"L’antipolitica virale della Rete", di Fiorello Cortiana
Pensare che il crepuscolo di Silvio Berlusconi sia una faccenda sua e della sua coalizione, i cui esiti sono consegnati al triangolo Alfano-Maroni-Scilopoti, mentre chi è oggi all’opposizione ricaverà una rendita di posizione automatica, da condividere o da contendersi, costituirebbe un’irresponsabile velleità. Berlusconi non è la causa del disastro della politica italiana bensì il suo prodotto più probabile, colui che della reazione politica se ne è avvalso, confermando e formando l’individualismo furbo degli italiani attraverso le sinergie di un sistema mediatico pervasivo. Il senso comune dell’agire collettivo non cambierà per il solo venir meno della figura simbolica e di potere di riferimento. Occorre un salto, occorre produrre una discontinuità, un registro mediatico e una architettura istituzionale che rovescino la deriva personalistica e plebiscitaria fondata sul populismo. In Italia l’afasia autoreferenziale di un premier impegnato nelle sue vicende giudiziarie e sorpreso dalla disobbedienza civile, che ha prodotto il quorum ai referendum, ancora fa velo ad un montante sentimento antipolitico che non si limiterà all’astensione elettorale e ai neotribalismi dei patrioti padani. Mentre le scelte finanziarie avvengono …
