Tutti gli articoli relativi a: lavoro

“Fiat, è il giorno del piano Italia”, di Fabio Pozzo

Marchionne incontra governo e sindacati. Operai davanti a Palazzo Chigi. Il giorno della verità. Oggi alle 16, a Palazzo Chigi, l’amministratore delegato di Fiat Group, Sergio Marchionne, presenterà al governo e ai sindacati il suo «piano per l’Italia». Un documento atteso, con cui il manager illustrerà le strategie, gli orientamenti, le decisioni in definitiva del Lingotto sul futuro della produzione di auto del gruppo nel Paese. Una visione che s’innesta in quella più ampia, globale, che Torino ha aperto con l’acquisizione di Chrysler e che vedrà Marchionne chiarire sinergie, alleanze straniere, assetti direzionali; tracciare i confini della riorganizzazione produttiva, e di conseguenza disegnare la mappa che verrà degli stabilimenti e della forza lavoro. All’incontro, presieduto da Gianni Letta, non sarà presente il premier Silvio Berlusconi, in convalescenza ad Arcore; ci saranno i ministri dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, del Lavoro Maurizio Sacconi e probabilmente del Tesoro Giulio Tremonti. Quindi i leader sindacali e, a completare il parterre delle parti sociali, i rappresentanti delle regioni interessate. In piazza ci saranno centinaia di operai, provenienti da tutti …

“Disoccupati, la beffa-una tantum va solo a 1.500 lavoratori a progetto”, di Roberto Mania

ROMA – Co.co.pro. senza sussidio. In oltre centomila hanno perso il lavoro per la crisi, più di 10 mila hanno chiesto l´indennità “una tantum” prevista dalla legge, ma meno di 1.500 l´hanno ottenuta. Sono i numeri di un “flop”, al termine di un anno nel corso del quale il governo ha ripetuto che chiunque avesse perso il lavoro sarebbe stato aiutato. Ma, appunto, non è andata proprio così. Tanto da spingere il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ad annunciare ieri che dopo le regionali il governo procederà, con un disegno di legge delega, ad una riforma degli ammortizzatori basata su due pilastri: una indennità di disoccupazione su base generalizzata e una Cig integrativa “privata”, gestita direttamente dalle parti sociali. Nel frattempo, la montagna di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e “in deroga”), costruita per fronteggiare la recessione, ha ammortizzato la crisi del lavoro standard a tempo indeterminato, ma ha continuato – di fatto – a lasciare senza tutele il mondo del lavoro precario. Quello che nel nostro paese coincide largamente con i giovani, il cui tasso …

“Mutui, famiglie in affanno: boom di pignoramenti”, di Bianca Di Giovanni

Mangiati dai debiti. È l’effetto della crisi e della debolezza del welfare. Secondo le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori, nel 2009 pignoramenti e vendite all’asta sono aumentati del 15,2% rispetto all’anno precedente, nonostante tassi di interesse bassissimi e la conseguente diminuzione dei costi dei mutui a tasso variabile. Nel triennio 2007-2009, sempre secondo i dati raccolti dalle associazioni dei consumatori, i pignoramenti sono addirittura aumentati del 60,5%, per un totale di circa 130 mila case all’asta. «L’insostenibile crisi economica – commenta il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti – porta sempre più famiglie italiane a non poter onorare le rate dei mutui, impegno sempre più gravoso che mangia il 33% del reddito, e ciò si traduce in un rischio reale di insolvenza per almeno 350 mila famiglie». È necessario, sostengono dunque i consumatorii, «che il governo, dopo il decreto salva-banche e le provvidenze per le imprese, emani anche un decreto urgente “salva-famiglie” con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e pensionati, o si allargherà la frattura sociale». La preoccupazione …

