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"Un Paese immerso nella palude", di Michele Ainis

L’Italia che s’accinge a celebrare un secolo e mezzo di storia nazionale è diventata una palude, uno stagno d’acque limacciose nel quale siamo immersi fino al collo. Scorri le cronache che incalzano giorno dopo giorno, e t’accorgi che nessun ceto sociale, nessuna categoria professionale è fuori dalla melma. Ci trovi dentro il poliziotto e il giudice, l’imprenditore e il generale, il direttore della Asl così come il prefetto, il banchiere, il professore. E ovviamente il politico di turno, con le sue mani rapaci. Tutti affaccendati in faccende deplorevoli ma ben retribuite, e infatti il faccendiere ormai incarna il mestiere con la maggiore schiera di seguaci.

Tu vedi che l’Italia è questa, ma sai pure che non è soltanto questa. All’università imperversano piccoli baroni (fateci caso: in genere sono anche bassi di statura), ma i più insegnano, studiano, scrivono, non passano tutto il proprio tempo a imbastire trame e organigrammi.

Succede lo stesso negli ospedali, nei tribunali, negli studi professionali, nelle aziende. Succede tra le forze dell’ordine, al di là di qualche mela marcia. Proprio ieri 300 arresti hanno decapitato la ’ndrangheta dal Sud al Nord della penisola, dopo i colpi già andati a segno contro la mafia e la malavita organizzata. E allora perché mai il presidente del Consiglio, invece di menarne vanto, difende ora Brancher ora Verdini ora Cosentino, vittime a suo dire d’un furore giacobino? Ma soprattutto: perché noialtri giriamo gli occhi altrove? Da quando abbiamo perso ogni capacità reattiva? Per quale ragione non riusciamo a espellere il furbetto della stanza accanto, e anzi lo guardiamo con ammirazione? A che si deve questo sonno collettivo?

La risposta suonerà forse impietosa, ma è da qui che dobbiamo cominciare. Se gli onesti camminano per strada a mani alzate, ciò accade perché sono un popolo sconfitto. L’Italia del malaffare è anche l’Italia dei potenti, di chi ha vinto la partita. E alle nostre latitudini i potenti sono immarcescibili, hanno bevuto l’elisir di lunga vita. Al massimo accettano di scambiarsi le poltrone, come nel gioco dei quattro cantoni. Capita fra i membri delle authorities come nei consigli d’amministrazione, nelle regioni, nei gabinetti ministeriali. È quest’antica confidenza col Palazzo che li fa sentire onnipotenti, al di sopra della legalità costituita. Ed è al contempo quest’esempio che indebolisce la nostra tempra collettiva. Sai che puoi farti spazio nella vita soltanto per graziosa concessione del sovrano, e sai inoltre che il sovrano applica regole diverse da quelle stampate sulle Gazzette ufficiali.

Insomma la questione legale è figlia d’un paese bloccato, senza ricambio nelle sue classi dirigenti. E dunque senza premio per i meriti, né castigo per i demeriti. Un paese dove il tuo destino dipende dal certificato anagrafico che hai ricevuto in sorte, oppure dalla benevolenza dei potenti. Questa sciagurata condizione tradisce la promessa di riscatto per i deboli conservata nel principio d’eguaglianza sostanziale, il pilastro sul quale i nostri padri fondatori edificarono la Costituzione del 1947. E in secondo luogo tradisce l’ambizione su cui vent’anni fa sorse la seconda Repubblica.

Se il primo tempo delle nostre istituzioni restituì un’immagine pietrificata, con un partito al governo per 45 anni di fila, il secondo tempo avrebbe dovuto aprirci viceversa alla competizione, alla mobilità sociale, alla meritocrazia. Altrettante riforme mancate, progetti abbozzati e subito abortiti. Ma senza riforme non verremo mai fuori dalla nostra palude collettiva.

La Stampa 14.07.10

"Leghisti indagati per 'Ndrangheta", di Angela Camuso

Decine di politici locali di comuni dell’hinterland milanese, molti dei quali leghisti, tra cui un manipolo di sindaci e numerosi assessori e consiglieri locali sono indagati a Milano, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, finanche concorso in estorsione.
Era la scorsa primavera e la procura di Reggio stava da tempo intercettando i vertici della ‘ndragheta durante riunioni in alta montagna. Ed è così emerso che numerosissimi appalti edili per opere pubbliche, eseguiti o da eseguire in Lombardia, venivano decisi in Calabria da un organismo finora semi-sconosciuto della mafia reggina: la cosiddetta “Provincia”, quasi una cupola di Cosa Nostra, che si è scoperto avere ordinato anche una serie di omicidi commessi nel capoluogo lombardo come quello del boss Carmelo Novella, ucciso a luglio 2008, per impedire ai capi della ‘ndrangheta a Milano di organizzare autonomamente una propria “provincia” in Lombardia.
L’aspetto sconvolgente di entrambe le due inchieste è il grado di infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia lumbard.

