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Carpi, la ripresa è ancora lontana

La conferma arriva dai dati del ministero dello Sviluppo economico. Ghizzoni: “La crisi colpisce in primo luogo le aziende meccaniche”.
L’on. Manuela Ghizzoni del Pd commenta i dati del monitoraggio statistico su industria e aree di crisi riguardanti l’area carpigiana. Ecco la sua nota.
«I dati del monitoraggio statistico su industria e aree di crisi del Ministero dello sviluppo economico testimoniano lo stato di difficoltà dell’economia carpigiana.
Il dato che riguarda Carpi denuncia che i lavoratori in cassa integrazione straordinaria nel periodo 2008 e 2010 ammontano a ben 1077. Dati aggiornati risulterebbero ancora più allarmanti perché, come sappiamo, in termini occupazionali le conseguenze più pesanti della crisi economica e finanziaria esplosa nell’agosto del 2007 si sono manifestate nel corso degli ultimi mesi.

Alcune importanti aziende e cooperative carpigiane, storicamente connesse al tessuto produttivo locale, sono state pesantemente coinvolte dalla crisi. Gli allarmi delle associazioni datoriali e sindacali sono pertanto giustificati e trova conferma il quadro preoccupante emerso dai dati forniti dal comune di Carpi, nel luglio scorso, sulla crescita della cassa integrazione e del tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani e le donne, con le imprese cessate nel primo trimestre 2010 che sono state più di quelle avviate.

La ripresa appare dunque lontana e comunque sarà molto, troppo lenta. La crisi colpisce in primo luogo le aziende meccaniche, ma dobbiamo tenere conto anche dei problemi del tessile abbigliamento, per il quale è ancora in corso un lungo processo di ristrutturazione del distretto.

È quindi sempre più urgente una politica industriale degna di questo nome che metta al centro i temi dell’economia e del lavoro, e lasci perdere quelli di interesse esclusivo del Presidente del Consiglio, come il processo breve. È necessaria una politica industriale anticiclica che investa sul sapere e sulla ricerca – come in Germania, la cui ripresa non è detto funzioni da locomotore per tutta l’Europa – mentre il Governo ha fatto una manovra che punisce solo i ceti più deboli e gli enti locali, con conseguenze devastanti sul Comune di Carpi e sui comuni limitrofi.

Per quanto riguarda l’Unione Terre d’Argine si stimano tagli nel biennio 2011-2012 pari a 6 milioni di Euro per Carpi, 1 milione e duecento mila euro per Soliera, 900 mila euro a Novi e 700 mila euro a Campogalliano. Sarà necessaria una forte mobilitazione nei territori, per far salire la voce di protesta di chi non si sente rappresentato da un finto federalismo che sta togliendo ai Comuni il minimo indispensabile per far funzionare i servizi e che non guarda ai problemi veri del Paese e delle comunità locali.

Tutto ciò in un quadro nazionale con una disoccupazione oltre all’8% e dove è senza lavoro un giovane su 4, come ha rilevato l’Istat di recente. Un dato peraltro relativo, perché non vengono calcolati gli inoccupati, quelli che un lavoro non l´hanno mai avuto e che probabilmente sopravvivono con il lavoro in nero, mentre continua a crescere il numero di coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro.

Ciononostante il Presidente del Consiglio continua a rinviare la nomina del ministro allo Sviluppo economico, dopo le dimissioni di Scajola risalenti a quattro mesi fa. Una latitanza scandalosa, alla luce del fatto che a quel ministero è legato il destino di migliaia di lavoratori e la crescita economica del Paese».

