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«Acqua fresca per il cavallo assetato? Scudo fiscale e finanziamento delle imprese italiane», di Andrea Frazzini e Riccardo Puglisi

Insieme all’esigenza di ottenere entrate fiscali aggiuntive, una delle principali giustificazioni avanzate a difesa dello scudo fiscale è che i capitali rientrati in patria grazie ad esso potranno finanziare le imprese italiane a corto di mezzi propri (e altrui). Il cavallo potenzialmente assetato avrebbe finalmente a disposizione l’acqua per bere.

Ad esempio il 29 settembre scorso il ministro Tremonti ha giustificato l’idea dello scudo fiscale in questi termini: “La casistica fondamentale alla quale pensiamo di fare riferimento è funzionale a mantenere l’attività di impresa, a non chiudere i capannoni e a non mandare via gli operai”. Questa è la previsione/auspicio del ministro, ma la questione è di carattere schiettamente empirico: in quale misura lo “scudatore-ter” utilizzerà davvero i capitali rientrati per impiegarli nelle imprese italiane?

Sarebbe bello utilizzare i dati relativi alle due edizioni precedenti dello scudo per rispondere in maniera rigorosa a questa domanda. Purtroppo il requisito dell’anonimato preclude in partenza questa possibilità, almeno a livello di dati individuali. In assenza di dati empirici affidabili l’unica strada percorribile è quella di usare in maniera sensata la teoria economica.

Vi sono due casi diversi da prendere in considerazione. In primis, è importante avere un’idea di quale sia la propensione dello “scudatore-ter” a investire – o reinvestire – nella propria impresa. Se i capitali rimpatriati sono frutto di evasione fiscale a livello dell’impresa stessa, la scelta di abbassare fraudolentemente il carico fiscale è anche indice di una scarsa volontà di ricorrere all’autofinanziamento. Non è inverosimile che la scelta di evasione sia stata compiuta in tempi di vacche grasse, con lo scopo ulteriore di “mettere al sicuro” i profitti creati allora. Se ciò è vero, è più difficile credere che lo scudatore-ter abbia una particolare propensione a reinvestire oggi nella propria impresa, dato che i tempi sono oggettivamente più difficili. Il punto è stato evidenziato anche da Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, in un recente convegno a Bergamo: “[…] Il capitale finanziario era in Svizzera. Se rientrano in tre mesi 100 miliardi, il capitale non era dentro alle imprese. E qui ci sarebbe una riflessione da fare.” Da questo punto di vista ci sembrano più probabili investimenti immobiliari, e in effetti i precedenti scudi del 2001 e del 2003 potrebbero avere dato il loro contributo alla crescita dei valori nelle grandi città come Roma e Milano.

In secondo luogo, la previsione di Tremonti potrebbe avverarsi per il tramite degli scudatori-ter che agiscono come risparmiatori ed investono in imprese italiane da loro non controllate. Per una volta l’analisi economica sembra arridere al ministro (che forse non la ricambierà). Gli economisti Ken French e Jim Poterba hanno mostrato come gli individui tipicamente soffrano di un “home bias”, cioè tendono a concentrare i propri investimenti su imprese domestiche. Una buona notizia per il cavallo assetato? Bisogna fare qui due considerazioni. Innanzi tutto questa propensione agli investimenti domestici potrebbe non essere del tutto razionale, in quanto il rischio sarebbe minore attraverso una maggiore diversificazione degli investimenti a livello internazionale, specialmente nel caso di un’economia relativamente piccola come l’Italia. In secondo luogo resta da vedere se questo home bias valga anche per lo scudatore-ter medio. Ebbene, i dati a livello di investitore individuale discussi da Annette Vissing-Jorgensen (1) mostrano come questa tendenza ad investire in maniera sproporzionata nelle imprese nazionali è tanto più bassa quanto più elevata la ricchezza e il livello di conoscenza finanziaria dell’investitore stesso. Fino a prova contraria, lo scudatore-ter potrebbe essere ragionevolmente immune da questo tipo di distorsione. A prescindere dalla collocazione geografica del proprio gestore.

La questione relativa alla percentuale di capitali scudati che andranno a beneficio delle imprese italiane si connette naturalmente al tema dell’ammontare totale di capitali che verranno rimpatriati. Sotto questo profilo, la natura di condono fiscale dello scudo, di cui hanno già discusso in maniera diffusa e precisa Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra su lavoce.info (2), ha certamente contribuito a renderlo appetibile. In effetti, secondo le ultime indiscrezioni l’ammontare totale di capitali “scudati” dovrebbe aggirarsi intorno ai 100-110 miliardi di euro. Dall’altra parte, al fine di convincere il pubblico che lo scudo sia l’ultima possibilità per evitare sanzioni pesantissime, il ministro Tremonti si è espresso in termini chiari: “[…] chi continuerà a tenere i soldi in Svizzera sappia che sono soldi morti” (3). Peccato che la lungimirante intervista risalga al dicembre 2001, in occasione del primo scudo.

1. Annette Vissing-Jorgensen [2003] “Perspectives on Behavioral Finance: Does “Irrationality” Disappear with Wealth? Evidence from Expectations and Actions”, NBER Macroeconomics Annual. Disponibile qui:
http://www.kellogg.northwestern.edu/faculty/vissing/htm/vissing_nberma_article.pdf
2. “Un’amnistia di fatto dietro lo scudo fiscale”, 29/9/2009, disponibile qui:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001302.html
3. “I soldi in Svizzera? Sono morti. Il segreto bancario cadrà nel 2002”. Intervista a Giulio Tremonti, di Ferruccio de Bortoli, Corriere della Sera, 23/12/2001.

da www.nelmerito.com

“Finanziaria 2010, via libera del Senato senza fiducia”, di Nicoletta Cottone

Via libera del Senato, senza fiducia, alla Finanziaria per il 2010. I sì sono stati 158 sì, i no 117 e 4 gli astenuti. Tra le principali novità, il pacchetto Welfare, la stretta sugli enti locali, la Banca del Sud e il nuovo Patto sulla Salute. Subito dopo è giunto il sì dell’aula anche al ddl Bilancio con 157 sì, 120 voti contrari e 4 astenuti. La manovra è, dunque, stata approvata definitivamente, dopo che l’aula ha respinto uno dopo l’altro i circa 70 emendamenti presentati dall’opposizione. Nella mattinata era giunto il via libera a tutti gli articoli del ddl Bilancio, dopo una sospensione della seduta di venti minuti per mancanza del numero legale e la bocciatura dell’unico emendamento presentato.

Soddisfatto il presidente del Senato, Renato Schifani. «Senza la fiducia sulla finanziaria» l’anno chiude meglio di come iniziato, ha sottolineato ai giornalisti in una pausa dei lavori dell’aula. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, invece non enfatizza. «Mi pare – ha detto – che sia la normalità quella di approvare leggi votando e non con il sistema della fiducia in Parlamento».

Dopo 31 anni la vecchia manovra lascia definitivamente il posto alla nuova Legge di Stabilità, mandando definitivamente in soffitta le finanziarie carrozzone con maxiemendamenti da un solo articolo e centinaia di commi approvati a colpi di fiducia, assalti alla diligenza ed estenuanti tira e molla delle sessioni di bilancio. Il vice ministro all’Economia Vegas ha salutato la vecchia finanziaria, che «ha rappresentato l’essenza del Paese: i momenti di spesa facile» o quando si è tirata la cinghia per entrare nell’euro ed è «cambiata con il quadro politico».

La Finanziaria 2010, nella ultima versione licenziata dalla Camera e confermata dalla commissione Bilancio del Senato, è passata da 30 a 247 commi e vale 11,139 miliardi nel 2010 in termini di indebitamento netto (maggiori entrate più minori spese), 2,9 miliardi nel 2011 e 4,152 miliardi nel 2012. L’esatta quantificazione della manovra è contenuta in un dossier del Servizio di bilancio del Senato dedicato alla terza lettura della manovra a Palazzo Madama. Le minori entrate aggiunte alle maggiori spese, pari a 11,090 miliardi nel 2010, 2,852 miliardi nel 2011 e 4,090 miliardi nel 2012, controbilanciano i risparmi e le entrate, dando come risultato un effetto pressoché neutrale sui saldi che risulta positivo per 48 milioni nel 2010, 49 milioni nel 2011 e 62 milioni nel 2012.
Il Sole 24 Ore 23.12.09

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La manovra scontenta tutti ma ha il via libera del senato
Evitato l’ennesimo voto di fiducia, l’aula del senato ha dato il via libera definitivo. La Finanziaria è stata approvata con 158 voti favorevoli, 117 contrari e 4 astenuti. E senza nessuna modifica, visto che tutti gli emendamenti presentati sono stati bocciati.

Insomma, una soluzione di compromesso. Che il presidente del senato Renato Schifani saluta con soddisfazione. «È stato reso onore alla centralità del parlamento», assicura. Nonostante di fatto i parlamentari in aula non abbiano potuto modificare alcunché.

Il vice-ministro all’Economia, Giuseppe Vegas si spinge oltre: «È finita un’epoca e se ne apre un’altra», plaude al dibattito che si è svolto in Senato senza ricorrere al voto di fiducia. Un fatto che secondo lui «dimostra che un uguale sentire fra Parlamento e governo è fondamentale per un confronto dialettico e democratico».

Le cose, però, non stanno proprio così. «Questa finanziaria andrebbe radicalmente corretta nella sua impostazione. E lo pensa la stessa maggioranza che, nel corso dell’esame nelle commissioni, non ha nascosto imbarazzi nella consapevolezza che il governo ha messo in campo solo una politica di galleggiamento che non è in grado di affrontare la crisi e soprattutto di incidere sul potere d acquisto delle famiglie e sui problemi occupazionali degli italiani», ricorda il senatore del Pd Giuliano Barbolini. La manovra licenziata dal parlamento – ricorda il capogruppo del Pd in Commissione Finanze- muove 9 miliardi, una somma che si poteva spendere bene se fosse stata opportunamente indirizzata. Non è una finanziaria che aiuta lo sviluppo. Non sostiene le piccole e medie imprese, non interviene con un’organica riforma degli ammortizzatori sociali che pure servirebbe. E, inoltre, questa non è nemmeno una finanziaria equa poichè non si preoccupa affatto delle situazioni di debolezza dei cittadini in maggiore difficoltà».

