo Pd alla commissione scuola alla Camera, e Mariangela Bastico, senatrice democratica ed ex viceministro. Il bersaglio il ministro Gelmini. «È una falsità dire che il turn-over risolverà il problema dei precari visto che ci sono 10mila docenti di ruolo soprannumerari (quelli che hanno perso la cattedra con i tagli, ndr)». «Il ministro nasconde anche i dati sul tempo pieno: questa è censura», l’attacco di Ghizzoni. Che aggiunge: «Quanto al rientro in classe, quello di quest’anno è un avvio dettato come non mai dall’incertezza di cosa i ragazzi troveranno nelle aule».
Bastico poi si sofferma sul «disegno» che il governo sta portando avanti con i ministri Tremonti e Gelmini: «Stanno scegliendo le piante migliori della scuola pubblica per abbatterle. Ormai non c’è più solo il tema del fare cassa, c’è un disegno chiaro di demolizionedi tutto il sistema pubblico della conoscenza: scuola, università e ricerca». Bastico lancia una sfida alla Lega Nord: «Gli enti locali si sono ancora una volta rimboccati le maniche- sottolinea – per questo lancio una sfida alla Lega Nord: dicano perché l’accordo sul trasferimento di competenze
e risorse sulla scuola a livello regionale è ancora bloccato da questo governo nella conferenza Stato-Regioni».