L’Unità 13.07.10

Stragi naziste, il Pd: “Risarcire i familiari delle vittime”

Convertito in legge il decreto legge che sospende i risarcimenti. Ghizzoni e Miglioli: “Approvare rapidamente il disegno di legge del Pd che prevede l’equa riparazione”.
“Un’altra legge scandalosa, voluta dal centrodestra, che sospende di fatto i risarcimenti dovuti dalla Germania ai familiari delle vittime delle stragi naziste. Bisogna approvare rapidamente il disegno di legge, presentato dal Pd, che prevede un’equa riparazione a favore dei familiari delle vittime”. E’ quanto chiedono gli on. Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli, firmatari del disegno di legge presentato alla Camera da un gruppo di parlamentari democratici.

Oltre al risarcimento la proposta di legge prevede l’istituzione di un fondo a favore della conservazione della memoria storica di quegli eventi. Il fondo, nelle intenzioni dei firmatari della proposta, dovrebbe finanziare attività di ricerca storica, azioni di supporto alla manutenzione e custodia di opere dedicate alla memoria delle stragi e diffusione della conoscenza storica nelle scuole.

“Il disegno di legge – spiegano in una nota i due parlamentari del Pd – si propone di superare il grave ritardo scontato dalle inchieste, che nel passato ha pregiudicato l’esito delle indagini con evidenti difficoltà nell’accertamento delle responsabilità. Lo scopo è anche quello di chiamare le istituzioni a rispondere della riparazione del debito morale e giudiziario nei confronti delle vittime di stragi come quelle di Fossoli e di Boschi di Ciano, in provincia di Modena, di cui proprio in questi giorni ricorre l’anniversario”.

Scuola, Pd: ministero conferma riduzione tempo pieno per prime classi

Ghizzoni: Gelmini nasconde dati agli italiani. “I dati ci sono ma li tengono nascosti o meglio selezionano quelli di ‘maggiore interesse per una diffusione esterna all’amministrazione’. Una formula garbata per dire che il ministero rende pubblici solamente i dati utili alla propria propaganda”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, commenta la risposta del ministero dell’istruzione all’interrogazione sulla mancata pubblicazione, da parte del ministero, dei dati ufficiali sugli orari scolastici settimanali scelti dalle famiglie. “Non si comprende – aggiunge – perché vi sia tanta reticenza a diffondere i dati sugli orari scolastici ossia su quanto tempo i ragazzi stanno tra i banchi delle scuole. Evidentemente – sottolinea – questi dati smentiscono le cifre diffuse con enfasi nel maggio scorso dal ministro Gelmini sull’incremento del tempo pieno. E ne è conferma la risposta alla nostra interrogazione che è molto evasiva e che, invece di dare riscontri oggettivi, si limita ad esprimere giudizi. Ad esempio, a proposito delle classi funzionanti a 31-39 ore il ministero sostiene, senza però fornire alcun dato, che “esse hanno subito una modestissima riduzione”. L’unica cifra comunicata è quella delle “seicento classi prime a tempo pieno in meno rispetto all’anno precedente”, un dato che cozza platealmente con il presunto aumento del 2% per l’anno scolastico 2009/2010. Insomma, la risposta è pasticciata e dimostra la volontà del ministro Gelmini di continuare a voler nascondere agli italiani i fenomeni che interessano il sistema scolastico”.

"Edilizia, sparisce anche il Durc: la Destra apre alle imprese nate senza regole", di Laura Matteucci

Il Pdl approfitta della manovra per accelerare sul «fai da te». Monta la protesta contro la deregolamentazione in materia edilizia, che con l’abbandono dei permessi ambientali per costruire fa svanire anche il Durc, l’unico documento delle imprese di regolarità contributiva. E spunta pure l’archeocondono. Qualcuno nel Pdl (un’anima interessata?) l’ha preparato con cura: una sanatoria sotto forma di emendamento per chi possiede reperti archeologici illegittimamente.

