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La crisi triplica la cassa integrazione

I numeri dell’Inps: aumento del 311 per cento. 918 milioni di ore nell’ultimo anno. Ma la pressione a dicembre rallenta. Oltre 900 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 311% rispetto al 2008: l’anno scorso a causa della crisi economica – secondo i dati diffusi oggi dall’Inps – sono state autorizzate 918 milioni di ore di cassa tra ordinaria, straordinaria e deroga (strumento quest’ultimo che non era disponibile nel 2008) a fronte dei 223 milioni del 2008.
La pressione sul lavoro sembra però in rallentamento a dicembre che segna con 101 milioni di ore autorizzate nel complesso un andamento sostanzialmente stabile (+2,24%) rispetto a novembre e un incremento del 230,6% rispetto a dicembre 2008 (quando la crisi cominciava a manifestarsi e le richieste di cassa furono pari a 30 milioni di ore). Appare sostanzialmente stabile anche l’andamento delle richieste di disoccupazione con 114.000 domande a novembre e un calo del 5% su ottobre (ma un aumento dell’11,6% su novembre 2008). I dati consuntivi sull’impiego della cassa integrazione nel «difficile 2009», per il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, «confermano l’abbondanza delle risorse messe a disposizione che si dimostrano pertanto più che sufficienti a coprire i fabbisogni del nuovo anno». Però, sottolinea il ministro, «ora è il tempo di collegare davvero il sostegno al reddito con una formazione utile a sviluppare le competenze dei lavoratori costretti all’inattività». Un punto sul quale convergono i sindacati, a partire dalla Cisl che con il segretario confederale Giorgio Santini sostiene la necessità di dare «nuovo impulso» alle politiche attive; mentre l’andamento della cig preoccupa la Cgil che con il segretario confederale Susanna Camusso sottolinea come «il forte ricorso alla cassa straordinaria e a quella in deroga dimostrino come la crisi produttiva continui a incidere pesantemente sui lavoratori. La vera emergenza – afferma – rimane l’occupazione».

L’Inps avverte che quasi un quarto delle richieste di cassa integrazione a dicembre è arrivato da una platea che non poteva accedere ai benefici l’anno scorso. Secondo i calcoli Inps, infatti, si conferma la frenata delle richieste di cassa integrazione ordinaria (cigo) con 50 milioni di ore autorizzate a dicembre (-2,27% rispetto a novembre) mentre crescono le domande di cassa integrazione straordinaria (29,5 milioni di ore con un +10%) e quelle di cassa in deroga (22,3 milioni di ore con un +3,2%).

Quasi un quarto delle richieste di cassa integrazione a dicembre – spiega il presidente dell’Istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua – «sono riferite a una platea di aziende e di lavoratori che nel 2008 non avevano diritto allo strumento. La cassa in deroga ha esteso le tutele al mercato del lavoro, ma continua a rendere difficile il confronto con l’anno precedente».

L’Inps precisa che l’Istituto liquida le prestazioni «entro 30 giorni dalla richiesta in oltre il 90% dei casi». La fase acuta – afferma Mastrapasqua – sembra superata. Lo si vede anche dalle domande di disoccupazione che ormai si stanno allineando con la tendenza dello scorso anno«. Le domande per l’assegno ai senza lavoro pur essendo in crescita rispetto a novembre 2008 (+11,6%) sono in calo rispetto a ottobre (-5%) e al picco di 166.000 domande registrato a luglio.

«Aspettiamo i dati del tiraggio (le ore effettivamente usate dalle aziende rispetto a quelle autorizzate, ndr) – ha concluso Mastrapasqua – ma possiamo dire a fine anno 2009 che le risorse messe in campo sono state almeno il triplo di quelle realmente utilizzate e dobbiamo anche notare qualche segnale confortante che viene da alcune regioni: in Piemonte, Lazio, Campania e Basilicata le richieste di cigo nel dicembre 2009 per gli operai dell’industria sono state meno in valore assoluto rispetto al mese di dicembre 2008. È l’aumento della platea delle aziende e dei lavoratori a fare la differenza. Più tutele, vuol dire un aumento delle ore autorizzate».
La Stampa 08.01.19

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Cassa integrazione, è boom nel 2009 aumento del 311% , di Roberto Mania