L’Unità/Bologna 14.09.10

"Quei rapporti malsani fra politica e istituzioni", di Stefano Rodotà

Cogliamo quasi ogni giorno i frutti avvelenati di una ormai troppo lunga stagione di rapporti malsani tra politica e istituzioni. È una storia che non può essere identificata solo con il tempo del berlusconismo, e che ha molti attori. Picconatori, cultori delle spallate referendarie, riformatori inconsapevoli degli effetti “di sistema” delle loro iniziative, idolatri di un bipolarismo contemplato senza tener conto della crescente personalizzazione della politica e del ruolo determinante giocato dal sistema dell´informazione… È una storia destinata ad accompagnarci ancora se si continuerà a parlare molto di riforme istituzionali da fare e si rifletterà poco sugli effetti di quelle fatte. E l´accelerarsi della crisi rende più urgente la riflessione su questi problemi, che sarà più libera se si scioglierà il nodo della riforma elettorale.
Qualche sprazzo di consapevolezza si è appena manifestato, tra mille prudenze e imputando ogni male alla “porcata” elettorale, ma cominciando comunque a registrare l´impossibilità di continuare a vivere nell´attuale forma del bipolarismo aggressivo. Se non è l´ammissione di un fallimento, è qualcosa che gli assomiglia molto. E tuttavia si tratta di analisi ancora inadeguate e che rischiano di riprodurre i vizi del passato, visto che sono condotte in chiave assai politologica e poco storico-politica. Non si tratta di contrapporre modello a modello, ma di andare a fondo nei processi reali che hanno portato a quella che, con formula assai ambigua, viene chiamata “Seconda Repubblica”.
Non è una storia lineare. Anzi, in un momento decisivo, conosce uno spettacolare rovesciamento. Nella lunga transizione italiana, già prima della caduta del Muro, si era pensato che alla crescente debolezza della politica si potesse supplire trasformando integralmente la questione politica in questione istituzionale. In questo modo la politica cercava di allontanare le responsabilità sue proprie. Non nella politica, ma nelle istituzioni era il problema: sì che, modificate queste, ogni questione sarebbe stata risolta. In uno slancio fideistico, si affidava alla riforma istituzionale una palingenesi politica – la stabilità dei governi, l´efficacia della decisione, la fine della frammentazione partitica, la scomparsa della corruzione.
Al riparo di questa rimozione, la politica si consegnava all´”ingegneria costituzionale”, abbandonando così una visione d´insieme che avrebbe avuto bisogno d´un vero rinnovamento culturale. Da qui le difficoltà nell´approdare a qualche soluzione condivisa e il nascere della tentazione delle “spallate”. Fu, questa, la stagione dei referendum elettorali, aperta dall´eliminazione delle preferenze e approdata all´abbandono del sistema proporzionale. Ma nulla si fece poi sulla via degli indispensabili aggiustamenti di un sistema costituzionale che aveva nella sua filigrana proprio una legge elettorale proporzionale, e che su questa premessa aveva costruito suoi essenziali equilibri. E si chiusero gli occhi sui rapporti tra queste novità e la nuova funzione politica del sistema dei media, evidente già prima che s´incarnasse nel proprietario della Fininvest.
Saltati gli equilibri costituzionali, con la crisi politica che precipitava nella scomparsa di partiti storici al tempo di Tangentopoli, la transizione italiana cambiava volto, e con essa si capovolgeva il rapporto tra politica e istituzioni. Si esauriva la delega all´ingegneria costituzionale. Nel deserto istituzionale, nato dal riduzionismo elettorale, si creavano le condizioni per il ritorno di una politica affrancata non tanto dai “riti” della Prima Repubblica, ma da contrappesi e controlli necessari per l´esercizio democratico del potere. Sì che il bipolarismo all´italiana non seguiva i ritmi e le regole proprie di un sistema dove l´alternarsi di partiti e coalizioni si realizza sul terreno della diversità dei programmi, Si esauriva, invece, nel modo d´intendere l´esercizio del potere. Il berlusconismo trovava la sua forma nell´esasperare l´ostilità a controlli, pesi e contrappesi, nel portare a conseguenze estreme decisionismo e personalizzazione del potere. Nasce proprio da qui, dall´irriducibilità a un denominatore comune delle diverse forze in campo, l´asprezza distruttiva del bipolarismo. Con due ulteriori conseguenze, una spiccatamente istituzionale, l´altra più immediatamente politica.
Alterato nel suo complesso il sistema delle garanzie e dei controlli, questa ineliminabile funzione democratica si è concentrata, da una parte, nella Presidenza della Repubblica e nella Corte costituzionale; e, dall´altra, nella magistratura e nell´informazione. Sono queste, oggi, le frontiere della democrazia: e, come sempre accade alle istituzioni di frontiera, sempre soggette a tensioni, a tentativi di sfondamento da parte di chi vuole istituire un potere autocratico, utilizzando anche la categoria della “costituzione materiale”, di cui non dovrebbe essere dimenticato l´originario obiettivo, appunto la legittimazione di ambigui poteri di fatto. Tutto questo produce anche paradossi, come quello riguardante il nostro bicameralismo perfetto, del quale giustamente si reclama l´abbandono, ma che in questa stagione difficile ha avuto la benefica funzione di bloccare pericolosi colpi di mano grazie alla navette tra le due camere. Peraltro – ed è la seconda conseguenza – nessuna delle promesse del bicameralismo è stata realizzata: il sistema politico si decompone, la corruzione è regola, la formale stabilità governativa non ha prodotto efficienza. E la regressione culturale cancella la condizione di base d´ogni buona politica.
Da qui bisogna ripartire, perché le stesse questioni oggi più discusse, riforma elettorale in testa, esigono la costruzione di un diverso ambiente nel quale le persone possano riconoscersi e ritrovare il senso politico delle grandi questioni. Non un sogno da vendere, ma una cultura da costruire, capace di dare anche alle vecchie parole il senso adeguato ai tempi mutati. La forza delle cose ci indica quali siano le questioni da affrontare. Lavoro e istruzione non solo come diritti, ma come condizione della libertà. Laicità come autonomia. Cittadinanza come pienezza dei diritti d´ogni persona. Legalità costituzionale come effettivo equilibrio tra i poteri e funzionalità dei controlli formali e informali. Europa come dimensione quotidiana. Istituzioni dell´economia non risolte nella pura delega al mercato. Essenzialità dei legami sociali e riconoscimento dell´altro. Consapevolezza di una nuova antropologia delle persone, immerse nel flusso della tecnoscienza e proprio per questo bisognose di un più forte diritto all´autodeterminazione. Sguardo su un futuro che è già presente, che si chiama mondo globale, beni comuni, informazione liberata, Internet, accesso alla conoscenza, e così ci trasmette una nuova idea di eguaglianza.
Qui si costruisce l´agenda politica, non solo dell´opposizione, anche se proprio affrontando chiaramente questi temi l´opposizione può promuovere un rinnovamento culturale, trovare una identità percepibile e, con essa, un consenso finalmente convinto.

