Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"La scuola del M5S", di Girolamo De Michele

Cosa succederebbe nel mondo della scuola se i programmi di Grillo e del M5S venissero realizzati? Facciamo un esperimento mentale, al netto delle contraddizioni interne, per cogliere i potenziali o reali strati di consenso ai quali il M5S punta. Il programma del M5S, alla voce “Istruzione”, prevede in sintesi: abolizione della legge Gelmini, abolizione dei finanziamenti alla scuola privata, abolizione del valore legale del titolo di studio, restituzione alla scuola pubblica degli 8 miliardi tagliati, didattica a distanza (e-learning), più internet per tutti, valutazione degli insegnanti da parte degli studenti. A questo Grillo, nel post “Gli italiani non votano mai a caso” del 26 febbraio [ qui] aggiunge la proposta di abolire stipendi ai pubblici dipendenti sostituendoli con un reddito di cittadinanza (oscillante, stando a quanto dichiarato in campagna elettorale, tra 800-1.000 € al mese): Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo …

Europa divisa sull’austerità «Rischio di rivolta sociale», di Marco Mongiello

Per far ripartire l’economia l’Unione europea deve autorizzare a calcolare fuori dai vincoli del Patto di Stabilità su deficit e debito gli investimenti produttivi e il saldo dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. È con questa richiesta che il premier Mario Monti, al suo ultimo vertice europeo, è arrivato ieri a Bruxelles per cercare di far breccia nel muro del rigore di bilancio, aiutato anche dal clima di protesta. Mentre nell’edificio del Consiglio i ventisette capi di Stato e di governo dell’Ue discutevano del pessimo stato dell’economia, fuori oltre 15 mila manifestanti convocati dalla Confederazione dei sindacati europei (Ces) gridavano slogan contro l’austerità. Un centinaio ha anche occupato un edificio del dipartimento economico della Commissione ed è dovuta intervenire la polizia per convincerli ad uscire. C’è il rischio di una «rivolta sociale», ha ammonito il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker. ALLARME PIAZZE E URNE Più della piazza però ad allarmare i leader europei sono le urne. Al vertice dei conservatori, che ha preceduto il summit, Monti ha raccontato la debacle della campagna elettorale italiana. …

"I comuni in piazza: sbloccare i fondi o moriamo", di Bianca Di Giovanni

Nove miliardi da sbloccare subito, altrimenti si autorizzeranno tutti i pagamenti rimasti in sospeso. Con uno sforamento senza precedenti del Patto di stabilità interno. È questa in soldoni la richiesta dell’Anci, che ha indetto per il 21 una manifestazione di protesta a Roma. La questione è quella dell’ormai insostenibile rinvio dei pagamenti per lavori già fatti, che non si possono onorare per non sforare i parametri di bilancio, anche nel caso in cui si abbiano le casse piene. Tutti i tentativi per aggredire la montagna di debiti accumulati dalle pubbliche amministrazioni (si parla di circa 40 miliardi complessivi per i soli Comuni) finora sono falliti miseramente. Il sistema dello sconto dei debiti attraverso le banche ha risolto esposizioni per appena 3 milioni: nulla. Intanto le aziende chiudono, i lavoratori perdono il posto, la questione sociale irrompe su una scena già drammatica. E le amministrazioni locali sono in prima linea, come testimoniano gli ultimi episodi di Perugia e di Bari. I sindaci si riuniranno il 21 al cinema Capranica di Roma. «Abbiamo chiesto e ottenuto – …

"Pista di soldi tra Pdl e De Gregorio primo giro di assegni già nel 2006", di Carlo Bonini e Giuseppe Caporali

Il senatore e “congiurato” Sergio De Gregorio non «cambiò casacca» solo nel 2008 perché corrotto da 3 milioni di euro versati da Silvio Berlusconi. Semplicemente – come documenta un giro di assegni della primavera del 2006 – è sempre stato a libro paga del Pdl. Anche dopo la sua rottura nel 2005 con Forza Italia e la candidatura con l’Idv. E’ una storia che porta in Abruzzo e sul cui proscenio si muovono il parlamentare del Pdl Sabatino Aracu, longa manus del capogruppo del partito alla Camera Fabrizio Cicchitto e suo plenipotenziario nella Regione, Adele Caroli, vicepresidente del consiglio comunale di Pescara ed ex socia di Aracu, e, naturalmente, De Gregorio. Siamo nel febbraio del 2006, mancano 60 giorni alle elezioni politiche che vedranno prevalere l’Ulivo di Prodi sul centrodestra di soli 24 mila voti e, il 24 di quel mese, Aracu stacca dal suo conto presso l’agenzia di Montecitorio del Banco di Napoli San Paolo un assegno da 180 mila euro a favore della Caroli, cui è legato, oltre che dalla comune militanza politica, …

