Tutti gli articoli relativi a: cultura

“Cosa nasconde il piano B del Governo”, di Salvatore Settis

La tragedia dell´Abruzzo martoriato dal terremoto spazza via la farsa del cosiddetto “piano casa”. Frutto di cinica improvvisazione in caccia di voti, esso prevedeva persino «procedure semplificate per le costruzioni in zone sismiche», fra cui l´abolizione di ogni autorizzazione preventiva, sostituita dal «controllo successivo alla costruzione, anche con metodi a campione». Ci sono voluti centinaia di morti perché un residuo di decenza cancellasse (sembra) queste parole sinistre, preludio a nuovi disastri, a nuovi lutti. Conflitti di competenza Stato-Regioni, furberie e tatticismi procedurali hanno ormai consegnato il “piano casa” a una sorta di percorso carsico, da cui esso riemerge ogni giorno in vesti mutate. Ma è vero che il “piano casa”, «a furia di passare di mano in mano e dal setaccio delle Regioni, è diventato un pianerottolo» (così Feltri su Libero)? O ha ragione invece Bartezzaghi quando scrive che, accantonato il Piano A, il governo è passato a un Piano B («l´opzione alternativa, la via di fuga, la riserva mentale, la scappatoia»)? E il Piano B, scritto con la voglia del Piano A, non ne …

“In memoria del divo Giulio e della sua sfida”, di Oreste Pivetta

Dieci anni fa moriva Einaudi, il fondatore della casa editrice che pubblicò insostituibili pagine, nella speranza che la cultura potesse diventare patrimonio comune e nel lavoro collettivo delle più belle menti della nostra Italia. C’è una lettera di Gianni Rodari che comincia: Muy querido y distinguido hidalgo editorial señor don Julio Einaudi de Turin y Pinerol, marques de via Biancamano… come in un quadro del Moroni, di profilo o di trequarti, il busto stretto nel corpetto ricamato, nobilmente altezzoso, un po’ dandy delle lettere e delle stampe e di altro sicuramente, elegante da gran signore di campagna, cui piacciono i colori e i tagli morbidi, seduttore indubbiamente mentre ti parla sussurrando un po’ a strascico con le parole, le labbra in una piega tra l’ironia e lo scetticismo sui tempi che verranno. Don Julio è morto nel 1999 e dunque aveva le sue buone ragioni per credere che le cose non sarebbero andate granché bene. Il divo Giulio (lasciamo stare Tremonti), il Principe, dovendogli perdonare qualche debolezza, qualche paura, molte civetterie, piccoli egoismi. Rifare la …

“L’arte è morta, perciò ci hanno dato un posto al cimitero”, di Ascanio Celestini

Io vivo in una tomba perché io sono un intellettuale. Non sono l’unico e non sono stato il primo a scegliere una tomba come abitazione. Prima di me ci sono andati i depressi. Mi fanno una rabbia! Sono stati profetici. Sono stati i primi a capire che non aveva senso. Che niente lo aveva. Io invece a quel tempo era anche sporadicamente felice. Mi succedeva quando andavo al mare. Non d’estate. D’estate non ci sono mai andato, nemmeno ai bei tempi. Non sono mai stato così tanto «felice». (…) Che precursori i depressi! Appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe. E adesso anche io un intellettuale vivo in una tomba! E ho fatto bene perché al cimitero sono circondato dalle cose che mi sono più care. Teatro, danza, cinema.. la cultura, il teatro è morto. Gli attori… ridicoli imbecilli sempre pronti a sfilarsi i pantaloni per mostrare la calzamaglia perché gli attori sono così! La calzamaglia da guitti è sempre pronta sotto i jeans come i vecchi che non si …

“Saviano in tv contro il silenzio che uccide”, di Roberto Brunelli

Roberto Saviano è un condannato a morte che va in tv. Oppure un uomo in guerra, come preferite. Chiude gli occhi spesso, congiunge le mani, si tocca la testa nervosamente. Quest’uomo braccato che viene accusato di essere la star dell’anti-camorra lotta contro il silenzio di un paese, contro il veleno della diffamazione, contro una solitudine che porta morte. Di fronte ai 4,5 milioni di spettatori che ieri l’altro sera hanno decretato il trionfo di Che tempo che fa, Rai3, sconvolgendo la claustrofobica liturgia della televisione italiana, l’autore di Gomorra ha reso quasi corporea la sua battaglia per una cultura della legalità: un racconto lungo, terribile, straordinario. Avvolto da una scenografia fatta di giornali e di notizie che rivelano l’apocalisse della camorra, Saviano ha snocciolato i nomi delle vittime – Don Beppe Diana, o il carabiniere ventenne Salvatore Nuvoletta, «uccisi non solo con le pallottole ma con la diffamazione» – e ha fatto scorrere anche quelli dei boss, troppo spesso rappresentati dalle cronache locali come dei guappi eroici, degli «sciupafemmine». L’unica arma, dice lo scrittore, «contro …