La manovra (licenziata dalla Camera con la fiducia e confermata dal Senato senza modifiche) vale 11,139 miliardi nel 2010 in termini di indebitamento netto (maggiori entrate più minori spese), 2,9 miliardi nel 2011 e 4,152 miliardi nel 2012. Le opposizioni, ma anche una parte della maggioranza, soprattutto i senatori dell’area vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini (che a Montecitorio ha duramente criticato la scelta di mettere la fiducia) avevano insistito perché la manovra non venisse blindata. L’esecutivo ha vincolato il sì legandolo al numero di emendamenti presentati. Certo, il ministero dell’Economia non aveva nessuna voglia di rischiare una quarta lettura alla Camera, nel bel mezzo delle festività natalizie.

FAMIGLIE
Nel testo varato da Tremonti non ci sono interventi anti crisi, misure per le famiglie. L’unico segnale potrebbe arrivare a gennaio. Allo studio per decreto ci sono l’aumento delle detrazioni fiscali per i figli a carico. La misura potrebbe essere circoscritta alle famiglie numerose e a basso reddito. Altra misura è l’estensione degli sconti sulle bollette, gas ed elettricità, oggi già in vigore per le famiglie meno abbienti. Ma nulla più finora si è parlato di incentivi per cambiare l’automobile, detrazioni fiscali più pesanti per i figli a carico, estensione della sperimentazione della cedolare secca sugli affitti (ora circoscritta alla provincia dell’Aquila), bonus per l’acquisto di mobili, elettrodomestici e personale computer, alleggerimento dell’Irap per le imprese attraverso lo scomputo delle perdite o degli interessi passivi, sgravi fiscali per le banche che hanno sottoscritto la moratoria per i debiti delle piccole e medie imprese.Manonsono ancora entrati nella manovra.Le misure dovrebbe rientrare nel decreto di legge fiscale di gennaio. Tutto dipenderà da quanti denari farà rientrare lo scudo prorogato fino ad aprile.

IMPRESE
Ma se non c’è nulla per le famiglie poco c’è anche per le imprese. Che vedranno allungarsi i tempi per il decreto che deve sbloccare definitivamente gli oltre 18 miliardi stanziati dal governo per pagare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Il provvedimento, voluto dal ministro Tremonti per favorire la liquidità delle imprese e originariamente atteso a settembre, è divenuto oggetto del lavoro diun gruppo costituito ad hoc presso il Tesoro, che doveva ultimarlo entro novembre. Ad ora, però, è stato realizzato solo l’accertamento dei residui passivi, come previsto dal decreto legge anti-crisi di luglio. Mentre sul resto si procede a «un lavoro più organico» che accompagni al decreto una circolare. Insomma, non ci sono i soldi neanche per le aziende. Che hanno sempre di più il fiato corto. E con loro i lavoratori.
L’Unità 23.12.09

“Le parole necessarie su Pio XII”, di Arrigo Levi

Era più che prevedibile che l’annuncio della decisione di Papa Benedetto XVI di dare avvio al processo di beatificazione di Pio XII venisse giudicato, non solo dagli ebrei romani ma dalle più alte personalità dell’ebraismo italiano e mondiale, pur impegnate intensamente nel dialogo interreligioso, quanto meno intempestivo, a tre settimane dall’attesa prima visita del Papa alla grande sinagoga di Roma.

E’ stato detto e ripetuto da esponenti dell’ebraismo italiano, come da diplomatici israeliani, che la beatificazione rappresenta «un fatto interno alla Chiesa». Si discute l’opportunità di un giudizio che appare definitivo non solo sulle «eroiche virtù» ma anche – a torto o ragione – sull’operato storico di Pio XII, oggetto del dibattito da poco avviato tra storici ebrei e cattolici, e prima dell’apertura degli archivi vaticani successivi al febbraio 1939.
E poi ci sono le memorie. Non tanto le memorie dei secoli di persecuzioni, che la Chiesa di Giovanni Paolo II ha più volte condannato (furono più di venti le occasioni in cui il grande Papa chiese perdono per l’uno o l’altro peccato storico della Chiesa, non solo nei confronti degli Ebrei), ma memorie molto vicine, soprattutto qui a Roma: «Non dimentichiamo – hanno detto i portavoce degli ebrei romani – il treno di 1021 deportati del 16 ottobre ’43 che partì verso Auschwitz da Roma nel silenzio di Pio XII».

Sul piatto della bilancia della memoria ebraica quel silenzio pesa ancora. E come potrebbe non pesare? Anche se su un altro piatto pesa la consapevolezza che anche a Roma, dopo quella giornata tremenda, «i religiosi cattolici furono i principali attori dell’occultamento degli ebrei», e che in tutta Italia «la carità cristiana fu dispiegata durante la guerra in maniera non specifica nei confronti degli ebrei, ma sicuramente in maniera speciale, per motivi di quantità e di particolare allarme per le loro vite». Cito Liliana Picciotto, forse la maggiore studiosa ebrea della persecuzione che costò la vita a più di ottomila ebrei italiani, e a sei milioni di ebrei europei.

Ha scritto ancora Liliana Picciotto: «Il rifugio nei conventi e nelle case religiose, l’aiuto dei parroci nei piccoli centri, la disponibilità e il soccorso prestato da esponenti o semplici iscritti all’Azione Cattolica fu di tale proporzione da assumere un aspetto corale». Secondo l’amica Liliana, nel suo intenso saggio che conclude il volume su «I Giusti d’Italia», voluto dal presidente Fini: «Al contrario di molti osservatori, non pensiamo che per questa opera fosse necessaria una specifica direttiva papale». Sono d’accordo che tanti sacerdoti agirono d’impulso, per virtù cristiana. Ma ammetto che io mi colloco fra «i molti» che ritengono non solo probabile ma sicuro che il Papa, dopo l’indimenticato silenzio del 16 ottobre ’43, approvò e stimolò l’opera di salvataggio degli Ebrei, non solo a Roma ma in tutta Italia, non solo ad opera di parroci di campagna ma di vescovi e autorevoli cardinali. Un esempio fra tanti: a Roma tedeschi e fascisti sapevano bene che il complesso del Laterano, che godeva di extraterritorialità, e innumerevoli case religiose che non godevano di tale privilegio, ospitavano ebrei o antifascisti. Furono molte migliaia, compreso tutto il vertice del Cln, e molti ebrei, quelli ospitati nel complesso lateranense nell’arco di tempo dell’occupazione tedesca, e che così si salvarono. Il Laterano rimase un rifugio (e Andrea Riccardi ha trovato conferme che il Papa sapeva), anche dopo l’invasione fascista dell’abbazia di San Paolo, che pure godeva anch’essa della extraterritorialità, e dove furono arrestati 96 fra ebrei, antifascisti e militari.

Esito a giudicare le scelte del Papa di quei tempi tra parlare e tacere. Se il Papa avesse pronunciato una pubblica condanna dell’olocausto ebraico avrebbe compiuto un eroico atto di martirio, coinvolgendo tutta la Chiesa. Ma gli ebrei italiani vittime della Shoah sarebbero stati molti più di ottomila.

Penso che sarebbe stato saggio rispettare con una più lunga attesa, prima di aprire la strada alla beatificazione di Pio XII, i sentimenti degli Ebrei sopravvissuti e dei loro discendenti, e lasciare più tempo agli storici. Ma auspico che, nel tempo che manca alla data prevista per la visita del Papa, le autorità cattoliche ed ebraiche trovino modo di ricomporre quel clima di comprensione, di dialogo, di fiducia, che si è costruito in questi anni; e che quindi la visita si possa fare in atmosfera serena. Prendo atto che il Papa, un Papa che ha avuto in tante occasioni parole di affetto verso gli Ebrei, ha già lanciato un primo segnale con una rinnovata durissima condanna della Shoah. Forse occorrono altri pronunciamenti. Le buone parole possono curare molte ferite.
La Stampa 23.12.09

Requiem per Termini Imerese

Il lavoro è in trincea. Ogni giorno si aprono nuovi problemi o si conferma la gravità di casi irrisolti. Per quanto riguarda la Fiat c’è la conferma dell’abbandono della produzione automobilistica a Termini Imerese nel dicembre 2011. Per quanto riguarda Eutelia si continuano a perdere commesse, a partire da quelle pubbliche della Rai, nonostante le promesse avvenute al tavolo della presidenza del consiglio. Per quanto riguarda Yamaha si è ancora in attesa di una risposta dell’azienda sull’utilizzo della cassa integrazione per impedire un licenziamento traumatico ai lavoratori.
“Nei prossimi due anni gli investimenti della Fiat in Italia ammonteranno a 8 miliardi”. Lo ha detto l’ad del Lingotto Sergio Marchionne nel corso dell’incontro con governo e sindacati che si e’ svolto a Palazzo Chigi, durante il quale ha presentato il piano industriale della casa automobilistica torinese. Presenti per il governo i ministri dello Sviluppo economico Claudio Scajola, del Lavoro Maurizio Sacconi, dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, degli Affari regionali Raffaele Fitto e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta; per i sindacati sono intervenuti Raffaele Bonanni (Cisl), Guglielmo Epifani (Cgil) e Luigi Angeletti (Uil). Hanno partecipato alla riunione anche i governatori Raffaele Lombardo (Sicilia), Antonio Bassolino (Campania) e Esterino Montino (vicepresidente della regione Lazio). Una riunione accompagnata dalle proteste dei lavoratori della Fiat – provenienti soprattutto da Termini Imerese e Pomigliano d’Arco – che hanno manifestato prima a Piazza Colonna e poi sotto Palazzo Chigi, dove hanno intonato cori di protesta contro l’azienda. Va ricordato infatti che i due stabilimenti sono quelli più a rischio chiusura.
“Vogliamo che l’incontro di oggi sia tutt’altro che rituale – ha continuato Marchionne – ma occorre conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale”. Infatti “il solo calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno si augura ma un’attenzione esclusiva al sociale condurrebbe alla scomparsa dell’azienda”. Tant’è vero, ha poi annunciato il numero uno della casa torinese, che lo stabilimento Fiat di Termini Imerese non produrrà più auto dalla fine di dicembre 2011.
“Ci sono condizioni di svantaggio competitivo – ha detto – difficoltà strutturali e costi eccessivi. Lo stabilimento è in perdita e noi non possiamo più permettercelo”. D’altra parte però “siamo disposti a discutere proposte di riconversione con la regione Sicilia e gruppi privati – ha aggiunto l’ad – mettendo a disposizione lo stabilimento”. Il contesto per il mercato dell’auto “continua a essere sfavorevole” ha quindi dichiarato l’ad di Fiat. In particolare, ha spiegato, “in Europa continua la sovracapacità produttiva” mentre negli Usa “il problema è stato affrontato con coraggio”. Ma c’è anche “una forte disparità dei livelli di utilizzo della manodopera tra gli stabilimenti auto di Fiat italiani ed esteri” ed è un problema che “dobbiamo affrontare di petto” perché anche da questo “dipende anche il nostro futuro. Se non lo facciamo sarebbe una rovina”.

