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"Delitto d'onore ai tempi di Facebook" di Antonio Gangemi

Fine Anni Sessanta. Piana di Gioia Tauro. Gino avrebbe piazzato sul tavolo delle scommesse la sua vita tanto era sicuro della compostezza e serietà della moglie. Invece era cornuto. Quando anime caritatevoli si premurarono di svelarglielo, gli crollò il mondo addosso. E da allora visse nel disonore, perché, pur sapendo, non riparava. Gli rimase la sola difesa di far finta di non capire se qualcuno alludeva, ridacchiava disprezzo. Carlo portava invece le corna con disinvoltura, non badandoci, tenendosi superiore. Forse era talmente aperto di mente che riusciva a precedere di molti passi i tempi. Forse, semplicemente, non sapeva. Anche con Carlo ci fu chi non tollerò che lui tollerasse e lo informò, mutandogli in vergogna la finta ignoranza dietro cui si riparava. E fu delitto d’onore, le vite dei due amanti spezzate, e pagate al prezzo da saldo di due anni di galera per ciascuna. Il cornuto fu poi rispettato e riverito per il resto dei suoi lunghi giorni, vissuti con soddisfazione. Due storie con epiloghi diversi. Due storie di un’altra epoca, che la civiltà …

“Delitto d’onore ai tempi di Facebook” di Antonio Gangemi

Fine Anni Sessanta. Piana di Gioia Tauro. Gino avrebbe piazzato sul tavolo delle scommesse la sua vita tanto era sicuro della compostezza e serietà della moglie. Invece era cornuto. Quando anime caritatevoli si premurarono di svelarglielo, gli crollò il mondo addosso. E da allora visse nel disonore, perché, pur sapendo, non riparava. Gli rimase la sola difesa di far finta di non capire se qualcuno alludeva, ridacchiava disprezzo. Carlo portava invece le corna con disinvoltura, non badandoci, tenendosi superiore. Forse era talmente aperto di mente che riusciva a precedere di molti passi i tempi. Forse, semplicemente, non sapeva. Anche con Carlo ci fu chi non tollerò che lui tollerasse e lo informò, mutandogli in vergogna la finta ignoranza dietro cui si riparava. E fu delitto d’onore, le vite dei due amanti spezzate, e pagate al prezzo da saldo di due anni di galera per ciascuna. Il cornuto fu poi rispettato e riverito per il resto dei suoi lunghi giorni, vissuti con soddisfazione. Due storie con epiloghi diversi. Due storie di un’altra epoca, che la civiltà …

"Fondo per l’editoria: per la stampa di idee una boccata di ossigeno Ma restano i rischi", di Roberto Monteforte

Il governo Monti rifinanzia il Fondo per l’editoria «assistita» che sale a 120 milioni. Fammoni (Cgil): è solo una boccata d’ossigeno. Per Mediacoop il rischio chiusura resta. Siddi (Fnsi) chiede una riforma a tutela del pluralismo. Una boccata d’ossigeno. Questo rappresenta il rifinanziamento del Fondo per l’editoria deciso giovedì sera da Palazzo Chigi con il decreto della presidenza del Consiglio che ha portato a oltre 120 milioni le risorse disponibili per il 2012 e relative alle spese sostenute l’anno precedente. È solo il primo passo. Lo scorso anno erano stati 150 i milioni disponibili. L’anno prima 180. Per quest’anno per l’editoria assistita erano previsti solo 47 milioni di euro. Con quella cifra sarebbe stata morte sicura per molte delle cento testate non profit, cooperative, politiche e di idee alle quali è indirizzato il finanziamento pubblico diretto. Sono oltre quattromila i dipendenti che avrebbero potuto perdere il posto del lavoro. Quanto l’allarme fosse vero lo testimonia la chiusura di Liberazione, di Terra, de L’Informazione-Il Domani di Bologna e di altre testate cooperative e non profit. Il …

“Fondo per l’editoria: per la stampa di idee una boccata di ossigeno Ma restano i rischi”, di Roberto Monteforte

