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Dario Franceschini visita i precari dell’ISPRA: Indennità di disocccupazione universale

“La prima riforma da fare e’ dare una indennita’ di disoccupazione universale, come avviene in Francia o in Germania, a prescindere dal tipo di lavoro che si e’ svolto. Cominciamo da li’ e non parliamone solo per riempire i giornali”. Lo afferma Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd, incontrando i precari dell’Ispra a Roma che occupano la sede dell’istituto da 35 giorni chiedendo la stabilizzazione dei contratti.
“Tre giorni sono piu’ che sufficienti perche’ ci sia un atto concreto conseguente alle parole del ministro”, aggiunge Franceschini sottolineando che il 31 dicembre scadra’ il contratto di circa 200 precari dell’Ispra.
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ISPRA; FRANCESCHINI, GOVERNO INTERVENGA SUBITO
“Chiedo al governo un intervento immediato al fine di scongiurare il licenziamento per 250 ricercatori dell’Ispra, che a fine mese avranno i contratti scaduti e si troveranno senza lavoro”. E’ quanto ha dichiarato il capogruppo alla Camera del Pd, Dario Franceschini, al termine della visita ai ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che da piu’ di un mese protestano sui tetti dell’edificio della sede di Roma.
Franceschini, nel sottolineare la qualita’ del lavoro dei ricercatori, ha invitato il governo, il commissario e il ministro Prestigiacomo a dare risposte certe e rapide a questa incresciosa situazione.
Dall’agenzia ANSA 27.12.09

“Riforme? Dipende da cosa farà il PDL nel 2010”

Bersani a SkyTG24: “No a leggi ad personam. Per il Copasir D’Alema scelta giusta”. L’auspicio di un anno di “responsabilità, serietà, attenzione alle questioni vere che sta vivendo la gente”.
Il confronto sulle riforme è nelle mani della maggioranza, tutto dipenderà dagli “atti” che la maggioranza compirà a gennaio. Lo dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in una intervista a SkyTg24, precisando che nel Pd nessuno pensa a possibili ‘inciuci’, nemmeno Massimo D’Alema: “Quella parola l’ha pronunciata la giornalista, non D’Alema. Noi siamo tutti convinti che non possiamo in nessun modo appoggiare leggi che risolvono i problemi di una persona sola. Ci appelliamo a Berlusconi – continua – si è paragonato a De Gasperi: ecco, prenda a cuore la prospettiva di questo Paese, si renda conto, che, vista la nostra disponibilità davanti a una prospettiva di riforma, una riflessione sua su come fin qui si sono affrontati i problemi del presidente del Consiglio, forse dovrebbe farla”. Per Bersani “questo è il punto sul quale si aprirà il nuovo anno. Il pregiudizio ad un percorso di accordo sulle riforme non verrebbe da noi, può solo venire da loro, dipenderà dagli atti che faranno a gennaio”.

Le regionali. “Vinceremo in più di tre regioni. Non siamo messi così male come pensa qualcuno. In 8-10 regioni c’e’ già il punto di cadute su schieramenti e candidati. In 3-4 regioni c’e’ qualche problema da risolvere, ma ai primi di gennaio avremo definito tutta la situazione. E non e’ detto che il centrosinistra vada dall’Udc a Rifondazione. Qualche errore lo abbiamo fatto anche noi. Sappiamo che dobbiamo correggere delle cose, dare piu’ coerenza, piu’ certezza di prospettiva, correggere qualche proposta programmatica. Non proporremo solo vecchie ricette”.

Massimo D’Alema alla guida del Copasir. “E’ una proposta giusta”. Bersani risponde così quando gli viene chiesto se sarà l’ex premier a succedere a Francesco Rutelli: “Sì. Penso sia una cosa molto normale. Questa responsabilità tocca al maggior partito di opposizione, uno guarda ai curricula. E D’Alema certamente ha il curriculum migliore. Mi sembra la proposta giusta”.

www.partitodemocratico.it

“Il falso mito del senso comune”, di Ilvo Diamanti

E’ tornato a parlare agli italiani, Silvio Berlusconi, dopo l’aggressione avvenuta a Milano due settimane fa.

