Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

«Proposte precarie», di Luca Schiaffino

Dall’Associazione 20 maggio una proposta per superare la giungla del precariato universitario Quando si affronta il tema dell’accesso al lavoro nell’università è necessario considerare che la precarietà universitaria è un fenomeno complesso, che si è evoluto in maniera spontanea al di fuori di qualsiasi disegno organico di funzionamento del sistema accademico. Tramite il ricorso massiccio a forme contrattuali talvolta introdotte in maniera estemporanea nel calderone di una legge finanziaria, talvolta nate con finalità diverse da un rapporto di lavoro, si sono ampliati organici e garantite attività alle quali il lavoratore spesso non era formalmente adibito. Tutto ciò ha portato ad una giungla di contratti nella quale si mescolano forme adeguatamente tutelate e rapporti ai limiti dell’indecenza, privi dei più fondamentali diritti del lavoro. A titolo di esempio, consultando i dati delle collaborazioni esterne di alcuni dipartimenti dell’università La Sapienza si possono trovare contratti da 1950 euro totali in 3 mesi, da 3000 euro in 6 mesi, da 6000 euro in 9 mesi… Dietro questi numeri ci sono persone che non solo lavorano senza diritti e …

Appello per gli Statuti Autonomi degli Enti Pubblici di Ricerca

Dopo circa 21 anni dalla legge n. 168 del 1989 in cui veniva riconosciuto alle Università Italiane il diritto di autonomia statutaria così come espressamente richiamato dall’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana, con la legge n. 165 del 2007 (modificata in seguito con l’articolo 27 della legge n. 69 del 2009) anche per gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, si è inteso procedere alla realizzazione di statuti autonomi, corrispondendo in tal modo al dettato costituzionale. A questo fine il decreto legislativo n. 213 del dicembre 2009 definisce le modalità e i limiti per la realizzazione di questi statuti (di enti quali il CNR, l’INAF, l’INGV). Di fatto questo decreto restringe i limitati margini di autonomia imposti dalla legge delega con vincoli che minano alla base la dichiarata autonomia statutaria. Gli scienziati e il personale di ricerca sottoscrittore di questo appello, consapevoli della straordinaria rilevanza che potrebbe assumere per l’attività di ricerca –e quindi per il beneficio che ne conseguirebbe al Paese- un reale processo di autonomia (nel …

"«Gelmini ripensaci» Cinquecento no al ddl", di Roberto Ciccarelli

Vogliono difendere il ruolo dell’università pubblica contro il disegno di legge Gelmini e i tagli della manovra finanziaria, si schierano al fianco delle migliaia di ricercatori che si asterranno dalla didattica non obbligatoria, protestano contro l’infinito precariato della ricerca in Italia e promettono il rinvio dell’inizio delle lezioni il prossimo anno accademico. Quello firmato da quasi cinquecento docenti è il primo documento dei filosofi e dei giuristi italiani a due anni dall’inizio delle mobilitazioni contro le politiche governative sulla ricerca. «Massimo Cacciari l’ha definito un documento troppo poco autocritico, altri hanno detto il contrario – afferma Mario Dogliani, docente di diritto costituzionale all’università di Torino e vicepresidente del Centro per la riforma dello stato, uno degli autori dell’appello – Noi abbiamo scelto di denunciare il silenzio del mondo accademico che è paralizzato da un senso di colpa collettivo». Da cosa deriva? Dalla consapevolezza che l’università ha utilizzato male la propria autonomia e dalla sistematica denigrazione fatta dalla stampa, e anche dalle forze di sinistra, che l’hanno considerata un luogo del malaffare. Tutti sanno che non …

«Università, per dire no a tagli e manovra arrivano gli esami in notturna», di Alessandro Giuliani

