Tutti gli articoli relativi a: cultura

"E la lotta di classe si sposta tra i banchi", di Marco Lodoli

Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento tra ceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della “meritocrazia” il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce. Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po’ retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori. Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o …

"Perché è giusto non lavorare nel giorno dell´Unità d´Italia", di Adriano Prosperi

Il 17 marzo 1861 si riunì a Torino il primo Parlamento e venne proclamato il Regno d´Italia. Era nata la nazione come realtà politica. Fino ad allora l´Italia era stata solo una espressione geografica. Per ricordare quella data faremo festa il prossimo 17 marzo. La faremo davvero? La data si avvicina e le voci critiche, dubbiose, ironiche si moltiplicano. Oggi la possibilità, il pericolo che la festa venga cancellata si sono fatti tangibili. Su di un´opinione pubblica frastornata, in un paese diviso profondamente da disuguaglianze di beni, di consumi e di diritti, dove le diversità che consideravamo la ricchezza e l´originalità dell´Italia oggi appaiono improvvisamente come cesure insanabili, cala l´ombra del dubbio: un dubbio che investe la festa come simbolo e che nel simbolo ferisce in modo grave il dato reale. Perché se muoiono i simboli l´entità che essi rappresentano comincia a cessare di esistere: la morte del simbolo nella coscienza comune significherebbe che l´Italia che apparentemente continuerebbe a esistere sarebbe un fantasma privo di vita. Ma vediamo gli argomenti. Perché questa festa non s´ha …

"Il testo Calabrò e quelle parole prive di senso", di Mario Riccio*

Accanimento terapeutico, forma di sostegno vitale, morte naturale: sono espressioni che non hanno valore oggettivo. Allora perché compaiono nel ddl sul testamento biologico. Termini come accanimento terapeutico e morte naturale, pur molto utilizzati nell’attuale dibattito bioetico, sono privi di alcuna oggettività. Accanimento terapeutico è un termine ormai utilizzato esclusivamente nel nostro Paese. Non è traducibile, ne è tradotto in nessun testo internazionale di bioetica o medicina. È un ossimoro con la pretesa di stabilire oggettivamente quella che invece è soltanto una soggettività. In medicina è valutabile invece la futility, ovvero quello che è futile/inutile nella pratica clinica: ad esempio ventilare un paziente che non presenta più un sufficiente tessuto polmonare, come nel tumore polmonare avanzato, o nutrire per via enterale chi – per vari motivi – non ha più una superficie intestinale che gli permetta l’assorbimento. Se utilizziamo il termine accanimento terapeutico come un limite, scopriamo che questo limite è molto soggettivo. Per alcuni questo limite è il vivere senza una gamba o collegati a un ventilatore; per altri queste situazioni sono invece accettabili, anche …

"Il fantasma azionista", di Ezio Mauro

Corrotti da decenni di cattiva digestione riemergono maleodoranti gli insulti dal passato. L´unica cosa su cui vale la pena ragionare, nell´attacco furibondo di Giuliano Ferrara a Gustavo Zagrebelsky, dopo la manifestazione di “Libertà e Giustizia” di sabato scorso a Milano, non sono gli insulti – di tipo addirittura fisico, antropologico – e nemmeno la rabbia evidente per il successo di quell´appuntamento pubblico che chiedeva le dimissioni di Berlusconi: piuttosto, è l´ossessione permanente ed ormai eterna della nuova destra nei confronti della cultura azionista, anzi dell´”azionismo torinese”, come si dice da anni con sospetto e con dispetto, quasi la torinesità fosse un´aggravante politica misteriosa, una tara culturale e una malattia ideologica invece di essere semplicemente e per chi lo comprende, come ripeteva Franco Antonicelli, una “condizione condizionante”. Eppure la storia breve del Partito d´Azione è una storia di fallimenti, che nel sistema politico ha lasciato una traccia ormai indistinguibile. Gli ultimi eredi di quell´avventura, nata prima nella Resistenza e proseguita poi più nelle università e nelle professioni che nella politica, sono ormai molto vecchi, o se …