E la soddisfazione, nelle sue parole, ha largamente sopraffatto i segni della paura e del dolore. D’altronde, il moto di emozione e di solidarietà, seguito all’episodio, ha aiutato Berlusconi a risalire nei sondaggi, dopo mesi e mesi di declino. Il premier non ha mancato di rammentarlo in una telefonata al Tg1, due giorni fa, citando i suoi sondaggi personali. Secondo i quali due italiani su tre lo incoraggiano ad andare avanti (dati Euromedia). Oggi, d’altronde, anche altri istituti demoscopici confermano questa tendenza, seppure con stime diverse e più ridotte. La quota di elettori che esprime un indice di fiducia almeno “sufficiente” nei confronti del premier (con un voto da 6 a10) è intorno al 55-56%, secondo l’Ipsos diretta da Nando Pagnoncelli. Lo stesso dato è indicato dall’Ispo di Renato Mannheimer. In entrambi i casi: una crescita di 6-7 punti percentuali.

Da ciò la determinazione del premier ad andare avanti nell’azione di governo e con le riforme. Perché il suo volto, più degli altri, raffigura e rispecchia il “senso comune”. La volontà popolare degli italiani, che magari provano disagio verso i suoi comportamenti e il suo relativismo etico. Ma, in fondo, anche per questo, lo percepiscono come uno di loro. E gli vorrebbero assomigliare. Questi italiani: individualisti e familisti, spacconi e donnaioli, un po’ evasori, diffidenti verso i poteri pubblici, liberisti a parole, soprattutto quando si tratta degli altri. Innamorati dell’immagine, sperduti nel mondo dei media e della televisione, attratti dal gossip e dai salotti tivù. E, quindi, dal principale protagonista e autore della realtà mediale. Lui. Silvio Berlusconi. L’aggressione ai suoi danni e il suo volto insanguinato: uno degli eventi mediatici del decennio. Lo hanno beatificato. La vittima sacrificale dell’odio espresso dalla parte invidiosa del Paese oggi è stata risarcita moralmente.

E pochissimi si sono azzardati a eccepire. Criticare. Salvo i soliti noti – Di Pietro in testa. Condannati alla pubblica esecrazione. L’onda impetuosa della solidarietà personale verso il premier sembra aver trascinato con sé anche il consenso per le riforme. Che, come ha affermato Berlusconi nella telefonata al Tg1, verranno fatte senza esitazioni. A partire, immaginiamo, da quella sulla giustizia. E dai provvedimenti utili ad allontanare gli effetti dei processi che lo riguardano. In nome dello snellimento della macchina giudiziaria. A tutela delle alte cariche dello Stato ma anche di governo.

E’ il potere del “senso comune”. Che, oltre a Berlusconi, vede protagonista anche la Lega, che interpreta e respira le paure “della gente”. Invece l’opposizione – la sinistra, il centrosinistra e perfino il centro – è troppo aristocratica per immergersi nel “senso comune” che pervade la vita quotidiana, dove c’è bisogno di certezze. Un mondo di cose date per scontate che, tuttavia, si possono costruire e manipolare. Semplicemente isolando alcuni aspetti e rimuovendone altri. Ad esempio, se consideriamo i dati di Ipsos presentati da Pagnoncelli a Ballarò (martedì 22 dicembre), Berlusconi è “gratificato” dal 55% di italiani che nutrono fiducia (alta, ma anche appena discreta) nei suoi riguardi. Ma altri leader politici e istituzionali e altre figure pubbliche non sono da meno. Oppure lo superano largamente. Il Presidente della Repubblica Napolitano: 84%; il Presidente della Camera Fini: 68%; il Ministro dell’Economia Tremonti: 56%; il presidente della Fiat e della Ferrari, Cordero di Montezemolo: 55%. Perfino Bersani si attesta al 54%.

Insomma, la pietas suscitata dall’aggressione di Tartaglia ha permesso a Berlusconi di riprendere consensi. Senza tuttavia svettare sugli altri. Lo stesso vale per i giudizi politici e sulle politiche. La fiducia nel governo è anch’essa risalita. Tuttavia, il giudizio dei cittadini sulle “politiche” non è cambiato rispetto a prima. In particolare, in tema di giustizia (ancora Ipsos). Sulla “sospensione temporanea dei processi o su una legge ‘ad personam’ che permetta di sbloccare la situazione politica” e di riprendere il dialogo sulle riforme si dice d’accordo solo il 25% degli elettori. Un italiano su quattro. E il 48% degli elettori di Pdl e Lega. Cioè: meno della metà. La solidarietà verso il premier e la sua maggioranza non si traduce, quindi, in consenso verso le leggi “ad personam”. Né verso scorciatoie come il cosiddetto “processo breve”, percepito alla stregua di un indulto. Che fa rima con “insulto”. Tanto che nel luglio 2006, quando venne approvato dal governo Prodi, ne trascinò in basso il consenso. Immediatamente. Con il contributo della propaganda di alcune forze politiche oggi al governo e allora all’opposizione.

