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Interrogazione a difesa delle donne afgane della senatrice Vittoria Franco

Al Ministro degli Esteri

Premesso che:

secondo quanto scritto nei giorni scorsi dal Guardian e dall’ Indipendent, il Presidente afgano Hamid Karzai avrebbe firmato una legge che di fatto legalizza lo stupro all’interno del matrimonio, vietando alla donna di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito;

tale legge, secondo quanto scrivono i due autorevoli giornali britannici, vieterebbe inoltre alle donne di uscire di casa senza il consenso del coniuge e imporrebbe loro di chiedere l’autorizzazione al marito anche per cercare lavoro e recarsi dal medico; infine il documento firmato da Karzai escluderebbe le madri dalla custodia dei figli, in quanto diritto esclusivo del padre;

queste norme rappresentano un gravissimo attacco ai diritti delle donne afgane e costituiscono una palese violazione delle Convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, sottoscritte in questi ultimi anni dallo stesso governo di Kabul; particolare impressione suscita la legalizzazione dello stupro, se avvenuto all’interno del matrimonio, che come affermano tutti i documenti dell’Onu rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali;

l’entrata in vigore di una tale legge rischierebbe di mettere in dubbio il carattere democratico dell’attuale governo afgano, screditando tutti gli sforzi compiuti fino ad oggi dalla comunità internazionale e dall’Italia in particolare, sia sul piano militare, che sul piano della cooperazione in ambito civile a sostegno del governo di Kabul;

la vicenda inoltre sembra gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all’Italia è stato affidato il compito di assistere il governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario; l’approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa Costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno;
si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro intenda prendere, nell’ambito dei rapporti tra l’Italia e il governo di Kabul, a far si che tale aberrante legge non entri in vigore.

quali iniziative il Ministro intenda prendere per sensibilizzare su questo problema la comunità internazionale e in particolare gli stati che partecipano alla missione Isaf, l’Unione Europea e le Nazioni Unite, affinché spingano il governo afgano a ritirare tale normativa;

quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il governo italiano finanzia in Afghanistan per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario di questo paese;

per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembra avere alcun effetto sul piano dell’implementazione nell’ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell’habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia;

se non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne.

Vittoria Franco

Roma, 3 aprile 2009

SEN. MARIA FORTUNA INCOSTANTE
SEN. CINZIA MARIA FONTANA
SEN. LUIGI VIMERCATI
SEN. RITA GHEDINI
SEN. ALBERTO MARITATI
SEN. PIETRO MARCENARO
SEN. MARIANGELA BASTICO
SEN. PAOLO GIARETTA
SEN. MAGDA NEGRI
SEN. ANNA FINOCCHIARO
SEN. ANNA SERAFINI
SEN. LEANA PIGNEDOLI
SEN. DORINA BIANCHI
SEN. SILVANA AMATI
SEN. CECILIA DONAGGIO
SEN. FRANCESCA MARINARO
SEN. VANNINO CHITI
SEN. ANTONINO RANDAZZO
SEN. COLOMBA MONGIELLO
SEN. FIORENZA BASSOLI
SEN. ACHILLE SERRA
SEN. MARIA GARAVAGLIA
SEN. VINCENZO MARIA VITA
SEN. TERESA ARMATO
SEN. TAMARA BLAZINA
SEN. ROBERTA PINOTTI

3 Commenti

  1. La Redazione dice

    Pubblichiamo un’intervista a Tahar Ben Jelloun pubblicato oggi dal quotidiano francese Le Monde

    Le donne cancellate
    Ah, se si potessero soddisfare i complessi e perversi desideri dei fanatici del mondo! Questi vogliono prendere le donne contro la loro volontà.

    Quelli vietano contraccezione e preservativi. Tutti sono ossessionati dalla femminilità.

    Se nel mondo le donne lottano per la loro dignità e per migliorare le loro condizioni di vita, ci sono Stati come l’Afghanistan che vanno in soccorso degli uomini proponendo una legge che obblighi la donna a soddisfare il desiderio del marito anche se è un eiaculatore precoce o ha l’alito cattivo o più semplicemente se non stimola in alcun modo la sua libido. Contro il rifiuto, la violenza.

