Berlusconi e la lunga fuga dai giudici così scatta la "campagna d´autunno", di Massimo Giannini
Fuoco alle polveri. La «guerra-lampo» di Silvio Berlusconi sta per cominciare da dove non è mai finita: la giustizia. E ancora una volta il movente non è un sano riformismo istituzionale, ma un malsano opportunismo personale. Il presidente del Consiglio si sente di nuovo trascinato verso l´abisso dal fantasma dei suoi processi. Ne ha in piedi ancora tre, che potrebbero costargli una pesante condanna penale: il processo Mills, il processo Mediatrade sui diritti televisivi e quello sui fondi neri per i diritti tv di Mediaset. Lo protegge uno «scudo» solido, ma temporaneo: la legge sul «legittimo impedimento». Su questa ennesima legge «ad personam» pende il giudizio della Consulta. Se questo scudo salta, il premier rischia grosso. Per questo ha urgente bisogno di un altro salvacondotto normativo, che gli consenta di difendersi «dal» processo e non «nel» processo, come ha sempre fatto. Per questo ha nuovamente subordinato il futuro politico del Paese al suo destino processuale, la sopravvivenza del governo all´esigenza dell´impunità, il calendario parlamentare al casellario giudiziario. La nuova «arma» di cui intende valersi, nella …
