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"Alcoa, la notte più lunga: Ridateci il nostro lavoro", di Daniela Amenta

Quando è scesa la sera hanno acceso anche un falò, un po’ per scaldarsi dopo ore al freddo. Un po’ per non spegnere la luce sulla loro protesta. Eccoli gli operai dell’Alcoa: 600 dalla Sardegna, altri 400 dal Veneto. In piazza Montecitorio per scongiurare la chiusura degli stabilimenti di Portovesme e di Fusina. Circondati da un cordone strettissimo di polizia per evitare «contatti» con Palazzo Chigi. Nella sede del governo Gianni Letta con i manager aziendali di Pittsburgh, i sindacati confederali, i ministri Sacconi, Scajola, Ronchi. Partita dura. Gli americani vogliono pagare l’energia sotto i 30 Kw-ora, Enel non è disposta a riduzioni di prezzo. E poi c’è la commissione Ue contraria a sconti concessi con agevolazioni statali. La trattativa, dunque, si gioca sulle date: chiedere all’Alcoa di non chiudere gli impianti il 6 febbraio, arrivare fino al 9 quando Bruxelles si pronuncerà sul decreto governativo che prevede agevolazioni energetiche nelle aree «svantaggiate»: Sardegna e Sicilia.

I PADRONI AMERICANI Il problema restano i padroni americani. Hanno rilevato gli stabilimenti a prezzi stracciati, raggranellato aiuti consistenti e ottenuto utili da record. Eppure non hanno alcun interesse a proseguire l’avventura italiana. Per loro chiudere Alcoa è risolvere in fretta un problema di costi. Per gli operai, invece, è la fine. È la sesta volta che tornano a Roma. Sono partiti da Cagliari lunedì pomeriggio con la nave della Tirrenia, ieri sono sbarcati alle 10.30 a Civitavecchia. C’era mare. «Ma parlavamo tra noi, ci caricavamo», raccontano. Un’odissea. Poi i pullman fino a Roma, «pagati di tasca nostra, tassandoci », e infine Montecitorio. Alla Camera il dibattito sul legittimo impedimento, sotto la disperazione di chi sta perdendo tutto. Paradossi nostrani. Vergogne da Repubblica delle banane. «Stiamo perdendo anche l’idea della speranza», spiega unoperaio giovanissimo, con la bandiera sarda dei Quattro Mori avvolta sulle spalle. Non si fermano quelli dell’Alcoa. «Non molliamo mai». Cantano come allo stadio, usano i fischietti, sparano i petardi di Natale, picchiano sui tamburi di latta. Tosti quelli dell’Alcoa. «Fare casino è l’unico modo per farci ascoltare perché siamo sardi e l’Isola è troppo lontana dagli interessi di questa gente qui». Indicano il Parlamento. Slogan, cori. «Berlusconi dove sei? Cappellacci dove sei?». Il presidente della Regione ieri ha dovuto ricevere Bertolaso alla Maddalena: più importante sponsorizzare i fantasmi del G8, dare un tocco di cipria allo sfascio, coprire lo spreco. Oltre 300 milioni di euro buttati al vento. Maestrale, per la precisione.

LE TENDE NELLA NOTTE Non mollano quelli dell’Alcoa. Montano le tende, srotolano i sacchi a pelo. «Abbiamo un biglietto di sola andata », dice un operaio anziano, metà vita trascorsa in fonderia. Sono uomini in maggioranza, molte anche le donne. E poi ci sono i veneti con le bandiere di San Marco, i «fratelli » di Fusina, che raccontano di altri tempi, quando Marghera funzionava alla grande. Nel pomeriggio arriva Bersani e viene salutato con un applauso, gli operai gli consegnano un casco, una barretta di alluminio. C’è anche Di Pietro che stringe mani, s’indigna.

Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil, sintetizza il problema in poche battute: «L’obiettivo del tavolo è che la multinazionale americana dell’alluminio ritiri la decisione di fermare gli impianti. Questo equivarrebbe alla chiusura dei siti. E noi lo riteniamo inaccettabile. Andiamo a misurare l’autorevolezza del Governo». In serata Berlusconi ha chiamato Barroso per il sostegno della Ue. Risposta: «Priorità assoluta». Vedremo. Non sono soli quelli dell’Alcoa. Chi è rimasto a Portovesme ha raddoppiato i turni per non fermare la produzione. ACarbonia e Iglesias le scuole sono rimaste chiuse e in serata, in contemporanea con la manifestazione a Roma,il vescovo ha guidato una fiaccolata di solidarietà. Rosari e slogan, rabbia e orgoglio. Perché Alcoa, per la Sardegna, è l’ultima roccaforte. In un anno, nel Sulcis Iglesiente, hanno chiuso Euroallumina, Ila e Rockwull. Un deserto. Non c’è altro. La terra in ginocchio. «Biglietto di sola andata,non molliamo». Sarà una notte lunghissima.
L’Unità 03.02.10

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    Bersani incontra i lavoratori
    Bersani incontra i lavoratori ALCOA che protestano davanti Montecitorio: “C’è il rischio che il paese perda pezzi, l’Alcoa è la punta acuta della crisi ma alla Camera non si fa mente locale. In Aula si va avanti sul legittimo impedimento, c’è un enorme distanza tra la crisi delle imprese italiane e l’agenda politica del governo”.