"Dal dietrofront al mercato dei seggi", di Curzio Maltese

Dal video messaggio di Berlusconi ai suoi venditori o promotori arrivano una notizia buona e una cattiva, ma entrambe grottesche. La buona novella è che il premier ha deciso di rinunciare alla legge sul processo breve. La cattiva è che ha deciso di inaugurare un altro fronte in difesa del porcellum elettorale, a lui gradito proprio per questo.
Gli consente, per esempio, di promettere un seggio sicuro ai traditori di Fini, al di là della volontà degli elettori. Un elogio della porcata. Cominciamo dalla buona notizia.. Dopo tre mesi sprecati a far barricate in Parlamento, in piena crisi economica, il premier si arrende e annuncia il ritiro del «processo breve». Una «norma giusta e anzi assolutamente doverosa» ha spiegato «che però la sinistra e i suoi giornali hanno fatto diventare uno scandalo». Com´è noto, il principio di non contraddizione è sospeso nel suo caso da molti anni. La verità è che la legge non sarebbe mai passata. Grazie non tanto alla timida sinistra e a (pochissimi) giornali, ma alla rivolta morale di larghissima parte dell´opinione pubblica. Una rivolta che ha avuto come riferimento non un partito o uno schieramento, ma la Costituzione stessa e il suo custode, il presidente della Repubblica. È la seconda volta, in pochi mesi, che Berlusconi deve accantonare un progetto eversivo per la spontanea ribellione dell´opinione pubblica. Era già accaduto con la legge sulle intercettazioni. Ogni volta i berluscones hanno ripetuto come un mantra «non ci faremo condizionare o spaventare dalle piazze». Pare invece che siano le sole in grado di condizionarli spaventarli, assai più della incerta opposizione parlamentare. Naturalmente è presto per cantare vittoria. Berlusconi tornerà alla carica con altri lodi, altre leggi ad personam, altri trucchi scaturiti dal cilindro dell´avvocato Ghedini. Ma almeno è scongiurato il rischio di danneggiare decine di migliaia di cittadini per fornire il salvacondotto a uno. Nella guerra fra guardie e ladri i secondi in Italia sono già abbastanza avvantaggiati, anche senza altri regali e condoni.
L´altra notizia, messaggio, pizzino o come si vuole chiamarlo, è indirizzato dal Cavaliere ai possibili finiani di ritorno o riporto. Se insomma torneranno dal padrone, magari con un bastoncino fra i denti, Berlusconi assicura loro un posto garantito nelle liste elettorali. Questo in virtù della legge elettorale, che Berlusconi stesso, due minuti dopo dipinge come un capolavoro di democrazia. Di fronte a uscite come queste si capisce la crisi della satira in Italia. È comunque un merito, da parte del presidente del consiglio, aver illustrato con chiarezza agli italiani perché la legge elettorale va cambiata subito. Non solo è una legge fallimentare, che ha prodotto finora una legislatura durata appena venti mesi, un´altra già da rottamare e probabilmente, in caso di voto anticipato, ne sfornerebbe una terza destinata a durare pochi mesi. Non solo perché, come ha scritto Giovanni Sartori sul Corriere, con il 30 per cento dei voti un polo potrebbe comunque ottenere la maggioranza assoluta. Ma infine perché consegna nelle mani di quattro o cinque leader di partito il potere di nominare centinaia di parlamentari, trasformando i rappresentanti del popolo in servi agli ordini di un capo.

La Repubblica 05.09.10

Vogliono il confronto? Allora sia vero

Piero Fassino e il Presidente del Senato, Renato Schifani hanno discusso delle “Istituzioni alla prova” sul palco della Festa Democratica. In un clima teso per la contestazione di una ventina di manifestanti, si è parlato di soluzioni immediate per la ripresa politica e per affrontare le riforme di cui l’Italia ha bisogno. A fine dibattito, telefonata di Bersani a Schifani per esprimere solidarietà e rammarico per quanto accaduto. Il presidente Napolitano: “Deploro l’intimidatoria gazzarra contro Schifani”. Dibattito sì, prevaricazione no

Un dibattito tra parti distanti con idee per il bene dell’Italia. Questo è stato, o ha provato di essere, l’incontro tra Piero Fassino e il Presidente del Senato, Renato Schifani sul palco della Festa Democratica di Torino. Il condizionale è legato al tentativo di una ventina di “grillini”(*) che, in tutti i modi, ha provato ad impedire che la seconda carica dello Stato potesse parlare. Ciononostante, grazie anche all’intervento del moderatore Giuliano Giubilei e della platea democratica che era intervenuta per ascoltare e non per boicottarlo, il dibattito ha dato importanti punti di riflessione.