Non è di senso comune, però, neppure l’appoggio alle politiche del governo su “lavoro e occupazione”, valutate negativamente dal 60% degli elettori, mentre i provvedimenti in materia di tasse e fisco sono avversate dal 56% della popolazione. Inoltre (Demos-Coop, dicembre 2009), il 70% degli italiani si dice favorevole alle manifestazioni a sostegno della libertà di stampa e addirittura l’86%, cioè la quasi totalità, approva le proteste contro i tagli e le carenze di risorse relativi alla ricerca. D’altronde, nella gerarchia dei problemi da affrontare, per gli italiani, i temi dell’occupazione e dello sviluppo sono di gran lunga prioritari. Le riforme istituzionali e sulla giustizia, invece, in fondo alla lista. Senza eccessive differenze fra destra e sinistra.

Noi, per istinto e formazione, diffidiamo del “senso comune”. Parola magica, sospesa tra mito e ideologia. Tuttavia, proprio per questo, conviene evitare di dare per scontato che gli argomenti sostenuti da Berlusconi e la Lega siano – naturaliter – di “senso comune”. Popolari. E quelli dell’opposizione – di sinistra e centrosinistra e anche di centro – impopolari. Prima di convincersi che perfino fare opposizione sia impopolare. E anti-italiano. L’opposizione: almeno si informi.
La Repubblica 27.12.09

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“Il partito dell’amore”, di Vittorio Emiliani

Assimilare atti differenti compiuti da due differenti persone in cura da anni per disturbi mentali col fine di costruirci sopra un’unica “teoria della violenza” prodotta dal clima politico sembra davvero un’ardua e mistificante impresa. Vi accenna lo stesso presidente del Consiglio che compare “in voce”, ogni giorno ormai, dalla sua villa di Arcore, alla radio, alla tv, nei Tg quando al Tg1 dell’altra sera parla di «odio che rende violente contro l’avversario politico le menti più fragili». Stringe subito l’acrobatica connessione il tg della Rai mettendo sullo stesso piano di «prodotti dell’odio politico» il lancio folle di Massimo Tartaglia contro Berlusconi e il tentativo della svizzera Susanna Maiolo di toccare Benedetto XVI. Due episodi che, semmai, dovrebbero far riflettere sulla inadeguata professionalità della sicurezza, italiana e vaticana, utilizzata in quei pericolosi bagni di folla.
È già inqualificabilmente grave l’hanno fatto Cicchitto ed altri dare nome e cognome ai “mandanti” di Tartaglia. Ma, andare oltre l’inqualificabile per impastare insieme i due gesti quali sintomi di uno stesso clima politico profondamente inquinato è davvero voler contribuire all’incendio permanente del confronto, dirigendo le fiamme contro i “mandanti” e dando la seguente impressione: c’è “un partito dell’amore” (senza allusioni al lettone dono di Putin) e c’è “un partito dell’odio”. Del primo fanno parte tutti coloro che amano il premier e ne condividono opinioni e progetti. Del secondo fanno parte non solo tutti coloro che detestano lui e le sue proposte politiche (comunque, chi gliel’ha messa in bocca a Di Pietro l’idiozia di Berlusconi=Diavolo?), ma anche tutti coloro che, più semplicemente, non le condividono. Dissenso, in democrazia, del tutto legittimo.
Quando Berlusconi significativamente dopo l’Epifania, dal greco epiphàino, appaio riapparirà, proporrà riforme vere oppure leggi su misura per lui? Nel primo caso sarebbe sbagliato non andare a vedere le carte e ragionare su di esse. Nel secondo, sarebbe sbagliato proseguire nel dialogo. Domanda: così facendo, si entrerebbe a far parte, automaticamente, delle «fabbriche di menzogne, estremismo e anche di odio» (Berlusconi al Tg1)? Non è proprio il massimo che l’altro ieri il presidente abbia dialogato “in voce” con don Pierino Gelmini della Comunità “Incontro”, rinviato a giudizio per abusi su minori. Ancor più sorprendente che abbia rivendicato il motto «noi rispettiamo l’avversario politico». Non ricorda di aver parlato delle “stronzate di Prodi”, di aver mimato la sinistra che va al governo e subito straccia il suo programma, di aver sostenuto «certo, non credevo fossero così tanti i coglioni» che votano per la sinistra, di aver proposto l’on. Schulz (Spd) «per il ruolo di un kapò», di aver definito Rosy Bindi «più bella che intelligente», ecc.? Tuttavia se il Berlusconi dell’Epifanìa, cioè della nuova “apparizione”, sarà diverso da quello e proporrà leggi condivisibili, spiazzerà per primi i suoi sostenitori, come Minzolini, i quali fanno un solo fascio di Massimo Tartaglia e di Susanna Maiolo per rappresentare il clima di odio contro il governo e il suo leader alimentato dal centrosinistra, anzi dalla sinistra. Ora e sempre “comunista”, ovviamente.
L’Unità 27.12.09

