Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Il bluff di Berlusconi sull’Iran Ecco le aziende italiane a Teheran", Alessio Postiglione

La presenza delle nostre società nel Paese degli ayatollah non riguarda solo l’Eni ma l’intero Gotha del capitalismo nostrano: Danieli-Duferco, Mediobanca, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Gli scambi sono in crescita. Berlusconi ha voluto sigillare mediaticamente la sua visita in Israele con l’impegno dell’Italia a stringere il cerchio delle sanzioni attorno ad Ahmadinejad, bloccando le relazioni con Teheran. Ma i fatti, purtroppo, indicano che la strategia diplomatica del Cavaliere è un bluff, alimentato da un debole governo israeliano, anch’esso bisognoso, come il nostro, di attestare di fronte all’opinione pubblica, successi inesistenti volti a rafforzare consensi vacillanti. Berlusconi ha dichiarato che dal 2007 gli scambi commerciali con l’Iran sono calati di un terzo. Ma in realtà sono aumentati ininterrottamente fino al 2008, per assestarsi durante la crisi: «L’Italia dal 2001 al 2007 è stato il primo partner commerciale dell’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi è passato da 3,5 miliardi di euro a 6 miliardi di euro», lo spiega il segretario generale della Camera di Commercio Iran-Italia, Jamshid Haghgoo. «Negli ultimi anni, l’Iran ha negoziato contratti …

"L'Italia dei finti assunti e del lavoro nero", di Gian Antonio Stella

Ricordate l’antico adagio? La madre degli stolti è sempre incinta. Va rivisto: è sempre incinta anche quella dei falsi braccianti agricoli. Anche perché, oltre al resto, frega gli assegni di maternità. Con i 98.376 smascherati nel 2009, dice l’Inps, i «furbetti del poderino» (finto) salgono negli ultimi 7 anni a 569.841. Pari alla popolazione di Genova. Con differenze tra regione e regione abissali: un imbroglione ogni 4.890.841 abitanti in Lombardia, uno ogni 151 in Calabria. Trentaduemila volte di più. Sia chiaro: gli ispettori dell’Istituto nazionale di previdenza sociale presieduto da Antonio Mastrapasqua non hanno dovuto occuparsi solo della truffa sui braccianti. Anzi, su un miliardo e 253 milioni di euro accertati di contributi evasi, quelli che riguardano l’agricoltura sono solo 295. E fanno impressione anche gli altri numeri. Secondo i quali non solo il 79% delle aziende visitate avevano dei dipendenti non in regola (con punte del 90% in Sardegna, dell’88% nelle Marche e nel Molise ma anche dell’ 84% in Emilia-Romagna) ma le stesse regioni meno disinvolte col sommerso fanno segnare cifre da capogiro.C’era …

«Soldi pubblici senza politica industriale», di Luciano Gallino

A rigore dice il vero il presidente Fiat Luca di Montezemolo quando afferma che da quando sono arrivati lui e Sergio Marchionne ai vertici del gruppo, ossia dal 2004, la Fiat non ha mai ricevuto un euro dallo stato.Il punto è gli incentivi sono una solida forma di aiuto – anche se indiretto – e soprattutto che di euro la Fiat ne aveva ricevuti tanti pochi anni prima. Secondo stime del 2002 rilasciate dal ministero delle Attività Produttive, come si chiamava allora, lo Stato ha sostenuto salvo errore la costruzione dello stabilimento di Termini Imerese ed i suoi annessi con versamenti complessivi che all´epoca toccavano i 4,5 miliardi di euro. E qualche anno prima aveva contribuito allo sviluppo industriale di tutta l´area di Melfi, il più grande insediamento Fiat fuor di Torino, con 3.000 miliardi di lire – un altro miliardo e mezzo in moneta attuale. Sarebbe quindi preferibile da parte dei vertici del gruppo lasciar perdere questo tasto nella discussione con il governo o nelle esternazioni pubbliche. Da parte sua ha pure ragione l´amministratore …

"Alcoa, cronaca di una resa. La produzione di alluminio non è più cosa italiana", di Roberto Rossi