Il governo Monti rifinanzia il Fondo per l’editoria «assistita» che sale a 120 milioni. Fammoni (Cgil): è solo una boccata d’ossigeno. Per Mediacoop il rischio chiusura resta. Siddi (Fnsi) chiede una riforma a tutela del pluralismo. Una boccata d’ossigeno. Questo rappresenta il rifinanziamento del Fondo per l’editoria deciso giovedì sera da Palazzo Chigi con il decreto della presidenza del Consiglio che ha portato a oltre 120 milioni le risorse disponibili per il 2012 e relative alle spese sostenute l’anno precedente. È solo il primo passo. Lo scorso anno erano stati 150 i milioni disponibili. L’anno prima 180. Per quest’anno per l’editoria assistita erano previsti solo 47 milioni di euro. Con quella cifra sarebbe stata morte sicura per molte delle cento testate non profit, cooperative, politiche e di idee alle quali è indirizzato il finanziamento pubblico diretto. Sono oltre quattromila i dipendenti che avrebbero potuto perdere il posto del lavoro. Quanto l’allarme fosse vero lo testimonia la chiusura di Liberazione, di Terra, de L’Informazione-Il Domani di Bologna e di altre testate cooperative e non profit. Il …

"Il ritorno delle docenze a un euro", di Luca Schiaffino

In una dichiarazione rilasciata nelle prime settimane del proprio mandato il ministro Profumo ha affermato che il nuovo governo non sarebbe intervenuto sulla legge 240, ma si sarebbe limitato ad “oliare il sistema”. Questa dichiarazione ha ovviamente deluso chi si augurava che il cambio di governo avrebbe reso possibile una rapida uscita dallo stato di paralisi nel quale i meccanismi sabotatori e bizantini della “riforma” hanno gettato l’università italiana, ma questa scelta è probabilmente obbligata per un governo tecnico che per di più ha come principale partito della propria maggioranza parlamentare la stessa forza politica che ha promosso e approvato la nuova legge. Ciononostante, nel cosiddetto “decreto semplificazioni” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 febbraio, si trovano alcune misure in materia di università che modificano alcune parti della legge 240. Gli interventi sulla “riforma” sono per lo più correzioni di natura formale o piccole modifiche destinate ad avere impatto su situazioni molto specifiche, ma fra di essi si annida una serie di cambiamenti nella disciplina dei contratti per attività di insegnamento destinati a …

“Il ritorno delle docenze a un euro”, di Luca Schiaffino

In una dichiarazione rilasciata nelle prime settimane del proprio mandato il ministro Profumo ha affermato che il nuovo governo non sarebbe intervenuto sulla legge 240, ma si sarebbe limitato ad “oliare il sistema”. Questa dichiarazione ha ovviamente deluso chi si augurava che il cambio di governo avrebbe reso possibile una rapida uscita dallo stato di paralisi nel quale i meccanismi sabotatori e bizantini della “riforma” hanno gettato l’università italiana, ma questa scelta è probabilmente obbligata per un governo tecnico che per di più ha come principale partito della propria maggioranza parlamentare la stessa forza politica che ha promosso e approvato la nuova legge. Ciononostante, nel cosiddetto “decreto semplificazioni” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 febbraio, si trovano alcune misure in materia di università che modificano alcune parti della legge 240. Gli interventi sulla “riforma” sono per lo più correzioni di natura formale o piccole modifiche destinate ad avere impatto su situazioni molto specifiche, ma fra di essi si annida una serie di cambiamenti nella disciplina dei contratti per attività di insegnamento destinati a …

"La ricerca è piena di abbagli ma alla fine si corregge sempre", di Marco Cattaneo

La cattiva notizia, se vogliamo, ma già lo si sapeva, è che la scienza può sbagliare. La buona è che il metodo con cui procede è così straordinariamente collaudato che essa stessa riesce a porre rimedio ai propri errori. È questo, d´altra parte, il messaggio del “provando e riprovando” che Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani, allievi di Galileo Galilei, avevano adottato nel 1657 quando fondarono l´Accademia del Cimento: qui “provare” non significa tentare, ma dimostrare, argomentare, e così “riprovare” non sta per ritentare ma per rigettare, scartare le ipotesi che si dimostrano sbagliate. Sarà Popper, molto più tardi, a parlare di “falsificabilità” come limite di demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che non lo è. Il cammino della conoscenza scientifica è costellato di errori, a volte terribilmente grossolani, altre volte incredibilmente dannosi. Per secoli, d´altra parte, abbiamo creduto che la Terra fosse immobile al centro dell´universo, e fino a Galileo i nostri antenati credevano che gli oggetti più pesanti cadessero più velocemente. Sempre in quegli anni, il fisiologo britannico William Harvey scoprì che …