“Partito spaccato? Bersani trovi una sintesi”, intervista a Marina Sereni di Maria Zegarelli

E’ davvero in atto un tentativo di spaccare il Pd come ha sostenuto Massimo D’Alema in un’intervista su questo giornale? «Forse a qualcuno potrà anche essere venuta questa idea, ma sta al Pd lavorare per costruire la sua unità». Marina Sereni, vicepresidentem del Pd, convinta sostenitrice di Dario Franceschini durante il congresso, l’ha letta molto attentamente quell’intervista all’ex premier. E non tutti i passaggi l’hanno convinta.
Qualcuno,mezzi di comunicazione inclusi, lavora per spaccare il suo partito?
«L’unità del Pd è un obiettivo da raggiungere costantemente. Siamo un partito plurale e da questo pluralismo deve scaturire un’unità di azione, ma perché questo sia possibile c’è bisogno di un dibattito aperto, franco, a partire dalle riforme fondamentali».
Da dove si dovrebbe partire?
«Sicuramente dobbiamo continuare a ritenere prioritario intervenire sulle questioni economico-sociali, quelle che riguardano direttamente la vita dei cittadini. Non possiamo cadere in una sorta di ipnosi secondo cui le urgenze di questo Paese sono le riforme istituzionali e invece la crisi economica e sociale si risolve da sé. Questa tesi può far comodoal governo, per nascondere l’inerzia e l’incapacità di questo centrodestra di individuare gli interventi che servirebbero al Paese per uscire da questa recessione. Perché non affrontare da subito
la riforma degli ammortizzatori sociali e la modernizzazione della pubblica amministrazione?».
Sbaglio o sta prendendo le distanze da quanto ha detto D’Alema Secondo l’ex premier si dovrebbe affrontare per esempio la riforma della legge elettorale, trovare una soluzione sulla
giustizia…
«Dico che da molti mesi l’opposizione, e il Pd più di altri, sta sollevando l’esigenza di un confronto parlamentare vero sui temi economici e sociali e questo confronto ancora non c’è stato. La legge Finanziaria appena approvata è stata l’ennesima occasione mancata. Credo che la propria unità il Pd già su questo fronte possa trovarla senza esitazione: dobbiamo
pretendere che siano questi i temi al centro del dibattito politico e non soltanto la giustizia o la legge elettorale ».
D’Alema dice “forse qualcuno pensa che si debba scardinare la maggioranza” che ha vinto il congresso isolando lui e condizionando Bersani.
«Non so a chi si riferisca. Bersani ha vinto un congresso con una piattaforma politica, è evidente che è un suo diritto guidare il partito su quella piattaforma, sapendo però che c’è
una parte consistente del Pd che ha idee diverse. Sono sicura che Bersani sia consapevole della sua responsabilità: trovare una sintesi su posizioni di partenza che possono essere
distinte. Quando non è possibile trovare la sintesi si trova una soluzione negli organismi preposti, arrivando anche ad una votazione. Questi sono i contorni in cui ci si muove, nessuno
pensa di scardinare i risultati del congresso».
Torniamo alle riforme, legge elettorale, quale?
«Questo è uno dei punti dove ci sono le maggiori differenze. Mentre penso che nel Pd non ci siano posizioni molto distanti sulle riforme economico- sociali, su quelle istituzionali c’è parecchio lavoro da fare. Non sonod’accordo, tanto per fare un esempio, con una riforma elettorale alla tedesca, di tipo proporzionale, perché penso che possa far fare passi indietro
al bipolarismo italiano, che non è perfetto sia chiaro,ma ha bisogno di essere consolidato. Non credo che una legge elettorale che consente agli italiani di far votare solo per il partito, come dice D’Alema, faccia bene al sistema politico. Gli italiani hanno diritto di scegliersi il parlamentare e una coalizione di governo. Si dovrebbe ripartire da una legge molto simile al Mattarellum perché i governi non si fanno dopo le elezioni, le coalizioni si decidono prima».
È solo dibattito interno dovuto al pluralismo o la tendenza di “autodemolizione” della vostra stessa classe dirigente è dura a morire?
«Diciamo che questa tendenza c’è sempre stata, è uno dei motivi per cui in questi anni il centrosinistra è stato indebolito. Se penso all’Ulivo e al Pd non posso nascondere che troppo
spesso e con troppa veemenza si è sparato sul conducente. È sempre stato il fuoco amico quello più insidioso».
Anche verso l’attuale conducente è scattata l’antica nevrosi?
«Sono stata due giorni a Cortona perché come sostenitori di Franceschini abbiamo intenzione di costruire Area democratica, che non farà tessere, e si prefigge di dare un contributo politico-culturale al Pd. Non mi è sembrato che si siano espressi giudizi liquidatori nei confronti del segretario».
L’unità 27.12.09

