Anno: 2011

Il Partito Democratico a fianco dei lavoratori

Domani, giovedì 27 gennaio, in occasione della manifestazione della Fiom-Cgil in programma a Bologna, il Partito Democratico sarà presente con un punto informativo al quale interverranno, tra gli altri, Stefano Fassina, Stefano Bonaccini e Raffaele Donini. Il Partito Democratico è a fianco di tutti i lavoratori: di quelli che alla Fiat hanno dovuto pronunciarsi in un difficile referendum, dei tanti lavoratori che anche in questa Regione subiscono le pesanti conseguenze della crisi e dei giovani che non trovano occupazione o sono impiegati in condizioni di inaccettabile precarietà. Domani, giovedì 27 gennaio, il Partito Democratico sarà presente alla manifestazione della Fiom-Cgil in programma a Bologna, con un proprio punto informativo, in cui verranno raccolte le firme per la petizione “Berlusconi dimettiti”. Saranno presenti, tra gli altri, Stefano Fassina, Responsabile Economia e Lavoro PD nazionale, Stefano Bonaccini, Segretario del PD dell’Emilia-Romagna e Raffaele Donini, Segretario del PD di Bologna. Per il PD, incremento della produttività e sostegno degli investimenti non possono essere separati dalla piena garanzia dei diritti fondamentali e della dignità dei lavoratori. La limitazione dei …

Boris Pahor: «Non dimenticate gli orrori del fascismo», di Marisa Fumagalli

«Quando cesserò di indignarmi, sarà l’inizio della mia vecchiaia. Così, diceva Gide, vero?» . Sorride, Nicole Michelangeli, ambasciatrice di Francia in Slovenia, mentre il suo discorso rivolto a Boris Pahor («La vostra vita è segnata dal coraggio, dalla perseveranza, dalla ribellione contro ogni totalitarismo» ) si avvia alla conclusione. Poi, lo scrittore triestino di lingua slovena, 97 anni, applaudito da amici e giornalisti, prende la parola. Ed è un fiume in piena. Tra passato e presente, senza perdere un colpo. Al collo, la medaglia di Commendatore delle Arti e delle Lettere: è l’ultima onorificenza accordatagli dal ministro della Cultura francese, dopo che lo stesso ministero l’ha nominato Ufficiale del medesimo Ordine e dopo che il presidente della Repubblica, nel 2007, gli attribuì la Legion d’Onore. Ma Pahor, che vanta altre decorazioni (manca quella italiana, da lui rifiutata ritenendo «parziale» la motivazione indicata dalla municipalità di Trieste), non si considera un uomo-monumento. Ha la scorza del combattente. Sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti (esperienza raccontata in Necropoli, il suo libro più famoso), guarito dalla tubercolosi («Con …

"Bidussa: La giornata della memoria è in affanno, cambiamola", di Simonetta Fiori

“La commemorazione ufficiale dell´Olocausto ormai è diventato solo un esercizio mnemonico. Manca la presa di coscienza”. Lo storico sociale dell´Istituto Cervi s´interroga su quanto sia ancora adeguata la ricorrenza del 27 gennaio “Il bilancio dell´iniziativa non è da considerare negativo Ha avuto il merito di estendere enormemente la sensibilità sulla Shoah ma non basta più”. “Non siamo stati capaci di costruire una storia narrata popolare. La nostra è una storiografia litigiosa che ha ceduto al modello della tv”.La giornata della memoria, il 27 gennaio, compie dieci anni. E se indiscusso appare il successo dell´iniziativa sul piano delle celebrazioni e della produzione editoriale, ci si comincia a interrogare sull´efficacia su un anniversario sempre più schiacciato sul «marketing memoriale». Un consumo veloce e rassicurante. Una storia usa-e-getta piegata a un utilizzo autoassolutorio piuttosto che un´indagine perturbante dentro l´orrore che ancora ci appartiene. Un martirologio che rischia di rimanere muto sulle inquietudini del presente. Dall´Istituto Cervi, officina di ricerca e di ripensamenti, parte una riflessione che non vuole certo demolire una data significativa ma pone alcuni interrogativi su …