    I fondamentalisti hanno un vero problema con la donna e la sua sessualità. Vale per l’ebraismo, per il cristianesimo come per l’islam: l’integralismo trema davanti al corpo femminile, ha paura del suo sesso e reagisce con la violenza alla frustrazione o al turbamento. Tutto ruota lì attorno. Non si capisce nulla delle motivazioni degli integralisti se non si considera questa dimensione essenziale della loro psicologia e della loro esistenza.

    Ciò si traduce nell’imposizione del velo, del burqa o della djellabah. La donna deve essere celata, invisibile, deve essere allontanata dagli sguardi e dalla vita. L’uomo dice: «Non toccare mia moglie, mia figlia, mia sorella, mia madre». Ovvero, detto altrimenti «Questi corpi mi appartengono e nessuno ha il diritto di avvicinarsi!». Bisogna veramente avere un cattivo rapporto con se stessi per appropriarsi il corpo degli altri. E per giustificare questa mentalità si ricorre alla religione che di per sé non dà affatto un simile diritto. Anche se tutte le religioni in genere non sono molto giuste nei confronti delle donne.

    I taleban, ad esempio, immaginano un mondo dove la donna è assente. Esiste, ma è segregata in casa e non ha il diritto di uscirne. Questo non vuol dire che disprezzino il piacere sessuale, anzi, lo amano a tal punto da voler essere certi di essere i soli a gioirne. È il senso del progetto di legge presentato dal presidente Hamid Karzai. Un progetto che voleva rendere legale lo stupro compiuto sulla propria moglie e vietarle di uscire di casa senza l’autorizzazione del marito. Questo provvedimento avrebbe riguardato le donne sciite, che rappresentano il 10% della popolazione. Karzai contava su questo disegno di legge per attirarsi le simpatie e i voti degli sciiti alle prossime elezioni. Dopo le proteste di molti Stati, Karzai ha finito col ritirare il progetto, ma gli uomini continueranno a comportarsi da bruti con le donne, con o senza legge.

    In ogni caso, questa ipotesi legislativa, degna dell’epoca della jahilya (il periodo preislamico quando alcuni beduini seppellivano vive le loro figlie per evitare che il loro onore un giorno potesse essere macchiato) è stupida e grottesca. Che va a fare la legge nella camera da letto di una coppia? Cosa può aggiungere all’intimità tra un uomo e una donna? Che piacere ne ricaverà l’uomo che si sentirà forte grazie a questa legge?

    Un piacere dettato dalla norma e una violenza legittimata da un diritto che ha un senso dell’equità e della realtà ben singolare. In Afghanistan ci sono donne che si battono, che si organizzano e sono aiutate dalle femministe di diversi Paesi. Ma che un uomo come Hamid Karzai abbia potuto mettere la propria firma su questo progetto di legge la dice lunga sulla fame di potere, sull’ambizione divorante che lo possiede. Con che faccia può presentarsi agli occidentali che frequenta avendo aperto la porta allo stupro legale nel matrimonio? Vorrebbe forse che i taleban lo considerassero vicino a loro? Ma i taleban vogliono di più. Non si accontentano di una legge sulla pratica sessuale. Vorrebbero spadroneggiare su tutta la società e introdurvi una barbarie che va al di là dell’immaginabile. Dunque Karzai ha fatto un passo falso e ha sbagliato i suoi calcoli. E quindi ha fatto marcia indietro. Per ora, almeno.

    Una donna che prova piacere è una «porca», è pari a una prostituta (tranne il fatto che le poverette che fanno sesso per mestiere non ne godono affatto, è un lavoro, una fatica necessaria per guadagnarsi da vivere). Sarebbe interessante far leggere agli uomini che parlano di questo godimento qualcuna tra le testimonianze di queste donne che raccontano la loro vita sessuale. Ma non arriveremo a tanto.

    L’importante è far sentire la propria voce contro questa iniziativa afghana che non farebbe altro se non aggravare la situazione nel Paese e potrebbe favorire il ritorno sulla scena politica dei taleban. Perché quel che è in gioco in questa regione martoriata da troppe guerre è una scelta di società e anche di epoca.

    Sfortunatamente io sono pessimista: gli eserciti occidentali non riusciranno a eliminare il pericolo talebano. Il terreno è difficile, i metodi asimmetrici e la popolazione divisa. Solo gli afghani medesimi potranno farla finita con i taleban. Ma fino a che questa guerra è legata al traffico di oppio, fino a che il guadagno facile è a portata di mano, la lotta sarà dura e impari.