Nell’impossibilità iniziale di poter far parlare Schifani, Fassino ha introdotto la discussione cercando di calmare gli animi più esagitati. “Provate ad ascoltare – ha chiesto il responsabile Esteri del Pd – perché siete alla Festa del Pd, un luogo dove si discute e si mettono a confronto le idee e dove si invitano anche chi non la pensa come noi. Per questo ringrazio per la sua presenza il presidente Schifani. Vi ricordo che abbiamo letto sui giornali in questi giorni che c’è qualcuno che ha tentato di organizzare squadre di contestatori domani a Fini e li abbiamo definiti squadristi. È lo stesso metodo ora. Volevate fare notizia? Ora l’avete fatta e lasciateci discutere”.

Nel ringraziare per il secondo invito consecutivo alle Festa Democratica nazionale del Pd, Schifani ha voluto porre l’accento sulla necessità per il Paese di arrivare a riforme. “Il Paese ha bisogno di riforme per l’assetto istituzionale e non saranno le vostre intemperanze (ha detto rivolgendosi ai contestatori) a fermare il dibattito”.

“Le riforme – ha risposto Fassino – fanno parte del dibattito politico da più di 30 anni senza però produrre una vera riforma organica. Oggi, ad esempio, c’è un largo accordo per cambiare il sistema parlamentare. Con un’unica Camera legislativa e un Senato delle Regioni si riuscirebbe ad avere una più veloce attività legislativa, a ridurre il numero di deputati e senatori a riformare i regolamenti parlamentari. Penso che questo sia un pezzo di riforma che possa essere affrontato da subito perché rappresenta il tassello mancante utile anche alla riorganizzazione dei rapporti tra il Governo e il Parlamento. Troppi ricorsi a voti di fiducia e a decreti di urgenza, occorre tornare ad una democrazia parlamentare, dove il Parlamento non sia solo un luogo di rappresentanza ma di sovranità popolare”.

“Ci sono punti di intesa notevoli tra maggioranza e opposizione” ha commentato il presidente Schifani. “Adesso ci vuole un grande sforzo, uno slancio di responsabilità per modernizzare il paese. Ci sono tutti i presupposti per farlo nel corso di questa legislatura”.

“Leggendo oggi una intervista del ministro Tremonti a la Repubblica – ha replicato Fassino – ho capito come il tempo sia galantuomo. Tremonti ha cambiato idea sull’importanza dell’Europa e sul fatto di ridurre la distanza che ci divide dai paese europei. Criticò duramente la politica europeista di Prodi e oggi se ha cambiato idea me ne compiaccio. Anche perché siamo stati noi del centrosinistra ad aver portato l’Italia in Europa”.

“Tremonti – ha continuato Fassino – ha ammesso che non basta solo ridurre i costi pubblici, riconoscendo la debolezza della politica di questo governo incapace di fare investimenti e rilanciare i consumi. Se son rose, fioriranno. Oggi Tremonti chiede uno sforzo collettivo? Tutte le nostre proposte, fino adesso, sono state ignorate o respinte. Se vuole il confronto, allora che sia confronto vero con l’obiettivo della crescita dell’Italia. Vorrei essere sicuro che il pensiero di Tremonti oggi sia lo stesso di quello di Berlusconi”.

Dei 5 punti su cui il governo cercherà di ricompattarsi, Berlusconi ha voluto escludere il processo breve, punto di scontro con Fini. Ma le elezioni anticipate non sono ancora scongiurate.