La Repubblica 14.09.10

"Forse per Gelmini la scuola pubblica è di sinistra?", di Fabio Luppino

Poteva fermarsi alla sottovalutazione bonaria dei simboli leghisti nella scuola di Adro, comunque fatto grave per un ministro. Gelmini ha voluto strafare, denotando protervia culturale e voglia di rivincite antiche quando ha detto che il pericolo vero sono i simboli di sinistra nelle scuole. Sono progressista di formazione, di sinistra ma senza illusioni, scarsamente ideologico, socialdemocratico dentro il Pci. Ma mi avrebbe molto seccato, fortemente contrariato trovare nelle scuole dei miei figli «simboli di sinistra », così come le pennellate celtiche di Adro, anche di più. Passo in rivista più e più volte quello che vedo entrando in una scuola (perché non si può essere sempre contro per principio), ma ho grandi difficoltà ad accogliere la preoccupazione del ministro. Il crocefisso? No. La foto del Presidente della Repubblica? No, non poteva parlare di quella. I presidi con la porta aperta, a volte? Certo potrebbero generare sospetti, ma di sinistra è un po’ più forte, direi. Bidelli (personale Ata, sì) senza divisa? Certo, qualche decennio fa le avevano, a volte azzurre, a volte nere, ma adesso i soldi non ci sono nemmeno per quelle. No, passiamo oltre. O forse che siano di sinistra i banchi rotti, i muri scrostati, i bagni non puliti, le palestre senza l’agibilità, la mancanza della carta igienica, le serrande rotte, le porte che non si chiudono e che nessuno aggiusta? Potrebbero, forse, come conseguenza di un modo rivoluzionario di stare a scuola dei ragazzi, al pari della gelatina sui capelli, dei pantaloni portati più bassi delle mutande, dell’orecchino, del piercing, della capacità a volte di fare domande intelligenti… Ecco, forse ci sto arrivando. Se uno studente sa parlare, pensare, studiare, educato come cittadino consapevole, forse è questo il punto, il problema. Se la scuola Gelmini è di destra, perché la riforma delle superiori tagliando il sapere sta affievolendo i presupposti dell’Istruzione costituzionale, la scuola pubblica, laica, nata per formare, includere, consentire l’ascensore sociale, garantire l’attuazione del principio di eguaglianza è di sinistra. La scuola, è di sinistra! Allora, il punto è questo. Avere libri non orientati, insegnanti capaci di destare lo spirito critico, scrivere, formarsi un’opinione libera, non aderire a schemi precostituiti, esercitare obiezione di coscienza grazie ad una approfondita conoscenza delle cose. Tutto questo è di sinistra, forse? Se è così, rivendichiamo che questa sia la scuola, pubblica, e anche non pubblica. Quello che Gelmini e il governo di cui fa parte stanno aspramente combattendo da due anni con geometrica potenza.

