Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Pagamenti bloccati per 75 miliardi così le nostre aziende soffocano", di Luisa Grion

Le imprese italiane vanno avanti con difficoltà, con un sistema del credito che ha stretto i cordoni, le commesse che mancano e i clienti vittime della crisi, sempre più spesso non riescono a tener dietro i pagamenti. Le insolvenze a giugno, secondo Banca d’Italia ammontavamo a 75 miliardi. E il fenomeno si allarga. Non riuscire a restituire i capitali ricevuti in prestito, non essere in grado di pagarci gli interessi, non farcela: è questo il “rischio insolvenza” – in tempi di crisi – incubo di molte imprese e di tante famiglie. Per la Banca centrale europea il pericolo di non onorare i propri debiti, in Italia, è più alto che altrove: il Bollettino d’agosto lo dice in termini molto chiari. In tutta la zona euro «c’è un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese », ma «l’incremento è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche». Amsterdam e Berlino non hanno molto da temere, dunque, Roma sì. Il tasso d’insolvenza – ovvero la percentuale di …

"Il garante dell'Europa", di Gian Enrico Rusconi

Il Mario Monti «tedesco» è ridiventato «italiano». Era da qualche settimana che i commenti dei giornali tedeschi avevano abbandonato i toni benevoli verso il nostro premier. In sintonia con le crescenti insofferenze di molti uomini politici, avevano aggiustato il tiro contro l’attivismo «europeista» del presidente del Consiglio. Affiancandolo naturalmente all’altro Mario «italiano», il Draghi presidente della Bce. Ma è stata la maldestra affermazione di Monti nella intervista a «Der Spiegel» («ogni governo ha il dovere di guidare il proprio Parlamento») a offrire ai politici tedeschi l’occasione di presentarsi come una compatta classe politica che difende la sovranità del Parlamento in una democrazia funzionante. Una lezione di democrazia parlamentare impartita al premier italiano e agli italiani in generale. Gettare sulle proposte economico-finanziarie di Monti l’ombra di un comportamento che delegittima la democrazia parlamentare è l’arma più insidiosa contro di lui. Rilancia l’antica diffidenza tedesca verso l’Italia come perenne anomalia politica. Non a caso qualcuno ha aggiunto che si sente ancora l’eredità del berlusconismo. Per contrasto la posizione tedesca sull’intera questione del sostegno dell’euro viene presentata come …

"Norma antiscilipoti per dire addio alla Seconda Repubblica", di Francesco Cundari

Difficoltà politiche e nebulosità tecnica del dibattito sulla riforma della legge elettorale rischiano di far dimenticare il punto di partenza: mai come in questa legislatura si era assistito allo spettacolo di un Parlamento in cui masse di eletti si spostassero dalla maggioranza all’opposizione e poi di nuovo dall’opposizione alla maggioranza, cambiando partito e anche fondandone di nuovi per l’occasione. Dalle elezioni del 2008 a oggi sono infatti ben 161 i parlamentari che dopo il voto hanno cambiato gruppo almeno una volta. Ma buona parte di loro ha compiuto il viaggio a più riprese (a essere rigorosi, per calcolare esattamente il tasso di trasformismo bisognerebbe dunque moltiplicare il numero dei transfughi per la loro velocità di circolazione, che è altissima). Il tentativo di riformare il nostro sistema deve fare i conti anche con questi problemi. Non per niente il dibattito sulle riforme istituzionali, e sulla riforma della legge elettorale in particolare, si protrae, con poche interruzioni, da oltre vent’anni. L’intera storia della Seconda Repubblica ne è scandita implacabilmente: referendum, progetti votati in bicamerale e abbandonati in …

“Un piano per abbattere il debito. Monti prepara il pacchetto per arrivare al voto nel 2013", di Annalisa Cuzzocrea