ROMA – 2009: l´anno della cassa integrazione. Quasi un miliardo di ore autorizzate (esattamente 918 milioni), il 311,4 per cento in più rispetto al 2008. Milioni di lavoratori coinvolti. E, secondo le stime dell´ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd), è come se 440 mila persone siano sparite dal sistema produttivo. «Dati impressionanti», dice Damiano. Questo è solo un pezzo dell´ecatombe del lavoro. Perché poi ci sono i precari rimasti senza contratto e i tanti (oltre 700 mila dall´inizio della recessione) che hanno perso totalmente il lavoro.
Gli ultimi dati sulla cassa integrazione sono stati resi noti ieri dall´Inps. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha garantito che le risorse per finanziare per la cassa integrazione ci saranno anche nel 2010, ma ha aggiunto che «ora è il tempo di collegare davvero il sostegno al reddito con una formazione utile a sviluppare le competenze dei lavoratori costretti all´inattività». È quello che chiede pure la Cisl con il segretario nazionale Giorgio Santini. A conferma che una fetta significativa di lavoratori è prossima all´uscita dal mercato del lavoro. D´altra parte la cassa integrazione ha sì garantito una percentuale del reddito ma non può sostituirsi al lavoro e le imprese, senza un rilancio sostenuto della domanda, saranno costrette a ristrutturarsi e tagliare. È lo scenario negativo di una ripresa molto lenta – in Europa come negli Stati Uniti – e, sicuramente, di una ripresa senza lavoro. Perché l´occupazione possa tornare ad aumentare un po´, infatti, è necessario che l´economia cresca oltre l´asticella dell´1 per cento. E il 2009 ha chiuso con un Pil in discesa di circa cinque punti. Da qui l´ennesimo allarme della Cgil: «L´occupazione è l´emergenza nazionale», ha detto Susanna Camusso della segreteria confederale.
Tuttavia i dati dell´Inps segnalano, nell´ultimo mese dell´anno, un andamento stabile della cassa integrazione rispetto ai mesi precedenti: le ore autorizzate sono state sono state 101 milioni, + 2,24 per cento rispetto a novembre. A incidere su questo dato è soprattutto la frenata della cassa integrazione ordinaria che, per il terzo mese consecutivo, registra una discesa: – 2,27 per cento rispetto a novembre. In ogni caso la distinzione tra cassa ordinaria, cassa straordinaria e quella in deroga è ormai poco rilevante dal momento che il governo le ha sostanzialmente accorpate. Per cui un´azienda può ricorrere all´una o all´altra indistintamente. Anche questo spiega l´incremento nell´ultimo mese della cigs e di quella in deroga, rispettivamente del 10 per cento e del 3,2 per cento.
E crescono a novembre anche le richieste per l´indennità di disoccupazione: 114 mila contro le 103 mila dello stesso mese del 2008 (+ 11,6 per cento).
La Repubblica 08.01.10

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Boom di Cig nel 2009. I dati Inps
L’andamento della cassa integrazione preoccupa la Cgil che con il segretario confederale Susanna Camusso sottolinea come «il forte ricorso alla cassa straordinaria e a quella in deroga dimostrino come la crisi produttiva continui a incidere pesantemente sui lavoratori. La vera emergenza – afferma – rimane l’occupazione».
Oltre 900 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 311% rispetto al 2008: l’anno scorso a causa della crisi economica – secondo i dati diffusi oggi dall’Inps – sono state autorizzate 918 milioni di ore di cassa tra ordinaria, straordinaria e deroga (strumento quest’ultimo che non era disponibile nel 2008) a fronte dei 223 milioni del 2008. La pressione sul lavoro sembra però in rallentamento a dicembre che segna con 101 milioni di ore autorizzate nel complesso un andamento sostanzialmente stabile (+2,24%) rispetto a novembre e un incremento del 230,6% rispetto a dicembre 2008 (quando la crisi cominciava a manifestarsi e le richieste di cassa furono pari a 30 milioni di ore).

Appare sostanzialmente stabile anche l’andamento delle richieste di disoccupazione con 114.000 domande a novembre e un calo del 5% su ottobre (ma un aumento dell’11,6% su novembre 2008).

L’andamento della cassa integrazione preoccupa la Cgil che con il segretario confederale Susanna Camusso sottolinea come «il forte ricorso alla cassa straordinaria e a quella in deroga dimostrino come la crisi produttiva continui a incidere pesantemente sui lavoratori. La vera emergenza – afferma – rimane l’occupazione».

L’Inps avverte che quasi un quarto delle richieste di cassa integrazione a dicembre è arrivato da una platea che non poteva accedere ai benefici l’anno scorso. Secondo i calcoli Inps, infatti, si conferma la frenata delle richieste di cassa integrazione ordinaria (cigo) con 50 milioni di ore autorizzate a dicembre (-2,27% rispetto a novembre) mentre crescono le domande di cassa integrazione straordinaria (29,5 milioni di ore con un +10%) e quelle di cassa in deroga (22,3 milioni di ore con un +3,2%).

Quasi un quarto delle richieste di cassa integrazione a dicembre – spiega il presidente dell’Istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua – «sono riferite a una platea di aziende e di lavoratori che nel 2008 non avevano diritto allo strumento. La cassa in deroga ha esteso le tutele al mercato del lavoro, ma continua a rendere difficile il confronto con l’anno precedente». L’Inps precisa che l’Istituto liquida le prestazioni «entro 30 giorni dalla richiesta in oltre il 90% dei casi». La fase acuta – afferma Mastrapasqua – sembra superata. Lo si vede anche dalle domande di disoccupazione che ormai si stanno allineando con la tendenza dello scorso anno.