L’ad di Fiat ha poi confermato la produzione dei modelli attuali nello stabilimento di Torino Mirafiori per il prossimo biennio. Stessa conferma arriva per lo stabilimento di Melfi che “sta lavorando bene”, Nel sito di Cassino, invece, si aggiungerà la produzione della nuova Giulietta. Quanto a Pomigliano d’Arco, ha detto Marchionne, “è l’impianto più penalizzato per l’assenza di incentivi. Così com’è non può reggere, abbiamo già investito 100 milioni di euro”. A Pomigliano, ha ricordato però Marchionne, verrà prodotta la nuova Panda. Quanto alla ex Bertone, acquisita di recente da Fiat, produrrà due nuovi modelli per la Chrysler. Infine, tra i nuovo modelli che Torino produrrà nel bienno 2010-2011, la nuova “Y” sarà realizzata in Polonia mentre “una nuova famiglia basata sulla piattaforma small”, ha concluso Marchionne, sarà realizzata in Serbia.

Marchionne ha iniziato il suo intervento annunciando “un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto per l’Italia”. In particolare entro il 2012 la Fiat sarebbe disponibile a produrre fra 800 mila e 1 milione di vetture all’anno, dalle 650 mila attuali. Il numero uno del Lingotto ha anche annunciato la possibilità di aumentare il numero dei veicoli commerciali leggeri da 150 mila a 220 mila.
Non è vero, ha poi incalzato, “che siamo un’azienda assistita dallo stato”. Secondo Marchionne, infatti, “gli incentivi sono stati finanziati dalla Fiat e il credito accumulato dal gruppo è di circa 800 milioni di euro”. Per il futuro la Fiat non vuole chiedere “un euro allo Stato” neppure sulla proroga degli eco-incentivi. “Si tratta di una decisione che non ci compete – ha commentato Marchionne – e una scelta che spetta a chi ha il compito di disegnare la politica industriale di questo paese. Noi siamo pronti a gestire qualunque situazione, vorrei solo che si smettesse di fare demagogia sulla pelle della Fiat. Se si vuole una grande industria dell’auto in questo paese – ha concluso Marchionne – è necessario comportarsi di conseguenza e solo una decisa politica di sviluppo può creare le condizioni perché il tessuto industriale italiano si rafforzi”.

“Già da oggi dobbiamo tutti prende impegni per il polo industriale di Termini Imerese” ha detto il ministro dello Sviluppo economico a commento dell’annunciata intenzione del Lingotto di confermare la riconversione industriale di Termini Imerese dal 2012. “La criticità del gruppo Fiat “è Termini Imerese ma l’azienda è disposta a collaborare – ha aggiunto Scajola -. Non possiamo perdere quel polo industriale e abbiamo il tempo di mettere insieme le risorse della Regione siciliana e quello che il governo può dare per uno sviluppo diverso del sito” in provincia di Palermo. Secondo il ministro “servono uno sforzo congiunto di Fiat, Enti locali e governo per individuare soluzioni industriali che garantiscano l’occupazione”. “Fiat – avrebbe evidenziato tuttavia il titolare dello Sviluppo economico – pone al centro l’Italia con una crescita della produzione a un milione di vetture”.

Dura la posizione dei sindacati. “Pomigliano d’Arco è salvo ma Termini Imerese no”. Nelle parole di Cgil, Cisl e Uil è forte la delusione per la scelta della Fiat. Le parti hanno apprezzato alcuni punti della relazione dell’ad Sergio Marchionne, ma il “piano ambizioso” dell’ad del Lingotto è passato in secondo piano quando il costruttore ha confermato lo stop della produzione auto a Termini Imerese. “Il consolidamento dell’accordo Fiat-Chrysler è un fatto importante per l’Italia”, ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni e anche la soluzione per Pomigliano d’Arco”, ma “il vero problema rimane Termine Imerese”. Ora, “ci vuole un tavolo immediato per il futuro” del sito siciliano, ha continuato Bonanni: “Non possiamo lasciare i lavoratori nell’incertezza a Natale e dobbiamo capire cosa può fare la Regione, lo Stato e che impegni prende Fiat. Dobbiamo muoverci tutti perché si salvi – ha concluso il leader Cisl – quella realtà industriale. Termini deve restare un sito attivo”.

Sulla stessa linea il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, che pur confermando la positività dell’operazione Chrysler e le decisioni in merito al sito campano della Fiat, ha ribadito che “il cuore del problema è Termini. Bisogna sciogliere il nodo perché se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno, difficilmente lo si potrà sostituire”.

“Marchionne ha mostrato tutta la sua arroganza, ha usato toni molto gravi su Termini Imerese.
Avrà pure salvato la Fiat, ma non si può permettere di mortificare la dignità di 3 mila persone che hanno contribuito a fare grande questa azienda che ha avuto tanto dai governi ma non ha avuto niente in cambio. La nostra risposta sarà decisa”. Lo dice il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone, presente all’incontro a Palazzo Chigi per la presentazione del piano industriale della Fiat.
“Marchionne ha detto che la Fiat è un gruppo privato e che il problema sociale di Termini Imerese riguarda il governo – aggiunge Matrosimone – Anche a queste parole i lavoratori sapranno dare risposte”.

Per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti il confronto su Fiat deve partire dal fatto che “la presenza industriale in Italia non deve venire meno” e la sfida “resta far sì che aumenti la produzione di auto”, quindi, ha concluso Angeletti, “non ci possiamo rassegnare a un tragitto che sembra già segnato”.

E mentre si fa sempre più vicina l’ipotesi di un tavolo solo sulla situazione di Temini Imerese, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo ha commentato a margine dell’incontro la notizia della chiusura confermata del polo palermitano annunciando battaglia: “Il piano industriale della Fiat va rivisto” ha dichiarato il governatore. “Sia il governo sia tutti i sindacati sia la Regione hanno opposto un fiero no a una impostazione che discrimina Termini Imerese. Si fa fronte alle difficoltà di tante stabilimenti e Termini viene trattata come una sorta di vittima sacrificale di un rito pagano”. Ecco perché ha concluso Lombardo, “ora ci aspettiamo un fronte unico perché il piano Fiat venga rivisto”.
“Il Sud e la Sicilia hanno già dato al Nord e alla Fiat, con un esodo biblico durato oltre un secolo, braccia e cervelli, contribuendo alla costruzione di enormi fortune e di incommensurabile ricchezza. Non possiamo permettere quindi a mister Marchionne di calpestare con cinica ironia la nostra dignità”, continua il presidente della Regione siciliana. “Dinanzi a questo atteggiamento – ha proseguito Lombardo – mi aspetto dal Governo nazionale e dai sindacati una coerente reazione, in linea con quanto già ampiamente annunciato: il taglio di qualsiasi incentivo a favore della Fiat e delle sue consociate. Ai lavoratori dico che con le risorse che abbiamo destinato a Termini, sono certo che riusciremo a trovare una soluzione con buona pace di mister Marchionne. Il Governo nazionale – conclude Lombardo – sia consequenziale e stacchi un biglietto di sola andata per il canadese Marchionne”.
Da Aprileonline

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Eutelia, deputati pd incatenati contro la Rai. Pronti a passare il Natale così se l´azienda televisiva pubblica non tornerà indietro, di Diego Longhin
TORINO – Non hanno intenzione di aprire i lucchetti fino a quando la Rai non rivedrà la scelta di chiudere il contratto con Eutelia, ora Agile. Azienda sull´orlo del fallimento, per volontà della proprietà, se non entrerà in amministrazione controllata. Due deputati del Pd, Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, l´operaio scampato al rogo della Thyssen, da ieri mattina si sono incatenati alla balconata nell´ingresso della sede Rai di Torino, insieme al consigliere comunale Enzo Lavolta (Pd) e a un gruppo di lavoratori informatici.
Non si tratta di un blitz dimostrativo: i tre non lasceranno l´ingresso del centro di produzione, a costo di passare notti e Natale, fino a quando la Rai non cambierà idea. Il cda ha rescisso il contratto con Eutelia, che fornisce 27 dipendenti a Torino e 20 a Roma, siglando un contratto con Ibm per 2 milioni di euro. «Il tutto alla vigilia della riunione al tribunale fallimentare di Roma per decidere l´amministrazione controllata – dicono i due deputati del Pd – è stato il sottosegretario Gianni Letta a prendersi l´impegno di non svuotare Eutelia-Agile delle commesse per consentire ad un futuro commissario di garantire la continuità. Com´è possibile che un´azienda dello Stato sia la prima a togliere il lavoro?». E il braccio destro del segretario Pd Pierluigi Bersani, Filippo Penati, chiede alla Rai «di sospendere il contratto con Ibm e di attendere le decisioni del tribunale prevista per oggi».
La Rai ribatte che la scelta di rescindere il contratto è arrivata «dopo mesi di trattative» successive al passaggio da Eutelia ad Agile e «per gravi inadempienze e mancanza di garanzie». L´emittente pubblica ha poi impegnato l´Ibm «a far riassorbire il maggior numero di ex addet-ti impegnati in Rai». Motivazioni che per Esposito «sono finte visto che i vertici di Eutelia sono spariti e che i lavoratori, senza stipendio da mesi, hanno garantito la prestazione. Gli stessi addetti a cui ora si propone un contratto con un subappaltatore di Ibm».
La Repubblica 23.12.09

