Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

Afghanistan, uccisa un’attivista che si batteva per i diritti delle donne

Una consigliera provinciale è stata assassinata da uomini armati a Kandahar. 22 talebani muoiono negli scontri con l’esercito afgano e le forze internazionali. KABUL – Si batteva per il riconoscimento dei diritti delle donne in Afghanistan. Sitara Achakzai, consigliera provinciale a Kandahar, è stata uccisa da uomini armati che l’hanno falciata a colpi di arma da fuoco all’uscita della sua casa nel capoluogo. Lo riferisce il capo del consiglio provinciale Ahmed Wali Karzai, aggiungendo che gli assassini sono poi scappati. POLEMICA – Negli ultimi giorni è tornata a infuriare in Afghanistan la polemica sui diritti delle donne dopo l’approvazione da parte del parlamento nazionale di una legge, fortemente voluta dagli ambienti religiosi, in cui si stabilisce la subordinazione della moglie al marito e in pratica se ne autorizza lo stupro. Karzai su pressione degli occidentali ha promesso di rivedere il testo, ma un eminente esponente religioso è tornato sull’argomento affermando che ogni ripensamento sarebbe inaccettabile oltre che anticostituzionale. SCONTRI – Karzai non ha dato altri dettagli. Achakzai era nota per la sua lotta in favore …

Interrogazione a difesa delle donne afgane della senatrice Vittoria Franco

Al Ministro degli Esteri Premesso che: secondo quanto scritto nei giorni scorsi dal Guardian e dall’ Indipendent, il Presidente afgano Hamid Karzai avrebbe firmato una legge che di fatto legalizza lo stupro all’interno del matrimonio, vietando alla donna di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito; tale legge, secondo quanto scrivono i due autorevoli giornali britannici, vieterebbe inoltre alle donne di uscire di casa senza il consenso del coniuge e imporrebbe loro di chiedere l’autorizzazione al marito anche per cercare lavoro e recarsi dal medico; infine il documento firmato da Karzai escluderebbe le madri dalla custodia dei figli, in quanto diritto esclusivo del padre; queste norme rappresentano un gravissimo attacco ai diritti delle donne afgane e costituiscono una palese violazione delle Convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, sottoscritte in questi ultimi anni dallo stesso governo di Kabul; particolare impressione suscita la legalizzazione dello stupro, se avvenuto all’interno del matrimonio, che come affermano tutti i documenti dell’Onu rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali; l’entrata in vigore di una tale legge rischierebbe di mettere …

“C’è giustizia in Parlamento”, di Massimo Giannini

C’è un giudice a Montecitorio. La doppia, clamorosa bocciatura delle norme sulle ronde e sul tempo di permanenza degli immigrati nei Cpt è un’ottima notizia. In primo luogo, è una novità che fa ben sperare per la civiltà giuridica del Paese. Pure in questi tempi di crisi del multiculturalismo e di drammatica escalation dei flussi migratori, non esiste altra democrazia europea che abbia introdotto leggi non da stato emergenziale, ma da stato criminogeno. Le ronde anticlandestini sono questo e non altro. E non è un caso che fossero state bocciate dal Consiglio superiore della magistratura perché incostituzionali e dal sindacato di polizia perché ingestibili. L’allungamento a 180 giorni della permanenza dell’immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria, stabilità da un’autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia giurisdizionale. La natura quasi eversiva di queste misure sta nella “furia” di Maroni che tuona: “Ora dovremo liberare 1038 clandestini”. Dice proprio così, il ministro degli Interni: “Liberare”. È la conferma implicita che per lui e per il Carroccio, i Cpt sono …

“Gli uomini perdono il posto e le donne vanno a lavorare. Così cambia il capofamiglia”, di Roberto Mania

La crisi parla al maschile. Lo dicono gli ultimi dati dell´Istat sull´occupazione, lo confermano i decreti per la cassa integrazione dell´Inps, comincia a raccontarlo anche la cronaca con storie di famiglie nelle quali l´uomo perde il lavoro e la donna, invece, lo trova. È, per così dire, l´aspetto di genere della recessione, guardando soprattutto al mercato del lavoro standard e non al mondo della precarietà, decisamente più sfuggente ai numeri delle statistiche. In questa prospettiva è come se stesse arrivando l´ultimo colpo al nostro modello di welfare state modellato sul maschio, adulto, settentrionale, impiegato per lo più in una grande fabbrica. Anche se poi non c´è un nuovo sistema in costruzione. Va da sé che la recessione non sta risparmiando le donne, però appaiono meno penalizzate o con più chance soprattutto nei servizi di cura. Tant´è che la Federcasalinghe ha stimato 100 mila posti di lavoro per badanti italiane. Che resistono lo dice l´Istat nell´ultima rilevazione sulle forze di lavoro, relativa al quarto trimestre del 2008. È da lì che si vede l´arretramento della componente …