    Per Bersani, per quanto riguarda l’Alcoa la strategia del governo dovrebbe essere di “prendere tempo per cercare un’intesa con la Ue e l’impresa”.

    I lavoratori di Alcoa, prima del vertice con Gianni Letta a Palazzo Chigi, hanno incontrato ancheuna delegazione di senatori del Pd composta dal presidente Anna Finocchiaro, dai vicepresidenti Luigi Zanda e Felice Casson, dai senatori Filippo Bubbico, Franca Donaggio, Paolo Giaretta, Paolo Nerozzi, Giorgio Roilo, Francesco Sanna, Marco Stradiotto e Tiziano Treu.
    Nel corso dell’incontro, i senatori del Pd hanno ribadito la necessità di incalzare il governo per ottenere strumenti che rendano maggiormente competitivo il sistema industriale ed elettrico del Paese, così che le condizioni di produzione di alluminio in Italia siano comparabili con quelle che esistono in altri Paesi europei che continuano ad essere in marcia senza problemi.
    La presidente Finocchiaro ha affermato che “il Pd al Senato è disponibile ad una rapida approvazione del decreto sulla sicurezza dell’energia elettrica nelle Isole maggiori, attualmente all’esame della Commissione Industria”.
    Basterebbe cambiare il calendario dei lavori e concludere quanto prima la conversione in legge del decreto sulla sicurezza delle reti elettriche in Sicilia e in Sardegna e sulle iniziative per l’aumento della capacità di interconnessione dell’Italia agli altri stati confinanti, per anticipare un mercato europeo dell’energia.

    “In quel decreto – spiega Bubbico – sono previsti interventi per rendere più sicuro e interconnesso il sistema elettrico di Sicilia e Sardegna. Non essendoci problemi di incompatibilità con l’ordinamento comunitario, il Pd è disponibile ad approvare al più presto questo decreto che risolverebbe il problema dell’accesso alle fonti energetiche delle aziende elettrointensive nelle isole maggiori, e quindi anche in Sardegna”. Contestualmente alla disponibilità all’approvazione del decreto lavoreremo perché il governo si impegni per ridurre i costi generali su tutto il territorio nazionale a vantaggio dell’intero sistema produttivo, anche attraverso il completamento del processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas.

    Nelle stesse ore dell’incontro con i lavoratori a Palazzo Chigi c’è stata una lettera inviata a Berlusconi da Klaus Kleinfeld, Presidente di Alcoa, che sembra aprire un piccolissimo spiraglio alla prosecuzione del negoziato. Alcoa wants to remain in Italy, dice Kleinfeld.

    “Alcoa vuole rimanere in Italia. Non sono sicuro che sia vero perché molti atteggiamenti della multinazionale dell’alluminio dicono il contrario, ma dobbiamo esplorare sino alla fine ogni possibilità” dice il senatore del Pd Francesco Sanna: “Bisogna accelerare le verifiche della ‘resistenza’ ai principi comunitari delle soluzioni per la sicurezza e l’economicità del sistema elettrico che Parlamento, Governo e Autorità per l’Energia hanno elaborato nelle scorse settimane a vantaggio di tutto il sistema industriale italiano. Quel decreto è l’unico modo per evitare pratiche anticoncorrenziali tra i paesi membri dell’Unione”.

    Tolleranza zero verso le imprese che non tutelano i lavoratori.
    Francesco Boccia propone di revocare i finanziamenti se non sono garantiti i piani d’impresa: ““E’ inaccettabile che la diminuzione dei dividendi o le perdite siano scaricati sulla parte più debole delle imprese, cioè i lavoratori. Il governo si faccia carico di inaugurare una vera e propria tolleranza zero verso grandi aziende e multinazionali che non garantiscono la tenuta dei contratti di impresa, cominciando a revocare i finanziamenti concessi ad Alcoa”. Il portavoce per le questioni economiche del gruppo del Pd alla Camera ci spiega che “è molto lunga la lista dei finanziamenti concessi in questi anni dallo Stato alle grandi imprese e non è più accettabile questo vero e proprio ricatto istituzionale. E’ l’ora delle sanzioni, insomma, verso quei grandi gruppi che hanno goduto di forme di sostegno come la cassa integrazione legata a ristrutturazioni mai completate o finanziamenti con fondi nazionali o comunitari legati ad ammodernamenti che di fatto non hanno garantito la tenuta dei progetti di impresa. Non è più tollerabile che siano messi a rischio migliaia di posti di lavoro da parte di aziende che non hanno portato a termine processi di ristrutturazione nonostante il sostegno dello Stato”.
    http://www.partitodemocratico.it

  2. Claudia dice

    E’ assolutamente segno dei tempi e di questo modo di mal-governare il fatto che nelle stanze dei bottoni si dibatteva sul legittimo impedimento e fuori (che significato grande ha questa parola….fuori: fuori dai giochi, fuori dal potere, fuori dai diritti…) nella piazza, ci si battesse invece per il lavoro, per la dignità e per una vita serena.

    Questa è oggi l’Italia. Un paese destinato a una lenta e inesorabile deriva se non ci prendiamo TUTTI la responsabilità di aprire gli occhi e guardare in faccia i problemi, quelli veri e non quelli falsi e pretestuosi di un premier che guarda solo al suo ombelico.
    Abbiamo bisogno di governanti capaci di comprendere i mali del paese e che a prescindere dal loro credo politico, abbiano voglia di occuparsene!

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