“Mi auguro – ha detto Schifani – per il governo del paese che non si arrivi a elezioni anticipate. Il paese ha bisogno di una guida e di chi attui il progetto voluto due anni fa”.”Ogni interruzione traumatica – ha ribadito il presidente – è un danno per la convivenza civile e l’economia. Mi auguro che la maggioranza trovi coesione, ci sono state delle tensioni, la ricomposizione è complessa ma non impossibile. Lavorino le colombe, non i falchi, affinché la maggioranza torni a parlare”.

Anche Fassino ha dichiarato come le elezioni anticipate non facciano bene al Paese a condizione però che “chi governa ha la forza per farlo. Nulla di peggio di un governo incapace ad affrontare i problemi del Paese”.

Il Pd oggi deve essere pronto perché il ciclo del berlusconismo è finito. Due saranno i centri dell’azione: una coalizione di tutto il centrosinistra di governo e un’alleanza con le altre forze di opposizione senza chiedere loro di entrare a far parte del centrosinistra ma con l’obiettivo di superare il berluconismo. “Cerchiamo convergenze – ha concluso Fassino – perché in momenti d’emergenza anche le alleanze vanno finalizzate al passaggio storico. La politica si fa costruendo convergenze sui contenuti senza diktat. Noi non puntiamo sulle divisioni ma sull’unità”.

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A margine della Festa

Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha telefonato al presidente Schifani per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quel che è avvenuto oggi a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito tra presidente del Senato e Piero Fassino.

“Il dibattito politico, anche il più aspro – ha affermato Bersani – deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta”.

Anche Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto condannare con parole dure la contestazione, preventivata contro il Presidente del Senato: “Deploro l’intimidatoria gazzarra contro Schifani”. In un comunicato il Presidente afferma che “il tentativo di impedire il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici è un segno dell’allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi sia pur minoritari incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel Parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui è affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità. Perciò deploro vivamente l’episodio verificatosi oggi a Torino ai danni del Presidente del Senato e ogni forma di contestazione aggressiva sia verso figure di particolare responsabilità istituzionale sia verso qualsiasi esponente politico nell’esercizio della sua inconfutabile libertà di parola e di opinione”.

Andrea Draghetti

www.partitodemocratico.it

"L'intolleranza" di Aldo Schiavone

I fatti accaduti a Torino non possono che allarmare chi ha a cuore la democrazia italiana. Nelle parole del capo dello Stato si riflette con limpidezza una preoccupazione e una condanna che devono essere condivise da tutti gli italiani. Quando la violenza e l´intolleranza si sovrappongono alla politica siamo di fronte ad una patologia sociale che rischia di travolgere i fondamenti della vita civile.L´intolleranza è un nemico mortale della convivenza democratica. Ed è un male subdolo che è difficile identificare. Esso si nutre di confusione e qualche volta si nasconde dietro buoni argomenti per servire pessime cause. Naturalmente, in un Paese normale, è giusto, legittimo, salutare che la protesta e l´indignazione trovino spazio e voce. Ma in questo caso c´è stato un corto circuito inammissibile, con un gruppetto di scalmanati che – al grido di “via i mafiosi dallo Stato” – scambia la piazza (o il tendone) per una paradossale aula di giustizia, pretende di celebrarvi processi sommari e eseguire condanne: in questo caso quella di privare l´avversario del diritto alla parola.
Al fondo di queste idee e di queste pratiche c´è un germe micidiale di dogmatismo e di irresponsabile estremismo che ci fa paura perché può incubare climi peggiori, da cui purtroppo la nostra storia non è immune.
Il presidente Schifani – che è la seconda carica di uno Stato per cui tutti dovremmo portare comunque rispetto – era ospite del Pd in una festa che ha visto la partecipazione, in questi giorni, di un pubblico attento, ironico, riflessivo, composto. Ne ho potuto fare io stesso esperienza diretta. Vi sarebbero stati molti altri modi per esprimere un legittimo dissenso. Ma qui non s´è trattato di questo. Qui si è pensato che l´unica risposta possibile fosse la sopraffazione, che riducesse al silenzio l´avversario.
L´opposizione di tutto avrebbe bisogno tranne che di essere trascinata laddove non c´è futuro e non c´è speranza: nel luogo di una protesta incivile e impotente, minoritaria fino all´autolesionismo. Cercare di mettersi in sintonia con simili esasperazioni senza senso solo per guadagnare qualche voto è da irresponsabili. Purtroppo Di Pietro è pronto a cavalcare questa facile onda demagogica e di rendere così ancora più problematica la costruzione di una seria alternativa all´Italia del Cavaliere. Al Paese occorrono progetti, idee, ritrovare il filo perduto della sua storia: l´Italia ha bisogno di ragionare e di tenere la testa a posto e di liberarsi del tutto dall´idea che la politica possa anche significare togliere all´avversario il diritto di parlare, rendergli inagibile un qualsiasi spazio, dovunque e in qualunque momento, e per qualunque ragione.