“Territorio martoriato”, di Massimo Serafini

L’intensità delle piogge degli ultimi giorni e gli enormi disagi sofferti dai cittadini italiani dimostrano ancora una volta l’estrema vulnerabilità del nostro territorio. Il governo dovrebbe investire denaro nel riassetto idrogeologico del suolo e non in inutili grandi opere che aggiungono cemento a cemento.
E’ normale che a dicembre ci siano perturbazioni con nevicate e temporali. Meno normale è che maltempo e piogge abbiano sempre conseguenze così devastanti e drammatiche. Di fronte al ripetersi di quelle che una classe dirigente affaristica e incolta si ostina a chiamare “calamità naturali”, un interrogativo a chi governa il Paese, ma anche all’opposizione, va posto: perché mai qualsiasi pioggia cada, normale o eccezionale che sia, le conseguenze per le persone e le cose sono sempre e comunque le più gravi?

L’intensità delle precipitazioni e la loro concentrazione ci confermano che è in corso un cambiamento del clima. A nulla però serve attribuire al clima che cambia le responsabilità delle tante tragedie che colpiscono il Paese. Soprattutto non è accettabile che il cambiamento climatico venga assunto a giustificazione da chi avrebbe dovuto agire per fermarlo, e non l’ha fatto perché ne ha sempre negato l’esistenza. Inoltre non è solo l’incapacità di governare le manifestazioni del clima che cambia la causa di tante devastazioni.

Anzi più si guarda e si va a fondo della questione e più emergono le vere colpe: i nostri territori sono incapaci di assorbire le piogge perché la speculazione e l’abusivismo li hanno ricoperti di cemento e asfalto; le aree di pertinenza dei nostri fiumi, in cui dovrebbero espandersi le piene, sono invece costruite, coltivate o occupate da opere “grandi” quanto inutili; le nostre colline sono spesso spianate da un’agricoltura industriale ed eccedentaria.

Il buon Bertolaso, siamo certi, sarà già corso nei territori colpiti e di fronte alle proteste chiederà scusa, come Matteoli, per i disagi che la popolazione ha dovuto patire. Soprattutto chiederà a Berlusconi di costruire nuove opere idrauliche con cui, affermerà, sarà possibile governare fiumi e frane.

Si continua a non capire che il problema della estrema vulnerabilità del territorio italiano non lo si risolve aggiungendo cemento a cemento, cioè con nuove, costose e inutili opere. La messa in sicurezza dell’Italia e degli italiani non richiede opere, ma decisioni politiche coraggiose, capaci di mettere in discussione gli usi sbagliati e speculativi di terra e acqua, che governi nazionali e locali hanno autorizzato.

Per la sicurezza delle italiane e degli italiani servirebbe un segnale chiaro, una decisione politica che Terra e tanti ambientalisti suggeriscono da tempo ai nostri governanti: anziché costruire un inutile Ponte fra Reggio Calabria e Messina, o le pericolose centrali nucleari che “Stranamore” Scaiola vuole imporre a tutti i costi al popolo italiano, spendete quelle risorse per il riassetto idrogeologico del territorio. La principale, unica, opera pubblica di cui l’Italia necessita.