    Nel film dell’afghano Siddiq Barmak Opium War (2008) si vede una lunga fila di donne coperte dal burqa avanzare all’orizzonte dirette verso un campo di papaveri da oppio. Quando arrivano al campo sollevano il velo e si scopre che sono taleban armati venuti a prendere la loro parte sull’incasso della vendita di droga. I contadini pagano per non essere uccisi. Questa immagine riassume la situazione: la guerra in Afghanistan ruota attorno all’oppio e alle donne. Bisogna controllarli entrambi, pena la fine di una tragedia innescata dalla barbarie nel nome di un islam totalmente estraneo a queste pratiche.

    © Le Monde

  2. Patrizia dice

    Appello dei radicali al presidente afgano Karzai: ‘Ritiri subito la legge contro le donne’, sottoscritto anche da Manuela Ghizzoni.

    Appello alle autorità afghane: revocate subito la legge contro le donne! La legge sulla famiglia per gli sciiti firmata dal Presidente Karzai rappresenta un gigantesco passo indietro per i diritti umani delle donne afghane: reintroducendo discriminazioni inaccettabili, autorizza formalmente la violenza contro le donne legalizzando di fatto lo stupro da parte del coniuge e nega uguali diritti in materia di custodia dei figli, istruzione, lavoro e cure mediche. L’approvazione di questa legge deve essere respinta con fermezza.

    Noi sottoscritti ci appelliamo: al Parlamento afghano affinché abroghi questa legge; al Presidente afghano affinché la revochi;
    a tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani affinché esprimano il loro forte sostegno a favore delle donne afghane.

    Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito
    Non c’è Pace Senza Giustizia

  3. la redazione dice

    Pubblichamo una intervista all’onorevole Rosa Villecco Calipari che da molto tempo si occupa della condizione delle donne afgane:

    Quei burqa color pastello, anonimi come muri ciechi…

    di Nella Condorelli

    Che effetti avrà, sul futuro delle bambine afgane, di etnia Hazara innanzitutto, ma non solo, la controversa legge sul diritto di famiglia approvata dal Parlamento di Kabul, con l’avallo del presidente Hamid Karzaj?
    Fino a che punto il great game asiatico con epicentro in Afghanistan potrà continuare a nutrirsi della vita e delle speranze delle sue donne, adesso che la “svolta” del presidente Barack Obama, e la sua apertura di dialogo all’Islam moderato e ai Talebani, fa sterzare la politica estera statunitense verso lo strumento diplomatico, senza per questo rimettere in discussione quello militare?
    Al recente vertice Nato di Strasburgo, il presidente degli Stati uniti ha chiesto e ottenuto dagli Alleati un aumento del contingente militare nella regione afgana, cinquemila uomini, indispensabili per sostenere la “nuova strategia” statunitense. Ufficialmente, blindare le elezioni presidenziali previste per il prossimo mese di agosto; concretamente, contrastare l’assalto della guerriglia talebana, tornata vincente in molte province del Paese.
    Non possiamo perdere, ha detto in parole povere Barack Obama agli alleati. Poi il presidente ha toccato la questione dei diritti delle afghane, piombata sul vertice Nato proprio con la legge sullo statuto di famiglia per le donne di etnia hazara, nei fatti un codice di comportamento che ne sancisce la totale sottomissione alle decisioni degli uomini, e va a cacciare il naso anche nei rapporti sessuali tra marito e moglie, “legalizzando” lo stupro coniugale.
    Talibani e Hazara, si sa, sono rivali in tutto, sunniti gli uni, sciiti gli altri. Nell’Afghanistan delle etnie, si contrastano su tutto, interpretazione delle scritture e alleanze politiche comprese..
    Come leggere, dunque, da un punto di vista di genere, cioè attraverso la lente di quel contestato codice di famiglia, i cambiamenti che li stanno interessando, loro e gli altri protagonisti di questo scenario asiatico, lungo l’asse che collega Iran, ex Repubbliche Sovietiche, Afghanistan, e Pakistan?
    Venendo poi alla politica estera di casa nostra, si può sperare che il prossimo G8 a presidenza italiana incassi una presa di posizione forte, necessaria per far avanzare i diritti delle donne, partendo dai luoghi di conflitto, da questa regione afghana, specchio della povertà, della fame, della mancanza di dignità di se determinata da abusi e analfabetismo che, in tempi di crisi finanziaria globale, riflette più che mai il volto femminile dei Paesi poveri del mondo?
    Rosa Villecco Calipari, deputata del Partito Democratico, componente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, è una delle nostre parlamentari più esperte sulla questione afghana, e in generale sul rapporto tra società e stato di diritto, norme costituzionali, etnie, e regole religiose. Senatrice nella passata legislatura, si deve alla sua iniziativa parlamentare la costituzione del Tavolo trasversale, tra rappresentanti dell’allora maggioranza del governo Prodi e dell’opposizione, che aveva avviato un’azione mirata al sostegno della popolazione femminile dell’ Afghanistan, nel difficile e lento cammino per i diritti fondamentali cancellati da anni di governo talebano. Un impegno importante, ancor di più nel quadro del compito di rifacimento delle norme del diritto, attribuito all’Italia nella ricostruzione del Paese.
    Intervista a 360 gradi di women in the city a Rosa Villecco Calipari, con un focus sul punto di vista di genere nelle questioni di politica estera.

