Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Napolitano teme per il governo", di Rudy Francesco Calvo

La campagna di stampa contro il Colle può facilitare le elezioni anticipate. La bufera scatenata sul Quirinale dal Fatto quotidiano e da alcuni politici, a partire da Antonio Di Pietro e Maurizio Gasparri, ha come obiettivo politico il governo Monti. È una convinzione radicata non solo nel capo dello stato, ma anche tra chi è consapevole dei rischi che comporterebbe per il nostro paese un ricorso alle elezioni anticipate in autunno. Enrico Letta, avanguardia dem nei rapporti con il Colle, lo scrive chiaramente oggi su Europa. Ma è certamente Giorgio Napolitano il più preoccupato in questi giorni. Perché se in questa fase si è alzato il tiro fino a toccare direttamente i suoi più stretti collaboratori, con le accuse rivolte a Loris D’Ambrosio in merito al presunto intervento sulla Cassazione su sollecitazione di Nicola Mancino, è anche grazie a una fase politica caotica: lo stallo sulle riforme, le forti critiche bipartisan rivolte dall’interno della maggioranza verso alcuni membri del governo (a partire da Elsa Fornero), le fibrillazioni interne ai singoli partiti. Tutti elementi di forte …

"l'Illecito che non c'è e la Storia da Scrivere", di Michele Ainis

La presunta trattativa del 1992 fra Stato e mafia sta spargendo altri veleni sulla democrazia italiana, come se non ne avessimo già in circolo abbastanza. Offusca la credibilità delle istituzioni: passate, presenti, future. Dopo la pubblicazione delle telefonate fra Mancino e D’Ambrosio, chiama in causa perfino il Quirinale. Infine rimbalza come una palla di biliardo fra la cronaca e la storia, fra il tribunale dell’opinione pubblica e quello di Palermo. Insomma è diventato urgente distinguere i ruoli di ciascuno, restituire un ordine agli eventi. Ma per riuscirvi è necessario innanzitutto tenere separati i due piani su cui corre la vicenda: quello giuridico e quello, per così dire, etico-politico. Primo: c’è qualcosa d’illecito nel chiedere un coordinamento delle inchieste giudiziarie, quando tre distinte procure (Firenze, Caltanissetta, Palermo) sono al lavoro sulle stesse notizie di reato? Perché è questa l’accusa che viene rivolta, sotto sotto, a Napolitano: di aver cercato di interferire con le indagini, e di averlo fatto per favorire un indagato, benché all’epoca Mancino fosse soltanto un testimone. Ma nella ormai celebre lettera del 4 …

"Cambio di stagione", di Filippo Ceccarelli

«Qui fuori – aveva avvertito Francesco Rutelli nel caso di mancato arresto – arriverebbero i forconi ». Va da sé che l’immagine non era e ancora oggi è tutt’altro che rassicurante. Eppure occorre anche sapere che mai come in queste ultime settimane i forconi, rispettabili attrezzi di pulizia e acuminati simboli di rivolta e saccheggio, risultano evocati e al tempo stesso invocati da una classe politica che ne ha giustamente parecchia paura, ma un po’ ritiene anche o forse s’illude di poterli indirizzare contro questo o contro quello. Si sono intravisti forconi contro i perenni e ancora intatti privilegi dei parlamentari, contro i ghiottissimi mega- stipendi dei manager, contro la spartizione sfacciata delle authority, contro il senatore De Gregorio (che pure l’ha sfangata con un sospetto voto), contro un comma del ddl anti-corruzione, comma significativamente ribattezzato «salva-Penati», contro le tasse e perfino sulla misera sorte degli esodati («altro che forconi!» se n’è uscito l’altro giorno l’ex ministro dell’Interno Maroni). E c’entreranno anche Grillo e l’anti-politica, avranno avuto il loro peso la scadenza dell’Imu e il …

