.Campeggio Il Sole – Riforma dell’Università
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"Da professore dico: Giovani via dall'Italia", di Paolo Guiotto*
Finalmente la singolare protesta in atto in molte Università italiane è uscita dalle «mura» degli Atenei e ha cominciato a prendere posto nel dibattito pubblico. Come molti colleghi, anch’io ho dolorosamente scelto di non insegnare il prossimo anno accademico e vorrei condividere le mie motivazioni che, credo, siano quelle di molti. Da oltre 12 anni insegno analisi matematica nelle Facoltà scientifiche dell’Università di Padova. Ho insegnato a Matematica, Fisica, Ingegneria e Informatica, inizialmente svolgendo esercitazioni nei corsi e successivamente assumendomi la responsabilità di corsi interi. Ho insegnato e sono tutore per gli studenti della Scuola Galileiana, la “Normale” di Padova, la scuola di eccellenza che ogni anno vede qualche centinaio di giovani concorrere per 24 posti tra discipline umanistiche e discipline scientifiche. L’insegnamento all’Università è parte integrante dell’attività di ricerca. Anzitutto nei corsi più avanzati, dove si insegnano tematiche di ricerca e si avviano i giovani più promettenti a questa difficile attività professionale. Ma anche nei corsi di base, perché sono il primo impatto con uno studio che richiede un rigore ed un approfondimento straordinari. Perché il metodo scientifico richiede rigore e precisione, richiede che ogni tesi sia sostenuta da argomentazioni razionali. Ogni anno si ha una gratificazione immensa nel conoscere nuovi giovani che sono curiosi, motivati e appassionati in quello che fanno. E a noi tocca il delicato compito di orientare quest’energia, stimolarla, farla crescere, trasformarla in creatività scientifica. Non c’è una ricetta, c’è tanta passione che molti ricercatori e professori mettono in questo lavoro, spesso denigrato dalla faciloneria qualunquista di chi pensa che dispensiamo solo titoli di studio. Arriva poi un giorno, arriva sempre. Arriva poi il giorno che un giovane in gamba ti chiede: «Io vorrei continuare a studiare, fare il dottorato, fare ricerca nella vita; mi può dire quali prospettive ci sono?». Conoscendo la situazione, si entra in conflitto tra l’amore per il proprio Paese e le aspettative dei nostri giovani migliori. Vorresti poter dire che le opportunità da noi ci sono. Ma se sei onesto con te stesso e con la persona che hai di fronte sai che non puoi rispondere così. Perché, ad oggi, questa è la verità. E non è dettata da un assunto politico o da una ragione teorica. La realtà è quella che conosci per l’aver visto che fine hanno fatto i migliori studenti dopo 10 anni dalla loro Laurea. Qualcuno ha scommesso sul cavallo giusto, è andato all’estero, chi in Francia, chi in Inghilterra, chi negli Stati Uniti. Nelle migliori Università, giacché la qualità della nostra formazione universitaria all’estero è riconosciuta. E queste persone lo dimostrano. Qualcun altro ha scommesso sul cavallo sbagliato: restare in Italia. Ha fatto il dottorato (3 anni), poi una borsa post-dottorato (2 anni), poi magari un assegno di ricerca (2+2anni). Nel frattempo ha pubblicato, magari su riviste internazionali, magari anche ricerche importanti, citate da altri, riconosciute. Eppure, passata una decina di anni dalla Laurea, il Paese non è stato in grado di riconoscere la qualità di questa persona. E allora, per onestà, ho cominciato a dire: «Vai via! Vai all’estero!». A tutti. Non sono contento di questa scelta. Ma trovo moralmente disonesto illudere un giovane. M’immedesimo in lui/lei perché anch’io ci sono passato, e non lo trovo giusto. In questo periodo ricevo ogni giorno qualche mail da un ex studente/ssa che ora vive e lavora all’estero, che a suo tempo ha fatto la scelta di andarsene. Così come vedo di tanto in tanto giovani promettenti che hanno fatto la scelta sbagliata, rimanendo in Italia. Lascio al lettore immaginare le mie emozioni di gioia e di tristezza. Noi protestiamo, e credo di interpretare un comune sentire, perché vogliamo un Paese che sappia valorizzare i suoi figli migliori, non uno che li illuda, come sta facendo il Governo con la riforma Gelmini.
