Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Il suicidio non è di classe", di Michele Ciliberto

Ci sono molte cose che colpiscono nella crisi profonda, e tragica, che sta attraversando il Paese: allarma ad esempio vedere quanto si stia estendendo l’area della miseria e della povertà. Ma soprattutto colpisce sentire, con una frequenza angosciosa, che un lavoratore oppure un imprenditore hanno deciso di mettere fine alla loro vita, suicidandosi. La crisi ha cancellato, in modo drammatico, le distinzioni di classe: in diversa misura, e in modi diversi ovviamente, tutti coloro che sono dentro l’universo del lavoro si trovano oggi in una situazione di precarietà, di debolezza che si trasforma in una progressiva perdita di sé, di identità sia sociale che individuale. Alla base di gesti terribili come questi c’è un senso di totale solitudine, la perdita di qualsiasi fiducia nel futuro, il sentimento di un destino di sconfitta al quale appare impossibile resistere. E c’è la persuasione lucida e intransigente che non ci siano partiti ,sindacati, associazioni, chiese alle quali si possa far appello per avere un aiuto e cercare di ritrovare una strada. C’è insomma la persuasione che non ci …

"La maledizione televisiva", di Giovanni Valentini

Non c’è da meravigliarsi più di tanto che perfino il governo di “impegno nazionale”, quello che dovrebbe traghettare il Paese e portarlo fuori dalle secche della crisi, possa rischiare il naufragio sugli scogli della televisione. Se la Prima Repubblica era fondata sul lavoro, come recita ancora l’articolo 1 della Costituzione, la Seconda Repubblica è fondata infatti sulla tv: cioè sulla formazione e sulla raccolta del consenso attraverso la tv. E per Berlusconi questo è un dogma assoluto. ÈUNA verità rivelata, una stella polare, oltre che naturalmente una fonte inesauribile di guadagno e quindi un “oggetto oscuro” di interesse privato. Al confronto della “questione televisiva”, aperta ormai da più di trent’anni, anche lo scandalo dei finanziamenti pubblici ai partiti diventa in fondo una bagattella da squallidi tesorieri-faccendieri. Qui c’è ben altro. C’è, dal ’94, un partito-azienda che s’è costituito per supplire alle coperture di cui aveva goduto fino ad allora da parte del vecchio Caf (il sistema di potere con a capo Craxi, Andreotti e Forlani) e per difendere gli affari personali del suo leader. Altro …

"La perdita dell'olfatto", di Barbara Spinelli

Quando il fascismo stava per finire, nel novembre 1944, un giornalista americano che conosceva bene l’Italia, Herbert Matthews, scrisse un articolo molto scomodo, sul mensile Mercurio diretto da Alba De Céspedes. S’intitolava “Non lo avete ucciso”, e ci ritraeva, noi italianiei nostri nuovi politici, incapaci di uccidere la bestia da cui in massa eravamo stati sedotti. Una vera epurazione era impossibile, soprattutto delle menti, dei costumi. TROPPO vasti i consensi dati al tiranno, i trasformismi dell’ultima ora. Matthews racconta un episodio significativo di quegli anni. Quando il governo militare alleato volle epurare l’Università di Roma, una delegazione del Comitato di liberazione nazionale (Cln) chiese che la riorganizzazione fosse compiuta da due membri di ciascun partito: «In altre parole, una politica di partito doveva essere introdotta nel dominio dell’alta cultura: il che, mi sembra, è fascismo bello e buono». Il giornalista conclude che la lotta al fascismo doveva durare tutta la vita: «È un mostro col capo d’idra, dai molti aspetti, ma con un unico corpo. Non crediate di averlo ucciso». L’idra è tra noi, anche …

