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Manovra/ Pd: Archeocondono è regalo a criminalità organizzata

Ghizzoni: Appello contro depenalizzazione illeciti archeologici. “La sanatoria contenuta nella manovra a favore di chi possiede illegittimamente reperti archeologici è molto grave, anche alla luce dell’insistenza con cui la maggioranza negli ultimi mesi ha provato a far passare provvedimenti del genere”. Lo dichiara in una nota la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

“La smania di condonare reati penali – prosegue – risulta ancora più odiosa in questo caso dal momento che il possesso non autorizzato di reperti archeologici è quasi sempre frutto di scavi clandestini effettuati sotto il controllo della criminalità organizzata che trae grandi profitti dal commercio illegale. Un provvedimento del genere equivale ad autorizzare il saccheggio delle necropoli e dei siti archeologici italiani, con l’ennesimo colpo inferto al nostro patrimonio storico culturale”.

“La maggioranza e il Governo – conclude la democratica – rinuncino a tale ipotesi, come peraltro richiedono migliaia di cittadini, di esponenti del mondo accademico e della cultura e dalle associazioni del settore in un appello al Presidente della Repubblica, perchè si operi per evitare l`ennesima aggressione al patrimonio culturale italiano. Il Pd ha sottoscritto l`appello senza se e senza ma”.

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Per firmare l’appello

3 Commenti

  1. nunzio dice

    Salve. Come mai di questo “archeocondono” se ne parla pochissimo. Il pericolo è che le cantine dei nostri musei, gremite di reperti archelogici che non stanno nelle vetrine per motivi di spazio, saranno svuotate. Fra un pò ci sarà anche quello delle opere d’arte. Tutte cose di cui erano ghiotti ladri, nazisti e truppe napoleoniche. Governo veramente AMORALE.

  2. farei un distinguo per la numismatica, lì dove la serialità della produzione monetaria fa sì che venga meno in radice l’unicità del manufatto di interesse archeologico.
    se studiaste un minimo, diciamo un’oretta, la complicatissima normativa in materia di obblighi di comunicazione di detenzione di monete antiche, a cui tra un pò potranno essere equiparati i francobolli più antichi, allora ragionereste in maniera meno talebana.
    certo che se uno compra monete ancora da pulire e magari tutte insieme con un bel mucchio di terra, allora sì che c’è il rischio di ricettare monete provenienti da scavi clandestini….
    insomma: chi – non essendo commerciante – fa collezionismo di monete lo fa per mero interesse culturale e di studio e al 99,99 % dei casi compra in aste pubbliche o comunque aperte al pubblico.
    oltre tutto continuare a ingolfare la giustizia italiana allo sfascio e le soprintendenze alla fame non mi sembra un’idea intelligente… nemmeno se mossa dallo scopo nobile di salvaguardare il patrimonio archeologico

  3. La Redazione dice

    Archeocondono da 50 euro a pezzo, di Erbani Francesco

    Ladri con licenza. “Una volta dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si è proprietari e lo si può vendere”.
    Cinquanta euro a pezzo. Sono prezzi da saldi stagionali quelli previsti dalla nuova versione dell´archeocondono. La proposta di legge numero 3540, depositata alla Camera dei deputati, reca come titolo «Disposizioni per il censimento e la riemersione dei beni archeologici in possesso di privati». Pagando appena cinquanta euro per «spese di registrazione e di catalogazione», chiunque possegga un reperto archeologico mai denunciato può mettersi tranquillo: verranno estinti i reati commessi. Quelli, appunto, di detenzione illegale di un bene archeologico.

    Una sanatoria. Un colpo di spugna radicale su una delle piaghe che affliggono il patrimonio d´arte del paese. E che va in direzione opposta rispetto agli sforzi che si compiono per far rientrare in Italia opere trafugate ed esposte nei musei di diversi paesi. Al momento è una proposta di legge, ma sono in molti a sospettare che il vero obiettivo fosse di infilarlo nel maxi emendamento del governo alla manovra finanziaria. Finora l´operazione non è riuscita. Sollecitato da un allarme lanciato da Manuela Ghizzoni, pd, il relatore della manovra, Antonio Azzollini, pdl, ha smentito che l´archeocondono fosse fra gli emendamenti. Ieri, però, è intervenuto Fabio Granata, pdl legato a Gianfranco Fini, che ha di nuovo messo in guardia.

    Tutta la vicenda è comunque misteriosa. Il testo presentato alla Camera è firmato da cinque deputati del Pdl, Giuseppe Marinello, Gioacchino Alfano, Roberto Antonione, Marco Marsilio e Gerardo Soglia. Marinello non è nuovo a iniziative del genere, essendo stato autore nel 2004 di un progetto analogo, insieme a Gabriella Carlucci. Questa proposta è sostanzialmente diversa rispetto a un altra circolata qualche giorno fa (e di cui Repubblica aveva scritto). Ed è molto più favorevole a chi possiede una ceramica attica o etrusca. Prevede infatti che, dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si diventi a tutti gli effetti proprietario (nell´altro testo si parla di “depositario”). E che dunque quel bene possa essere venduto. D´altronde nella relazione che introduce gli articoli, si legge che fra gli obiettivi c´è quello di riavviare in Italia il mercato dell´arte e di tutelare il collezionismo, compresso da norme illiberali e da una «cultura del sospetto». Che ostacolano un diritto definito «inalienabile», quello di possedere reperti, cioè «un´espressione del gusto e della sensibilità artistica».

    Stando alla proposta di legge, chiunque possegga collezioni archeologiche, anche all´estero, può comunicarlo alla Soprintendenza, la quale semplicemente prende atto. All´articolo 11 si stabilisce che «le spese di registrazione e di catalogazione sono fissate in 50 euro a pezzo» (nell´altro testo circolato si pagava il 30 per cento del valore e la Soprintendenza poteva contestare la valutazione). 50 euro si pagano anche per dieci pezzi di collezioni numismatiche. Poi, come al supermercato, ci sono le offerte: «I frammenti ricomponibili sono considerati come pezzo unico». Cioè sempre 50 euro.

    La Repubblica 14.07.10

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