*Università di Padova
L’Unità 25.07.10
"Giovani a scuola di politica fra caso Vendola e realtà", di Concita De Gregorio
Dice Nichi Vendola, in procinto di partire per Bertinoro dove stasera – alla scuola «Democratica» – parlerà di religione, che «nella grande area del Pd» sente «una forte onda emotiva». Vendola parla così, è anche per questo che piace molto a chi ha meno di trent’anni e poco o pochissimo a chi ne ha parecchi di più. Non è solo un fatto anagrafico, naturalmente. Scarta sempre di lato, o avanti: va su un altro piano. Gli domandi cosa pensi della reazione dei leader del centro sinistra alla sua candidatura alla guida della coalizione – la gamma va da dispetto a ostilità passando per prudenza – e risponde che sente una forte onda emotiva. Non si riferisce ai vertici, evidentemente. Parla delle persone che incontra. Dice che c’è «molta passione» fra i ragazzi. Gli domandi se non sia stata prematura, la sua candidatura, visto che le primarie non sono proprio alle porte e considerato che il risultato ottenuto è stato per ora di farsi attaccare da destra e da sinistra e risponde che «la forza del centrodestra sta nella debolezza del centrosinistra». E’ lì che c’è da fare, a saldare i pezzi della sinistra. D’altra parte «i massacri mediatici organizzati scientificamente dal centrodestra, che mette in campo pool di persone e di giornali che attraverso collaborazionisti sul territorio – fabbricanti di falsi dossier, li sappiamo all’opera – cercano di demolirti, sono momenti di crescita». Momenti di crescita, li definisce: rafforzano.
Esiste un caso-Vendola, a sinistra. Tutti ne parlano. Di Pietro gli ha dato lo stop, certamente pensando alla possibile erosione del suo bacino elettorale e probabilmente alla sua stessa più che probabile candidatura. Con D’Alema è un dialogo per così dire difficile da antica data, le vicende delle primarie pugliesi non hanno aiutato. Bersani è il segretario in carica e si capisce che si irriti se qualcuno si alza e dice: corro anch’io. Del resto non c’è neppure la pista, al momento, e i problemi del paese effettivamente sono altri. Basta sfogliare le cronache. Veltroni lo ha invitato a Bertinoro e allora ecco che subito riparte la ridda dei sospetti: nuove alleanze, nuove strategie per rimescolare le carte a sinistra? Pippo Civati, in campeggio coi giovani democratici in Emilia, lo ha elogiato dopo un incontro alle Fabbriche e ora parla di «generosità in politica»: è stato iscritto d’ufficio tra i neovendoliani. Le cose non stanno così, le cose – fuori dai palazzi romani – non stanno mai come le racconta chi è schiavo dell’antica logica del nemico interno: la logica per la quale è sempre più urgente annientare il presunto rivale domestico anzichè mettere insieme le forze per sconfiggere chi occupa disastrosamente l’altra metà campo. Anche i giornali, con le semplificazioni derbistiche, non aiutano – lamenta Civati.
Proviamo a vedere cosa sta succedendo in questi giorni. Alcune centinaia di giovani appassionati di politica anzichè andare in vacanza hanno deciso di spendere qualche soldo e molto tempo a pensare il futuro. Succede nel Pd. C’è la scuola di Democratica a Bertinoro, di cui Veltroni va fiero, dove centinaia di ragazzi (non tutti Pd, ce ne sono di Sinistra e Libertà, dell’Idv, cattolici e radicali) parlano in queste ore di diritti e religioni.
