«Se la televisione spegne la vita», di Ilvo Diamanti
LA CAMPAGNA ELETTORALE senza talk show politici è divenuta la più televisiva della nostra storia politica. In modo neppure troppo involontario. Per alcune ragioni piuttosto evidenti. E vantaggiose per il premier. Il premier che ne è il primo artefice e responsabile. 1. Il silenzio dei talk show ha ridotto, anzitutto, gli spazi di critica al governo e al suo leader. Per non contraddire la sua auto-narrazione. Il “Cavaliere del fare”, il “Grande Sacerdote” della Religione dell’Amore opposta a quella dell’Odio. Meglio non rischiare il remake di un anno fa, prima delle elezioni europee. Le polemiche coniugali, le vicende di donne e donnine. Con gli strascichi negativi sul voto – o meglio: il non voto – al Pdl. Meglio non amplificare le intercettazioni telefoniche – diffuse in queste settimane – dei suoi dialoghi con il Commissario dell’Agcom e il direttore generale della Rai. 2. Sospesi i talk show, il territorio televisivo è stato occupato da Berlusconi e dal Pdl. La cui presenza ha superato ogni limite, come dimostrano le rilevazioni dell’Osservatorio di Pavia. A scapito non …
