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"Spending review, la “stretta” all’istruzione c'è e si farà sentire", di Alessandro Giuliani

In attesa di prendere visione del decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri contenente le “disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati” (spending review), il Governo ha reso pubblico un lungo comunicato stampa attraverso cui vengono riassunti tutti gli interventi previsti dal decreto. Disposizioni, come già rilevato su questa testata, nelle intenzioni del Governo dovrebbero far migliorare la produttività delle diverse articolazioni della Pa e consentire un risparmio per lo Stato di 4,5 miliardi per il 2012, di 10,5 miliardi per il 2013 e di 11 miliardi per il 2014.
La scuola è inserita nel raggruppamento I, denominato “Pubblica istruzione, Università, Enti di ricerca.
Partiamo dall’utilizzo del personale docente in esubero (nell’anno scolastico ormai terminato si trattava di oltre 10mila insegnanti): il Governo avrebbe “previsto l’utilizzo in particolare dei docenti senza cattedra per attività di docenza in materie affini”. La davvero troppo generica espressione viene poi sostenuta con la necessità di adottare per ogni soprannumerario il dovuto “accertamento delle competenze necessarie a garantire il risultato didattico atteso. In particolare verificando il possesso degli idonei titoli di studio”: una sottolineatura che, di fatto, renderà nella maggior parte dei casi (escludendo solo coloro che sono in possesso di titoli spendibili in ambiti disciplinari allargati) inattuabile la disposizione.
Viene poi prevista l’istituzione di un servizio di tesoreria unica per le scuole, nel quale confluiranno tutte le risorse finanziarie attualmente depositate presso istituti bancari privati. In questo modo la “Banca d’Italia – si legge nel documento del Governo – disporrà di una maggiore disponibilità di cassa di circa 1 Miliardo di euro, con conseguente economia data dal miglioramento dei saldi di cassa e una minore spesa di interessi sul debito pubblico quantificabile in circa 8 milioni per il 2012 e 29 milioni a regime”. Il modelle di gestione della liquidità è lo stesso già adottato dagli enti di ricerca.
Novità in arrivo anche per la contabilità speciale: “30 milioni verranno messi a disposizione delle scuole per le proprie spese di funzionamento mentre una ulteriore somma di pari importo andrà a contribuire ai miglioramenti dei saldi di cassa”. Mediamente ogni scuola riceverà poco più di 6mila euro: la cifra non è notevole e nella maggior parte dei casi dirigenti e consigli d’istituto dovranno ingegnare modalità interne per far quadrare i conti.
Il Governo ha poi deciso di realizzare un ulteriore giro di vite sui controlli di regolarità amministrativa e contabile: “in linea con un orientamento di maggiore equità, la spesa per compensi aggiuntivi al personale impegnato nell’attività di controllo sull’attività amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche porterà un risparmio annuo alle scuole quantificabile in 8 milioni”.
I risparmi toccheranno anche il personale del Miur impegnato in scuole estere e presso il MAE: “si opera una riduzione del personale scolastico comandato presso il MAE con funzioni di coordinamento e gestione delle scuole italiane all’estero. Di concerto – spiega ancora il documento riassuntivo – si opera una ulteriore riduzione anche del personale dei docenti impiegati presso le scuole italiane all’estero”. La doppia riduzione comporterà risparmi per 2,6 milioni nell’anno in corso e di 16 milioni a regime.
Nel mirino dell’esecutivo del premier Monti c’è anche il personale reputato inidoneo all’insegnamento: si tratta di alcune migliaia di docenti, che le commissioni mediche dello Stato hanno reputato comunque in grado di mantenere la capacità lavorativa: come già previsto, si conferma che verranno utilizzati “in attività amministrative presso le stesse scuole, nell’ambito regionale. Da questa misura si ottiene una riduzione di spesa nell’immediato di 38,5 milioni, che a regime supereranno i 100”.
La spendng review inciderà anche sulle visite fiscali: “viene trasferita alle regioni una somma forfettaria di 23 milioni circa che consentiranno alle scuole di poter usufruire senza oneri finanziari e amministrativi delle visite fiscali”. In questo modo i dirigenti avranno così un “tesoretto” (tra i 2 e i 3mila euro l’anno) per i controlli delle malattie del personale da poter gestire, attribuendo la spesa ad un altro comparto.
Tra le disposizioni da attuare c’è anche qualche “voce” in attivo: arrivano, ad esempio, 90 milioni in più per il diritto allo studio, riportando lo stanziamento al valore storico. Confermato, invece, lo stanziamento di 103 milioni per la gratuità dei libri di testo nella scuola secondaria di primo grado.