DIEGO LONGHIN

“Protezione civile Super Spa”, di Fabrizio Gatti

La struttura di Bertolaso si trasforma in società per azioni. Così sui contratti per gli eventi ci saranno ancora meno controlli. Mentre il dossier choc sul rischio catastrofi viene ignorato.
Aiuto, qualcuno protegga i nostri soldi da Guido Bertolaso. Ora che la Protezione civile diventa una società per azioni nessuno potrà più chiedere conto al governo su appalti ed eventuali spese allegre. Pochi giorni fa, il 17 dicembre, Gianni Letta ha fatto approvare al Consiglio dei ministri il decreto studiato e voluto dal Guido più amato dagli italiani, e da Silvio Berlusconi, in cambio del ritiro delle sue annunciate dimissioni. Un’altra mossa che toglie di mezzo il Parlamento. Il passaggio chiave è scritto in poche parole: «Il rapporto di lavoro dei dipendenti della società è disciplinato dalle norme di diritto privato». Scende così un ulteriore velo di riservatezza su forniture, contratti, progetti per centinaiae centinaia di milioni di euro all’anno, e su assunzioni e consulenze, che non dovranno più passare sotto la lente della trasparenza pubblica. Una scorciatoia che unita alle ordinanze di urgenza e ai poteri di emergenza di cui gode la Protezione civile, trasformerà Bertolaso, 60 anni il 20 marzo prossimo, in un vicerè dalle mani d’oro a completo servizio del presidente del Consiglio di turno. Come già succede ora, ma con meno obblighi da rispettare.
La questione non riguarda soltanto la rapidità di intervento dopo terremoti, frane o alluvioni. Prendete il tentativo di Berlusconi, per adesso soltanto rinviato, di scippare il Tfr agli italiani, la liquidazione di milioni di lavoratori dipendenti. Quei soldi il governo li voleva trasferire al fondo Grandi eventi di Palazzo Chigi. Cioè la cassaforte affidata in questi anni proprio a Bertolaso per organizzare summit, party esclusivi, adunate religiose, gare sportive attraverso procedure d’urgenza e poteri straordinari. Da quando nel 2001 diventa capo e indossa la famosa maglietta blu, fior di ingegneri e tecnici vengono dirottati a occuparsi di serate di gala, piscine e trampolini (Roma, mondiali di nuoto 2009), alberghi, aiuole e parcheggi (La Maddalena e L’Aquila, vertice G8 2009), asfaltatura di strade e rotonde (Varese, mondiali di ciclismo 2008). Risorse e professionalità che così non possono essere dedicate a tempo pieno ai veri pericoli naturali che minacciano l’Italia. Negli armadi della Protezione civile in via Ulpiano e in via Vitorchiano a Roma vengono infatti tenute segrete previsioni da paura.
Sono le « Proiezioni rischio sismico XXI secolo »: in base a quanto è avvenuto negli ultimi 200 anni, è scritto nel rapporto riservato, nei prossimi 90 anni in Italia bisogna aspettarsi tra i 50 mila e i 200 mila morti e feriti per terremoti, con danni tra i 100 e i 200 miliardi di euro.

È fine novembre quando a Palazzo Chigi si studia come inserire nella legge finanziaria il prelievo del Tfr da destinare ai grandi eventi. Proprio in quei giorni a Rivoli, vicino a Torino, si ricorda il primo anniversario dalla morte di Vito Scafidi, 17 anni, lo studente del liceo scientifico Darwin ucciso dal crollo del soffitto della classe, collassato senza nemmeno la spintarella di una scossa sismica. I miliardi del trattamento di fine rapporto potrebbero servire a rendere più sicuri scuole e ospedali. Ma nel governo pensano a tutt’altro. Il primo dei grandi eventi che potrebbe entrare nel calendario della nuova Protezione civile spa è l’Expo 2015 a Milano: dove i ritardi, ormai sospetti, nella progettazione stanno creando le condizioni per la solita ordinanza d’urgenza. Oppure la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020: con la possibilità di usare le procedure in deroga sugli appalti come grimaldello per scardinare il piano regolatore e, sul modello dei Mondiali di nuoto, costruire centri sportivi e villaggi residenziali nella campagna intorno alla capitale. Altri contratti potrebbero arrivare con il trasferimento del gran premio di Formula 1 a Roma, oltre agli interventi collaterali che accompagneranno le grandi opere considerate strategiche per il futuro, come il ponte sullo Stretto o le centrali nucleari. Bertolaso ha trasformato la Protezione civile in una macchina per creare consenso. Anche tra gli imprenditori. Basta leggere i bilanci della società privata che dal 2001 in poi ha vinto tutti i principali appalti per l’organizzazione finale dei grandi eventi. È una srl con appena 35 mila euro di capitale. Si chiama Gruppo Triumph e ha sede a Monte Mario a Roma.
L’Espresso 21.12.09

L’anno che verrà (Newsletter n° 15 – dicembre 2009)

 

 

Mentre quest’ultima newsletter del 2009 approda sul vostro computer, la Finanziaria è stata approvata alla Camera (e il Senato si accinge a farne la terza e definitiva lettura), ma non è stata discussa, poiché ancora una volta la maggioranza ha proceduto con la richiesta della ventisettesima fiducia, per evitare di affrontare i pochissimi ma incisivi emendamenti presentati dall’opposizione, e soprattutto per soffocare le lacerazioni interne del centrodestra.

Per quanto vorremmo far prevalere l’ottimismo della volontà, il regalo che il Governo ci ha lasciato sotto l’albero ci induce al pessimismo della ragione. La Finanziaria 2010 è un po’ come quei pacchi che girano nelle trasmissioni della rete ammiraglia della Rai, dove i concorrenti si entusiasmano o si deprimono per la cifra che è riportata sotto il coperchio, ma, a ben guardare, dentro alle scatole non c’è nulla.

Famiglie, imprese, lavoratori sono colpiti dalla crisi che morde pesantemente e il Governo si limita a rispondere proprio citando il titolo di tale trasmissione: “Affari tuoi”.

Ne è uscita per l’appunto una finanziaria vuota (nonostante la manovra sia lievitata fino a 9 miliardi nel rimpallo tra le Camere) e iniqua (con minimi interventi sul sociale e generosi regali all’evasione attraverso lo scudo fiscale). Una Finanziaria che non è né di rigore, perché fa lievitare la spesa con mance clientelari (come spiegherò in seguito), e non è nemmeno di sviluppo, perché non prevede adeguate misure a sostegno della crescita. È urgente viceversa alzare i redditi medio bassi, dare liquidità alle piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale della nostra economia e dei nostri distretti, dare il via ad un piano di piccole (e non grandi e inutili) opere e incentivare la green economy. Proposte concrete, che il PD ha avanzato nella propria controfinanziaria.

Per aggredire la crisi, il Governo avrebbe dovuto rafforzare gli ammortizzatori sociali e puntare su lavoro e formazione. Per molti lavoratori si sta esaurendo il periodo di cassa integrazione e si avvicina lo spettro del licenziamento. Per i precari questo spettro è ancora più concreto.

Il Governatore della Banca d’Italia Draghi ha ricordato come siano un milione e duecentomila i lavoratori dipendenti che non godrebbero di alcuna copertura in caso di licenziamento, cui si aggiungono 450mila parasubordinati che non usufruiscono di alcun sussidio in caso di perdita del posto di lavoro.

Cosa facciamo? Continuiamo a far finta di niente e a dire che la crisi non esiste? O vogliamo finalmente affrontarla, restituendo potere d’acquisto ai redditi da lavoro, sostenendo l’accesso al credito per le piccole imprese, investendo nel sapere (leva fondamentale dello sviluppo per agganciare la ripresa quando arriverà), affrontando una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali che punti ad aumentare efficienza produttiva, tutele per i lavoratori e maggiore equità sociale?

In questa crisi pesante, i cittadini bussano alle porte dei comuni, tradizionalmente in prima fila quando si tratta di affrontare i problemi quotidiani delle nostre comunità. Ma gli enti locali sono schiacciati tra l’incudine della crescente domanda sociale, prodotta dall’andamento negativo dell’economia, e il martello della riduzione di entrate (quali ad esempio gli oneri di urbanizzazione), del calo crescente dei trasferimenti dello Stato e dei vincoli determinati dal patto di stabilità, che colpiscono indiscriminatamente tutti i comuni, anche quelli virtuosi. La crisi è stata di fatto scaricata dal Governo sulle amministrazioni periferiche, utilizzate come bancomat dal Governo (vi ricordate, ad esempio, il primo provvedimento sugli ammortizzatori sociali, affrontato con le risorse del Fondo sociale europeo delle Regioni?) e costrette a supplire alla latitanza dello Stato, proprio quando la richiesta di interventi sociali è in crescita, in una versione federalista decisamente capovolta.

In questo contesto (manovra economica inadeguata, Parlamento zittito dalla fiducia e risorse degli enti locali ridotte all’osso), il Governo inserisce due commi  al maxi-emendamento della Finanziaria che prevedono altrettante “leggi mance”. Di fatto, viene istituzionalizzata una pratica pressoché clientelare che nulla ha a che fare con una moderna concezione della democrazia e della rappresentanza, e nemmeno con la tutela degli interessi dei territori. Si tratta di un’elemosina per compensare la fedeltà dei parlamentari ossequiosi del Governo (le 26 precedenti fiducie comunque pesano anche sulla più cieca dedizione…), con una quota residuale destinata per prassi all’opposizione.

Si tratta quindi di fondi pubblici stanziati nella manovra economica, che saranno assegnati nel corso del prossimo anno in seguito alle segnalazioni discrezionali dei deputati della maggioranza. In particolare, la Finanziaria dispone che una quota (300 milioni) delle risorse per gli «interventi antisismici nelle scuole» sia finalizzata ad opere individuate con “apposito atto di indirizzo delle commissioni parlamentari competenti”. Che cosa significa in concreto? Che i parlamentari delle Commissioni Istruzione e Bilancio segnaleranno, con piena discrezionalità, le scuole su cui intervenire, senza nessun criterio strategico o prioritario. Non si provvederà dunque in base all’effettiva esigenza del territorio o delle scuole, ma si procederà secondo gli interessi, meramente politici e propagandistici, dei potentati locali. Potrà dunque accadere che una scuola che necessita urgentemente di un intervento di consolidamento sia trascurata, perché quelle risorse sono dedicate a un finanziamento, magari di gran lunga meno urgente, di un plesso collocato nel feudo elettorale di un parlamentare di maggioranza o nel comune di un sindaco omogeneo al colore politico del Governo. Così facendo non si fanno certamente gli interessi del Paese, e nemmeno quelli delle comunità locali, ma si soddisfano solo gli appetiti di una pletora di parlamentari “nominati” dall’alto e si stravolgono le regole della democrazia e della buona amministrazione.

