Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“La manovra”, di Luisa Grion

Niente tagli alle aliquote Irpef, via al tetto sulle detrazioni e interventi per un miliardo sugli “sconti” per figli a carico. Aumento delle deduzioni Irap – a partire dal 2014 – a vantaggio delle imprese per lavoratori assunti a tempo determinato o nelle regioni del Meridione. Ecco il cuore dell’emendamento fiscale che sarà presentato stamattina dalla Commissione Bilancio e che è destinato a modificare pesantemente il ddl varato lo scorso ottobre dal governo. Le aliquote Irpef restano ferme, ma aumenta di cento euro la detrazione per figli a carico (180 se sotto i tre anni). Non sarà ritoccata l’Iva del 10 per cento, ma resta confermato – dal prossimo luglio l’aumento dell’aliquota dal 21 al 22 per cento. La maggioranza parlamentare ha trovato una soluzione, approvata stavolta anche dalla Ragioneria, all’emergenza esodati: se le risorse non basteranno salterà l’indicizzazione delle pensioni di 3000-3500 euro. Ma dalla platea dei tutelati resteranno esclusi i licenziati per fallimento delle aziende nel 2011. C’è il ritorno di un Fondo destinato alle politiche sociali (aiuti alla non autosufficienza e ai …

“Una cosa da democratici, in tv la forza delle primarie”, di Mario Lavia

La primissima impressione – scriviamo durante il primo “blocco” – è che insomma tanto tanto lontani non siano, Tabacci, Puppato, Renzi, Vendola e Bersani. Questo non vuol dire che Vendola non faccia Vendola, più “estremo” e come ansioso di mordere qualche polpaccio («Caro Renzi…»), è la “sua” parte, «sul fisco si viola la Costituzione», e che per converso gli altri appaiano un tantinello più ragionevoli. Il copione è un po’ questo. Ma, al dunque, i fantastici 5 che hanno scelto Sky, con contorni di polemiche e retroscena, eccoli finalmente lì, belli ritti in piedi – ed è davvero una X Factor tutta politica – a duellare, li vediamo mentre scriviamo, di fisco, tasse, Imu e patrimoniali. È una roba “vera”? O è politica-spettacolo? Probabilmente, è solo la politica al tempo nostro, fatta anche di queste cose, con il dovuto omaggio alle novità e alla sperimentazione (bravi quelli di Sky, chissà se la Rai si sveglierà). Il format funziona bene per uno come Matteo Renzi, sarà perché è il più giovane o perché dice cose – …

“Asili nido, l’Europa è lontana”, di Rossella Cadeo

Obiettivi europei ancora lontani per gli asili nido. Uno strumento chiave – quello delle strutture destinate ad accogliere i più piccoli – per garantire un sostegno all’occupazione femminile e al tasso di natalità, e che invece è ancora diffuso in maniera assai difforme sul territorio. È questo lo scenario che emerge dall’ultimo dossier a cura dell’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva sull’offerta di strutture comunali. La ricerca prende in considerazione la disponibilità nelle varie aree (province, comuni capoluogo e regioni) e le rette di frequenza, basandosi sia su dati del ministero dell’Interno sia ricavati da un monitoraggio diretto. I posti Ebbene, le strutture comunali su cui possono contare le famiglie superano di poco quota 3.600 e sono in grado di soddisfare circa 147mila richieste di iscrizione. Ma i genitori di un bambino su quattro (il 23,5%) restano in lista d’attesa e sono costretti a rivolgersi altrove. E questo accade nella maggioranza dei comuni dal momento che, secondo il dossier di Cittadinanzattiva, il servizio è garantito in meno di un quinto dei comuni italiani. A concentrare …

“Il Pd supera il 30% Grillo davanti al Pdl. Positivo l’effetto primarie”, di Carlo Buttaroni