Al Belpaese mancava solo questa. Il relatore di maggioranza, Antonio Azzollini, nega recisamente la sua esistenza, il Pd (che ne è in possesso) si appella al presidente Napolitano e annuncia: «Continueremo a vigilare affinché qualche manina non lo inserisca», dice Manuela Ghizzoni della commissione Cultura della Camera, che allega anche il testo dell’emendamento circolato in questi giorni dal titolo «Disposizioni in materia di emersione e catalogazione di beni archeologici, nonché revisione delle sanzioni penali». Perché è chiaro: «Così si autorizza il saccheggio delle necropoli e dei siti archeologici italiani».

Se l’archeocondono resta un’ipotesi devastante, in materia edilizia e dintorni quello che al momento non è stato ritirato è l’emendamento che trasfigura la Dia nella Scia, che non è più un’autorizzazione vera e propria con tanto di sanzioni per iniziare a costruire, ma una semplice comunicazione di avvio del cantiere. E che non prevede per i lavori privati, come invece faceva la Dia, l’obbligo di allegare il Durc, che il committente deve trasmettere all’amministrazione comunale, uno dei pochi strumenti in mano allo Stato per accertare la regolarità contributiva delle imprese edili. Tradotto: non solo sarà possibile costruire senza avere i permessi ambientali, ma pure evadendo allegramente (in qualche modo legittimamente) il fisco. Altro che lotta all’evasione fiscale sbandierata da Tremonti.

I sindacati ne chiedono l’immediato ripristino, e lo fa anche l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili, che tra l’altro domani si riunisce in assemblea davanti a Berlusconi. Le domande per lui da un settore continuamente mortificato saranno tante.

L’Unità 13.07.10

Se la P3 si mangia il PDL

Scandali e corruzione alla base delle manovre della maggioranza: indagati Cosentino, Verdini, Dell’Utri. E intanto è una rissa continua all’interno del Pdl. Bersani: “Siamo al capolinea di questa alleanza. La resa dei conti tra di loro è cominciata e non si fermerà”. Il Pd presenta un’interrogazione urgente per il Question time di domani in cui si chiedono le dimissioni di Cosentino e Calendo. Franceschini: “Se queste non arriveranno spiamo pronti alla mozione di sfiducia assieme a tutti quelli che la vorranno fare”
C’era una volta il governo del fare, il buon governo. Poi divenne il partito dell’amore. Parole, parole, parole. C’è, e per due anni c’è stato, un governo fallimentare che non ha saputo fare un bel nulla, che si è vantato di successi che non ha mai ottenuto e che ora, più che mai, è al centro di uno scandalo senza precedenti tra affaristi, corruttori e massoni. Un cricca avida di arricchirsi senza ritengo e senza rispettare nessuna legge. Siamo all’apice del berlusconismo?

Sono circa 12.000 le pagine di atti che sono stati depositati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli in previsione dell’udienza del Riesame di giovedì.

Intercettazioni, sempre quelle, che evidenziano un giro di affari sporchi legati a parlamentari, giudici e affaristi per condizionare le scelte degli organi costituzionali e la Pubblica Amministrazione.

Intercettazioni che hanno portato in carcere Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per associazione a delinquere, per corruzione e abuso di ufficio.

Intercettazioni che sono l’unico grande cruccio del premier Berlusconi. In questo caso non si parla di libertà di stampa o di garanzie per la privacy dei cittadini: in gioco c’è la sopravvivenza (se ancora fosse vivo) del governo Berlusconi e della sua maggioranza.

Un cricca che è stata ribattezzata P3, che cerca di “usare” la magistratura per i propri fini influenzando l’indagine sui lavori del G8. Nel registro degli indagati oggi spiccano due nomi nuovi accanto a Denis Verdini, coordinatore del Pdl: il senatore Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. Due nomi già noti…alle procure italiane. Per il primo l’accusa è di associazione a delinquere; per il secondo per associazione segreta.

Tranne per Cosentino, il punto d’unione degli indagati verte sulle intercettazioni fatte durante una cena del 23 settembre a casa di Verdini, dove parteciparono Dell’Utri, Carboni, Lombradi, Martino, il giudice Martone (che in seguito alle polemiche ha lasciato la toga) e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Cosentino non era presente alla cena ma il suo ruolo nel “gruppo” era legato alle candidature in Campania e ai tentativi di influenzare i giudici della Cassazione.

