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A proposito delle feste del Partito Democratico

La scorsa settimana ho partecipato all’inaugurazione della festa del Partito Democratico dell’Unione Terre d’Argine (Carpi, Campogalliano, Novi e Soliera) e ieri sera ho preso parte all’ iniziativa “Il governo dei territori, l’opposizione nel Paese: il profilo del Partito Democratico” insieme al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e al Segretario provinciale del Partito Democratico Stefano Bonaccini.
Ho avuto così l’occasione per riflettere nuovamente sul dibattito – a volte stucchevole, perché svolto solo attraverso una prospettiva meramente nominalistica: Feste de l’Unità o Feste democratiche? – avviato l’anno scorso a livello locale, e rilanciato quest’anno in sede nazionale, sul ruolo delle feste di partito, ritenute da alcuni un’ingombrante eredità novecentesca.
Ebbene, tra gli amici e i compagni attivi negli stands delle feste del Pd invece ho trovato entusiasmo e voglia di partecipare e contribuire, attraverso iniziative di questo tipo, al radicamento e alla crescita del Partito democratico. Un entusiasmo che rappresenta per il Pd una risorsa fondamentale, soprattutto adesso che attraversiamo una fase politica certamente non felicissima.
Naturalmente il Partito Democratico non può e non deve esaurirsi nelle feste, ma non può e non deve nemmeno trascurare questa fondamentale occasione di socializzazione e partecipazione politica. Tra le migliaia di volontari che si mobilitano intorno alla festa di Carpi e alle altre feste in provincia di Modena ho ritrovato il medesimo slancio che caratterizza sagre e feste di paese e la voglia di partecipare ad un rito collettivo, anzi, per usare categorie sociologiche, ad un rito di comunità, prezioso per finanziare in modo trasparente e collettivo la politica, ma anche per rinvigorire la nostra opposizione.
A loro tutta la mia gratitudine.
Manuela Ghizzoni

3 Commenti

  1. Il tema delle Feste, soprattutto per il significato che attribuiamo alle Feste, ha molto a che vedere con la discussione che si è aperta nel partito sulle fondazioni, associazioni…
    A questo proposito, qualche giorno fa ho pubblicato una riflessione di Marina Sereni ( https://www.manuelaghizzoni.it/?p=472 ): ecco ora l’aggiornamento delle sue considerazioni

    PD, UN’INIZIATIVA FORTE CONTRO L’ARROGANZA DELLA DESTRA, di MARINA SERENI
    A giudicare dalle risposte che ho ricevuto, sia privatamente come mail o sms che tramite blog, il mio “sfogo” di qualche giorno fa deve aver colto abbastanza nel segno.
    (VEDI http://www.marinasereni.it/Blog.asp?BlogID=15)
    Tanti dirigenti del PD ma soprattutto tanti nostri elettori, simpatizzanti, militanti, iscritti ritengono che sia sbagliato per il PD dare la priorità a correnti, associazioni, fondazioni piuttosto che alla costruzione del partito e della sua iniziativa politica nella società e nelle istituzioni. Soltanto alcuni – tra coloro che hanno scelto di interloquire con il mio post – hanno difeso la scelta di dare vita e partecipare a club, associazioni, fondazioni giustificandola con l’assenza di occasioni di confronto e di discussione “nel partito”, con la mancanza di un partito a cui dedicare le proprie energie. Capisco questo stato d’animo anche se, almeno per Deputati e Senatori, esistono già i Gruppi parlamentari che, con tutti i limiti dei primi mesi, sono senza dubbio una sede di confronto nel merito dei diversi temi della nostra agenda politica e non vedo proprio le ragioni per ricercare altri luoghi e altre forme di aggregazione….
    Quanto al territorio, per le mie precedenti esperienze e responsabilità, so che il profilo culturale e ideale nonché la forma organizzata dei partiti che abbiamo conosciuto nel passato (recente) non avevano le potenzialità sufficienti a coinvolgere così tante persone quante ne abbiamo toccate nella fase delle primarie del PD. Guai dunque a tornare indietro dal progetto del PD anche come scommessa di innovazione della politica. So che tra di noi, nel PD e spesso anche tra quelli che si considerano “vicini” al Segretario, c’è chi pensa che il partito “organizzato” sia un “vecchio arnese”, che il rapporto tra i cittadini e la politica si sviluppi direttamente nella relazione tra eletti ed elettori e che non abbia più bisogno della “mediazione” del partito come soggetto collettivo. Io non sono di questa idea. Penso invece che il partito organizzato abbia senso se esso è “partito-società”, se esso si costruisce là dove i cittadini vivono, lavorano, studiano, si arrabattano… Facile a dirsi, difficile a farsi, perché la società è molto cambiata, i mezzi di comunicazione e i poteri economico-finanziari hanno un peso enorme e l’autonomia della politica (come luogo in cui diversi interessi si confrontano, magari configgono e poi trovano una sintesi nel nome di un interesse generale) è messa a dura prova. Dire che il PD non si può fare perché troppi pensano alle correnti o dire che si fanno le correnti perché il Segretario (o magari alcuni tra i suoi più stretti collaboratori) non vogliono fare il partito rischia di infilarci in un circolo vizioso assurdo. Per rispondere alla destra, a questa destra arrogante e pericolosa che si occupa dei processi del premier invece che della spesa delle famiglie italiane, dobbiamo riprendere una forte iniziativa politica e mi sembra che le parole pronunciate da Veltroni negli ultimi giorni vadano nella giusta direzione.
    Non servono unanimismi di facciata ma uno sforzo di tutti per costruire il PD nel vivo della battaglia politica dei prossimi mesi, sì.