    Women in the city. Onorevole Villecco, in una recente intervista d’agenzia, Afzal Nooristani, direttore della Legal Aid Organization of Afghanistan, LAOA, e avvocato molto attivo a Kabul nella difesa dei diritti umani, ha spiegato che la legge “sullo stupro coniugale” dà attuazione all’articolo 131 della Costituzione, secondo il quale i tribunali devono applicare i principi della scuola giuridica sciita nelle questioni di natura personale che riguardano quella comunità.
    Nooristani ha però sottolineato che la legge è in conflitto con il codice civile in vigore nel Paese, ed ha sollevato un problema di conflitto di contenuti tra leggi dello stato.
    Karzaj l’avrebbe permessa, sostiene Nooristani, solo per motivi opportunistici, guardando alle prossime elezioni presidenziali… Qual è il suo punto di vista? Come inquadrare correttamente questa vicenda nello scenario afghano del dopo Bush?
    Rosa Villecco. Il punto di partenza per analizzare questa vicenda va inquadrato nei cambiamenti che stanno interessando la regione afghana. Sappiamo da mesi, e ne siamo consapevoli, che la situazione sta diventando molto critica sul piano della sicurezza..
    Gli evidenti segnali di un cambio della politica americana, con l’apertura nei confronti dei talebani moderati e, come è emerso dalla Conferenza de L’Aja, anche nei confronti dell’Iran, uno stato che gioca un ruolo rilevante nell’area afghana come in quella irachena, dunque in tutta la regione asiatica e mediorientale, ci dicono che il cosiddetto stato afghano é una costruzione molto debole.
    Anche il rinvio ad agosto delle elezioni presidenziali che avrebbero dovuto svolgersi in primavera, è un segnale evidente di criticità. Sappiamo da tempo che il presidente Karzai ha dietro un governo corrotto, che nello stesso parlamento afghano siedono molti di coloro che poi gestiscono il traffico di oppio…. Da tempo nel Paese c’è un aumento di attentati che provoca moltissimi morti civili. Anche la reazione da parte delle forze alleate, da parte di Enduring Freedom, ha causato centinaia di morti tra la popolazione, tanto che spesso si sono dovute aprire inchieste su come siano avvenuti i raid, e come mai abbiano colpito tanta gente inerme. Si é parlato addirittura di un aumento del 40 per cento di vittime civili, nel 2008.
    In questo quadro simile, anche la situazione delle donne permane critica. Rappresentanti delle ong che lavorano sul territorio afghano, come per esempio Action Aid e Intersos, ci segnalano che solo nelle grandi città le donne godono di qualche miglioramento del loro status, vanno a scuola… Nello scorso mese di dicembre, nel corso di una visita con il presidente della Camera ad Herat, il comandante del nostro contingente, Serra, poneva alla nostra attenzione proprio questo punto: ad Herat, città tra le più aperte, centro commerciale, le ragazze vanno a scuola, ma basta uscire fuori dal perimetro cittadino per ritrovarsi in uno scenario completamente diverso. Nelle province del sud e sud est, tornate sotto il controllo dei Talebani, non esistono scuole femminili.
    È chiaro quindi che una presidenza debole come quella di Karzai, all’epoca voluta e sostenuta dagli Stati Uniti di Bush, oggi sia guardata con atteggiamento critico dalla nuova amministrazione di Obama, penso per esempio alle critiche espresse dal vicepresidente Biden…
    Questo, è dunque il contesto in cui si colloca la legge di cui stiamo parlando. Che come donna, come italiana, Paese che sta li da anni anche con una funzione di tutela di diritti, mi indigna e mi preoccupa. Sono quindi d’accordo con quanto sostengono molti analisti che vi vedono un tentativo da parte di Karzaj di recuperare la parte più integralista della popolazione Hazara, diciamo il 10 per cento, a fini elettorali. Per Karzaj, la lettura della sharia che pone le donne in una totale posizione di inferiorità rispetto agli uomini, è funzionale al recupero di voti nelle aree hazara. Ricordiamoci che la sua presidenza fu dovuta anche alla volontà di Bush, spero che il suo indebolimento odierno, la sua paura di non aver più il sostegno occidentale non lo facciano strumentalmente andare nella direzione di ottenere sostegno dalle parti più integraliste di alcuni Paesi, per mantenersi in sella…

