“Si lavora di più si guadagna di meno”, di Nicola Cacace
Non avevamo bisogno dell’ennesima conferma dell’Ocse per sapere che l’Italia ha salari da fame, del 20% inferiori alla media e con orari più lunghi. Al recente convegno di Confindustria dal titolo suggestivo «più produttività e meno povertà», il dottor Torrini della Banca d’Italia ha avanzato il sospetto che il valore aggiunto sia sottostimato, quindi sia sottostimata la produttività e sovrastimata la quota dei salari sul Prodotto Interno Lordo. Nessuno degli autorevoli relatori ha ripreso il tema, importante per capire meglio i fattori della crisi italiana. L’Italia è tra i pochi Paesi ad alto costo di energia elettrica dove da anni l’intensità energetica rispetto al Pil aumenta, essendo i consumi di energia cresciuti nel quinquennio 2002-2007 a tassi doppi del Pil. Poiché la quota lavoro sul Pil è calcolata direttamente mentre la quota capitale solo come residuo, risulta evidente che con un Pil sottostimato la quota lavoro sul Pil risulti più grande. Questo significa che la riduzione della quota lavoro sul Pil documentata dai dati ufficiali dal 1993 al 2002 è continuata anche dopo sino al …