“Le domande per l’assegno ai senza lavoro pur essendo in crescita rispetto a novembre 2008 (+11,6%) sono in calo rispetto a ottobre (-5%) e al picco di 166.000 domande registrato a luglio». Aspettiamo i dati del tiraggio (le ore effettivamente usate dalle aziende rispetto a quelle autorizzate, ndr) – ha concluso Mastrapasqua – ma possiamo dire a fine anno 2009 che le risorse messe in campo sono state almeno il triplo di quelle realmente utilizzate e dobbiamo anche notare qualche segnale confortante che viene da alcune regioni: in Piemonte, Lazio, Campania e Basilicata le richieste di cigo nel dicembre 2009 per gli operai dell’industria sono state meno in valore assoluto rispetto al mese di dicembre 2008. È l’aumento della platea delle aziende e dei lavoratori a fare la differenza. Più tutele, vuol dire un aumento delle ore autorizzate”.
L’Unità 08.01.10

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Dati Impressionanti: quasi un miliardo di Ore di Cassa Integrazione
“Adesso abbiamo il consuntivo dell’Inps delle ore di cassa integrazione globalmente consumate nel 2009. Si tratta di una cifra impressionante, quasi un miliardo di ore, per la precisione 918 milioni di ore, vale a dire più di quattro volte tanto rispetto a quelle consumate nel corso del 2008, che furono circa 223 milioni di ore. E’ come se oltre 440 mila lavoratori fossero scomparsi per un anno intero dal sistema produttivo. Ma facile immaginare che, a causa dell’utilizzo frazionato della cassa integrazione e dei relativi scorrimenti di orario, sia stato coinvolto circa un milione di lavoratori nel corso del 2009, senza contare coloro che non hanno protezione sociale di sorta o che sono stati silenziosamente licenziati: penso ai lavoratori a progetto, ai contratti a termine e al lavoro dipendente mascherato da partita Iva. Questa drammatica realtà sarebbe sufficiente, se il governo avesse un minimo di saggezza, per mettere al primo posto dell’agenda politica i temi dell’occupazione, dello sviluppo e della riforma degli ammortizzatori sociali. Per non parlare del rischio di una precipitazione di situazioni come Alcoa, Eutelia e Ispra, per citare le principali, che potrebbero diventare esplosive nelle prossime settimane se non affrontate in modo tempestivo e adeguato. Il Pd è pronto con le sue proposte, ad un confronto con il governo sui temi dell’emergenza sociale ed economica”.Così il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.
www.deputatipd.it

L'inflazione cala, i prezzi si impennano

Dal gas al canone Rai, dall’assicurazione auto ai biglietti di treni e aerei: nel 2010 le famiglie spenderanno 590 euro in più. Damiano: “Il governo sostenga sviluppo e reddito”. C’è la buona notizia: l’inflazione è in calo. Il dato diffuso dall’Istat per il 2009, +0,8%, è il minimo storico da oltre 50 anni. Poi c’è la cattiva notizia: i prezzi dei servizi pubblici si impennano vertiginosamente. Nel 2010 tutto, dal canone rai ai biglietti del treno, costerà di più. Fra due notizie stridenti e contrastanti si immette il solito governo Berlusconi. Quello sciatto e superficiale che per mesi ha negato la crisi, quello che volta le spalle ai lavoratori di Ispra, Eutelia, Termini Imerese, quello che alle famiglie in difficoltà propone una finanziaria light, quello che oggi festeggia la buona notizia e cestina quella cattiva.

Gli italiani non possono fare lo stesso: quegli aumenti pesano e peseranno sulle loro tasche per ancora molto tempo, mentre i dati sull’inflazione, per quanto positivi, rischiano di rimanere numeri sulla carta, irrilevanti per chi deve sbarcare il lunario.