    WitC. Mi pare che la questione dei diritti civili delle donne afghane, parliamo di diritti fondamentali come scuola e salute, concentri da sempre tutte le contraddizioni dei diversi conflitti che si sono succeduti in questa area.
    All’inizio della guerra contro i Talebani, la liberazione delle donne di Kabul dall’oppressione della loro sharia fu indicata come uno degli obiettivi dell’intervento armato degli Usa. Il burqa mediatizzato fu eletto a simbolo di tutta la questione afghana.
    Anni dopo, ritroviamo i talibani nuovamente al potere in molte parti del Paese, mentre lo stato centrale è debole e corrotto, dominato dagli interessi dei Signori della guerra, e la condizione femminile ancora ostaggio di tutti…
    Quale intervento, a suo avviso, dovrebbe mettere in piedi oggi la comunità internazionale, perché si possa finalmente avviare un’ azione efficace ?
    R.V. Partiamo da un dato che ritengo importante sottolineare: aldilà dell’aspetto strumentale di quella legge, interroghiamoci su quanto siano reali oggi i diritti civili delle donne afgane. Da quello che ci viene raccontato dalle ong, come ho detto prima, temo che non fossero molto garantiti. Sappiamo che la stessa presenza del 25 per cento di donne nel Parlamento afghano è frutto dell’interesse dei Signori della guerra, dei capi clan, e che le donne parlamentari non hanno vera autonomia. Nonostante questo, anche loro hanno alzato la loro voce contro quella legge. Interventi internazionali? Credo che la comunità internazionale non possa che riferirsi a dei principi, riaffermandoli.
    Penso, innanzitutto, alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla parità dei diritti delle donne, poi a due Risoluzioni Onu illuminanti. La prima, la 1325, è relativa al ruolo delle donne nella partecipazione e nella ricostruzione successiva ai conflitti, e assegna loro un ruolo rilevante. Non solo come vittime dirette, ma come capacità di prevenzione stessa dei conflitti attribuita alla parte femminile di una società civile. Questa risoluzione non é stata attuata; non c’è per esempio un Piano di Attuazione nazionale della 1325.
    L’altra risoluzione Onu importante è quella del 2008 sugli abusi e le violenze sessuali nei luoghi di conflitto.
    Possiamo ascrivere quella legge a questi contesti? Secondo me, si. È innegabile che nel Paese ci troviamo in una situazione che è ancora di conflitto, conflitto etnico. La risposta militare, peraltro limitata, deve viaggiare parallelamente alla risposta politico-diplomatica, con il coinvolgimento delle forze dei Paesi che stanno operando li per la ricostruzione. L’idea della amministrazione americana di aprire tavoli di dialogo con i cosiddetti avversari, un’idea diversa da quella che aveva Bush, è certamente buona.
    Vorrei ricordare che nella scorsa legislatura, quando Piero Fassino disse: facciamo una conferenza regionale e facciamola in Italia, invitando a quel tavolo i talebani, l’attuale maggioranza ci accusò di essere filoestremisti. Oggi è il presidente degli Stati uniti che lo dice. Forse, da questo punto di vista, la politica estera che avevamo tentato nella scorsa legislatura era una politica con uno sguardo strategico al futuro.

