Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Berlusconi e la lunga fuga dai giudici così scatta la "campagna d´autunno", di Massimo Giannini

Fuoco alle polveri. La «guerra-lampo» di Silvio Berlusconi sta per cominciare da dove non è mai finita: la giustizia. E ancora una volta il movente non è un sano riformismo istituzionale, ma un malsano opportunismo personale. Il presidente del Consiglio si sente di nuovo trascinato verso l´abisso dal fantasma dei suoi processi. Ne ha in piedi ancora tre, che potrebbero costargli una pesante condanna penale: il processo Mills, il processo Mediatrade sui diritti televisivi e quello sui fondi neri per i diritti tv di Mediaset. Lo protegge uno «scudo» solido, ma temporaneo: la legge sul «legittimo impedimento». Su questa ennesima legge «ad personam» pende il giudizio della Consulta. Se questo scudo salta, il premier rischia grosso. Per questo ha urgente bisogno di un altro salvacondotto normativo, che gli consenta di difendersi «dal» processo e non «nel» processo, come ha sempre fatto. Per questo ha nuovamente subordinato il futuro politico del Paese al suo destino processuale, la sopravvivenza del governo all´esigenza dell´impunità, il calendario parlamentare al casellario giudiziario. La nuova «arma» di cui intende valersi, nella …

"Cl e quegli strani applausi a Marchionne", di Massimo Faggioli

Il liberalismo di Comunione e liberazione è al di sopra di ogni sospetto, quando si tratta di tributare applausi agli ospiti di riguardo. La lista degli applauditi al Meeting di Rimini è tra le cose più ecumeniche la chiesa italiana possa vantare. Ma quello degli applausi è il solo liberalismo di cui possano fregiarsi Cl e il Meeting di Rimini che ne è la vetrina. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha parlato del ruolo del mercato, della concorrenza internazionale, dell’esigenza di mobilità, della ricerca e della cultura nel mondo di oggi. In particolare, ha dichiarato archiviata la distinzione «tra capitale e lavoro, tra padroni e operai». A sentire gli applausi , sembrava che la platea fosse costituita dalla Harvard Business School e non dal Meeting di Cl. Gli applausi a Marchionne, infatti, si possono spiegare solo in due modi: Cl è rimasta folgorata sulla via di Damasco da una visione dell’economia totalmente aperta, internazionalizzata e affidata ai soli meccanismi della concorrenza; oppure, in una radicale dissonanza tra le radici politico-culturali di Cl da una …

"I berluscones ex An già divisi dal bottino", di Francesco Lo Sardo

Chi comanda fra gli ex colonnelli rimasti con il Cavaliere? Gli ex colonnelli di An, i nuovi falchi di Berlusconi? La verità è che la ferrigna testuggine di legionari, i nuovi pretoriani del Cavaliere, a pochi mesi dalla rupture nel Pdl di Fini al quale hanno voltato le spalle, sono già ridotti a uno spezzatino litigioso che per i loro sogni di gloria – conoscendo il Cavaliere – non promette nulla di buono. Tutto si sa dei finiani usciti dai gruppi del Pdl: ma cosa sta succede tra gli ex finiani rimasti in casa di Berlusconi? Accade che i quattro ras ex An si stanno riorganizzando, ma ciascun per sè. L’unica malta comune tra gli ex colonnelli di Fini è l’anti-finismo. Che in pratica consiste in un’azione incessante e in un pressing su Berlusconi per chiudere ogni possibile spiraglio di trattativa coi ribelli, anche a colpi di provocazioni: per sgomberare così tutti i posti occupati dagli uomini di Fini e sistemarci i propri. Per il resto ognun per sè, a partire dalla spartizione dei beni …

"Bersani: il governo non arriva a fine legislatura e con Fini possiamo discutere di assetti costituzionali", di Ce. Do.