Prezzi alle stelle. Secondo le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef i servizi pubblici come canone Rai, bolletta del gas, autostrade, tariffe aeroportuali costeranno ben 590 euro in più a famiglia su base annua. Dal primo gennaio il pedaggio sulle tratte di Autostrade per l’Italia, che gestisce il 53% della viabilità nazionale, aumenterà del 2,4%, esattamente come lo scorso anno. Dopo un anno di ribassi, che hanno rappresentato per la spesa media della famiglia tipo riduzioni di 185 euro nel 2009, tornano a salire le tariffe del gas. Da gennaio i prezzi di riferimento saliranno del 2,8%, ovvero circa 26 euro in più su base annua..Anche il canone Rai per il 2010 è stato fissato in 109 euro con un aumento rispetto al 2009 di 1,50 euro. Da marzo gli scali aeroportuali potranno applicare rincari tra 1 e 3 euro, in base al volume degli investimenti e al numero di passeggeri di ogni scalo. Un aumento che le compagnie aeree metteranno a carico dei passeggeri attraverso i biglietti aerei. L’aumento sarà di 65 euro con un aumento di 3 euro a biglietto. Ogni famiglia, secondo le due associazioni dei consumatori, spenderà 130 euro in più (aumento medio del 15%) per l’assicurazione Rc Auto. Il ricorso al giudice di pace per contestare le multe costerà 55 euro in più per ogni ricorso. L’aumento per il consumo di acqua sarà di 18 euro a famiglia. Viaggiare in treno costerà 65 euro in più. Aumento stimato di 35 euro per la tariffa sui rifiuti solidi urbani. Aumento di 30 euro per i servizi bancari. Ben 80 euro in più per le rate dei mutui. I rincari registrati nell’ultima parte del 2009 avranno un effetto sul 2010 di circa 90 euro in più per i carburanti.

L’analisi del Partito Democratico. Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori commenta: “La bella notizia che in Italia l’inflazione continua a calare e che il costo della vita nel 2009 è aumentato solo dello 0,8% pone seri interrogativi sul funzionamento del nostro sistema-Paese. Come è possibile, infatti, che con un’inflazione così bassa all’inizio del 2010 siano aumentati ben oltre lo 0,8% gas, benzina e gasolio, autostrade, servizi idrici, assicurazioni auto e biglietti aerei, treni, canone Rai, tasse sulla spazzatura e servizi bancari? Sono tutti servizi pubblici essenziali per la vita quotidiana dei cittadini. Alcuni di essi vengono addirittura erogati in regime di monopolio e non sempre con modalità soddisfacenti. Si tratta di servizi per i quali aumenti oltre la soglia dell’inflazione non dovrebbero essere mai possibili. C’è qualcosa che non quadra. Viene il sospetto che i rincari siano stati imposti esclusivamente per strategie aziendali”.

Mentre al ministro delle Attività Produttive, che aveva definito il dato Istat la “conferma del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non e’ stato penalizzato ed e’ anzi in molti casi aumentato”, replica il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera,Cesare Damiano: “La penalizzazione o meno del potere d’acquisto non può essere valutata semplicemente sull’ultimo dato dell’inflazione, ma deve essere rilevata su un periodo storico sufficientemente significativo. Nell’ultimo decennio c’è stato un trasferimento di risorse a svantaggio del reddito e a favore delle rendite e dei profitti, che deve essere ora recuperato. Non c’è dubbio che avere un’inflazione bassa è sicuramente un fatto positivo, ma non va dimenticato che in questo caso è il frutto di una bassa crescita. Si possono, in questa situazione, cogliere due obiettivi. Agganciare le pensioni all’andamento del costo della vita, senza un dispendio eccessivo di risorse e abbassare la pressione fiscale sulle retribuzioni. Ciò consentirebbe di migliorare il potere d’acquisto delle famiglie e di aiutare la ripresa dell’economia. Il momento può essere opportuno, ma occorre che il governo decida di sostenere contemporaneamente sviluppo e reddito”.

Poco entusiasta anche il Codacons, che pur ammettendo il calo dell’inflazione, frena: “non abbastanza, considerata la contrazione dei consumi che ha caratterizzato l’anno della crisi appena trascorso”. Il dato relativo all’inflazione “va rapportato alla crisi economica in atto, che ha prodotto una diminuzione dei consumi, anche questa senza precedenti storici”. Per l’associazione dei consumatori, “il tasso d’inflazione avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo”, tenendo conto del vistoso calo della domanda, “che ha riguardato anche beni necessari come gli alimentari”. “Se questo non è accaduto – prosegue il Codacons – è solo perché in Italia siamo ben lungi dall’essere in un libero mercato”.
Iv.Gia
www.partitodemocratico.it

«Alle regionali voglio fare meglio che alle europee», di Ma. Ge.

Non smentisce la linea del dialogo: “Disponibili da domani mattina anche in presenza di una compezione elettorale”, dice il segretario del pd Pier Luigi Bersani durante una conferenza stampa a tutto campo su riforme e regionali. Sì alla riforme, dunque, anche in materia di giustizia, ma a patto che siano “riforme di sistema” e non comportino “uno tsunami di leggi ad personam”, avverte Bersani. “E ci risparmino le domande retoriche: Bersani ce la farà? La mia posizione è chiara, forse l’ho detta senza eccessivo amore, ma certo senza odio. E’ Berlusconi che deve dimostrare se mette davanti se stesso o i problemi del paese”.

Sulle regionali il segretario del Pd assicura, rispondendo alle critiche rivolte al Pd: “Guardate che noi abbiamo un filo logico: rendere più competitivo il Pd. Se noi facciamo da soli o abbiamo un solo interlocutore, ai sensi dei risultati delle europee il centrosinistra prende tre regioni. Ma io non intendo consegnare alla destra un numero così alto di regioni”, avverte Bersani.

