"Tagli per 26 miliardi fino al 2014", di Roberto Giovannini
È un’operazione che vale 26 miliardi di qui al 2014. «Non sono tagli lineari», assicura il presidente del Consiglio Mario Monti, «sarebbe stata una via più semplice ma abbiamo preferito intervenire nella struttura della spesa della Pubblica Amministrazione». Il day after il varo notturno del decreto legge della spending review – già firmato da Giorgio Napolitano – vede le prime (pesanti e negative) reazioni da parte di quell’ampia parte del lavoro pubblico e quelle categorie che si ritiene penalizzato dal giro di vite varato dal governo. La Cgil, con Susanna Camusso, parla di «manovra recessiva che distrugge lavoro», ma vista la posizione molto più morbida di Raffaele Bonanni e della Cisl l’impressione è che proteste ci saranno, ma che non si arriverà allo sciopero generale. La patata bollente se la ritrova il leader del Pd Bersani, che boccia i tagli sulla sanità, ma dovrà appoggiare un provvedimento che colpisce molti degli interessi che il suo partito rappresenta. Risparmi e nuove spese Il decreto legge vale 4,5 miliardi per il 2012, 10,5 per il 2013 e …
