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“Se l’Italia importa meno laureati della Turchia”, di Gian Antonio Stella

C’è un’immigrazione contro la quale non servono le motovedette per intercettare i barconi. E’ quella dei «cervelli». Che da noi non vengono comunque. Fermati, prima che dai guardiani alla frontiera, dal filo spinato di una politica insensata del lavoro, della ricerca, dell’intelligenza.Xenofoba non per razzismo ma per pi­grizia, clientelismo, gelosia accademica e professionale. Risultato: su 20 milioni di laureati dei paesi Ocse che arricchisco­no i paesi nei quali si sono trasferiti, quelli che hanno scelto l’Italia sono lo 0,7%. Meno di quanti hanno scelto la Tur­chia. Un dato umiliante. Che emerge da un dettagliatissimo rapporto che animerà sabato a Pisa il convegno «Brain Drain and Brain Gain» (un gioco di parole sui cervelli in fuga e cervelli guadagnati) or­ganizzato alla Scuola Superiore «Sant’An­na » dalla fondazione Rodolfo Debenedet­ti con la partecipazione, tra gli altri, di Maria Stella Gelmini. Intitolato «La batta­glia dei cervelli: come attrarre i talenti» e curato da ricercatori di vari paesi (Her­bert Brucker della IAB, Simone Bertoli dell’Istituto Universitario Europeo, Gio­vanni Facchini della Statale di Milano), Anna Maria Mayda della Georgetown University …

“Un «centro europeo per la ricerca». Le idee per fermare la crisi degli atenei”, di Gabriela Jacomella e Alessandra Mangiarotti

«È ormai evidente che l’università francese non è più solo in crisi. È prossima all’agonia». Inizia così il manifesto firmato da oltre 550 professori d’Oltralpe: dai filosofi Gauchet e Karsenty al giurista Carcassonne, dal matematico Demailly al sociologo Dubet. «Personalità prestigiose — scriveva sabato, in prima pagina, Le Monde — che si dichiarano partigiane di un’autonomia degli istituti nel rispetto della collegialità e critiche verso la concorrenza dellegrandes ecolés (le élites dell’amministrazione, ndr) », proponendo l’istituzione di un «servizio propedeutico» per garantire a tutti i neodiplomati il diritto a proseguire gli studi ma anche una riforma del sistema di reclutamento dei docenti. Il manifesto «per la rifondazione dell’università » è l’ultimo atto del movimento di contestazione d’Oltralpe. Venticinque settimane di manifestazioni, professori e studenti a braccetto nelle piazze. In Francia, dunque. Ma anche in Spagna, contro il «processo di Bologna», cioè l’armonizzazione a livello europeo dei titoli di studio superiore. E in Italia, dalle proteste contro i tagli dello scorso autunno agli scontri di ieri mattina a Torino. Che sta succedendo, dunque, all’università — in …

“L’Europa e l’Italia devono puntare sulla ricerca”, di Pietro Greco

Intervista a Giovanni Bignami «È la prima risorsa per lo sviluppo dei Paesi avanzati ma il nostro ci investe solo lo 0.9% del Pil» Giovanni Bignami, lei non è un politico di professione. È uno scienziato. Accademico dei Lincei e astronomo di fama internazionale. Ha diretto tra l’altro il Centre d’Etude Spatiale des Rayonnements a Tolosa, in Francia; è stato fino allo scorso mese di agosto presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. Ora è nella lista del Pd per le europee. Perché si è candidato? «È molto semplice. Per portare più ricerca italiana in Europa e più fondi europei in Italia. Vede, nel 2006 l’Unione Europea ha investito in ricerca e sviluppo 5,3 miliardi di euro: pari al 4,3% del suo budget complessivo che è di 124 miliardi. L’Italia investe in ricerca solo lo 0,9% del Pil. In Europa ci sono più soldi per la ricerca che in Italia. Ma gli scienziati italiani non riescono a utilizzare appieno questa fonte di risorse. Nel 2012 l’Europa investirà in ricerca 10 miliardi di euro: dobbiamo esserci anche noi. Dobbiamo …