Poi chiarisce: “Nessuno pensa di riuscire a delineare lo schieramento compatto di alternative. In otto o nove regioni si stanno facendo passi significativi, ci sono problemi aperti in due o tre regioni. Vorrei ricordare che la data di presentazione delle candidature è il 20 febbraio. Si sta lavorando, il risultato lo vediamo alla fine. A me in questa fase che è ancora di lavoro interessa chiarire un punto”.

A Di Pietro chiarisce: “Cerchiamo ovunque alleanze con Idv”. Per quanto riguarda l’Udc: “Abbiamo preso atto che questa forza politica avrà posizioni differenti a seconda delle regioni e dei programmi, noi siamo disponibili a un quadro più generale di intesa però prendiamo atto di questa presa di posizione dell’Udc e stiamo lavorando a questo schema”.

Su Sinistra e Libertà, affronta così il “caso Puglia”: “Noi non abbiamo mai posto il problema Vendola, ma cerchiamo candidature e alleanze che ci consentano di non consegnare questa regione alla destra”. Ragionamenti aperti – dice- anche con Rifondazione e con i radicali. “Il Pd – assicura – è sta facendo uno sforzo per dare più competitività all’area del centrosinistra” . E per mettere al centro dell’agenda pubblica tre cose: proposte per dare lavoro ai giovani, scuola e carico fiscale per le imprese.

Nessuna soluzione già trovata però sui casi più spinosi. Per la Puglia – spiega Bersani – bisogna aspettare la prossima settimana. “Certo se non ci sono convergenze andremo avanti altrimenti, la decisione non sarà semplice ma la prenderemo all’interno dell’assemblea regionale del Pd alla presenza del segretario”. E anche sull’appoggio del Pd alla radicale Emma Bonino nel Lazio si limita a dire che il Pd “non ha mai avuto una disattenzione in questi mesi nei confronti dei radicali”.

Quanto alle primarie – cerca di chiarire- “è la coalizione che decide”: “Se c’è una convergenza, vedi in Puglia tra Vendola e Boccia, non c’è bisogno di fare le primarie, altrimenti sarà l’assemblea, pugliese in questo caso, a decidere”, ribadisce. E a domanda risponde: “E’ ovvio che se pensassi che l’alleanza con l’Udc mi fa perdere non mi interesserebbe… Ma l’Italia è lunga… E anche nel caso pugliese stiamo cercando soluzioni che ci mettano più tranquilli nella competizione. Quando si vedrà il quadro finale si capirà quale era il rischio: non possiamo stare fermi, dobbiamo metterci alla costruzione di un centrosinistra alternativo. Le regionali sono un passo significativo per muovere la situazione e per arrivare l’obiettivo che nella mia testa resta dare agli italiani un’altra possibilità”.
L’Unità 07.01.10

"Mitragliatori a fuoco incrociato contro cinquecento operai inermi" 60 anni fa, l'eccidio di Modena, di Giorgio Frasca Polara,