La Repubblica 05.09.10

"Chi si incatena per insegnare ha una passione che va compresa", di Roberto Carnero

La protesta dei precari della scuola ha tenuto banco anche al premio Campiello, assegnato ieri a Venezia. È naturale che le sorti della cultura stiano particolarmente a cuore a chi, dei libri, ha fatto la propria scelta di vita. Così nella conferenza stampa della mattinata i cinque finalisti del prestigioso riconoscimento letterario (quest’anno alla sua quarantottesima edizione) non hanno mancato di stigmatizzare l’atteggiamento del ministro dell’istruzione Maristella Gelmini. Durissimo Gad Lerner, in cinquina con Scintille. Una storia di anime vagabonde (Feltrinelli): «Quello dei 200 mila precari della scuola è un dramma sociale, umano ed esistenziale da cui non possiamo distogliere gli occhi. Sono rimasto basito quando ho sentito la Gelmini affermare che non avrebbe parlato con loro perché, a suo dire, fanno politica. Ma scusi, signor ministro, lei invece cosa fa dalla mattina alla sera? È una reazione che non ha senso. La protesta dei precari non è solo la difesa sindacale, pure assolutamente legittima, di un posto di lavoro. È anche il segnale di un malessere diffuso nella scuola italiana, da troppo tempo penalizzata da tagli indiscriminati ». La critica più forte è che senza risorse e senza investimenti non è possibile offrire un’istruzione di qualità. È per questo che Laura Pariani, finalista con Milano è una selva oscura (Einaudi), da ex insegnante di Lettere in un istituto professionale lombardo, racconta come e perché ha deciso di lasciare la scuola circa una decina di anni fa: «La scuola non mi sembrava più un luogo di formazione e di educazione, ma il regno della burocrazia. Ed è chiaro che se non si investono denaro e attenzione in questo settore così strategico per il futuro del Paese le cose non potranno che peggiorare. Non crescerà la cultura, ma la barbarie. Per questo servono insegnanti motivati. Forse bisognerebbe capire che chi si incatena davanti a Montecitorio per chiedere di poter continuare a insegnare dopo molti anni che lo faceva rivendica anche tutta la passione per quel lavoro». È d’accordo Gianrico Carofiglio, autore per Sellerio del romanzo Le perfezioni provvisorie, nonché attualmente senatore del Pd: «La miopia di questo governo sta nel pensare che ciò che non produce un reddito immediato, come la cultura, valga poco, cioè non valga la pena investirci troppo. Anzi, si taglia. Invece le cose stanno proprio all’opposto: nei momenti di crisi e di difficoltà economiche generali, è nella formazione e nella cultura che bisogna investire. Come stanno facendo governi più lungimiranti del nostro: in Spagna, Francia, Regno Unito, Germania». E anche Michela Murgia (Accabadora, Einaudi) sottolinea che la cultura non può mai essere vista come un valore antitetico a quelli economici: «L’ho capito in questi giorni qui a Venezia, parlando con gli industriali veneti che organizzano il Campiello: esempio di un’economia che valorizza la cultura. Cosa che non si può certo dire di Berlusconi, di Tremonti o della Gelmini». Silvia Avallone, vincitrice del Campiello opera prima con Acciaio (Rizzoli), si spinge ad affermare che se non fosse stato per questo suo fortunato romanzo (tra l’altro, anche secondo allo Strega) probabilmente oggi sarebbe anche lei tra gli insegnanti precari che manifestano in piazza: «Mi sto laureando in Lettere perché da sempre sogno di insegnare nella scuola secondaria. Purtroppo gli amici che si sono laureati in questi ultimi tempi, mentre io rallentavo il ritmo degli esami per scrivere il romanzo, non sono riusciti ad approdare alla scuola, a causa dei tagli agli organici. Mi ritengo fortunata, perché grazie al mio libro sono riuscita a sopravvivere, inventandomi, per così dire, un altro lavoro. Ma mi chiedo che cosa sarà domani. Anche perché non ho rinunciato al mio sogno di diventare professoressa».