Obiettivo debito. Dopo la riforma delle pensioni, dopo quella del lavoro, dopo la spending review e i decreti più o meno urgenti, sarà l’abbattimento di quei 1960 miliardi di euro la prossima mission del governo Monti. Mission necessaria, non solo al Paese, ma anche a scongiurare una volta per tutte – gli scenari e le minacce di elezioni anticipate. C’è molto da fare, per mandar giù ai ritmi che chiede l’Europa un ventesimo all’anno per la parte che eccede il 60 per cento – quel 123,4 per cento di debito rispetto al Pil che ci portiamo dietro. Certo, gli farà bene l’avanzo primario. È anche vero però che se non si mettono in campo risparmi significativi, e non si trova un modo di ricominciare a crescere, ogni sforzo risulterà vano. Così, a parlare di debito, e non solo, ieri sono andati da Monti sia Pier Ferdinando Casini che Angelino Alfano. Il premier li ha ricevuti a Palazzo Chigi, il primo verso le dodici e mezza, il secondo cinque ore dopo. Il leader udc ne è …

"Bersani: i progressisti non si chiudono nell'autosufficienza", di Maria Zagarelli

E pensare che solo qualche ora prima Pier Luigi Bersani aveva detto che di elezioni anticipate non se ne parlava e che l’agenda del suo partito per costruire il campo progressista procedeva come previsto: ieri l’incontro con il segretario socialista Riccardo Nencini, le lettere inviate ad associazioni e movimenti (oltre mille) con allegata la Carta d’intenti e gli appuntamenti già fissati per fine agosto. Poi, quell’intervista a Mario Monti sul Wall Street Journ al e la frase sullo spread a 1200 se fosse rimasto Berlusconi, la bufera in Parlamento con il Pdl che minaccia di staccare la spina. Un altro giorno da brivido per la «strana maggioranza» appesa a umori e malumori del Pdl. E allora sarà anche per questo che il segretario Pd non perde tempo, che continua a chiedere di stringere i tempi sulla legge elettorale perché, come ha spiegato anche ieri, non sarà certo il suo partito a provocare il voto anticipato, ma non può garantire per gli altri, quindi è meglio essere pronti. Intanto Bersani incassa un altro ok, quello dei …

"Non è un derby Italia-Germania", di Antonio Silvano Andriani

Il futuro dell’euro non può essere trattato come una gara fra italiani e tedeschi. Ed è un errore prendersela con i tedeschi per l’eccesso di spirito etico che determinerebbe le loro valutazioni. Se la mettiamo sul piano dei comportamenti l’eccesso di propensione all’evasione fiscale e alla corruzione, la preferenza per i rapporti particolari piuttosto che per il merito e, più in generale, la scarsa tendenza a rispettare le regole dell’italiano medio non sono uno stereotipo inventato dai tedeschi, ma sono una realtà certificata da classifiche di agenzie internazionali e da sondaggi di opinione. Ridurre queste attitudini sarebbe la vera riforma strutturale che comporterebbe una rivoluzione culturale. Ciò detto, il problema del futuro dell’euro non dipende da questo e non riguarda solo italiani e tedeschi. Riguarda due visioni opposte dell’economia, dei meccanismi che generano la crescita e del ruolo della politica economica. Nella fase di accelerazione della globalizzazione che ebbe inizio nelle seconda metà dell’Ottocento tutti i Paesi industrializzati seguirono strategie mercantiliste. Tutti tennero fermi i salari mentre aumentava fortemente la produzione e si impegnarono ad …

"Monti sfotte Berlusconi sullo spread Il Pdl strilla e minaccia, ma è fumo", di Francesco Lo Sardo

«Col governo del Cavaliere saremmo a quota 1200». E il formicaio dei berluscones impazzisce Ennesimo dramma a base d’indignazione, rabbia, isteria e impotenza. Ingredienti ben noti nella cucina di palazzo Grazioli, dove ieri sera un annoiato Berlusconi – che ha tuttavia dovuto fingere indignazione di fronte al teatrino dei ras del Pdl autoconvocatisi a casa sua – ha dovuto stancamente ascoltare, ancora una volta, le irose geremiadi dei suoi contro Monti, reo, stavolta, di aver commesso un peccato politico mortale: cioè aver preso per i fondelli il Cavaliere sullo spread. Già, perché a sole ventiquattr’ore dal deflagrare della frase montiana a Der Spiegel sulla necessità di un rapporto flessibile governi- parlamenti, ecco il botto di quella pronunciata dal premier italiano in un’intervista al Wall Street Journal, rilasciata un mesetto fa, subito dopo il vertice europeo del 28 e 29 giugno: «Se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a quota 1200 o qualcosa di simile». Apriti cielo. Il Pdl mette in scena, sulla falsariga della gheddafiana giornata della rabbia anti-italiana, …