L’Unità 14.09.10

"Il cambio d´abito dell´ultima ora", di Francesco Merlo

Non sono i voltagabbana e neppure i traditori, sono i topi che per tutta la vita aspettano il loro pezzo di formaggio e, come si addice ai topi vengono fuori solo quando la nave affonda, ballano tra le macerie della politica, mangiano pietanze di risulta: una fetta tagliata male, un sufflé sgonfiato, una panna smontata, roba comunque commestibile e ancora gustosa.
Berlusconi fa il casting, qualche volta applica un tariffario, qualche altra si limita a spostare gli ascari da un casella all´altra, sa come solleticare le vanità, fa i conti, somma e sottrae, promette e divide, consegna la propria forza alle loro debolezze.
Francesco Nucara, per esempio, che finalmente va e viene da Palazzo Chigi e da Palazzo Grazioli, era già alloggiato con Berlusconi, ma solo adesso ha smesso la vita grama che gli toccava quando il governo era solido. Il suo compito storico era infatti quello di trascinare malinconicamente ai margini del centrodestra l´identità polverosa del Partito Repubblicano. Perciò scriveva comunicati stampa che nessuno mai leggeva, inutilmente si offriva ai talk show, era come l´ombra di Montale, pronta a staccarsi da sé per offrirsi in dono. Ebbene, ora non gli pare vero di sentirsi dire che è l´ago della bilancia, cita Spadolini e Aldo Moro, annuncia la nascita del gruppo parlamentare “Responsabilità Nazionale”, si fa inseguire dai cronisti, dice «saremo almeno venti», e scatena così la caccia agli altri 19 «che nella Smorfia fa ‘risata´» spiega Francesco Pionati che è meridionale: la risata che manca a Berlusconi.
Era dai tempi di De Mita che l´avellinese Francesco Pionati non giganteggiava sulla scena. Da vero intellettuale della Magna Grecia si è consolato scrivendo La mia poesia e Studiare all´europea, gli è stato conferito il premio «Miglior senatore dell´anno» e anche lui rimanda a una politica fatta in casa, autentica e ruspante, che facilmente risveglia i vecchi pregiudizi dei Vicerè: «Piccoli uomini che si sentono più astuti che prudenti, litigiosi, adulatori, timidi quando trattano i propri affari ma d´incredibile temererarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt´altro modo: diventano avidissimi mangiatori».
Ma sono piccoli anche come mangiatori gli uomini che Berlusconi ha convocato per fare numero perché il numero, si sa, è potenza anche se è depotenziata. C´è, per esempio, Vincenzo Scotti, che fa ancora la mossa di ministro degli Interni, è l´Amarcord di un´epoca fa, come Bobby Solo con la sua lacrima, Little Tony con il suo ciuffo, Peppino di Capri con la sua coppa di champagne: sono quelli che non rinnovano mai il loro repertorio, ebbero un ruolo importante ma appunto come Scotti ora cercano la comparsata. Anche lui stava già ai margini del centrodestra, ma anche lui è pronto per ogni maggioranza.
E poi ci sono quelli dell´Udc meridionale, Sicilia e Calabria: Saverio Romano, Calogero Mannino, Giuseppe Drago, Michele Pisacane e quel Riccardo Villari che il centrodestra aveva già pescato nelle acque del centrosinsitra, fu l´acheo eletto dai troiani, l´epatologo di Capri che, nonostante la contestatissima presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, è rimasto famoso solo per il suo fidanzamento con Barbara d´Urso, aggraziato pilastro del berlusconismo a Canale 5.
Il capo di questo pezzo dell´Udc in trasloco è Totò Cuffaro, quello del vasa vasa, quello dei cannoli, quello condannato per mafia, il solo che ancora porta voti, anche se meno di una volta.
Ebbene, il futuro capogruppo Nucara lascia intendere che pure gli altri cinque siciliani, quelli del governatore Raffaele Lombardo, sono stati reclutati. Ma forse non sa che i siciliani Cuffaro e Lombardo si elidono a vicenda: dove va l´uno non può andare l´altro. Molto più realisticamente quindi sia Cuffaro sia Lombardo sono sul mercato, ma sono squali veri tra tanti pesciolini ornamentali nell´acquario di Montecitorio. Ancora non hanno deciso se aiutare Berlusconi o se lasciarlo cadere, insomma stanno alzando il prezzo. Ecco il dilemma: darsi o negarsi?
Se lo chiede anche la raggiante Daniela Melchiorre che «diniana eterododssa» ora si autodenifisce senza ironia. Da sottosegretario di Mastella, la Melchiorre contribuì a fare cadere il governo Prodi e fu poi rieletta con il centrodestra. In visibile astinenza da poltrona, ha dato corpo a mille denominazioni trasformiste. Si va da “Noi donne giuriste” a “Liberal democratici repubblicani” passando per “Movimento associativo italiani all´estero” che alle europee del 2009 risultò la lista meno votata del Continente con lo 0,23 per cento. Tuttavia ha avuto il suo riscatto quando è stata proclamata, in un festoso referendum tra i camionisti, la deputata più sexy d´Italia.
Come si vede è un altro imbroglio berlusconiano questa grande armata di ascari, questa sgangherata compagnia raccogliticcia. È sempre Berlusconi infatti che, di volta in volta, ha assegnato a questi uomini le diverse parti in commedia. Nulla a che fare dunque con la nobiltà del trasformismo e neppure con gli indiavolati tormenti del tradimento. Qui non c´è un nobile Bruto, ma l´alito guasto di un Jago minore. È insomma un altro trucco, l´ultimo dei lifting: Berlusconi spaccia i più vecchi, marginali e dimenticati berlusconiani per giovani vivaci e nerboruti neoberlusconiani, cambia d´abito ai clienti, rinnova i pupazzi in vetrina: un vero capolavoro di mediocrità.