Dal 13 luglio nelle Facoltà umanistiche della Sapienza interrogazioni tra le 21 e le 5 del mattino. Per i docenti la protesta rispecchia l’inversione di senso della politica del Governo e il nuovo profilo di prof ‘ombra’. Polemico il rettore Frati: iniziativa folkloristica, si guardi invece al 10% dei ricercatori che non produce nulla. Piccata risposta dei diretti interessati. Gli studenti sono con loro. Ma non tutti. Sta entrando nel vivo la protesta dei ricercatori, affiancati da docenti e personale amministrativo accademico, contro l’impianto del disegno di legge Gelmini e ai tagli imposti dalla Legge133/08, confermati dall’ultima manovra Finanziaria varata dal Governo ed ora in discussione nella aule parlamentari: dopo le manifestazioni e le occupazioni dei rettorati, a seguito di sentite assemblea d’ateneo alcune delle maggiori Università italiane hanno deciso di adottare delle forme di protesta alternative a quelle cui eravamo abituati. A capitanare la contestazione non poteva che essere il più grande ateneo d’Europa, quello romano della Sapienza, dove nelle Facoltà umanistiche – Lettere e Filosofia, Studi Orientali, Filosofia e Scienze Umanistiche – nel …

"L'università rischia l'asfissia"

L’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione della Camera, e Massimo Milani, coordinatore provinciale modenese del forum Università del Pd, commentano le ultime dichiarazioni del Rettore Aldo Tomasi. Ecco la loro nota. «Il Rettore Aldo Tomasi ha perfettamente ragione quando punta il dito contro i “tagli” operati dal Governo alle risorse per l’Università, che ne determineranno, nel prossimo anno, la morte per asfissia. Qualche cifra può rendere meglio la dimensione della voragine che si sta formando: per il 2011, al Fondo di Finanziamento ordinario, mancheranno i 400 ml recuperati quest’anno dallo scudo fiscale e i 550 ml disposti dal Governo Prodi per il patto Ministero e Atenei. Saranno inoltre sottratti i 470 ml finalizzati al taglio dell’ICI. A meno di un ripensamento, il Fondo di finanziamento così depauperato non sarà nemmeno in grado di far fronte agli stipendi. L’assenza di risorse e il blocco del turn over, confermato dalla manovra in discussione al Senato, rappresentano il binario morto su cui il Ministro Gelmini ha posto la nostra università, ahimè senza scrupoli o ripensamenti. Peraltro …

"A settembre l'università esisterà ancora?", di Francesco Vaccarino

Mentre gli studenti medi si accingono a terminare gli esami di maturità e iniziano a pensare al corso di laurea cui iscriversi, stanno accadendo eventi piuttosto singolari nella maggioranza degli atenei italiani. Attività e fatti sino ad oggi ignorati dai media e vicini al mondo tv non più della sterochimica. La stampa straniera sembra invece interessata alla strana epidemia che colpisce la nostra educazione superiore. Leggendo «Nature», si può ad esempio apprendere da Alison Abbot (http://www.nature.com/news/2010/300610/full/466016b.html) che il prossimo anno accademico avrà serie difficoltà ad aprirsi nella maggioranza delle università italiane. I dati raccolti finora dalla «Rete 29 aprile», la principale anima del movimento in atto, sono incredibili: su 66 università, si hanno dati relativi a 38, ovvero 263 Facoltà e il risultato è che 8733 ricercatori, pari al 62% del campione, si sono dichiarati indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge. In aggiunta ci sono 2 mila professori che hanno aderito all’iniziativa del matematico Claudio Procesi, promettendo di dimettersi dai loro incarichi a partire da ottobre, se le cose non cambieranno. Ciò ha comportato, …

Ricerca, in una lettera aperta le proposte dei professori

Un gruppo di docenti di varie università si rivolge al presidente del Consiglio e al ministro con una serie di suggerimenti sul sistema di governo delle università al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro dell’Università Maria Stella Gelmini Presidente Berlusconi, ministro Gelmini, Con riferimento al disegno di legge sull’Università in discussione in Parlamento, desideriamo far Loro pervenire, con questa lettera aperta, le considerazioni che seguono. Riconosciamo pienamente che il ddl è basato su valori di efficienza e di merito, valori fortemente compromessi anche per gravi responsabilità di noi accademici, ma siamo allo stesso tempo convinti che nella sua forma attuale esso non possa imprimere la svolta necessaria, né creare il contesto adeguato per un uso virtuoso dell’autonomia universitaria. Noi riteniamo che la ricerca debba essere l’obiettivo centrale della riforma. Senza un solido collegamento con la ricerca una buona didattica è impossibile. Riteniamo anche che sia indispensabile un efficiente sistema di incentivi, un complesso di premi e penalizzazioni, legato soprattutto ai risultati della ricerca Puntare, come il disegno di legge fa, sul rafforzamento della …