«I ragazzi si appassionano ai grandi temi del presente, più difficilmente alle correnti di partito. Chiedono unità e visione. Hanno la passione che serve per dare nuove risposte. L’investimento da fare è questo», diceva Veltroni alla vigilia del seminario. Pippo Civati, in campeggio a pochi chilometri da lì con altre centinaia di giovani: «Detesto le logiche di quelli che a tavolino traggono conclusioni tipo ‘due scuole vicine dunque rivali’, non c’è nessuna conflittualità, ce ne dovrebbero essere cento in tutta Italia di iniziative così e decine ce ne sono: in Lombardia, in Sardegna, al Sud. Detesto quelli che se dico che Vendola ci offre una grande occasione di confronto mi additano come il traditore: non abbiamo bisogno di duelli ma di condivisione, la felicità non esiste se non è condivisa, anche la politica funziona così. Il nostro motto qui al campeggio è: alla pari. Non chiediamo la provenienza di nessuno, chiediamo ai ragazzi di mettersi a disposizione. Solo con la generosità potremo sonfiggere il berlusconismo: solo offrendo la proposta di un modello positivo, diverso dalle battaglie di potere, un modello in cui le persone sappiano e vogliano collaborare. Questo chiedono i giovani che vedete qui». Questo dicono anche i venti-trentenni di diverse provenienze che Francesca Fornario ha chiamato a collaborare in un gruppo di lavoro sui temi concreti: la bioetica, i diritti, il lavoro, lo sviluppo sostenibile, le energie, lo studio. Ne abbiamo sentiti alcuni, trovate le loro parole in queste pagine: militano nel Pd e nell’Idv, nel movimento Cinque stelle e in Sinistra e libertà. Si trovano a fare volantinaggio insieme. Lavorano ad iniziative comuni. Non hanno nessun interesse alla battaglia per la leadership per le primarie: certamente non adesso. «Continuare a combattere tra di noi è l’unico modo sicuro per far restare Berlusconi al potere a vita», dice uno di loro. Troppo semplice? Ingenuo? Pensateci. Mettetevi nei panni degli elettori, anche, non è difficile, ciascuno di noi lo è.
La «bella politica», abbiamo sentito nelle scuole e nei campeggi in questi giorni, è quella che sarà capace di fare “Punto e a capo” con le cricche, le P2 e le P3 – giusto ieri il Pd ha chiesto una commissione d’inchiesta, questo giornale vi parla di P2 da mesi, direi da sempre. E’ quella capace di voltare pagina e di superare le logiche di condominio di chi per far dispetto al vicino demolisce le scale di casa.
Apro il blog di Civati: «Ho chiesto e ripetuto – anche a Bari, Vendola presente – di evitare questo clima da spareggio, che non è utile a nessuno. La candidatura di Vendola fa bene al centrosinistra. Non ho mai escluso che possano essercene altre, però. Né che la ricerca del candidato si esaurisca ora. Mi auguro che il confronto avvenga sull’idea di “Paese” e non sull’idea di “cordata”. E che non ci siano “reazioni” da parte di nessuno, ma “azioni” da parte di tutti». Apro quello di Vendola, parla di Fiat: «Siamo di fronte a scelte che mettono in discussione la credibilità del piano industriale della Fiat e del suo management. Tutto questo mentre siamo di fronte alla vera emergenza nazionale dell’Italia: la perdita ogni giorno di migliaia di posti di lavoro, il quotidiano passaggio di migliaia di famiglie da una vita dignitosa alla povertà».
L’Unità 25.07.10
”Centro Documentazione Donna, basta demagogia” Lettera aperta di Manuela Ghizzoni ad Andrea Leoni
Alla ricerca di un facile plauso, il consigliere Leoni parte lancia in resta nel denunciare le risorse erogate dal Comune di Modena al Centro Donna (28.335 euro) come un deprecabile spreco e nell’invocare lo storno delle medesime risorse ad asili e case protette.
Ma è davvero uno spreco sostenere chi porta avanti la ricerca sui temi della differenza di genere e delle pari opportunità tra uomo e donna? Forse al consigliere sfugge il divario retributivo, nella carriera professionale e nel protagonismo sociale e politico che ancora oggi si registra nel nostro Paese tra uomo e donna? Forse il consigliere dimentica il dilagare dello stalking e la recrudescenza di femminicidi, su cui si è impegnata anche la ministra Carfagna? Evidentemente per Leoni è superfluo che a Modena esista – anche grazie al contributo del Comune – un luogo che con la propria attività di ricerca e formazione contribuisce ad affermare che la dignità della donna è punto qualificante della dignità umana. E proprio perché in momenti di crisi le fragilità umane emergono con vigore, anche attraverso la negazione di diritti acquisiti e di traguardi raggiunti, si deve continuare a sostenere quelle strutture territoriali che assicurano alle donne attenzione e rispetto.