Rogo a Roma in campo rom abusivo, morti 4 bambini. E' il fallimento della sicurezza di Alemanno

Il Pd di Roma chiede lutto cittadino per questa atroce ed intollerabile tragedia. Turco: “Dov’è finito il piano nomadi?” Sassoli: “Il rogo di via Appia è una tragedia annunciata”. Si è consumata al buio di una boscaglia, in una baracca di legno e plastica, la tragedia in un campo nomadi abusivo a Roma, dove quattro bambini sono morti in un incendio. Raul, di 4 anni, Fernando di 5, Patrizia di 8 e Sebastian di 11, sono passati dal sonno alla morte. Si riparavano dal freddo rannicchiati, mentre aspettavano la mamma, Elena Moldovan, che era andata a comperare dei panini e la giovanissima zia era fuori per recuperare dell’acqua. Ma nel sonno, dal braciere che riscaldava l’ambiente è probabilmente partita una scintilla che ha provocato le fiamme divampate nella casupola. L’insediamento abusivo ai margini di via Appia Nuova, in zona Tor Fiscale è costituito in tutto da 5 baracche, abitate da una ventina di persone e sorge su un’area di proprietà della società di trasporti Cotral. Già nel 2005 era stato sgomberato una prima volta, ma …

"Senza cultura e informazione non c`è futuro", di Vincenzo Vita

Nessun dorma`, come evoca la notissima romanza della Turandot`. Se non ci si sveglia, già nelle prossime ore quella – come tante altre opere – cesseranno di essere rappresentate nei teatri lirici italiani. Come si bloccherà lo straordinario risveglio del cinema italiano. E come chiuderanno i battenti cento testate editoriali (nonché moltissime emittenti locali) con migliaia di persone a rischio di disoccupazione. E attraverserà il mondo dei seicentomila lavoratrici e lavoratori della conoscenza il terremoto dei tagli e dei bavagli. Sono solo alcuni degli `effetti collaterali` del cosiddetto `milleproroghe`, il decreto che entro la fine di febbraio verrà convertito (con il voto di fiducia?), rimaneggiando centinaia di buchi fatti dal governo, che hanno bisogno di toppe e rammendi. Di tutto un po`, ma non saperi, ricerca, scuola, università, spettacolo, beni culturali e informazione. No. Quelli sono considerati territori non controllabili dal partito-azienda-televisivo, che ha bisogno di una società meno critica, non indipendente, meno colta, ignorante. Infatti, sugli emendamenti numerosi – in qualche caso, come sul rimpinguamento del fondo per l`editoria, bipartisanin merito alle materie della …

"Il sogno tradito delle partigiane", di Liliana Cavani

Il fatto che il consenso al premier sia sempre alto è il sintomo del nostro Regresso. Quando ho fatto il documentario “La donna della Resistenza” (1965) intervistando varie partigiane ho scoperto con sorpresa che avevano combattuto (fisicamente) per un mondo dove la donna avesse avuto emancipazione. Erano contadine, operaie, intellettuali (ricordo Ada Gobetti) e ciascuna con le sue parole mi disse che aveva rischiato la vita per una “palingenesi” sociale (ricordo questa frase) che prevedeva il riconoscimento della parità della donna. Una sopravvissuta a Dachau e un´altra ad Auschwitz mi dissero che durante la guerra erano persuase che il loro sacrificio avrebbe contribuito a dare uno scossone alla vecchia cultura. E in effetti le donne ottennero nel dopoguerra il diritto al voto (in Svezia lo ottennero 40 anni prima). Ma la vera rivoluzione culturale che le donne antifasciste speravano di ottenere non avvenne mai neanche col Sessantotto anche se di certo aprì molte teste. Del resto la storia della donna Italiana salvo punte rarissime (spesso a merito dei Radicali) è tra le meno emancipate del …