Sappiamo che questa decisione non la prenderete, perché si tratta di un’opera pubblica che non richiede cemento ma prevenzione, e quindi investimenti nella conoscenza dei territori, in servizi tecnici, in una diffusa manutenzione e cura della terra e delle acque. E, perché no, in qualche demolizione, piuttosto.
Terranews 27.12.09

“La doppia punizione”, di Giovanna Zincone

Che le condizioni di vita nelle carceri italiane siano intollerabili è cosa nota da fin troppo tempo. Le ragioni sono molte e si collegano tra loro a catena. La più ovvia è la insufficiente capienza delle strutture penitenziarie esistenti, accoppiata alla loro obsolescenza. E’ un’insufficienza che si riproduce puntualmente, e alla quale troppo spesso si è posto rimedio con amnistie e indulti. In questo momento ci sono circa un terzo di posti in meno rispetto al fabbisogno. Il sovraffollamento è certamente un’ovvia causa del degrado delle condizioni di vita dei detenuti, sia perché riduce gli spazi fisici nelle celle, sia perché riduce la sia pur limitata e controllata libertà di cui in carcere ancora si dovrebbe godere.

Dove i detenuti sono troppi, anche il tempo e la possibilità di movimento all’aria aperta nei cortili si riducono, i colloqui con i parenti sono contratti, il lavoro in carcere (colpito anche dalla crisi) diventa un miraggio. A sua volta l’affollamento ha varie cause. Quindi affrontarlo, come ha previsto il governo, con un piano speciale di edilizia è una misura necessaria, troppo a lungo rinviata, ma non sufficiente. Costruire nuove carceri, costruirle in modo che siano più vivibili, differenziare i luoghi di detenzione, ridurre il ricorso alla detenzione sono rimedi necessari. Bisogna smettere di applicare l’etichetta «reato» a qualunque comportamento che non risponde appieno alle aspettative della cultura prevalente, mi riferisco ad esempio al consumo personale di sostanze stupefacenti. Si pensa così di soddisfare la richiesta di sicurezza e di ordine che viene dall’opinione pubblica, lo si fa con la speranza di incassare qualche consenso elettorale in più, ma i costi della penalizzazione a oltranza poi si pagano.

Ma c’è un costo più alto che si paga con una corsa gridata, e non meditata, alla repressione. Un ragionevole richiamo all’ordine può trasformarsi e si sta trasformando in qualcosa di culturalmente molto rischioso: da una parte la disumanizzazione del reo, reale o anche solo potenziale, dall’altra l’innalzamento al di sopra delle regole del tutore dell’ordine. Si raffigura come pericolo pubblico il criminale incallito e poi, allargando il cerchio, chi ha commesso solo una piccola infrazione della legge e poi, allargandolo ancora, chi ha lo stigma di potenziale delinquente perché ha l’aspetto fisico di un immigrato o perché è vestito come i ragazzi dei centri sociali – e nel corso di questo processo tutte queste ben diverse figure sociali vengono più o meno consapevolmente percepite come individui spogliati del diritto al rispetto, persino del diritto alla integrità fisica.

Quella persona perde il diritto a non essere umiliato, a non essere picchiato, a non essere privato di assistenza medica. Al contrario, se a commettere violenze e soprusi sono esponenti delle forze dell’ordine, scatta l’obbligo di solidarietà, a cui si aggiunge spesso anche un occhio di riguardo da parte delle corti che se non altro «derubricano» il caso facendolo slittare verso un reato meno grave. Alcuni eventi recenti, con il caso del giovane Cucchi picchiato brutalmente e non curato, hanno finalmente richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica, altri sono stati sollevati in anni recenti dalle madri delle vittime, ma chiunque abbia avuto anche una conoscenza marginale delle carceri sa che non si tratta di episodi isolati. Così come non può non suonare allarmante il dato alto dei suicidi in carcere: è un segnale di condizioni intollerabili. Più in generale, alcune carceri sono luoghi dove troppo spesso il più forte, ad esempio il gruppo di detenuti più potente, può esercitare un potere arbitrario, distruttivo nei confronti dei compagni più deboli, in assenza di una vigilanza neutrale e forte.