Ecco perché i parlamentari dell’opposizione si sottrarranno a questa gestione notabilare delle risorse pubbliche e avanzeranno una serie di proposte basate su reali priorità e secondo criteri oggettivi, anche sulla base del confronto con le rappresentanze istituzionali degli enti territoriali e delle autonomie locali. La stessa procedura è prevista anche per 100 milioni destinati al «Fondo per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo del territorio».

In un momento così delicato è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità, nell’interesse del Paese e delle nostre comunità, a partire dal Governo che ha proposto una finanziaria che non affronta i problemi posti dalla crisi e che si limita a scaricarne gli effetti sugli enti locali, e in ultima istanza sui cittadini.

Abbiamo espresso la nostra solidarietà umana e politica nei confronti del Presidente del Consiglio, vittima della brutale aggressione di qualche giorno fa. Un gesto inaudito che va fermamente condannato, senza nessun distinguo, perché ogni forma di violenza (verbale e fisica) colpisce in primo luogo il sistema democratico. Allo stesso modo, la democrazia si rafforza quando ognuno esercita il proprio ruolo pienamente, e così continueremo a fare, con un’opposizione di merito e trasparente. Senza sconti e nell’interesse degli italiani e del Paese.

A tutti voi un sincero augurio,

 

Manuela

 

PS Anche quest’anno ho scelto di devolvere l’equivalente dei regali natalizi ad alcune associazioni (Unicef, AfricaLibera, Moxa Modena per gli altri, Medici senza Frontiere, AIRC). 

 

Con la fiducia una finanziaria che sfiducia

Dichiarazione di voto del capogruppo Pd Dario Franceschini sul voto di fiducia sulla Finanziaria

Signor Presidente, siamo alla fiducia numero ventisette. Siamo davanti ad un altro passo verso un silenzioso svuotamento del sistema parlamentare. La fiducia – l’abbiamo utilizzata anche noi quando eravamo al Governo – non è più un modo per garantire la conversione dei decreti-legge nei tempi previsti, e non è più nemmeno un modo per contrastare l’ostruzionismo delle opposizioni; è diventata il modo ordinario di legiferare. […]

Leggi la dichiarazione di voto

16 dicembre 2009

 “Sulla finanziaria”, di Manuela Ghizzoni

Il testo integrale dell’intervento svolto alla Camera il 9 dicembre 2009 dall’on. Manuela Ghizzoni.

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9 dicembre 2009

 Finanziaria, fiducia alla Camera. Fini: “Decisione deprecabile”

Il governo “blinda” la manovra, il presidente dei deputati attacca. “Scelta tutta politica che impedisce all’Aula di esprimersi sulla Manovra”. Il governo ha posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Ad annunciarlo in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. La fiducia, ha spiegato, “è sull’articolo 2 del testo approvato in commissione”. In precedenza i deputati avevano approvato l’articolo 1. […]

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15 dicembre 2009

 I parlamentari modenesi del Pd a fianco degli enti locali in crisi

“Continueremo a difendere l’autonomia finanziaria degli enti locali, secondo i principi di quel federalismo fiscale che la destra richiama a parole ma non persegue nei fatti”

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12 dicembre 2009

 Finanziaria: sfida alla maggioranza, solo 49 emendamenti dall’opposizione

I tre gruppi dell’opposizione, Pd, Idv e Udc, sfidano la maggioranza: gli emendamenti alla finanziaria presentati dai tre gruppi parlamentari sono stati ridotti a 49. ”A questo punto la maggioranza non ha più la scusa che il voto di fiducia è necessario perché dall’opposizione sono stati presentati troppi emendamenti”’, dice il capogruppo del Pd Dario Franceschini in una conferenza stampa. […]

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11 dicembre 2009

 Tagli, solo tagli

I sindaci in piazza Montecitorio: la finanziaria così come è, non va. Un coro unico per la modifica del Patto di stabilità e la restituzione integrale dell’Ici. Bersani: “se il governo mette la fiducia si prende una responsabilità gravissima. E gli italiani devono saperlo”

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www.partitodemocratico.it, 10 dicembre 2009

 La controfinanziaria del PD

Da una parte una maggioranza confusa che afferma, si pente, ritratta. Poco più in là un governo allo sbando, con ministri troppo occupati a litigare fra loro e un premier sempre affaccendato nel risolvere i suoi problemi giudiziari. A completare il quadro, un relatore, quello per la legge Finanziaria 2010, che sfiorando il picco della schizofrenia, propone di ritirare tutti gli emendamenti e, praticamente, di azzerare tutto il lavoro svolto fin qui. […]

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www.partitodemocratico.it, 4 dicembre 2009

 Sull’argomento leggi anche

 “Finanziaria, sindaci in piazza. Anci: «È rottura col governo»”

Lavoratori, imprese, famiglie e adesso, ufficialmente, anche i Comuni. È proprio vero che questa legge Finanziaria distribuisce qualcosa a tutti, peccato che la merce offerta in abbondanza sia quella che nessuno vuole, il malcontento. […]

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L’Unità, 11 dicembre 2009

 “Tfr dirottato in Finanziaria rivolta di Cgil e opposizione “, di Roberto Petrini

Giù le mani dalle liquidazioni”. Manovra verso la fiducia. La Finanziaria «blindata» corre a verso la fiducia nell´aula di Montecitorio, mentre la Cgil, a fianco di Pd e Italia dei valori, fa «muro» sull´utilizzo da parte dell´esecutivo del fondo Tfr, che per 3,1 miliardi, viene «girato» dall´Inps al Tesoro e posto a copertura di circa un terzo della manovra 2010. […]

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La Repubblica, 9 dicembre 2009

 “Tasse ai terremotati. A L’Aquila si ribellano gli amministratori”, di Bianca Di Giovanni

Mobilitazione  generale.  È  la  risposta  de l’Aquila  alla  norme della Finanziaria che si abbattono su una città già profondamente ferita. Cittadini e imprese hanno già ricominciato a pagare le tasse dal primo dicembre, e in più nella manovra il governo pretende  la  restituzione  dei  versamenti sospesi già a partire da giugno. […]

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L’Unità, 7 dicembre 2009

 «Finanziaria nuova versione. Colpo di mano su giornali e Tv», di Bianca Di Giovanni

Un colpo di mano su giornali e Tv. È l’ultima amara novità (ce ne sono molte altre) della Finanziaria, riscritta in nottata e depositata in Parlamento nella tarda serata di venerdì. Ieri il termine per i subemendamenti alle 20, stasera alle 21 previsto l’inizio del voto in commissione sul maxiemendamento che riscrive tutto il testo e aumenta anche il peso della manovra, che sale a 9 miliardi. […]

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L’Unità, 6 dicembre 2009

 “Una finanziaria contro il lavoro”, di Alfonso Gianni

I disoccupati nel nostro paese hanno varcato la soglia dei due milioni di persone e se aggiungiamo a questa cifra anche i lavoratori attualmente in Cassa Integrazione a zero ore, circa mezzo milione, si vedrà che il tasso di disoccupazione italiano è in linea, se non peggiore di quello europeo. […]

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Aprile Online, 4 dicembre 2009

 “La finanziaria nènè: nè rigore, nè sviluppo” , di Tito Boeri

I contenuti della Finanziaria 2010 sono ormai chiari. Non sarà leggera perché prevede una manovra lorda di 8 miliardi. Non sarà di sviluppo perché è priva di idee. Non affronta i problemi strutturali del paese e non sostiene la domanda interna. Né sarà di rigore perché apre nuovi rubinetti di spesa, difficili poi da richiudere e alimentati da entrate una tantum. […]

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LaVoce.info, 2 dicembre 2009

Scuola e università: voltando le spalle al futuro

Scuola, Pd: riforma Gelmini superiori sia rinviata di un anno

“E’ l’ennesimo rinvio, di questo passo le iscrizioni coincideranno con l’inizio dell’anno scolastico. Siamo alle comiche a questo punto sarebbe meglio rinviare la riforma di un anno”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta la notizia di un nuovo rinvio del termine per le iscrizioni alla scuola secondaria previsto dalla riforma del Ministro Gelmini. […]

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17 dicembre 2009

Scuola, Pd: scudo fiscale potrà finanziare rinvio riforma Gelmini

“Il Governo ha accolto un ordine del Giorno del Pd che raccomanda l’uso di una parte delle somme dello scudo fiscale per compensare i mancati risparmi dovuti al rinvio del riordino della scuola superiore”. Lo rendono noto la capogruppo democratica nella commissione Cultura, Manuela Ghizzoni e il responsabile Scuola del partito, Giovanni Bachelet. […]

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17 dicembre 2009

Sciopero 11 dicembre, on. Ghizzoni e Coscia: “Al fianco dei lavoratori della scuola, dell’università e della ricerca”

Manuela Ghizzoni, Capogruppo PD in commissione cultura alla Camera e la deputata PD Maria Coscia aderiscono allo sciopero dell’11 dicembre proclamato dalla FLC CGIL.

