Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Attacco al cuore del berlusconismo", di Michele Brambilla

Come hanno osato arrivare proprio fin lì, fino a Villa San Martino di Arcore? Silvio Berlusconi deve aver gridato al sacrilegio, e se così fosse sarebbe una sorta di contrappasso. E già, perché è probabile che al sacrilegio abbiano gridato – leggendo le cronache del caso Ruby – anche le anime dei monaci benedettini che abitarono quella dimora prima che i conti Giulini, a metà del Settecento, l’acquisissero e la ristrutturassero per farne una villa padronale. «Un sacrilegio», deve aver pensato il premier, perché in politica le manifestazioni di protesta sono da mettere in conto ma c’è sempre stato un codice non scritto secondo il quale non si va a strillare sotto casa. E un sacrilegio soprattutto perché non c’è luogo più sacro al Cavaliere che Arcore; non c’è luogo più simbolico del berlusconismo di questo piccolo paese della Brianza di cui nessuno conosceva l’esistenza prima che ci arrivasse Berlusconi. Si dice «ad Arcore» per dire chez Silvio così come si dice «oltre Tevere» per dire il Vaticano e «l’appartamento» per dire il Papa. Arcore, …

"L´anima romana della Lega", di Ilvo Diamanti

Ha sorpreso l´atteggiamento della Lega di fronte al pareggio “subìto” dal provvedimento sul federalismo municipale in commissione Bicamerale. Invece di aprire la crisi, come aveva minacciato in precedenza, ha mantenuto l´appoggio al governo e al Premier. Rinviando ancora l´ipotesi di elezioni anticipate. Tanto da indurre Massimo Giannini, su questo giornale, a parlare di una “Lega democristiana”. Cioè: tattica e “politicante”. Come i deprecati partiti della Prima Repubblica. DC in testa. È, peraltro, vero che la Lega riproduce fedelmente la geografia elettorale della DC delle origini. Forte nelle province periferiche del Nord. Soprattutto in Lombardia e Veneto. D´altronde, nel 1982, Antonio Bisaglia, allora leader influente della DC, in una intervista affermò che: “il Veneto sarebbe maturo per uno Stato federalista, ma questo Stato, centralista e burocratico, alla mia regione l´autonomia non la concederà mai”. Un linguaggio leghista, prima che la Lega calcasse la scena politica. Bisaglia guidava i “dorotei”, la corrente che aveva posto al centro della rappresentanza gli interessi locali. Il mestiere interpretato, in seguito, dalle Leghe regionaliste e, a partire dagli anni Novanta, dalla …

"Senza regole non c'è governo. Il no di Napolitano al decreto sottolinea il legame tra forma e sostanza", di Michele Ainis

Forma e sostanza, norme scritte e regole non scritte. Lo stop di Napolitano al decreto sul federalismo municipale corre lungo questi due binari, ma per una volta le parallele s’incontrano, disegnano un’unica linea nereggiante. Perché nessuna decisione di governo è mai apprezzabile se adottata in disprezzo delle procedure, ecco la morale della favola. E perché offendendo le modalità formali s’offende in realtà la sostanza stessa delle nostre istituzioni. In punto di diritto, la questione è presto detta. C’è una legge (quella sul federalismo fiscale: numero 42 del 2009) che delega l’esecutivo a predisporre una rosa di decreti entro due anni dalla sua entrata in vigore. Volta per volta, lo schema di decreto approvato in Consiglio dei ministri va poi trasmesso al parlamento, per ottenere il parere di varie commissioni, tra cui la Bicamerale (15 deputati e altrettanti senatori). Il parere è obbligatorio per chi lo riceve, non per chi lo esprime: se le commissioni parlamentari non provvedono entro 60 giorni, la macchina governativa tira dritto. Quando tuttavia il parere è negativo, la corsa ritorna al …