La Repubblica 14.09.10

"La riforma epocale", di Osvaldo Roman

Meno scuola per tutti: il principio “pedagogico” della riforma Tremonti-Berlusconi-Gelmini. Oggi la Gelmini autentica “velina della riforma” la definisce epocale.
In realtà di “epocale” oltre ai gravissimi danneggiamenti provocati al nostro sistema di istruzione che chiaramente favoriscono la sua privatizzazione ci sono solo:
– il singolare “principio pedagogico”, (privo di precedenti almeno nell’area OCSE) che la guida, si può sintetizzare con: “meno scuola per tutti”. Infatti nessun obiettivo qualitativo è stato posto alla base della riforma. Essa si fonda soltanto su un obiettivo di risparmio della spesa. Il rapporto tra il numero degli studenti e quello degli insegnanti deve passare da quel 8,94 (7.768.506 su 868.542) dell’anno scolastico 2008-09 al 9,94 del 2011-12. Tutto il resto non interessa.
Accade cosi che mentre con le misure adottate dal governo Prodi nel biennio precedente l’aumento del numero di alunni per classe, differenziato per tipi di scuole riguardava solo le situazioni dove non si verificava un eccessivo affollamento, il parametro posto da Tremonti incide sull’intero sistema. E’ evidente infatti che porsi come obiettivo un taglio “lineare” significa coinvolgere tutte le realtà del sistema scolastico, realizzando, oltre che un ulteriore aumento del numero di studenti per classe, soprattutto uno scardinamento e un sovvertimento dell’intero ordinamento degli studi: dall’abolizione generalizzata dei TEAM di tre insegnanti per classe della primaria, alla mortificazione del tempo pieno, per finire alla cosiddetta riforma della scuola secondaria superiore e alla pratica soppressione dell’educazione degli adulti.

– di epocale, nel senso che non si era mai verificato in Italia e forse nel mondo, c’è una riforma che nella scuola secondaria superiore riduce gli orari della classi successive alla prima in cui non è stato ancora cambiato l’ordinamento degli studi. Accade così che chi aveva iniziato l’anno scorso un determinato percorso di studi se lo trova cambiato come succede ad esempio per gli orari imposti nei tecnici e nei professionali.