“Draghi: 1,6 milioni di lavoratori senza garanzie”, di Elena Polidori

Di fronte alla crisi che oggi colpisce soprattutto l´occupazione, Mario Draghi reclama di nuovo una revisione del sistema degli ammortizzatori sociali. Il governatore della Banca d´Italia, mentre chiarisce che su questo fronte «il governo ha fatto moltissimo, non vorrei essere frainteso», torna a ripetere il dato-choc che già una volta, nel giugno scorso, era stato contestato dal premier Silvio Berlusconi. Ovvero: 1,6 milioni di persone sono senza tutela. Più esattamente: 1,2 milioni di lavoratori dipendenti non avrebbero copertura in caso di interruzione del rapporto di lavoro. A loro si affiancano 450 mila parasubordinati che «non godono di alcun sussidio o non hanno i requisiti per accedere ai benefici introdotti dai provvedimenti del governo». A braccio, incontrando a porte chiuse gli studenti universitari di Padova, aggiunge che questa è la stima dell´impatto massimo che si potrebbe avere sul mercato del lavoro qualora la crisi si manifestasse con la stessa intensità. Sempre a braccio, fornisce un altro dato, questo sì, nuovo: la crescita acquisita per il 2010 è più 0,4%. Nel suo ragionamento, la ripresa globale dell´economia …

Crisi, la disoccupazione colpisce più le donne che gli uomini

Le donne rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi, soprattutto in termini di occupazione. Sono infatti più esposte alla precarietà ed hanno maggiori difficoltà a reinserirsi una volta perso il posto. Non a caso, dopo dieci anni di progressi, la forbice tra uomini e donne sul mercato del lavoro è tornata ad allargarsi. È questa la fotografia scattata dalla Commissione Ue, in cui si invitano i 27 Stati membri della Ue a trasformare l’impatto sociale della crisi in un’occasione. «Tra il 1998 e il 2008 – spiegano gli esperti – sono stati compiuti considerevoli progressi sul fronte dell’occupazione femminile», aumentata del 7,1% in dieci anni e attestandosi su un 59,1% che non è troppo distante dal parametro del 60% indicato nella strategia di Lisbona. Anche se esistono grandi differenze tra Paese e Paese: in tre Stati membri (Malta, Italia e Grecia) – si evidenzia – sono occupate meno della metà delle donne in età lavorativa, mentre la percentuale sale al 70% in Danimarca e oltre il 71% in Svezia e Olanda. «Il trend …

“Un vecchio modello di sviluppo”, di Irene Tinagli

Gli ultimi dati sulla disoccupazione in Italia mostrano una situazione molto drammatica. Di fronte a questo quadro tutti si chiedono quando la crisi finirà. Ma pochi si chiedono come. Si cerca una ripresa, una qualsiasi, senza chiederci se questa sarà davvero l’occasione per ristrutturare l’economia e il sistema produttivo italiano. Perché dietro ai dati drammatici di questi giorni non c’è solo la crisi congiunturale mondiale esplosa l’anno scorso, ma una crisi più lenta e profonda del sistema economico-produttivo italiano che si protrae ormai da quasi trent’anni e su cui nessuno è mai intervenuto. Già dalla fine degli Anni Settanta, in Italia come in tutte le economia avanzate, si era cominciato a parlare di processi di deindustrializzazione. Eppure mentre in altri Paesi come l’Inghilterra o la Svezia tali processi sono stati avviati con determinazione e accompagnati con politiche economiche e sociali conseguenti, in Italia tutto questo non è avvenuto. Checché se ne dica, l’Italia alla fine era ed è ancora un Paese molto industriale, non è un caso se oltre il 60% dei 500 mila posti …

“L’agonia del lavoro domina il Natale, ma il Paese parla d’altro”, di Rinaldo Gianola

A una settimana da Natale il bollettino della crisi italiana è un elenco interminabile di aziende in difficoltà e di lavoratori in lotta, spesso disperati perchè non vedono la strada per uscire da un lunghissimo tunnel. La gravità della situazione dovrebbe portare il tema del lavoro e del rilancio economico in primo piano nell’agenda del governo e della politica. I telegiornali e i talk show dovrebbero sentire l’impegno morale, prima ancora che professionale, di piazzare i volti e le voci dei lavoratori nei titoli di testa, come si fa con le notizie più importanti. Non si può continuare a vendere fumo, non si può continuare a dire che la crisi è finita e stiamo meglio degli altri quando ogni giorno si moltiplicano le notizie di aziende in difficoltà, di tagli occupazionali, di ristrutturazioni. I precari sono già stati cacciati e nessuno se ne ricorda. Le donne hanno pagato e sono tornate a casa. Ora, dicono le statistiche, non si iscrivono più alle liste di disoccupazione, tanto hanno perso la speranza di un’occupazione stabile. I “garantiti” …