Una cena tra amici con un obiettivo fondamentale: fare pressioni sulla giudizio della Corte Costituzionale in merito al Lodo Alfano previsto per il 6 ottobre. Alla cena seguirono telefonate e altri incontri. Tra un secondo e un contorno, c’è sempre spazio per parlare delle candidature in Campania dove Caldoro andava ostacolato e dell’affare eolico in Sardegna dove servivano leggi specifiche e “lubrificazioni” varie.

E gli indagati oggi cosa rispondono? Il giudice Martone si è ritirato in pensione ribadendo “con forza di non aver mai fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale”. Flavio Carboni, già processato 28 volte e condannato una volta sola a 8 anni e sei mesi per bancarotta fraudolenta nel crac del Banco Ambrosiano, ha dichiarato: “sono il più assolto d’Italia. Ne uscirò pulito anche questa volta”. Verdini è stato perentorio: “non ho fatto mai nulla di illecito in vita mia”.

Gli effetti dello scandalo stanno spaccando il Pdl. E mentre sono stati messi in silenzio (che fine hanno fatto??) i casi legati all’ex ministro Claudio Scajola e al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, la bagarre si è accesa dopo la richiesta da parte del finiano Italo Bocchino di dimissioni da parte di Verdini e di Cosentino. Ad una richiesta di chiarezza è corrisposta una valanga di veleno da parte dei vertici del Pdl. Il commento più leggero è stato quello del poeta e ministro Sandro Bondi che ha giudicato “nefasto” il ruolo di Bocchino nel dibattito politico. Quindi Bondi insieme a Cicchitto, in una nota congiunta, ha definito le dichiarazioni di Bocchino di “una gravità inaudita” (?)

Il distacco dalle regole e dal buon senso è ai massimi termini. È una “gravità inaudita” richiedere le dimissioni di due indagati per illeciti o fare illeciti? Per il Pdl l’enigma è troppo facile da risolvere!

“Un altro buon motivo per dire che siamo al capolinea di questa alleanza”, così Pier Luigi Bersani ha commentato l’ennesima rissa tra le fila della maggioranza in un’intervista rilasciata a la Repubblica. “La resa dei conti tra di loro è cominciata e non si fermerà. E mentre continuano le lacerazioni, le gravi questioni socio-economiche del Paese non vengono affrontate. Berlusconi si limita a galleggiare, a rimuovere i problemi. Questo mentre l’Italia ha bisogno di uno sforzo per cambiare e riprendere la strada della crescita, per lasciare qualche prospettiva alle nuove generazioni”.

“Certo a noi il Watergate ci fa un baffo! – ha continuato Bersani – Strutturalmente malcostume e corruzione sono mali endemici. Qui, però, all’ombra del potere politico-mediatico di Berlusconi, si sono creati dei meccanismi laterali alle amministrazioni. La legislazione speciale, le eccezioni alle regole per una nobile causa, sono diventate l’autostrada per la corruzione. Adesso sta alla magistratura districare la matassa, individuare i millantatori e gli attori protagonisti”.

Verdini dovrà lasciare? “Non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Un responsabile politico di partito deve trarre le conseguenze da una situazione così. Poi se il partito vuole farsi raffigurare con il volto di Verdini, affari loro. Sinceramente mi preoccupo di più quando apprendo delle manfrine esercitate su organi istituzionali e delle pressioni messe in atto sul programma per gli interventi pubblici. Anche qui bisogna affidarsi ai giudici”.

Per Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, “la maggioranza è allo sbando, percorsa da faide interne e da una gravissima questione morale. Il governo non è in grado di affrontare i problemi del Paese e garantire un’uscita dalla crisi nel segno dell’equità e della giustizia. Lo dimostra anche la blindatura con l’ennesimo voto di fiducia di una manovra fatta solo di tagli che ridimensiona le politiche sociali e deprime le possibilità di sviluppo. E’ evidente che questo governo se ne deve andare. Ma è altrettanto evidente che non si possono immaginare governi delle larghe intese o di salute pubblica con i protagonisti di questo fallimento, da Berlusconi in giù. Non sarebbe serio e non sarebbe utile all’Italia. Il nostro compito è costruire l’alternativa a questa maggioranza, per evitare che il Paese soccomba alla crisi economica e per fare le necessarie riforme istituzionali, a cominciare da una nuova legge elettorale”.

Il Pd non sta con le mani in mano davanti allo scandalo che ha colpito il Pdl e ha presentato un’interrogazione urgente alla Camera in cui si chiedono le dimissioni di Cosentino e Caliendo, e se queste non arrivassero il Pd presenterà una mozione di sfiducia. “Sembra di essere alla fine di un impero in cui tutto crolla e soprattutto in cui cala il livello di rigore che ogni uomo politico deve sempre mantenere. Per questo noi riteniamo che i sottosegretari Caliendo e Cosentino debbano andarsene via immediatamente, debbano dimettersi”. Lo ha dichiarato il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini.