I tagli alla spesa per l’istruzione

Mentre l’OCSE certifica che già nel 2007(con il 9,2% sul totale della spesa pubblica, rispetto a 9,8% del 2000 e al 13% della media OCSE) eravamo al 33° (ultimo) posto nella spesa per l’istruzione. Dopo il primo anno di attuazione dei provvedimenti governativi riguardanti la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e con l’entrata in vigore di quelli che, per la scuola secondaria superiore si realizzeranno in questo anno scolastico, tale situazione è certamente peggiorata ma il ministro Gelmini fa scrivere carte false e non vuole riconoscerlo.
Già si vedono, e sempre più purtroppo si vedranno, gli effetti devastanti causati dall’attacco portato da questo Governo alla qualità dell’istruzione nel nostro paese e di fatto al nostro futuro. Per l’anno scolastico 2009 -2010 si è trattato di 42.105 posti di docente e di 15.167 posti di ATA e ad essi hanno corrisposto i licenziamenti di 18 mila precari docenti e di 8 mila A.T.A. per un totale di 26 mila precari licenziati. Ora vi si aggiungeranno i 20.000 di quest’anno. Il pesantissimo taglio di personale previsto dall’art.64 della legge n. 133/2008, il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica, infatti proseguirà con i conseguenti effetti di bilancio nei prossimi due anni riguardando per l’a.s. 2010/11: 25.560 docenti e 15.167 ATA; per l’a.s. 2011/12: 19.676 docenti e 14.167 ATA. Nei tre anni previsti si realizzerà un taglio di circa 8 mld sulle spese per l’istruzione (7, 832 mld per l’esattezza) e di circa 132.000 posti negli organici del personale (87.400 insegnanti e 44.500 personale ATA). Il ministro nonostante che le documentazioni ufficiali, anche di fonte ministeriale affermino il contrario, continua a straparlare di un 97% della spesa pubblica per l’istruzione destinato agli stipendi. Continua ad ignorare che la spesa per stipendi supera di poco all’80% e che la spesa pubblica per l’istruzione non è solo quella erogata dal Miur.
Se si raffronta come fa l’OCSE al totale della spesa quella per gli stipendi dei docenti supera di poco il 60% in linea con la media dei paesi OCSE.In ogni caso quello che il ministro non è riuscito ancora a capire è che se si tagliano gli organici e non si investe sulla qualità la percentuale della spesa per retribuzioni non varia! E il ministro deve pure apprendere finalmente che il 30% delle risorse destinato agli scatti o al merito si colloca sempre e comunque non nel 3% ma nel 97% cosi malamente evocati.

I precari

Così pure l’analisi governativa sulla natura e sulla genesi del fenomeno del precariato e puramente di comodo perché ignora che i posti vacanti su cui nominare i precari ci sono sempre stati e ci sono anche oggi e che la loro mancata stabilizzazione e frutto di scelte politiche ed economiche sbagliate. Non devono sbandierare i 229 mila abilitati aspiranti all’insegnamento in graduatoria ad esaurimento. Devono occuparsi dei danni prodotti dalle scelte di questo governo, cioè di quelli che, a causa del taglio degli 87 mila posti di organico, erano in servizio due anni fa e sono stati sbattuti sulla strada o di quelli a cui è stato o sarà negato il posto dopo anni di attesa, Il ministro non riesce a capire che nonostante i 42 mila pensionamenti ci saranno comunque, solo per i docenti, 87 mila stipendi in meno! Si rilegga l’ultima relazione della Corte dei Conti!