“Mitragliatori a fuoco incrociato contro cinquecento operai inermi”. Sono le parole drammatiche e angosciate con cui il 10 gennaio di sessant’anni fa Gianni Rodari – grande poeta dei piccoli (e dei grandi), allora inviato dell’Unità – raccontò quel che era successo il giorno prima a Modena. Poche parole che fotografavano la tragedia che si volle deliberatamente consumare nella civilissima città emiliana in una gelida mattina del 1950: sei operai trucidati, cinquanta feriti tra cui un bambino di dieci anni che, ignaro di quel che stava accadendo, andava a scuola.
E’ giusto e necessario spiegare ai più giovani quel che accadde, e ricordarlo a chi quella stagione di violenze anticontadine e antioperaie (“Dalla terra alla fabbrica” è il significativo titolo del fondo firmato quel giorno dal direttore dell’epoca, Pietro Ingrao) conobbe e visse sapendo chi fosse e che cosa rappresentasse Mario Scelba, il ministro dell’Interno di quella stagione. Quel ministro che, come sei mesi dopo coprirà l’alleanza con la mafia per liquidare il bandito Giuliano (il famoso “conflitto a fuoco” coi carabinieri resterà la prima e più clamorosa bugìa di Stato del dopoguerra), così quel giorno, e tanti altri, rappresentò il più funzionale punto di riferimento dei nemici di classe – si chiamavano così, almeno una volta – dei lavoratori.
E infatti Scelba era stato avvertito per tempo e per benino di quel che poteva provocare la sconsiderata decisione di un padrone (quell’Orsi-Mangelli che impiegava gli spiccioli per coltivare la più famosa scuderia di cavalli del tempo) di rispondere con la serrata delle sue Fonderie Riunite ad uno sciopero proclamato dalle maestranze per un più equo salario e migliori condizioni di lavoro. Tant’è che, a fronte di cinquecento operai a mani nude, nella notte erano stati spediti a Modena il battaglione carabinieri di Bologna, il reparto corazzato di Cesena, le compagnie al completo dei carabinieri e della celere di Ferrara, Parma, Forlì e Reggio Emilia, oltre a tutte le forze disponibili in città.
Strage deliberata. Tremila uomini armati sino ai denti non erano alle spalle degli operai schierati davanti alle Fonderie. Erano dentro lo stabilimento, come si trattasse di un fortino assediato e da difendere. Alle spalle dei lavoratori furono invece lanciati grappoli di lacrimogeni, con il risultato che più gli operai si accostavano al fortino e più dai tetti dei capannoni della fabbrica le mitragliatrici (attenzione: non mitra, ma proprio mitragliatrici) cominciarono vomitare piombo senza preavviso e soprattutto senza motivo. Una strage tra uomini assolutamente indifesi (non una pietra fu trovata, e dio solo sa quanto fu cercata dagli ispettori di Scelba per giustificare l’accaduto) e increduli: dopo l’uccisione del loro compagno Arturo Chiappelli si contarono – tra diecine e diecine di feriti – altri cinque morti: Roberto Rovatti, Angelo Appiani, Nello Garagnani, Arturo Malagoli, Renzo Bersani.
Scelba difenderà accanitamente gli autori del massacro. Il capo dello Stato Luigi Einaudi, allarmato non solo per le proporzioni dell’eccidio ma anche per la sua dinamica, convocò il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi per chiedergli spiegazioni. Non ne ebbe. Fu proclamato nel Paese uno sciopero generale. Nessuno pagò, naturalmente. Atti di grande generosità solo da sinistra. Il più significativo: d’accordo con la sua compagna Nilde Iotti, Parmiro Togliatti decise di adottare Marisa Malagoli, la sorella più piccola di Arturo, l’ultimo di sei figli di mezzadri molto poveri. Marisa entrò in casa Togliatti aggiungendo al suo il cognome del segretario del Pci. E contribuì così a formare “quella strana famiglia – racconterà più tardi colei che fu poi per tredici anni presidente della Camera – in cui non c’erano un vero marito, una vera meglie, una vera figlia, ma che era felicissima e unita”.

"Ecco il lodo in formato costituzionale, si potrà usare anche cambiando carica", di Liana Milella

Processo breve allargato a tutti i reati ma con tetti temporali graduati. Le parti lese, mentre la causa sarà sospesa, potranno rivalersi in sede civile. Questa volta sarà un lodo “reiterabile”. E non sarà neppure “rinunciabile”. Significa che Berlusconi non solo ne fruirà subito, in quanto premier, ma ne potrà godere anche nel corso della legislatura o in una successiva qualora dovesse occupare un’altra delle tre alte cariche (presidenti Repubblica, Senato, Camera) “protette” dal futuro scudo costituzionale per congelare i processi penali in corso. Non solo: al lodo ter, che arriva dopo i due già bocciati dalla Consulta e firmati da Schifani e Alfano, né il Cavaliere né gli altri vertici dello Stato potranno rinunciare. Giusto il contrario di quanto prevedeva il lodo Alfano, col quale, finito l’incarico, il premier doveva affrontare di nuovo il dibattimento.

Sarà depositato in Senato la prossima settimana, ma del lodo Quagliariello-Centaro cominciano a filtrare indiscrezioni. Che per certo, per via del contenuto, non saranno gradite all’opposizione e sono destinate a suscitare polemiche. Soprattutto perché si saldano con le modifiche al processo breve, fresco di summit ad Arcore tra il Cavaliere, il Guardasigilli Angelino Alfano e il suo avvocato Niccolò Ghedini. Cambiamenti che non attenuano affatto le caratteristiche di una legge ad personam che il Csm ha bocciato come “inedita amnistia”. La riforma della giustizia, che Berlusconi promette per il 2010, parte dal gioco delle tre carte – lodo congela-processi, legittimo impedimento, processo breve – che ha nel premier l’unico protagonista e persegue un obiettivo, cancellare in un modo o nell’altro i processi Mills e Mediaset.

Cominciamo dal lodo ter, l’ultima creatura nel lungo elenco delle leggi scritte per salvare Berlusconi. Il testo è pronto. Visionato ad Arcore con tanto di via libera. Ci hanno lavorato il vice presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e il numero due della commissione Giustizia Roberto Centaro. Prevede un triplice intervento sulla Costituzione, agli articoli 68, 90 e 96, i tre che si occupano delle tutele dei parlamentari, del capo dello Stato, del premier e dei ministri. Tre righe in più in ognuno dei tre, con una formula sempre identica in cui cambia soltanto la qualifica della carica garantita dalla nuova tutela. “Fatte salve le disposizioni contenute nel presente articolo, i processi penali del presidente della Camera e del Senato (oppure del presidente della Repubblica, o ancora del solo presidente del Consiglio e non dei singoli ministri) sono sospesi fino al termine dell’esercizio delle funzioni e della carica”.