La Tecnica della Scuola 07.07.12

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Il Governo non scherza: supplenze brevi per i soprannumerari e gli Itp potranno diventare bidelli!

È previsto dalla manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Cdm. Introdotta pure l’utilizzazione dei docenti privi di titolarità su materie affini: non servirà l’abilitazione. E diventeranno Ata tutti gli appartenenti alla C999 e C555. Sindacati imbufaliti. Non erano infondate le indiscrezioni sull’utilizzo coatto del personale soprannumerario della scuola, previsto nella manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Consiglio dei ministri. Nel testo approvato dal Governo si prevede che il personale “in esubero nella propria classe di concorso nella provincia in cui presta servizio, è assegnato per la durata dell’anno scolastico un posto nella medesima regione, con priorità sul personale a tempo determinato, sulla base” di una serie di criteri. Il primo dei quali prevede di utilizzare detto personale sui “posti rimasti disponibili in altri gradi d’istruzione o altre classi di concorso, anche quando il docente non è in possesso della relativa abilitazione o idoneità all’insegnamento, purché il medesimo possegga titolo di studio valido, secondo la normativa vigente, per l’accesso all’insegnamento nello specifico grado d’istruzione o per ciascuna classe di concorso”. In un colpo solo, insomma, le necessità di fare economia fanno “saltare” uno dei tasselli fondamentali dell’insegnamento pubblico italiano: l’abilitazione. Averla o non averla, in momenti di difficoltà, non è una condizione imprescindibile. Del resto, a dare l’esempio nella stessa direzione è stato il Miur introducendo, un paio di anni fa, le tabelle di confluenza: quelle che permettono di insegnare, in attesa della revisione delle classi di concorso, anche su materie affini. Ed anche in questo caso non è prevista l’abilitazione. Oltretutto questa facoltà verrà applicata anche per il 2012/13, il terzo consecutivo.
Farà anche discutere almeno un’altra delle possibilità di utilizzo degli oltre 10mila docenti rimasti oggi senza titolarità. Si tratta del loro utilizzo “per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie che dovessero rendersi disponibili nella medesima regione nella medesima classe di concorso”. Come dire, il docente viene collocato tra le “riserve”. Che in caso di emergenza si attivano e vanno a coprire i “buchi” creati dai colleghi assenti. Anche per pochi giorni.
Per la Cisl Scuola siamo di fronte a delle “vistose brutture”: in particolare, scrive il sindacato di Francesco Scrima, ci aspettiamo che si “cancelli la vera e propria idiozia di un impiego dei docenti in esubero per supplenze brevi in ambito regionale”.
Il punto che però farà sicuramente più discutere è un altro. Se non altro perché se approvato anche nella versione definitiva della spending review, potrebbe venire a determinare un precedente molto “pericoloso” per tutta la categoria degli insegnanti. Nel testo si prevede che “il personale docente attualmente titolare della classi di concorso C999 (si tratta dei quasi 1.500 insegnanti tecnico pratici transitati nel 2005 dagli enti locali allo Stato ndr) e C555 (esercitazioni di pratica professionale ndr) entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del direttore generale del competente ufficio scolastico regionale transita nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico in base al titolo di studio posseduto”. Si specifica, inoltre, che lo stesso “personale viene immesso in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili nella provincia di appartenenza, tenuto conto delle sedi indicate dal richiedente, e mantiene il maggior trattamento stipendiale mediante assegno personale riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti”.
Certo, si tratta di situazioni che si trascinavano da tempo. Quella degli ex dipendenti degli enti locali, che ha sempre destato molte polemiche. E quella degli Itp della ex tecnica dei servizi, impiegati da troppi anni in mansioni alternative. Tuttavia, siamo di fronte ad una disposizione che rimarrà indigesta a molti. Anche in questo caso i sindacati non sono andati per il sottile. L’Anief ritiene che in questo modo “viene sconvolta la divisione, prevista dal Ccnl, tra docenti e Ata. Ignorando del tutto titoli e competenze didattiche acquisite dagli insegnanti, vengono attribuiti in modo coatto degli incarichi impiegatizi proprio nel momento in cui allo stesso precariato della scuola viene negata la stabilizzazione”. Non è possibile che “gli insegnanti di laboratorio diventino bidelli. È una politica sbagliata: così si mortifica l’intelligenza e la competenza dei lavoratori. Chiederemo al Parlamento – conclude l’Anief – almeno di modificare delle norme che solo apparentemente producono risparmi”.

La Tecnica della Scuola 07.07.12

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