D’altra parte ci sono carceri italiane gestite con metodi innovativi, competenza e umanità. Si capisce quindi che, proprio in questi giorni in cui il Natale dovrebbe dare maggiore luce al messaggio cristiano di riconoscimento comunque e verso chiunque delle ragioni dell’umanità, siano alti esponenti della Chiesa a fare sentire la loro voce a difesa di chi vive tragicamente indifeso nelle carceri italiane. Accanto ai cardinali Bagnasco e Tettamanzi, si sono fatti sentire i radicali di «Nessuno tocchi Caino». Rivendicano giustamente il diritto al rispetto umano anche per chi non ne ha avuto per gli altri. Un apparato statale che lasciasse i colpevoli diventare vittime di violenze e soprusi acquisterebbe il loro stesso volto. E dovremmo allora chiederci: chi è davvero Caino?
La Stampa 27.12.09

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Tettamanzi: «Sconcertato per condizioni San Vittore»

«Pena e sconcerto» per la situazione del carcere milanese di San Vittore, dove vi sono condizioni di «squallore intollerabile»: così si è espresso il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, nell’omelia della Messa di mezzanotte a Natale in Duomo.
«L’altro ieri – ha affermato – ho voluto passare a visitare e benedire le celle di numerosi detenuti a San Vittore. Ho provato tanta pena, anzi un vero e proprio sconcerto per quanto ho visto con i miei occhi. Non posso dimenticare le parole di un detenuto ‘Sì la giustizia deve fare il suo sacrosanto percorso e al colpevole la pena è dovuta, ma le condizioni abitative, nelle loro più elementari esigenze, non possono essere ingiustamente offensive della dignità personale di chiunque’. E concludeva ‘In questo modo ci strappano via la nostra dignità umana!’». Da qui, conclude Tettamanzi, la necessità di «gesti di solidarietà per rimediare, come e dove è possibile, a situazioni di squallore intollerabile».
Il Sole 24 Ore 27.12.09

“Prezzi, 600 euro di rincari a famiglia”, di Barbara Ardu

Saliranno anche l´Rc auto (più 130 euro in media), i mutui e i servizi bancari. Dai ricorsi contro l´autovelox ai biglietti aerei. Vegas: nessun aumento dalla Finanziaria
Nascosti qua e là nelle pieghe della Finanziaria ci sono aumenti di tasse per circa 120 euro. Balzelli, li chiamano Adusbef e Federconsumatori. Ma Giuseppe Vegas, non ci sta. «È assolutamente pretestuoso – dichiara il sottosegretario all´Economia – affermare che la legge finanziaria comporterà una stangata per i cittadini, come dicono alcune organizzazioni di consumatori, i cui leader – ha aggiunto – sono esponenti dell´opposizione, angolo Idv». Ma quelli in Finanziaria, secondo i consumatori, non sarebbero gli unici rincari in arrivo con il 2010. Per sopravvivere all´anno che verrà, le famiglie dovranno mettere in conto 600 euro in più. È questa la cifra media che gli italiani dovranno trovare per fare fronte ai balzelli del governo, ai nuovi incrementi delle tariffe, ai rincari nei trasporti e a quelli che si preparano a varare assicurazioni e banche.
La Finanziaria a tasse zero, per i consumatori, è una favola. «Non è vero – sostengono Trefiletti e Lannutti, responsabili delle due associazioni – che la manovra appena approvata non abbia aumentato le tasse, come hanno affermato il ministro Tremonti e il premier Berlusconi. Ci sono circa 120 euro di nuovi balzelli che graveranno sulle spalle di ogni famiglia». Eccone alcuni. Chi viene multato perché supera i limiti di velocità con l´autovelox dovrà pagare circa 38 euro se deciderà di ricorrere contro il provvedimento. Chi acquista un biglietto aereo pagherà invece un´anticipazione tariffaria di 3 euro, che andrà a favore dei gestori aeroportuali. Altro balzello «è il contributo unificato pari a 103,3 euro a carico dei lavoratori licenziati che faranno ricorso in Cassazione». Solo sui biglietti aerei il sottosegretario concorda, precisando però che gli aumenti sono «agganciati ai piani di sviluppo degli aeroporti, non ancora presentati».
C´è poi il capitolo delle tariffe. Per il gas i consumatori prevedono un aumento in bolletta di circa 30 euro, di 18 euro salirebbe il costo per i servizi idrici, mentre per la Tarsu (la tassa rifiuti solidi urbani), il rincaro arriverebbe a 35 euro. E anche qui Vegas smentisce. «Con il decreto mille-proroghe – spiega – il governo ha deciso il blocco delle tariffe».
Pesante la stangata in arrivo dalle assicurazioni: per l´Rc auto è previsto un aumento medio di 130 euro. Viaggiare in treno e in aereo costerà 65 euro in più, mentre la spesa per i carburanti dovrebbe aumentare di 90 euro nel 2010. E anche le banche finiscono nel mirino dei consumatori. I servizi potrebbero rincarare di 30 euro. I mutui (che hanno ormai tassi molto bassi) sarebbero comunque destinati a costare di più perché le aziende di credito stanno aumentando gli spread applicati ai tassi (e che sono la parte che costituisce il loro guadagno). Un fenomeno che i consumatori denunciano da tempo. Le misure di Tremonti per abbassare i tassi, secondo l´Adusbef, verrebbero vanificate dalle banche «perché se da una parte calano i tassi dall´altra aumenta lo spread con punte fino all´80 per cento». Tutti conti e numeri che al sottosegretario Vegas non tornano perché sarebbero determinati «da ipotetici aumenti di mercato, da quello finanziario a quello del petrolio».
La Repubblica 27.12.09

