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L'Aquila "invasa" da storici arte. Settis: «La vita torni qui»

Almeno 800 se non mille storici dell’arte in corteo nel centro storico dell’Aquila per vedere con i propri occhi l’abbandono pur se da un anno si sono aperti, grazie all’ex ministro Barca, oltre 20 cantieri. Il 5 maggio 2013 diventa una giornata particolare per il nostro patrimonio artistico. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari e Italia Nostra hanno convocato gli specialisti della disciplina, sono venuti studenti, laureati, professori, funzionari pubblici, soprintendenti e – con un gesto molto apprezzato – il neo ministro per i beni culturali Massimo Bray. Senza scorte, senza bagagli formali all’infuori di se stesso. “ Sarebbe facile dire fermo tutto – commenta a caldo il ministro – Il ministero ha tutte le competenze necessarie, appena capirò esattamente cosa bisogna fare agirò. Posso garantire questo: il massimo impegno”. E vedere i palazzi ancora vuoti, chiusi, il centro pieno di ponteggi? “MI ha turbato. Ovviamente le persone vorrebbero tornare nelle loro case, ai loro ricordi, a quella che era la loro vita. Abbiamo di fronte qualcosa che è stato come strappato dà proprio l’idea di …

"Di un colore bellissimo", di Enrico Grazioli

Brilla, nera e fiera, chiara e limpida, la stella di Cécile Kyenge nei primi giorni del complicato governo Letta. Splende di una luce così particolare che da sola (e sola, per ora) dà il segno di una novità, di una possibile svolta anche in una fase politica così affannosa. Le sono bastate poche parole, il suo semplice essere così come è per dare speranza da un lato e mettere invece paura a chi il nuovo, il progresso, la civiltà non li vuole mai. La peggio Italia le si è scagliata contro: contro il suo colore, ma anche contro la sua compostezza, la sua preparazione, il suo impegno al servizio di una comunità che fa del rispetto dei diritti le fondamenta per presente e futuro. E anche contro una forza politica, un’area di pensiero per quanto scomposto e a volte contradditorio, che nel momento più travagliato e deludente della sua storia ha saputo cogliere in lei, scegliendola per il Parlamento e poi per il governo, il segno della responsabilità, della passione civile, il meglio di questa …

"E ora Stati generali in difesa delle donne", di Concita De Gregorio

Forse ci siamo. Proprio perché è un’epoca in cui essere ottimisti è insensato, bisogna esserlo. Più flebile è il tempo più forte la voce e la responsabilità di ciascuno. Forse ci siamo. Forse questa volta la violenza quotidiana contro le donne – diffusa, tollerata, alimentata dal dileggio condiviso, dall’abituale grevità del lessico, dalle parole prima che dai gesti – ecco forse ora questa vergogna la si può guardare negli occhi e chiamarla col suo nome: una colpa collettiva, ognuno si senta offeso. Con grande coraggio Laura Boldrini, presidente delle Camera, ha toccato un tabù sapendo di farlo, senza paura delle conseguenze. Ha detto: contro le donne l’infamia dell’insulto è diversa, è sessista. Anche la minaccia di morte passa dal sesso: dall’umiliazione, dalla sottomissione. Contro le donne corre sul web un fiume di parole a lutto che il mezzo – la Rete – diffonde velocissimo e in quantità incontrollabile. Possono essere a migliaia contro una: difficili da trovare, infidi, nascosti. Fermiamoci a parlarne: una discussione ferma e serena, ha chiesto. Seria. Hanno risposto a decine, poi …

"Storia di un’italiana", di Massimo Gramellini

Nadira è nata in Algeria da madre turca e padre mezzo tedesco e mezzo berbero. Quando le chiedono di che razza è, risponde: umana. Suo padre, Rachid Haraigue, ha combattuto il colonialismo francese e poi l’integralismo islamico, da presidente della Federcalcio algerina aprì alle donne gli stadi, ma soprattutto gli studi: chiamava la cultura «il passaporto delle algerine per il viaggio verso la libertà». Si è preso tre pallottole nel cuore, alle otto di un mattino di gennaio. Ma prima era riuscito a far prendere a Nadira quel famoso passaporto. La laurea, il concorso, la borsa di studio per un master dell’Eni a Milano. Nadira ci è arrivata senza un soldo e senza sapere una parola della nostra lingua: la studiava di notte, cenando con lo yogurt risparmiato alla mensa di mezzogiorno. Si è piazzata fra i primi dieci, è stata assunta e si è innamorata di uno degli altri nove. Oggi ha una famiglia e una identità italiane. A tre anni suo figlio sapeva già l’inno di Mameli a memoria e ovviamente glielo aveva …