"Un voto che interroga anche i sindacati", di Pippo Frisone

Dopo i “vaffa..” e “tutti a casa”, rivolti all’intera classe politica,” l’extra omnes “dei prelati a conclave, chiude il cerchio delle “esortazioni “ forti , tanto per usare un eufemismo. Il dissesto dell’intero sistema politico, uscito dalle urne il 26 febbraio è sotto gli occhi di tutti gli italiani. Uno stallo pericolosissimo che si sovrappone ad una gravissima crisi economica e sociale. Una disoccupazione in crescita che sfiora il 40% tra i giovani , sette milioni di italiani sempre più poveri, l’inflazione al 3%, il lavoro che non c’è , i contratti fermi al palo non possono non interrogare sul dopo-voto tutte le organizzazioni sindacali, stranamente ammutoliti in questa fase. Come spiegare questo “strano”silenzio ? Una delle spiegazioni che mi son dato è che in questa anomala competizione elettorale han perso anche loro, Cgil, Cisl e Uil . Ufficialmente agli atti degli organismi dirigenti non c’è stata una preventiva dichiarazione di voto o un documento a favore di questo o di quel partito. Ci son stati, è vero, dichiarazioni individuali di voto anche di segretari …

Napolitano: non ho offerto nessuno “scudo”

Gentile Direttore, nell’articolo “Un premio ai sediziosi”, Massimo Giannini ha dato una versione arbitraria e falsa dell’incontro con una delegazione del Pdl da me tenuto in Quirinale martedì mattina. E’ falso che mi siano stati chiesti “provvedimenti punitivi contro la magistratura”: nessuna richiesta di impropri interventi nei confronti del potere giudiziario mi è stata rivolta, come era stato subito ben chiarito nel comunicato diramato alle ore 13.00 dalla Presidenza della Repubblica. Comunicato che Giannini ha ritenuto di poter di fatto scorrettamente smentire sulla base di non si sa quale ascolto o resoconto surrettizio. Né la delegazione del Pdl mi ha “annunciato” o prospettato alcun “Aventino della destra”. L’incontro mi era stato richiesto dall’on. Alfano la domenica sera nell’annunciarmi l’annullamento della manifestazione al Palazzo di Giustizia di Milano (poi svoltasi la mattina seguente senza preavviso, da me valutata “senza precedenti” per la sua gravità). L’incontro in Quirinale con i rappresentanti della coalizione cui è andato il favore del 29 per cento degli elettori, era stato confermato dopo mie vibrate reazioni — di cui, del resto, il …

"Quello che non abbiamo capito", di Pierluigi Castagnetti

È già stato detto tanto del risultato elettorale, ma c’è ancora da riflettere e da discutere. Un risultato oggettivamente molto preoccupante e ancor di più se si guarda alle motivazioni di chi l’ha determinato. Stanno uscendo analisi elettorali sempre più precise che aiutano a capire cosa è successo. S’è spezzato qualcosa di vitale nel rapporto fra i partiti, il Pd in particolare, e una parte della società, che rende in gran parte superate le nostre discussioni più o meno di geometria politica del tipo: bisogna spostare più a sinistra o più al centro la barra del partito. No, questo risultato ha spiazzato gli assi del dibattito politico, ponendo al centro la questione della credibilità, dell’affidabilità, dell’utilizzabilità dei tradizionali strumenti politici compreso il personale dirigente. S’è rotto qualcosa, dunque. Personalmente rivivo il clima e molte delle sensazioni del 1994. Anche allora (io ero dirigente Dc) a fronte di militanti che mi dicevano che sarebbe bastato tornare a votare per consentire a una parte di elettori di Forza Italia pentiti di tornare indietro, bastava uscire dal recinto …