Il maestro unico e dintorni

Il maestro unico di cui alla legge 169/08…..…..non esiste!
Il ministro Gelmini si riempie continuamente la bocca con il termine maestro unico. I comunicati ministeriali parlano di “maestro unico-prevalente” che sarebbe presente in tutti i modelli orari esistenti.Il ministro, o chi per lui, fa molta confusione e racconta molte bugie. Non si parla più del maestro unico con 24 ore di lezione settimanali la cui figura giuridica doveva essere definita in sede contrattuale. Oggi in Italia non esiste un solo maestro unico che corrisponda ai dettami della legge Gelmini.
Nella scuola primaria la riduzione delle compresenze, tanto nel tempo pieno quanto nell’organizzazione modulare del team di 3 docenti su due classi, sta producendo gravi conseguenze sul piano della continuità didattica (milioni di studenti non hanno più avuto, o non avranno più, gli insegnanti che li avevano seguiti il precedente anno scolastico) e, quindi, della qualità del processo di insegnamento-apprendimento; Analoghe conseguenze si sono avute nella scuola secondaria di primo grado: la diminuzione delle ore di italiano, di tecnologia e , in molti casi, della seconda lingua comunitaria, ha determinato non solo la riduzione del tempo scuola e del tempo prolungato ma ha avuto inevitabili ricadute sul piano dello sviluppo delle conoscenze dei nostri ragazzi, sono inoltre diminuite le ore di italiano, di tecnologia e, in molti casi, della seconda lingua comunitaria.
Con i regolamenti che entrano in vigore quest’anno si mortifica gravemente l’assetto dell’istruzione tecnica e professionale impoverendone i curricoli specialmente con riferimento alle attività di laboratorio.
La licealizzazione del restante settore degli studi secondari superiori comporta l’indiscriminata eliminazione di tutte le sperimentazioni e l’impoverimento dei diversi curricoli formativi. L’educazione degli adulti viene fortemente ridimensionata soprattutto con l’esclusione in un momento difficile per le pratiche di integrazione, di gran parte degli immigrati che fino a quest’anno la frequentavano.
Ovunque si è aggravato il problema della gestione degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica poiché è in aumento in ogni ordine di scuola la mancata organizzazione delle attività didattiche e formative alternative al detto insegnamento:Su questo argomento si è recentemente pronunciato, con una propria Sentenza, il Consiglio di Stato che ha richiamato il MIUR al rispetto degli impegni che gli derivano dal Concordato. L’incremento del numero di alunne/i per classe, l’apertura di numerose classi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, ha avuto conseguenze gravi sulla qualità didattica ed sui livelli di apprendimento, e ha prodotto un diffuso mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle aule scolastiche. Si deve anche considerare che nella scuola per l’infanzia si è di fatto ostacolata l’importante esperienza delle classi primavera e non sono state attivate numerose sezioni la dove venivano richieste.

Il tempo pieno

Il ministro Gelmini sostiene demagogicamente che il tempo pieno nella scuola primaria è aumentato per il 2010-11e ciò grazie al maestro unico. Esso avrebbe raggiunto il 29% delle classi.(nel 2008-9 era il 26,9%) A maggio un comunicato ministeriale parlava di 37.275 classi però in Parlamento il ministero è rifiutato di comunicare che fine avessero fatto già nell’a.s. 2009-2010 quel 20,2% di classi funzionanti, con i TEAM dell’anno 2008-2009, con un orario fra le 31 e le 39 ore settimanali. Si tratta di quasi 500 mila studenti che sono stati privati dell’orario lungo e nelle maggior parte anche della mensa con la sparizione dei TEAM. E’ evidente che di fronte a tale massacro della qualità delle prestazioni non ha alcun senso esaltare l’aumento di 877 classi di tempo pieno ottenuti con il recupero delle compresenze e di una infima parte di un tale patrimonio distrutto.
Per l’ anno che si sta aprendo le notizie che provengono dalle province presentano una situazione di riduzione delle classi a tempo pieno nella scuola primaria che le circolari degli Uffici scolastici provinciali hanno proposto di rimpiazzare in parte utilizzando le 4 ore di compresenza sottratte al tempo pieno. Dieci insegnanti per classe questo è il maestro unico della Gelmini!