“Se non si dimetteranno – ha detto Franceschini – noi non esiteremo a ricorrere a tutte le vie parlamentari per portare a questo risultato. Secondo i regolamenti della Camera una mozione di sfiducia si può presentare solo contro un ministro, e va immediatamente discussa in aula. Si può però presentare una mozione in cui si chiede al Governo di far dimettere il sottosegretario, e va calendarizzata in Aula secondo i tempi di una normale mozione”.

“Noi intanto – ha concluso Franceschini – abbiamo presentato un’interrogazione urgente per il Question time di domani in cui si chiedono le dimissioni. Se queste non arriveranno spiamo pronti alla mozione di sfiducia assieme a tutti quelli che la vorranno fare”.

Andrea Draghetti

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Di seguito l’articolo de La Stampa con i testi delle intercettazioni sulla cricca

“Ci vediamo da Denis ti farò fare il ministro”
Nelle carte dei pm il tentativo (fallito) di aggirare il sottosegretario Letta
di Francesco Grignetti

La combriccola di Flavio Carboni aveva modi curiosi, naïf, goffi. Ma intanto, eccola all’opera. E’ il 1° febbraio quando il signor nessuno Pasquale Lombardi, il presunto giudice, uno che tutti negano di conoscere o quantomeno di considerare, chiama il centralino di palazzo Chigi e si fa passare la segretaria particolare di Gianni Letta, la signora Coletta. «Pronto, signora bella come state?». «Buongiorno, bene, lei?» La signora sbuffa e sembra troncare. Lui è implacabile: «Mi..mi..mi dia ascolto un attimino .. . Siccome il giorno tre mercoledì … io non ce la faccio a parlare .. si farà il presidente della Corte di Appello di Milano … O …… lui dovrebbe chiamare subito a Carbone .. Carbone è il presidente della Cassazione .. io già gli ho parlato anche a Carbone .. però se lui mi rafforza questa segnalazione che ho fatto io… ( ) … con Carbone e anche Berruti… ( ) … il… il quale non lo può vedere».

Di questo fantomatico incontro con Gianni Letta non c’è traccia. C’è semmai un lungo vano inseguimento. La combriccola cerca di agganciare in tutti i modi il sottosegretario alla Presidenza. Alla fine di una conversazione telefonica con un consigliere del Csm, Cosimo Maria Ferri, sempre più indispettito dai modi di Lombardi: «Ti dicevo… vogliamo arrivare un po’ da Gianni Letta… me e te, un giorno e’ chist». Un giorno di questi. Ferri gli ribatte a brutto muso: «Noo!». Lombardi: «Che dici?». Ferri: «No, no, no».

Sembra tutto da ridere. Però poi Marcello Dell’Utri apparecchia le cose con Flavio Carboni. Insieme organizzano il pranzo del 23 settembre a casa Verdini con diversi alti magistrati per parlare di Consulta e Lodo Alfano. Flavio: «E poi noi … Ma non si pranza lì con lui?». Marcello: «Sì. Si pranza. Come no».

Flavio: «Sì… allora, cosa gli dico a loro? Via … ?»
Marcello: «Piazza Aracoeli».
Tra Carboni e Dell’Utri si parla di politica a tutto tondo e della candidatura di Cosentino che a un certo punto traballa.
Dell’Utri: «Quella cosa lì.. Non è così scontata, purtroppo… sembra».
Carboni: «No. Per nulla da quel che m’hanno detto».
Dell’Utri: «No, per nulla… eh ancora non è decisa, però siccome il Presidente va a Benevento domenica…».
Carboni: «Domenica, sì infatti».
Dell’Utri: «Allora si aspetta che parli direttamente con Nicola».
Carboni: «Ecco sì. Si incontreranno con Nicola?».
Dell’Utri: «Si incontreranno… e lì si chiarirà».
Carboni parla da pari a pari con Denis Verdini: «Uè caro Denis, ciao».
Verdini: «Ciao».
Carboni: «Ecco ti chiamo, non t’avrei disturbato, prima non ho parlato ancora né con Ugo, né coso, perché non mi rispondono e io quindi non posso telefonicamente, ma la telefonata ha… ha anche un’altra cosa, vedo domani, spero di incontrarvi, io domani devo firmare il contratto».
Verdini: «Si, vabbene».
Carboni: «Seconda cosa, mi ha chiamato uno degli amici che hai incontrato avant’ieri».
Verdini: «Sì, sì».
Carboni: «Ecco quello lì … dicendo che va benissimo il Nicola Cosentin… eh, capito».
Verdini: «Bene perfetto».