Il clima delle primarie fa bene al Pd: nelle intenzioni di voto il Partito democratico supera il 30%. Al secondo posto il Movimento 5 Stelle che con il 15% supera il Pdl. Intanto alla vigilia di una settimana decisiva per la legge elettorale Casini smorza i toni delle polemiche e apre alle richieste del leader democratico. Sul fronte del Pdl il segretario Alfano chiude all’ipotesi di un Monti-bis e alle avances di Fini: «La sua storia con il centrodestra è finita». Il Partito democratico è ormai l’unica grande forza politica in campo. Non solo perché raccoglie quasi un terzo dei consensi ma perché tra il partito di Bersani e gli altri, compreso il movimento di Grillo, c’è una distanza abissale. Le primarie hanno contribuito a restituire al Pd un’identità forte e riconoscibile. Il processo di selezione del leader è una competizione vera, aspra, ma iscritta indubbiamente nel campo riformista. E questo l’opinione pubblica lo avverte. La forza dei democratici non deriva più dalla debolezza degli altri partiti o dall’essere la sponda opposta al berlusconismo, ma …

“Se gli Usa fanno i conti con debito e crescita”, di Giuliano Amato

Dopo le prime reazioni, vediamo invece le lezioni fornite a noi, noi italiani e noi europei, dal voto americano del 6 novembre. La lezione numero uno è per noi italiani e ci invita a smetterla di decantare la migliore qualità (rispetto al nostro) del sistema istituzionale americano, che consente agli elettori di sapere subito dopo il voto chi li governerà nel quadriennio successivo. Sì, quegli elettori sanno subito chi sarà il loro Presidente, ma se contemporaneamente hanno eletto un Congresso nel quale la maggioranza va al partito opposto a quel Presidente, quest’ultimo dovrà quotidianamente negoziare con quella maggioranza le sue misure e ne uscirà o un governo condiviso o un governo addirittura bloccato. Né si tratta di un caso eccezionale, giacché è quello che è capitato a più presidenti prima di Obama, a lui durante il suo primo mandato e gli sta ricapitando ora dopo queste elezioni. La differenza dal nostro sistema non offre perciò particolari motivi di invidia, tanto più che i nostri governi dispongono dell’arma della fiducia, che non c’è negli Stati Uniti, …

«Election day, il governo sbaglia Polverini abusa del suo potere», di Jolanda buffalini

Sono 46 giorni che stiamo immersi nel gran pasticciaccio delle elezioni nel Lazio, quando Renata Polverini si dimise sibilando «questi li mando a casa io» nessuno si aspettava che questo significasse diventare ostaggi di un presidente che non fissa la data del voto. Nicola Zingaretti, quali sono gli ostacoli che si frappongono al voto? «Quello che sembra un pasticciaccio è in realtà una cosa semplicissima, non ci sono ostacoli né economici né giuridici per andare al voto subito. C’è solo un ostacolo partitico ed è il terrore di una parte del Pdl di affrontare i cittadini, per la crisi politica gravissima, per la difficoltà a individuare le candidature. Ma il costo di questo comportamento ostruzionistico è insopportabile. Il consiglio dimissionario, fermo, costa ogni giorno 350.000 euro. Questo vedono i cittadini. Solo il voto democratico è la risposta alla rabbia che, altrimenti, prenderà la strada del populismo e dell’astensionismo, come, abbiamo visto, è già avvenuto altrove». 350 mila euro al giorno sono circa 70 milioni fino ad aprile, più del doppio di quanto costerebbe la consultazione …

“Insulti e nomi storpiati la gogna di Grillo”, di Francesco Merlo

Napolitano è Morfeo, Monti è Rigor Montis, la Fornero è Frignero, Veronesi è Cancronesi, Bersani è Gargamella, Formigoni è Forminchioni. La setta ha un codice di riconoscimento che è fatto di nomi storpiati come Fabio Strazio, di soprannomi come Azzurro Caltagirone, di gogna per tutti: «Dopo che il M5S avrà vinto le elezioni, sono pronti un bel pigiama a righe e una palla al piede per tutti». E è uno sfogatoio triste, la pattumiera del risentimento dove Gad Lerner diventa Gad Vermer e Gad Merder e «io non mi fiderei mai di uno con il naso adunco» e «lo spedirei a passeggiare per Gaza con la papalina da ebreo in testa». Ma Beppegrillo. it è anche la tribù antimoderna che odia i treni: «Le ferrovie sono confini per la natura, bisogna farne il meno possibile». E non per tornare alla civiltà del cavallo ma alla bicicletta, sessanta milioni di biciclette «come i danesi» che sono trasfigurati in eroi del beppegrillismo, proprio come in passato le danesi furono le eroine di Lando Buzzanca: «In Danimarca i …