Per instillare l’idea che il Centro sia un “covo” ben orientato politicamente, Leoni non rinuncia poi a mistificare la realtà, dimenticando di citare la partecipazione di autorevoli rappresentanti del centrodestra (Bertolini, Severi, Zagnoli, Orlandi) a diversi appuntamenti organizzati dal Centro, che non è mai venuto meno al rispetto della pluralità delle opinioni. Forse propugnare una realtà deformata è abito comune nel centrodestra, ma di certo così si fa tradimento all’onestà intellettuale.
Palese è poi il fastidio del consigliere Leoni agli studi che il Centro Donna ha dedicato al contributo delle donne alla Resistenza. Oltre ad un ovvio pregiudizio per un fenomeno, quello resistenziale, su cui poggiano saldamente i valori della Carta Costituzionale, Leoni pare ignorare che la Resistenza rappresenta uno dei tornanti fondamentali nella conquista dei diritti sociali, politici e civili da parte delle donne. Ma forse è proprio questo che non piace a Leoni.
Infine, sulla proposta di investire – come sempre ha fatto Modena – nei servizi alla persona, come auspica Leoni, ci aspettiamo allora un impegno dall’autorevole esponente del PDL per convincere il Governo a cambiare la manovra, che taglia i trasferimenti agli enti locali e azzera il Fondo per la non autosufficienza: evidentemente, la coerenza tra annunci e azione politica non è il suo forte”.
La Gazzetta di Modena 25.07.10
"P3, il Pd chiede la commissione d´inchiesta", di Elsa Vinci
Il Pd chiede una commissione d´inchiesta sulla P3. Rosy Bindi, presidente del partito, ieri ha annunciato una proposta di legge per una commissione parlamentare. Le inchieste giudiziarie sulla loggia continuano tenere banco nel dibattito politico, soprattutto dopo il monito di venerdì del presidente della Repubblica Napolitano. «Non può cadere nel vuoto», dice la Bindi. «La magistratura farà la sua parte per accertare le responsabilità personali e deve essere lasciata lavorare in autonomia – prosegue la vicepresidente della Camera – ma se vogliamo evitare – come chiede Napolitano – un pericoloso massacro delle istituzioni, è necessario che il Parlamento faccia la sua parte. Per comprendere le cause e le dimensioni del degrado della vita politica, le finalità di pratiche illegali e opache che inquinano la vita pubblica».
Rosy Bindi annuncia quindi che presenterà «nei prossimi giorni una proposta di legge per una commissione parlamentare sulla cosiddetta P3». E´ indispensabile, per la presidente del Pd, che «la politica dia una prova di autonomia e consapevolezza, assumendo la responsabilità di una severa riflessione su inquietanti degenerazioni». Anche Enzo Bianco chiede il bis della commissione Anselmi che indagò sulla P2 di Licio Gelli. «Martedì prossimo – dice – presenterò al Senato un ddl per istituire una commissione bicamerale».
Il Pdl liquida la proposta. Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, dichiara: «Lasciamo lavorare la magistratura nella normale dialettica tra accusa e difesa». Fa dell´ironia il ministro per l´Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi: «Più che una commissione serve un regista. La trama c´è, i personaggi pure, sarà la commedia del secolo». Reagisce Emanuele Fiano, presidente del Forum sicurezza del Pd: «Sconcertanti le parole del ministro Rotondi. Minimizza una vicenda che indigna il paese».
Il bis della commissione Anselmi non è attuabile per Di Pietro. «Ma siamo seri – dice – ve li immaginate Verdini e Cosentino che si autocondannano in Parlamento? E´ certo che si autoassolverebbero. La commissione sarebbe più appropriata al termine dell´inchiesta della magistratura e sulla base degli atti processuali». Il leader dell´Italia dei Valori propone di dividere il campo in due: da una lato il partito dell´illegalità a struttura e vertice piduista, dall´altro il partito della legalità. «Il mio è un invito a Bersani e Fini: facciamo una coalizione nuova. Sia chiaro, però, che il mio campo resta quello del centrosinistra».
A palazzo di giustizia si apre una settimana di interrogatori. Sulla P3, sui tentativi di condizionare nomine e appalti, saranno ascoltati come indagati Denis Verdini, coordinatore del Pdl, e il senatore Marcello dell´Utri. Pasquale Lombardi, arrestato con Flavio Carboni e diventato noto come “l´uomo che sussurrava ai giudici”, intanto è stato trasferito da Roma al carcere milanese di Opera.
La Repubblica 25.07.10
L’on. Manuela Ghizzoni commenta i dati relativi all’economia carpigiana e interviene sulla manovra alla Camera in questi giorni.
