Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Chi ha ucciso la mediazione", di Michele Ciliberto

È interessante la relazione di Stefano Zamagni pubblicata su l’Unità, nella quale si sottolinea come la «mediazione» di De Gasperi sia stata alla base del grande sviluppo del Paese. Tanto più colpisce se si pensa alla situazione attuale dell’Italia. Basta guardare alla virulenza con cui è riesplosa in questi giorni la polemica tra politica e magistratura in seguito al conflitto di attribuzione sollevato di fronte alla Corte Costituzionale dal Presidente della Repubblica contro la Procura di Palermo. A Est e a Ovest, ogni parola una fucilata. Non voglio, però, entrare nel merito di questa grave questione ma porre un problema. Se si volesse individuare un elemento importante della crisi attuale della democrazia italiana si dovrebbe, infatti, parlare anche della decadenza della «mediazione». E quando uso questo termine non mi riferisco a una tecnica della discussione o a uno strumento di tipo strettamente politico, ma a una concezione generale, a un modo di considerare la realtà – compresa la politica – e di intervenire in essa. In modo esplicito o implicito, diretto o indiretto, la mediazione …

"Il tradimento dei liberali", di Francesco Cundari

Esclusi forse soltanto un paio di gruppuscoli nazi-maoisti o anarco-insurrezionalisti, nell’Italia degli ultimi vent’anni non c’è stato partito, rivista, associazione, leader politico o intellettuale che non abbia dichiarato la propria convinta appartenenza alla tradizione liberale. Tra tanti figli inattesi di quell’antica scuola di pensiero, tutti reclamanti la propria diretta discendenza da John Locke e Benedetto Croce, basta citare due nomi per dare un’idea immediatamente comprensibile di quale deformazione abbia subito il concetto nel corso di questi anni: Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Solo se si parte da questo paradosso, alimentato per un ventennio dall’intero circuito del dibattito politico e culturale della Seconda Repubblica, si capisce la ragione dello scontro in atto sulle intercettazioni, che investe oggi persino la presidenza della Repubblica: unica istituzione democratica che in questi vent’anni di sovversivismo istituzionalizzato si era riusciti, seppure faticosamente, a mettere al riparo da quella lotta senza regole e senza principi in cui è precipitato il confronto politico. Il che è peraltro l’esatto contrario di qualunque possibile idea liberale di ordinamento civile, Stato di diritto, equilibrio e …

"L'allarme sociale non deve frenare le riforme penali", di Giovanni Negri

Il rischio adesso è che l’aumento dei reati, in controtendenza rispetto ai dati dell’ultimo triennio, rappresenti un ostacolo sulla via delle riforme. Che in parte sono già delineate e, di certo, non possono ancora slittare. Se l’allarme sociale, che è reazione giusta oltre che comprensibile, sfocia in allarmismo oltranzista, il pericolo di un impasse alla ripresa dei lavori parlamentari è assai concreto. Anche perché tra qualche settimana saremo all’inizio della volata elettorale che si concluderà in primavera e si sarebbe troppo facili profeti nel ritenere che le forze politiche (tutte) avranno poca o nessuna voglia di spendersi su temi a elevata sensibilità come quelli della criminalità e delle carceri. Si tratterebbe però di un errore grave. Perché un Governo che ha avuto la temerarietà di condurre in porto riforme scomode come quella sulla geografia giudiziaria, ha senz’altro le carte in regola per fare approvare anche misure altrettanto serie come quelle in agenda sulla depenalizzazione e le misure alternative al carcere. Provando in questo modo a coniugare obiettivi di civiltà (le condizioni delle nostre carceri da …

"Più Stato nel mercato: il modello è l'Eni, non l'Iri", intervista a Giulio Sapelli di Marco Ventimiglia

«Per salvaguardare il patrimonio industriale del Paese è bene che, laddove serve, intervenga direttamente lo Stato, rilevando quote di aziende private ed investendo in grandi progetti industriali». Nell’intervista pubblicata ieri, Susanna Camusso ha riportato in vita un concetto che sembrava sepolto in lunghi anni di liberismo: il capitale pubblico al servizio della crescita come antidoto alla crisi. Giulio Sapelli raccoglie quella che non reputa affatto una provocazione. «Tutt’altro – dice il docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano – le parole della Camusso hanno il grande pregio di sottolineare la necessità di una svolta rispetto al pensiero a lungo dominante, quello che reputa la presenza dello Stato nell’attività economica un nemico della crescita. Mi permetto invece di dissentire relativamente alla modalità con cui bisognerebbe agire». Per quale ragione? «Se ho ben capito le parole del segretario della Cgil, l’idea è quella di un’azione duplice: da un lato l’assunzione da parte dello Stato di un ruolo attivo in grandi progetti industriali, dall’altro l’ingresso nel capitale di aziende in difficoltà con l’obiettivo di traghettarle fuori dalla …