Beni culturali, Pd: biblioteche in condizioni drammatiche, Bondi riferisca in parlamento

“Il Ministro Bondi risponda sulla situazione di crisi che stanno vivendo tutte le Biblioteche statali ed illustri in parlamento le politiche che intende mettere in campo per superare l’estrema fragilità del sistema bibliotecario nazionale, uno dei perni dell’identità nazionale”. E’ questo il quesito contenuto in una interrogazione presentata oggi alla Camera dalle deputate democratiche, componenti della commissione Cultura, Emilia De Biasi e Manuela Ghizzoni. “I dati di cui disponiamo sono allarmanti: per la biblioteca di Roma il taglio delle risorse al ministero dei Beni culturali si è già tradotto nel dimezzamento dell’orario di consultazione. Per la biblioteca di Firenze, che raccoglie l’intero fondo degli scritti di Galilei, Machiavelli e Petrarca, il taglio comporterà invece una riduzione dell’organico, sebbene questo sia già fortemente sottodimensionato. Anche per la biblioteca di Napoli i tagli hanno già comportato riduzioni di organico. Per la biblioteca Braidense di Milano, invece, l’emergenza non riguarda solo la gestione dei prestiti ma anche la catalogazione di riviste e libri, per cui non trovano collocazione gli oltre 10.000 mila volumi che ogni anno  vengono messi …

“Se Marte e Venere entrano a Palazzo Chigi”, di Mario Torelli

Qualche settimana fa, nel raccontare della decisione del Cavaliere di prendere delle sculture antiche dai depositi del Museo Nazionale Romano per decorare alcune sale di Palazzo Chigi, ritenute troppo spoglie per gli splendori del nouveau régime, ricordavo che con i miei studenti mi sono servito di questa vicenda per illustrare aspetti ideologici e storici di un precedente famoso di due millenni or sono, quello costituito dal continuo uso da parte di grandi generali e imperatori romani, che solevano ordinare il saccheggio di santuari e di piazze pubbliche del mondo greco per decorare ville e palazzi dell´Urbe. Sappiamo da una lettera famosa di Cicerone che le povere statue greche, requisite con metodi spicciativi sovente ricostruiti in dettaglio dagli archeologi, venivano ricollocate nelle nuove sedi con colossali effetti kitsch, propri di tanta parte della cultura dei conquistatori del mondo: la ricostruzione dei “programmi decorativi”, ossia delle linee guida dei nuovi significati assunti dalle sculture rapinate, rappresenta uno dei temi più importanti della ricerca contemporanea di storia dell´arte romana, di grande utilità per comprendere la mentalità dei committenti, …

“Il consiglio di stato blocca il super manager”, di Francesco Erbani

Si fa accidentato il cammino di Mario Resca verso la direzione generale della valorizzazione di musei e opere d´arte. Il Consiglio di Stato non ha espresso una bocciatura secca del provvedimento con il quale il ministero istituisce la nuova struttura che lui, dopo aver diretto McDonald´s, dovrebbe guidare. Ma poco ci manca. In sostanza Sandro Bondi e i suoi tecnici devono rimettere mano al testo e riscriverlo. Due sono i dubbi fondamentali espressi dai giudici – dubbi che li portano a scrivere, nelle ultime righe della sentenza, di aver sospeso «l´espressione del parere in attesa che l´Amministrazione fornisca i chiarimenti e le spiegazioni richieste». Il primo riguarda l´eccessivo numero di uffici dirigenziali che in tempi di riduzione del bilancio si sarebbe dovuto comprimere e che non si comprime affatto con la creazione di una nuova struttura di vertice. Il problema è antico e non riguarda solo questo governo: il ministero dei Beni culturali ha ingrassato sempre di più il corpo burocratico romano a scapito delle strutture periferiche, le soprintendenze, lasciate spesso senza dirigenti oppure rette …