L’Unità 05.09.10

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“Bersani: la scuola non si tocca. Per risparmiare si cominci dalle province”, di A.G.

Forti critiche a Tremonti: non c’è nessun Paese al mondo che non investa sul sistema formativo. Chiesta anche maggiore comprensione per i precari: serviva istituire con urgenza un tavolo di crisi. Per l’Idv, invece, Gelmini è ‘mani di forbice’.
Le polemiche sulla scuola non lasciano indifferente la politica. Ad iniziare dal leader del primo partito all’opposizione Pier Luigi Bersani. Che però non si scaglia sul ministro dell’Istruzione, autore di dichiarazioni poco concilianti con le proteste estreme che stanno conducendo i precari della scuola in questi giorni: l’obiettivo numero di Bersani è il responsabile del ministero dell’Economia. “La critica che io faccio sulla scuola – ha detto il segretario del Partito democratico – non è tanto alla Gelmini, ma a Tremonti. Che fa tante interviste in cui parla di Marx, di Dio, della patria e della famiglia, ma il cacciavite non lo sa usare”. Il segretario del Pd ha aggiunto, sempre rivolto al ministro del Mef: “Non c’è nessun Paese al mondo che non investa sul sistema formativo: se vuol far qualcosa comincia ad abolire dieci province”.
Bersani chiede anche maggiore comprensione per quelle migliaia di supplenti che mai come quest’anno rischiano di ritrovarsi senza lavoro. Per loro rimane solo l’indennità di disoccupazione. “Non sto dicendo di fare sanatorie, ma – ha aggiunto rivolgendosi direttamente al Governo – chiamate i precari a un tavolo di crisi. Non ci sono ammortizzatori sociali per loro e allora bisogna almeno cercare di capire come fare per questa gente”. Poi, Bersani ha concluso criticando la riforma Gelmini: “Da questa riforma l’istruzione tecnica non mi pare affatto potenziata”.
Nella stessa giornata, molto polemico noi confronti del Governo è stato anche Massimo Donadi, presidente dei deputati dell’Italia dei Valori, che attacca il ministro dell’Istruzione: “‘Gelmini mani di forbice’. Peccato – osserva in il rappresentante dell’Idv – non si tratti di un film di Tim Burton, ma della realtà”.
Per Donadi si tratta di “un ministro che taglia con affilate forbici le risorse alla scuola pubblica, attirandosi le ire, tra gli altri, dell’Avvenire. Questo governo ha massacrato la scuola pubblica, licenziando migliaia di insegnanti, lasciando a casa decine di migliaia di precari, pregiudicando il diritto all’istruzione delle giovani generazioni. La Gelmini – conclude l’esponente dell’Idv – è una calamità per la scuola e la sua riforma deve essere cambiata al più presto”. Una richiesta che, alla luce della determinazione con cui il responsabile del Miur sta realizzando tagli e riforme, molto difficilmente potrà esaudirsi. Almeno nell’immediato. E sempre Governo permettendo.

