Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Repubblica fondata sul turpiloquio", di Gian Enrico Rusconi

Ci avviamo verso una repubblica del volgo. Lo si sente dal linguaggio ormai corrente dei suoi esponenti politici più in vista, un linguaggio volgare, nel senso letterale del volgo, appunto. Quando chiedete la ragione dell’indecenza delle battute di molti politici, sentite rispondere: «Ma così parla la gente!». I politici parlano (finalmente) come la gente al bar o sotto l’ombrellone. In realtà è un inganno: più la politica non sa argomentare e affrontare i grandi problemi, più aggredisce con la finta intimità dello scurrile. Quando anni fa l’innocua parola «gente» è entrata nel linguaggio politico non più a segnalare una moltitudine anonima di persone, ma a indicare un soggetto politico cui rivolgersi, si disse che era la versione dell’americano «people». Adesso però siamo arrivati al vulgus alla latina (prossimo alla plebs, non quella della repubblica romana, ma quella del cesarismo). Ma perché mai Bossi, che è il campione dell’involgarimento del linguaggio pubblico, non dovrebbe usare nei confronti di Casini il doppio senso che è associato quotidianamente al suo nome? Perché non chiamare gli avversari politici con …

"Anche per le città serve una politica nazionale", di Paolo Verri*

Perché le città italiane non sono in grado di fare della cultura una forte leva di sviluppo economico e sociale? Nell’ampio articolo di Irene Tinagli apparso sulla Stampa il 23 agosto, in cui si citano casi internazionali di grande successo il nostro Paese, anche sul fronte dello sviluppo urbano, pare bloccato. In Italia non si è consapevoli dell’opportunità costituita dal sistema urbano diffuso. Le città sono considerate lo sfondo dell’azione politica, economica e culturale e non il motore della nazione. Esistono casi che vanno contro tale impostazione: città di dimensioni medio piccole, come Siracusa e Matera, Rimini e Reggio Emilia, Mantova e Trento hanno dimostrato che la trasformazione urbana può essere gestita unendo al meglio creatività e spazi architettonici, dando vita a scene culturali alternative in cui convivono nuovi mercati del lavoro, forme di ricerca scientifica e innovazioni tecnologica, apertura sociale e qualità culturale. Anche grandi aree ex industriali hanno visto coinvolti migliaia di metri cubi di rinnovamento: Genova, Napoli e Torino sono le tre aree metropolitane che meglio hanno affrontato la sfida del passaggio …

Il viaggio dell'Unità, 150 anni dopo. In attesa di più degno monumento

Centocinquanta anni e non ce l’hanno ancora fatta. Una lapide l’aveva promesso, più di cent’anni fa, l’11 maggio del 1893. Rileggerlo oggi fa un po’ ridere, un po’ no, quel messaggio, che immaginiamo pronunciato con voce stentorea e ispirata: «Marsala, memore e fiera, a perenne ricordo del luogo in cui sbarcarono i Mille, duce Garibaldi, in attesa di più degno monumento». Il monumento, però, ancora non c’è. A un secolo e mezzo di distanza dall’impresa. Marsala, memore e fiera, è in perenne ritardo. Sopra al basamento, c’era una colonna, dominata, a sua volta, da una vittoria alata. Nel corso degli anni caddero sia la vittoria, sia la colonna. Pare sia stato il vento. Del Sud. L’ultima volta che qualcuno ci ha provato, è stato tra migliaia di persone. La folle plaudente. E una cittadinanza desiderosa di «porre», come si suol dire in questi casi. Il nuovo Garibaldi allora si chiamava Bettino Craxi. Era il 1986. La camicia rossa Craxi era premier e collocò la prima pietra sul lungomare, nel punto esatto dello sbarco. Due anni …

