“Se l’Italia importa meno laureati della Turchia”, di Gian Antonio Stella
C’è un’immigrazione contro la quale non servono le motovedette per intercettare i barconi. E’ quella dei «cervelli». Che da noi non vengono comunque. Fermati, prima che dai guardiani alla frontiera, dal filo spinato di una politica insensata del lavoro, della ricerca, dell’intelligenza.Xenofoba non per razzismo ma per pigrizia, clientelismo, gelosia accademica e professionale. Risultato: su 20 milioni di laureati dei paesi Ocse che arricchiscono i paesi nei quali si sono trasferiti, quelli che hanno scelto l’Italia sono lo 0,7%. Meno di quanti hanno scelto la Turchia. Un dato umiliante. Che emerge da un dettagliatissimo rapporto che animerà sabato a Pisa il convegno «Brain Drain and Brain Gain» (un gioco di parole sui cervelli in fuga e cervelli guadagnati) organizzato alla Scuola Superiore «Sant’Anna » dalla fondazione Rodolfo Debenedetti con la partecipazione, tra gli altri, di Maria Stella Gelmini. Intitolato «La battaglia dei cervelli: come attrarre i talenti» e curato da ricercatori di vari paesi (Herbert Brucker della IAB, Simone Bertoli dell’Istituto Universitario Europeo, Giovanni Facchini della Statale di Milano), Anna Maria Mayda della Georgetown University …