"Prima che sia tardi: il coraggio di una nuova Europa", di Giuliano Amato

Vedo i passi che si fanno nelle sedi europee per rendere più integrate, e quindi più efficaci, le politiche volte a stabilizzare l’euro e a raddrizzare i bilanci nazionali dai quali tale stabilizzazione oggi dipende. E vedo le reazioni che ciò suscita tra i nostri cittadini, in un crescendo di ostilità reciproca tra le opinioni pubbliche nazionali e di ostilità comune verso l’Europa. Chi reagisce a misure di austerità che sente imposte dagli altri, chi al vincolo di pagare per gli altri e tutti protestano per le lesioni delle rispettive sovranità. Lorenzo Bini Smaghi ha scritto il 7 agosto sul Financial Times che è la sopravvivenza dell’euro a richiedere queste interferenze nelle sfere nazionali, conseguenze naturali della maggiore integrazione politica. Perciò politici e commentatori – così concludeva – non possono chiedere più Europa e poi lamentarsi per le perdite di sovranità. Sembra una conclusione inesorabile, ma a me pare assurdo che l’integrazione politica ricercata e promossa per anni da molti di noi per dare più strumenti comuni e quindi più forza agli europei sia fonte …

Intercettazioni, la mediazione del Csm “Faremo una autoregolamentazione”, di Liana Milella

Se lo dicono riservatamente tutti nella maggioranza. «Ormai il tempo delle intercettazioni è scaduto. Una riforma non è più possibile». La stessa certezza corre al Csm come tra i magistrati. Tra i quali, con sempre maggiore insistenza, si fa strada la strategia dell’autoregolamentazione, del rispetto rigido e rigoroso delle regole che già esistono. Che, se applicate in modo puntiglioso, metterebbero al riparo sia gli inquirenti che la stampa dal rischio di qualsiasi legge bavaglio. Al Csm non si parla che di questo. La verifica partirà a settembre. Riguarderà il rispetto delle norme già in vigore sia per chiedere di registrare una conversazione, sia per utilizzarla nel processo. Ci lavorerà la sesta commissione che si occupa di studiare leggi e riforme. La proposta arriva da Aniello Nappi, esponente della sinistra del Movimento giustizia, toga votata in Cassazione. Proprio alla Suprema corte ecco “girare” in queste ore una sentenza scritta nel febbraio 2009 dall’attuale segretario generale Franco Ippolito sul processo Federconsorzi in cui un passaggio colpisce sugli altri: «L’intercettazione può essere disposta solo quando (come scrive il …

"Chi perde tanto e chi guadagna nella lunga crisi giovani, famiglie, ceto medio sono impoveriti", di Carlo Buttaroni

L’altra faccia della crisi è in chi ci guadagna. Una contraddizione in termini per i più ma, in realtà, nulla di più concreto. Per alcuni, infatti, la situazione che stiamo vivendo è un vero affare. Pensiamo al tanto temuto spread, spada di Damocle per banche e imprese: esso misura sì lo stato di salute economica dei Paesi dell’Eurozona (Grecia, Spagna e Italia in testa), ma rappresenta anche una straordinaria opportunità di arricchimento per i grandi investitori. Chi ha elevate quantità di denaro liquido può farle fruttare molto più che in altri periodi, ad esempio prestando il proprio denaro a tassi d’interesse più alti. Oppure, sfruttando la crisi della liquidità che colpisce Stati e imprese, si possono fare affari straordinari acquistando grandi società e patrimoni immobiliari a prezzi molto più bassi rispetto al loro valore reale. Gli speculatori finanziari rappresentano un’altra categoria favorita dal momento attuale. I veri, grandi speculatori non sono tantissimi: una ventina, forse meno, in tutto il mondo. Ma con un potere molto forte: quello di indebolire fino al collasso l’economia di un …