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10 dicembre 2009

Sull’argomento leggi anche

Scuola, il giro di vite sui bilanci:«Presidi, attenzione alle spese», di Alessandra Migliozzi

Stretta sui bilanci delle scuole. I presidi nei prossimi giorni riceveranno una circolare che dirà loro, istituto per istituto, quale cifra potranno spendere per il 2010. Una somma che non avrà “etichettature”, non avrà destinazioni preventive, e che, dunque, potrà essere gestita in libertà. Ma ai dirigenti verrà anche detto che dovranno spendere bene quei soldi perché non potranno «iscrivere ulteriori importi» a carico del ministero, fatte salve eccezioni che andranno opportunamente documentate. […]

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Il Messaggero, 20 dicembre 2009

 

“Scuola, il balletto delle iscrizioni”, di Paola Fabi

Superato il trauma delle iscrizioni dello scorso anno, rinviate di un mese per elementari e medie, ora si ricomincia con la secondaria superiore. I ragazzi dovrebbero essere iscritti alla prima superiore entro la fine di febbraio 2010, ma le osservazioni critiche del consiglio di stato agli schemi di regolamento presentati dal ministro Gelmini e approvati dal consiglio dei ministri, hanno riaperto la possibilità di uno slittamento del termine della scelta degli studenti. […]

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Europa quotidiano, 18 dicembre 2009

 

“Riforma superiori, si va verso il braccio di ferro”, di Alessandro Giuliani

Ha tutta l’aria di trasformarsi in un estenuante braccio di ferro – con Miur e Governo da una parte e i sindacati, opposizione politica, precari e studenti dall’altra – la decisione di far partire la riforma della scuola secondaria superiore già dal prossimo anno scolastico. […]

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Tecnica della scuola, 17 dicembre 2009

 

“I nuovi licei non vanno, parola Cds”, di Antonio G. Paladino

Il Consiglio di stato ha sospeso ogni valutazione in merito ai regolamenti di riforma dei licei (si veda ItaliaOggi di sabato scorso) in attesa di chiarimenti. Uno stop che rischia di provocare una vera e propria reazione a catena che potrebbe portare a uno slittamento della riforma. […]

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ItaliaOggi, 15 dicembre 2009

 

Nel dossier 2009 di Legambiente i tagli all’istruzione dal 2002 al 2010

Il Governo Berlusconi mantiene la promessa: 36.218 docenti e 4.945 classi in meno, a fronte di un aumento di 37.876 alunni. La dieta imposta all’istruzione non migliora la qualità della scuola.

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Ufficio Stampa Legambiente, 6 dicembre 2009

 

“Senza soldi per le ricerche, a rischio l’astrofisica italiana”, di Cristina Pulcinelli

La prestigiosa rivista scientifica “Science” ha messo al secondo posto tra le dieci scoperte più importanti dell’anno quelle arrivate dal satellite Fermi, un satellite della Nasa alla cui costruzione e al cui funzionamento partecipa in modo significativo il nostro Paese. […]

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L’Unità, 20 dicembre 2009

 

“Ricerca, sbloccati i fondi Mussi. Ma i posti saranno solo 900″, di Rosaria Amato

Manuela Ghizzoni (Pd): “Non c’è il cofinanziamento, i rettori sono scoraggiati dai tagli operati dal governo, e temono i costi del turnover”.

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La Repubblica, 17 dicembre 2009

 

“Più severi con Gelmini”, di Luciano Modica

Il prestigio e l’esperienza di Luigi Berlinguer inducono a leggere con attenzione tutti i suoi ragionamenti di politica universitaria. Nel suo intervento dell’8 dicembre molti sono assolutamente condivisibili e toccano uno scottante nodo politico del Partito Democratico. […]

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Europa Quotidiano, 15 dicembre 2009

Cronache dal PD

«L’inciucio è cosa non buona e ingiusta», di Eugenio Scalfari

Ho letto con molto interesse l’articolo del nostro collaboratore Alexander Stille (figlio di tanto padre) pubblicato venerdì scorso su Repubblica. Spiega perché chi si opponga alla politica del Pdl non può che concentrare le sue critiche su Silvio Berlusconi. Non è questione di distinguere la parola “nemico” dalla parola “avversario”, la parola “odio” dalla parola “opposizione”. […]

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La Repubblica, 20 dicembre 2009

 

Bersani apprezza: “Parole serie, serve alternativa vera”

La presa di posizione di Pier Ferdinando Casini è piaciuta a Pier Luigi Bersani. «Le parole di Casini sono una conferma importante – ha detto il segretario del Pd rispondendo ai giornalisti a Fiorenzuola – Ho sempre pensato che sul tema del rafforzamento del sistema parlamentare contro la deriva populista a cui vuol portarci Berlusconi c’e la possibilità di uno schieramento molto ampio che può diventare via via una alternativa positiva di governo. Credo che le parole di Casini abbiano un significato molto serio». […]

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L’Unità, 13 dicembre 2009

 

“Cosa manca ancora al PD”, di Edmondo Berselli

Con quale proposta politica e culturale Bersani si prepara allo scontro con la destra? Negli ipermercati delle Coop i clienti vanno a caccia di sconti e di prodotti sotto costo. Questo dato commerciale, non appaia un paradosso, è un primo indizio che ci sono due o tre cose da sapere sul Partito democratico, sulla sua condizione sociale, sul suo elettorato. E in questo senso aiuta molto l’indagine svolta nei primi giorni di dicembre da Ipsos per ‘Il Sole 24 Ore’. […]

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L’Espresso, 12 dicembre 2009

 

Le nostre responsabilità. Bersani a IN 1/2 ORA

Pier Luigi Bersani mezz’ora in diretta su Rai Tre. Ospite di Lucia Annunziata ha risposto a tutto campo sulle regionali, la finanziaria e l’aumento di alcune tasse nascosto negli emendamenti, l’identità del PD, il corteo del “No B Day” sul quale ha spiegato che il compito del PD è quello di “mettere in comunicazione le energie nuove viste ieri al No B day. Ma non sono pentito di non aver fatto partecipare ufficialmente il Pd alla manifestazione, sono convinto della nostra scelta”. […]

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www.partitodemocratico.it, 6 dicembre 2009

Il vertice mondiale di Copenaghen e la sfida del cambiamento climatico

Da Copenaghen piccoli passi avanti. Ambiente, serve fare di più

Difficile dire se si tratta di una vittoria o di una sconfitta. La lunga notte di Copenaghen ha prodotto un risultato inaspettato. Né una disfatta in termini negoziali, né un successo dal punto di vista delle aspettative. Solo un passo avanti. Incerto, forse. Ma decisivo. […]

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www.partitodemocratico.it, 20 dicembre 2009

Sull’argomento leggi anche

 

I Grandi si sono arenati sul “Vorrei ma non posso”, di Pietro Greco

Mentre a Copenaghen i negoziati procedono a oltranza e tutto è ancora da scrivere, possiamo trarre un primo e – per forza di cose – provvisorio bilancio della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 15). […]

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L’Unità, 19 dicembre 2009

 

“Aria calda e aria fritta”, di Mario Deaglio

Può darsi – anche se appare assai difficile – che, dopo le inaspettate dimissioni della presidente della Conferenza sul clima, i leader dei principali Paesi del mondo riescano ancora a stringersi la mano davanti alle telecamere di Copenhagen e a mettere la loro firma su un accordo di compromesso. […]

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La Stampa, 17 dicembre 2009

 

Scienziati in allarme “La politica nasconde la verità sul clima”, di Antonio Cianciullo

“Due gradi in più? Le cose stanno peggio”. Secondo i climatologi la soglia proposta dai governi è già superata nei fatti. «Sarebbe bello, ci metterei dieci firme, non una. Peccato sia irrealistico: i 2 gradi sono un traguardo che non è più alla nostra portata. Dirlo è un atto di onestà. […]

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La Repubblica, 12 dicembre 2009

 

«L’Africa vittima inconsapevole del disastro clima», di Meles Zenawi*

Il cambiamento climatico colpirà per prima, e con la massima forza, l’Africa, un continente che non ha praticamente contribuito al danno. A parte l’Antartide, è l’unico continente non industrializzato. Quel po’ di industrializzazione che aveva avuto luogo a partire dagli Anni 80, è stata più o meno smantellata. […]

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La Stampa, 8 dicembre 2009

 

“Da anidride carbonica a vegetariani ecco l’alfabeto che salverà il pianeta”, di Jeremy Rifkin

Abbiamo due settimane per tirare il freno d’emergenza ed evitare la catastrofe climatica. Ma per raggiungere l’obiettivo dobbiamo rompere i vecchi schemi: non più solo obblighi ma spazio per la Terza rivoluzione industriale che non è né di destra né di sinistra. […]
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La Repubblica, 7 dicembre 2009

 

“Il clima che vogliamo ecco il decalogo del cittadino ecologico”, di Federico Rampini

Lunedì prossimo prende il via il summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ma la salute del pianeta dipende anche dai comportamenti individuali. Lo dimostra la California, all’avanguardia nella lotta per la riduzione dei consumi energetici. […]

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La Repubblica, 4 dicembre 2009

Condanna dell’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Napolitano: “La vitalità del tessuto unitario condizione essenziale per affrontare le sfide e i rischi del nostro tempo”

“Ci incontriamo oggi a breve distanza di tempo dalla brutale aggressione al Presidente del Consiglio, al quale rinnovo i sensi della mia solidarietà personale e istituzionale e fervidi auguri di pronto ristabilimento”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il suo discorso nel tradizionale incontro di fine anno con le Alte Magistrature della Repubblica. […]

Leggi l’intervento

www.quirinale.it , 22 dicembre 2009

“Aggressione al Premier, la condanna del Pd modenese”

Al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la solidarietà dei democratici

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stampa@pdmodena.it, 14 dicembre 2009

 

Aggressione a Berlusconi, la condanna del PD

Dai vertici del partito la solidarietà per l’accaduto. Bersani: “Condanna senza se e senza ma a ogni gesto di violenza”

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www.partitodemocratico.it, 14 dicembre 2009

 

La medicina contro la crisi

Bersani interviene alla Camera nel dibattito sulla Finanziaria e sull’aggressione a Berlusconi”

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www.partitodemocratico.it, 15 dicembre 2009

Quali cittadini per l’Italia?