"Quattro risposte sull'Europa", di Ulrich Beck

Il prefisso “post” è la parola-chiave del nostro tempo: postmoderno, post-democrazia, costellazione post-nazionale. “Post” è il bastone per ciechi degli intellettuali – la piccola parola del grande disorientamento che regna ovunque. Lo spettro della “post-grande nation” si aggira per la Francia e per l’Europa. La narrazione del ruolo peculiare della Francia in Europa e nel mondo, che ha formato l’autocoscienza della grande nation a partire dal 1945, perde il suo senso storico. All’interno l’orgoglio francese si fondava sul “modello sociale” dello Stato forte e centralizzato. L’industria dell’energia nucleare organizzata e controllata dallo Stato era considerata il museo del futuro, nel quale potevano essere ammirate le conquiste del progresso dello Stato moderno. Nella politica estera la potenza globale della Francia era costruita sulla base della posizione eccezionale del Paese nell’Unione Europea e perpetuata nel motore franco-tedesco dell’europeizzazione. La forza persuasiva di tutti e tre questi progetti viene meno. Il modello sociale è eroso poiché il regime neoliberista del mercato mondiale domina ovunque. La catastrofe di Fukushima che cova ancora sotto la cenere ha spezzato l’orgoglio nucleare …

"Tre omicidi in poche ore. Il senso malato del mondo", di Sara Ventroni

Non ce la caveremo con un minuto di silenzio, in nome delle donne. Non ce la caveremo con una corona di fiori o un rosario di nomi sgranato come un bollettino di guerra. La trama è ormai prevedibile, come un format. Una liturgia quotidiana. E le pagine di cronaca nera non sono certo un anticipo di gloria. Qualcuno piange lacrime asciutte per Ilenia Leone diciannove anni strangolata a mani nude, con i vestiti da cuoca ancora addosso, calati sulle gambe. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un uliveto silenzioso, a Castagneto Carducci, vicino Livorno. Qualcuno piange per Alessandra Iacullo, trent’anni, accoltellata alla gola, ritrovata accanto al suo motorino, in un luogo desolato, tra Ostia e Acilia: la Riserva del Pantano. Periferie. Campagna. Alberi come testimoni muti. Oppure una camera da letto, un salotto, una cucina. La location non conta. È solo una variazione su tema. Lo sanno tutti che l’assassino ha le chiavi di casa. Lascia sempre le impronte, prima del delitto: centinaia di messaggi, telefonate. O qualche livido nero sul braccio. …

"La Rete è lo specchio del nostro tempo", di Gianni Riotta

La rete siamo noi, la nostra vita globale è online, come persone e come cittadini. I nostri affetti più intimi sono su Facebook, il nostro lavoro appare su LinkedIn, le nostre foto non vanno nell’album come una volta ma su Instagram. Leggiamo online, scegliamo online i nostri viaggi, online si matura il dibattito politico e culturale. Dieci anni fa il mondo digitale ha cambiato la musica, cinque anni fa i giornali, presto toccherà alle università trasformarsi, programmi come i Moocs o Coursera costringeranno gli atenei a confrontarsi con l’istruzione via Internet. Papa Francesco è su Twitter, ieri la Cei si interrogava sull’evangelizzazione online in Italia con una relazione di Monsignor Pompili. Il finanziere e mecenate americano Warren Buffett arriva sui microblog di 140 caratteri, senza tweet non raggiunge ormai l’americano medio. La rete è specchio del nostro tempo, realtà del XXI secolo. Ci parla di libertà e oppressione, ci fa stampare merci con i printer tridimensionali, ci fa perdere posti di lavoro nei settori tradizionali. Nessuno sfugge al suo onnipresente network. Regolare il web sembra …