"La Costituzione e i beni pubblici", di Salvatore Settis

Nel duro scontro fra interessi privati e bene comune dei cittadini, c´è un dato da cui partire: il più robusto schieramento italiano è il “partito della Costituzione”. Lo mostra l´eloquenza dei numeri: nelle elezioni del 2008, il maggior partito italiano (il Pdl) ebbe 13.629.464 voti, pari al 37,3% dei voti espressi; nel referendum del 2006, la riforma costituzionale varata dal centro-destra fu bocciata da 15.791.293 italiani (il 61,3 % dei voti espressi). La percentuale dei votanti fu assai diversa nei due casi (52,3% nel 2006, 80,4% nel 2008), ma quel che conta (anzi, conta ancor di più) è il dato in cifra assoluta: a difesa della Costituzione, contro una riforma che somiglia anche troppo all´insussistente “Costituzione materiale” invocata dall´onorevole Bianconi contro il Capo dello Stato, votarono allora oltre due milioni di cittadini più degli elettori Pdl di due anni dopo. Come ha osservato il Presidente emerito Scalfaro, i vincitori del referendum del 2006 non seppero trarre le conseguenze di quel risultato, ma è oggi il momento di ricordarsene. Oggi, mentre il Paese è in preda …

"La badessa del Pdl predica al Meeting Cl", di Francesco Lo Sardo

Un’altra angoscia del Cavaliere: il catto-complotto. E i big del Pdl si gettano all’inseguimento del consenso dei cattolici. Il campanello d’allarme, a palazzo Grazioli, ha cominciato a suonare impazzito dopo le parole di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, il “braccio economico” di Cl, che associa 35mila e rotte imprese. E meno male che Sholtz l’ha detto al Corriere della sera: siamo contrari a elezioni anticipate. Meno male perché se a intervistarlo fosse stata Repubblica – com’è avvenuto con Tremonti, che da allora vive in regime da “sorvegliato speciale” – Berlusconi non avrebbe più dubbi sull’esistenza di un catto-complotto ai suoi danni. Anche Cl mette i bastoni tra le ruote all’exit strategy elettorale di Berlusconi per non farsi logorare e arrivare in barella a fine legislatura. No al voto, no governi tecnici, ma «proseguire le riforme iniziate, dare concretezza al lavoro intrapreso », dice Scholtz. Non così la pensano Formigoni, Lupi, Mario Mauro, i ciellin-pidiellini a modo loro simbiotici con Berlusconi, da cui hanno avuto molto e che seguirebbero fino alle porte dell’inferno: «Ma …

"Il viaggio dell'Unità, 150 anni dopo. Le donne ribelli della Sicilia", di Giuseppe Civati

Qui non si va né avanti, né indietro»: l’unità, la scuola e le camicie rosa un Paese che ospita Cefalù non può essere triste. Rileggo i miei appunti ai piedi della cattedrale, tra turisti francesi e spagnoli. C’è un sole giaguaro e un caldo torrenziale. Per il poncho garibaldino, le temperature sono troppo elevate. Va bene una t-shirt. È un’insegnante precaria, Caterina Altamore. Mi parla dello sciopero della fame iniziato una settimana fa a Palermo da parte di tre colleghi. Uno è stato ricoverato la scorsa notte. Caterina è la dimostrazione vivente che gli statali e gli insegnanti non sono tutti fannulloni, come piace a qualcuno. Ha insegnato per un anno a Palazzolo sull’Oglio, Brescia. Molto lontano da casa sua e dai suoi affetti. Mi parla della difficile interlocuzione con il mondo della politica, «con chi di dovere»: Lombardo aveva promesso un anno fa un tavolo di confronto, che però non è mai stato aperto. E i partiti spesso sembrano distanti. Mila Spicola è stata un mese a Roma a preparare il Forum della Scuola …

Il viaggio dell'Unità 150 anni dopo: «Strada senza uscita. Le grandi opere finite nel nulla», di Giuseppe Civati

Reggio Calabria, a due passi dal mare. Mi viene incontro l’unico candidato sindaco del centrosinistra che si sia finora presentato. E penso, immediatamente: cavoli, qui il Partito democratico si è già preparato alle Comunali del prossimo anno. Invece è Massimo Canale, il candidato dei partiti e dei movimenti che stanno a sinistra del Pd. E penso a Milano. Anche a mille chilometri più a Nord, c’è il candidato Giuliano Pisapia. Di Sel. E il Pd sta ragionando. A settembre darà la soluzione. Speriamo sia il settembre di quest’anno. Non si sa mai. Le altre puntate: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |10 A Reggio Calabria, il Pd governa la Provincia e in aula siedono almeno cinque gruppi consiliari che hanno a che fare con il partito: ci sono ancora i Ds e due Margherite diverse. E poi i «democratici meridionali». E un pezzo del gruppo misto. C’è un Pd a misura di consigliere, o quasi. Niente male, come modello. Qui Scopelliti ha governato spendendo …