    WitC. Dopo le proteste internazionali seguite all’approvazione della legge, Karzaj ha sospeso la sua pubblicazione, e ha rinviato il testo al ministero della Giustizia per la verifica della sua legittimità costituzionale.
    Il provdimento, ha spiegato, sara’ esaminato “con molta attenzione”, e se verrà accertato che viola la legge ” dopo aver consultato gli ulema sarà rinviato in Parlamento”.
    Come si ricostruisce un sistema giudiziario in un Paese strettamente ispirato e vincolato alla legge religiosa? Attraverso quale cuneo si dovrebbe agire, a suo avviso, guardando alle culture locali?
    R.V. Partiamo da un altro dato significativo. Ricordo che già nella precedente legislatura si sentiva spesso parlare di “iraqizzazione” dell’Afghanistan. Non sono d’accordo, ho sempre sottolineato quanto le due situazioni fossero diverse. In Iraq non c’era uno scontro etnico ma era uno scontro di bisogni… Caso mai, il problema era inverso: si era fatta l'”afghanizzazione” dell’Iraq.
    L’Afghanistan è un insieme di etnie, e di culture locali, non si può pensare di costruire uno stato di diritto che sia come quello occidentale. Bisogna fare i conti con le situazioni, con le diverse interpretazioni della sharia, aldilà del fatto che si possano considerare più o meno errate.
    Oggi, il 10 per cento degli sciiti é espressione di una piccola parte del contesto sociale, ed è ad essa che Karzaj si rivolge, rendendo strumentalizzabili e utilizzabili a fini elettorali i diritti delle donne. Questo è il punto. Le soluzioni non possono che essere quelle che ho detto prima, chiamiamoli Tavoli, Stanze di compensazione… Tutto deve passare da li. La nuova linea americana mi da più fiducia, è come dire: la gestione ed il controllo del territorio sono sicuramente un problema perché bisogna garantire la sicurezza di un Paese, ma l’utilizzo del solo strumento militare sino ad oggi ha lasciato molto a desiderare rispetto ai risultati, i Talebani hanno riacquistato forza in alcune province. Quindi, l’attività politico-diplomatica é essenziale per ridare regole certe alla società. Esse non possono però essere solo frutto di culture europee o occidentali, che hanno avuto altri sviluppi e evoluzioni storiche.

    WitC. Nella passata legislatura lei si fece promotrice di un Tavolo trasversale tra le parlamentari per un sostegno concreto alle donne afgane. Che ne è di quel Tavolo? Ritiene che possa esercitare un ruolo, nei cambiamenti di cui ci ha parlato?
    R.V. Il Tavolo trasversale di cui mi feci carico in Senato, nella scorsa legislatura, aveva dentro parlamentari di tutto l’arco costituzionale, da AN a Rifondazione Comunista, ai Verdi, al PDCI. Avevano aderito tutte le 45 senatrici, e si iniziò a lavorare insieme. Ottenemmo anche un sostegno finanziario da parte del presidente del Senato per lo sviluppo di progetti.
    In questa legislatura, sono riuscita a fare passare un ordine del giorno nell’ultimo decreto di rifinanziamento delle missioni, accettato dal Governo e votato anche dall’altra parte. Credo che su questi temi, con colleghe come Margherita Boniver, sia possibile costruire una positiva politica trasversale, viste anche le dichiarazioni della maggioranza, e la posizione del ministro Frattini.
    Un obiettivo che mi ero data nella scorsa legislatura riguardava progetti concreti sul piano sanitario; sappiamo che l’Afghanistan ha il tasso più elevato al mondo di mortalità materna al parto, 1800 donne morte su 100.000 nati vivi. Le nostre militari sono riuscite a convincere molte donne a farsi visitare da medici. Penso che la formazione di ostetriche potrebbe dare doppi risultati, si farebbero studiare le donne, e nello stesso tempo si cercherebbe di intervenire su uno degli aspetti più drammatici del Paese.
    Se si ricostruisse un Tavolo come quello della precedente legislatura, potremmo avere anche un Tavolo con le Ong, per potenziare i rapporti diretti con le espressioni attive della società civile afgana.
    Potrebbe essere un percorso interessante, faccio un esempio: l’attuazione della Risoluzione Onu di cui parlavo prima, l’implementazione di un Piano di Attuazione nazionale darebbe a noi strumenti sul piano politico e parlamentare, ed alle ong strumenti per lavorare sul territorio. Il vero ostacolo sono i tagli delle risorse alla cooperazione, tagli che non giovano. So che la cooperazione militare ha effetti positivi sul territorio, ma non basta…La percezione della popolazione verso la cooperazione civile è diversa, una sinergia forte tra ong cooperanti e cooperazione militare può essere molto importante.
    Nell’ultimo decreto di finanziamento, con l’accordo della maggioranza, siamo riusciti a far rimettere 45 milioni di euro dove c’era stato il taglio. Vedremo se, a luglio, gli altri 45 milioni di euro saranno riconfermati com’era negli accordi, e come ci auguriamo…
    Quindi, lo strumento parallelo é sostenere la cooperazione civile, chi opera sul territorio…

