Anno: 2011

"Il “metodo” Gelmini e la meritocrazia", di Luca Canali

Nel campo lessicale, e quindi anche nel più vasto territorio della lingua, è in atto una pericolosa svolta: dall’opacità di quello che i latini chiamavano sermo quotidianus (il linguaggio della vita quotidiana dello strato medio-basso della borghesia, superficialmente o per nulla acculturata), e dalla forte espressività del sermo vulgaris (sfociante nel dialetto e nel gergo dell’antica plebe o del moderno sottoproletariato), alla attuale omologante e bastarda lingua dei media (soprattutto quella della TV, apparentemente corretta, in realtà infarcita di vocaboli stranieri connessi alla tecnologia elettronica e a “modi di dire” – veri tòpoi linguistici – serializzati a tutti i livelli della società, e spesso devianti dal loro significato originario. Sezione importante di questa deriva linguistica, è quella del linguaggio, politico, scolastico e accademico, beffardamente definito “politichese”. È così che in anni recenti – e soprattutto in questi ultimi, coincidenti con la gestione Gelmini del Ministero dell’Istruzione –, è entrato nell’uso inflazionato il vocabolo “meritocrazia”, il quale correttamente inteso significherebbe “dominio del merito” e che artatamente viene inteso come “merito che deve essere premiato”. Poiché si …

"La linea del Pd è molto chiara: fare di tutto per salvare il Paese", di Alfredo D'Attorre

Dall’ultima Direzione sono emersi due fatti politici importanti: il primo è che il partito non è più una macchina “tritasegretari”; il secondo che la crisi viene prima di tutto. Anche delle alleanze Punto di riferimento. Oggi il Pd è l’unico soggetto che può rivolgersi credibilmente a tutti gli italiani che non si riconoscono in questo governo. Anche a quelli che ascoltano Casini o Vendola. Bisognerà forse iniziare a riflettere sull’effetto che un ciclo politico ventennale, fondato sullo svuotamento dei partiti democratici e sulla torsione in senso plebiscitario del sistema politico ha inevitabilmente prodotto anche sul rapporto fra informazione e politica. Da anni il sistema informativo è chiamato a descrivere la vita di soggetti politici che, nella grande maggioranza dei casi, hanno assunto una configurazione post-democratica. Si può davvero immaginare che tutto ciò non incida sul modo in cui viene compresa e rappresentata la vita interna dell’unica forza politica, il Pd, che prova a invertire la rotta rispetto a questa deriva leaderistica? Si può certo aggiungere che talora il Pd ci mette del suo per accentuare …

"A Mirafiori non basta il sì", di Cesare Damiano

Sull’accordo di Mirafiori i lavoratori si sono espressi. Il sì ha vinto a denti stretti prevalendo di poco tra gli operai (9 voti) e con un largo consenso tra gli impiegati ed i quadri. Per molti lavoratori – davanti al bivio della promessa di investimenti futuri o della minaccia di una chiusura immediata – più che di una scelta convinta si è trattato di una scelta obbligata, come ha riconosciuto lo stesso Marchionne. Credo sia un bene che, nonostante tutto, il sì abbia prevalso. Adesso, per le prospettive strategiche degli stabilimenti torinesi della Fiat e per il futuro dell’industria automobilistica italiana, si apre una pagina nuova che richiede alle parti in campo responsabilità e misura. Anche nel giudicare atteggiamenti e comportamenti dei protagonisti dello scontro. Ritengo sbagliato, come qualcuno anche nel Pd in questi giorni ha fatto, gridare acriticamente viva Marchionne: l’amministratore delegato della Fiat, con le sue scelte, non può certo essere preso a modello. (Non dimentichiamo, al riguardo, i viva Calearo che molti nel partito hanno intonato nel recente passato: pur trattandosi di …