"Piccole librerie spariscono", di Pietrangelo Buttafuoco

Sentite questa, perfino Paolo Pisanti, presidente dell´Ali, l´Associazione dei librai italiani, ha dovuto chiudere: «Anch´io ho abbassato la saracinesca della mia libreria a San Giorgio a Cremano». Si chiude, dunque: «In tre mesi, nella sola Napoli», racconta ancora Pisanti, «c´è stata un vera e propria moria. Un monumento come la “Libreria Guida”, al Vomero, quella di Mario Guida, non c´è più. E anche una bellissima Mondadori, in centro, un franchising cui hanno partecipato fior di imprenditori illuminati, s´è dovuta arrendere. Era stata inaugurata il 2 di luglio del 2011. Non si può dire che abbia avuto il tempo di diventare “storica”». L´involontaria serrata delle librerie in Italia: muoiono come le mosche. Possiamo ipotizzare una media di due alla settimana in tutto il territorio. «Chiudono, chiudono», conferma Salvo Pandetta, titolare della storica “Libreria Bonaccorso” di Catania in piazza Università. Questo negozio è “l´ufficio” di riferimento di Salvatore Silvano Nigro, critico della letteratura, nonché officina di una tradizione il cui marchio è Giovanni Verga. Accanto, proprio a filo di vetrina, da quattro anni ha aperto un negozio …

"Verità e rispetto il dovere degli stati verso le vittime" Vladimiro Zagrebelsky

Ha suscitato emozione e persino indignazione la sentenza della Corte di Assise d’appello di Brescia nella parte in cui, assolvendo gli imputati della strage di Piazza della Loggia, condanna i familiari delle vittime, costituiti parte civile, a pagare le spese processuali. La gravità del fatto oggetto del processo – ed anche il suo inserimento in una serie di vicende analoghe per natura e per esito processuale – spiega la reazione ed anche l’iniziativa del governo per porre rimedio a quello che è sentito come un aspetto particolarmente ingiusto della sentenza. Una prima impressione potrebbe collocare questa reazione esclusivamente sul piano delle sensibilità morali. Già, se così fosse, si tratterebbe di questione grave. Ma v’è di più. Il rispetto per le vittime (qui sono vittime i familiari di coloro che vennero uccisi) è un dovere giuridico dello Stato, che assume molte forme. Qui non si tratta di un fatto riducibile alla sua dimensione patrimoniale, ma del possibile conflitto con obblighi che lo Stato ha assunto ratificando trattati internazionali in materia di diritti umani fondamentali. Mi riferisco …

"Perchè l'Ungheria spaventa l'Europa", di Adriano Sofri

Se l’Italia delle lauree non ride, l’Ungheria piange a dirotto. La sua nuova Costituzione, il principale colpo di mano della “maggioranza introvabile” di Viktor Orbán, porta in calce la firma del presidente Pál Schmitt, dimesso dopo che gli è stato revocato il dottorato dalla facoltà di educazione fisica: aveva copiato 197 pagine su 215 della sua tesi. Ora è una gara a frugare negli archivi per scovare reciproche false lauree. Oggi Orbán proporrà il suo candidato alla successione, i nomi che corrono sono quelli di János Ader, già presidente del Parlamento, o di József Szájer, ligi parlamentari europei. Gáspár Miklos Tamás, autorevole professore di filosofia spedito anzitempo in pensione – a 62 anni, con altre migliaia, compresi 200 giudici, da una specie di epurazione governativa – si è augurato una Presidente donna, e tanto meglio se zingara e lesbica: e non scherzava. Ci sono paesi segnati da un vittimismo nazionale: la Serbia, per esempio. Ce ne sono altri attraversati da una quantità di vittimismi, ciascuno dei quali ha qualche buona ragione. È il caso della …

«Da Monasterace passa il riscatto del Meridione…», di Antonio Ingroia

Il 2012 è un anno simbolico e carico di aspettative. Simbolico perché denso di anniversari fatidici per la nostra storia. Perché si ricorda la morte, trent’anni fa, di un uomo politico come Pio La Torre che, fra i primi, aveva ben chiaro che la politica dovesse fare della lotta alla mafia la sua priorità. E dovesse farlo non delegando alla magistratura impropri compiti di supplenza, ma nel contempo fornendole strumenti idonei per colpire della mafia la struttura militare e le risorse economiche. E si ricorda, dello stesso 1982, la lezione istituzionale e culturale di un uomo dello Stato rimasto troppo solo come il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ed è anno cruciale perché si deve ricordare il ventennale dello stragismo corleonese esploso a Palermo, momento tragico della nostra storia che diede luogo tuttavia a una stagione di impegno e di riscatto. Da allora non c’è dubbio che la lotta alla mafia ha fatto molti passi avanti, sia sul piano dei risultati repressivi che su quello della sensibilizzazione di settori sempre più ampi dell’opinione pubblica. Ma …