    WitC. Crede che il prossimo il G8, quest’anno con la presidenza italiana, dovrebbe aprire il dialogo e le proposte alle questioni di genere?
    R.V. Credo di si. Il G8 potrebbe essere uno dei momenti in cui si discute anche con un punto di genere per una positiva risoluzione dei conflitti. Penso che un tavolo di genere su questi temi sia necessario e rilevante.
    Ho partecipato al workshop di Action Aid dedicato a questo argomento, quando è stato presentato il loro Report. In quella occasione ho detto pubblicamente che mi sarei impegnata anche per creare una trasversalità rispetto alle denunce sottolineate. Penso che questa possa essere una delle azioni che porteremo avanti per il G8 come Gruppo Partito Democratico, su cui mi sono impegnata.

    WitC. In un articolo pubblicato su Women in occasione del G20, la giornalista statunitense Kirstin Sundel, Women’s Media Center, ricorda al presidente Obama gli impegni presi in campagna elettorale a proposito della cancellazione del debito ai Paesi poveri, e lancia provocatoriamente la proposta di mettere mano alle grandi riserve auree, per esempio, del FMI per combattere la povertà e la fame che sempre di più hanno il volto delle donne e delle loro famiglie, soprattutto in questa crisi economica globale…. Il suo parere?
    R.V. Non c e ombra di dubbio che la crisi economica internazionale sia grave, viene fuori anche dai dati Ocse, e il nostro Governo ha dovuto ammetterlo, nonostante l’abbia negata per mesi.
    Diciamo che non ha avuto una linea molto chiara nell’affrontare questa crisi, e ci pare che si facciamo più slogan che effettive politiche di sostegno ai lavoratori.
    Detto questo, chi paga di più lo scotto della crisi sono certamente le donne, dappertutto. Vengo da una delle regioni italiane più povere, la Calabria, dove già c’era un elevato tasso di disoccupazione, non sappiamo cosa sarà tra qualche mese…
    È chiaro dunque che ad essere maggiormente colpiti saranno i Paesi poveri dl mondo, che non avevamo e non hanno futuro, Paesi spesso in mano a dittatori e a governi corrotti. É un circolo vizioso, in questo sono d’accordo con la giornalista.
    È anche vero che ci aspettavamo da tempo che quella bolla immobiliare americana scoppiasse. Molti analisti avevano già sottolineato il rischio, la politica di Bush che ci ha trainato continuando a sostenere fondi virtuali è stata una politica di irrazionalità totale.
    Oggi il presidente Obama si ritrova di fronte ad una crisi enorme., Mi chiedi se quella indicata dalla giornalista potrebbe essere una soluzione? La ritengo improbabile, oltretutto le riserve auree di Paesi come gli stessi Stati Uniti sono da tempo in mano a Paesi stranieri, i collegamenti sono molto complessi.
    Penso invece a soluzioni diverse, mi viene in mente Yunus, il padre del microcredito, che ha elaborato questa diversa logica bancaria pensandola all’inizio proprio per le donne, per rimettere in moto un’economia di base, e far virare al meglio situazioni che si presentavano disastrose. Ecco, penso che questo si potrebbe fare.
    Noi occidentali dovremmo smetterla di pensare i Paesi di aree più complesse, dall’Africa all’Asia, solo come mercati di consumo. Non è una situazione che può farci del bene, in prospettiva. Aumenteranno i conflitti, ed il rischio maggiore è che il conflitto sociale possa diventare conflitto tra due mondi.

    http://www.womeninthecity.articolo21.com/
    8 Aprile 2009

    08/04/2009

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