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“Il governo dell’amore toglie 600 euro alle famiglie”, di BDG

Nel 2010 Finanziaria alla mano andrà così secondo Federconsumatori e Adusbef Trefiletti e Lannutti: hanno aumentato le tasse e sono cresciute tutte le tariffe. Silvio Berlusconi parla di «disfattisti », mentre il suo fedelissimo Paolo Bonaiuti rispolvera le «cassandre »: sta di fatto che il governo non vuol neanche sentir parlare di crisi, o di famiglie in difficoltà. Male associazioni dei consumatori non si fermano. Parlano di stangata, solo in parte provocata dagli andamenti di mercato. Anche il governo ci ha messo del suo. Nel 2010 le famiglie italiane si ritroveranno in tasca circa 600euro in meno per colpa di rincari, balzelli e nuove spese, denunciano Adusbef e Federconsumatori. Che puntano il dito anche sulla Finanziaria: non è vero – dicono i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – che non contiene nuove tasse. Ma anzi prevede misure che costeranno alle famiglie 120 euro in più all’anno. A questi si aggiungono gli aumenti di gas, carburanti, mutui e biglietti ferroviari. Sul futuro poi pende la minaccia dell’inflazione, che dovrebbe cominciare a rialzare la testa man mano che i mercati riprendono fiato dopo i crolli della crisi. Per ora qualche anticipo già si sta vedendo in questi giorni. L’Adoc denuncia che aumenteranno del 4% circa anche i prezzi per il cenone di Capodanno.
CARO-GOVERNO Adusbef e Federconsumatori parlano esplicitamente di «ministangata governativa». «Non è vero – sostengono- che la Finanziaria appena approvata non abbia aumentato le tasse, come hanno affermato il ministro Tremonti e il presidente del Consiglio Berlusconi, perché ci sono circa 120 euro di nuovi balzelli che graveranno sulle spalle di ogni famiglia». Tra questi, le due associazioni citano le «anticipazioni tariffarie di 3 euro a passeggero su ogni singolo biglietto aereo a favore dei gestori aeroportuali», oltre al «contributo unificato pari a 103,3 euro a carico dei lavoratori licenziati che fanno ricorso in Cassazione» e ai circa 38 euro «a carico di quei cittadini che “osano” fare ricorso» contro le multe per alta velocità (autovelox). ». A queste spese in più si devono aggiungere tutti gli altri rincari:
circa 30 euro per il gas, 130 l’assicurazione auto (rca), 18 euro per servizi idrici, 35 euro per la Tarsu (tassa rifiuti solidi urbani), 30 euro di aumenti dei servizi bancari, 80 euro per i mutui a causa degli aumenti dello spread applicato dalle banche, 65 euro per gli aumenti dei biglietti dei treni e 90 euro (su base annua) per i costi dei carburanti. Secondo le stime delle due associazioni dei consumatori, dunque, da gennaio2010 peseranno sulle spalle degli italiani rincari complessivi per circa 596 euro.
CARO CAPODANNO Secondo l’Adoc festeggiare al ristorante o in un locale costa il 4% in più in media rispetto all’anno scorso. E allora aumentano (+2%) quelli che, per risparmiare, preferiscono rimanere a casa o andare in un agriturismo. Festeggiare a contatto con la natura, secondo l’associazione dei consumatori, costerà in media 130 euro (+2,3% rispetto all’anno scorso), mentre per organizzare una cena in casa, per 8 persone, non si andrà oltre il 158 euro in media.
L’Unità 27.12.09