"La buccia del chinotto", di Massimo Gramellini

Un amico sorride amaro: «Non farti illusioni, potenzialmente siamo tutti come lui e la sua corte: trombare e fare soldi, interessati solo ai bisogni primari, ai chakra bassi, per dirla alla maniera di voi che meditate e fate yoga. Sì, qualche disturbato che sogna con un romanzo o va in estasi per una notte d’amore sotto le stelle esisterà pure, ma è la buccia del chinotto: scorza sottile, percentuale insignificante». Davvero? Davvero la maggioranza dei giovani assomiglia a quel tipo che incita sua sorella a infilarsi nel letto di un anziano miliardario, «così ci sistemiamo»? Davvero il mondo contemporaneo si divide fra padri padroni, disposti a uccidere le figlie che osano ribellarsi, e padri ruffiani che nelle intercettazioni le incitano a sgomitare perché «le altre ti sono passate davanti, svegliati!». Sarò un ingenuo, eppure vedo ancora in giro della dignità, anche in tanti poveri che una busta di 5000 euro l’hanno magari sognata, ma non la vorrebbero trovare nella borsa della figlia a quelle condizioni. Vedo donne e uomini pieni di vizi, ma che non …

"Il volto spietato del potere", di Giuseppe D'Avanzo

Il berlusconismo arriva al suo compimento. Ci dovevamo arrivare prima o poi e ora – ecco – ci siamo. Quel che si scorge è l´inizio di un lungo tormento. Sapevamo di vivere in un Paese dove al governo c´è un uomo solo – un grottesco Egoarca – che altrove sarebbe già stato allontanato per la sua evidente inadeguatezza politica e insufficienza etica. Sapevamo che quell´uomo solo, che stringe nelle sue mani il filo del potere economico, politico e mediatico, non può permettersi di allontanarsi dal governo perché è il governare, è il potere, sono i dispositivi di dominio che proteggono l´opacità della sua storia, l´irresponsabilità dei suoi comportamenti, il suo futuro. Buona parte dei disordini istituzionali che hanno accompagnato la vita pubblica degli ultimi quindici anni – lo sappiamo – è figlia di questa anomala e umiliante condizione in cui viviamo; una condizione che sollecita in tanti o la rassegnazione o una depressione cinica. Ci aspettavamo giorni difficili, ci attendono lacrime e sangue. Non bisogna nasconderselo perché, dopo il videomessaggio di Berlusconi, c´è una circostanza …

"Le parole e i fatti" di Marina Boscaino

Nell’anno scolastico 2008/9 – ultimi dati Miur rilevati – gli studenti che frequentavano la scuola dell’infanzia con cittadinanza non italiana erano 125.092; la primaria 234.206; l’istruzione secondaria di I grado 140.050; le superiori 13.012: più di mezzo milione di bambini e ragazzi che entrano nella nostra scuola, seguendo un percorso certamente difficoltoso, considerando le diverse provenienze, la difficoltà della nostra lingua, la loro origine sociale, quasi sempre svantaggiata. Un recente studio del Gruppo Abele in proposito ha evidenziato le difficoltà incontrate soprattutto da quei ragazzi che entrano nella scuola dopo aver frequentato nel proprio Paese: oltre a dover affrontare il trauma del cambiamento e le problematiche di cui si dicevano, hanno anche l’onere di inserirsi in una socialità già formata, non sempre disposta ad accoglierli adeguatamente. è questo di uno degli ambiti in cui gli insegnanti hanno dovuto fare da sé, bricoleurs dell’integrazione, senza specifiche competenze, basandosi su istinto, buon senso, buona volontà. infatti, non esistono – o sono pochissimo diffuse – nella scuola italiana “figure professionali di sistema” che, grazie a profili professionali specializzati, …

"Dov´è finita la vergogna", di Guido Crainz

Ogni fase della vita di una nazione contiene in sé una rivelazione, nel bene come nel male, e i giorni che stiamo vivendo sembrano farci cogliere la progressiva “scomparsa della vergogna”.Dopo aver progressivamente smarrito la capacità di indignarci – che implica codici di riferimento e vincoli collettivi – stiamo forse per compiere un altro passo. “Stiamo sprofondando in una nuova era”, diceva negli anni Ottanta un personaggio di Altan, ed è forte la sensazione che stia accadendo anche oggi: ce lo suggeriscono non solo le intercettazioni pubblicate ma anche alcuni commenti ad esse. Quasi a giustificazione del premier e delle sue amiche, è stato scritto ad esempio (e non su un blog del Partito della Libertà) che in fondo “il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l´indulgenza all´esame o al capo ufficio per fare carriera”. è lecito chiedersi, mi sembra, che Paese siamo diventati. Si pensi poi alla privacy che viene strenuamente invocata a difesa del Cavaliere: dimenticando costantemente che essa è stata messa immediatamente fuori causa dalla telefonata …