All’integrazione costituzionale seguono le regole processuali per disciplinare i futuri dibattimenti sospesi. Quella, già contenuta nel defunto lodo Alfano, per cui le altre parti del processo possono nel frattempo rivalersi in sede civile. E quelle sulla reiterabilità e la non rinunciabilità. Due scelte motivate dal fatto che il nuovo lodo costituzionale, secondo chi lo ha scritto, non riguarda la singola persona che ne fruisce, ma la carica che riveste. Due scelte che potrebbero diventare una mina nel testo in quanto furono già sanzionate dalla Consulta quando esaminò e bocciò nel 2004 il lodo Schifani. Uno scudo reiterabile rischia di bloccare per un tempo anche molto lungo il processo.

Assicurato lo scontro con l’Idv, assai probabile quello con Pd, a rischio anche l’intesa con l’Udc che ha “regalato” a Berlusconi la via di fuga del legittimo impedimento. Col gioco delle tre carte il premier e i suoi attaché chiedono troppo. Casini ha messo sul piatto, per 18 mesi, la possibilità di considerare gli impegni istituzionali del premier un motivo sempre valido per rinviare praticamente sempre le udienze, ma chiedeva in cambio di ritirare il processo breve. E Berlusconi che fa? Cerca di cambiargli nome e da processo breve vuole ribattezzarlo processo “certo”. Ma ne lascia inalterata la potenzialità distruttiva, anzi l’amplifica. La versione originaria prevedeva l’obbligo del processo breve (due anni per ogni fase) solo per i reati sotto i 10 anni. Adesso riguarderà tutti i delitti, anche quelli più gravi (mafia e terrorismo) con l’escamotage della durata differente. Ne fruiranno tutti, pure i recidivi, altrimenti sarebbe stato incostituzionale. Due anni e sei mesi per i processi sotto i dieci anni, tre per quelli al di sopra. Le norme entreranno in vigore subito, per i crimini, indultabili, commessi prima del maggio 2006. Quindi riguarderanno anche Berlusconi. Il gioco delle tre carte, appunto.
La Repubblica 07.01.10

"Siamo tutti cittadini di Teheran", di Paolo Giacon

Noi giovani occidentali nonostante la crisi economica, abbiamo brindato con fiumi di spumante, prosecco e champagne, mentre i nostri coetanei iraniani, con coraggio e determinazione hanno continuato e continueranno a scendere in piazza, invocando libertà, democrazia, riforme e quel rispetto per i diritti umani, unica fonte di pace e coesione sociale per qualsiasi nazione del mondo. E vi saranno probabilmente fiumi di lacrime e di sangue. Il mondo guarda a Teheran con il fiato sospeso. La capitale di un paese lontano e spesso indicato come culla dell’integralismo islamico più radicale, sede di una dittatura teocratica che nello stesso tempo spaventa e tiene in scacco il mondo occidentale. Ieri eravamo cittadini di una Berlino divisa e martoriata dalla Guerra fredda, oggi vorremmo scandire anche noi, in farsi, gli slogan per il cambiamento contro la dittatura.
Contro tutte le dittature e le teocrazie che insanguinano questo nostro mondo e limitano il libero sviluppo di ogni essere umano.
Le poche immagini giunte dalla rete, dai videotelefonini, dai social network ci commuovono, ci indignano. Siamo con le ragazze e i ragazzi di Teheran e non possiamo sottrarci ancora una volta a sostenere il cammino di democrazia di un popolo. Una nazione diversa dalla nostra, per cultura, lingua, tradizione e religione, con cui tuttavia condividiamo il desiderio di progresso, di giustizia e di libertà. Per questo ci sentiamo cittadini di Teheran, città che piange i suoi morti, ma che non si rassegna ad essere motore del cambiamento e di una rivoluzione che prima o poi porterà i suoi frutti. La nuova frontiera per i pionieri della democrazia – così la chiamava Kennedy – si è dunque spostata in Oriente. E trova spazio nella tragica e turbolenta emancipazione di un popolo: una nuova frontiera a cui tutti i giovani italiani ed europei guardano, imparando e riscoprendo insegnamenti nello stesso tempo nuovi ed antichi.
Lo sappiamo da tempo: le proteste in Iran sono il chiaro segno che l’Islam non è una religione intrisa di integralismo e fanatismo: al suo interno accoglie moderati, riformisti, forze in grado di contrastare le idea di una società teocratica.
Il secondo insegnamento, che ci rincuora, riguarda il cammino della democrazia e dei diritti umani: nonostante le dittature e le violenti repressioni, democrazia e diritti riescono sempre a trovare la strada per emergere e riscattare un popolo.
Come l’acqua riesce a trovare sempre una strada per giungere fino al mare. Il terzo elemento a cui prestare attenzione è infine lo spirito di abnegazione e di sacrificio di tanti giovani donne e uomini che hanno il coraggio di sfidare i divieti del regime e morire per migliorare il proprio paese, lottando per l’emancipazione delle donne, per la libertà di parola e di associazione, per la laicità del proprio stato, per le riforme, per costruire un clima internazionale più favorevole allo sviluppo della società e dell’economia iraniana. Guardiamo dunque verso Oriente con preoccupazione, ma anche con fiducia: il cambiamento potrebbe essere vicino e come scrisse molti anni fa Bacone: «Vi è sufficiente motivo di speranza per il valoroso per tentare e per il prudente ed il saggio per credere».
Europa quotidiano 07.01.10