“Serve una politica industriale anticiclica e non una manovra che punisce solo i ceti più deboli e gli enti locali e non prevede nessuna misura per crescita e sviluppo”.
“I dati forniti dalla Giunta in questi giorni – ha dichiarato la parlamentare Manuela Ghizzoni, commentando le dichiarazioni in Consiglio comunale dell’assessore Morelli – collocano anche Carpi negli scenari nazionali e internazionali, decisamente critici”.
L’assessore all’Economia Simone Morelli, rispondendo a un’interrogazione del consigliere Marco Bagnoli, ha sottolineato infatti come il tasso di disoccupazione a Carpi sia in crescita, soprattutto tra i giovani e le donne, così come il ricorso alla cassa integrazione. Nel primo trimestre 2010 le imprese cessate sono state più di quelle avviate: quelle attive sono risultate 1632 contro le 1695 del primo trimestre 2009.
“Il Comune, nonostante le riduzioni dei trasferimenti di questi anni, ha approntato tutte le misure possibili, in particolare nel campo della formazione e agendo sul sostegno al credito – afferma la deputata carpigiana – ma è evidente che la crisi va combattuta con politiche nazionali anticicliche”.
“La recessione che ha colpito l’economia mondiale, innescata dalla crisi finanziaria esplosa nell’agosto del 2007, è eccezionale per entità, rapidità e diffusione – spiega Ghizzoni – ma gli altri governi, nell’ambito di interventi economici pur pesanti hanno comunque avviato politiche per la ripresa investendo anche nella scuola e nell’università, mentre in Italia la manovra che arriva in questi giorni alla Camera è priva di qualsiasi progetto per il futuro del Paese, poiché non prevede alcuna misura per crescita e sviluppo, ma impone solo tagli ai danni dei più deboli”.
“Ci sarà peraltro impedito di discuterla perché verrà blindata con la fiducia – conclude la deputata – e le nostre proposte non verranno nemmeno prese in considerazione. Non contestiamo la necessità della manovra ma la sua iniquità che ne fa ricadere il peso solo sui ceti più deboli, gli enti locali ed il mondo del lavoro”.
“Abbiamo avanzato una serie di emendamenti volti a orientare la manovra nel senso di una maggiore efficacia, equità e capacità di sostenere la crescita dell’economia. Ad esempio, le nostre proposte vogliono contrastare l’attacco del Governo sferrato contro la scuola e l’università e contro i loro lavoratori, anche precari, e prevedono interventi strutturali per la ricerca e il trasferimento tecnologico, quali il credito d’imposta per le imprese che investono in questi settori e il rifinanziamento del fondo istituito dal Governo Prodi a vantaggio della ricerca di base e applicata per l’innovazione di prodotto e di produzione. Provvedimenti che per il nostro distretto sarebbero fondamentali (pensiamo alla crisi della meccanica) – continua Ghizzoni – E’ possibile migliorare i conti pubblici e allo stesso tempo stimolare la crescita: ma per farlo, oltre alle misure di sviluppo, è necessario riformare la politica fiscale, per ridurne il peso sui contribuenti deboli e quelli leali e per rendere efficace la lotta all’evasione fiscale”.
“Allo stesso tempo è necessario alleggerire la manovra su Comuni e Regioni, attraverso una più rigorosa azione di contenimento della spesa dello Stato centrale e ricavare così risorse anche per sostenere lo sviluppo – conclude Ghizzoni – di tutto questo non ci sarà traccia nella manovra perché è mancato ogni confronto e verrà fatta ingoiare ai deputati ed al Paese con l’ennesimo ricorso alla fiducia”.
L'Italia si riunisce a Torino
Sarà a Torino la terza Festa Democratica nazionale. Scelta quella che fu la prima capitale d’Italia alla vigilia dei 150 anni dell’unità. Carlo Lucarelli coordinerà i dibattiti serali. Ci saranno ministri, politici,cariche istituzionali e sindacati. E Berlusconi? Bersani: “Io lo sto invitando in Parlamento. È due anni che non viene. Se lo incontro in Parlamento lo invito anche alla Festa”.