Il 10 ottobre è Nicola Cosentino a chiamare per cercare appoggio. «Dice al Martino – riferiscono i carabinieri nelle loro informative alla magistratura – di aver parlato con il Verdini che gli ha riferito che il presidente preferisce quale candidato per la Presidenza della Campania il Caldoro. Aggiunge che lui in serata si incontrerà con il Verdini a Pietralcina».

Saranno pure goffi e pasticcioni, insomma, questi accoliti di Flavio Carboni. Ma intanto dimostrano di avere una presa, un’influenza, un ruolo nel dietro le quinte della politica italiana che è assolutamente sorprendente. Da un colloquio tra Cosentino, che chiede lumi, e Pasquale Lombardi: «E’ iut buono pecchè noi li abbiamo ricattati (E’ andata bene perché noi li abbiamo ricattati)». E mentre Cosentino mugugna, Lombardi chiarisce: «Pecchè se n ‘te fànn a te, eh, pulito pulito… e mi pare che così dovrebbe andar bene… mo c’avess avut già chiamà e chiamare pure te ma jino a questo momento forse nun ci sta u Cavalier (perché se non ti fanno a te pulito pulito… e mi pare che così dovrebbe andare bene… ora ci avrebbe dovuto già chiamare e chiamare pure te… ma fino a questo momento forse non ci sta il Cavaliere)».

Un’altra volta è Giacomo Caliendo, il sottile sottosegretario alla Giustizia, l’uomo che sta materialmente redigendo la legge sulle intercettazioni, magistrato prestato alla politica, a rivolgersi quasi umilmente a Lombardi, che lo apostrofa così: «Questa è una cosa molto importante. Ormai guagliò ti è spianata la via per i’ a fà o’ ministro, o’ vuoi capiscere o no?». Ti abbiamo spianato la strada per diventare ministro.

Caliendo è tra chi ha partecipato alla famosa riunione di casa Verdini. C’è anche il giudice Martone. Ed è a lui che Lombardi dice: «Noi abbiamo parlato di quelli che stanno al vertice di quel coso lì (la corte costituzionale, ndr), no? Io farei una ricognizione, i favorevoli e i contrari, poi vediamo come bisognerà per vedere di raggiungere i contrari». E Martone, per nulla stupito della richiesta: «Ah, va bene, okay, d’accordo».

Subito dopo quella conversazione, è Flavio Carboni a chiamare Marcello Dell’Utri: «Io sto procedendo – gli dice – e credo che si possa, che… potrà avvenire ciò che si è detto». Dell’Utri: «Dimmi, dimmi…». Per concludere: «Comunque è stato un ottimo incontro». E Carboni: «Ecco, questa è la parola che più mi fa piacere…. Va bene amico mio…». Dell’Utri: «Benissimo, aspetto». Carboni: «Ti do un abbraccione. Ti informo».

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Manovra/ Pd: Archeocondono è regalo a criminalità organizzata

Ghizzoni: Appello contro depenalizzazione illeciti archeologici. “La sanatoria contenuta nella manovra a favore di chi possiede illegittimamente reperti archeologici è molto grave, anche alla luce dell’insistenza con cui la maggioranza negli ultimi mesi ha provato a far passare provvedimenti del genere”. Lo dichiara in una nota la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

“La smania di condonare reati penali – prosegue – risulta ancora più odiosa in questo caso dal momento che il possesso non autorizzato di reperti archeologici è quasi sempre frutto di scavi clandestini effettuati sotto il controllo della criminalità organizzata che trae grandi profitti dal commercio illegale. Un provvedimento del genere equivale ad autorizzare il saccheggio delle necropoli e dei siti archeologici italiani, con l’ennesimo colpo inferto al nostro patrimonio storico culturale”.

“La maggioranza e il Governo – conclude la democratica – rinuncino a tale ipotesi, come peraltro richiedono migliaia di cittadini, di esponenti del mondo accademico e della cultura e dalle associazioni del settore in un appello al Presidente della Repubblica, perchè si operi per evitare l`ennesima aggressione al patrimonio culturale italiano. Il Pd ha sottoscritto l`appello senza se e senza ma”.

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Per firmare l’appello