da tecnica della scuola 05.09.10

Governo a casa e prepariamo l'alternativa. Come in tutte le democrazie

“In tutte le democrazie del mondo l’opposizione vuole mandare a casa il governo e, nello stesso tempo, preparare una alternativa. Quello che non c’è in nessuna democrazia del mondo è un capo del governo che, invocando il consenso
che ha, forza le regole a suo piacere. Lo si vede bene dalla riaffermazione da parte di Berlusconi di una legge elettorale che consente di nominare i parlamentari e impedisce ai cittadini di sceglierli davvero. Quanto al processo breve a noi interessa poco se sarà o no nei cinque punti. A noi interessa che non diventi legge dello stato italiano”.

Lo afferma il segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani commentando le parole di Silvio Berlusconi di oggi in un videomessaggio in cui prima ha ribadito che nei 5 punti su cui chiederà la fiducia non ci sarà il processo breve, ma poi parlando di un agosto in cui solo lui ha lavorato (!!) mentre l’opposizione “era indaffarata nelle chiacchiere. Per favore, la piantassero di fare tanto baccano e pensassero piuttosto al loro vuoto di idee, di programmi e di leader” Come se non bastasse ha difeso il porcellum la legege elttorale che per lui rispetta il principio della democrazia liberale. Di questa legge elettorale – super criticata dalla sinistra – certo non si può dire che non rispetti il principio basilare della democrazia liberale: e cioè che il popolo sia sovrano. In Italia infatti, – insiste il presidente del Consiglio – grazie a questa legge, è finalmente il popolo che con il suo voto al contrario di quanto succedeva prima, decide chi sarà il presidente del Consiglio, quali saranno le alleanze di governo e quale sarà il programma che il governo e la maggioranza parlamentare si impegnano a realizzare”.

Rosy Bindi presidente dell’Assemblea nazionale del PD, avverte: “Quelli di Berlusconi sono proclami ad uso interno, non parlano al paese e soprattutto non parlano dei veri problemi del paese. Ma per quanto si sforzi di coprire la profonda spaccatura della maggioranza e i disastri provocati dal governo, confermati dal malessere della scuola e dal dramma della disoccupazione crescente, Berlusconi finisce per certificare la propria impotenza politica. Non a caso Bossi ormai lo definisce un leader dimezzato e Fini, cofondatore del Pdl, ha imboccato una strada diversa. La verita’ è che Il Cavaliere è sempre più solo. Noi non siamo più’ disposti a tollerare nuovi strappi alle regole, la continua delegittimazione delle
istituzioni e del sistema parlamentare, gli attacchi alla magistratura e gli insulti all’opposizione. Ma soprattutto non accettiamo che venga stravolto il senso della sovranita’ popolare, che si minacci il ricorso alle urne per regolare conti interni e intimidire chi dissente, che si usi una vergognosa legge elettorale per modificare la Costituzione. La proposta del Pd è chiara e l’abbiamo ripetuta più’ volte in queste settimane: costruire con il nuovo Ulivo, l’alternativa di governo ma se il premier vuole la prova di forza per imporre una svolta presidenzialista noi siamo pronti a dialogare con tutti coloro che vogliono difendere la Costituzione e la democrazia”.

Maurizio Migliavacca coordinatore della segreteria nazionale del Pd attacca il risalto alle parole del premier “ripreso e rilanciato dalle sue televisioni e dal servizio pubblico, dimostra che la crisi all’interno del Pdl sta oscurando tutto il resto, impegnando il governo e la maggioranza in un dibattito politico dal quale sono esclusi gli interessi degli italiani.