"La mossa della disperazione di un partito allo sbando", di Michele Prospero

La destra ritrovata si accorda con un baratto per mettere mano alla costituzione e curvarla in vista di un disegno di parte, nel perfetto stile dell’occasionalismo politico. Non c’è nulla, in questi ridicoli aspiranti al ruolo di padri costituenti, che li avvicini alla tragica grandezza di Schmitt. Il loro goffo tentativo di innestare il presidenzialismo sregolato su un confuso senato federale aspira solo a gettare scompiglio. Dà la misura della effettiva levatura culturale della destra italiana questo disinibito gioco a mettere la Costituzione al servizio di un meschino calcolo tattico. Con mosse di inaudita gravità nella loro immediata ricaduta istituzionale, la destra scatena una guerriglia cieca, condotta in Parlamento per farla finita con il mal digerito governo Monti. L’unica sua strategia, impaurita com’è di andare davvero al voto anticipato (la Lega, non meno di Berlusconi, trema alla sola idea di convocare le urne), è quella di far saltare il tavolo. La destra solo per alzare fumo prepara le condizioni di una crisi di legittimazione della Repubblica. Spera cioè di avere qualche chance di rinascere tra …

"La “follia” del Cavaliere che fa male al Paese", di Massimo Giannini

Sono solo parole. Ma le parole pesano. Le parole sono importanti. Tanto più quando la posta in gioco è il destino della moneta unica e il futuro dell’Italia nella comunità internazionale. Dunque, non si può più sorridere di fronte all’ennesima sfuriata di Silvio Berlusconi contro l’euro. Non si può più irridere il Cavaliere, quando ripete che uscire da Eurolandia, per il nostro come per gli altri Paesi, «non è una bestemmia». C’è del metodo, nella disperata follia del Cavaliere. L’idea, cinica e provinciale, di lucrare una rendita elettorale cavalcando l’onda dell’antieuropeismo. L’intenzione, miope e strumentale, di sfruttare il disagio dei popoli riaggregando l’orda del populismo. Una subcultura autarchica e rozza, che non è nuova nell’anomala destra berlusconiana, ma che oggi accomuna quest’ultima alle destre più estreme, di ispirazione neo-nazista, del Vecchio Continente. L’intera storia di Forza Italia, poi della Casa delle Libertà, infine del partito del Popolo delle Libertà, è innervata da una visione sciovinista e tendenzialmente ostile ai processi di integrazione comunitaria. Nel ’96 il Berlusconi oppositore fu contrario all’ingresso dell’Italia nel plotone di …

Il Senato dice sì all'arresto di Luigi Lusi

L’aula del Senato dice sì alla richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti del senatore Luigi Lusi. Il Senato ha votato con voto palese. È la prima volta che Palazzo Madama autorizza gli arresti di un suo componente. Hanno votato a favore dell’arresto di Luigi Lusi 155 senatori, su una maggioranza richiesta di 85. I ‘no’ sono stati 13. Contrari in aula alla richiesta di autorizzazione all’arresto si sono dichiarati i radicali Bonino, Poretti, Perduca, il repubblicano Antonio Del Pennino, l’avvocato del Pdl Piero Longo, l’ex presidente del Senato Marcello Pera e il senatore Alberto Tedesco del gruppo Misto. “Nella vicenda del Senatore Lusi la fondatezza dell’azione penale è chiara e manifesta. I senatori del Partito Democratico, ascoltata la relazione del Presidente Follini che ha escluso alla radice il fumus persecutionis, voteranno a favore dell’accoglimento della richiesta del Gip”. Così il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha dichiarato il voto favorevole del suo gruppo all’autorizzazione all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti del …

"Legge elettorale perché conviene il doppio turno", di Piero Ignazi

IL porcellum ingrassa allegramente. Continua a godere di ottima salute perché tutti ne parlano male ma nessuno pensa seriamente a fargli la festa. Nella fiera della vanità elettorali, da sinistra e da destra rimbalzano sempre nuove e fantasiose proposte. Il catalogo dei sistemi elettorali è lungo quasi quanto le conquiste di Don Giovanni, eppure ai nostri legislatori non basta. Il genio italico è sempre pronto a elaborare qualche innovazione. Mettendo un po’ di questo o di quello, tanto “questo o quello pari sono”. Invece no: pasticciando con i vari sistemi elettorali si producono dei piccoli Frankenstein. Le due grandi famiglie, quella proporzionale e quella maggioritaria, rispondono a logiche diverse e producono effetti diversi. Per scegliere bisogna sapere cosa si vuole. Se il problema numero uno è l’indicazione precisa di un governo da parte dell’elettorato – il mandato a governare, insomma – allora il maggioritario risponde alla bisogna. Se invece l’esigenza maggiore è la fotografia delle multiformità politiche esistenti, allora il proporzionale è quello che ci vuole. Poi, le due grandi famiglie hanno partorito molti figli …