Trova subito il tempo di scherzare con i cronisti che lo intercettano al suo arrivo al Meeting riminese di Comunione e liberazione. «Sono sempre venuto, cosa volevate? Cacciarmi via questa volta». Poi, però, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, riprende i panni di leader del principale partito dell’opposizione e puntella la sua ricetta per sconfiggere il berlusconismo. «Il governo – dice – non arriverà a fine legislatura». Ma premette che la sua analisi «prescinde da questo agosto vergognoso e va più a fondo. Il governo non ce la può fare. Non lo dico da adesso, è da un anno che lo dico». Poi, aggiunge, «non so mettere appuntamenti. Già adesso si vede il profondo disfacimento su dei punti di fondo». Le ragioni della crisi della maggioranza sono chiare. L’accordo su temi economici e sociali in realtà è una favola e, precisa Bersani, «la deformazione della democrazia non ha portato risultati e preoccupa anche forze conservatrici. Questi due elementi sono gli elementi di fondo della crisi della maggioranza e delle chiusura anche di una parte di …

"Sprechigi", di Tommaso Cerno e Primo Di Nicola

Dalle radio della Guerra Fredda alla “Memoria del Futuro”, dal Concordato alla biosicurezza: ecco i 90 comitati della presidenza del Consiglio. Uffici spesso inutili ma con migliaia di poltrone e consulenze. C’è un ufficio a Roma che teme ancora la Jugoslavia comunista. Un comitato, inventato nel 1956, con il compito di regolare le trasmissioni della neonata Rai nel territorio di Trieste. Divisa in zone dopo la seconda guerra mondiale. Bene, quell’ufficio esiste ancora. Poco importa se il muro di Berlino è crollato, i confini non ci sono più, la Slovenia fa parte dell’Unione europea e la Rai si vede bene pure da Lubiana. Ad aprile il governo Berlusconi l’ha rinnovato per l’ennesima volta con precisione svizzera. Un presidente e un drappello di consulenti scelti fra esperti ministeriali, direttori in pensione ed ex politicanti a caccia di un posto al sole. A Trieste nemmeno si ricordavano di doverli indicare: «Non lo dica a noi, stiamo aspettando i nomi dal Comune e dalla Provincia. In più c’è un membro del ministero delle Poste e un esperto nominato …

"Guerra tra Berlusconi e Bersani Il premier: propone un´ammucchiata", di Mauro Favale

Scontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ieri su Repubblica aveva proposto la creazione di un “nuovo Ulivo” per battere il Cavaliere alle prossime elezioni. Il premier bolla l´iniziativa come «un´ammucchiata, che ricorda il vecchio teatrino della politica di cui gli italiani sono stufi». La risposta del leader democratico: «È lui che guida un´ammucchiata sempre più rissosa. Basta con questo governo del manganello». Il suono della «campana del Pd», come l´ha definita Pierluigi Bersani, non piace a Silvio Berlusconi. Su Repubblica il segretario dei democratici offre in una lettera la sua ricetta «per sconfiggere il premier» e il Cavaliere contrattacca attraverso un messaggio diffuso sul sito dei Promotori della Libertà, la struttura coordinata da Michela Vittoria Brambilla che quest´estate ha funzionato da megafono già una decina di volte. «Anche oggi – afferma Berlusconi in mattinata, dopo la lettura dei giornali – si può cogliere la fotografia di due situazioni contrapposte: da un lato il governo del fare; dall´altro, i politici di professione e i loro giornalisti …

"Maroni, i clandestini e quelle bugie sui complimenti Ue", di Umberto De Giovannangeli

Il ministro dell’Interno al Meeting afferma che anche l’Unione apprezza l’accordo con la Libia sui respingimenti. Ma mente. Una rivendicazione imbarazzante. Numeri sparati a raffica. Citazioni clamorosamente sbagliate. L’accordo fra Italia e Libia sull’immigrazione ha ridotto gli sbarchi di immigrati clandestini, proclama il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, parlando al Meeting di Cl a Rimini, in vista del vertice della prossima settimana fra Berlusconi e Gheddafi. «Quell’accordo sottolinea Maroni è un ottimo accordo che ha risolto un’emergenza seria, che erano gli sbarchi dei clandestini in Italia….». A sostegno della tesi, il ministro snocciola i numeri: «Nell’ultimo anno, finito dal 1 agosto 2009 al 31 luglio 2010, sono sbarcati in italia complessivamente 3.499 irregolari, nell’anno precedente, ne erano arrivati 29.076, per una riduzione complessiva dell’88%». Rispetto agli arrivi, Maroni ne conta nell’ultimo anno 403, dalla Libia, mentre «l’anno prima sono stati 20.665 per una riduzione del 98%». Il titolare del Viminale mette quindi sul piatto «i 20.262 irregolari in meno quest’anno non sono stati respinti, non li hanno fatti partire». Quelli effettivamente ricondotti in Libia «sono stati …