“Ritorno al futuro”, di Michele Ainis

La giustizia risponde in tempi biblici. Tanto più rispetto al ritmo nevrotico e febbrile che segue la politica, e perciò l’agenda parlamentare. Ma può succedere che questi due tempi si ricongiungano, s’incrocino entrambi nel presente. Può succedere che nel 2009 una sentenza costituzionale bocci una legge del 2004, varata da un altro governo Berlusconi, due legislature fa. E può succedere che questa medesima sentenza sbatta come un pugno sul tavolo nelle decisioni che il Parlamento s’appresta a formulare. Perché ieri sera la Consulta ha azzoppato la legge sulla fecondazione assistita, ma in qualche modo pure la legge sul testamento biologico fin qui approvata dal Senato. E perché, sempre ieri, i giudici costituzionali hanno restituito qualche grammo di libertà alle donne, ma in prospettiva a tutti gli italiani. Per coniugare queste due vicende, c’è bisogno innanzitutto di descrivere la doppia censura d’incostituzionalità sulla quale si è abbattuta la mannaia della Consulta. In primo luogo, cade la norma che impediva di creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario «ad un unico e contemporaneo impianto, …

“Maternità, 18 settimane a casa. L’Europa allunga i tempi, a stipendio pieno. I benefici estesi alle libere professioniste”, di Luigi Offeddu

Mamme o future mamme di tutta Europa, consolatevi: il Parlamento Europeo vuole cambiare le leggi in materia di maternità, garantendo congedi più lunghi, meglio retribuiti, ed estesi a più categorie. Il sì politico è giunto ieri quasi all’unanimità (28 sì, 3 no, un astenuto) dalla Commissione lavoro e affari sociali. Ecco le novità centrali del documento che ha l’obiettivo di migliorare la «vecchia » direttiva Ue finora in vigore: il periodo minimo di maternità passerà da 14 a 18 settimane ininterrotte, «ripartite prima e/o dopo il parto» (già ora è così in 12 Stati Ue su 27, e l’Italia è ai primi posti: 21 settimane), retribuite con l’equivalente al 100% del salario mensile medio (oggi in Italia ci si ferma all’80%); e comunque, mai al di sotto della retribuzione prevista in caso di malattia. Di queste 18 settimane, 6 «su richiesta» (prolungabili a 8, secondo la volontà dei singoli governi) potranno e dovranno essere godute dopo il parto: e questo, com’è spiegato esplicitamente nella motivazione dell’emendamento, «per proteggere le lavoratrici da eventuali pressioni dei datori …

“Fenomenologia dello stupratore”, di Natalia Aspesi

Gli stupratori si individuavano a colpo d´occhio, ne era sicuro il fantasioso ma autorevole sessuologo fine Ottocento Henry Havelock Ellis. Prima di poter scoprire le anomalie degli organi sessuali, quasi sempre infantili, subito si poteva osservare che c´era molta probabilità che il violento sessuale avesse naso e orecchie deformi, occhi azzurri e grosse mascelle inferiori. E´ passato più di un secolo ma ancora, per quel che riguarda la violenza sessuale, impera la fisiognomica: tanto che i due supposti stupratori della Caffarella sottoposti a una crudelissima violenza mediatica e poi scagionati, continuano a tutto oggi ad essere chiamati “il pugile” e “il biondino”. Rumeni loro, rumeni quelli indicati adesso come veri responsabili: insomma stranieri, alieni, invasori, diversi, e per questo meritevoli di ronde, di sgombero di baracche, di proposta di castrazione. Come racconta la storica inglese Joanna Bourke nel suo saggio Stupro, storia della violenza sessuale (Laterza, pagg. 600, euro 20), la reazione sdegnata e violenta delle comunità contro l´orrore dello stupro ha sempre avuto ragioni razziste e di classe. Nel XVIII secolo in Inghilterra, «i …