Ghizzoni: “Cittadinanza, una controriforma firmata Bertolini”

Duro attacco dell’on. Ghizzoni alla nuova proposta del Pdl e della Lega che nega ai figli degli immigrati nati in Italia il diritto di essere italiani. “Negare ai figli degli immigrati nati in Italia il diritto di cittadinanza. E’ l’ultima vergogna del governo di destra e porta la firma dell’on. Isabella Bertolini, relatrice della proposta di legge sull’immigrazione che impedisce a tanti italiani di fatto di esserlo anche di diritto. Una proposta di legge che peggiora l’attuale normativa”. […]

Leggi il comunicato

19 dicembre 2009

 

Ghizzoni: “la maggioranza si divide sulla cittadinanza. Pdl e Lega Nord spaccati in Commissione”

“La maggioranza e’ profondamente divisa sui valori e lo abbiamo visto oggi in commissione Cultura alla Camera dove la traballante solidità ha vacillato profondamente davanti alle condizioni poste al parere sulla cittadinanza per sanare il problema dei minori stranieri. […]

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18 dicembre 2009

 

Sull’argomento leggi anche

 

“Integrare con regole flessibili”, di Giovanna Zincone

Il rapporto privilegiato Bossi Berlusconi è una premessa e una conseguenza delle tensioni con Fini. Se, come è probabile, lo scontro recente accentuerà il patto tra i due leader, a farne le spese potrebbero essere gli immigrati. Perché i loro diritti fanno parte di un facile baratto politico. Non se ne torneranno a casa loro, come Bossi ha auspicato di recente. […]

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La Stampa, 4 dicembre 2009

Bondi ai restauratori: forse sì, forse no…

“Ghizzoni e Relacci: ‘Il governo impedisce la discussione sui restauratori’”

“E’ un fatto gravissimo. Il Governo oggi si rifiuta di venire in Commissione per la risoluzione sulla questione dei restauratori e questo, di fatto, impedisce che la discussione possa avere luogo”, lo denunciano Ermete Realacci e Manuela Ghizzoni (PD) primi firmatari della risoluzione presentata a commissioni riunite dalle Commissione VIII e VII della Camera dei Deputati. […]

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17 dicembre 2009

“La ricerca sui tetti”: l’Ispra e la dignità negata dei ricercatori precari

Lavoro, Pd: Il governo stabilizzi i ricercatori dell’Ispra

Una delegazione di parlamentari del Partito democratico, composta dei deputati Cesare Damiano, Marianna Madia, Amalia Schirru, Giuseppe Berretta, Manuela Ghizzoni, Raffaella Mariani si e’ recata ieri al presidio dei lavoratori dell’Ispra che da nove giorni sono sul tetto della sede dell’azienda a Roma. […]

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3 dicembre 2009

 

“Da Eutelia a Ispra: tutte le facce della crisi”, di Iv.Gia

Eutelia, Alcoa, Fiat-Termini Imerese, Ispra. Sono nomi entrati nella cronaca quotidiana, almeno in quella che non considera l’informazione un sinonimo del premier. Sono i casi che agitano il mondo del lavoro, che affollano le piazze, ma sono soprattutto spaccati di umanità ai tempi della crisi. Decine di migliaia di persone, di volti, di storie e un denominatore comune: l’incertezza di chi non sa come sfamerà la propria famiglia il prossimo mese. […]

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www.partitodemocratico.it, 12 dicembre 2009

Il no B-day

«Berlusconi, un leader in crisi che va sconfitto con il voto. Il popolo viola? È gia politica», di Pietro Spataro

Il popolo viola è già politica, ma i partiti evitino strumentalizzazioni…». Miguel Gotor, giovane storico all’Università di Torino, è convinto che in Italia si sia aperta una fase nuova ma non si fa illusioni: «Il tramonto di Berlusconi sarà lungo e velenoso». […]

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L’Unità, 9 dicembre 2009

 

Una piazza viola che dice no a Berlusconi

Bindi: “Non mettiamoci il cappello”. Alla manifestazione autoconvocata in rete la presidente del PD, Marino e Franceschini. Solo YouDem e RaiNews24 trasmettono la diretta

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www.partitodemocratico.it, 6 dicembre 2009

 

La nota di Bersani sul “No B day”: Guardiamo con speranza alla manifestazione . Tutti lavorino per un progetto efficace di alternativa.

Vedo nella manifestazione la possibilità che prendano voce nuovi protagonisti della democrazia capaci di dare il loro libero e autonomo contributo alla difesa dei valori fondamentali della Costituzione, di fatto sviliti e deformati dalla destra guidata da Berlusconi. […]

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www.partitodemocratico.it, 5 dicembre 2009

40 anni ci separano dalla strage di Piazza Fontana

“Piazza Fontana 40 anni dopo. Una strage da riscrivere dalla parte delle vittime”, di Paolo Foschini

Se pensate che «strategia della ten­sione », per chi ha meno di qua­rant’anni, non sia ormai che un vecchio slogan troppo oscuro da capire provate solo — per un minuto — a far più buio ancora. Ditegli solo di chiude­re gli occhi e ascoltare questa voce. «Era metà pomeriggio, stavo tornando a casa e mi sono fermato a far benzina. […]

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Il Corriere della Sera, 10 novembre 2009

A dieci anni dalla scomparsa di Nilde Iotti

“Nilde Iotti, una donna della Repubblica”, di Valeria Fedeli*

Il riconoscimento del valore del lavoro femminile una costante, fin dalla Costituente, nel pensiero e nell’azione dell’ex presidente della Camera e grande dirigente del Pci. Una storia straordinaria, densa di lotte importanti. […]

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9 novembre 2009

Letture per aprire la mente

“Le colonne d’Ercole del novecento”, di Adriano Prosperi

Nelle prime ore della mattina di venerdì 18 dicembre qualcuno ha strappato via la targa di metallo con la scritta “Arbeit macht frei”, che sovrastava l’ingresso del lager di Auschwitz. È stato un gesto deliberato, preparato accuratamente: solo questo è quel che sappiamo per ora. […]

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La Repubblica, 19 dicembre 2009

 

“Le leggi per la Rete”, di Stefano Rodotà

L´Italia ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l´iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il “No B Day”. […]

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La Repubblica, 17 dicembre 2009

 

“Io, nero italiano e la mia vita ad ostacoli”, di Pap Khouma

Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell’aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell’Italia del 2009? […]

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La Repubblica, 13 dicembre 2009

 

“L’abisso della Repubblica”, di Massimo Giannini

Trenta metri, per coprire la distanza che separa la Sala della Protomoteca dalla Lancia blindata che aspetta il capo dello Stato per riportarlo al Quirinale. Ma in quei trenta metri, che Giorgio Napolitano e Gianni Letta percorrono insieme parlando del berlusconiano “editto di Bonn”, si apre l’abisso della Repubblica. […]

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La Repubblica, 12 dicembre 2009

 

“Museruola ai diritti dei garanti”, di Michele Ainis

Nella crociata bandita dal presidente del Consiglio contro i due garanti della Costituzione – il Capo dello Stato e la Consulta – ogni giorno è giorno di battaglia. Ieri Berlusconi ha invitato seccamente il primo a interessarsi dell’uso politico della giustizia, invece di pensare ad altro. […]

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La Stampa, 12 dicembre 2009

 

“Zagrebelsky: ‘La Costituzione è viva perché ancora è difesa’”, di Carmelo Lopapa

«Si sta perdendo il senso delle istituzioni. E nel giorno in cui le istituzioni si faranno coincidere con le persone che le incarnano, allora si sarà fatto un balzo indietro di secoli. Quel giorno saremo senza difese, l´oggettività delle funzioni pubbliche sarà sostituita dalla soggettività di chi è chiamato a ricoprirle. Saremo completamente esposti alle loro virtù, ma anche ai loro vizi».  […]

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La Repubblica, 11 dicembre 2009

 

«La corona longobarda», di Gad Lerner

Se nel giorno di Sant’Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, la Lega ha lanciato una sfida pubblica contro il suo successore Dionigi Tettamanzi, paragonandolo prima a un imam musulmano e poi a un prete siciliano mafioso, è perché si sente forte, molto forte. […]

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La Repubblica, 8 dicembre 2009

 

«La nuova guerra mondiale», di Barbara Spinelli

Gli scienziati più preveggenti, quando descrivono l’evoluzione possibile dello sconquasso climatico, parlano di guerra. Guerre tra Stati, per metter le mani su acqua, combustibili, metalli scarseggianti. E poi una guerra più enorme, mai vista, nella quale siamo già immersi come responsabili e vittime. Una guerra che impone revisioni radicali: nel modo in cui viviamo, pensiamo, diciamo; nell’idea che ci facciamo della democrazia, dell’economia. […]

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La Stampa, 6 dicembre 2009

 

“Il dovere della verità”, di Ezio Mauro

Un’aula di tribunale, un criminale mafioso di primo piano oggi “pentito” che accusa il Capo del governo e l’architetto della sua avventura politica di aver messo il Paese in mano alle cosche. Da tempo il Palazzo, già sconvolto da una serie di scosse fuori controllo, non tremava per un colpo così potente e diretto. […]

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La Repubblica, 5 dicembre 2009

 

“Di che opposizione si tratta”, di Federico Geremicca

Quando una coalizione di governo dispone di una maggioranza fatta di decine e decine di parlamentari tanto alla Camera quanto al Senato, è chiaro che qualunque tentativo dell’opposizione di determinarne una crisi in Parlamento non può che esser destinato al fallimento. […]

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La Stampa, 3 dicembre 2009

Le interrogazioni in Commissione presentate nel mese di dicembre

Interrogazione sulla posizione giuridico economica del personale ausiliario, tecnico e amministrativo trasferito dagli Enti Locali allo Stato in attuazione dell’articolo 8 della Legge 124 del ‘99

Interrogazione sugli scavi archeologici in Piazza Vittorio a Roma

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Archeologia, interrogazione Pd su ‘giallo’ villa Caligola a Piazza Vittorio

Ghizzoni: Bondi intervenga per tutelare e valorizzare il sito

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18 dicembre 2009

Interrogazione sulla mancata realizzazione della sede provvisoria del conservatorio «Alfredo Casella» dell’Aquila progettata dall’architetto Shigeru Ban – Atto 5-02240 di martedì 15 dicembre 2009

 

Interrogazione sulla mancata costituzione dell’elenco di soggetti abilitati alla raccolta e all’elaborazione dei dati per la «Verifica preventiva dell’interesse archeologico», come previsto dal regolamento sull’archeologia preventiva – Atto 5-02223 di venerdì 11 dicembre 2009

 

Interrogazione sul doppio incarico presso il MIUR a Massimo Zennaro – Atto 5-02216 del 10 dicembre 2009

 

Interrogazione sul presunto trasferimento delle funzioni di sorveglianza sismica del territorio nazionale e di coordinamento delle reti sismiche regionali e locali, oggi di pertinenza dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), al Dipartimento della protezione civile – Atto 5/02184 del 1 dicembre 2009

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Cgil: Governo mette a rischio Protezione Civile

Un decreto legge, rinviato per la sesta volta al Consiglio dei Ministri di venerdi’, mira a stravolgere il senso e la missione della Protezione Civile.