Università. Ghizzoni, Gelmini firmi decreto per i ricercatori

“Il ministro dell’Istruzione e dell’università non ha ancora firmato il decreto sui ricercatori che doveva essere promulgato entro il 9 febbraio scorso”. Così Manuele Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera che aveva presentato una interrogazione per sapere i motivi del ritardo della promulgazione del decreto sui parametri e la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei ricercatori. “Ci hanno risposto che il decreto è ‘alla firma del ministro’ – prosegue Ghizzoni -. Possiamo mai dubitare della sua parola? Forse sì, poiché basterebbe ricordare che nel novembre scorso la solerte Gelmini intervenne con decreto per far diventare i concorsi maggiormente meritocratici. Ma da allora sono passati invano più di cinque mesi. Un periodo abbastanza lungo per far sorgere qualche fondato sospetto: forse che il governo vuole far passare il 2009 per portare le selezioni all’anno prossimo con beneficio delle esangui cassa degli atenei, salassate da Tremonti, e magari applicando le nuove norme concorsuali contenute nel ddl sull’università che da qualche settimana è annunciato come imminente? Comunque sia, ai giovani di talento che attendono di …

“Precari, basta promesse”, di Flavia Amabile

Una lettera di chi lavora nelle università italiane senza un contratto a tempo indeterminato: la pazienza è finita. Il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato che probabilmente tra pochi giorni sarà approvato il decreto legge di riforma dell’università. Lo si attende da mesi, i precari sanno già che non porterà nulla di buono per loro e l’Aprit, l’Associazione precari italiani, lo hanno scritto in questa lettera. «Nella totale indifferenza del Paese una generazione di ricercatori sta per essere buttata al macero, abbandonata al suo destino senza nessuna possibilità oltre la fuga all’estero. Il Ministro Gelmini annuncia infatti da ormai 6 mesi la mirabolante impresa di aver riformato i concorsi universitari e di aver “creato” 4000 nuovi posti per ricercatori, senza rendersi conto che nella realta’ i regolamenti NON sono stati modificati, e i 4000 posti annunciati non sono stati nemmeno messi a concorso. Il Ministero dell’Università e dell’Istruzione, ritarda da mesi l’elezione per le commissioni dei concorsi gia’ banditi, e i suoi tecnici stanno impiegando 6 mesi per emanare un decreto ministeriale (inizialmente previsto entro il …

“Congedo di maternità: una mezza vittoria” di Donata Gottardi

Dal sito del Gruppo Socialista al Parlamento Europeo – delegazione italiana, pubblichiamo un articolo di Donata Gottardi, Parlamentare Europea del Partito Democratico. “Su proposta del PPE/DE, l’Aula ha deciso di rinviare alla commissione competente l’esame della direttiva volta ad aggiornare le norme sul congedo maternità. I punti più controversi riguardano la durata del congedo stesso e la proposta di istituire il congedo di paternità/co-maternità obbligatorio. Il Parlamento si è però pronunciato sulla direttiva relativa alla parità di trattamento delle lavoratrici autonome e dei coniugi coadiuvanti, specie in materia di sicurezza sociale. Il rinvio alla commissione “donne” della relazione di Edite ESTRELA (PSE, PT) è stato deciso con 347 voti favorevoli, 256 contrari e 10 astensioni. Di conseguenza sarà il Parlamento risultante dalle prossime elezioni di giugno a trattare la questione. La relazione accoglieva con favore la proposta della Commissione volta a migliorare la protezione offerta a lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, permettendo loro di conciliare meglio la vita familiare con quella professionale e di essere maggiormente in grado di restare sul mercato …

Università, non passa lo straniero

Nell’università italiana lo straniero non passa. Fanalini di coda in Europa, il nostro Paese e le nostre università non attraggono da altri Paesi. E richiamano meno di quanto già disastrosamente appare, dato che una parte non trascurabile degli iscritti con cittadinanza non italiana, non è in realtà approdata qui per fare l’università. Mentre in Francia e in Germania sul totale degli iscritti gli stranieri superano l’8 per cento, in Inghilterra il 10, e negli Usa ogni 100 universitari almeno 20 arrivano dall’estero, l’Italia sfiora appena il 2 per cento. Altro che Erasmus. Altro che scambi culturali a livello internazionale. Lo dice l’ultimo rapporto sull’istruzione dell’Ocse, l’Organizzazione internazionale per la cooperazione economica e lo sviluppo. Il periodo analizzato è il 2006, ma le cose non sembrano essere cambiate, guardando ai dati del Miur, il nostro ministero dell’Istruzione ricerca e università, che ha un’anagrafe dettagliata e costantemente aggiornata. Gli universitari stranieri risultano 47.555, su un totale di oltre un milione e quattrocentomila iscritti (per laurea triennale, ciclo unico o specialistica). Ma di questi, ben 13.481 al momento …