L’Italia si riunisce a Torino. È il nome della terza Festa Nazionale del Pd che quest’anno si terrà a Torino in Piazza Castello e nei Giardini Reali dal 28 agosto al 12 settembre. Una scelta mirata a ricordare l’anniversario dell’Unità d’Italia:150 anni in 15 giorni. A presentare la festa, Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, Lino Paganelli, responsabile della Festa e Carlo Lucarelli, scrittore e conduttore televisivo, a cui è stato affidato il coordinamento dei dibattiti serali.
“C’è un filo logico che unisce la politica e la cultura che saranno al centro della Festa di Torino” ha esordito Bersani. “Quale unità per questo Paese? Sì, perché il concetto di unità è un problema per il Paese. Divari territoriali, divari sociali con la crescita della forbice tra i salari, divari politici e la disaffezione dalla politica” sono all’ordine del giorno.
Sarà proprio con la Festa Democratica che il Pd si porrà il suo obiettivo di dare un’idea nuova dell’unità della nazione. Da un lato attraverso uno modo più fresco e nuovo di discutere di prospettive e di orizzonti, dall’altro attraverso la proposta politica alternativa.
“La nostra sarà una Festa aperta, perché vogliamo poter aprire un confronto su una fase delicata per il paese, peraltro alla ripresa autunnale. Abbiamo invitato i presidenti di Camera e Senato, molti ministri di questo governo, i segretari e i leader di tutte le forze politiche nazionali. Noi non celebriamo l’unità nazionale. Noi vogliamo affrontare questo tema in termini di sfida, perché oggi l’unità nazionale è un problema. Per sedici giorni, la Festa sarà il luogo principale della politica italiana” ha continuato Bersani.
E Berlusconi sarà invitato? Lo ha domandato una giornalista durante la conferenza stampa. “Io Berlusconi lo sto invitando in Parlamento – ha risposto sorridendo Bersani – è due anni che non viene. Se lo incontro in Parlamento lo invito anche alla Festa. Ma se non viene prima in Parlamento, io non me la sento di invitarlo alla Festa”.
La presentazione della Festa Democratica è stata anche l’occasione per rispondere alle domande dei cronisti sull’attualità politica e restituire al mittente l’accusa del premier sull’opposizione che fa solo chiacchiere. Per Bersani “le chiacchiere sono le sue. Sono anni che fa chiacchiere a cominciare dallo slogan ‘meno tasse per tutti’. Respingo al mittente questa propaganda di bassissimo profilo”.
“Quanto sta accadendo è il segnale che questo governo non ha un orizzonte davanti. Sul tema democratico si assiste alla perdita di coesione delle forze di maggioranza e del governo, che mette l’Italia di fronte al seguente dilemma: ma noi per quanto tempo andremo avanti con un governo che non riesce ad affrontare i problemi?”.
Facendo un’estrema scrematura delle necessità più impellenti per il Paese, Bersani ha parlato di riforma elettorale e di riforma fiscale. Una soluzione potrebbe essere un “governo di transizione con un programma limitato: per fare la riforma elettorale e la riforma fiscale. Dopo di che si deve aprire una fase nuova”. Nessuno parla o ha mai parlato di larghe intese. “Serve un esecutivo che parta dalla presa d’atto che bisogna favorire un passaggio. La transizione deve essere l’uscita da un vecchio film”. Il film di Berlusconi.
Nell’introdurre la conferenza stampa, Lino Paganelli ha parlato della scelta di Torino come sede ideale della terza Festa Democratica nazionale. “Avremo 2000 feste in tutta Italia. Torino è l’unica realtà è previsto un calendario di iniziative per l’Unità d’Italia per tutto il 2011. A Torino, per ricordare le radici di questo Paese, noi saremo nel cuore della città, in luoghi pregiati come Piazza Castello e i giardini reali”.
La politica che riprende il centro della scena dopo le vacanze è un aspetto classico delle feste tanto quanto la gastronomia e la cultura, gli spettacoli e la musica, è troverà la sua collocazione nei dibattiti delle ore 18 e delle ore 21. Il primo spazio sarà prettamente politico, il secondo “non prevedibile” per usare un espressione di Carlo Lucarelli. “Si parlerà di sapere, scuola, lavoro, di guerra e pace. Di 150 anni di valori evoluti nel bene e nel male attraverso testimonianze, lezioni aperte e punti di riflessione. Ma non in modo prevedibile” ha dichiarato il famoso “giallista”.
A.Dra
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