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Agenzia AGI, 7 dicembre 2009

Franceschini: intervento alla Camera dei Deputati sulle nuove norme per la cittadinanza

Signor Presidente, al porto di Genova è in corso una bellissima mostra che spero, con l’intervento dello Stato, possa diventare un museo permanente sull’emigrazione italiana. Da quel porto sono partiti milioni di italiani: sono 27 milioni gli italiani che in un secolo sono andati a cercare la fortuna dall’altra parte e la strada per uscire dalla miseria. Abbandonavano tutto: la loro terra, la loro casa, le famiglie e anche loro attraversavano un mare, attraversavano l’oceano, viaggiavano per settimane, cercavano il nuovo mondo, e sognavano anche loro un futuro migliore, senza povertà, per loro e per i loro figli. Le navi di terza classe erano piene fino all’inverosimile di uomini, di donne, di bambini, di valigie ed avevano per destinazione privilegiata «La Merica» (come si intitola quella bellissima mostra) ed avevano come destinazione privilegiata New York, ma si affermavano qualche miglio prima, a Ellis Island, l’isola che faceva da frontiera, un luogo di attesa, di speranza ed anche di umiliazione: erano sottoposti a interrogatori, domande, sospetti, visite e verifiche. Penso che ogni italiano di oggi dovrebbe passare di lì, a Ellis Island, per potersi specchiare negli occhi dei nostri nonni, in quelle foto ingiallite e piene di sguardi fatti di paura, ma anche di speranza e di orgoglio, perché per loro iniziava la fatica di entrare in un mondo diverso, cercare un tetto sotto cui ripararsi, un lavoro e cominciare a vivere di nuovo. Non c’è stereotipo, che sia stato usato in questi anni nei confronti degli immigrati nel nostro Paese, che non sia già stato usato per i nostri nonni, per quelli italiani: rubano il lavoro ai giovani, sono tutti delinquenti, ci stanno invadendo. Non si contano quanti sono stati oggetto di queste generalizzazioni. Spesso eravamo anche clandestini e c’è stato un tempo in cui i Paesi confinanti ci chiedevano di controllare i passi alpini non per bloccare gli arrivi, ma per bloccare le partenze. Di là dall’oceano ci chiamavano «Dago», che più o meno vuol dire accoltellatore, pugnalatore, perché i nostri connazionali usavano bene il coltello. Dovremmo ricordare cosa significhi, non tanti anni fa, avere nei bar o nei ristoranti il cartello con scritto: «vietato l’ingresso ai cani e agli italiani». La storia, del resto, quando spinge alla disperazione, muove milioni di persone e spesso fa ripetere le cose. Nel nostro passato si vedono le stesse cose che oggi vediamo; non inventa nulla la storia. Fa impressione assistere alla leggerezza e alla disinvoltura con cui, in un colpo solo, troppa parte di questo Paese dimentica la sua storia e si calpestano i principi più elementari di umanità e di accoglienza. Invece nessuno più di noi italiani, un popolo di migranti, dovrebbe reagire quando vengono calpestati quei principi. Oggi è l’Italia che accoglie, oggi è l’Italia che è già un Paese diverso, è l’Italia che è cambiata. Non c’è bisogno di demografi, basta chiedere all’ostetrica di un ospedale qualsiasi e ti dirà che, su nove bambini nati nei nostri ospedali, uno è figlio di genitori stranieri. Oggi in Italia c’è tutta una generazione di persone che è un errore definire immigrate, che non si sono mai mosse dal nostro Paese per il semplice fatto che qui è cominciata la loro avventura umana: sono nate qua; e una parte di questa generazione, una parte molto grande, è già maggiorenne, ed è nata ed è diventata maggiorenne nel nostro Paese. Allora riconoscere diritti è l’obiettivo di una legge giusta sulla cittadinanza. Noi l’abbiamo già presentata nella scorsa legislatura, poi non c’è stato il tempo e l’abbiamo ripresentata già nell’aprile del 2008. Si diventa cittadini italiani se si è nati in Italia; se si è minori e si studia in Italia e – questa è una novità assoluta – c’è la possibilità dell’attribuzione della cittadinanza – che non è più solo una concessione dello Stato, come ha detto bene l’onorevole Bressa questa mattina – dopo cinque anni, se lo si vuole, se ci si crede, naturalmente assolvendo ad alcuni requisiti elementari, come la conoscenza della lingua, il reddito minimo previsto in Europa, il giuramento di osservanza della Costituzione e il rispetto della pari dignità sociale dei cittadini. Si diventa cittadini perché lo si vuole diventare, non perché qualcuno te lo concede: la cittadinanza come primo e principale motore dell’integrazione: è una questione di civiltà ed è una questione di giustizia. Stiamo facendo in questi giorni – non è la prima volta – un dibattito politico sulle riforme istituzionali che dovremmo giustamente cercare di fare insieme, maggioranza e opposizione. Naturalmente la riforma dalla quale cominciare è sempre quella successiva. Ne abbiamo una qua, è sicuramente una riforma istituzionale, riguarda il diritto di cittadinanza e migliaia di persone. Cominciamo da qua, misuriamo da questo provvedimento che non è nel dibattito sui giornali, ma è qui in Assemblea pronto ad essere votato il mese prossimo. Misuriamo da questo provvedimento se c’è veramente la volontà dell’opposizione e della maggioranza di cercare, naturalmente, un’intesa sui contenuti, una cosa concreta che serve al Paese. Cominciamo da questa riforma istituzionale a misurare la realtà tra le parole e i fatti. Cominciamo da qui, verificando anche dal voto in Assemblea se c’è una corrispondenza tra le parole, anche importanti, pronunciate da molti esponenti e leader della destra di fare un passo avanti sul tema della cittadinanza. Misuriamolo qui. È ora di chiudere i dibattiti e di passare al voto. Per questo trovo assolutamente sgradevole, sbagliata e da respingere l’affermazione – che prima correva nei corridoi, adesso è stata pronunciata in Assemblea – secondo la quale dovremmo rinviare l’approvazione della legge sulla cittadinanza a dopo le elezioni regionali. Io debbo chiedere: che cosa c’entrano le elezioni regionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Se una norma è giusta e va incontro ad un principio costituzionale, si può pensare di approvarla o meno prima o dopo le elezioni regionali perché
questo potrebbe spostare in termini di consenso e di voto? Ma chiedo, che rispetto è degli elettori questo: «La facciamo dopo perché così avete già votato!». Allora vedremo qui. Con il voto in gennaio misureremo qui l’idea di quelli che sono contrari ad una società multietnica, come è stato detto, che sono fermi ad un’idea della cittadinanza che deriva solo dal sangue dalla nascita dall’appartenenza razziale e non sopportano il pensiero che ci siano più e nuovi italiani. Però si devono rassegnare: questo sta già avvenendo, l’Italia è già cambiata e non aspetta il legislatore. Lo sanno gli imprenditori del nord per cui l’immigrazione è una risorsa preziosa. Lo sanno i milioni di famiglie che vivono grazie alla cura dei loro cari da parte di persone straniere. Lo sanno i nostri figli e i nostri nipoti che a scuola, come compagno di banco, ogni giorno di più hanno bambini di un colore differente dal loro, di un’altra religione, che però parlano la stessa lingua, tifano per la stessa squadra di calcio e sognano di fare da grandi lo stesso lavoro. È proprio nelle scuole che è cominciata l’Italia di domani, là dove bambini pakistani, maghrebini, albanesi, cinesi imparano l’alfabeto assieme, dividono lo stesso banco, gli stessi giochi e gli stessi sogni per il futuro. Quindi, basta con questo collegamento automatico tra sicurezza e immigrazione. La sicurezza è un diritto che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini, ma non c’è un automatismo con l’immigrazione. Anzi, non rinunciamo a dire, anche se è impopolare, che le nostre città, che stanno diventando multietniche, dove è garantita la sicurezza, possono essere più giovani, più vive, più dinamiche e che proprio gli immigrati integrati potranno aiutarci a combattere la criminalità legata all’immigrazione clandestina, perché è nel loro interesse combattere la criminalità e il racket e per noi anche combattere la tristezza di società vecchie e impaurite. Del resto così è l’Italia, così è la storia italiana: la nostra identità attuale quella che giustamente difendiamo è il frutto di millenni di incontri tra culture e lingue diverse. Pensiamo alle nostre città, al nord, lo dico gli esponenti della Lega Nord Padania: Genova, crocevia di marinai e mercanti, dove nei secoli la lingua si è arricchita di parole arabe, spagnole, francesi e di molte altre influenze. O pensate a Venezia: un incrocio, un miracolo, fatto da italiani, ma anche da mosaicisti bizantini, da intagliatori arabi, da tappezzieri turchi. Pensate ai nostri dialetti alle cadenze greche del barese, a quelle arabe del siciliano e del calabrese, alle comunità che dopo millenni continuano ancora oggi a parlare in albanese antico, alle influenze francesi in Piemonte, a quelle spagnole in Lombardia, a quelle slave nel nordest. A questa eredità, unica al mondo, dobbiamo dare un futuro: l’identità non è immobile, è qualcosa di vivo che si costruisce ogni giorno. È la costruzione paziente e tenace di un nuovo patriottismo nel segno dell’apertura, del rispetto delle regole e dei doveri insieme ai diritti per tutti. Nel segno della nostra Costituzione e dei valori che la esprimono, questa è una battaglia giusta. È una battaglia che contribuisce a costruire un Paese migliore, abitato anche da nuovi italiani, protagonisti con noi di un’identità nazionale rivolta al futuro; un’identità che non è costruita nel rifiuto delle diversità, ma attraverso i valori dell’accoglienza e dell’integrazione. È una battaglia giusta e noi la faremo comunque.
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