L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità

L’integrazione è stata fino ad oggi il fiore all’occhiello della scuola italiana nel mondo, ma i tentativi di smontare anche questa componente del nostro sistema di istruzione non sono mancati anche di recente.
La Corte Costituzionale, il 22 febbraio 2010, ha pronunciato un’ importante sentenza che esclude la possibilità di stabilire un tetto nazionale di posti per il sostegno, ripristinando così norme più favorevoli per l’integrazione degli alunni disabili.
Il DPR 81/09 (Regolamento sulla rete scolastica) ripristina il limite massimo di venti alunni nelle classi che accolgono alunni con disabilità. Tale limite ha subito qualche tentativo di annullamento in occasione della definizione della manovra economica, ma tale tentativo é stato sventato e il limite permane.
Però in questi giorni nella realtà delle scuole con i tagli agli organici e le riduzioni orarie e disciplinari, i diritti dei soggetti con disabilità rischiano di non essere effettivamente e compiutamente garantiti.
Disagi rilevanti derivano dai tagli al personale ATA insufficiente a garantire l’assistenza e la cura necessaria agli alunni in difficoltà.
La tendenza generale è quella di aumentare il numero di alunni per classe e ciò fa sì che, nonostante la norma, le classi che accolgono alunni con disabilità non rispettino spesso il limite dei 20 alunni.
Ogni violazione della norma va denunciata e alla denuncia dovrà far seguito il ripristino dei diritti. L’amministrazione deve essere sollecitata a verificare la dimensione delle classi con la presenza di uno o più alunni disabili e a rispettare il limite dei 20 alunni per classe;

I bilanci delle scuole

Le nostre scuole sono piene di debiti e non riescono più a garantire un servizio di qualità, dall’ottobre del 2008 non hanno più ricevuto fondi per il proprio funzionamento, e si sono viste ridurre drasticamente quelli per le supplenze, per l’offerta formativa, per il supporto alla autonomia, per l’implementazione di una feconda ricerca/azione che genera crescita culturale di istruzione e di innovazione. Sono stati accreditati pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno funzionato con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari.

L’ultima stangata colpisce le retribuzioni

La manovra Tremonti, attuata con il Decreto legge n.78/10, colpisce ulteriormente in modo grave ed indiscriminato il personale e il mondo della scuola in esso sono state previste:

· la riduzione lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione comporterà un taglio dal bilancio miur di circa 312 milioni;

· salta l’utilizzazione per il merito che doveva essere pari al 30% degli 8 miliardi di tagli (circa 2 miliardi) che sarà in gran parte utilizzato per una indennità sostitutiva degli scatti di carriera che sono stati cancellati giuridicamente, solo per il personale della scuola, per il prossimo triennio;

· salta, senza possibilità di recupero, il rinnovo contrattuale per gli anni 2010-2012

· per l’anno scolastico 2010/2011 è assicurato solo un contingente di docenti di sostegno pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’organico di fatto dell’anno scolastico 2009/2010;

Non è vero infine che sono stati salvati, unica categoria del pubblico impiego, gli scatti periodici di stipendio. Se mai è vero il contrario, quella della scuola è l’unica categoria che si è vista cancellare permanentemente tre anni di carriera e gli scatti che saranno retribuiti con una parte delle risorse del 30% non pongono rimedio a tale vulnus che si è voluto predisporre per cancellare nel futuro la carriera economica.

Il ministro ha esposto una singolare teoria della carriera economica del personale della scuola: aboliti gli scaloni tutti restano allo stipendio iniziale e gli aumenti saranno previsti solo per i più bravi. Ma che brava ! Questa si che sarà una riforma epocale a meno che gli stipendi iniziali non vengano rivalutati al livello di quelli oggi terminali. Ma questa non sembra l’intenzione dei vari Tremonti, Sacconi e Brunetta!

da ScuolaOggi 14.09.10