"Il cavaliere e il raìs due leader in fuga", di Eugenio Scalfari

Tre giorni fa, mentre la sollevazione del popolo egiziano era arrivata al punto culminante, Silvio Berlusconi fu l´unico tra i dirigenti politici di paesi occidentali a dire che «Mubarak è un uomo saggio e bisogna lasciarlo dove sta. Sarà lui a fare le riforme e solo dopo potrà ritirarsi con onore». Berlusconi e Mubarak risultano dunque strettamente – e inconsapevolmente – legati tra loro in diversi modi. Il primo è Ruby-Rubacuori, pretesa nipote del presidente egiziano secondo quanto Berlusconi dichiarò alla questura di Milano per ottenere la liberazione della minorenne marocchina dalla custodia della polizia. Mubarak non ha mai saputo di questa “birboneria” congegnata dal presidente del Consiglio italiano tirandolo in ballo. Il secondo elemento che li lega è la crisi politica che incombe su entrambi; estremamente drammatica quella che minaccia il leader egiziano che deve fronteggiare un paese in rivolta; molto diversa e pacifica quella in corso in Italia che tuttavia configura anch´essa la decomposizione d´un sistema di potere e sembra preannunciarne la fine. Infine un terzo elemento: sia al Cairo che a Roma, …

Oltre Berlusconi con i nostri valori: onestà, serietà, civismo, solidarietà

Bersani conclude l’Assemblea Nazionale e illustra i punti principali di quello che sarà il programma di governo del PD. “Non saranno parole di conclusioni ma un’introduzione all’ultima fase del nostro lavoro.Il progetto per l’Italia”. Così Pier Luigi Bersani ha introdotto la sue conclusioni dell’Assemblea Nazionale del Pd. “Abbiamo mostrato una strordinaria coralità nell’analisi e nella questione politica: il dibattito di questi due giorni ha mostrato grande emozione e tensione civile che non dobbiamo abbandonare. Noi siamo un partito di governo e lo dimostriamo sia nelle decisioni politiche sia quando diciamo parole non generiche sull’Italia che vogliano e che promettiamo di fare” “Abbiamo arricchito le nostre proposte di contenuti che qui a Roma dovremo sintetizzare. I contenuti toccano a noi e non possiamo delegarli a nessuno: L’Agenda del Paese. “Parliamo d’Italia. Berlusconi ha ribaltato l’agenda ponendo se stesso al centro. Noi non lo accettiamo. L’Italia al centro della nostra politica. Il respiro del progetto. “Il nostro progetto e la sua lunghezza d’onda guarda il decennio appena finito ed il prossimo. Il decennio del berlusconismo ha aggravato …

"Il circolo vizioso della riforma", di Michele Brambilla

Atteso da anni come panacea di tutti i mali, il federalismo rischia ora di diventare il pasticciaccio brutto del Nord. E di mandare in crisi sia la destra, sia la sinistra sia soprattutto i cittadini padani. Vediamo di capire perché, procedendo con ordine visto che la questione è complessa e non sappiamo – tra gli arzigogoli della politica e le inevitabili semplificazioni giornalistiche – quanto sia arrivato davvero ai cittadini. Dunque. L’altro ieri alla Commissione bicamerale è stato respinto un «pezzo» del federalismo; il governo ha cercato di farlo passare ugualmente con un decreto, che ieri il Presidente della Repubblica ha però dichiarato irricevibile, chiarendo che una cosa del genere deve passare dal Parlamento. E infatti si tornerà a discuterne alle Camere. Ulteriore chiarimento per i non addetti ai lavori: una riforma passata alla Bicamerale avrebbe avuto il marchio di un riforma condivisa; una che invece passa alle Camere con un voto di maggioranza ha quello della riforma di parte. Che cosa significa tutto questo? Che il federalismo è stato bocciato, oppure che passerà solo …

"Il diritto di sognare un´Italia pulita", di Roberto Saviano

L´Italia oggi non è un paese libero. Sia chiaro: non sto dicendo che la situazione italiana sia in qualche modo comparabile con i totalitarismi del passato. Niente a che vedere con fascismo o comunismo, è ovvio. Ma ciò non ci deve impedire di dire che oggi chiunque attacchi il governo sa che subirà un´intimidazione, una forma di ritorsione. Sa che potrebbe essere colpito, lui, o i suoi cari, da una qualche velina infamante che cercherà di sporcarlo davanti all´opinione pubblica. La libertà non può esistere solo come costruzione astratta o peggio come principio. “La libertà politica – scriveva Salvemini – è sostanzialmente il diritto del cittadino di dissentire dal partito al potere. Da questo diritto di opporsi al potere nascono tutti gli altri diritti”. In Italia, certo, si può dissentire: ci mancherebbe altro. Ma a che prezzo? Al prezzo di essere pronti a sottoporsi ai veleni della macchina del fango. Lo abbiamo visto in passato con Boffo, con Fini, con il giudice Mesiano, ora con Ilda Boccassini. Lo vedremo ancora. Parlo da trentenne. L´odio che …