  2. Annamaria dice

    Concordo in pieno con quanto scritto da Deanna.
    In una società dove l’aggregazione non esiste più se non forzata, dove lo scambio comunicativo è ridotto o è a senso unico, la Festa (di “quel che si vuole”, ma io la identificherei con il Partito, purchè non si ri-cambi nome entro breve…), per i volontari o per i fruitori, è un’occasione UNICA.
    Non assomiglia alla Sagra Paesana perchè manca una ritualità centrale, ma conserva una metodologia associativa e comunicativa che viene dal basso e dalla profonda condivisione del “voler esserci”.

    Mi colpisce sempre nel profondo, con tanta tenerezza, quel senso che Deanna ha ben definito: la “soddisfazione” di chi lavora gratuitamente ed impiega il proprio tempo o di chi coglie l’occasione per discutere (finalmente alla Grande) magari anche con i protagonisti della politica.

    Ritengo che questi momenti siano anche occasioni uniche per ascoltare gli “umori” di chi è l’Anima di un Partito come questo e Manuela, giustamente, scrive: “Naturalmente il Partito Democratico non può e non deve esaurirsi nelle feste, ma non può e non deve nemmeno trascurare questa fondamentale occasione di socializzazione e partecipazione politica.”

    Non scomodiamo i sociologi, ma manteniamo queste occasioni per stare insieme con una modalità che ha vigore soprattutto nelle nostre terre: sono radici, sono moderni e straordinari filòss…

  3. deanna dice

    Cara Manuela
    apprezzo molto le tue considerazioni sulla Festa( personalmente non mi affascina piu’ di tanto la discussione sul nome):e’ una Festa del Paese e tanti volontari vi partecipano perche’in questo momento sentono di dover fare qualcosa per i principi che hanno sempre sostenuto e non conoscono un altro modo per farlo.Parlo di tutti coloro che non sono abituati a partecipare a discussioni,sia verbali che sui siti,e che tra una infornata e l’altra comunque scambiano le loro idee con i compagni di lavoro, ma parlo anche dei piu’ giovani che hanno modo di incontrarsi e ti assicuro che sono orgogliosi di rendersi utili.Quando a fine serata si rende noto l’incasso sono i primi a sentirsi orgogliosi di aver contribuito a finanziare le tante spese che il Partito deve sostenere e che forse non avrebbero potuto fare in altro modo. Io non credo che queste feste debbano essere considerate retaggio del secolo scorso, ma momenti di incontro e di vivere con gli altri, di compagnia, di comunità come tu giustamente la chiami.Per chi lavora è uno sforzo, richiede tanta fatica,ma ti assicuro alla fine dà anche tanta soddisfazione:è un modo come un altro per affermare che che ci siamo e che le scelte attuali proprio non ci vanno giu. Forse questi volontari non saprebbero come e dove dirlo altrimenti…

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