La violenza verbale del capo del governo, ogni giorno più estrema per coprire le difficoltà e tentare di scaricare le responsabilità su qualcun altro, dimostra nello stesso tempo che egli si sente, come dice Bossi, un leader dimezzato. Ma la verità non può essere nascosta a lungo: è sotto gli occhi degli italiani, è nella realtà di tutti i giorni. E Berlusconi tenta di esorcizzare il suo fallimento ricorrendo al solito ritornello del ribaltone e della magistratura. Ma questo non è più il momento degli slogan e dei giochini: per il bene del paese bisogna davvero affrontare i problemi. Il capo del governo venga dunque in Parlamento, dove certo non avrà solo un regista e un cameramen compiacenti che gli aggiustano le luci, venga alla Camera e al Senato a dire se ha ancora una maggioranza, a presentare i suoi programmi e a discuterli”.

www.partitodemocraticom.it

Modena: «Allarme mancano troppi insegnanti»

L’assessore Malaguti: «Materne, il ministero non risponde a richieste indispensabili ». Non sembra poter iniziare tranquillamente questo nuovo anno scolastico, colpito dai tagli del ministero e squassato dalle incessanti polemiche. E anche a Modena l’atmosfera è incandescente . «Il ministero dell ‘Istruzione — afferma l’assessore provinciale all’istruzione Elena Malaguti — ha assegnato solo un terzo degli insegnanti richiesti per rispondere ai bisogni del prossimo anno scolastico e lo ha fatto comunicandolo in modo incompleto, tardivo e frammentario, determinando così una programmazione dell’ offerta nformativa degli enti locali non rispondente alle esigenze delle scuole e delle famiglie» . Le dure parole dell ‘assessore arrivano al termine della conferenza provinciale di coordinamento per il sistema integrato, allargata a tutti i Comuni del territorio, che si è svolta ieri, per discutere proprio delle assegnazioni di insegnanti.
La conferenza ha sottolineato come da questa situazione a rimetterci siano particolaremente le scuole d’infanzia, che risultano le più penalizzate : «Avevamo indicato un’esigenza minima di 16 nuovi insegnanti — ricorda l ‘ assessore — ma di fronte alle difficoltà poste dal ministero avevamo ridotto la richiesta, pur con rammarico, a quattro ritenuti indispensabili: due a Pavullo, uno a Carpi, l ‘altro a Medolla . Nell’ultima assegnazione di un’ottantina di insegnanti in regione nell ‘ organico di fatto, per Modena ci sono nove docenti di cui solo due per la scuola dell’ infanzia statale, gli altri sono destinati allo sdoppiamento di classi numerose . E dire che le quattro richieste indispensabili — spiega l ‘assessore Malaguti — erano emerse in modo collegiale da un elenco di priorità comuni e condivise anche dal dirigente dell ‘Ufficio scolastico provinciale componente della Conferenza».
«La conferenza di coordinamento — attacca Malaguti — ha quindi ribadito la richiesta dei due insegnanti mancanti, oltre a
lamentare comunque l’incompletezza della dotazione del corpo
docente nel suo complesso, con il Governo che per Modena ha risposto solo a un terzo, appunto, delle richieste avanzate dalla Regione in accordo con gli enti locali ». Ma Roma viene anche accusata di scarsi tempismo e chiarezza nella trasmissione delle notizie. «La comunicazione frammentaria e tardiva di questa dotazione aggiuntiva, inoltre, ha anche privato Provincia, Comuni e autonomie scolastiche degli strumenti per un razionale e proficuo utilizzo delle pur scarse risorse e per ottimizzare la qualità del servizio scolastico, anche al netto dei tagli operati dal Governo» .

Il Resto del Carlino 04.09.10