La cronaca della resa industriale di un Paese inizia martedì scorso alle 21.00 nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Attorno a un lungo tavolo, sono riuniti il governo rappresentato da Gianni Letta, i sindacati e Alcoa, multinazionale americana di Pittsburgh. Fuori, invece, mille lavoratori e le loro famiglie, venute in nave, in auto, in pullman, dalla Sardegna e dal Veneto. Si discute del futuro degli stabilimenti di Portovesme e Fusina. Di più. Si discute delle sorti di un intero settore di produzione: quello dell’alluminio. Che l’Italia rischia di perdere senza colpo ferire. La società è rappresentata da Giuseppe Toia, amministratore delegato per l’Italia. Da noi è il numero uno,ma non ha deleghe. È solo il manager di una filiale che sarà destinata a sparire. La riunione viene aperta o da Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si siede, chiede silenzio e legge un comunicato. Concordato con Berlusconi, impegnato in Israele. Scandendo bene le parole, Letta offre ad Alcoa l’impegno ottenuto in sede Ue «per un esame prioritario del dossier italiano a Bruxelles». Significa che …

Bonus fiscali per 800 imprese vittime del click day

Quasi 800 imprese italiane vittime del “click day” potranno immediatamente accedere ai bonus fiscali per gli investimenti in ricerca loro negati. Per altrettante, all’incirca, dovrà essere trovata una soluzione in un tavolo negoziale con il governo; il loro diritto allo stesso credito è stato però riconosciuto. E’ questo il risultato di due pronunciamenti della Commissione tributaria di Pescara, annunciati da Unindustria Bologna. L’associazione degli industriali bolognesi per prima si era mossa contro il diniego al credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo opposto dall’amministrazione finanziaria a molte aziende a seguito del “click day” del 6 maggio scorso. In quella data venne sperimentato il cambiamento per questi bonus fiscali: da automatici (come stabilito dalla Finanziaria per il 2007) a selettivi e secondo l’ordine di arrivo con procedura telematica (come indicato invece dal successivo decreto anti-crisi del 2008). In un minuto i fondi a disposizione per il 2008 e 2009 furono “assaltati” e tante aziende, che avevano fatto investimenti contando sull’automatismo del bonus, rimasero a bocca asciutta. Da qui il ricorso presentato il 4 agosto …

"Alcoa, la notte più lunga: Ridateci il nostro lavoro", di Daniela Amenta

Quando è scesa la sera hanno acceso anche un falò, un po’ per scaldarsi dopo ore al freddo. Un po’ per non spegnere la luce sulla loro protesta. Eccoli gli operai dell’Alcoa: 600 dalla Sardegna, altri 400 dal Veneto. In piazza Montecitorio per scongiurare la chiusura degli stabilimenti di Portovesme e di Fusina. Circondati da un cordone strettissimo di polizia per evitare «contatti» con Palazzo Chigi. Nella sede del governo Gianni Letta con i manager aziendali di Pittsburgh, i sindacati confederali, i ministri Sacconi, Scajola, Ronchi. Partita dura. Gli americani vogliono pagare l’energia sotto i 30 Kw-ora, Enel non è disposta a riduzioni di prezzo. E poi c’è la commissione Ue contraria a sconti concessi con agevolazioni statali. La trattativa, dunque, si gioca sulle date: chiedere all’Alcoa di non chiudere gli impianti il 6 febbraio, arrivare fino al 9 quando Bruxelles si pronuncerà sul decreto governativo che prevede agevolazioni energetiche nelle aree «svantaggiate»: Sardegna e Sicilia. I PADRONI AMERICANI Il problema restano i padroni americani. Hanno rilevato gli stabilimenti a prezzi stracciati, raggranellato aiuti consistenti …

"Stranieri più precari e disoccupati", di Leonard Berberi

Cresce la disoccupazione. Le donne reggono meglio degli uomini, mentre tra chi lavora un quarto è comunque precario. Ed è il Nord Ovest che preoccupa. È l’ultima fotografia del mercato del lavoro degli stranieri in Italia. A scattarla è la Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat dei primi tre trimestri 2009 a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. «La crisi ha picchiato duro sulle fasce più deboli, soprattutto sugli immigrati che sono da sempre una delle categorie più esposte», spiega Valeria Benvenuti, ricercatrice della fondazione Moressa. A trascinare al ribasso il dato generale è il lavoratore di sesso maschile. Perché se nella componente femminile la disoccupazione è aumentata del 16,9%, in quella maschile il balzo è dell’84,6. «Le donne sembrano aver retto meglio – continua la Benvenuti –, soprattutto perché occupano settori come i servizi alle persone e la ristorazione che fino ad adesso cedono, ma non crollano. Gli uomini, invece, sono impiegati in aree maggiormente colpite come le costruzioni e la manifattura». In un anno – scrive il rapporto della …