"Bondi val bene una messa", di Rudy Francesco Calvo

A Montecitorio oggi il ministro della cultura sulla graticola.. “Credo sia più importante partorire che la mozione su Bondi”. La battuta di Pier Ferdinando Casini anticipa il prevedibile esito della votazione di oggi sulla mozione di sfiducia contro il ministro della cultura. Ieri, infatti, la conferenza dei capigruppo ha respinto la richiesta dell’Udc, sostenuta da tutte le minoranze, di rinviare il voto alla prossima settimana, a causa della sovrapposizione con i lavori dell’assemblea parlamentare del consiglio d’Europa, chiamato in particolare giovedì mattina a esprimersi su un documento di censura alle violenze contro i cristiani in Medio Oriente. Ad appoggiare l’ipotesi di rinvio era stato anche il capogruppo leghista Reguzzoni, ma al Pdl è bastato fare due conti per imporre lo stop: in questi giorni, la minoranza a Montecitorio è a ranghi ridotti, a causa di diversi assenti per motivi di salute (compresa la finiana neomamma Giulia Bongiorno, cui si riferisce Casini con la sua battuta), ai quali si aggiunge il centrista Luca Volontè, capogruppo del Ppe in consiglio d’Europa, già a Strasburgo da lunedì. Non …

"La linea d'ombra", di Barbara Spinelli

Viviamo, da ormai quasi un ventennio, nella non-politica. Della politica abbiamo dimenticato la lingua, il prestigio, la vocazione. Dicono che a essa si sono sostituiti altri modi d´esercitare l´autorità: il carisma personale, i sondaggi, il kit di frasi e gesti usati in tv. Ma la spiegazione è insufficiente, perché tutti questi modi non producono autorità e ancor meno autorevolezza. Berlusconi ha potere, non autorevolezza. Non sono le piazze a affievolirla ma alcune istituzioni della Repubblica. evidentemente non persuase dalle sue ingiunzioni. Le vedono come ingiunzioni non di un rappresentante dello Stato, ma di un boss terribilmente somigliante al dr Mabuse, che nel film di Fritz Lang crea un suo stato nello Stato. Alle varie istituzioni viene intimato di ubbidire tacendo, e già questo è oltraggio alla politica e alla Costituzione. Specialmente sotto tiro è la magistratura, che incarna il diritto. Un gran numero di magistrati si trova alle prese con un leader-non leader, sospettato di crimini di cui la giustizia indipendente non può non occuparsi. Le sue peripezie sessuali lo hanno minato ulteriormente, essendo forse …

"Non seguiamo chi nega futuro ai nostri giovani", di Roberto Perotti

Ognuno dà il giudizio che vuole sulle nottate di Arcore. Ma un fatto è chiaro: molte, forse tutte le ragazze che vi hanno partecipato erano spinte dalla speranza di mettere un piede nel mondo dello spettacolo. La stessa speranza sta dietro la sorprendente posizione delle loro famiglie, che spesso le incoraggiavano ad accettare qualunque cosa pur di favorire quella carriera. Questa speranza è una misura della visione distorta del futuro che ormai attanaglia tante famiglie italiane. Per molte di esse la carriera nello spettacolo è un investimento più solido dell’istruzione. Ma è una chimera costosa, per le povere ragazze che ne sono vittime e per la società. Una su mille ci riesce; ma anche per coloro che ci riescono, la nozione di “carriera” si riduce tipicamente a qualche apparizione, un tempo a Drive in, oggi a Colorado. Semplicemente, il ritorno economico da questo investimento è tra i più bassi che si possa immaginare. E i danni psicologici di lungo periodo, quando queste ragazze una volta usate si ritrovano senza né arte né parte, non sono …

"Spegniamo il premier che insulta in tv", di Giovanni Valentini

“Postribolo televisivo”. Coniata da un personaggio come Silvio Berlusconi, che è esperto e cultore della materia, la sprezzante definizione del talk-show di Gad Lerner rischia di risultare un complimento. O addirittura un titolo di merito. Detto dall´uomo che minaccia di ridurre l´Italia a un puttanaio, potrebbe apparire perfino un elogio, se non fosse in realtà tanto gratuito quanto offensivo per il conduttore del programma, per le sue ospiti e soprattutto per i telespettatori de “La 7” che lo seguono. Siamo, dunque, all´inaugurazione di un nuovo genere tv? Dal talk-show passeremo al sex-talk? Arcore sarà ribattezzata Hardcore? Più prosaicamente, ci troviamo di fronte alla più violenta e devastante invasione di campo (televisivo) che sia mai avvenuta nella storia della tv mondiale. Un capo di governo che chiama in diretta lo studio di una trasmissione in corso per attaccare un giornalista che fa il suo mestiere, aggredire e insultare gli ospiti, infangare una rete concorrente. E per di più, con un linguaggio che – alla luce delle sue disinvolte ed equivoche abitudini o frequentazioni notturne – alla …