"Scuole, si riparte con le casse vuote. la Cgil: a rischio altri cinquemila posti", di Franco Vanni

“Il debito non è mai stato così alto — fanno sapere dalla Cgil — il rischio è che presto si arrivi alla paralisi amministrativa degli istituti. O viene stanziato denaro fresco, o non ci saranno soldi nemmeno per pagare il sostegno dei disabili e i commissari degli esami di Stato” Per oltre un milione di studenti lombardi oggi è il giorno del ritorno sui banchi dopo le feste. Ma quella che ricomincia è una scuola che non ha risolto i suoi problemi: mentre i tecnici del Comune sono al lavoro per riparare gli impianti danneggiati dal maltempo in sette scuole elementari, Cgil presenta un rapporto shock sullo stato di salute dell’istruzione pubblica nella Regione. Dall’indagine, condotta su 1.298 istituti, emergono dati allarmanti.
Uno su tutti: i 120 milioni di debito che il ministero dell’I struzione ha accumulato nei confronti dei singoli istituti. Fondi mai trasferiti, con cui i presidi dovrebbero pagare supplenze, cancelleria e progetti didattici. Ma visto che da Roma i soldi non arrivano, nelle scuole (elementari soprattutto) la carta igienica la portano da casa i genitori e i presidi fanno i salti mortali per trovare insegnanti a cui affidare le supplenze.
Il 68 per cento delle scuole lombarde vanta crediti superiori a 100mila euro, il 33 per cento addirittura a 200mila. «Il debito non è mai stato così alto — dice Corrado Barachetti — il rischio è che presto si arrivi alla paralisi amministrativa degli istituti. O viene stanziato denaro fresco, o non ci saranno soldi nemmeno per pagare il sostegno dei disabili e i commissari degli esami di Stato». Una situazione che il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio ammette e spiega così: «Nel 2007 è scattata la clausola di salvaguardia dei conti dello Stato, visto che quell’a nno non si erano fatti i tagli di personale previsti. Il ministero, per fare tornare i conti, ha dovuto ritardare i trasferimenti di fondi. Per aiutare le scuole con più problemi di bilancio, nei mesi scorsi siamo intervenuti chiedendo a Roma erogazioni straordinarie, e ora sembra che i soldi comincino ad arrivare».
Ma il problema della scuola non è solo il debito. Dal dossier di Flc-Cgil emergono altre criticità, dal fatto che nel 74 per cento degli istituti ci siano classi con più di uno studente disabile (con punte di quattro), al sovraffollamento delle aule che riguarda il 16.6 per cento degli istituti. «La scuola lombarda è in una situazione di emergenza — dice Rita Frigerio, segretario provinciale di Cisl-scuola — e rimane irrisolto il problema dei 4mila precari che insegnano fra città e provincia, mai stabilizzati». Molti rischiano anzi di perdere il lavoro. Dopo i 2.832 posti da docente tagliati nella Regione nel 2009, la finanziaria approvata prima di Natale secondo Cgil potrebbe spazzarne via altri 3.500. Il numero esatto si conoscerà a marzo, quando i provveditorati disegneranno l’organico delle scuole per il prossimo anno, in base alle iscrizioni degli studenti. Ed è questo un altro tasto dolente della scuola che comincia.
«Da mesi attendiamo la riforma delle superiori, che cambierà gli indirizzi di studi — dice Roberto Proietto, preside al liceo scientifico Bottoni — ma al momento non sappiamo cosa dire alle famiglie». Con ogni probabilità, il limite per le iscrizioni alle superiori (già slittato dal 31 gennaio al 28 febbraio) andrà a fine marzo. «La direzione scolastica regionale deve assicurare che il nuovo termine sia rispettato — dice Marco Campione, responsabile Scuola del Pd lombardo — le famiglie devono avere il tempo per conoscere la scuola in cui iscriveranno il figlio».
La Repubblica-Milano 07.01.10